Problema nel fare lo screen sharing con Wiziq


Ieri abbiamo fatto qualche prova con Stefano per vedere se ci riusciva di attivare l’opzione di screen sharing in Wiziq, ovvero la possibilità di mostrare a tutti i partecipanti cosa si fa sul proprio computer. Non abbiamo avuto molto successo, Stefano con Windows e io con Mac. In questa breve sequenza si vede come debba esser semplice la procedura (si sente la voce di Stefano in background perché eravamo contemporaneamente collegati in Skype):

che è una procedura introdotta nel novembre 2009 ed è descritta qui nei dettagli.

Leggete il post di Stefano per vedere quali sono i problemi che ha incontrato con il suo sistema.

Un’alternativa potrebbe essere che Stefano vada a fare la sua presentazione in Breeze di IUL, dove pare che lo screen sharing sia attivo.

Qualcuno ha esperienze migliori o altre idee?

Ecco, rilassiamoci …

Distraendomi, e facendo e immaginando esercizi video, mi trovo di nuovo a guardare fra le fronde, e quello che vedo si confonde col già visto, libere associazioni di idee che riprendo e espando così …


Graziano, cyberviandante, lascia questa traccia

… e non lo capivo neanche io ma c’era qualcosa in Mallarmé che mi attraeva …
… e non lo capivo neanche io ma c’era qualcosa in Mallarmé che mi attraeva …
… e non lo capivo neanche io ma c’era qualcosa in Mallarmé che mi attraeva …

e quella di Fermina mi ha portato qui

Quando frequentavo le scuole elementari, avevo un quaderno di “bella copia”. Era un quaderno senza macchia e senza paura, un documento da mostrare al direttore scolastico. E ricordo anche il momento della funerea domanda del direttore, la domanda che ci faceva tremare le gambe. “Su un albero ci sono dieci uccellini. Arriva un cacciatore e ne spara sei. Quanti uccellini rimangono sull’albero?”. Mesi e mesi di calcoli con i ceci e i fagioli non ci avevano messo in grado di dare la risposta che i grandi si aspettavano da noi. E per dimostrare che il lavoro era stato fatto, ed era stato fatto anche bene, la maestra apriva i quaderni senza macchia e senza paura. Seguivano i commenti del caso. Quando il direttore lasciava la classe, la maestra, ferita nel suo onore professionale, ci rimproverava aspramente e ci minacciava di bocciatura. Gli adulti avevano detto, noi no. E di quegli anni passati a far silenzio e a contare gli uccellini morti, mi è rimasta la tristezza del silenzio e la consapevolezza che gli adulti parlavano troppo spesso in nome e per conto dei più piccoli.

Nessuno si sforzò mai di chiedermi cosa pensavo di quei sei uccellini sacrificati in nome della sottrazione e di quei quattro che erano riusciti a scappare. Sull’albero non potevano essere rimasti degli uccellini, era ovvio. Gli uccellini non sono stupidi, questo mi aveva insegnato mio padre cacciatore. A casa lo scrissi su un quaderno ma la cosa rimase tra me e il quaderno.

Il direttore aveva detto quattro, quella era la risposta giusta. Per tutti, maestra compresa, ma non per me. Come sarebbero andate le cose se, per dire la mia, avessi usato un blog invece di un quaderno?

e gli studenti di Claude che trovano senso nell’esercizio che voleva essere insensato …

Stéphane Mallarmé: Ses purs ongles …

[Plusieurs sonnets, IV]

I 1
2
3
4
Ses purs ongles très haut dédiant leur onyx,
L’Angoisse, ce minuit, soutient, lampadophore,
Maint rêve vespéral brûlé par le Phénix
Que ne recueille pas de cinéraire amphore
II 5
6
7
8
Sur les crédences, au salon vide : nul ptyx,
Aboli bibelot d’inanité sonore[,]
(Car le Maître est allé puiser des pleurs au Styx
Avec ce seul objet dont le Néant s’honore).
III 9
10
11
Mais proche la croisée au nord vacante, un or
Agonise selon peut-être le décor
Des licornes ruant du feu contre une nixe,
IV 12
13
14
Elle, défunte nue en le miroir, encor
Que, dans l’oubli fermé par le cadre, se fixe
De scintillations sitôt le septuor.

(Qui una traduzione, cercare “onice” …)

Poi Monica

… e Gaetano

si lasciano trasportare alti

e Marvi ci offre un racconto delizioso …

e io voglio aggiungere un pensiero di Costantino

Una di queste mattine guidavo andando a scuola verso le 7,15, era ancora buio, si vedevano solo confini non definiti di montagne, qualche lumino e la luce che la mia e le altre auto facevano sulla strada. Non erano molte le auto per cui c’erano veramente ampi spazi bui.Ma tra me pensavo: é molto simile, questa situazione, a ciò che capita con i programmi che magari utilizzo ma non conosco ( non vedo ) in tutti i particolari. Navigo ma non conosco a perfezione il linguaggio HTML, XML; anzi a ben guardare tutto ciò che conosco quasi tutta la mia preparazione presenta una situazione a pelle di leopardo: zone bianche e nere intervallate e non quale colore rappresenta la conoscenza completa! Comunque la tranquillità con cui guidavo la mia auto, sapendo dove sarei andato, immaginando le luci che sarebbero apparse dopo pochi minuti è la stessa che provo quando scopro di aver fatto scelte corrette dal punto di vista informatico anche se mi mancano dei pezzi: conosco però dove voglio andare e avendo già percorso il programma come fare per arrivare; se poi scopro strade più veloci, ( aggregatori, rss, permalink , ho ancora dubbi o non ho capito a cosa servano i trackback ) ne sono contento in quanto apprezzo la diminuzione del mio tempo computer giornaliero.

Ecco, rilassiamoci …

Le prossime riunioni online


Dove proviamo a pianificare le prossime riunioni online in seguito alle varie proposte


Vediamo di mettere insieme i pezzi disponibili fino ad ora.

