A coloro che temono di perdersi qualcosa – #ltis13

Locandina del connectivist Massive Open Online Course: Laboratorio di Tecnologie Internet per la Scuola - #LTIS13

A coloro che temono di perdersi qualcosa

Fanciullo venni in confidenza col disegno e mi parve di potermi esprimere solo con quello. La maestra vide riconobbe e incoraggiò. Il resto della scuola chiuse subito quella porta – successivamente non glielo permisi più. Una ventina d’anni dopo – questa l’estensione della mia disintossicazione scolastica – ripresi a leggere il mondo col disegno. Un artista piuttosto noto, uomo sapiente incontrato per caso, di quando in quando esaminava con benevolenza i miei vagiti.

Un giorno invece dei disegni gli feci vedere le foto che ne avevo fatto, perché li avevo regalati a qualcuno. Mi fulminò con gli occhi e mi chiese:

– Perché?
– Per non dimenticare… – risposi con un filo di voce…

Gettò con rabbia le foto che avevo sul tavolo e si volse verso la finestra, mormorando:

– Dimenticare… dimenticare…

Raccattai in silenzio i cocci e sgattaiolai dalla porta. Presi a vagabondare per le vie rimuginando, intuendo qualcosa. Ci ho messo anni a capire. La capacità di dimenticare è una componente fondamentale dell’intelligenza. La memoria di un computer è utile ma stupida. L’intuito vola sui filtri della mente.

Non abbiate timore di perdervi qualcosa, seguite le tracce che vi incuriosiscono, perseverate su quelle, comunicate con coloro che seguono le medesime tracce.

La conoscenza e la competenza non emergono dai manuali d’istruzioni ma dall’esplorazione e dalla pratica quotidiana.

 

86 thoughts on “A coloro che temono di perdersi qualcosa – #ltis13

  1. angela ferraro says:

    temo che le te ruberò: i miei alunni hanno tanta paura di dimenticare che dimenticano si scrivere sul loro quaderno di appunti che cosa stanno scrivendo… vanno perdonati sono docenti vecchia maniera …. e io? perdonami ancora ma sono una tua collega (mi occupo tra l’altro= di formare i docenti alle tecnologie … Ero curiosa del corso, ma per quello che ho visto finora complimenti.L’ho seguito con piacere ed interesse

  2. mrsfraba says:

    Durante un concerto a cui partecipavo, un famoso cantante pregò il folto pubblico accorso per ascoltarlo di non fare fotografie… “Esse” disse, “non ci aiutano a ricordare. Piuttosto cancellano le emozioni dal ricordo”
    Forse per questo non c’è la foto in questo fotocommento!
    Ciascuno la immagina del colore e del formato che vuole, la foto, secondo le emozioni del momento. 😉

  3. Anonimo says:

    grazie

    mi piace tanto anche perchè io sono proprio una di quelle che teme di perdere qualcosa
    userò il post il 2 maggio per iniziare un workshop con dei ragazzi adolescenti, vi farò sapere i loro commenti

    MAria

  4. marinuguida says:

    la necessità di dimenticare…
    questo post mi ha particolarmente colpito.
    ieri sera entrando in bagno per lavarmi i denti all’improvviso non sono riuscita a riconoscere il mio spazzolino.
    un senso di vuoto….
    sono sulla buona strada o mi sono rincitrullita?
    😀
    ps @Claude #12 fantastica

  5. geldave says:

    Saluto tutti, ed è bello incontrare in questo spazio virtuale, vecchi compagni di viaggio (@gianni Panconesi).
    Mi sto rimettendo in pari con il lavoro, e contate su di me per la costruzione del villaggio.
    @Andreas grazie della riflessione, mi sono riconosciuto nel ragazzo che fotografa tutto e non riesce a dimenticare, ho sempre l’impressione che la rampa di lancio non sia sufficiente per completare il decollo.
    dimenticare.. dimenticare..
    davide gelati

  6. Elettra says:

    F. Nietzsche disse ‘I tuoi educatori non possono essere nient’altro che i tuoi liberatori’.
    Ed è terribilmente incidente con il racconto del nostro Prof.

