Ricomponendo tasselli sparsi in qualche bricovideo e compito


Dove si ricompongono tasselli sparsi baloccandosi con roba fatta in casa


Post aggiornato il 19 gennaio alle 9:00: ho spostato i video, che ora sono tre, nel nuovo post Una particolare introduzione alla nuvola


Due sono gli intenti di questo post in divenire:

  • Recuperare vari tasselli sparsi, HTML, JS eccetera, per ricomporre un quadro generale, una big picture del web, nel più semplice dei modi.
  • Sperimentare un modo colloquiale di comunicazione video, del quale magari parlare successivamente. Roba in fieri, tutta piena di difetti, ma cercata.

Per ora questo video, ma è il primo di due o tre. Ripubblicherò questo post via via che avrò pronti i successivi.

In questo primo video, che ora compare qui, viene menzionato il concetto di software libero, che abbiamo già toccato marginalmente qua e là. Vi chiedo di approfondirlo ulteriormente, leggendo questo testo sull’idea di “etica hacker”. L’incipit arioso di questo testo è dovuto al fatto che l’ho presentato varie volte in vari consessi, anche in classi di liceo. È un attacco che mi è servito egregiamente a disorientare inizialmente gli astanti con il fine di sgombrarne il più possibile la mente da una serie di preconcetti che, purtroppo affliggono in modo pervasivo il pensiero comune.

Invito anche a leggere subito dopo il testo dell’orazione di Richard Stallman che ci aveva proposto Claude, oppure di guardare il video della presentazione. Vedo che la proposta di collaborare alla realizzazione dei sottotitoli ha suscitato poco movimento. Peccato. Ho trovato solo i sottotitoli (in italiano) della prima metà del discorso del presentatore. Io ho provveduto a completare la seconda metà. Ora c’è da trascrivere il testo del discorso di Stallman. Continuerò. Se qualcuno aiuta, tanto di guadagnato, sennò fa lo stesso.

Vi chiedo come compito, dopo avere visto i video di questo post (sta arrivando un terzo video) e dopo avere letto i due testi che vi ho appena indicato, di scrivere un post, sui vostri rispettivi blog, sulle vostre esperienze precedenti con il software libero e sulle vostre attuali opinioni e domande, dopo avere letto e guardato questo materiale.

Ed ecco ora il secondo dei tre video, che ci porteranno all’idea della nuvola.

Tra video e testo


Dove scopriamo come il video possa aiutare il testo e viceversa e dove forse allievi e docenti fanno un compito insieme …


Le categorie sono comode ma il mondo preferisce generarsi fra le categorie. Video e testo sono categorie, ma anche qui ci può essere molto nel territorio di mezzo. Io questo territorio l’ho scoperto grazie a Claude, ed è una bella fortuna che lei si sia prestata a condividere qui con noi la sua esperienza – e non solo riguardo a questo argomento.

Passo quindi il testimone e vi invito ad andare a leggere il contributo che ha scritto appositamente per noi nel suo wiki. Solo due parole prima.

Il valore di questo episodio è molteplice.

È un ottimo esempio di contaminazione dell’insegnamento: una persona incontrata in rete, che viene coinvolta in un’esperienza formativa, portando al tempo stesso un bagaglio di competenze, prospettive e aperture che sarebbe stato impossibile reperire nel chiuso di un’aula, fisica o virtuale che sia, se gestita e immaginata convenzionalmente.

È interessante la contaminazione delle competenze, che Claude mostra molto bene con le sue azioni, ma di questo ho appena scritto qualche riga su un altro commento.

È interessante anche perché lascia emergere il concetto della rete pensata per tutti. Invece di disperdersi in infinite discussioni sul bene e il male della rete, vediamo di lavorare per potenziarne il bene, poniamoci il problema di rendere le nostre creazioni accessibili a tutti, anche a chi ha limitazioni di qualche tipo: emerge la questione dell’accessibilità.

È interessante la contaminazione degli strumenti tecnici: i sottotitoli sono sottotitoli? Non solo, ci possiamo fare gli appunti. Creatività pura.

É interessante la sequela di esercizi proposti da Claude. Invito tutti a prenderli sul serio.

É molto interessante il video di Stallman, un messaggio sul messaggio e come spesso succede, il messaggio sovrapposto è ben più importante di quello iniziale sottostante. Leggete attentamente la proposta di Claude. Vogliamo porci come compito la sottotitolazione in italiano completa di quel video? Un’ottima occasione per fare un riflessione di grande importanza sulla rete e sul suo futuro e un’ottima occasione di fare un servizio alla comunità. Un compito che mi assumerei io medesimo, insieme a voi. Tutti insieme ce la possiamo fare …

Ecco il link alla sezione Sottotitoli e dintorni scritta da Claude.

Pratiche del cyberspazio


Dell’embeddare e del condividere nel cyberspazio e qualche altra pertinente divagazione su pratiche varie


Aggiornamento 10 gennaio @ 9:29

Per abitudine pluriennale ho fatto riferimento a OpenOffice, mentre intendevo LibreOffice. Qual è la differenza? Sul piano del costo per l’utente non c’è differenza perché ambedue sono fatti per essere scaricati e usati liberamente. Tuttavia LiberOffice è “più libero”. Due parole per capire. OpenOffice nacque alla fine degli anni 90 – si chiamava StarOffice – come un progetto open source della Sun Microsystem, grande azienda IT famosa per i suoi computer di alto livello e per il sistema operativo Unix Solaris. Sono molte la aziende che trovano vantaggioso sviluppare progetti open source, cioè che non comportano un costo per gli utenti. Nel 2009 la Sun è stata acquistata dalla Oracle, il gigante dei database commerciali. In seguito a questo passaggio, gli sviluppatori di OpenOffice sono progressivamente usciti dal progetto per riconvergere in un nuovo clone, LibreOffice, appunto, che è sostenuto interamente dalla comunità e non da attori commerciali che ne possano influenzare le scelte. Inutile dire che, tutte le volte che sotto ho scritto OpenOffice, intendevo LibreOffice!!!

