Quali sono i prossimi passi?


Dei prossimi possibili passi, di vostre possibili idee, delle vostre presentazioni online


Io un’idea del percorso che potremmo seguire da ora alla fine ce l’ho, ma voi la potete cambiare. Chiedo quindi a tutti se vi fossero delle altre proposte alternative. In particolare: c’è qualcuno di voi che vorrebbe vedere affrontato un qualche argomento preciso? Qualche problema emerso nel proprio lavoro? Qualche desiderio? Se qualcuno di voi si fa avanti con qualche proposta potremmo provare ad affrontarla. Non è affatto detto che io sia adeguatamente preparato, vista la vastità delle possibilità, ma sono disposto a prepararmi in tempi utili. E l’approfondimento richiesto potrebbe venire da una partecipazione corale, potrebbe essere che qualcuno di voi, su quel certo argomento ne sappia più di me, o sia in grado di organizzarsi meglio di me. Poco importa, ci interessa piuttosto esercitarci ad affrontare nuovi problemi. Fa bene anche me, mi tengo in allenamento 😉

Detto questo, accenno a due o tre punti che potremmo toccare,

Partirei con delle considerazioni su alcune caratteristiche dei video in Youtube, molto visti ma forse non abbastanza utilizzati nelle loro possibilità, specialmente didattiche.

Da qui potrebbe partire un approfondimento curato da Claude, su aspetti di sottotitolazione, traduzione e accessibilità dei materiali da parte di soggetti con vari tipi di disabilità. Può essere che Claude a sua volta coinvolga altre persone in questo, ma sarà lei a dire come e quando.

Dal tema della manipolazione dei video, potrebbe essere naturale scivolare su quello dei diritti di autore e sul nuovo ruolo, anzi novello ruolo, di fruitori-autori che le donne e gli uomini del XXI secolo hanno l’opportunità di assumere, dopo la deriva che ha caratterizzato il secolo passato, il secolo degli spettatori e dei consumatori. Le questioni inerenti ai diritti d’autore possono avere particolare rilievo nella preparazione dei materiali didattici per i propri studenti, per esempio.

Un altro tema potrebbe essere quello relativo alla protezione dei propri dati. Qualche accenno alle meraviglie della nuvola (the cloud), ma anche ai problemi inerenti all’affidamento di informazioni a terzi. Potremmo dare un’occhiata a qualche strumento di crittografazione. Porre la questione di cosa significhi mandare a giro per il mondo un’email. Cose del genere.

In ultimo vorrei citare le proposte di conduzione delle serate online, che è naturale riallacciare all’idea di accogliere eventuali vostre proposte: diciamo che le “vostre” serate sono intrinsecamente proposte alternative, perché i temi li decidete voi.

Per esempio Maurizia e Stefano hanno proposto di condurre una riunione un mercoledì di gennaio, e mi pare di ricordare (da un’email passata) che intendessero affrontare il tema dell’impiego cooperativo della LIM. Benissimo. Potrebbe succedere che altri avessero esperienze simili da raccontare. Nulla ci vieterebbe di approfondire.

La prossima riunione, come già sappiamo, sarà gestita domani da Elena e Samantha, e poi anche Marvi mi aveva scritto di voler partecipare.

21 thoughts on “Quali sono i prossimi passi?

  1. Benedetta QUARTIERI says:

    A me interessa il tutto tutto… difficile fare una scaletta, perchè quando lavoro mi vengono idee o semplicemente ho delle problematiche da risolvere… Allora la mia povera scaletta si deve riaggiornare: è come se si frantumasse in un attimo e l’attimo dopo si ricomponesse con nuove integrazioni.
    Benissimo i tutorial, le meraviglie della nuvola (the cloud), le sottotitolazioni, i video, i diritti d’autore, … Per me, il sapere informatico-tecnologico è come una massa liquida in espansione: difficile contenerla, facile da perdere.