  7. Gianni says:

    @Andreas e per Massimo e per Claude….e per chiunque….ahahah
    Io nn so che cosa sia successo
    Negli altri thread usciva il mio nome, adesso nn più, mah!
    Cmq sono Gianni Panconesi, nick Gianni
    Ora posto e vediamo….ahahah
    (mi chiede di nuovo di iscrivermi….grrrr)

  8. Maddalena says:

    auff sono arrivata anch’io! Almeno credo! Ho attivato RSSWL, MI SONO ISCRITTA A BLOGLINES ed ora leggerò i post successivi. Alla prossima

  9. Claude Almansi says:

    @Costantino #66 – Concordo e mi sto chiedendo se non si potrebbe creare un gruppetto per discutere perché certe capacità di lettura veloce che abbiamo su carta sembrano bloccarsi davanti a un testo elettronico. Forse, paradossalmente, perché con un testo elettronico ci sarebbero mezzi tecnici che in teoria faciliterebbero l’appropriazione dei contenuti, ma ci creano aspettative irraggiungibili di controllo totale – allora rinunciamo alla selettività soggettiva della lettura su carta?

  10. nadiamoretti says:

    A volte ci si sente terribilmente stupidi quando non si padroneggiano le conoscenze teoriche, soprattutto quando ci si confronta con chi queste conoscenze le padroneggia già. Però, è un percorso e per fissare la teoria non c’è nulla di meglio dell’applicazione pratica, soprattutto nel nostro ambito… 😉
    Bellissimo testo… grazie

  11. Claude Almansi says:

    @Anonimo cioè Anonimo #54 e Anonimo cioè Massimo #54

    Condivido gran parte di quanto scrivete perché anch’io di base sono una tecnofoba – però mi sono un po’ aperta alla tecnologia per via dell’autonomia che consente a chi altrimenti l’avrebbe persa.

    Certo gli smartphone occupano una parte forse spropositata di come ci gestiamo e gestiamo i rapporti con gli altri. Però se un ictus o un inizio di Alzheimer ti ha tolto la percezione del tempo, il telefonino che ti squilla per ricordarti che è l’ora della pasticca anticoagulante o di partire per andare a trovare il moroso / la morosa ti incrementa l’autonomia e la qualità di vita. E una tastiera virtuale predittiva tipo A.I. Type che accelera notevolmente la velocità di battitura permette di includere una persona sorda in una conversazione, trascrivendo a turno quel che dicono gli altri.

    E non è che questi vantaggi di autonomia e di inclusione tolgano checchessia agli altri, anzi. Quanto alla memoria, appunto, non è che venga atrofizzata dalla tecnologia. Si sta solo evolvendo dal ricordare le cose al ricordare che le cose ci sono e come trovarle. Cioè anche la memoria si fa più connettiva, ma lo era già prima. Da giovane ho passato un mucchio di tempo in biblioteche a rintracciare certi testi, certe informazioni. La biblioteca è già una memoria connettiva, però se non trovavo così, scrivevo ad altri per chiedere. Adesso cerco prima nel Web, poi in biblioteca, poi mando e-mail: è più veloce, ma il processo connettivo è lo stesso di prima.

    O per prendere esempi meno egocentrici: i Settanta(due) mentre traducevano la Bibbia in greco in epoca alessandrina, il team di Tyndall mentre la traducevano in inglese sotto il re Giacomo, Diderot, d’Alembert e compagnia mentre lavoravano all’Enciclopédie – tutti questi, se avessero potuto usare un wiki invece di un complicato sistema di versioni cartacee, non credo che vi avrebbero sputato sopra.

  12. Anonimo says:

    @Anonimo#54 ciao sono Massimo, non so chi sei ma credo che andremmo d’accordo. Condivido pienamente quello che dici, ovviamente con le mie riserve e differenti punti di vista, proprio perchè ciò che è tuo non può essere mio. Mi permetto di fare una mia piccola considerazione, io credo che la pigrizia e l’arrendevolezza siano le madri di tutte le sconfitte. Non avere paura di seguire le tracce che più ti intrigano! Verissimo, anche se mi sto accorgendo, ma spero di sbagliarmi, anzi sono certo che mi sto sbagliando o lo voglio credere, che tutta questa tecnologia , tutta questa globalizzazione ci sta spingendo verso nuovi mondi inesplorati. Io personalmente mi ritrovo a comunicare quasi più con sms, e-mail ,whatsapp ecc. con i miei cari, amici , parenti che non di persona, o meglio tutta la tecnologia di cui disponiamo certamente mi ha rubato del tempo. Vi chiederete forse: cosa ci stai a fare qui se non sei per il nuovo? Sbagliato, nessuno può esimersi dal non conoscere il mondo nel quale vive, ma ciò non vuol dire che quello che va bene per me debba andare bene anche per gli altri………..ero seriamente in dubbio se cliccare il tasto invio. E’ solo una considerazione e poi il gruppo è fantastico .

