Assignment … non numerato: saper ascoltare …

Ieri sono andato a vedere A serious man, l’ultimo film dei fratelli Coen.

È pericoloso e molto frequente attribuire ad altri, a cause esterne, organizzazioni, cattiva sorte o addirittura a maledizioni, casi avversi che sono forse invece dovuti alla propria incapacità di ascoltare e quindi mutare prospettiva. Questo mi pare che dicesse il film, in sintesi.

Una enorme parte degli innumerevoli problemi che affliggono le società più ricche ed anche gli individui che le compongono, derivano da una crescente incapacità di ascoltare. Anche molti problemi apparentemente tecnici, istituzionali, meramente organizzativi derivano da una carenza culturale che riassumerei sinteticamente e molto semplicemente in “carenza di ascolto”.

È bene tenere presente che la pratica dell’ascolto, a tutti i livelli, non è solo di fatto fuori moda ma è anche ritenuta antieconomica, almeno nel breve periodo.

Quando si ascolta non si fa e questo oggi non piace. Quando si ascolta non si accumula prodotto, non si muove nulla, non ci si muove. La pratica dell’ascolto non si misura, non è quantificabile e quindi all’homo economicus non serve.

Si assiste così al risultato perverso per cui coloro i quali, in quanto caricati di responsabilità pubbliche, dovrebbero avere particolari attitudini all’ascolto, si rivelano sistematicamente i più incapaci.

Salvo eccezioni, i politici non capiscono “la base”, i vescovi non capiscono le greggi, i manager non capiscono il mercato, gli insegnanti non capiscono i loro studenti. La base e le greggi si assottigliano riducendosi a club di fedeli, i manager sono sempre più perseguitati dall’imprevedibilità delle disruptive technologies, gli studenti, obbligati allo studio, sviluppano meccanismi di difesa che sono l’esatto opposto di quello che la pedagogia insegna, tutti disimparano l’ascolto, tutti competono.

A scuola si studia ma non si ascolta, a scuola si “fa lezione” o si “interroga”. Non c’è tempo per ascoltare e, mancando l’ascolto, tutto quello studio, anche se condotto con risultati scolastici brillanti, risulta in larga parte sterile.

All’università si ascolta ancora meno. Lo si vede anche da come sono gestiti gli spazi fisici o addirittura da come vengon progettate le strutture nuove, magari rutilanti di marmi e guarnite di strutture tecnologiche, ma in realtà nuove solo nell’odore del nuovo, nel lucido del nuovo, nel non vissuto del nuovo. Nuovo che abbaglia e euforizza sempre un po’ ma già manifestamente effimero.

E il retrogusto è quello delle televisioni a colori nelle baraccopoli del sottoproletariato di tante metropoli, il retrogusto è quello del “pacco”. Scartato il pacco viene fuori il pensiero fermo, statico, quindi in realtà il non pensiero. Un non pensiero con il quale non è stato pensato che la formazione è intrisa di dialogo e di confronto fra pari e fra non pari. Un non pensiero anche provinciale che impedisce di andare a vedere come sono fatte le università che funzionano in giro per il mondo, prima di metter mano alle proprie, quasi sempre per finta.

Nella nostra università non è previsto che la gente ci viva dentro, ci studi, ci conversi, ci si possa rilassare, oziare, connettere con il mondo esterno ivi comprese altre università, seguire lezioni in Internet di altri insegnanti, accedere ad altre risorse didattiche, alle Open Educational Resources. Non è previsto, in generale ascoltare, che non vuol dire stare a lezione e nemmeno interrogare. Nessuno ascolta nessuno. Tutti competono con tutti. Studenti e professori. Improduttivamente, sia gli uni che gli altri.

Sono quasi sicuro che una maggior parte dei docenti ritengano considerazioni del genere una perdita di tempo, se non pericolose. Anche la valutazione da parte degli studenti è ritenuta da tanti una perdita di tempo, se non un pratica pericolosa.

E alfine anche gli studenti ritengono l’ascolto una perdita di tempo e finiscono con l’essere interessati solo a ciò che produce crediti nel più breve tempo possibile, strategia ormai generalizzata e malamente cammuffata con il desiderio di imparare “ciò che realmente serve nel lavoro”. L’ascolto non è praticamente mai incluso in “ciò che serve realmente nel lavoro”.

Nei percorsi di formazione (in realtà non sono di formazione bensì di semplice istruzione), stipati di tutto “ciò che serve realmente nel lavoro” in una dissennata e angosciante crescita di informazioni, è difficilissimo inserire proposte che affianchino l’ascolto allo studio, pur con tutta la buona volontà, perché gli studenti hanno in larga maggioranza la sensazione di perdere tempo.