    • Monica & Deborah & Laura
    • Venerdì 18 gennaio.
    • per-corsi multi-mediali
    • Alessandra & Marvi
    • Venerdì 20 gennaio. Lo hanno proposto loro perché il mercoledì non possono, va bene a tutti, in generale?
    • Video editing e dintorni
    • Maurizia & Ornella & Stefano
    • Mercoledì 25 gennaio
    • Maurizia: scrittura collaborativa
      1. Dalla scrittura individuale a quella collaborativa, dai testi a più mani a quelli collaborativi
      2. Lavoro in presenza/lavoro online: il contratto
      3. Abitare il Web
      4. I Forum/ il Wiki/ la Lim
      5. Cosa si può fare con i bambini e perché: “Il giallo, il colore del brivido” ( dare importanza al senso per cui si fanno certe attività —- porta anche all’uso consapevole delle Nuove Tecnologie )
      6. Personaggio guida
      7. Indicazioni di lavoro
    • Stefano: LOGO, ginnastica per la mente
      1. Papert, è entrato ormai nella sfera dei pedagogisti più conosciuti, tutti gli studenti di Formazione Primaria della Bicocca conoscono Papert come pedagogista ma nessuno conosce il linguaggio Logo da lui ideato.
      2. Il logo è stato una rivoluzione per l’informatica a scuola. Fino agli anni 80 il computer era utilizzato per “insegnare ai bambini”. I software utilizzati erano soprattutto di tipo Drill and practice
      3. Papert capovolse l’impostazione: non è il computer che deve insegnare ai bambini ma i bambini che devono insegnare al computer.
      4. Metafora della tartaruga. Inizialmente era un piccolo automa che disegnava sul pavimento, in seguito per motivi economici si è passati ad un piccolo triangolino isoscele che, sullo schermo, simula l’automa. Il bambino si identifica con l’attività motoria della tartaruga.
      5. Esempi di comandi e loro sintassi: predicato + argomento
        1. iterazione
        2. una funzione (quadrato)
        3. funzione con parametro (le variabili)
        4. quadrato :lato
        5. classe dei resti: il modulo 360
        6. un esagono modulo 360/6
        7. poligono con parametro 360/ :lati
        8. la ricorsione (esempi di poesie, filastrocche, giochini)
        9. la spirale
        10. il salto condizionale SE (condizione) ALLORA (esegui)

      UTILIZZO COLLABORATIVO IN CLASSE E/O TRA CLASSI

      1. sfide in logo
      2. disegno a più mani:
        1. negoziare il titolo
        2. negozioare le parti da fare
        3. costruire il disegno
    • Ornella:la storia insegnata al tempo del digitale
      1. La società della formazione
      2. Dalla Galassia Gutenberg alla Galassia Internet
      3. L’ambiente di apprendimento
      4. L’inventario degli attrezzi di lavoro
      5. L’apprendimento significativo
      6. Un esempio di conoscenza storica
      7. La ricaduta del digitale nel processo di insegnamento e di apprendimento

    Domanda: ma ce la fate a fare tutte queste cose nello spazio di una sola sessione? O converrebbe suddividerle almeno in un paio di sessioni?

    • Benedetta & Gaetano
    • Forse 8 febbraio
    • L’argomento è da definire
    • È divertente l’idea che Benedetta e Gaetano si trovino agli estremi della distribuzione geografica della blogoclasse: Enna – Ginevra! Si pone tuttavia il problema della gestione della classe online, perché il ruolo di “teacher” può essere svolto da un solo computer; sono andato a ricontrollare stasera ma mi pare che sia proprio così. Questa difficoltà non ci deve impedire tuttavia di realizzare un’idea così simpatica. Riassumiamo gli estremi della questione.
      • Una sola persona, o meglio, computer, può svolgere il ruolo di teacher
      • Il ruolo di teacher comporta:
        • Prenotare la classe. Questo lo posso fare anche io.
        • Caricare i materiali nella classe. Questo si può fare quando si vuole durante tutto il tempo che intercorre fra la prenotazione della classe e l’inizio della medesima, anche in più riprese. Per materiali si intendono immagini, video, presentazioni di slide, documenti di vario tipo (qui ci sono i vari tipi di file), o inclusione di video Youtube. Queste operazioni possono essere fatte dai due conduttori, in fasi alterne, basta che si mettano d’accordo, un giorno per uno o qualcosa del genere.
        • Condurre di fatto la riunione usando il mio account che ho messo a disposizione. Questo si può fare da un solo computer. Le possibilità potrebbero essere:
          • Uno solo di fatto conduce, magari lasciando il microfono sempre aperto al partner, presente in classe come studente con il proprio account,echi permettendo
          • Condurre la prima parte uno e la seconda l’altro. Per esempio, Benedetta conduce nella prima metà usando il mio account, mentre Gaetano è in classe come studente con il suo account. Alla fine di questa parte Benedetta si slogga dal mio account e Gaetano dal suo account, per poi rientrare in classe, Benedetta con il poprio account di studente e Gaetano con il mio account di teacher per condurre la seconda metà dell’incontro. Credo che si possa fare, anche se è un po’ macchinoso e forse si perde il caos piacevole delle due voci che si alternano
    • Deborah aveva suggerito di discutere la questione dell’impiego dei telefonini a scuola, magari all’interno della sessione di Maurizia, Ornella e Stefano, che però, come ho scritto sopra, mi sembra già piena zeppa. Tuttavia l’argomento è interessante e magari qualcuno ha qualcosa da raccontare …

Avanti con aggiustamenti, correzioni, proposte … 🙂

Perfezionamento dei prossimi passi dopo l’ultima riunione online


Dei prossimi possibili passi dopo la riunione online di giovedì 22 e del raccontarsi le proprie pratiche

Aggiorno via via in base ai vostri commenti


Vediamo insieme i prossimi passi, correggete e proponete …

Riunioni online

Le coppie I gruppi seguenti si sono proposti per  le prossime riunioni on line

  • Alessandra & Marvi: argomento da definire, forse le esperienze con software specifici di editing video a cui aveva accennato Marvi nella riunione, ma non sono sicuro. Alessandra conferma
  • Maurizia & Ornella & Stefano: impiego cooperativo LIM; forse qualcosa su Logo? sarebbe bello non dimenticarlo … sarebbe in armonia con il mio tentativo di trascinare un poco indietro-avanti le persone dal mondo click-only al mondo dei codici … la scrittura collaborativa anche con le LIM, Logo, ginnastica per la mente, Storia a mappe.
  • Elena & Samantha: forse vogliono utilizzare una sessione online per commentare il tutorial su Animoto? E per “completare” la sessione troncata a 60 minuti … 😉
  • Altri?

Chiedo a Alessandra & Marvi e Maurizia & Stefano:

anche voi avete la possibilità di condurre la sessione davanti ad uno stesso computer, come hanno fatto Elena & Samantha? La cosa andrebbe appurata perché se così non fosse, dobbiamo affrontare in qualche modo il fatto che con il mio account Wiziq il ruolo di conduttore lo può assumere uno solo. Fateci sapere. Maurizia & Ornella & Stefano possono riunirsi ad un computer, ottimo.

Per quanto riguarda le date disponibili, se manteniamo la consuetudine del mercoledì alle 21 (non obbligatoria), abbiamo …

  • 11 gennaio
  • 18 gennaio
  • 25 gennaio – Maurizia & Ornella & Stefano?
  • 1 febbraio (non sono sicuro di esserci in quella settimana)
  • 8 febbraio

… se vogliamo ripartire dopo la Befana e finire entro la fine del I semestre, il 10 febbraio, come specificato nel calendario didattico IUL – condizioni osservabili ma non necessariamente in modo stringente per quanto mi riguarda.