  13. Natalia Visalli says:

    Mi piacerebbe riuscire a trasmettere questo messaggio ai miei alunni costantemente preoccupati ” Su che cosa ci interroga ? “

  14. Rosa Iaquinta says:

    La memoria è il nostro maggiore patrimonio, cerchiamo di conservarla perché contiene tracce di noi stessi, come eravamo e come non saremo mai più.
    Al verbo ricordare è legato, spesso, con il sentimento della nostalgia.
    Ho molto gradito le sue parole prof.

  15. Anonimo says:

    “Non parteciperò mai a nessuna associazione che mi abbia come socio”
    Anche io ho la mia citazione….
    Seguendo questo post, come gli altri del corso, sto provando empatia emotiva e razionale
    Vedo scorrere un sacco di narrazioni di esperienze, fatte o desiderate, vissute o progettate
    E le invidio
    Ma in senso positivo, come stimolo a procedere nel mio percorso, che è sicuramente originale, anche solo perchè totalemente personale, nn avendo ambienti di riferimento scolastici o altro con cui condividere le mie “scoperte”, per il momento…
    Il valore della memoria è la base per la progettazione
    Dalla consapevolezza delle “origini” si trae spunto per accettare le diversità come percorsi altrettanto valoriali
    In questi giorni sto rivedendo un film basato su un libro di Gurdjieff “Incontri con uomini straordinari”
    L’epopea della ricerca di un significato nella vita che trascenda culture e religioni
    L’esperienza come fonte di conoscenza
    In un’era gutemberghiana la parola scritta sostituisce quella tramandata oralmente
    In un’era digitale l’elaboratore può aiutarci a calcolare tempi e profili di permanenza del ricordo
    Ma il fine della “conservazione” resta sempre e comunque la persona, la sua anima e la sua storia
    E mi chiedo: che vale uno strumento rispetto ad un altro per questo obiettivo?
    Ben poco, sono tutti transitori, così come oggi le tecnologie possono supportare ma nn determinare, le metodologie che si utilizzano
    Altrettanto mi vien da dire per le esperienze personali
    Il cui codice di lettura nn può essere “trasmesso”, se nn con il rischio di apparire solo un elemento di compiacimento
    Perchè nn esiste un valore assoluto, così come per la memoria, neanche nel proprio vissuto
    Io proverò emotività nei confronti di una frase o di un racconto di un’esperienza di altri, ma nn potrà mai appartenermi
    O si rischia di condividere solo banalità
    Riflessioni a ruota libera

  16. luigi1957 says:

    è vero dimenticare è importante… perchè c’è un cinema fuori ed uno dentro: quello fuori della vita ci ri-prende; quello dentro si può pro-iettare. le tecnologie portano fuori la memoria; la possono supportare o far annegare .
    Professore perchè rendi pubblico qualcosa, ma ancr più maestro perchè c’è del magis … grazie Andreas
    buona giornata

  17. antonella coppi (@fiora55) says:

    parole stupende che sanno diffondere una grande energia interiore in grado di toccare e stimolare le nostre emozioni .Non me lo sarei mai aspettato da un corso di aggiornamento , questo rende ancora piu’ entusiasmante vivere nel nostro villaggio ,grazie

  18. Malinda says:

    La mia connessione(per motivi di tempo) e’ a intermittenza, ma ogni volta che mi collego mi arricchisco un po’ . Grazie prof! Belli davvero i suoi interventi!

  19. vivian25 says:

    Bellissimo post, veritiero e molto riflessivo!
    Concordo pienamente con il concetto espresso nelle parole della sua ultima frase. Grazie prof.

  20. Anonimo says:

    una sorta di viaggio senza prenotazioni o programmi! Mi piace mi fa venire in mente l’idea del viaggiatore e del turista……

  21. caterina says:

    @C’era l’H# grazie per i complimenti, ma la filastrocca non è mia….l’avevo scaricata tempo fa per fare un ‘attività con i miei alunni….non vorrei prendimi dei meriti che non ho!