Incidentalmente, vorrei far notare che ascolto non significa solo ascolto del prossimo, preoccupazione per il prossimo, concernimento per una categoria di persone ma significa anche ascolto del mondo, delle cose, attitudine a capire come stanno le cose e soprattutto le relazioni fra esse, attitudine all’ascolto di linguaggi non proposizionali ma non per questo meno portatori di significati.

Alla fin fine, la carenza di esercizio all’ascolto, trasforma anche lo studio medesimo da pratica di conoscenza in mero apprendimento di istruzioni, istruzioni per l’uso di una realtà oggettiva, trasmissibili per mero passaggio di descrizioni.

Eppure le teorie dell’apprendimento si vanno spostando sempre più sul fabbricar mondi, ognuno il suo, sospeso mediante connessioni di ogni genere a innumerevoli mondi da altri fabbricati, in assenza di un mondo oggettivo e riconoscibile che funga da sistema di riferimento assoluto. E i filosofi su tutto questo vanno arrovellandosi su quale sia infine il concetto di verità visto e considerato anche che la scienza, che doveva rappresentare la via maestra per la conoscenza del mondo quale esso si immaginava che fosse, macchina fatta di macchine, ci ha ormai abituati, ormai da un secolo, a convivere con descrizioni apparentemente assurde e assolutamente contrastanti fra loro ma tutte perfettamente funzionanti.

Mai come ora, la famiglia umana, si è trovata a misurarsi in modo così impari con la complessità del mondo, proprio in virtù di quelli strumenti che dovevano servire a riconoscerne i mattoni e l’ordine e che pur son serviti a migliorare così tanto la condizione materiale dell’uomo; mai come ora è stato così necessario fermarsi e cercare di recuperare il valore dell’ascolto, capacità innata in tutti gli esseri viventi non soffocati da un eccesso di raziocinio, ivi compresi i bambini.

Mai come ora, nelle attività di cura dell’uomo, ove cura della salute, ove della formazione, è stato così necessario recuperare il valore dell’ascolto.

Qualcosa si muove ma siamo ben lontani da dove potremmo essere. Un esempio positivo è l’ascolto che è stato dato ad uno studente, Fausto, che aveva proposto una proiezione commemorativa della versione integrale della Last Lecture tenuta a Pittsburgh presso la Carnegie Mellon University il 18 settembre 2007 dal professor Randy Paush, che sapeva del tempo che aveva da vivere, terminato il 25 luglio 2008. Di questo ascolto va dato atto a Rosa Valanzano, attuale presidente del corso di laurea di medicina a Firenze. Il fatto è stato rilanciato proprio da Fausto mediante un opportuno post nel blog di CIN@MED.

Al di là della toccante vicenda umana e del valore del discorso di Randy Paush che merita certamente ascolto, vorrei mettere in luce l’evento inusitato dove una facoltà raccoglie e realizza l’intuizione di uno studente. Ecco, un evento del genere non dovrebbe essere inusitato ma dovrebbe essere una pratica costante. Una pratica volta non soltanto a raccogliere intuizioni e suggerimenti ma anche a valorizzare tante attività collaterali e di supporto alla didattica che molti studenti sono disposti a fare, sempre che venga concesso loro lo spazio ed il riconoscimento.

Se gli studenti percepiscono, come avviene di norma, che tutto ciò che esula dalla routine di studio e esami vale poco o niente e che in particolare a poco valgono spirito d’iniziativa, fantasia e pensiero laterale, quando saranno “formati” propagheranno lo stesso messaggio e, inerentemente, la stessa scarsa attitudine all’ascolto. Fatto quest’ultimo particolarmente grave per persone che si sono prefisse di dedicarsi ad una professione di cura.

La malattia del “non ascolto” tuttavia è generalizzata, è il frutto di un malcostume e di una formazione carente che si manifesta come una vera e propria patologia della società e della quale uno dei sintomi più evidenti è la distanza delle istituzioni dai cittadini. Questa percezione di distanza fra istituzioni e individui è un sintomo molto pericoloso in presenza del quale non si può pensare di costruire una società sana e competitiva, dove lo sforzo di chiunque sia apprezzato e valorizzato a prescindere dalla propria identità, dove chi lavora sia contento di farlo perché ne percepisce il valore per la comunità, dove le forme di lavoro precario comportino sicure forme di capitalizzazione per l’inserimento nel mondo  del lavoro.


P.S.