Invito gli aspiranti conduttori a manifestare delle preferenze per prenotare queste o altre date.

Prossimi argomenti

Durante la riunione abbiamo concordato di di darci una pausa, nel seguente senso: io non metterò ulteriore carne al fuoco, in modo che voi possiate recuperare, riflettere e approfondire con calma approfittando delle feste. Seguirò sempre i vostri eventuali contributi e eventuali discussioni, e mi potrà di capitare di scrivere qualcosa, come sto facendo oggi, ma non aggiungerò niente di nuovo.

Riprenderemo dopo la Befana, anzi riprenderà Claude che ha offerto di condividere la sua esperienza sulle questioni di sottotitolazione, traduzione e accessibilità dei video. Da lì ci verrà spontaneo gettare uno sguardo su cosa rappresentino oggi i diritti d’autore per tutti, non solo per gli “autori ufficiali”.

In ultimo, accoglierei il suggerimento di Laura di considerare il cloud computing e le faccende relative alla sicurezza dei dati contenuti nella “nuvola”.

Come sempre, tutto ciò non è definitivo, chi vuole affrontare qualche altro argomento può farsi avanti.

Tracce

Aggiungo qualche considerazione emersa nella parte finale della riunione di Giovedì scorso, che si è svolta nell’aula IUL, come hanno raccontato Elena e Samantha. Quell’epilogo estemporaneo ha preso un’ottima piega perché le persone hanno iniziato a chiedere – Ma io, per ricomporre le mie tracce, potrei fare questo o quello ? – Ah, certo!!!

Per dare un’idea a chi non era presente, sono venute fuori la proposta di fare dei file audio con la recitazione di proprie poesie e quella di mostrare delle attività utilizzando un telefono.

Queste sono ottime idee. Creazione di contenuti con metodi e tecniche diversi. Ognuno può raccontare le proprie, ognuno impara così dagli altri, ognuno può chiedere chiarimenti ad altri, ad ognuno rimarranno riferimenti che potranno essere utilizzati in futuro per ulteriori scambi.

Invito

Lo chiamo così perché la parola “compito” mi fa venire l’agitazione, e non rispecchia ciò che ho in mente.

Se nel comporre le vostre tracce, o nel preparare del materiale per una riunione online, vi servite di qualche strumento, servizio web, software o strumento di qualsiasi tipo, spiegate nel vostro “quaderno” come avete fatto ad utilizzarlo e, al tempo stesso, andate a curiosare nei quaderni degli altri, domandatevi, rispondetevi, senza alcun timore di non sembrare sufficientemente competenti, ma con lo spirito di darsi una mano nell’usare praticamente questi strumenti.

Le descrizioni e le eventuali susseguenti discussioni nei quaderni degli altri, rappresenteranno dei riferimenti che potrete all’occorrenza riprendere successivamente, dopo e al di fuori di questo (per)corso, riallacciando magari un dialogo proficuo.

Per me questo tipo di attività vale molto di più dell’esecuzione dei “compiti” che mi è capitato di assegnare …

Occorre che dica altro?

Sì: tanti auguri a tutti quanti 🙂

Quali sono i prossimi passi?


Dei prossimi possibili passi, di vostre possibili idee, delle vostre presentazioni online


Io un’idea del percorso che potremmo seguire da ora alla fine ce l’ho, ma voi la potete cambiare. Chiedo quindi a tutti se vi fossero delle altre proposte alternative. In particolare: c’è qualcuno di voi che vorrebbe vedere affrontato un qualche argomento preciso? Qualche problema emerso nel proprio lavoro? Qualche desiderio? Se qualcuno di voi si fa avanti con qualche proposta potremmo provare ad affrontarla. Non è affatto detto che io sia adeguatamente preparato, vista la vastità delle possibilità, ma sono disposto a prepararmi in tempi utili. E l’approfondimento richiesto potrebbe venire da una partecipazione corale, potrebbe essere che qualcuno di voi, su quel certo argomento ne sappia più di me, o sia in grado di organizzarsi meglio di me. Poco importa, ci interessa piuttosto esercitarci ad affrontare nuovi problemi. Fa bene anche me, mi tengo in allenamento 😉

Detto questo, accenno a due o tre punti che potremmo toccare,

Partirei con delle considerazioni su alcune caratteristiche dei video in Youtube, molto visti ma forse non abbastanza utilizzati nelle loro possibilità, specialmente didattiche.

Da qui potrebbe partire un approfondimento curato da Claude, su aspetti di sottotitolazione, traduzione e accessibilità dei materiali da parte di soggetti con vari tipi di disabilità. Può essere che Claude a sua volta coinvolga altre persone in questo, ma sarà lei a dire come e quando.

Dal tema della manipolazione dei video, potrebbe essere naturale scivolare su quello dei diritti di autore e sul nuovo ruolo, anzi novello ruolo, di fruitori-autori che le donne e gli uomini del XXI secolo hanno l’opportunità di assumere, dopo la deriva che ha caratterizzato il secolo passato, il secolo degli spettatori e dei consumatori. Le questioni inerenti ai diritti d’autore possono avere particolare rilievo nella preparazione dei materiali didattici per i propri studenti, per esempio.

Un altro tema potrebbe essere quello relativo alla protezione dei propri dati. Qualche accenno alle meraviglie della nuvola (the cloud), ma anche ai problemi inerenti all’affidamento di informazioni a terzi. Potremmo dare un’occhiata a qualche strumento di crittografazione. Porre la questione di cosa significhi mandare a giro per il mondo un’email. Cose del genere.

In ultimo vorrei citare le proposte di conduzione delle serate online, che è naturale riallacciare all’idea di accogliere eventuali vostre proposte: diciamo che le “vostre” serate sono intrinsecamente proposte alternative, perché i temi li decidete voi.

Per esempio Maurizia e Stefano hanno proposto di condurre una riunione un mercoledì di gennaio, e mi pare di ricordare (da un’email passata) che intendessero affrontare il tema dell’impiego cooperativo della LIM. Benissimo. Potrebbe succedere che altri avessero esperienze simili da raccontare. Nulla ci vieterebbe di approfondire.

La prossima riunione, come già sappiamo, sarà gestita domani da Elena e Samantha, e poi anche Marvi mi aveva scritto di voler partecipare.

Intrecci


Dell’intrecciare le tracce


Ecco, va bene, quello delle tracce chiamatelo pure compito, o microtesi, o come vi pare, ma vorrei fare la seguente esortazione. Anche se questa cosa la componete ciascuno per conto proprio, non limitatevi a recuperare ciascuno solo le proprie tracce, bensì tenete conto anche delle tracce degli altri, contestualizzate le vostre nell’insieme delle altre, appendetele ai punti di contatto che avete avuto fra di voi, ai commenti che vi siete scambiati sui post, ad eventuali contatti email, ad episodi occorsi durante le riunioni, che anche proprio per questo auspico siano condotte spesso da voi. E tenete in eguale stima le tracce dei cyberstudenti e gli eventuali incontri che avete avuto con loro. E se poi, a qualche cyberstudente piacesse scrivere anche le sue, nessuno si opporrebbe. Chissà che non ne emerga un qualcosa di unico, qualcosa al quale si possa apporre un involucro, un contenitore.