  22. marina.p says:

    ragazzi…io vi ammiro (e un po’ anche vi invidio). Ma come fate?
    oggi, in un quarto d’ora libero ho aperto gli articoli, ho dato un’occhiata veloce e mi sono ripromessa di lavorarci stasera. Poi ho avuto una giornata di superlavoro ma mezz’ora fa ho aperto RSSOwl e ho impiegato parecchio per leggere tutti i commenti. Ho constatato che bloglines sull’Ipad funziona male (o forse che io lo faccio funzionare male) allora mi sono scaricata un altro aggregatore…. Nel frattempo i commenti sono aumentati e c’è addirittura la proposta (bellissima) di un racconto a più mani…su piratepad, col quale continuo a litigare (ho pagine di diario sparse ovunque nel mondo! )
    Ripeto:ma come fate?

  23. grandipepe says:

    credo che chi tra questi link cerchi un “manuale di istruzione per l’uso delle tecnologia” non troverà risposte sufficientemente tecnologiche. il Maestro Andreas si spende senza timore anche nel suo lato umano, così che @giroxia #9 osserva il calore che traspare anche dal pc e diversi insegnanti osservano che la scuola va da un’altra parte. E se… questo corso ci accompagnasse a comprendere che le tecnologie posso essere utilizzate per umanizzare? e se… anche solo poche parole, come quell’unico feroce incontro, potessero far scattare in noi un’idea congeniale alle nostre capacità e geniale per i nostri alunni? e se… i filoni tematici e i filoni interpersonali così come indicati da @Calude # 12 fossero il giusto proseguire per questo per-corso tecnolocigo, a distanza, senza volto? credo che alla fine mi dimenticherò di un sacco di passaggi e che dovrò nuovamente rileggere dei passaggi ma la cultura che avrò assorbito mi avrà fatto vedere con occhi nuovi questo viaggio. 😉 In tutto questo riflettere e rimanere affascinata dalle parole e condividendo l’emozione dei più, mi sono ricordata di aver riposto nel mio pc di più di 3 anni (data di inizio del mio percorso universitario… 🙂 @anna #33 ) uno scritto a proposito del “Codice dell’anima” di Hillman : “l’educatore potrebbe perseverare nel coltivare la ghianda, anche a singhiozzo, in modo discontinuo ma comunque alimentando la linfa vitale del diamon, che in qualche modo meglio si farà riconoscere? È la perseveranza dell’educatore il segreto dell’educazione? E’ il credere nel progetto la fattibilità e concretezza del progetto?” . Mi piace molto questo inframezzo (attendendo il prossimo post quando siamo tutti pronti) che ci permette di avvicinarci. Mi viene da fare una riflessione pedagogica: la narrazione offre la possibilità di creare un vero e proprio setting pedagogico, dove le emozioni permettono di creare condizioni “didattiche”.
    Grazie ad @Andreas che ci racconta…

  24. Annarita Bergianti says:

    Ecco è esattemente quello che avevo bisogno di sentirmi dire…meraviglioso!! Un inno alla perdita di controllo :-))

  25. Robertalinf12 says:

    Io invece leggerò una parte del post ai miei alunni…e me lo rileggerò spesso…perchè credo serva molto;poi ci metteremo a discutere e sarà bellissimo come sempre:anche se hanno otto anni se ne escono con di quegli interventi da MAESTRI DI VITA e io me li segno tutti!!

    1. Andreas says:

      @Anna #33 RSSOwl è scritto in linguaggio Java. Il software scritto in Java assorbe risorse di calcolo. Il vantaggio di questo linguaggio consiste nel fatto che chi produce un’applicazione lo fa solo per una macchina, la Java Virtual Machine, una macchina virtuale, immaginaria che non esiste. Così come è scritto non può girare in nessun sistema, a meno che in questo non sia installato un componente software addizionale che si chiama Java Virtual Machine (JVM), per l’appunto. Ovviamente tale JVM sarà specifica del tipo di computer e del sistema operativo, un Mac monta la sua, una macchina Windows la sua ecc. Quando si lancia un’applicazione scritta in Java, questa parte se c’è la JVM perché è dentro a questa che funziona, credendo che sia la macchina vera. Invece la JVM prende le istruzioni ricevute dall’applicazione e le traduce in istruzioni vere, per esempio in quelle valide per il tuo PC con Windows XP. Così quello che si guadagna nei costi o risorse di produzione per sviluppare software per una sola macchina (la JVM) si perde in performance dell’applicazione, che comporta una sorta di traduzione al volo.