E l’assignment in cosa consiste? Non lo so di preciso. Dovevo scrivere un’altra cosa e invece ho scritto questa. So tuttavia che il tema è rilevante per tutti i mestieri che fanno o andranno fare gli studenti di questa blogoclasse, professioni sanitarie, insegnanti, operatori della formazione. Vedete un po’ voi … l’assignment potrebbe essere: pensateci, e se ne vale la pena scrivete qualcosa …

Assignment 4: Social bookmarking

Tutti parlano dei social network oggi e a quasi tutti, parlandone, viene in mente Facebook. Quando si parla molto di una cosa di solito la cosa si svuota e al suo posto ci rimane una manciata di luoghi comuni ma, allo stesso tempo, se ne va la capacità di capire come stanno le cose.Non so quanto sia effettivamente possibile ma qui vi invito per favore a dimenticare quello che credete di sapere sui social network e soprattutto ciò che avete sentito dire. Magari, per dimenticare meglio, alzatevi e andate a fare qualcosa che vi piace e tornate solo quando vi siete rilassati.

Dimenticato? Bene, ora proviamo una cosa nuova che non vi dico come si chiama precisamente perché sennò vi si intrappola nuovamente la mente.

Questo assignment consiste nell’imparare ad usare  delicious che è un noto servizio web per la gestione dei bookmarks. Penso che lo sappiate in tanti, comunque i bookmarks, o preferiti, sono gli indirizzi delle pagine web che vi piacciono e che il vostro browser, o navigatore, (Firefox, Mozilla, Chrome, Internet Explorer, Safari, Flock, Opera e tanti altri) vi consente di memorizzare e catalogare.

Perché usare un servizio web per fare una cosa che tutti i browser fanno ormai da “secoli”? Calma, ecco le differenze offerte da un servizo web.

  1. I vostri bookmark sono accessibili da qualsiasi accesso internet e non da un solo computer; li potete quindi ritrovare anche se state usando il computer di un amico, quello di un internet point, uno smartphone o altro. Non succede più di trovarsi in giro col portatile e di scoprire che quel certo bookmark che vi serviva proprio in quel momento l’avevate memorizzato nel computer fisso a casa …
  2. Quando memorizzate un bookmark potete, anzi dovreste, associarvi delle tag, vale a dire delle etichette, che sono delle parole singole destinate a connotare il bookmark. Per avere un esempio potete vedere i miei bookmark. La pratica del tagging delle informazioni è molto importante oggi. Ne parliamo dopo e forse anche in un post futuro.
  3. I propri bookmark sono visibili agli altri, avete appena visto i miei per esempio, e voi potete vedere i bookmark degli altri. Se si vuole si possono anche rendere privati ma allora la cosa perde molto del suo interesse.
  4. Quando cercate un bookmark, fra i tanti che avete memorizzato,  si usano le tag; quindi la scelta appropriata delle tag è importante per ritrovare le cose. In seguito ad una ricerca, delicious non vi rende solo i vostri bookmark ma vi rende anche quelli degli altri utenti di delicious che hanno usato le stesse tag. Inoltre, dal numero di persone che hanno memorizzato un bookmark potete avere un’idea del suo potere attrattivo, un buon sistema per scoprire siti importanti su argomenti che vi interessano.

Per fare questo compito dovete creare un account in delicious, introdurre i vostri boookmark, usarlo per fare ricerche, esplorare le possibilità leggendo l’help e infine scrivere un post con le vostre impressioni e il link al vostro nuovo account delicious in modo che gli altri possano curiosarvi.

In questo video mostro i fatti esenziali di delicious …

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… e in questo mostro come ricercare i bookmark con le tag …

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Basta così. Per ora vi lascio in compagnia di Lee LeFever, creativo ideatore di Common Craft, un servizio web che produce video di tre minuti per spiegare in “plain english” cose apparentemente complesse.

Ecco la sua descrizione …

Grazie ad un servizio web altrettanto brillante, dotSUB, che consente a chiunque di sottotitolare un qualsiasi video in Internet (molto divertente) potete vedere lo stesso video sottotitolato in 27 lingue diverse

Oppure potete vedere anche una versione doppiata in Italiano a cura di Fabio Ballor

Assignment 3: potpourri …

Questo assignment è diverso per gli studenti della Facoltà di Medicina, per quelli di Scienze della Formazione e per quelli della IUL. Tuttavia, anche se sono diversi li descrivo nello stesso post perché non è vietato leggere cosa devono fare gli altri o addirittura provare a fare gli assignment degli altri. Nulla vieta quindi che, per esempio, uno studente di Fisioterapia legga l’articolo che ho suggerito agli studenti della IUL e a quelli di Scienza della Formazione o che si intrufoli in una sessione online della IUL; oppure che uno di questi ultimi studenti si diverta a tenere un diario delle attività come ho suggerito a quelli della Facoltà di Medicina. Insomma tutte le combinazioni sono possibili. Eventuali “stranieri” sono ancora più graditi! Ma procediamo ora con ordine.

Per gli studenti della Facoltà di Medicina

Allora, per gli studenti della Facoltà di Medicina, l’assignment consiste nel tenere un diario delle attività.

