A coloro che temono di perdersi qualcosa
Fanciullo venni in confidenza col disegno e mi parve di potermi esprimere solo con quello. La maestra vide riconobbe e incoraggiò. Il resto della scuola chiuse subito quella porta – successivamente non glielo permisi più. Una ventina d’anni dopo – questa l’estensione della mia disintossicazione scolastica – ripresi a leggere il mondo col disegno. Un artista piuttosto noto, uomo sapiente incontrato per caso, di quando in quando esaminava con benevolenza i miei vagiti.
Un giorno invece dei disegni gli feci vedere le foto che ne avevo fatto, perché li avevo regalati a qualcuno. Mi fulminò con gli occhi e mi chiese:
– Perché?
– Per non dimenticare… – risposi con un filo di voce…
Gettò con rabbia le foto che avevo sul tavolo e si volse verso la finestra, mormorando:
– Dimenticare… dimenticare…
Raccattai in silenzio i cocci e sgattaiolai dalla porta. Presi a vagabondare per le vie rimuginando, intuendo qualcosa. Ci ho messo anni a capire. La capacità di dimenticare è una componente fondamentale dell’intelligenza. La memoria di un computer è utile ma stupida. L’intuito vola sui filtri della mente.
Non abbiate timore di perdervi qualcosa, seguite le tracce che vi incuriosiscono, perseverate su quelle, comunicate con coloro che seguono le medesime tracce.
La conoscenza e la competenza non emergono dai manuali d’istruzioni ma dall’esplorazione e dalla pratica quotidiana.