      Ora, la prestazioni dei computer tendono a raddoppiare circa ogni 1.5-2 anni. Questo significa che oggi il software è calibrato per macchine almeno 4 volte più veloci (due raddoppi) di una di 4 anni fa. È probabile che una tecnologia software inerentemente pesante come quella del Java, in un’applicazione abbastanza complessa, possa mettere in difficoltà il computer.

      E in effetti, i sintomi che descrivi, fanno pensare a un processo lento; poi magari l’utente si spazientisce, inizia a far partire altre cose, altre ne chiude, con la sensazione che si sia ingarbugliato tutto ma non è detto che sia così, ha solo peggiorato ulteriormente le performance della macchina facendo partire altre cose.

      Non vedo motivi per cui non debba raggiungere http://iamarf.org. Probabilmente si è rallentato tutto, browser compreso.

  26. Anna (Firenze 23) says:

    ok anche se non è facile ma ci provo. Mi sono collegata a http://www.rsswl.org cercando il download per windows (xp) che ho io. Mi si sono aperte una serie non chiara di pagine web, ma .. alle prime quando mi chiedeva procedo ho accettato e sono andata avanti, fino a messaggio di installazione di java server machine. A questo punto durante l’installazione mi ha dato non pochi problemi e quindi sono uscita da tutto – e sono andata a vedere quali fossero i programmi installati (forse ne ho tolti anche qualcuno di troppo). Ho ripetuto l’operazione da capo per riuscire a installare Rsswl (CHE FUNZIONA), MA.. adesso non mi visualizza piu’ correttamente IAMARF.ORG dando errori di incompatibilità…
    Capisco che non sia facile, ma l’esercizio spero migliori le mie azioni. Grazie.

  27. Anna (Firenze 23) says:

    Grazie Andreas, e grazie a tutti coloro che mi hanno preceduto nei commenti. Ho avuto modo di incontrare e confrontarmi con dei giovani che avevano abbandonato l’apprendimento tradizionale. Quelli che venivano ritenuti ‘irrecuperabili’ erano di gran lunga i migliori, i piu’ straordinari nel disegnare, e le forme che esprimevano avevano presto il posto di tutte ‘ le istruzioni per l’uso’. Ma a parte questo vorrei chiedere al Prof. se mi offre delle dritte nel download di programmi free. Insomma non sto a dilungarmi ma ho impiegato 4 ore e ancora non ho finito di pulire il computer anche di cose che poi mi hanno quasi bloccato…. Forse è meglio se non uso il mio abituale strumento di lavoro altrimenti mi saltano 10 anni di lavori…

  28. Francesca says:

    Ah, benissimo….ma allora un po’ di poesia c’è anche qui! E un po’ di poesia c’è anche nella mia insaziabile curiosità. Post davvero consolatorio. Grazie prof.!!!!

  29. Paolo Del Chiappa says:

    GRAZIE Andreas, non sei un Professore ma un vero MAESTRO … pochi sanno insegnare dall’emozione e arrivando al cuore … non con una piuma vedo, a volte anche usando la carta a vetro. WOW – davvero GRAZIE!!!

  30. FlaviaMezza says:

    Salve Prof.
    ho letto e riletto con attenzione questo “racconto”, stavo premendo il tasto “stampa” perchè la prima cosa che mi è venuta in mente, mentre leggevo il testo, è stata quella di poterlo divulgare ad alcuni colleghi della mia scuola e quindi di lasciarlo per caso sulla scrivenia della sala docenti. Poi ho ritirato il mouse perchè ho pensato che non tutti abbiamo la stessa percezione e sensibilità…!
    Grazie prof.
    FlaviaMezza

  31. steppi says:

    Interessanti gli spunti di riflessione…mi è subito venuto in mente un motto che fa parte del mio essere prima alunna e poi insegnante: “Se leggo dimentico, se scrivo ricordo, se faccio imparo”..

  32. C'era l'H says:

    @Andreas: il tuo post mi ha fatto venire in mente una frase di Louis Pasteur “Metà delle scoperte scientifiche avvengono per caso, ma il caso favorisce una mente ben preparata”

    @Sabina #11 e @Claude #12:condivido quello che avetei scritto, molto interessante

    @Caterina #16: simpatica la tua filastrocca!
    C’era l’H

  33. Mario says:

    Ok, questa mi piace, sarà che sono completamente d’accordo. Trovo innaturale voler rendere perenni dei momenti che per loro natura sono sfuggevoli, e che – se meritevoli – resteranno comunque nella nostra memoria.