Ecco, un po’ da tutte le parti circola l’ossessione di creare contenitori immaginando i contenuti che vi potrebbero stare, ma poi, chissà come, ci ritroviamo con un mondo pieno di scatole vuote. La maggior parte dei progetti che ho conosciuto, in varie forme, per partecipazione diretta o indiretta, hanno prodotto un eccesso di scatole vuote, delle volte scandalosamente grosse e scandalosamente vuote. Leggendo la stampa economica e tecnologica, emergono da diversi anni i sintomi, spesso ben documentati, di una crisi del progetti, in special modo del grande progetto, della concezione medesima di progetto. L’uomo inizia a fare fatica a progettare, a causa della complessità del mondo globalizzato, oramai quasi tutto interconnesso, della complessità delle organizzazioni che vi debbono operare, della complessità dei sistemi che occorre immaginare. Apertura, trasparenza, condivisione, collaborazione fra pari, ecosistema, conoscenza generativa, relazioni a rete sono termini che una ventina – ma forse anche meno – di anni fa non ci saremmo aspettati di trovare in libri o giornali di economia. Non è che il “mondo stia diventando buono”, tutt’altro. Piuttosto, in quei settori dove i risultati delle decisioni e delle innovazioni si vedono presto, magari sotto forma di crudi indicatori di vendite di un nuovo prodotto, tanti operatori si sono accorti che ingredienti quali ambiguità, imprevedibilità, caos, in determinati contesti, magari anche limitati, e in dosi adeguate, possono fare la differenza. Sta emergendo in altre parole che il classico paradigma di progettazione e gestione basato esclusivamente su gerarchia e controllo mostra frequentemente di avere il fiato corto, e che è necessario immaginare approcci diversi, che non consistono in un rovesciamento del paradigma in una direzione per così dire anarchica, bensì nel suo arricchimento mediante una certa quantità di indeterminazione. Quanta? È molto difficile saperlo e fortemente dipendente dal contesto. Certo è che questa è una domanda che arrovella la mente di molti politici e strateghi ai massimi livelli. Un esempio per tutti le oscillazioni dell’amministrazione statunitense fra la difesa a spada tratta della libertà della rete, quale incubatore di innovazione e lubrificante della macchina economica (e forse nuovo strumento di colonizzazione), da un lato, e la repressione e il controllo quando la rete piccona malaffari governativi e nefandezze diplomatiche, come nel caso di Wikileaks. Certo è che chi ha azzeccato i luoghi e le dosi di iniezioni di caos, sono andati incontro a successi clamorosi, come quando l’IBM decise di cooperare con il mondo del software libero anziché di combatterlo.

A parte una varietà di casi clamorosi, in genere domina ancora la ritrosia ad accettare un certo grado di indecidibilità, seppur in misura limitata. E domina maggiormente laddove le conseguenze delle decisioni sono meno evidenti oppure sono destinate a palesarsi in ritardo. I tanti contenitori vuoti disseminati nin giro derivano quasi tutti dall’incapacità di sapersi adattare al mondo, alla sua intrinseca nebulosità, caoticità, varietà, ricchezza, dinamicità, dall’incapacità di fermarsi e mettersi in ascolto. Spesso, la questione non è versare in un contenitore preconfezionato un po’ di mondo, il quale magari non ci si adatta, spiffera fuori, lo infradicia, lo sfonda, o addirittura ci scivola sopra perché quel contenitore non corrisponde niente di reale! La questione invece può esser quella di individuare una parte di mondo, nutrirla senza perturbarla troppo, intervenendo con parsimonia e prudenza, aspettare quanto basta, e poi eventualmente accorgersi che il contenitore si è formato da sé, sotto forma di pelle, cresciuta spontaneamente e adeguatamente, a partire da forze endogene.

E sfortunatamente, ma forse abbastanza comprensibilmente, il sistema dell’istruzione, che tale è di fatto, praticamente ovunque, non formazione ma istruzione, ebbene tale sistema è proprio uno di quelli più impermeabili all’introduzione di pur minime dosi di indeterminazione. Eppure la materia prima delle scuole di ogni ordine e grado è la più viva che si possa immaginare, nell’universo a noi noto, trattandosi di esseri umani all’inizio della loro vita. Ciò nonostante,  l’inerzia è smisurata, forse perché gli effetti sono difficilissimi da valutare, attuandosi vari decenni più tardi, più o meno una generazione, venti o trent’anni dopo.

E questo spiega l’enorme prevalenza di pensiero lineare, rigidamente causale, se non banalmente dicotomico, dove tutto viene ridotto a giusto o sbagliato. Una prevalenza che genera pensiero statico, o poco pensiero. Molta riproduzione e poca creazione. Molta inerzia e poco adattamento. E il mondo per ora si limita a bussare, anche se sempre più forte. Probabilmente è tardi ma sarebbe bene darsi da fare prima che sfondi la porta tout court. Meglio farsi sorprendere attivi piuttosto che cascare dalla nuvole.

 

