Inizia il II semestre

Premessa

Questo post non è una critica agli organi di governo dell’università. Non è nemmeno una critica agli uffici amministrativi e tecnici nei quali ho trovato persone che hanno cercato di darci una mano e che ringrazio ancora.

Questo post rappresenta uno spunto di riflessione sulla cronica inadeguatezza delle nostre istituzioni a seguire i mutamenti del mondo che si avvicendano ormai ad un ritmo vertiginoso. È quindi una riflessione che si riferisce ad un contesto e ad una cultura che caratterizzano un ambito ben più ampio di quello del singolo ateneo. Sta di fatto che il problema c’è ed è grave.

Antefatto

All’inizio del I semestre fui giustamente indotto da molti amici a trasferire le attività online per l’insegnamento dell’informatica di base sui server che l’ateneo ha deputato alle attività didattiche attinenti all’e-learning.

L’operazione è stata semplice e indolore ma l’impiego di questo sistema ha generato un problema cospicuo. In breve:

  1. Per poter utililizzare la piattaforma, il sistema di e-learning richiede a ciascun studente matricola e password assegnate dall’università per poter accedere ai servizi
  2. Per gli studenti di molti corsi di laurea la partecipazione ai servizi di e-learning risulta di fatto impossibile perché le complesse procedure di assegnazione degli studenti ai vari corsi di laurea ritardano l’attivazione delle password anche di molti mesi.

A causa di questa situazione nel corso del I semestre è stato necessario cambiare al volo le procedure previste dal corso cercando di salvaguardare al massimo la qualità dell’offerta didattica agli studenti.

Rimedio

Il problema concerne soprattuto il I semestre ma avendo capito che non sarà facile trovare una soluzione in tempi brevi ed essendo il mio compito primario di docente e ricercatore quello di perseguire tutte le occasioni di innovazioni, risolvo la questione sin da questo II semestre rinnovando ulteriormente l’architettura del corso secondo le più recenti proposte emerse a livello internazionale nel campo dell’applicazione delle tecnologie informatiche alla didattica. Il rinnovamento comporta lo spostamento del fulcro delle attività dall’interno di una piattaforma di e-learning all’esterno verso servizi WEB liberamente disponibili. Seguo in questo modo i più recenti suggerimenti di personaggi del calibro di David Wiley e Stephen Downes, giusto per menzionare gli esponenti di maggior rilievo. Un buon riassunto dell’argomento è stato scritto da Caterina Policaro. La nuova architettura si evince dalla descrizione del corso che si trova nelle pagine wiki del medesimo.

Ripresa della premessa

Ripeto. Mi rifaccio ad un antefatto preciso perché è esemplificativo e perché giova ragionare su cose concrete ma non vi è nessuna critica specifica nei confronti di nessuno. L’inadeguatezza che ho menzionato è strutturale e culturale. Riguarda tutti noi. Le considerazioni di Maria Grazia Fiore sulla valutazione nell’università sono un altro buon esempio.

Vi è la consuetudine di identificare l’innovazione con iniziative top-down che vengono subito istituzionalizzate, prima ancora che esse possano avere mosso i primi passi. Come dire: “Di questo bel neonato facciamo un grande ingegnere!”

Oggi questa è una strategia perdente.

Tutte le grandi innovazioni nate nel terzo millenio sono del tipo bottom-up.

Compito delle istituzioni e delle organizzazioni deve essere quello di favorire al massimo le circostanze affinché nuovi fenomeni sorgano spontaneamente. Codifica, regolamentazione, istituzionalizzazione vengono dopo.

Aziende del calibro di IBM o di Procter & Gamble l’hanno capito bene, per esempio. Varie altre aziende e organizzazioni si sono adeguate prontamente ma siamo solo agli inizi. In tutto il mondo le istituzioni pubbliche stanno arrancando, massimamente quelle didattiche. In Italia, duole dirlo, non brilliamo davvero.