1. Andate in Google Documenti e create un nuovo foglio di lavoro come potete vedere in questo video

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(il video è stato confezionato il semestre scorso ma vale lo stesso, c’è solo un riferimento alla “primavera 2009” che chiaramente va inteso come “autunno 2009” ma la sostanza non cambia).

2. Inserite come titolo il vostro nome e cognome.

4. Scrivete quello che avete fatto e l’URL per l’attività: post nel vostro blog, eventuali contributi nel wiki e qualsiasi altra iniziativa. Non solo gli assignment. Intanto potete metterci tutte le cose che avete fatto fino ad ora.

5. Valutate le vostra attività con un voto compreso tra 1 a 5.

6. In una casella, in qualche parte del foglio di lavoro, mantenete aggiornata la media dei vostri voti .

7. Condividete il vostro foglio di lavoro con me come ho mostrato nel solito video.

Con questo assignment farete con un certo numero di cose diverse.

1. Tengo conto di tutte le vostre iniziative, in particolare quelle volte a cooperare e aiutare gli altri. Tuttavia a volte posso perdermi qualcosa. La scrittura di un diario delle proprie attività mi aiuterà a tenere traccia del vostro lavoro. Ciò significa che ho meno lavoro da fare e più tempo per fare (si spera) cose utili per voi. Si tratta di una sorta di divisione del lavoro.

2. La richiesta di autovalutazione del proprio lavoro può sembrarvi strana. Con questa classificazione siete esortati a riflettere di più sul valore della vostra attività. Con questo vostra autovalutazione dovreste dichiarare quanto siete soddisfatti del vostro lavoro. Se vedete che non siete soddisfatti, beh, tornate indietro e riguardatevelo!

3. Farete  un po’ di pratica con i software di Internet e questo è positivo. Per molti di voi, questo corso ha a che fare con l’alfabetizzazione digitale, dopo tutto.

4. Farete un po’ di pratica con i fogli di lavoro. A volte, molto raramente, qualcuno mi chiede: “Vorrei imparare Excel”. Beh, innanzi tutto cominciate con la manipolazione di un foglio di lavoro con Internet…, ad esempio, calcolando la media delle vostre autovalutazioni 😉 Se necessario farò un video per questo … oppure, ancora meglio, qualcuno di voi potrebbe scrivere un tutorial per gli altri o fare un video …

Per gli studenti di Scienze della Formazione e della IUL

Vi invito a leggere con calma l’articolo Coltivare le connessioni che ho scritto sul tema di come stare online. Con calma vuol dire che non dovete leggerlo prima dell’assignment successivo ma che potete invece spalmare la lettura da qui alla fine del corso.

Per gli studenti della IUL

L’anno scorso abbiamo organizzato una sessione online settimanale per discutere insieme vari temi che si dipanavano lungo il percorso. Questa attività è stata molto gradita e la cosa non desta grande meraviglia perché gli studenti IUL sono sparpagliati in tutta l’Italia e non sono previste attività in presenza.

Vorrei fare la stessa cosa anche quest’anno anche se forse non riuscirò a mantenere un ritmo rigorosamente settimanale perché il corso è stato anticipato all’ultimo momento al I semestre e quindi mi ritrovo con troppi eventi concomitanti. Farò comunque del mio meglio.

Le sessioni online avranno luogo di mercoledì dalle 21:00 alle 22:30. Le sessioni sono destinate agli studenti IUL ma sono pubbliche, quindi chiunque lo voglia può partecipare. In particolare gli studenti IUL dello scorso anno potrebbero essere particolarmente benvenuti perché potrebbero fungere da fratelli maggiori per le “matricole”.

Per partecipare alla sessione di mercoledì 25 è necessario fare un account in WiZiQ (il sistema di conferenze online che useremo) con Join Now. Registratevi pure con il minimo numero di dati necessari.

Una volta fatta la registrazione, tornate sul post e seguite il link della classe.

Per partecipare alle sessioni future dovrete semplicemente collegarvi con Sign In.

Coloro che hanno già un account in WiZiQ dovranno prima collegarsi con Sign In e poi accedere come prima al link della classe. Ecco cosa appare:

Provate pure a “lanciare la classe” …si dovrebbe aprire una nuova finestra al centro della quale appare il tempo che deve ancora trascorrere prima che parta la sessione.

Quando farete questa operazione subito dopo le 21 di mercoledì 25 vi troverete invece dentro la classe dove vi accoglierò e cercherò di spiegarvi il minimo necessario per utilizzarla. Tuttavia nel frattempo potete controllare alcuni aspetti strumentali, quelli che il sistema chiama “Device settings”. Vedrete qualcosa del genere:

Confermate ad Adobe Flash Player che gli consentite l’accesso alla vostra camera ed al vostro microfono, dopodiché …

… potete fare gli aggiustamenti che occorrono. È opportuno che questa operazione sia fatta tutte le volte che si inizia una sessione online.