Tracce


Della necessità di lasciare tracce


Siamo a metà del percorso, più o meno. Emerge, ricorrentemente il meta-discorso: come stiamo procedendo? Le contrapposizioni fioriscono, ordine, disordine, lineare, reticolare … è chiaro che non stiamo procedendo in fila indiana, tutti dietro al conduttore, ma dovrebbe iniziare anche a essere chiaro che non domina il caos, come sarebbe se, partendo tutti da uno stesso luogo, ognuno andasse in una propria direzione, finendo ciascuno col perder di vista tutti gli altri. Non domina il caos perché una direzione c’è, la si sente, credo, e questo è testimoniato dal fatto che le persone ogni tanto si ritrovano, si incontrano, si scambiano opinioni, talvolta si danno una mano. Non è quindi un andare ognuno da una sua parte, indipendentemente dagli altri, bensì è un andare grosso modo insieme. Questo non è caos. Direi piuttosto che questo è un andamento piuttosto naturale, dove si procede sì in una direzione ma con una certa dose di caoticità, e quindi con possibili rallentamenti, passi indietro, pause, accelerazioni improvvise, deviazioni, forse anche eventuali correzioni della meta finale. Chi procede più spedito e chi nicchia, chi ora corre avanti e poi si attarda. Questo è un andamento abbastanza naturale in quanto risultante delle azioni di tutti i partecipanti. Certo, per tutor e insegnanti il ruolo di conduttori è predeterminato, e possono naturalmente esercitare un forza predominante, ma non è un ruolo esclusivo, che invece può essere assunto temporaneamente, in circostanze varie e in varia misura, da qualsiasi partecipante. La molteplicità degli incontri, degli scambi, delle relazioni, la condivisione di un insieme di metodi e di strumenti comuni, l’aspirazione ad un obiettivo generale comune, sono fattori che generano qualcosa di nuovo e vitale, anche se effimero e fragile: una comunità, più precisamente una comunità di pratica. Ripeto, magari giusto una fiammella fugace, ma pur sempre vitale. Le comunità, si sa, sono una cosa molto naturale e mentre producono degli effetti sui loro membri, sono al tempo stesso alimentate e modulate dalle azioni di questi ultimi. Le comunità funzionano, vale a dire riescono ad esistere, se i loro membri sono attivi e in una certa misura autonomi. Da qui la necessità di garantire una congrua dose di caoticità. La caoticità sembrerebbe controproducente in un contesto scolastico o accademico, per come questo è stato vissuto dalla maggior parte di noi, perché quindi accettarla? Ma perché siamo tutti diversi, perché partiamo tutti da un punto diverso, abbiamo esigenze magari simili ma non eguali, e perché tutti devono arrivare a un punto in qualche misura diverso dagli altri, anche se all’interno di un obiettivo generale comune. Un certo grado di autonomia e la libertà di aggiustare in una certa misura il proprio percorso sono fattori che migliorano le probabilità di rendere più significativa la partecipazione di ciascuno in relazione alle proprie esigenze.

Non siamo però su Marte, e la blogoclasse deve infine riquadrarsi in una classe, perché io potrei anche andarmene fischiettando e girando il bastoncino alla Charlot, ma gli studenti (che hanno pagato) devono ritrovarsi un numerino su un libretto.

L’idea sarebbe quindi che ciascuno scriva una sorta di diario che documenti il proprio percorso, includendo le cose fatte ma anche difficoltà, perplessità, scoramenti, entusiasmi, proposte, e tutto questo in piena libertà, anche per quanto concerne i mezzi. Quindi può essere un testo, con link ad eventuali altre risorse, ma anche un video, o un finto video fatto solo di audio, o un audio. O una combinazione di queste cose. Il materiale così prodotto alla fine dovrà essere caricato nell’apposito spazio della piattaforma IUL, affinché le tracce siano disponibili all’interno dell’ambiente IUL. La cosa veramente interessante sarebbe che ciascuno sviluppasse tutti i nessi possibili fra le cose vissute nel (per)corso e il proprio lavoro, magari espandendo, andando fuori tema, magari prospettando nuove possibili escursioni che non non abbiamo potuto fare o che non ci sono venute in mente.

Coloro che preferiscono ravvisare categorie note, possono pensare a una sorta di microtesi (micro eh …). Poiché il sistema ci impone di fare comunque un esame alla fine, ma come vi ho già detto e come dissi alla conferenza alla IUL, io NON farò domande dirette essendo disinteressato al giochino delle risposte giuste-sbagliate, quelle microtesi potranno costituire un’ottima base per intavolare una discussione interessante e personalizzata, che renda l’esame un episodio magari addirittura gradevole, una conversazione fra persone appassionate del loro lavoro.

P.S. Mi trovo nuovamente ramingo e erraticamente connesso per due o tre giorni. Cercherò di essere reattivo ma potrà succedermi di perdere qualche colpo.

Codice Forma Contenuto II – compito 4


… continuando a intrecciare fili diversi e acquisendo qualche molto sana abitudine. Piccoli hacker crescono.



Confronto fra i file english.xml e italian.xml, all'inizio e alla fine
A sinistra: italian.xml; a destra: english.xml; sopra: prime 20 righe; sotto: ultime 20 righe.

Eravamo rimasti qui. Ho riportato qui sopra una composizione grafica che mette a confronto l’inizio e la fine dei due file, anche se auspico che abbiate fatto l’esercizio nel post precedente, scaricando e installando l’editore di testo per frugare in questi file. Se cliccate sulla figura ne potete vedere una versione più nitida. In questa composizione, per facilitare il confronto, ho eliminato l’intestazione con le informazioni sull’autore della traduzione, nel file italian.xml, che tuttavia ho riportato in fondo.

Un inciso prima di tutto, sul tema degli editor di testo possenti. Ho fatto questa composizione con Vim, l’editore di testo integrato nei sistemi Linux e anche Mac OSX. Vim, è nipote di vi, editore di testo integrato nei sistemi operativi Unix (di cui Linux è una versione) praticamente da sempre: è stato scritto per la prima volta nel 1976. In questa composizione si possono scorgere alcune potenzialità: la suddivisione dello schermo in sezioni con parti diverse di stessi file o diversi file (a me serviva in quadranti ma si possono aggiustare come si vuole), l’evidenziazione sintattica, i numeri di riga (naturalmente si possono togliere se si vuole). Nel preparare questa figura mi sono tornate utili altre possibilità. Per esempio la regolazione della tabulatura (gli spazi lunghi) che avevo trovato troppo ampia perché le singole righe potessero rientrare nello spazio di un quadrante; con un solo comando ho portato la tabulatura da 8 spazi ad 1. Oppure la possibilità di cancellare rettangoli di testo anziché singoli caratteri o righe; questo è servito a sbarazzarmi di spazi disseminati qua e là che ingarbugliavano l’ordine dei rientri (indenting), che sono molto utili per orientarsi nei codici basati su costrutti del tipo <tag>…</tag>, nidificati gli uni negli altri.

Questo inciso non rappresenta un’esortazione a usare attrezzi del genere, ma solo a dare un’idea che per lavori di editing di testo (compresi i codici di embedding di figure o video o altro, che sempre di testo son fatti) ci sono degli strumenti appositi, che sono liberamente disponibili per tutti. Potrei dire che sono intrinseci a Internet. Se uno sa che esistono, il giorno che ne sentisse il bisogno, potrà iniziare ad usarli.

E ora guardiamo questi file e prima di porci domande precise sulla loro struttura, interroghiamoci sulla loro finalità. Ebbene, in questo semplice esempio è chiaro che i file english.xml e italian.xml, servono a contenere e trasmettere un certo tipo di informazione con una certa struttura. Sono facili da capire, con un minimo di abitudine alle cose informatiche, ed è abbastanza comprensibile che chiunque conosca un po’ l’inglese, partendo da english.xml non trovi grande difficoltà a confezionare un file analogo per un’altra lingua che sia di sua conoscenza. Come dire che il file in XML si spiega da sé. Ecco questi sono i fatti fondamentali: il codice XML è il veicolo che trasporta informazione strutturata in Internet in modo che possa essere decodificata da chiunque. Questo non significa che sia facile da leggere. Ci sono documenti XML assai intricati. Significa invece che all’occorrenza sia possibile recuperare tutta l’informazione contenuta in un documento XML senza ostacoli di sorta al di là di un certo impegno e un certo lavoro.