Risposta di uno studente

Vi propongo la risposta di uno studente al post precedente sui clown in corsia. Uno dei tanti studenti che, venendo a studiare nel nostro paese da lontano, ha imparato l’italiano studiando contemporaneamente qualcosa’altro. È uno sfogo che, prendendo le mosse dalle considerazioni sull’avviamento dei clown in corsia, parla delle vicissitudini degli studenti nella facoltà di medicina. Non nascondo di condividere in gran parte queste opinioni e comprendo che tanti miei colleghi potranno condividerle più o meno. La pluralità delle opinioni è un fatto naturale, anzi asupicabile. Sono però sicuro che l’attitudine ad ascoltare gli studenti sia una grande carenza della nostra scuola, di tutte le nostre scuole.

Grazie Prof!

E’ incredibile la precisione e sensibilità con cui lei riesce a scoprire le nostre paure! Anch’io spesso rifletto su tutto questo guscio che ci tiene stretti al suo interno e che è fatto di tantissimi materiali, i più diversi, che non mi piacciono molto! Anch’io ho tanta paura dei numeri, dei conti che vorrebbero rispecchiare, e che non rispecchiereanno MAI al 100%, la nostra preparazione e capacità professionali; e purtroppo tantissime volte ci ho sbattuto la testa, e forse tante altre volte lo dovrò fare… da sempre è stato così! Da sempre in ogni scuola, siamo stati codificati e numerati con misure approssimative … ci siamo mai chiesti perchè non è mai esistito uno psicologo nella scuola? Un ora dedicata alla psicologia umana? Eppure servirebbe a chiunque, soprattutto ai ragazzi in fase di crescita alla prese con le prime responsabilità!

In questi ultimi 3-4 mesi ogni giorno ho lottato contro la rabbia, lo stress e l’incessante pensiero all’ingiustizia che spesso dobbiamo subire, senza aver alcuna voce in capitolo! Mi sono chiesto, perchè io che mi dedico con passione alla mia formazione, non devo aver mai nessun stimolo verso l’umanità da chi dovrebbe essere la mia guida (forse una guida non c’è!); perchè devo spesso rimpicciolirmi e chiudermi nel mio silenzio, per paura di mille blocchi mentali, fisici e universitari e buttar giù amari bocconi di insensibilità e disattenzione da parte di chi non è un modello di empatia né di umanità. Mi dispiace profondamente fare i conti con una realtà che non riesce a promuovere il mio stato d’animo verso la gioia e umanità. Mi son chiesto in questi mesi, perchè chi avrebbe dovuto insegnarmi non solo una materia, che per inciso dovrò studiare su 10 testi diversi (e i miei appunti di lezione non serviranno mai ai fini dell’esame!), non ha saputo darmi la chiave vincente per rimanere vivo dentro e verso gli altri; perchè chi ha già percorso con mille sacrifici e fatiche questa strada, dimentica che anni fa era come me e aveva bisogno di essere incoraggiato e guidato; perchè perfino molti specializzandi si nascondono e ci snobbano, persino si vergognano di salutare noi poveri studentacci perchè siamo inferiori, mentre loro invece… che tristezza!

Con mille paure e ricatti informali, che sono i peggior fantasmi, finiamo per vivere la formazione verso una delle professioni più VIVE e VITALI, che si nutrono di CONTATTO, COMUNICAZIONE e DIALOGO, nella maniera più PASSIVA possibile.

A breve finirò il mio percorso… e non mi era mai successo di affrontare vere crisi e momenti di abbattimento… non ho mai messo in dubbio le mie scelte, ma sono stato sempre determinato; ed invece? Invece, non mi vergogno di dirlo, ho ceduto pure io quest’anno…il fardello delle responsabilità, dei regolamenti disumani, dello stress psichico mi hanno fatto vedere un lato di me che prima credevo inesistente: ho avuto tanta paura della mia fragilità e debolezza, paura di aver sbagliato tutto… si rende conto prof?