Utilizzeremo questa prima sessione principalmente per familiarizzare con il sistema di conferenza online. Sono sistemi che funzionano piuttosto bene ma le prime volte accade sempre che ci sia qualche aggiustamento da fare.

Potrebbe essere utile dare un’occhiata a questo post dell’anno scorso dove furono discussi alcuni dei problemi che erano emersi.

La cosa più importante è questa: che nessuno si deprima se qualcosa va storto, sono cose che capitano e si trova sempre il verso di rimediare o migliorare le cose. Lo spirito giusto è quello del gioco fatto per vedere cosa succede e non quello della performance.

Assignment 2: il Daily

Introduco il Daily che aggiornerò quotidianamente, o quasi, riportando gli highlights della blogoclasse, cioè i post che mi sembrano utili per evidenziare alcuni concetti importanti.

Dimenticate per favore di essere a scuola. Non si tratta di una classifica dei più bravi ma di un ausilio per vedere meglio il filo conduttore del corso e per evidenziare cose utili o semplicemente curiose.

Lo utilizzerò anche per comunicazioni spicciole che designerò con la tag “info”.

Il Daily è a disposizione di tutti. Se qualcuno vuol segnalare qualcosa agli altri, nello spirito che avete visto, lo può fare sul Daily. Se costui ha già un account in WordPress.com allora non ha che da postare immediatamente, altrimenti è necessario farsi un account.

DailyAggiungete il feed del Daily al vostro aggregatore …

Il tema P2 utilizzato interpreta il blog come uno strumento di messaggistica e rende estremamente naturale la scrittura di post e commenti i quali vengono aggiornati immediatamente senza dover ricaricare la pagina. In questo modo il blog può essere utilizzato anche come una forma di chat.

Assignment 1 bis: ancora sui feed RSS ma non solo …

Ora che state familiarizzando con i feed RSS per tenere la traccia dei vostri compagni di corso può valer la pena di allargare un po’ il discorso.

I feed sono indubbiamente utili per dare coesione ad una comunità di blog, come è questa nascitura blogoclasse, ma sono in generale anche un potente mezzo per seguire le proprie fonti di informazione, qualsiasi esse siano.

La gente compra il giornale per informarsi (guarda anche la televisione, lo so, ma questo ci porterebbe fuori strada ora) e questo è un fatto che ha accompagnato la vita delle persone della mia generazione e di un paio di generazioni precedenti, più o meno.

Da una decina d’anni a questa parte è comparsa Internet, una cosa talmente esplosiva e polimorfica che crea inusitate opportunità e disorientamento in pari misura. Si fa anche fatica a definirla succintamente, certo è che ha a che vedere con la produzione e distribuzione dell’informazione.

Supponiamo che io sia un tranquillo cinquantenne che si compra tutte le mattine il suo giornale. Qualcuno mi dice che quel medesimo giornale si trova su Internet e prima o poi mi capita di vederlo. Potrebbe per esempio essere questo

libero

Scopro che ci sono molte notizie ma non tutto quello che si trova nella versione cartacea a meno che uno non faccia un abbonamento, seguendo per esempio uno dei link che ho evidenziato. La novità interessante è che si può fare sia l’abbonamento alla versione cartacea che ad una versione elettronica, sfogliabile sullo schermo o scaricabile in formato pdf. Provate a seguire i link per vedere di che si tratta, potete anche farvi un’idea delle differenze di costo.

More about Illusioni perduteLa cosa mi interessa ma, si sa, è un po’ un problema in tutto il mondo, i giornali hanno un padrone e non è sempre facile leggere dentro alle notizie, se n’era già accorto Balzac all’inizio dell’800, forse ora dalle nostre parti è ancora peggio …

E allora che faccio? Vado a vedere anche un giornale per così dire di segno opposto, per esempio questo:

repubblica

Ecco, qui posso vedere le stesse notizie “dall’altro lato” e se voglio posso fare l’abbonamento alla versione elettronica anche qui.

Certo, queste versioni web dei giornali sono stipate di titoli, immagini, notizie, annunci, pubblicità, link e di tutto e di più il tutto condensato in una densità pazzesca. Faccio fatica a trovare quello che mi interessa, magari desidero essere informato solo su alcuni temi ma ogni giornale li comprime nello spazio disponibile a modo suo. Diventa faticoso e irritante …

Qualcuno, magari un figlio, impietosito vedendomi annaspare in questo mare di informazioni, mi informa che esistono i feed RSS e mi mostra come funzionano.