Riassumiamo, XML …

  • è un codice di markup simile a HTML
  • ma serve a trasportare informazione, non a mostrarla
  • come HTML è basato sul’impiego dei tag, ma anziché essere predefiniti e fissi questi vengono creati per ciascuna tipologia di documento
  • è concepito per essere autodescrittivo

Mentre HTML, o meglio i browser che sono gli strumenti che interpretano le pagine scritte in HTML, perdonano le sbavature sintattiche …

<html>
<head>
<title>Questo è HTML poco buono</title>
<body>
<h1>HTML poco buono
<p>Questo potrebbe essere un paragrafo
<p>ma vedete che dimentico di chiudere quasi tutti i tag?
<p>i browser perdonano ma non è una buon pratica ...
</body>

… con il codice XML la sintassi deve essere rispettata rigorosamente, sintassi peraltro semplice; ecco le regole, che scrivo perché sono singolarmente poche:

  • i documenti devono avere un elemento radice che contiene tutti gli altri
  • tutti gli elementi devono avere un tag di chiusura, tipo
    <tag>...</tag>
    
  • minuscole e maiuscole fanno differenza, per esempio
    <tag></tag>
    <TAg></TAg>
    <Tag></Tag>
    <tAG><tAG>
    <TAG></TAG>
    

    sono tutti tag diversi

  • gli elementi devono essere nidificati correttamente:
    <tag_esterno>
    <tag_interno_1>
    Testo interno 1
    </tag_interno_1>
    <tag_interno_2>
    Testo interno 2
    </tag_interno_2>
    </tag_esterno>
    
  • i valori di eventuali attributi degli elementi devono essere specificati fra virgolette:
    <tag un_attributo="suo_valore"></tag>
    

Quando un documento XML soddisfa queste semplici regole allora si dice che è ben formato e questo è un fatto obbligatorio.

Un documento XML può essere, oltre che ben formato, anche valido. Questo significa che il documento si attiene ad un insieme di regole, predeterminato per una data tipologia. Le regole descrivono i suoi elementi, medianti i relativi tag e eventuali attributi, e anche le relazioni che possono esistere fra di essi. Per esempio le relazioni di nidificazione: certi tag figli possono stare solo dentro a certi altri tag genitori. I modi con i quali tali insiemi di regole possono essere specificati, sono vari e abbastanza ingarbugliati, a causa dell’evoluzione impetuosa dello standard. Non è utile qui disperdersi in dettagli del genere. Ci basti sapere che, pur nelle varie modalità, la specifica delle regole per un certo tipo di documenti viene reperita in qualche luogo della rete.

Per dare sostanza a queste parole vediamo un tipico esempio di informazione codificata in XML, prendendo l’esempio dei feed che ormai ben conoscete. Voi già sapete che i feed sono “bocconi” di informazione che i siti web offrono affinché possano essere trasportati negli aggregatori di feed, i quali consentono così di seguire le novità pubblicate in quei siti. Ebbene, ho estratto l’ultimo feed dei post del mio blog e l’ho ripulito di tutte le informazioni inutili per una comprensione immediata del frammento di codice:

<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	>
	<channel>
		<title>Insegnare Apprendere Mutare</title>
		<atom:link href="https://iamarf.org/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
		<link>http://iamarf.org</link>
		<description>
			yearning for a society where knowledge and learning are public goods,
			available to everybody without any constraint of social or financial nature
		</description>
		<lastBuildDate>Sun, 18 Dec 2011 13:57:48 +0000</lastBuildDate>
		<item>
			<title>Codice Forma Contenuto</title>
			<link>https://iamarf.org/2011/12/17/codice-forma-contenuto/</link>
			<description>
				<![CDATA[Dove si intrecciano fili diversi e si acquisisce
				qualche molto sana abitudine. Piccoli hacker crescono.
				Non finisce qui &amp;#8230; Vi ricordate il video postato da Marvi?]]>
			</description>
		</item>
		<item>
		...
		</item>
		<item>
		...
		</item>
	</channel>
</rss>

Così ripulito e semplificato non dovreste avere difficoltà a “leggere” questo codice. Aggiungo solo qualche breve commento.

Il primo tag, <xml>, ha due attributi che specificano la versione usata per il codice XML e il tipo di codifica, UTF-8, e voi sapete già cosa significhi questo.

Gli attributi del secondo tag, <rss>, specificano la versione dello standard RSS, ed anche una serie di indirizzi nei quali si trovano le regole che servono per questo tipo di documenti, quelle che dicevamo prima. Ne ho lasciati solo alcuni, per semplicità. Questo metodo si basa sui cosiddetti xmlns, xml namespaces, ma non ci serve sapere altro a riguardo.

Come vedete, il tag <rss>, è padre del tag <channel>, che a sua volta è padre degli altri che vediamo. Il tag <channel>, specifica l’emittente, in questo caso il mio blog. Tralascio poi le cose evidenti per arrivare al primo elemento item, che contiene il feed vero e proprio di un singolo post. Ho lasciato solo le cose essenziali ma sono più che sufficienti. Per esempio queste sono le uniche cose che uso nell’aggregatore di feed che mi sono costruito. Anche dentro al primo item vedete tutte cose facilmente riconoscibili. I feed successivi li ho eliminati perché non ci dicono nulla di più.

Come vedete, non ci sono tanti misteri. Ora sappiamo compiutamente cosa è un feed: una manciata di informazioni essenziali relative ad un frammento di contenuto, che potrebbe essere un post di un blog, un commento a un post, un articolo di giornale online, un podcast – uh … – frammento che è codificato in XML in armonia con un adeguato insieme di regole.

Il cosiddetto web 2.0 è un sistema dinamico sostenuto dalla fluida circolazione di frammenti di informazione codificata in XML. I feed sono solo un esempio. Abbiamo visto che i gestori di Notepad++ usano file in XML per gestire le traduzioni del loro editore. I file OPML che conoscete, sono codificati in XML. Tutte le volte che esportate dati da un sito web, da un blog, da un wiki o da qualche tipo di social network, questi saranno espressi in file codificati in XML. Anche i vostri blog, sì.

L’esportazione di un blog può essere utilizzata per trasferire i contenuti in un altro blog, anche di un altro gestore. Per esempio questo blog che state leggendo, lo creai in blogspot, nella prima versione, poi dopo un paio d’anni decisi di passare tutto in wordpress. Ebbene, l’operazione è consistita nell’esportare i contenuti dal vecchio blog in blogspot, creare un nuovo blog in wordpress e poi importarci il file scaricato da blogspot. Tutto questo è stato possibile perché il file è scritto in XML con delle regole che tutti i blog capiscono. Ah, mi viene ora in mente, che quel vecchio blog esiste ancora, lo rendo nuovamente pubblico per qualche tempo, con l’occasione, eccolo qua!

