Tracce


Della necessità di lasciare tracce


Siamo a metà del percorso, più o meno. Emerge, ricorrentemente il meta-discorso: come stiamo procedendo? Le contrapposizioni fioriscono, ordine, disordine, lineare, reticolare … è chiaro che non stiamo procedendo in fila indiana, tutti dietro al conduttore, ma dovrebbe iniziare anche a essere chiaro che non domina il caos, come sarebbe se, partendo tutti da uno stesso luogo, ognuno andasse in una propria direzione, finendo ciascuno col perder di vista tutti gli altri. Non domina il caos perché una direzione c’è, la si sente, credo, e questo è testimoniato dal fatto che le persone ogni tanto si ritrovano, si incontrano, si scambiano opinioni, talvolta si danno una mano. Non è quindi un andare ognuno da una sua parte, indipendentemente dagli altri, bensì è un andare grosso modo insieme. Questo non è caos. Direi piuttosto che questo è un andamento piuttosto naturale, dove si procede sì in una direzione ma con una certa dose di caoticità, e quindi con possibili rallentamenti, passi indietro, pause, accelerazioni improvvise, deviazioni, forse anche eventuali correzioni della meta finale. Chi procede più spedito e chi nicchia, chi ora corre avanti e poi si attarda. Questo è un andamento abbastanza naturale in quanto risultante delle azioni di tutti i partecipanti. Certo, per tutor e insegnanti il ruolo di conduttori è predeterminato, e possono naturalmente esercitare un forza predominante, ma non è un ruolo esclusivo, che invece può essere assunto temporaneamente, in circostanze varie e in varia misura, da qualsiasi partecipante. La molteplicità degli incontri, degli scambi, delle relazioni, la condivisione di un insieme di metodi e di strumenti comuni, l’aspirazione ad un obiettivo generale comune, sono fattori che generano qualcosa di nuovo e vitale, anche se effimero e fragile: una comunità, più precisamente una comunità di pratica. Ripeto, magari giusto una fiammella fugace, ma pur sempre vitale. Le comunità, si sa, sono una cosa molto naturale e mentre producono degli effetti sui loro membri, sono al tempo stesso alimentate e modulate dalle azioni di questi ultimi. Le comunità funzionano, vale a dire riescono ad esistere, se i loro membri sono attivi e in una certa misura autonomi. Da qui la necessità di garantire una congrua dose di caoticità. La caoticità sembrerebbe controproducente in un contesto scolastico o accademico, per come questo è stato vissuto dalla maggior parte di noi, perché quindi accettarla? Ma perché siamo tutti diversi, perché partiamo tutti da un punto diverso, abbiamo esigenze magari simili ma non eguali, e perché tutti devono arrivare a un punto in qualche misura diverso dagli altri, anche se all’interno di un obiettivo generale comune. Un certo grado di autonomia e la libertà di aggiustare in una certa misura il proprio percorso sono fattori che migliorano le probabilità di rendere più significativa la partecipazione di ciascuno in relazione alle proprie esigenze.

Non siamo però su Marte, e la blogoclasse deve infine riquadrarsi in una classe, perché io potrei anche andarmene fischiettando e girando il bastoncino alla Charlot, ma gli studenti (che hanno pagato) devono ritrovarsi un numerino su un libretto.

L’idea sarebbe quindi che ciascuno scriva una sorta di diario che documenti il proprio percorso, includendo le cose fatte ma anche difficoltà, perplessità, scoramenti, entusiasmi, proposte, e tutto questo in piena libertà, anche per quanto concerne i mezzi. Quindi può essere un testo, con link ad eventuali altre risorse, ma anche un video, o un finto video fatto solo di audio, o un audio. O una combinazione di queste cose. Il materiale così prodotto alla fine dovrà essere caricato nell’apposito spazio della piattaforma IUL, affinché le tracce siano disponibili all’interno dell’ambiente IUL. La cosa veramente interessante sarebbe che ciascuno sviluppasse tutti i nessi possibili fra le cose vissute nel (per)corso e il proprio lavoro, magari espandendo, andando fuori tema, magari prospettando nuove possibili escursioni che non non abbiamo potuto fare o che non ci sono venute in mente.

Coloro che preferiscono ravvisare categorie note, possono pensare a una sorta di microtesi (micro eh …). Poiché il sistema ci impone di fare comunque un esame alla fine, ma come vi ho già detto e come dissi alla conferenza alla IUL, io NON farò domande dirette essendo disinteressato al giochino delle risposte giuste-sbagliate, quelle microtesi potranno costituire un’ottima base per intavolare una discussione interessante e personalizzata, che renda l’esame un episodio magari addirittura gradevole, una conversazione fra persone appassionate del loro lavoro.

P.S. Mi trovo nuovamente ramingo e erraticamente connesso per due o tre giorni. Cercherò di essere reattivo ma potrà succedermi di perdere qualche colpo.

20 thoughts on “Tracce

  1. Maurizia says:

    I miei alunni avevano lavorato tanto per scoprire il parco che si trova di fronte alla scuola.
    Ogni gruppetto di ragazzi si era organizzato, aveva letto, scritto, disegnato, trovato musiche, inventato poesie, giochi… ad un certo punto però sembrava che si fossero persi, un po’ come me in questo percorso, finchè hanno trovato la mappa, la loro mappa di lettura ed è nato quel bellissimo iperteso ” Perdersi e ritrovarsi nel parco Giorgella”

    Spero che da questa esperiernza riesca a far vivere ” Perdersi e ritrovarsi … seguendo i fili dei pensieri”

  2. maria patrizia says:

    riusciremo a diventare un po’ reticolari oppure…avremo sempre bisogno di seguire una percorso lineare dove non sia possibile perdersi?
    ci conviene imparare, cmq per il bene della nostra scuola e dei nostri alunni, altrimenti non riusciremo mai a soddisfare le loro esigenze che per noi sono strane ed impossibili, ma per loro semplici e naturali.
    patrizia

    PS: sapevo che alla “fine” avrei trovato qualche compagno di “sventura”. quanto è grande questo mondo. non si vede, ma c’è.

  3. Alessandra Fedele says:

    Cara Deborah, è proprio quello che mi chiedo… Chissà, forse questo (per)corso ci aiuterà a far chiarezza anche da questo punto di vista 🙂

  4. Deborah says:

    Alessandra, mi associo in parte a quello che hai detto. Anch’io, a volte, credo di aver bisogno del “compito da fare”, perchè in questo modo riesco a tenere tutto (o in buona parte) sotto controllo. Sarà forse perchè la nostra generazione è vissuta in un mondo che non conosceva ancora la modalità reticolare?…

  5. maria patrizia says:

    ok Alessandra e tutti quelli che sono in coda. continuiamo il nostro cammino cercando di raggiungere qualche altra meta. la strada è lunga e tortuosa ma in questo grande reticolato dovunque andrai sempre qualcosa di nuovo incontrerai. quindi non si rischia di sbagliare strada.

  6. maria patrizia says:

    perdonami, ho frainteso, ma tanto alla formazione non c’è limite d’età. penso che fino alla fine della mia carriera avrò un libro, o meglio un e-book tra le mani, o non so quale altra diavoleria ci sarà fra una ventina d’anni.
    auguri anche a te.
    patrizia

  7. Alessandra Fedele says:

    @Patrizia, non preoccuparti, ti faccio compagnia io “alla fine della fila” 🙂 Sai, temo di amare anch’io i compiti: tengono la mia ansia sotto controllo! L’ansia di non sapere esattamente a quale gruppo appartengo: Chi procede più spedito e chi nicchia, chi ora corre avanti e poi si attarda… L’ansia di non riuscire a capire se devo ri-orientare il mio percorso… Eh, sì, non è il massimo lo so, ma in questo (per)corso “The doctor is in”, ricordando la piccola Lucy Van Pelt, a ricordarci che le vie dell’editing sono infinite 😉

  8. mariaserena peterlin says:

    Patrizia ciao, io ho scritto “per limiti d’età” perché da troppi anni non sono più studentessa nel senso tecnico del termine. Invece faccio un in bocca al lupo al tuo futuro e a quello di tutto gli studenti a pieno titolo 🙂

  9. maria patrizia says:

    anche a me il numerino sul libretto non interessa tanto ( purtroppo ci deve essere), non per età, ma perchè mi basta alla fine di un percorso essere anche solo un po’ diversa da quanto ho iniziato, saper fare almeno una cosa che prima non sapevo fare, conoscere cose che prima ignoravo…insomma sentirmi un passo avanti rispetto a prima. in questo (per)corso vado un po’ a rilento ma anch’io penso di recuperare durante il riposo natalizio ( spero che i miei figli non si ammalino più… incrocio le dita, soprattutto per il loro bene).
    patrizia

  10. mariaserena peterlin says:

    Da alunna indisciplinata e assente mi presento per il giorno prima delle vacanze…
    Si sa, noi pinocchi si ha sempre una scusa pronta!
    Ma chissà? forse forse durante le vacanze mi potrei rimettere in pari.
    Anche se il numerino sul libretto a me, per limiti d’età, non serve mi piacerebbe dare un taglio più efficace a tanti argomenti che mi frullano e girano.
    Buone Feste a tutti!

  11. mvcarelli says:

    Eccomi, dopo un periodo di lungo lavoro scolastico……ogni scadenza per me significa lavorare 12 ore al giorno. Brouchure, calendari, video, feste, open day, riunioni per verifiche, monitoraggi budget……ancora miliardi di cose.
    Mi piace l’idea di riassumere o riflettere sul percorso, di solito lo faccio abitualmente, forse perchè ancora procedo in forma non reticolare ma lineare, quindi su ogni cosa nuova che faccio, mi fermo, tento. Il grande passo sta nel mettere insieme tutto ciò non in una forma lineare. Ci provo….
    grazie a tutti

  12. maria patrizia says:

    ci sono anch’io, alla fine della fila, ma ci sono. seguo gli interventi di tutti ma ho poco tempo,ma anche poca dimistichezza nel parlare di queste cose. io sono di quelli che amano i compiti e forse poter fare questa micro-tesi mi servirà per sciogliermi un po’.I compiti li vedo come una forma di esercitazione che male non fanno.
    spero che il mio lavoro finale possa essere di aiuto a chi come me è alle prime armi con l’editing multimediale.
    patrizia

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