Mi spiega anche che i siti più ricchi, come quelli dei quotidiani, offrono feed distinti per categorie di notizie distinte. Come per esempio si può vedere in fondo alla pagina principale di Libero:

feeds liberoEcco, qui posso fare la stessa operazione che avete giusto imparato a fare voi sulle categorie che mi interessano in modo da tenere traccia solo di quelle. Talvolta le categorie sono ulteriormente suddivise, si tratta di andarle a cercare e non è sempre immediato. Per esempio in Repubblica, bisogna entrare nelle singole sezioni. Supponiamo che ci interessi il feed delle notizie di scienze: repubblica scienzefeed repubbl scienzeEbbene, se seguiamo questo link, nell’angolino in fondo a destra (!) troviamo il feed che ci serve.

La cosa si è fatta interessante e mi vien voglia di aggiungere altri giornali, rendendomi conto che tutte le testate del mondo, anche le più famose si stanno sforzando di recuperare online ciò che stanno perdendo inesorabilmente con le tradizionali versioni cartacee.

Trovo che Don Tapscott, il famoso autore (insieme a Anthony D. Williams) del best seller Wikinomics, in un recente e molto discusso articolo, Colleges Should Learn From Universities’ decline, dà per scontato che l’era dei giornali stia volgendo al termine. Cita vari casi di importanti giornali statunitensi che sono già scomparsi e racconta come per esempio il New York Times abbia svariati milioni di lettori ma solo una minoranza di questi acquista la copia cartacea ed i suoi profitti vengono principalmente dalla pubblicità sulla versione stampata.

newsp dead watchScopro addirittura che esiste un blog che funge da osservatorio della morìa di giornali e la cosa interessante è che il suo autore, Paul Gillin,  non è un giovane entusiasta delle nuove tecnologie bensì un anziano signore che ha fatto il giornalista per 25 anni, i primi 17 dei quali su giornali convenzionali che dichiara di amare proprio nella tradizionale forma cartacea.

Paul Gillin sostiene che alla fine il 95

In effetti, se da un lato le testate giornalistiche tradizionali annaspano, allo stesso tempo stanno emergendo numerose forme alternative, direi quasi ibride. Per un certo tempo le notizie che trovo su questo fenomeno sono tutte di origine straniera ma poi scopro che anche da noi sono comparse delle realtà interessanti.

Ne trovo alfine una che non è dall’altra parte del mondo, anzi, è proprio locale, si potrebbe dire dietro l’angolo, e si chiama l’Altracittà: un laboratorio di giornalismo dal basso, libero e indipendente.

È un vero e proprio giornale perché viene anche stampato ma la cosa interessante è che chiunque può contribuire con un articolo.

altracitta

E questa è una cosa che mi piace tantissimo perché c’è tanta, troppa distanza fra tutto ciò che è istituzione, potere e informazione alfine da quest’ultimo gestita, e la vita delle persone con i loro reali e cogenti problemi.

Anche dal punto di vista tecnico la versione online di l’Altracittà è interessante perché sfrutta efficacemente le potenzialità del web. Per esempio è un blog, infatti gli articoli si possono commentare. Oppure, nella parte bassa della home page c’è un praticissimo calendario Google, esattamente come avete conosciuto nel wiki di questo corso.

Orbene, qui vi ho accompagnato in un giro che è influenzato dalle mie preferenze e dalla mia sensibilità. Naturalmente, ciò che piace a me non è detto che piaccia ad altri. Il giro è servito a descrivere concretamente come una persona oggi possa confezionarsi una propria composizione delle fonti di informazione se non addirittura concorrere alla produzione della medesima.


Nota. L’Altracittà fa parte di un insieme di attività di impegno sociale condotte dalla Comunità delle Piagge come per esempio il Fondo Etico e Sociale delle Piagge per l’esercizio del microcredito, in larga parte ispirate da Don Alessandro Santoro della cui rimozione da parte della Curia avevo accennato in un post precedente.

 

Assignment 1: usiamo i feed RSS

Questo è il primo post dedicato agli studenti del semestre autunnale 2009/10.

Appare un po’ in ritardo a causa del fatto che gli studenti di vari corsi di laurea (in varie facoltà) si presentano alla spicciolata, in un arco temporale che in alcuni casi può arrivare a due mesi. Ciò non è colpa degli studenti ma della erratica organizzazione del nostro ateneo.

Ora, in un corso come questo, dove è facile ripetere la prima lezione con la quale si spiega come funzionano le cose, il danno è relativamente limitato, anche se lo studente è costretto ad iniziare in ritardo. Ma con i corsi convenzionali, cioè tutti gli altri, succede che alcuni studenti perdano le prime lezioni tout court e questa è una cosa che ci fa vergognare non poco, visto che le tasse scolastiche le hanno pagate tutti allo stesso modo.