Nella blogoclasse è stato menzionato alcune volte il fatto che la piattaforma splinder è moritura. Ebbene, i possessori di blog in quella piattaforma potranno migrare verso altri sistemi utilizzando un meccanismo del genere.

Non c’è molto altro da dire su questo, forse, se non che potremmo costruirci un “compito” 😉 che potrebbe essere il seguente: cercate come si fa ad esportare il vostro blog, wordpress o blogspot che sia. Consultatevi fra voi, via blogoclasse, chi lo sa già fare può scrivere consigli in un post, per esempio. Aprite poi con Notepad++ (Gedit per chi ha Linux, TextWrangler per chi ha Mac, o editori similari) il file XML che contiene l’esportazione del vostro blog. Poi fate uno screenshot dell’inizio del vostro file aperto in Notepad++ e pubblicatelo nel vostro blog. C’è il beneficio collaterale che così imparate a salvare i vostri testi, post e commenti compresi.

Ultima avvertenza: le opzioni Importa blog, Esporta blog, Elimina blog sono vicine: occhio a selezionare Esporta blog!


Autore traduzione in italiano di Notepad++

Italian translation for Notepad++ 5.9.6.1

Last modified Tue, November 7th, 2011 12:00 GMT by Luca Leonardi.

Please e-mail errors, suggestions etc. to ices_eyes(at)users.sourceforge.net.

For updates, see https://sourceforge.net/projects/notepad-plus/forums/forum/558104/topic/1853765

Codice Forma Contenuto


Dove si intrecciano fili diversi e si acquisisce qualche molto sana abitudine. Piccoli hacker crescono. Non finisce qui …


Vi ricordate il video postato da Marvi? Ecco, riascoltatelo con molta attenzione da questo preciso punto:

http://youtu.be/5xDITZBizfY#t=0m48s

uh … preciso punto …

Ricapitoliamo:

HyperText Markup Language (HTML)
Codice per rappresentare pagine web. Definisce i vari elementi di testo: titoli di vari livelli, paragrafi, elenchi di vario tipo, elementi immagine, frammenti di codice destinati ad arricchire la pagina, quali video o altri elementi grafici particolari. Anche metadati, ovvero informazioni che descrivono la natura della pagina ma risultano invisibili. Questi sono elementi utilizzati dal browser che deve rappresentare la pagina e dai motori di ricerca; per esempio la versione di HTML con la quale è stata scritta la pagina o le parole chiave che facilitano il reperimento della pagina da parte dei motori di ricerca.
Cascading Style sheet (CSS)
Codice per definire l’apparenza grafica dei vari elementi di testo. Definisce come debbano essere rappresentati i vari elementi specificati nella pagina HTML, colore, tipo e dimensione dei caratteri, allineamento nella pagina o nelle sue sezioni e via dicendo.
Javascript
Codice per l’esecuzione di particolari operazioni che modificano l’apparenza delle pagine HTML e le rendono reattive a certe azioni dell’utente. È vero e proprio software che le pagine web portano nei computer degli utenti come un cavallo di Troia.

Potrebbe sembrare che il web sia tutto qui, in soldoni: pagine web molto belle e dinamiche. In realtà ci sono altri importanti ingredienti.

Uno di questi è la separazione fra forma e contenuto, proprio quella accennata da Michael Wesh, ed è qui che entra in gioco un altro tipo di codice, lo XML (eXtensible Markup Language). Proviamo a toccarlo con mano, prima di studiarlo sui libri.

Uno di questi è la separazione fra forma e contenuto, proprio quella accennata da Michael Wesh, ed è qui che entra in gioco un altro tipo di codice, lo XML (eXtensible Markup Language). Proviamo a toccarlo con mano, prima di studiarlo sui libri. Fate un po’ di ginnastica e stretching alle dita … alla fine, in un altro post, ci sarà anche il compito, forse 😉

Molti di voi conosceranno già Blocco note (Notepad), il piccolo editore di testo che correda tutte le versioni di Windows. Ne avevamo parlato nel post andando dove mi portano i feedback. In Windows, credo in tutte le versioni, si trova in Avvio (Start) -> Tutti i programmi -> Accessori -> Blocco note. Chi non avesse fatto il miniesercizio con il Blocco note (Notepad), descritto in quel post, lo faccia ora [1].

Il Blocco note (Notepad) è palesemente molto semplice e questo a molti potrà sembrare un fatto naturale – Che vuoi che faccia un semplice editore di testo! Niente affatto. Il mondo è pieno di sofisticatissimi editori di testo, con una miriade di strane opzioni, in tutte le salse e per tutti i sistemi. Sono gli attrezzi preferiti da professionisti, geek di varia estrazione o da chiunque mastichi con una certa frequenza qualche tipo di codice. Nei casi più estremi sono effettivamente ostici, un po’ come una macchina da corsa, scomoda e senza aiuti che perdonino gli errori del pilota, ma se la sai usare vai più forte.

In realtà gli editori di testo possono essere raffinati anche sotto il profilo grafico ma con il fine di facilitare la scrittura del codice. L’esempio più lampante, ma non certo l’unico, è la colorazione sintattica (evidenziazione sintattica, syntax highlighting), vale a dire l’uso dei colori per differenziare gli elementi di un certo tipo di codice. Una cosa semplice ma di grande utilità quando si deve rovistare in codici lunghi e complessi, ma non solo.

Roba solo per professionisti? Secondo me non proprio, magari anche per studenti dei corsi di editing multimediale … Perchè uno degli equivoci tripici è che una cosa che si chiama editing multimediale debba necessariamente essere una cosa fatta solo di link e bottoni cliccati. Niente affatto, la marcia in più invece, anche senza volere aspirare a vette stratosferiche, compare proprio quando si comincia e aggeggiare qualche codice, e qui, un vero editore di testo è proprio quello che ci vuole. Mai manipolare frammenti di codice con un word processor, sarebbe come andare a cercar funghi con il frac e il mantello, tutto il tempo andrebbe speso nel districarsi fra i rovi …

Ok, facci usare questo Blocco note e non la menare troppo lunga! – No, vorrei che provaste un altro editore, anche perché così facendo, scopriremo qualche altra cosa.

Cliccate quindi qui: Notepad++. Leggiamo insieme alcune parti di questa pagina. Prima la sezione a destra, intitolata About:

Notepad++ is a free (as in “free speech” and also as in “free beer”) source code editor and Notepad replacement that supports several languages. Running in the MS Windows environment, its use is governed by GPL License.

Fermi.