Mi sono chiesto perchè in Francia, in Germania o in Spagna, nessun studente di medicina mi capirebbe e nessuno si sentirebbe mai come me… Perché all’estero gli studenti di medicina vedono più i reparti che le aule? Mi sono chiesto, perchè qui diversi ragazzi vanno verso l’esaurimento nervoso? A chi servono i medici schizzofrenici ed esauriti? E’ una strategia avere più studenti fuori corso che in corso? E’ una strategia garantire lo studio solo ai più ricchi? Con tasse salatissime e strumenti che pochissimi utilizzeranno, perchè la corsa è mirata a passare l’anno e l’esame, perchè se ti becchi il blocco per un esame, sei un uomo morto…ma è una follia! Non sono uno studente bloccato, ma ho molti amici bloccati. Quale formazione danno i blocchi? Non è meglio focalizzarsi sulla propedeudicità e togliere le BOCCIATURE da LICEO dall’università? Perchè perdere un anno intero a causa di un solo esame? In quell’anno non puoi più dare gli esami successivi né prendere firme, devi andare a lavorare e già che ci sei andare in analisi, perchè ti ha distrutto pure l’idea che non puoi chiedere dai tuoi una tassa in più dopo mille sacrifici! Non è giusto, e ti uccide da dentro… a che serve poi? Perchè a lezione ci sono sempre massimo 20 persone su 200, e tutti a casa a studiare perchè se non dai l’esame c’è il blocco? E’ stata testata scientificamente l’efficacia di questo metodo? Che succede in altre facoltà senza blocchi? Sono meno preparati e competenti? Vorrei capire, solo questo…e proprio non ci riesco! E questo mi fa paura!

Non riesco a mollare, perchè in fine dei conti, mi sento RINATO! Per assurdo, grazie al periodo più brutto della mia vita universitaria, ho capito che questa è davvero l’unica cosa al mondo che voglio fare, e perchè no, VOGLIO FARE LA DIFFERENZA! Voglio essere io un punto piccolo, che però non dimenticherà mai la sua provenianza… so che con me ci saranno altri puntolini e che tutti stiamo camminando verso una stessa direzione, con un unico messaggio ed obiettivo nel cuore..questo mi conforta ma mi creda è demotivante e straziante l’involucro che ci tiene soffocati!

Le scrivo, perchè mi piacerebbe parlare con lei di quello che tra i pochi riesce a percepire; perchè uno studente che ama ciò che fa, non deve soffrire così disumanamente, rischiando di non essere mai apprezzato e premiato dai numeri… perdere l’anno, o essere umiliato agli esami (purtroppo succede spesso e ogni anno peggio…ma perchè? )! Ho paura della passività, che ignora ormai la qualità in questa formazione; e mi spaventa il futuro della medicina in mano a qualcuno che ha vinto solo nella corsa. Ho paura dei miei pensieri e delle mie idee, ed ho paura di dover fuggire ancora dall’infelicità!

Spero di poter parlare con lei, e parlarle a cuore aperto… spesso ci troviamo soli in questo sistema e questi schemi che ci vengono imposti, ed è davvero sorprendente vivere ancora in un LICEO chiamato università, dove non sei libero di organizzarti da solo. Siamo ignorati… e non chiediamo molto, ma vivere umanamente e serenamente lo studio!

Grazie prof di esserci sempre stato per noi; è un vero amico, padre e professore per noi…un punto fermo, dove sai che sei ascoltato e compreso…
a presto

Dibattito sull’Economist

Nelle pagine Web dell’Economist si sta svolgendo un dibattito online sulla seguente proposizione

Social networking technologies will bring large [positive] changes to educational methods, in and out of the classroom.

Per partecipare è necessario fare un account free.

Ho avuto questa informazione da un messaggio di Sharon Peters in twitter. È interessante anche il post della medesima autrice dove compare la segnalazione.

Formule, il valore del contesto …

Recentemente Andrea scriveva

Spesso ci siamo detti “Ma perché uno così non ci insegna anche la fisica?”…

Per almeno due buoni motivi:

  1. Non me la ricordo 😀 certo, potrei rimediare ripassando ma ci vuole tempo (vedi punto successivo)
  2. Non ho tempo 😀 sono già abbastanza spalmato in modo informatico su 500-600 studenti l’anno, se aggiungessi la fisica non ci rimarrebbe più niente ..