L’ultima replica della prima lezione (ho iniziato ad ottobre) per gli studenti della facoltà di medicina l’ho fatta lunedì scorso per due studenti che vagavano per il corridoio alla ricerca di “quello di informatica” ma so che arriveranno ancora altre pecore smarrite. Consoliamoci vedendo il bicchiere mezzo pieno col fatto che con questo tipo di corso si limitano i danni …

Imparate ad usare i feed RSS

Orbene, per dare vita alla blogoclasse, dovete iniziare ad usare i feed RSS, o più correttamente web feed anche se la prima denominazione è quella che va per la maggiore. Imparando ad usare i web feed, ciascuno  di voi potrà sapere cosa gli altri, me incluso, avranno scritto nei propri blog.

Per prima cosa dovete utilizzare un aggregatore che è un’applicazione o un servizio web in grado di raccogliere i feed dei blog e di altre pagine web che vi interessa seguire. Nel caso in cui si voglia utilizzare un’applicazione bisogna provvedere alla sua installazione sul proprio computer e, naturalmente, la funzionalità di aggregazione dei feed rimane ad esso confinata. Potete anche installare l’applicazione su altri computer ma poi si pone il problema di mantenere sincronizzate le raccolte di feed sulle varie macchine. Direi che conviene utilizzare un’applicazione da installare se tendete ad utilizzare un solo computer e vi stanno antipatici i servizi web. Ecco una lista di quelle disponibili ed il confronto fra di esse (utile per esempio per stabilire quali sono gli aggregatori che funzionano con il proprio sistema operativo).

Nel caso invece di un servizio web è necessario iscriversi ad esso facendo un account, operazione che richiede in genere di specificare un proprio indirizzo email, una password e talvolta un nickname. I vantaggi principali degli aggregatori che funzionano come servizio web è che sono accessibili da qualsiasi computer o congegno collegato ad Internet e che non c’è da gestire nulla sui propri computer.  Ecco una lista dei servizi web disponibili.

Non vi spaventate per il numero di applicazioni e servizi disponibili. In pratica: chi già usa per conto suo uno qualsiasi di questi aggregatori può continuare a farlo anche in questo corso, l’importante è che sia in grado di seguire i blog degli altri; a coloro invece che non hanno mai usato un aggregatore consiglio di utilizzare Google Reader. Poi in futuro potranno sempre optare per un altro sistema.

Credo che tutti siate in grado di iniziare ad utilizzare questo servizio dopo avere visto gli esempi nel capitolo sul Social Networking. Aggiungo qualche ulteriore informazione.

Andando direttamente in Google Reader appare una cosa di questo genere:

Google Reader

Una volta che avete il vostro account potete iniziare ad aggiungere i feed di blog e, in generale, di altri siti web che vi interessano. Nel video seguente (2:24 sec) vi mostro come si compie questa operazione.

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L’esempio che ho appena mostrato va bene per aggiungere un numero limitato di feed. Può succedere però che si sia interessati ad aggiungere un insieme di feed, magari molto numeroso, per esempio l’insieme di tutti i feed della vostra blogoclasse. Per fare questo esiste un metodo che si basa sull’impiego dei cosiddetti file  OPML. Un file OPML è un file scritto in formato XML fatto per scambiare liste di feed web.

Nella colonna a destra, in alto, ho aggiunto un link al file OPML di questa blogoclasse che terrò aggiornato in modo da contenere i feed di tutti gli studenti che hanno scelto il metodo del blog. Nel video che segue (4:58 sec) vi mostro come si fa ad importare il file in Google Reader.

[vodpod id=Groupvideo.3895382&w=425&h=350&fv=thumb

A questo punto credo che non ci debbano essere più problemi, tuttavia se vi rimane qualche dubbio andate e chiedere ai compagni nella vostra blogoclasse, chiedete agli amici, provate insieme a loro, baloccatevi con loro. Come ultima risorsa, chiedete a me.

Risposta ad una studentessa che teme di essersi smarrita

Elisa, una mia studentessa, mi ha scritto la seguente lettera:

SALVE PROF..

volevo solo dirle che dopo la lettura del suo pamphlet, qualcosa è cambiato…faccio ancora parte di quel 90 Le scrivo però per dirle che c’è anche una cosa negativa in tutto questo, ed è il fatto che sto diventanto scema saltando da un link all’altro, attraverso i blog che ho letto per farmi un’idea su che cosa scriverle per il testo d’esame…allora l’iter mentale che ho seguito è stato pressappoco questo:

  • connessione reti
  • mente alveare
  • e-learning
  • The Augmented Social Network: Building identity and trust into the next-generation Internet by Ken Jordan, Jan Hauser, and Steven Foster
  • Pierre Levy e l’intelligenza collettiva
  • e potrei continuare con mille persone che popolano il web e che hanno scritto sopra ciò…