  2. Andreas says:

    quando funziona?
    ci sono vari indicatori, fra cui:

    quando ciò che ritorna non è più un mero riflesso
    bensì è qualcosa di nuovo,
    allora si potrebbe anche chiuder bottega
    e passare a altro

  3. mvcarelli says:

    salve Andreas ti ho inviato una mail con un lavoro svolto, una riflessione sul percorso fatto finora.
    aspetto un tuo feedback!
    grazie
    marvi

  4. Claude Almansi says:

    @grandipepe – non essendo una iullina, non conosco le condizioni amministrative del (per)corso IUL, ma di solito gli amministratori vogliono che le cose abbiano un inizio e una fine.
    Però questo non significa la fine del nostro imparare insieme: rimaniamo tecnicamente connessi dagli RSS feed dei nostri blog, e Andreas lascia sul suo i materiali di tutti i corsi che dà, a quanto mi risulta. Abbiamo anche imparato a usare un’aula virtuale – alcuni addirittura a gestirla. Vero che per la registrazione abbiamo usato l’account WIZIQ a pagamento di Andreas. Però se non erro, anche lascuolachefunziona.it ha un account WIZIQ a pagamento, e si potrebbe proporre loro degli incontri su tematiche di apprendimento. Poi ci sono anche altre piattaforme da esplorare.
    Ma soprattutto, oltre queste connessioni tecniche, abbiamo fatto conoscenza e collaborato assieme. Quindi questo (per)corso ci avrà aiutati a costruirci un non solo “personal” ma “social” learning environment.

  5. Samantha / C'era l'H says:

    @Andreas: a me interessava molto la questione dei diritti d’autore, come fruitore/autore di progetti didattici, contenta che la affrontiate

  6. Claude Almansi says:

    Re il doppiaggio italiano di “Web 2.0 … The Machine is Us/ing Us” di Michael Wesch, linkato da Andreas nel commento 9: stupendo! Quando Wesch aveva pubblicato il video a gennaio 2007, lo lo aveva anche stramato in una pagina Mojiti.com – una piattaforma dove la gente poteva mettere annotazioni direttamente sui video. Su quello di Wesch ce n’erano 3 strati 😀 Però alcuni di noi, notando che si potevano anche creare sotto-pagine Mojiti controllabili, e che le annotazioni si potevano esportare nel formato .srt dei sottotitoli, avevamo iniziato diverse di queste sottopagine per sottotitolare il video in diverse lingue (compreso l’inglese originale) e ricavarne una trascrizione. Poco dopo, Mojiti introdusse uno stile di annotazione per sottotitoli … e ancora poco dopo scomparve ad un tratto, lasciando vuoti tutti gli embed .dei nostri video sottotitolat e(o annotati. Snif.

    Però appunto, non è grave: i sottotitoli, in quel caso, cozzavano con il messaggio scritto originale. Mentre il doppiaggio – o audio descrizione in italiano – funziona perfettamente. E diventa una vera e propria opera derivata.

  7. Claude Almansi says:

    A proposito di una possibile attività su sottotitolazione, traduzione e accessibilità, mi piacerebbe coinvolgere – se sono d’accordo – le persone che hanno già esperienza in questo campo per poter aiutare le altre. So che Maria Grazia Fiore e Roberta Ranzani – nonché tu stesso, Andreas – hanno questa esperienza. Altri?

    Sottotitolare i video è un requisito di accessibilità per i materiali didattici, e cognitivamente è molto facile: c’è un player dove fai scorrere il video, un box dove batti ciò che viene detto, dei pulsanti (con codice tastiera alternativi) per segnare l’inizio e la fine della parte della trascrizione che va in un dato sottotitolo. Quindi sottotitolare è un “no-brainer”.

    Le difficoltà sono altrove: la sottotitolazione, per non essere noiosissima, richiede rapidità dei riflessi manuali nel fermare il video, memoria a breve termine, capacità di accelerare le operazioni tramite routine: un po’ come imparare a suonare uno strumento. Queste cose si acquisiscono con il tempo, però vista la tempistica del corso, la cosa bella è che ci sono oggi applicazioni collaborative che consentono, persino ai principianti, di realizzare assieme una sottotitolazione che, se ci lavorassero da soli, rappresenterebbe una mole scoraggiante di lavoro (1).