Tuttavia, un paio di post recenti che mi sono piaciuti (uno di una studentessa ed uno di un’amica in LTEver) mi inducono a fare delle considerazioni sulle formule, le formule matematiche che si usano tanto anche nella fisica. È un argomento al quale sono sensibilizzato dalla convinzione che il linguaggio matematico sia pressocché ignorato dalle scuole. Parlando con tanti giovani, i figli e tanti tanti studenti, mi sono persuaso che non giunga loro quasi niente del pensiero matematico e del linguaggio matematico.

Non è questione di quanto si lavora a scuola o da quale scuola si proviene. Si lavora anche troppo a scuola, in particolare si fanno troppe lezioni a casa, troppe perché si lavora male. Tanti esercizi fatti per ottenere un risultato mediocre: una grossa quantità di mediocrità non compensa una piccola quantità di qualità. Il voto, a cui la maggior parte dei genitori è così attenta misura poco e nulla in questo senso. Anche il tipo di scuola influisce poco. Vi sono classi di liceo scientifico dove la matematica si insegna peggio che in classi di liceo classico. Differenze inessenziali quelle fra le scuole, la differenza la fanno i singoli insegnanti. Un solo insegnante che affronta il suo impegno con passione, amore e curiosità fa miracoli nel cuore e nella mente di un giovane, anche se gli capita di insegnare in una scuola professionale serale. Un insegnante di ruolo in un liceo classico blasonato può distruggere l’interesse per la matematica nella maggior parte dei suoi allievi, a prescindere dal fatto che vengano poi promossi o bocciati (si dice sempre così?), questione inessenziale questa rispetto alla prima.

Non ho certo la pretesa di rimediare alcunché con queste note ma solo di suggerire un atteggiamento più cosciente e arioso nell’affrontare un testo corredato di formule matematiche. Il tema mi preme molto, mi ha preso la mano, si è allungato troppo e l’ho quindi spostato fra gli articoli: Formule, il valore del contesto ….

Mi tuffo nel Web 2.0!

Rivitalizzato dalla partecipazione alla community LTEver, un posto dove si discute su questioni di insegnamento e tecnologie usando i blog, e da un corso sulla Open Education, ho portato in Moodle il mio corso di informatica spostando ulteriormente il baricentro dallo studiare al fare.

Spero che la rivitalizzazione non si riveli una sbronza …

Torno a scuola!

Ebbene sì, ho avuto un’opportunità di tornare a scuola e l’ho colta.

Si tratta di un corso online sulla Open Education. L’argomento del corso, Open Education, consiste in offerte formative di qualsiasi tipo o livello distribuite liberamente in rete. Il corso è accessibile per chiunque e viene gestito mediante blog e wiki.

Chi mi conosce o chi ha letto qualcosa delle mie pagine web o del mio blog probabilmente penserà che io stia andando incontro a seri problemi cognitivi, considerate le opinioni che ho sulla maggior parte delle scuole che conosco.

Certo, non si può escludere che stia rincretinendo, tuttavia posso addurre delle giustificazioni.

  1. È proprio la pessima opinione su tutte le scuole che ho frequentato a rendermi estremamente curioso su forme di insegnamento alternative. Umano sperare …
  2. Credo moltissimo nei valori della condivisione e della partecipazione e si legge molto delle virtù dei blog e dei wiki. È inevitabile essere incuriositi da un corso nel quale il blog rappresenta il veicolo di comunicazione primario.
  3. Credo moltissimo nei valori della condivisione e della partecipazione e il fenomeno del software open source ne costituisce un’espressione concreta entusiasmante. Con l’open source, chi produce software lo rende disponibile in rete perché altri lo possano utilizzare ed eventualmente anche modificare. Il corso in questione verte sulla “Open Education” con la quale si offre istruzione liberamente in rete: una forma di istruzione che rinforza il libero accesso alla conoscenza. La conoscenza non rientra forse fra le risorse fondamentali per la vita dell’uomo quali l’aria o l’acqua? Come si fa a non andare a vedere di che si tratta?
  4. Insegno informatica. Impossibile non tentare di aggiornarsi su ciò che offre la information technology.
  5. Avrò molto lavoro questo autunno e sarà quindi difficile che riesca ad essere un buon studente. Non lo sono stato quasi mai del resto. Bene. Un’ottima occasione per calarsi nei panni di uno studente in difficoltà, credo che possa fare molto bene ad un professore.