    PS: ne approfitto per iscrivere come sito web, nell’apposito spazio commenti, la versione html e pubblica del mio diario quotidiano. Sincera, con tutti i miei dubbi finora taciuti.
    In html semplicissimo, poi vediamo se è il caso di aggiungere quoi que ce soit.

    1. Andreas says:

      @Mario #21

      Non sono sicuro che tutti intendano in cosa si traduca concretamente l’espressione:

      …ne approfitto per iscrivere come sito web, nell’apposito spazio commenti, la versione html e pubblica del mio diario quotidiano.

      Diciamolo: si traduce nel fatto che il documento cui allude Mario si può raggiungere attraverso il link espresso nell’intestazione “21. Mario“; così potete leggerlo tutti.

      Poi commenterò.

  34. Acquemarine says:

    @Andreas (e naviganti smemorati)…
    Grazie per il post che riporta in superficie un pezzetto di quanto sommerso dell’iceberg dei nostri vissuti.
    Confesso di essermi commossa. E di questa parola quasi mi vergogno. Beh, due frasi, due citazioni… Neruda ed un vecchio Guccini. Com’è facile contraddire a viva forza la presunta neutralità ed anaffettività del mezzo che usiamo.
    Indugio, non qualche crampo di stomaco, sulle parole ‘disintossicazione’, ‘dimenticare’, ‘raccogliere cocci’, ‘intuire’…
    Precisazione d’obbligo: la Persona si intuisce sempre e comunque, se e quando esiste uno spessore da condividere…

  35. marina.p says:

    davvero bellissimo!
    mai avrei immaginato tanta poesia in corso…tecnologico!
    questa cosa delle tracce me la devo coccolare ben bene, perchè l’anno prossimo avrò una prima media e sto già immaginandomi percorsi inusuali accanto a quelli tradizionali…

    un’ultima questione: la scuola non va da un’altra parte (spero). Il fatto è come quella storia della foresta: fa più rumore un albero che cade…..

  36. rosedawn says:

    bellissimo e istruttivo racconto. “L’arte di non premere il pulsante”, bellissimo concetto anche se sono contenta che quando Henry Cartier-Bresson mi ha incontrato alla tenera età di 4 anni non si sia astenuto dal premerlo. Mi mancherebbe ora una bellissimo ricordo in braccio a mia madre.
    Per quanto riguarda “La capacità di dimenticare è una componente fondamentale dell’intelligenza.” mi dovrei ritenere intelligentissima giacché dimentico tutto. 🙂

  37. caterina says:

    Messaggi toccanti, parole che fanno riflettere, insegno ma forse non imparo quanto c’è da imparare dai miei alunni!
    «Filastrocca del buon maestro
    Maestra/o, insegnami il fiore ed il frutto
    – Col tempo, ti insegnerò tutto –
    Insegnami fino al profondo dei mari.
    – Ti insegno fin dove tu impari-
    Insegnami il cielo, più che si può- Ti insegno fin dove io so-
    E dove non sai?
    – Da lì andiamo insieme-
    Maestra/o e scolaro, dall’albero al seme
    Insegno ed imparo,
    insieme perché
    io insegno se imparo con te.»

    Condivido pienamente con Sabina…..grazie prof Andreas

  38. Claude Almansi says:

    Stupendo esempio, Andreas – viceversa. Henri Cartier-Bresson negli ultimi decenni della sua vita aveva mollato la fotografia per tornare al disegno, da dove aveva iniziato 😉 Ma persino quando faceva il fotografo, definiva la fotografia come “l’arte di non premere il pulsante”, cioè l’arte di resistere alla tentazione di voler documentare tutto. In francese diciamo anche “la culture, c’est ce qui reste quand on a tout oublié” (la cultura è quel che rimane quando ti sei dimenticato tutto – ma diciamo anche “la culture, c’est comme la confiture, moins on en a, plus on l’étale” ed è un rischio che sto correndo in questo commento, ma vabbé, lo corro).