-> Gioiosamente scaricate, usate e diffondete software libero <-


Aggiornamento dopo dieci minuti: le vicende di Monica e Elena, che compaiono in questo post, sono romanzicchiate con il fine di descrivere compiutamente alcuni aspetti pratici che mi sembrano importanti; non comportano alcun giudizio del loro lavoro che ho apprezzato molto. Le ringrazio quindi anche di questa “collaborazione” 🙂


L’anno scorso, anche se pochi giorni fa, Monica mi aveva fatto questa domanda per email:

C’è modo di inserire il codice embed in powerpoint, in maniera che si possa visualizzare un video?

La domanda offre lo spunto per sviluppare alcune questioni interessanti.
Continua a leggere …

Usiamo la scrittura collaborativa per gestire l’aula online


Aggiorno questo post con il link al video che ho sottotitolato in italiano della presentazione dove Peter Martischka espone le caratterisiche salienti sel sistema di scrittura collaborativa Etherpad Lite, che propongo di usare per alcuni nostri scopi. Guardando le immagini di questa presentazione, fatta da un giovane dalle competenze elevatissime, su di un artefatto estremamente complesso, con chiarezza, freschezza, uso consapevole e misurato dello strumento “presentazione”, perfettamente nei tempi, mi vengono in mente le miriadi di pessime presentazioni accademiche a cui ho assistito, basate sulla supponenza a priori del proprio valore, ma troppo spesso ridondanti e logorroiche. Questo ragazzo è un operatore-creatore attivo della società e quasi certamente, tutto quello che dimostra qui di saper fare, non l’ha imparato a scuola, ma non solo, dimostra anche di saper gestire con misura e competenza una presentazione. E mi viene in mente un altro brano dell’articolo di Celli, che ho citato nel post precedente:

Far valere la propria superiorità intellettuale, scambiando il luogo dove si impartisce istruzione come la culla del sistema culturale di un paese, non aiuta a capire che oggi i luoghi di produzione, scambio e frantumazione delle conoscenze, della loro distribuzione fino a entrare in forme mutanti – prendere, lasciare, modificare, recuperare eccetera – sono ormai plurimi, non presidiabili autarchicamente, né affidabili a monopoli.


Ho trasferito l’ultima lista delle prenotazioni, aggiornata con le ultime annotazioni di Benedetta e Gaetano, nel pad (taccuino) che avevo creato qualche giorno fa con Etherpad Lite, e al quale potete accedere al seguente indirizzo http://beta.etherpad.org/p/Prova%20di%20etherpad%20lite..

L’idea è che le novità e le variazioni vengano riportate nel documento dagli autori stessi, decentralizzando la gestione della lista delle prenotazioni.

Un’altra idea che vi trovate è di utilizzare il pad come una sorta di spia di aula occupata per evitare che due persone cerchino di accedervi contemporaneamente con le mie credenziali, e che l’una delle due si domandi perché non riesca ad entrare, magari pensando di avere sbagliato qualcosa …

Per il resto andate a vedere e controllate se ho trascritto bene la lista, eventualmente correggete quello che volete.

Se vi soffermate un po’ a lungo sul pad può accadere che perda la connessione ma poi la riacciuffa. Non vi preoccupate, non si perde nulla, io salvo via via. Se avete dubbi fatemi domande qui.

Un altro articolo interessante di Pier Luigi Celli: “Un nuovo modello di ateneo”

Oggi Il Sole 24 Ore ha pubblicato un altro articolo di Pier Luigi Celli – il precedente l’avevo citato pochi giorni fa – che è perfettamente in armonia con i pensieri espressi in questo blog, ma soprattutto con i corsi che qui prendono vita. Ecco, un governo universitario che esprima idee del genere, è questo che manca, all’interno dell’accademia.

L’articolo è disponibile nel sito del Sole 24 Ore.

Suggerisco di soffermarsi in particolare sul brano che inizia con la citazione di Margaret Mead per giungere a

La vera formazione – ben distinta dalla semplice istruzione – non sta nell’immagazzinare conoscenze e regole, ma nella libertà appresa di muoversi al loro interno, nel maneggiare modelli e, al contempo, nell’imparare a modificarli, fino a creare quella duttilità di testa che porta alla “sapienza” delle cose e alla flessibilità del loro uso.

Per arrivarci, occorre ripensare a fondo gli “ambienti” in cui lo studente consuma almeno cinque anni della sua vita …

Che dite, studenti “iullini”, ci stiamo provando secondo voi?

Problema nel fare lo screen sharing con Wiziq


Ieri abbiamo fatto qualche prova con Stefano per vedere se ci riusciva di attivare l’opzione di screen sharing in Wiziq, ovvero la possibilità di mostrare a tutti i partecipanti cosa si fa sul proprio computer. Non abbiamo avuto molto successo, Stefano con Windows e io con Mac. In questa breve sequenza si vede come debba esser semplice la procedura (si sente la voce di Stefano in background perché eravamo contemporaneamente collegati in Skype):

che è una procedura introdotta nel novembre 2009 ed è descritta qui nei dettagli.

Leggete il post di Stefano per vedere quali sono i problemi che ha incontrato con il suo sistema.

Un’alternativa potrebbe essere che Stefano vada a fare la sua presentazione in Breeze di IUL, dove pare che lo screen sharing sia attivo.

Qualcuno ha esperienze migliori o altre idee?