Arrancherò per via del poco tempo a disposizione, arrancherò perché so poco l’inglese, arrancherò perché a scuola ho sempre arrancato. Non importa. Anche se prenderò brutti voti, anche se boccerò, semmai in questo corso si può bocciare, avrò avuto la possibilità di mettere il naso in qualcosa che mi interessa e che potrebbe migliorare ciò che sto cercando di fare.

Siamo sicuri di ascoltare gli studenti?

Temple Grandin, la nota autrice autistica di alcuni libri di successo, sostiene che le persone normali sono troppo astrattificate. Temple dice di pensare molto più per immagini ed è estremamente istruttivo vedere come sia riuscita a trasformare quello che poteva quasi sicuramente rappresentare un handicap in un fattore vincente nella sua professione.

Temple riesce a vedere cose che gli animali vedono ma i normali no, perché astrattificano troppo: costoro vedono l’astrazione che hanno in mente più della scena che stanno guardando. Dice Temple che

… gli enti amministrativi competenti (NdR: nel settore degli allevamenti di animali da carne) sono tutti diretti da gente che è stata al college, ma che in qualche caso non ha mai messo piede in un impianto per la macellazione, e meno che mai ci ha lavorato.

In sostanza Temple critica la società dei normali che, in un certo senso, si fida troppo dell’astrattificazione. La questione può concernere coloro che si ritrovano ad amministrare processi che non conoscono in pratica ma può anche riguardare scuole che sfornano persone con la mente ingolfata da astrazioni e che non sanno fare niente.

Mi viene in mente una conversazione avuta ieri con una studentessa di medicina. Una ragazza brillante, al VI anno, in corso, sta facendo la tesi, ha studiato il V anno in un altro paese europeo.

È rimasta affascinata da come si studia in quel paese. Esempio di lezione: in circolo, il professore discute a lungo una serie di casi clinici con gli studenti, solo nell’ultimo quarto d’ora la proiezione di alcune diapositive per commentare e generalizzare gli elementi discussi prima. La ragazza è depressa: qui si continua a stare a scuola. Pratica: zero o quasi.

Là, già dal primo anno, gli studenti vengono coinvolti nelle attività di reparto, qui passano almeno tre anni prima di vedere dei pazienti.

La ragazza pensa di andarsene appena laureata.

Ho citato l’ultima conversazione ma questo è ciò che pensa la maggioranza di coloro che vanno a studiare all’estero.

Due osservazioni:

1) i problemi dell’insegnamento ci sono in tutti i paesi (Papert non è italiano … tanto per fare un esempio), ci sono tuttavia delle differenze

2) Ho fatto del tutto casualmente un esempio riferito a medicina perché ci vivo, ma la prevalenza delle chiacchere sul fare è una cosa che concerne più o meno tutte le scuole.

Ma che bello in Internet …

Continuo a ricevere lettere da quando ho posto in rete IAM. Riporto qui l’ultima.

Non sono portato a gongolare per ogni novità tecnologica, anzi … ma è innegabile che scoprire di avere pensieri in comune con tante persone è un fatto entusiasmante. Persone sconosciute ma anche persone conosciute, con le quali non ti saresti probabilmente mai messo a parlare di quei pensieri, chiusi in relazioni stereotipate.