    Però sin dall’antichità gli umani hanno anche voluto tenere tracce. Per questo ci sono le concordanze: della Bibbia, della Divina Commedia, delle opere di Shakespeare ecc. E gli indici alfabetici di altri libri. Quando preparavo un’antologia delle lettere di Byron dall’Italia, usavo la monumentale edizione curata da Leslie A. Marchand: 11 volumi, ciascuno col proprio indice, più un dodicesimo intitolato “The Trouble of an Index” con l’indice complessivo e appunto, una riflessione di Marchand sui dubbi e sulle scelte che s’incontrano nel creare un indice, cosa apparentemente così banale e ripetitiva.

    Forse c’è una motivazione altruistica nell’indicizzare: consentire agli altri di beatamente dimenticare poi ritrovare cosa serve loro in un dato momento per un dato scopo. Senza concordanza, come farebbero gli studiosi di Shakespeare ad accapigliarsi appassionatamente sulle sue metafore sartoriali?

    Ma onestamente, essendoci cascata anch’io ripetutamente – la prima volta con 8avi o 16esimi di fogli A4 sistemati alfabeticamente in scatole di cartone per diapositive – c’è anche un piacere egoistico nell’indicizzare. Perché è proprio la monotonia dell’operazione, allettata quel che ci vuole dalle scelte da fare, a farti scoprire cose che non vedresti se ti concentrassi sul “ricordare tutto”.

    E quindi ci sono ricascata con i commenti di questo laboratorio: non più con i pezzetti di carta in scatole di cartone prima con un foglio di calcolo Google nutrito da un formulario pure Google (perché non riesco a scrivere direttamente nei fogli di calcolo): e mi sono arenata all’8avo commento: trrrroppo noioso. Poi ci ho riprovato con i tag dei segnalibri Diigo.com: andava meglio, però mi sono distratta a seguire uno scambio particolare attraverso diversi post, e poi ho ripreso dal commento sbagliato nel post sbagliato quindi il risultato pur pubblico è comprensibile solo a me – ma non lo rimpiango: ho imparato varie cose:

    – basta in realtà giocare tra il motore di ricerca di questo blog poi Ctrl F all’interno di un dato post+commenti per ritrovare quel che si è dimenticato
    – ci sono dinamiche interessanti nell’insorgere di scambi
    – Ci sono filoni tematici che s’intrecciano con i filoni interpersonali

  39. Sabina says:

    Credo valga per me studente e per i miei studenti. Ma la competenza é difgicile da insegnare, forse si può solo indicare la via, insegnare ad imparare, imparare ad imparare.
    Ma come é che però tutta la scuola tira da un’altra parte?

  40. giroxia says:

    Grazie prof. Andreas, alla faccia di chi dice che il pc è freddo e impersonale. Parole toccanti e subito girate, con un bel Ctrl+c e Ctrl+v, al fidanzato illustratore…
    Una volta un amico pittore mi disse: mi distacco con piacere dai miei quadri perchè da qualche parte, in qualche parete, in qualche casa esistono sempre.

  41. alessandro says:

    Concordo pienamente con quanto scritto. Lo ripeto incessantemente a tutte le mie colleghe che chiedono manuali, riempiono di appunti su mille passaggi fogli e fogli: lasciate perdere gli appunti e cominciate a cliccare, qualcosa succederà e sarà che avete imparato veramente qualcosa. Sui disegni poi…a volte ci vogliono venti trenta ore di lavoro per completarne uno e un paio di minuti per regalarlo. Deve essere così, una volta deposta la matita continui a guardarlo, ma la mente già lo abbandona per rincorrere un nuovo progetto.

  42. Daniela L. says:

    Bello!” La capacità di dimenticare è una componente fondamentale dell’intelligenza…seguite le tracce che vi incuriosiscono…”. E’ dalla curiosità che nascono tutte le scoperte e le scoperte danno luogo al progresso…

  43. Andreas says:

    @Angela Da quel giorno non l’ho mai più rivisto ma anche solo per quell’episodio feroce m’è maestro forse più di ogni altro. Quando ci ripenso mi si gonfia il cuore.

  44. Marvi says:

    La conoscenza si costruisce con l’esplorazione, è un espressione che racchiude tutto con una semplicità. Quanta voglia hanno i nostri bambini si esplorare….
    Mi è venuta in mente un attività che farò con i miei esploratori……grazie

  45. ElisabettaF says:

    Stupende parole, mi identifico perfettamente nella sensazioni qui così ben descritte, fantastica sintesi, intuizione grandiosa dei timore legati all’enormità del conoscere e alle paure umane di non capire, non ricordare, dimenticare. Mi piace tantissimo!

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