Ubuntu — il documentario della Scuolina al Cinema Italia Pontassieve

I cittadini di Pontassieve e dintorni si trovano ad affrontare una situazione simile a quella che ci colse di sopresa nove anni fa, quando arrivarono alcune decine di migranti senza che né le amministrazioni locali né i cittadini fossero informati delle circostanze. A quei tempi il tema era di quelli bollenti e, nella nostra piccola realtà, generò un’azione di auto-organizzazione che dette vita alla Scuolina, dove volenterosi del luogo ma anche di zone limitrofe si impegnarono in una forma di educazione non formale, con notevoli successi ma con non poche difficoltà per via delle polemiche infuocate alimentate dal malsano clima politico che dominava la scena. Ora pare che il tema sia meno critico, almeno nella percezione comune, forse anche a causa dell’accumulo di altre gravi emergenze globali. Tuttavia alcuni cittadini di Pontassieve, ai quali la storia della Scuolina è nota, si sono attivati e hanno organizzato l’evento che segue.

Sarà un piacere rispondere alle loro domande e, con l’occasione, cercheremo di offrire alcune riflessioni che hanno avuto bisogno di maggior tempo per emergere.

Per chi ne vuole sapere di più, il blog del Laboratorio Aperto di Cittadinanza Attiva conserva la memoria della Scuolina.

Le tracce che lasciamo in rete — Qualche esempio e come ridurle

Post aggiornato il 10 gennaio con…

  1. la versione in tabella dell’elenco delle tracce, curata da Stefano Balassone
  2. altre alternative libere

Frequentando la rete diffondiamo molte notizie su di noi. Proviamo a farci un’idea con l’esempio di Google e poi vediamo cosa possiamo fare per controllare in qualche misura le nostre tracce. L’elenco che segue è incompleto, riguarda solo i servizi più popolari.

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Ma ci sei o ci fai? Laboratorio di interlocuzione uomo-computer

Un laboratorio con i cittadini presso la Libera Università Valdisieve e Valdarno. Sette incontri tutti i mercoledì dalle 17 alle 19 a partire dal 7 gennaio. Inevitabile discutere di intelligenza artificiale, anzi soprattutto, considerando che sta divorando tutti gli spazi possibili. Ciò nonostante cercheremo di allargare l’orizzonte per riflettere su come ci siamo trasformati da vent’anni a questa parte. L’avvento dell’intelligenza artificiale è recente e dirompente ma ci ha trovati “pronti”, cotti a puntino. Gli incontri saranno dialogati e il filo conduttore sarà fatto di domande che ci porremo a vicenda. Cercheremo di capire quanto siamo consapevoli delle implicazioni di gesti quotidiani che diamo per scontati, naturali quindi innocui. Com’è che consumando ossessivamente merci, informazioni, di tutto, finiamo con essere noi la merce? Com’è che credendo di essere in controllo, artefici del nostro destino, scopriamo di essere invece manipolati e vulnerabili? Come difendersi da un simile maleficio? Non ci sono ricette magiche ma sicuramente un primo tentativo utile è cercare di sapere: individuare contesti e relazioni causali, ove possibile. Non mera informazione ma comprensione, studio.

La dimensione laboratoriale si realizzerà attraverso uno strumento di partecipazione real-time e gli smartphone degli astanti ma anche con un atteggiamento flessibile che consentirà diversioni e approfondimenti imprevisti.

Qui altre informazioni.

Adolescenti e intelligenza artificiale

Ecco il resoconto dell’incontro con un centinaio di adolescenti su tecnologia, intelligenza artificiale, affettività, di cui dicevamo qualche tempo fa (27.11).

Inserisco anche questo articolo nella serie di approfondimenti sull’AI — il link conduce a un indice aggiornato.


Il contesto

Il progetto “Lazzaretto Hospes 2025-2026 Lo hai mai fatto? Parliamo d’amore”, patrocinato da Unesco, prende le mosse dal Dossier L’educazione affettiva e sessuale in adolescenza: a che punto siamo? pubblicato il 12 febbraio 2025 da Save the Children. È costituito da una serie di 5 incontri con un centinaio di studenti di due scuole secondarie di Napoli che si svolgono presso la Sala del Lazzaretto dell’ex Ospedale di S. Maria della Pace:

  1. Educazione alle emozioni: riconoscerle per imparare a gestirle — 18/11/25
    Dottor Alberto Vito, Resp. U.O.S.D. Psicologia Clinica A.O. Ospedali dei Colli
  2. Amor c’a nullo bot amar perdona — 10/12/25
    Andreas Formiconi
  3. L’amore al tempo dei social: sexting, cybersex, pornografia on line. Il consenso e la violenza di genere — 6/2/26
    Dottor Francesco Cerullo, Sostituto Procuratore presso il Tribunale per i minorenni di Napoli
  4. Amore? Sicuro! Conoscere e prevenire le malattie sessualmente trasmesse — fine febbraio
    Dott.ssa Antonia Mariniello, psicologa-psicoterapeuta presso AORN dei Colli di Napoli, Ospedale Cotugno e il Dottor Massimo Sardo, infettivologo Dirigente medico presso AORN dei Colli di Napoli, Ospedale Cotugno
  5. Restituzione studenti — fine marzo

In questo articolo si riassumono i risultati del secondo incontro, dedicato all’impiego delle tecnologie.

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Come Francesco, non vedente, ha visto il laboratorio di tecnologie didattiche

Fotografia di Francesco sulla terrazza di Suor Orsola Benincasa

Ecco il resoconto di Francesco sulla partecipazione al laboratorio di tecnologie didattiche di cui avevamo detto recentemente — Quando in classe compare “’nu cecate”… e tu sei disperatamente impreparato!