Non gongolo ma che bello …

Caro Andreas,
sono al mare, in Sicilia; dalla finestra vedo solo il mare e le isole Eolie davanti a me. Il tuo messaggio, articolato, elaborato, strutturato, è “semplicemente” bello, come quello che sto ora vedendo dalla finestra.
Quanto c’è da pensare, ripensare e fare per assolvere al compito di insegnare! E’ una responsabilità che ho sempre sentito, perchè nella mia esperienza il ruolo del docente, cioè della persona che ti guida nel procedimento dell’apprendere ( o meglio del crescere, o forse meglio ancora del cambiare e trasformarsi), è stato un ruolo chiave. La tecnologia, il prodotto, power point sono solo degli strumenti e come tali vanno considerati. Di questi puoi utilizzare o comprare o impiegare il migliore. Ma sei te, il docente, che devi metterti in gioco ad ogni lezione, insieme con gli allievi che hai davanti.
Un’osservazione sul ruolo della lettura: purtroppo non tutti hanno la possibilità di arricchirsi leggendo e di arricchirsi solo quanto un libro ti può consentire di fare: il libro è una traccia, i personaggi non hanno un volto preciso, sei te che leggi che costruisci le tue immagini, che ascolti i suoni del libro, che senti le voci e le inflessioni dei personaggi, sei tu lo sceneggiatore, il costumista e il regista. Quanta creatività ti viene richiesta dal libro che stai leggendo!
Grande l’iniziativa del 18 giugno (passato in ambulatorio interamente , ma mi sentivo coinvolta “a distanza”): messaggio quanto mai attuale “voler bene al malato”(in senso fisico, quindi toccare, carezzare, giocare, ridere), atteggiamento quasi improponibile in certe realtà mediche anche a noi vicine!!

Festa al manicomio criminale

PROLOGO

Ieri al manicomio criminale di Montelupo. Anzi all’opg, ospedale psichiatrico giudiziario. Tipico, cambia il nome ma non la sostanza: la cultura dell’immagine.

C’era la Festa del grano all’opg di Montelupo ieri.

Liberi nel campo sportivo, loro e noi, alcuni chiaramente loro, altri non ho nemmeno capito se loro o noi.

Nuvola, amico clown, attratto dalla pazzia perché terrorizzato dalla pazzia della normalità, non sta nella pelle. Imbrocca uno di loro. Questo fa:

“Sei uno del I piano? Io sto al II, quelli del I li conosco poco …”

Nuvola si è montato la testa, non gli si sta più intorno …

Sorriso. Amaro sorriso.

LA FESTA

Bravi bravi bravi quelli di noi che si impegnano per tirar fuori loro da quel buco nero.

Musicisti, saltimbanchi. Noi? loro? Non so, sono uomini che si divertono. Grande lavoro state facendo.

Ballano loro. Si divertono come matti. Noi, inchiodati alle seggiole come stoccafissi. Accidenti a me, non ce l’ho fatta questa volta. Un mio limite, troppo intimorito dall’ambiente.

CONGEDO

Mi siedo in macchina. Regolo la temperatura, scelgo la musica, comunico con chi mi va di sentire … pieni di lussi queste macchine. Cose normali oggi, quasi per tutti noi. Quasi.

Loro sono rimasti là. Quelli gravi, mai fuori, nemmeno sul prato di oggi. In otto in stanze di otto per tre metri, col cesso nel mezzo.

Ci sono cinque (sei, non ricordo) opg in Italia. Uno di essi femminile. Totale 1200 persone. Un buco nero con 1200 persone dentro.

Un buco nero. Anzi un piccolo buco nerissimo dentro ad un grande buco nero: il pianeta carcere. Nerissimo e piccolissimo quel buco: 0.02 per mille del popolo italiano. Che costerebbe trattarli come esseri umani? Praticamente niente.

PS: In tali buchi neri c’è anche gente che ci deve lavorare, mi ha ricordato giustamente un amico …

Clown: dalla teoria alla pratica

Ricordando la bellissima mattina del 18 giugno ove Patch Adams fu con noi, rammento anche di essere stato un pò critico, o meglio esortativo, con i cari studenti che si sono occupati dell’organizzazione dell’evento.

Il succo era: sì va bene l’evento ma il mondo e oggi pieno di eventi; più importante è agire per davvero, cimentarsi.