Notepad++ è un editore di codice sorgente libero (come libera espressione e anche a costo zero [2]) che funziona anche come un sostituto più potente di Notepad, in grado di riconoscere e tenere conto di diversi tipi di codici. Gira in ambiente MS Windows e il suo impiego è regolato dalla licenza GPL [3].

Se siete andati a leggere le note, vi sarete resi conto che qui si svela un nuovo mondo, che noi proviamo a conoscere semplicemente entrandoci dentro, che qui vuol dire scaricando il software e provando a usarlo. Guardate la colonna di sinistra, cliccate sul tasto Download. Si apre una nuova pagina. Guardate la parte destra, intitolata v5.9.6.2 – Current Version. Prima di procedere, leggete sotto, anzi, riporto qui la prima e l’ultima voce dell’elenco che si vede:

  • Notepad++ v5.9.6.2 Installer
  • Notepad++ v5.9.6.2 code source (source code)

La prima voce è quella su cui dovrete cliccare per scaricare il software, ma l’ultima, che ho copiato qui sopra, vedete cosa dice? source code. Quello è il codice sorgente del software che state per scaricare. Ecco se voi voleste, potreste scaricarlo e leggerlo. Magari modificarlo per introdurre qualche vostra miglioria, magari ridistribuire in rete la vostra versione, cosa che potreste fare, a patto di corredare il nuovo prodotto ancora con la licenza GPL, in modo che il processo possa evolvere ulteriormente. Questo è il modo nel quale si sviluppa il software libero.

Ora torniamo a noi. Cliccate quindi sulla prima voce, vi viene così chiesto se volete scaricare un file di nome npp.5.9.6.2.Installer.exe (Nota per chi non usa windows. Dite di sì e, una volta scaricato, cercate il file, nella cartella Download o dove siete comunque abituati a scaricare la roba da Internet, e poi eseguite quel file – perché come dice l’estensione del suo nome, .exe, si tratta di un file eseguibile. In seguito a questa operazione, vi ritroverete Notepad++ fra i vostri programmi. Lo trovate in Avvio (Start) -> Tutti i programmi -> Notepad++.

Se vi va di provarlo, per esempio caricandoci dei file che conoscete, magari qualcuno dei file HTML con i quali avete giocato qualche tempo fa, fatelo. Poi tornate qui, sennò procediamo subito, leggendo nella (copio e traduco qui sotto) pagina principale di Notepad++, sempre nella sezione a sinistra, About, in fondo, sotto alla figura che si vede:

Siete incoraggiati a tradurre Notepad++ nella vostra lingua madre, nel caso tale traduzione non fosse ancora disponibile nella pagina Binary Translations. E se l’idea vi piace, l’aiuto che darete traducendo il sito ufficiale di Notepad++ nella vostra lingua madre sarà molto apprezzato.

Seguite il secondo link (il primo contiene le istruzioni, ma guardatelo dopo, solo se volete): avete visto in quante lingue è stato tradotto? Le ho contate: 62, se non mi sono sbagliato. Ecco, il modello cooperativo del software libero, non concerne solo strettamente il software ma anche altri aspetti. Questo delle lingue è molto interessante perché con questo sistema, si hanno traduzioni in lingue minoritarie, che ad una multinazionale del software potrebbe non convenire finanziare. Invece, in un processo dal basso all’alto di questo genere, sono le comunità di utenti stessi che modulano i prodotti sulle esigenze locali.

Bene, risalite in cima alla pagina Binary translation.

Scaricate due file, quello denominato english.xml – uh … – e quello con la bandierina italiana, che qui chiamo con il suo nome italian.xml – ri-uh … Lo potete fare anche da questi due link, fatelo con il tasto destro del mouse e poi selezionate Salva destinazione con nome Save link as.

Aprite questi due file con Notepad++, esplorateli e confrontateli. Ne parleremo la prossima volta.


[1] Scrivete un file con dentro il testo “pippo” con Notepad e salvatelo con il nome pippo.txt. Poi scrivete lo stesso testo “pippo” in un word processor e salvate il file con il nome pippo.doc o pippo.odt o quello che volete, a seconda del word processor che usate. Guardando nella cartella che contiene tali file, confrontate la lunghezza. Io l’ho fatto in questo momento usando Vi (un editore di testo tipico di Unix) e OpenOffice Write: pippo.txt è venuto 6 byte e pippo.odt 8841 byte! Ebbene, in pippo.txt i byte sono 6 perché ci sono i 5 caratteri (un byte per carattere secondo la codifica ASCII) di “pippo” più un carattere finale che rappresenta la fine della riga. Invece il file pippo.odt è venuto 8841 caratteri perché i rimanenti 8835 caratteri servono per descrivere le caratteristiche grafiche del testo, anche se di fatto non le abbiamo usate.

[2] Deriva da un famoso slogan coniato da Richard Stallman, padre dell’idea di software libero ma anche padre di ampi pezzi di codice che compongono il sistema operativo Linux, proprio per questo giustamente chiamato GNU/Linux, dove GNU è il sistema di componenti scritti da Stallman negli anni 80, abbondantemente usati da Linus Torwald per costruire il nocciolo di ciò che oggi è GNU/Linux, nelle sue innumerevoli “salse”, Debian, Ubuntu, Redhat ecc. Lo slogan di Stallman era: Libero come libera espressione e non come birra gratis, intendendo con questo che l’enfasi era sul concetto di libera diffusione dei prodotti dell’ingegno e non di prodotto venduto a costo zero. La precisazione era necessaria perché in inglese la parola “free” vuole dire ambedue le cose: free beer è birra gratis.

[3] General Public Licence, è una licenza inventata da Richard Stallman, che consiste in un documento associato ad un software che regola la distribuzione del medesimo, in armonia con l’idea di libera circolazione dei prodotti dell’ingegno. In pratica la licenza GPL assicura all’utente libertà di utilizzo, copia, modifica e distribuzione. È la più diffusa licenza per il software libero. Mi rendo conto che liquidare questo concetto con una frasetta è paurosamente riduttivo, ma affrontare ora il tema delle licenze “libere” e dei diritti d’autore ci porterebbe troppo fuori strada perché il tema è vastissimo e assai intricato. Proveremo a sollevare la questione più avanti, se ce ne sarà il tempo. Preferisco toccare con mano la questione, intanto.

[Nota per chi non usa Windows] Chi non usa Windows non può evidentemente eseguire un file tipo .exe. Quindi gli utenti di Mac o di Linux NON devono scaricare quel file, bensì possono seguire il resto delle istruzioni, esplorando il sito di Notepad++, scaricare i file english.xml e italian.xml (continuate a leggere il post prima) e poi aprire tali file con un altro editore. Non mancano tuttavia ottimi editori di testo negli altri sistemi, anzi! Per gli utenti di Linux c’è gedit, quasi sicuramente disponibile nel sistema. Gli utenti Mac possono scaricare TextWrangler.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: