Questi vostri commenti sono molto importanti #linf14

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Una cosa che ci interessa molto in questo laboratorio attiene alla capacità di sostenere una comunità online. Sia ben chiaro: niente a che vedere con la vuota dissipazione di tempo che caratterizza gran parte della vita nei social network. Quello che invece ci interessa è la capacità di trarre vantaggio dal fatto di non essere soli nel perseguire un obiettivo comune. È una faccenda di ascolto e offerta. Quello che conta è l’atteggiamento nei confronti dell’altro, il senso della comunità. I mezzi tecnici aiutano ma non sono al centro della nostra attenzione – le specificità tecniche ci interessano nella misura in cui consentono di sviluppare pratiche utili alla cura delle relazioni. Soffermiamoci su tre diversi aspetti.
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La chiusura è un disvalore

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Questo post contiene precise indicazioni per gli studenti della classe di editing multimediale #edmu14 ma il contenuto è valido per tutti, in particolare le note che riguardano la partecipazione alle comunità online.


 

La prima edizione delle Wikinomics è apparsa nel 2007. In quel libro Don Tapscott e Anthony D. Williams enunciarono i principi della Wikinomics:

  1. Being open – Avere mentalità aperta
  2. Peering – Valorizzare la collaborazione fra pari
  3. Sharing – Condividere
  4. Acting Globally – Agire con mentalità globale

Tapscott e Williams enunciarono questi principi sulla base di una serie di fenomeni di collaborazione di massa che sono stati resi possibili dalla diffusione capillare di Internet nel mondo. Non sono tuttavia una novità assoluta questi principi. Si potevano già scorgere degli indizi nell’organizational learning di Argyris e Schön (anni ’70) e nella learning organization di Peter Senge (anni ’90) ma anche nelle parole di tanti altri autori, per esempio quelle di Richard Sennet nell’Uomo artigiano, a proposito delle comunità di software libero.

Non solo, ai principi della Wikinomics ne aggiungerei un quinto :

  1. Acting Ethically – Inquadrare l’azione in un solido contesto etico; cogliere i risvolti etici insiti nell’impiego di qualsiasi strumento.

I primi quattro principi hanno natura tecnica ma i formidabili problemi del mondo contemporaneo non possono essere risolti in una prospettiva meramente tecnica. Occorre pensare all’umano, alla qualità della vita e non solo alla quantità dei consumi o dei proventi, al numero di clienti o al numero di studenti. L’abuso di questa visione ha prodotto e produce innumerevoli disastri. Una visione distorta da mono-pensiero macroeconomico, dimentica che la Qualità deriva dalla cura ossessiva per i dettagli e che la Qualità è qualità dell’umano a tutto tondo, in tutta la sua complessità, materiale e non. Il quinto principio è ovviamente ancora più importante nel contesto educativo ma non se ne vedono quasi tracce, se non in forme didascaliche o comunque estremamente superficiali.

Nella vita di tutti i giorni arriva poco di tutto questo. Come se un maleficio le avesse condannate a un ritardo comunicativo di mezzo secolo, le istituzioni guardano il mondo come le stelle, che non vediamo come sono ma come furono, con cronico incolmabile ritardo.

L’ho presa larga quanto necessario e sinteticamente quanto basta (spero non troppo), per definire adeguatamente il contesto nel quale riconoscere che il corso di editing multimediale non va abbastanza bene.

Che nessuno si crucci. A livello individuale va bene, come nelle scorse edizioni dei corsi di editing multimediale e laboratorio informatico: una metà circa di persone che fanno un buon lavoro, alcune eccellente; nell’altra metà presenze più sporadiche, qualche fantasma. Ciò che manca è la dimensione corale. La ragione è precisa e riguarda il sottoscritto. Per alcuni motivi sui quali ora non mi dilungo, quest’anno ho dovuto fare qualche concessione ad uno schema po’ più convenzionale, da un lato rinunciando a creare quella che chiamavamo blogoclasse, sorta di comunità di pratica online, dall’altro cercando di utilizzare un po’ di più la piattaforma istituzionale. Non è stato un buon affare: l’informazione non circola, il totale eguaglia meramente la somma delle parti. Non è che manchi comunicazione, solo che questa è ridotta alla forma canonica scolastica, di tipo a stella, con l’insegnante al centro. Intendiamoci, ciò che sta accadendo va benissimo ai fini dei parametri di qualità previsti istituzionalmente [1], tuttavia non va bene ai fini della qualità che mi prefiggo di raggiungere – forse non riuscendovi mai, ma questa volta meno delle altre.

Tentiamo allora di dare una sterzata, abbiamo ancora un mese e può valerne la pena. Consideriamo due aspetti: in primo luogo “allarghiamo” la piattaforma, poi discutiamo il modo corretto di prendere parte a una comunità online, concentrandoci su come porre utilmente le domande .

La piattaforma

Fortunatamente abbiamo la nostra tutor, Lucia, che con certosina pazienza organizza in piattaforma le tracce delle attività. Un lavoro benemerito che deve continuare, perché il regolamento didattico prevede che in piattaforma qualcosa rimanga – del sottoscritto non ci sarebbe da fidarsi.

In passato ho usato molto varie piattaforme didattiche, soprattutto Atutor e Moodle. Le ho configurate e usate per vari anni, con centinaia di studenti. Poi ho smesso, non trovandovi un valore aggiunto che ragionevolmente compensasse i troppi limiti che impongono. Quello che si può realizzare con queste piattaforme si può realizzare anche con una varietà di strumenti che sono disponibili nell’ecosistema di Internet e con un vasto armamentario di software liberamente disponibile, soprattutto per un insegnante che impieghi proficuamente un sistema Unix (Linux), come il sottoscritto. Anzi, lavorando “all’aperto” si hanno formidabili vantaggi che le piattaforme, in quanto chiuse invece negano: si allarga la partecipazione ad altre persone e altre fasce di utenza che possono facilmente apportare idee e stimoli, si trovano collaborazioni insperate, si attua una sorta di marketing intrinseco – un marketing non vociato ma fattuale, basato sulla qualità effettiva: non ti prometto ma ti mostro, e ti aggreghi solo se trovi che noi ti si possa dare qualcosa di utile.

Non se ne abbiano i valorosi amici – se leggono queste righe – che alla nostra piattaforma lavorano con competenza e puntualità. Il problema sta nella natura dello strumento che è inadeguato per una didattica che guardi al futuro. Si tratta di strumenti concepiti per esser chiusi e tendenzialmente organizzati in una struttura gerarchica dominata da categorie prefissate, spesso banali e quindi inutili: stanze, cartelle, sottocartelle ecc. Nello specifico, partendo dal login, può capitare di dover cliccare 8 volte prima di raggiungere l’elaborato di uno studente, annidato nella sua specifica categoria – un workflow insensato. Ripeto, non è questione di criticare chi ci sta lavorando ma di constatare che si tratta di strumenti datati che impediscono una sperimentazione di sufficiente respiro.

Propongo quindi quanto segue. Continuiamo a deporre le tracce delle attività, così come state facendo, con la solerte cura di Lucia. Facciamolo però in parallelo anche in un ambiente aperto, specificamente in un wiki, uno di quelli più utilizzati a fini formativi in tutto il mondo. I vantaggi rilevanti sono due: i vostri lavori diventano accessibili a tutta l’Internet e in secondo luogo sono molto più facilmente raggiungibili da chi, come il sottoscritto, può avere necessità di doverli revisionare reiterate volte. Con un ulteriore valore aggiunto: voi fate ulteriore pratica di editing in un wiki e questo è un ottimo ingrediente per un corso di editing multimediale.

In questo link trovate la pagina, comprese istruzioni di vario tipo per editarla. Vi arriverà presto un invito a partecipare al wiki. Ognuno dovrà intervenire sul proprio spazio. Se si tratta di un file ODT (o altro) caricandolo e ponendovi un link, se si tratta di un video in rete facendone l’embedding. All’inizio ho fatto due esempi, caricando l’ultimo lavoro di Flavia (che ho scaricato dalla piattaforma) e linkando il video sottotitolato da Sandra. Ci potete mettere tutto quello che volete nel vostro spazio. Alcuni di voi mi avevano chiesto se potevano proporre dei tutorial che avevano già fatto in passato: certamente sì. Ancora: alcuni di voi hanno un blog dove scrivono contributi, esercizi e riflessioni sulle attività che stiamo facendo: ottimo, continuate così, vi chiedo solo di mettere nella pagina wiki dei link ai post che andate scrivendo.

Per intervenire in un documento a più mani su un wiki occorrono attenzione, riflessione, pazienza. La risposta dell’editor del wiki può essere lenta. Ci possono essere dei motivi. Può essere che ci stiano lavorando altre persone, in questo caso la risposta è forzatamente lenta perché il sistema deve proteggersi per mantenere l’integrità dei dati – riprovate in un altro momento. Oppure potrebbe essere la vostra connessione ad essere lenta in quel momento, capita – anche in questo caso riprovate più tardi. In ogni caso, non sovraccaricate la vostra macchina: non tenete contemporaneamente dieci applicazioni aperte e magari anche il browser aperto su dieci siti. Tutto questo è un ottimo esercizio per imparare a usare correttamente la Macchina.

Come porre le domande

Questa sezione in realtà attiene al modo corretto di collaborare in una comunità online – discutere su come porre le domande insegna molto a riguardo. Estrapolo queste note dalle abitudini del mondo hacker. È un mondo duro, spiccatamente meritocratico, caratterizzato da una particolare e robusta etica, un culto ossessivo per la competenza e per la ricerca della soluzione intelligente. Non valgono i ruoli ma cosa sai fare e come lo offri. Lo stile di quanto segue può apparire un po’ ruvido. Un effetto voluto, proprio per dare un’idea di come funziona quel mondo ma anche perché queste regole sono molto sane.

Prima di porre la domanda

Qui siamo già in medias res, ma proprio in pieno: prima di domandare datti da fare! Niente irrita l’hacker –  sottoscritto incluso – come la domanda posta per avere una scorciatoia a buon mercato. L’hacker – sottoscritto incluso – aborre la furbizia.

  • Prima di chiedere studia bene il problema e sperimenta.
  • Se hai ricevuto delle spiegazioni, accertati di averle lette veramente bene prima di chiedere.
  • Se hai a disposizione un manuale, un help di qualche tipo, una lista di FAQ (Frequently Asked Questions), vai a leggere quel materiale. Esiste un acronimo famoso: RTFM (Read The Fucking Manual – leggi quel c…. di manuale) [2]
  • Se hai un amico che forse ne sa qualcosa chiedi a lui prima.
  • Cerca in rete – Google, Duckduckgo o altro motore di ricerca [3]. Usa una combinazione di parole chiave sintetica ma che contenga i concetti chiave del tuo problema.

Ponendo la domanda

Non usare l’email per farmi una domanda, a meno che non tu non abbia delle motivazioni private importanti [4]. Spieghiamo bene. Io rispondo a tutte le email, se non lo faccio o lo faccio in ritardo è per qualche grave impedimento o per errore. Se mi trovo a rispondere in ritardo o in seguito a un richiamo cerco di scusarmi, con chiunque – naturalmente può capitare di omettere o di sbagliare ma la regola è questa. Il fatto che una grande quantità di persone della mia generazione – e di quelle vicine – magari “di rango”, tratti le email come uno strumento da usare con sciatteria e arroganza è solo manifestazione di maleducazione e grave ignoranza delle regole elementari di un importante strumento di comunicazione.

Detto questo, se siamo nell’ambito di una comunità online – ma non solo – scrivere un’email per un problema tecnico vuol dire comunicare male, per i seguenti motivi:

  • il tuo problema vengo a saperlo solo io (insegnante) e invece potrebbe interessare altri che si trovino in condizioni analoghe
  • potrebbe rispondere qualcun altro prima e meglio di me – ci guadagniamo tutti
  • la riposta (mia o di altri) viene letta da tutti, anche quelli che magari hanno lo stesso problema
  • rinforzare lo schema di comunicazione a stella – l’insegnante al centro – è inefficiente – si allunga la coda di email da evadere e si rallenta il lavoro che l’insegnante può svolgere a beneficio di tutti

Fuori dai denti: ricevere un’email con una domanda che poteva essere posta alla comunità è irritante.

Quando fai una domanda esponi compiutamente e minuziosamente il contesto. Il tempo di chi si impegna a rispondere a molti è prezioso perché è una risorsa scarsa. Quando le domande sono molte ci si deve adattare rapidamente a contesti molto diversi, se questi sono addirittura nebulosi il compito diviene frustrante e le probabilità di rispondere utilmente crollano. Se  esponi diligentemente il contesto, mostrerai che ti stai impegnando seriamente, mi invoglierai a darti una mano e, nel contesto del corso, migliorerai sicuramente la valutazione che dovrò dare al tuo lavoro.

Le domande falle sotto forma di commenti a questo blog. Piazzale nel post che ti sembra più pertinente. Non temere che vada perso: anche se il post è stato pubblicato molto tempo fa, i commenti li vedo tutti, li leggo tutti e a tutti dedico una risposta, salvo errori. In questa maniera tutti vedono domande e risposte, il tempo va a maggior frutto, la conoscenza circola, potrebbe iniziarsi a vedere un qualche effetto di comunità. A titolo di esempio cito la domanda che aveva fatto Sandra a proposito dell’esercizio sulla compressione dei file.

Leggi cosa fanno gli altri, quali problemi hanno, cosa hanno risolto, cosa sanno già fare. Certo, è necessario che tutto ciò sia visibile. Ecco perché è necessario migliorare l’esposizione dell’attività di ciascuno di noi. In parte mediante i commenti a questo blog, in parte attraverso la pagina wiki che abbiamo appena istituito.

Se sai già qualcosa offrilo agli altri. Specialmente se ti accorgi che qualcun altro ne ha bisogno. Esempi: i blog di Flavia, Roberta e Lisia – ditemi se dimentico qualche altro blog, in tal caso aggiornerò subito queste righe. I blog sono un ottimo veicolo di comunicazione. Flavia, Roberta, Lisia e altri se lo portano in eredità dal laboratorio di due anni fa. A causa dell’impostazione che ho dovuto dare a questo corso, e anche a causa dei tempi contratti del semestre (ohimè) non c’è stato tempo di ridar vita alla pratica del blog e di ripassare le tecniche per seguire le fonti in Internet e i web feed (chi vuole le trova qui). Comunque, chi non ha un blog o un altro spazio personale dove pubblicare le proprie cose, può utilizzare la pagina wiki, che deve servire anche a questo.

Conclusione

La chiusura è un disvalore.


[1] A dire il vero se si va a leggere il D.M. 47 del 30/1/2013, accessibile nell’apposita pagina del MIUR e scaricabile anche in formato PDF, in materia Autovalutazione, Accreditamento Iniziale e Periodico delle Sedi e dei Corsi di Studio e Valutazione Periodica, con particolare riferimento ai Requisiti di Assicurazione della Qualità (Allegato C) per l’accreditamento periodico dei corsi di studio a distanza, si scoprono fatti molto interessanti, ma su questo torneremo in un altra occasione.

[2] Nelle comunità hacker non vige la maleducazione, anzi. È molto apprezzata la cortesia ma si è molto aggressivi con chi vuol risposte facili senza porre il proprio contributo alla comprensione dei problemi.

[3] Chi vuole sapere la differenza fra Google e Duckduckgo può andare a leggere questo post.

[4] Per esempio in passato mi è capitato il caso di una persona che faceva l’arbitro di calcio e doveva evitare l’esposizione in rete a causa della persecuzione da parte di tifosi incivili. Oppure quello in cui si doveva mantenere l’anonimato in rete per via del lavoro critico svolto da un famigliare.

Usiamo la scrittura collaborativa per gestire l’aula online


Aggiorno questo post con il link al video che ho sottotitolato in italiano della presentazione dove Peter Martischka espone le caratterisiche salienti sel sistema di scrittura collaborativa Etherpad Lite, che propongo di usare per alcuni nostri scopi. Guardando le immagini di questa presentazione, fatta da un giovane dalle competenze elevatissime, su di un artefatto estremamente complesso, con chiarezza, freschezza, uso consapevole e misurato dello strumento “presentazione”, perfettamente nei tempi, mi vengono in mente le miriadi di pessime presentazioni accademiche a cui ho assistito, basate sulla supponenza a priori del proprio valore, ma troppo spesso ridondanti e logorroiche. Questo ragazzo è un operatore-creatore attivo della società e quasi certamente, tutto quello che dimostra qui di saper fare, non l’ha imparato a scuola, ma non solo, dimostra anche di saper gestire con misura e competenza una presentazione. E mi viene in mente un altro brano dell’articolo di Celli, che ho citato nel post precedente:

Far valere la propria superiorità intellettuale, scambiando il luogo dove si impartisce istruzione come la culla del sistema culturale di un paese, non aiuta a capire che oggi i luoghi di produzione, scambio e frantumazione delle conoscenze, della loro distribuzione fino a entrare in forme mutanti – prendere, lasciare, modificare, recuperare eccetera – sono ormai plurimi, non presidiabili autarchicamente, né affidabili a monopoli.


Ho trasferito l’ultima lista delle prenotazioni, aggiornata con le ultime annotazioni di Benedetta e Gaetano, nel pad (taccuino) che avevo creato qualche giorno fa con Etherpad Lite, e al quale potete accedere al seguente indirizzo http://beta.etherpad.org/p/Prova%20di%20etherpad%20lite..

L’idea è che le novità e le variazioni vengano riportate nel documento dagli autori stessi, decentralizzando la gestione della lista delle prenotazioni.

Un’altra idea che vi trovate è di utilizzare il pad come una sorta di spia di aula occupata per evitare che due persone cerchino di accedervi contemporaneamente con le mie credenziali, e che l’una delle due si domandi perché non riesca ad entrare, magari pensando di avere sbagliato qualcosa …

Per il resto andate a vedere e controllate se ho trascritto bene la lista, eventualmente correggete quello che volete.

Se vi soffermate un po’ a lungo sul pad può accadere che perda la connessione ma poi la riacciuffa. Non vi preoccupate, non si perde nulla, io salvo via via. Se avete dubbi fatemi domande qui.

Le prossime riunioni online


Dove proviamo a pianificare le prossime riunioni online in seguito alle varie proposte


Vediamo di mettere insieme i pezzi disponibili fino ad ora.

    • Monica & Deborah & Laura
    • Venerdì 18 gennaio.
    • per-corsi multi-mediali
    • Alessandra & Marvi
    • Venerdì 20 gennaio. Lo hanno proposto loro perché il mercoledì non possono, va bene a tutti, in generale?
    • Video editing e dintorni
    • Maurizia & Ornella & Stefano
    • Mercoledì 25 gennaio
    • Maurizia: scrittura collaborativa
      1. Dalla scrittura individuale a quella collaborativa, dai testi a più mani a quelli collaborativi
      2. Lavoro in presenza/lavoro online: il contratto
      3. Abitare il Web
      4. I Forum/ il Wiki/ la Lim
      5. Cosa si può fare con i bambini e perché: “Il giallo, il colore del brivido” ( dare importanza al senso per cui si fanno certe attività —- porta anche all’uso consapevole delle Nuove Tecnologie )
      6. Personaggio guida
      7. Indicazioni di lavoro
    • Stefano: LOGO, ginnastica per la mente
      1. Papert, è entrato ormai nella sfera dei pedagogisti più conosciuti, tutti gli studenti di Formazione Primaria della Bicocca conoscono Papert come pedagogista ma nessuno conosce il linguaggio Logo da lui ideato.
      2. Il logo è stato una rivoluzione per l’informatica a scuola. Fino agli anni 80 il computer era utilizzato per “insegnare ai bambini”. I software utilizzati erano soprattutto di tipo Drill and practice
      3. Papert capovolse l’impostazione: non è il computer che deve insegnare ai bambini ma i bambini che devono insegnare al computer.
      4. Metafora della tartaruga. Inizialmente era un piccolo automa che disegnava sul pavimento, in seguito per motivi economici si è passati ad un piccolo triangolino isoscele che, sullo schermo, simula l’automa. Il bambino si identifica con l’attività motoria della tartaruga.
      5. Esempi di comandi e loro sintassi: predicato + argomento
        1. iterazione
        2. una funzione (quadrato)
        3. funzione con parametro (le variabili)
        4. quadrato :lato
        5. classe dei resti: il modulo 360
        6. un esagono modulo 360/6
        7. poligono con parametro 360/ :lati
        8. la ricorsione (esempi di poesie, filastrocche, giochini)
        9. la spirale
        10. il salto condizionale SE (condizione) ALLORA (esegui)

      UTILIZZO COLLABORATIVO IN CLASSE E/O TRA CLASSI

      1. sfide in logo
      2. disegno a più mani:
        1. negoziare il titolo
        2. negozioare le parti da fare
        3. costruire il disegno
    • Ornella:la storia insegnata al tempo del digitale
      1. La società della formazione
      2. Dalla Galassia Gutenberg alla Galassia Internet
      3. L’ambiente di apprendimento
      4. L’inventario degli attrezzi di lavoro
      5. L’apprendimento significativo
      6. Un esempio di conoscenza storica
      7. La ricaduta del digitale nel processo di insegnamento e di apprendimento

    Domanda: ma ce la fate a fare tutte queste cose nello spazio di una sola sessione? O converrebbe suddividerle almeno in un paio di sessioni?

    • Benedetta & Gaetano
    • Forse 8 febbraio
    • L’argomento è da definire
    • È divertente l’idea che Benedetta e Gaetano si trovino agli estremi della distribuzione geografica della blogoclasse: Enna – Ginevra! Si pone tuttavia il problema della gestione della classe online, perché il ruolo di “teacher” può essere svolto da un solo computer; sono andato a ricontrollare stasera ma mi pare che sia proprio così. Questa difficoltà non ci deve impedire tuttavia di realizzare un’idea così simpatica. Riassumiamo gli estremi della questione.
      • Una sola persona, o meglio, computer, può svolgere il ruolo di teacher
      • Il ruolo di teacher comporta:
        • Prenotare la classe. Questo lo posso fare anche io.
        • Caricare i materiali nella classe. Questo si può fare quando si vuole durante tutto il tempo che intercorre fra la prenotazione della classe e l’inizio della medesima, anche in più riprese. Per materiali si intendono immagini, video, presentazioni di slide, documenti di vario tipo (qui ci sono i vari tipi di file), o inclusione di video Youtube. Queste operazioni possono essere fatte dai due conduttori, in fasi alterne, basta che si mettano d’accordo, un giorno per uno o qualcosa del genere.
        • Condurre di fatto la riunione usando il mio account che ho messo a disposizione. Questo si può fare da un solo computer. Le possibilità potrebbero essere:
          • Uno solo di fatto conduce, magari lasciando il microfono sempre aperto al partner, presente in classe come studente con il proprio account,echi permettendo
          • Condurre la prima parte uno e la seconda l’altro. Per esempio, Benedetta conduce nella prima metà usando il mio account, mentre Gaetano è in classe come studente con il suo account. Alla fine di questa parte Benedetta si slogga dal mio account e Gaetano dal suo account, per poi rientrare in classe, Benedetta con il poprio account di studente e Gaetano con il mio account di teacher per condurre la seconda metà dell’incontro. Credo che si possa fare, anche se è un po’ macchinoso e forse si perde il caos piacevole delle due voci che si alternano
    • Deborah aveva suggerito di discutere la questione dell’impiego dei telefonini a scuola, magari all’interno della sessione di Maurizia, Ornella e Stefano, che però, come ho scritto sopra, mi sembra già piena zeppa. Tuttavia l’argomento è interessante e magari qualcuno ha qualcosa da raccontare …

Avanti con aggiustamenti, correzioni, proposte … 🙂

Perfezionamento dei prossimi passi dopo l’ultima riunione online


Dei prossimi possibili passi dopo la riunione online di giovedì 22 e del raccontarsi le proprie pratiche

Aggiorno via via in base ai vostri commenti


Vediamo insieme i prossimi passi, correggete e proponete …

Riunioni online

Le coppie I gruppi seguenti si sono proposti per  le prossime riunioni on line

  • Alessandra & Marvi: argomento da definire, forse le esperienze con software specifici di editing video a cui aveva accennato Marvi nella riunione, ma non sono sicuro. Alessandra conferma
  • Maurizia & Ornella & Stefano: impiego cooperativo LIM; forse qualcosa su Logo? sarebbe bello non dimenticarlo … sarebbe in armonia con il mio tentativo di trascinare un poco indietro-avanti le persone dal mondo click-only al mondo dei codici … la scrittura collaborativa anche con le LIM, Logo, ginnastica per la mente, Storia a mappe.
  • Elena & Samantha: forse vogliono utilizzare una sessione online per commentare il tutorial su Animoto? E per “completare” la sessione troncata a 60 minuti … 😉
  • Altri?

Chiedo a Alessandra & Marvi e Maurizia & Stefano:

anche voi avete la possibilità di condurre la sessione davanti ad uno stesso computer, come hanno fatto Elena & Samantha? La cosa andrebbe appurata perché se così non fosse, dobbiamo affrontare in qualche modo il fatto che con il mio account Wiziq il ruolo di conduttore lo può assumere uno solo. Fateci sapere. Maurizia & Ornella & Stefano possono riunirsi ad un computer, ottimo.

Per quanto riguarda le date disponibili, se manteniamo la consuetudine del mercoledì alle 21 (non obbligatoria), abbiamo …

  • 11 gennaio
  • 18 gennaio
  • 25 gennaio – Maurizia & Ornella & Stefano?
  • 1 febbraio (non sono sicuro di esserci in quella settimana)
  • 8 febbraio

… se vogliamo ripartire dopo la Befana e finire entro la fine del I semestre, il 10 febbraio, come specificato nel calendario didattico IUL – condizioni osservabili ma non necessariamente in modo stringente per quanto mi riguarda.

Invito gli aspiranti conduttori a manifestare delle preferenze per prenotare queste o altre date.

Prossimi argomenti

Durante la riunione abbiamo concordato di di darci una pausa, nel seguente senso: io non metterò ulteriore carne al fuoco, in modo che voi possiate recuperare, riflettere e approfondire con calma approfittando delle feste. Seguirò sempre i vostri eventuali contributi e eventuali discussioni, e mi potrà di capitare di scrivere qualcosa, come sto facendo oggi, ma non aggiungerò niente di nuovo.

Riprenderemo dopo la Befana, anzi riprenderà Claude che ha offerto di condividere la sua esperienza sulle questioni di sottotitolazione, traduzione e accessibilità dei video. Da lì ci verrà spontaneo gettare uno sguardo su cosa rappresentino oggi i diritti d’autore per tutti, non solo per gli “autori ufficiali”.

In ultimo, accoglierei il suggerimento di Laura di considerare il cloud computing e le faccende relative alla sicurezza dei dati contenuti nella “nuvola”.

Come sempre, tutto ciò non è definitivo, chi vuole affrontare qualche altro argomento può farsi avanti.

Tracce

Aggiungo qualche considerazione emersa nella parte finale della riunione di Giovedì scorso, che si è svolta nell’aula IUL, come hanno raccontato Elena e Samantha. Quell’epilogo estemporaneo ha preso un’ottima piega perché le persone hanno iniziato a chiedere – Ma io, per ricomporre le mie tracce, potrei fare questo o quello ? – Ah, certo!!!

Per dare un’idea a chi non era presente, sono venute fuori la proposta di fare dei file audio con la recitazione di proprie poesie e quella di mostrare delle attività utilizzando un telefono.

Queste sono ottime idee. Creazione di contenuti con metodi e tecniche diversi. Ognuno può raccontare le proprie, ognuno impara così dagli altri, ognuno può chiedere chiarimenti ad altri, ad ognuno rimarranno riferimenti che potranno essere utilizzati in futuro per ulteriori scambi.

Invito

Lo chiamo così perché la parola “compito” mi fa venire l’agitazione, e non rispecchia ciò che ho in mente.

Se nel comporre le vostre tracce, o nel preparare del materiale per una riunione online, vi servite di qualche strumento, servizio web, software o strumento di qualsiasi tipo, spiegate nel vostro “quaderno” come avete fatto ad utilizzarlo e, al tempo stesso, andate a curiosare nei quaderni degli altri, domandatevi, rispondetevi, senza alcun timore di non sembrare sufficientemente competenti, ma con lo spirito di darsi una mano nell’usare praticamente questi strumenti.

Le descrizioni e le eventuali susseguenti discussioni nei quaderni degli altri, rappresenteranno dei riferimenti che potrete all’occorrenza riprendere successivamente, dopo e al di fuori di questo (per)corso, riallacciando magari un dialogo proficuo.

Per me questo tipo di attività vale molto di più dell’esecuzione dei “compiti” che mi è capitato di assegnare …

Occorre che dica altro?

Sì: tanti auguri a tutti quanti 🙂

Comunità di pratica – incontro online


9:55 Aggiornamenti lampo in rosso

Una giornata densa mi impone di anticipare subito qualcosa perché non so se riuscirò poi ad aggiungere altro. Quindi prima un osservazione che non voglio smarrire e poi una nota sull’aula virtuale.

La comparsa di contributi come quello di Costantino, e altri del genere, rappresentano un importante valore aggiunto della blogoclasse aperta. Si parla molto un po’ in tutti i settori, di aggiornamento professionale e lifelong learning. Ho avuto modo di osservare, in vari campi, che molto aggiornamento professionale fornisce spesso risultati sub-ottimali. Sono persuaso che la miglior formazione continuativa sia quella che deriva dallo scambio reciproco delle esperienze e dalla cooperazione. Qualche tempo fa trovai una conferma di questo in un articolo dell’Economist sul tema della scuola. Scrissi un post su questo, prendendo spunto da un dibattito sulla LIM che ebbe luogo in rete circa un anno fa. Il punto che mi interessa mettere in evidenza qui, si trova nella conclusione dell’articolo dell’Economist, da me goffamente tradotto:

Laddove i sistemi scolastici raggiungono l’eccellenza [cioè dei paesi più avanzati], si scopre che la parola chiave è “decentralizzazione”. In questi sistemi la dirigenza lascia un elevato grado di autonomia agli insegnanti – la maggior parte dei quali sono molto motivati e godono di alti livelli di preparazione  – favorendo lo scambio di idee in modo che essi possano apprendere gli uni dagli altri per adottare le pratiche migliori [grassetto mio].  In conclusione, quando si tratta di raggiungere i massimi livelli, sono gli insegnanti che sanno come fare.

Il blog di blog segnalato da Costantino è interessante anche al margine della discussione del valore del blog-diario che ho visto dipanarsi qua e là. È un ottimo esempio di blog pensato come strumento di lavoro …

Veniamo ora all’aula virtuale. Mi accorgo solo ora che in wiziq alcuni di voi si aggirano in cerca di aule di cui scoprono le tracce e  che io ho aperto per fare degli esperimenti. Mi scuso con gli encomiabili esploratori 🙂

Ieri ho prenotato un’altra aula per le 19:30 di oggi, la dovreste poter raggiungere qui, per chi vuole provare e magari fare due chiacchere. La descrizione della classe che trovate nel suddetto link è demenziale ma deriva dal fatto che esigevano 250 caratteri e io avevo fretta …

Tuttavia, dopo averla prenotata, ho saputo di dover sostituire un’altra persona nella gestione di una discussione successiva alla proiezione di un film, per gli studenti di medicina, oggi pomeriggio alle 14:30. Questa cosa dovrebbe finire alle 17:30 ed io dovrei farcela ad essere di ritorno nel mio studio per le 19:30, ma non ho la certezza. Quindi, se l’aula fosse deserta, sapete perché …

Il Manifesto degli insegnanti

La Scuola Che Funziona ha il fine di sviluppare un network fra insegnanti che immaginano e sperimentano nuove pratiche di insegnamento, mossi dalla preoccupazione per la crescente distanza fra scuola e società.

Il Manifesto degli insegnanti è una delle iniziative emerse spontaneamente nel network per esprimere le motivazioni generali e fondamentali che accomunano i membri del network.

In questo post racconto come ho vissuto la vicenda del manifesto rispondendo anche implicitamente ad alcune osservazioni che ho letto qua e là nella rete.
Continua a leggere …

Sconnessione estiva

Vedo che questo blog viene pascolato anche quando lo lascio incustodito. Informo allora i frequentatori nonché i visitatori occasionali che non sono scomparso, almeno per ora, ma che nel periodo estivo scrivo molto meno. Del resto, il fatto che il blog sia ormai uno strumento fondamentale nella mia attività di insegnante e ricercatore non fa di me un vero blogger.

Sopporto male le imposizioni come la routine e quindi la necessità di dover scrivere per forza qualcosa in preda all’ansia che il blog si addormenti. Che dorma pure perché in estate ho da fare altro e, a prescindere da ruzzi e relax di altro genere, questo è periodo propizio per studiare, riflettere e magari costruire qualcosa di nuovo.

Non è detto che non scriva più niente fino al prossimo ottobre. Eventuali post imprevisti appariranno sotto a questo che ho momentaneamente “appiccicato” in cima alla pagina.

Detto questo, caro visitatore occasionale, tu sei ovviamente benvenuto anche se, da amico, ti consiglio di approfittare del tuo tempo libero per fare di meglio, magari qualche bella passeggiata dalle tue parti che certamente non saranno prive di luoghi ameni da visitare.

Se poi sei proprio preso da insana curiosità di sapere cosa stia facendo, qui di seguito te lo racconto volentieri seppur brevemente …

… vieni pure a curiosare ma, te lo ripeto, forse è meglio se spengi il computer e vai a fare due passi …

Classe virtuale online

Come avevo anticipato in un post precedente, venerdì 3 luglio alle 21 avrà luogo una classe virtuale intitolata

Classi, comunità di pratica e dintorni

Per partecipare è sufficiente seguire il link precedente e iscriversi gratuitamente al sistema di “online education” WiZiQ. Poi, quando sarà l’ora, collegarsi al sistema e “entrare in aula”.

Può partecipare chiunque, senza alcun limite. Non costa nulla, se qualcosa non funziona non si perde nulla, se funziona può risultare interessante.

L’idea è di creare delle occasioni per parlare delle cose su cui sto lavorando con persone che hanno interessi simili.

Non le chiamo lezioni perché vorrei porre l’enfasi sulla discussione.

In questa prima “puntata” dirò due parole sul lavoro che sto facendo per analizzare le dinamiche che hanno luogo nelle blogoclassi descrivendo i motivi per cui mi pare che esse abbiano la natura di comunità di pratica (la voce inglese di Wikipedia le descrive meglio).

La blogoclasse è il nome che uso per designare le classi dei miei studenti che seguono buona parte o interamente un mio corso mediante un proprio blog, formando una piccola comunità all’interno della blogosfera.

Le comunità di pratica sono interessanti perché sono entità di natura sociale nelle quali le esperienze di apprendimento sono particolarmente legate alla “creazione di significato”.

Durante l’incontro accennerò brevemente anche alle tecniche che sto impiegando per estrarre dati dalla blogosfera al fine di analizzarli. Vorrei commentare come oggi la tecnologia sia divenuta “amichevole”, “liquida”, “libera” nel senso che non costa praticamente niente.

Successivamente ci saranno gli interventi di alcuni studenti della Italian University Line che presenteranno in forma di bozza la loro tesi di laurea. Questi studenti sono insegnanti della scuola elementare e della scuola media che sono giunti al termine del corso di laurea triennale Metodi e Tecniche delle Interazioni Educative (pdf). In questa occasione avranno modo, se lo desidereranno, di fare un prova di esposizione e, al tempo stesso, di avere un’occasione per scambiare idee fra loro e con altri su temi a loro cari.

La partecipazione degli studenti IUL è significativa perché nel corso che hanno appena terminato sono stati protagonisti di un’eccellente esperienza di comunità di pratica.

Poiché è impossibile trovare una data che accontenti tutti, replicheremo l’evento il venerdì 10 luglio, sempre alle 21, in modo da offrire la stessa opportunità agli studenti IUL che non possano partecipare venerdì 3.