    Vorrei anche mostrare come questi strumenti online e partecipativi di sottotitolazione possono essere dirottati per altri usi: consentono ad es. di prendere appunti sincronizzati su un video, e anche (in risposta al commento di GrandiPepe). di marcarlo per prepararne lo sbranamento e il remix. Un dirottamento che mi interessa particolarmente è la preparazione di audio descrizioni dei contenuti visivi per i ciechi. Tra altri vantaggi, consentirebbe anche alle persone sorde o con problemi di udito di familiarizzarsi con lo strumento: invece di trascrivere quel che si sente, si descrive quel che si vede.

    Ecc. Questa attività sulla sottotitolazione porterebbe abbastanza naturalmente alla tematica sul diritto d’autore annunciata da Andreas. In effetti, purtroppo, la sottotitolazione – come d’altronde altre operazioni mirate all’accessibilità – si imbatte spesso in problemi di copyright. Con un gruppetto del CCAC stiamo lavorando alla sottotitolazione di 2 video di “We Falll Down But We Get Up” una canzone Gospel. Uno di noi, W.Greg McCall, ne ha prodotto una stupenda versione con sottotitoli a karaoke, una tecnica che lui ha sviluppato in primis per migliorare la capacità di letture degli studenti, ma che si adatta particolarmente alla sottotitolazione di video musicale per non udenti che possono però percepire il ritmo.

    Però ecco, i video che carica nel suo canale YouTube, malgrado il suo disclaimer sull’uso educativo, vengono regolarmente bloccati o resi muti su richiesta degli aventi diritto. E persino Lawrence Lessig, professore di diritto e internet a Harvard e co-ideatore delle licenze Creative Commons, si è visto bloccare un video su YouTube nello stesso modo (ma è tuttora visibile su blip.tv: What CC Was For). La cosa buffa è che in quel video, Lessig usava esattamente le stesse citazioni che nella sua presentazione all’Oraganizzazione Mondiale della Proprietà Intellettuale, qualche settimana dopo (Cfr la versione sottotitolata in italiano, che “streama” quella YouTube). E il video di quella non è stato bloccato… Il punto è che se Lessig, che ne sa parecchio di più dell’utente Youtube medio su copyright e internet, si fa bloccare un video per motivi di copyright, è difficile per l’utente medio sapersi regolare…. Io sono al mio secondo avvertimento YT per possibile violazione di copyright. E voi`?

    (1) La mia prima sottotitolazione – ironica: Com Knight Saves Com Night – l’ho fatta da sola nel 2006 con iMovie su un iMac del 2000. Il video di 1:37 ha messo ore per caricarsi in iMovie ci sono volute ore, e mi ci sono volute ancora più ore per fare i sottotitoli. Per fortuna adesso è più semplice, però lo stesso, ci vuole tempo per acquisire i riflessi e gli automatismi.

  8. Gaetano Strazzanti says:

    Oltre alla sicurezza dei dati e alla fruibilità dei video presenti in Internet, vorrei aggiungere un altro problema: come garantire, a scuola, la navigazione sicura per i nostri alunni? e più in generale, ai minori?

  9. Andreas says:

    Sì l’ho “sentito” che gli approfondimenti nel codice sono risultati un po’ indigesti, non solo per te. Infatti ho frenato quasi subito e penso di non andare oltre, come si può evincere proprio da questo post. Varie circostanze mi avevano indotto a fare un esperimento del genere quest’anno, ma non è riuscito granché bene, in effetti. Vale a dire che ciò che pareva potesse essere utile per i partecipanti, di fatto pare che non lo sia molto. Ma anche questo è un risultato interessante.

  10. grandipepe says:

    @Andreas, io una qualche difficoltà ce l’avrei con l’HTML e il suo prossimo cugino XML. Capisco che serva masticare un po’ di questi per poter proporre una scrittura per gli occhi, ma sono talmente tecnici che mi fanno passare l’ispirazione dello scrivere. E’ un po’ come quando ho preso la patente: ho studiato il motore, ma poi ora ci faccio solo il pieno. Grande limite? pigrizia? ma la macchina “gira” lo stesso… è grave questo disinteresse? mi appassiona di più l’idea di “sbranare i video” di rimontarli, di assemblarli, insomma di mettermi a fare un film senza attori ma dove tutto l’archivio anche youtube mi permette di proporre qualcosa… una rivoluzione questo (per)corso, tanto più partendo dall’idea che ho capito senza aver letto un libro!

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