Oggi ci siamo visti e abbiamo discusso della possibilità di inserire nel laboratorio un’attività da eseguire ad occhi bendati, basata sul riconoscimento tattile di figure geometriche realizzate con materiali vari, legno, elementi del Meccano oppure realizzati con stampa 3D ecc.

Grazie Francesco!

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Amor c’a nullo bot amar perdona

Scrivo questo articolo per via di un evento dove dovrò confrontarmi con un centinaio di adolescenti su tecnologia, intelligenza artificiale, affettività. In fondo una sintesi del progetto e la mia lettera agli studenti.

(no, non mi sento preparato)

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Quando in classe compare “’nu cecate”… e tu sei disperatamente impreparato!

Dove scopro che se non imparo a vedere come vede lui non posso insegnare nulla.

È stato possibile scrivere questo articolo grazie all’eccezionale collaborazione di Francesco Savanelli, il protagonista, e al contributo spontaneo di una sua collega, Barbara Veneruso.


Qui c’è una bella foto di Francesco dove, sulla terrazza di Unisob sembra assaporare beatamente la meravigliosa atmosfera del Golfo di Napoli con il Vesuvio alle spalle e un gabbiano che vola alto.

Il primo preconcetto: perché Francesco è qui?

Nel caos degli accomodamenti di una settantina di studenti, laggiù in fondo all’aula si aggira un giovane che si muove in modo differente, mi rendo conto che non vede: avrà sbagliato aula, sarà di un altro corso di laurea… Dimentico, travolto dalla quantità di cose da fare e da dire nel primo incontro del laboratorio. Ma alla fine rieccolo, accompagnato da una collega. Si presenta: è un mio studente. Non molto dopo gliel’ho detto chiaramente:

— Francesco, appena mi sono reso conto che sei un mio studente m’è preso il panico!

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Il laboratorio di Maria Grazia Fiore

Scrivo questo articolo per condividere la memoria di Maria Grazia Fiore1 con tante persone che l’hanno conosciuta e si sono avvalse dei suoi insegnamenti. Lo scrivo anche perché nel corso della nostra lunga collaborazione ho imparato veramente tanto da lei e questo è un modo per ritrovare tracce che non voglio smarrire.


Locandina realizzata da Maria Grazia per il laboratorio dell’8 novembre 2019 con gli studenti di Scienze di Formazione Primaria di Firenze.
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Cittadini chiedono, proviamo a rispondere…

Continuiamo a raccontare, ovunque capiti, dalla parrocchia all’università, a quella della terza età, all’associazione scientifica. Raccontiamo non contro, come taluni equivocano, ma per capire. La questione non è essere pro/contro ma sforzarsi di comprendere. Il fatto è che informazione totale equivale a informazione zero. Il desiderio di capire e, conseguentemente, di esercitare il pensiero critico, naufraga miserabilmente nel tutto e contrario di tutto, dove prevalgono le appartenenze e quello che pare dialogo forbito si riduce in realtà a contesa tribale.

E nel cercare di comprendere ci riferiamo sempre e solo agli studi dei massimi esperti, cioè di coloro che l’intelligenza artificiale la costruiscono e sanno meglio di tutti come è fatta dentro.

Solo fatti, dimostrati fino a prova contraria. Niente fuffa.

Dammi un LLM e ti dimostro quel che vuoi, e il suo contrario…

Questo articolo fa parte di una serie di approfondimenti sull’AI — il link conduce a un indice aggiornato.


Recentemente circolano sempre più notizie sui ritorni irrisori prodotti dagli investimenti in AI, specialmente, anche se non solo, da parte delle imprese più grandi. Uno studio recente del MIT stima siano il 95% le organizzazioni che non registrano ritorni apprezzabili dagli investimenti in tecnologie AI.

Il fenomeno è sempre più evidente quindi si iniziano a cercare le cause: AI-Generated “Workslop” Is Destroying Productivity (Harvard Business Review, settembre 2025). Workslop: contenuto generato con l’AI che all’apparenza si presenta bene, ma poi si rivela privo di sostanza, quindi inutile. Si usa anche la forma verbale: you have been workslopped, ti hanno mollato un pacco, una sciatteria da AI. L’articolo ha rilevato che il 40% su un totale di 1150 impiegati in varie imprese americane lamenta di ricevere workslop. Il problema è macroscopico perché i testi sciatti perfondono il sistema comunicativo delle aziende costringendo altri colleghi a dissipare tempo prezioso nel valutare e correggere, se non riscrivere ex novo, i workslop; di conseguenza viene speso tempo improduttivo e i flussi di informazione si deteriorano. L’articolo ipotizza che la causa sia “AI slop”, sciatteria da AI.

L’AI slop affligge anche noi utenti comuni. Nella stragrande mggioranza dei casi adoperiamo le chat senza un piano B: mi occorre un’informazione che non posseggo, chiedo a ChatGPT (o altro) e uso la risposta. Fine della storia. Gli utenti accorti e consapevoli sono una quantità infinitesima. Inutile girarci attorno. Il problema affligge anche scolari e studenti: ChatGPT vola quando i ragazzi tornano a scuola1. O pensiamo che loro sì, usino l’AI in modo consapevole, attuando verifiche e controlli del caso? O confidiamo che gli insegnanti, che poi sono alcuni di noi, abbiano competenze e strumenti per affrontare un problema del genere?

Ma se la sciatteria è il problema, come valutarne gli effetti? Ebbene, recentemente è uscito un articolo che affronta rigorosamente la questione in un contesto ben definito. Il lavoro è stato proposto in questi giorni da un gruppo di ricercatori dell’Università Bocconi, delle università di Zurigo, Gothenburg, Leiden e dell’Istituto per le Scienze Sociali Leibniz2.

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