Che bello quando i giovani ti prendono in contropiede e sopravanzano le tue aspettative, professorino saccente! Sono contentissimo d’essere stato così rapidamente smentito …

Pongo qui un messaggio rapinato dal forum degli STUnFi all’inizio della vicenda e il resoconto della prima uscita, appena scritto da Nuvola.

PROGETTO M’ILLUMINO D’IMMENSO

Allora ci siamo!
Nuvola, quel matto che all’incontro con Patch ha fatto un capitombolo memorabile, si è offerto volontario, gratis, di accompagnarci in una struttura ospedaliera a fare clownerie coi pazienti, col primo obiettivo di esercitarci a trovare il contatto migliore possibile col “paziente”!!

Di cosa si tratta in soldoni:
– QUANDO: da Luglio prossimo fino a Luglio del prossim’anno
– DOVE: nell’ospedale di S. Maria Annunziata, a Bagno a Ripoli
– DI CHI E’ IL PROGETTO: non si tratterebbe di un progetto di Castellinaria, ma di CASTELLINARIA & STUnFi! ASSIEME!!!
– DI COSA SI TRATTA: 1 volta a settimana – max 2 – 1 di loro (Nuvola o Formaggino: esperti con 13 di attività alle spalle (e sulle palle!)!) e 1 di noi andremo in reparto (lavorando sia con bambini sia con adulti: cosa molto importante!) ad esercitare il contatto con il paziente, e le basi della clownerie
– QUANTI DOVREMO ESSERE: minimo 2 o 3, massimo 800 milioni: il discorso è che più saremo, meno turni a testa avremo (cosa che può anche aiutarci in quanto siamo molto impegnati!!!).
Vi sarà al 99% anche una donna laureata in psicologia: suo principale scopo è quello di fare il clown, ma è anche una persona a cui chiedere aiuto nel caso avessimo dei dubbi con un particolare paziente..
– QUANDO IL PRIMO INCONTRO: in settimana! Bisogna incontrarci con Nuvola perché ci deve parlare di persona! Deve anche vedere QUANTI siamo e CHE VOGLIA abbiamo (tanta!). Inoltre si guarderà per ciascuno il modo migliore di prestare e recepire questo servizio.
La prossima settimana Nuvola ha un appuntamento col direttore sanitario, e bisogna che ci vada informato!!!
– ULTERIORI IMPEGNI: una volta al mese ci dovremo riincontrare tutti assieme
– OBIETTIVO (oltre quello della cura al prossimo): dopo un anno, dovremo essere indipendenti e potremo continuare l’attività da soli, senza obbligatoriamente la presenza di Nuvola o Formaggino!!!
– CREDITI: eventualmente la cosa ci varrà dei crediti formativi, guardiamo un po’ se sarà possibile.

PRIMO INTERVENTO IN OSPEDALE

Dice Nuvola:

Buooooongiorno a tutti voi, vi informo che da stamani è partito ufficialmente il progetto “M’illumino d’immenso” con la prima uscita che è stata fatta da me e Sandro che da ora in poi sarà denominato Dott. Bombo(loncammello), mi pare che sia andato tutto molto bene, per adesso ancora non siamo partiti con la maternità ma abbiamo avuto stamani il primo contatto con il primario del reparto che avviserà i suoi collaboratori e ci farà sapere quando partiremo anche nel suo reparto (speriamo prima possibile). Stamani abbiamo lavorato soprattutto con i bambini che dovevano fare le prove allergiche e nessuno di loro è risultato allergico a noi due. In allegato trovate il programma del mese di Luglio, per quello di agosto ancora dobbiamo decidere i giorni anche se penso che rimarranno i soliti (lunedì e sabato mattina). Stamani abbiamo fatto un intervento di tre ore (9/12) ma sto pensando di portarlo a 4 (8/12) poiché ci siamo rientrati strettie se avessimo dovuto fare anche la maternità non ci sarebbe bastato il tempo, vedremo la prossima volta e poi tutti insieme decideremo quanto fare.