Il problema che avverto fortemente è che non riesco a dare un filo logico a tutto ciò …il mio famoso schema rigido scolastico, lo stesso che menzionava Martavara in un post  sui dialoghi del secondo capitolo, mi sta creando dei forti problemi di smarrimento… realmente non so trovare un filo conduttore in tutti questi argomenti e cosa ancor più grave non riesco a decidere se quello che leggo è OGGETTIVAMENTE GIUSTO O NO.. perchè? Leggo un post di un qualsiasi blog sull’argomento sopra menzionato e poi non riesco a non dare uno sguardo ai link che saltano fuori durante l’articolo e sistematicamente ti perdi nella galassia delle informazioni, (per non parlare dei blog in inglese).
Ecco, appena cerco un argomento di riflessione da cui iniziare subito vengo interrotta da altri argomenti correlati ed interessanti….passi da un approfondimento ad un altro e tutto ciò è frustrante….non riesco a dargli un ordine….

Volevo scriverle un post sul suo blog perché penso di non essere la sola però poi ho pensato che era meglio parlarne con una mail [ … ed io riporto la discussione qui perché effettivamente può aiutare altri N.D.R.].
Help! Forse sbaglio qualcosa o il problema è che sono troppo ignorante e devo tenermi al passo con i tempi e non avendolo fatto fino ad ora non riesco ad orientarmi?
Grazie!

zolleCara Elisa,

stamani stavo rimirando con soddisfazione l’opera di zappatura che avevo appena terminato quando mi è venuto in mente di controllare sul BlackBerry se vi fosse qualche messaggio.

Ecco, quando ho letto del tuo smarrimento ho provato esattamente la stessa soddisfazione di quando poco prima guardavo la distesa di zolle rovesciate una per una con paziente fatica.

Riflettiamoci un attimo. L’appezzamento zappato genera soddisfazione dal punto di vista del contadino ma dal punto di vista del lombrico, del grillo, delle formiche, delle tante erbe che vi si trovavano, insomma di quella miriade di organismi che popolavano quell’appezzamento si è trattato invece di un disastro, una vera e propria devastazione!

Perché un uomo deve fare fatica per fare un lavoro che sembra addirittura un’opera di distruzione? Quale bene ci può essere nel sostituire il caos ad un ordine preesistente?

Oggi l’agricoltura si avvale di tante conoscenze scientifiche ma la pratica di mettere a soqquadro la superficie della terra per favorire la crescita di nuove piante è plurimillenaria e risale agli albori della nostra civiltà. Si sa che per far germogliare nuovi semi è molto utile rimescolare la terra con tutti i prodotti di decomposizione delle piante preesistenti e con nuove sostanze organiche, tutto in una caotica commistione.

Questo è un po’ quello che faccio quando spingo i miei studenti, senza tanti complimenti, all’aperto, proprio laddove stai dichiarando di sentirti smarrita. Perché ti senti smarrita? Perché non trovi un filo conduttore, perché ti senti in obbligo di classificare tutto ciò che incontri in

OGGETTIVAMENTE GIUSTO O NO,

perché non ci ravvisi un ordine.

Ecco, codesta non è una situazione anomala, anzi, è la situazione normale. Il mondo non è percorso da fili conduttori, non è diviso semplicemente in cose giuste e sbagliate, non ha un ordine.

Fili conduttori, categorie, ordini sono artifizi che noi escogitiamo per venire a capo di una realtà che è sempre disperantemente complessa. L’ordine, anche quello matematico col quale vestiamo ciò che percepiamo, ha sempre valore relativo. Facciamo bene a festeggiare quando ravvisiamo un qualche tipo d’ordine perché questo aiuta ma non dobbiamo ingannarci ritenendo di avere trovato l’ordine vero. Può bastare cambiare di poco il contesto per stravolgere quell’ordine che era diventato un comodo e rassicurante salotto.

Allora, cosa è importante? Io credo che la cosa importante sia la tua capacità di valutare il contesto, cosa ti interessa nello specifico di quel contesto e la capacità di riconoscere le categorie e l’ordine utili per te in quello specifico contesto.

In Internet è molto facile vivere lo smarrimento che tu descrivi perché tutto è immediatamente a portata di mano ma lo smarrimento deriva dalla complessità del mondo e non da Internet.

Ti faccio un esempio  per chiarire l’idea. Recentemente ho trovato un amico con il quale mi pare di avere molte visioni in comune. Tuttavia è un uomo che ha interessi e conoscenze che a me sembrano sterminate e ti assicuro che mi coglie lo stesso smarrimento al pensiero di dovermi orientare in tutti quei territori. Questo mio amico non è Internet! È un uomo ed è anche un po’ più anziano di me e per quanto sia molto aperto verso tutto ciò che è nuovo, si è certamente formato nei modi tradizionali, attraverso la lettura, i viaggi e l’osservazione diretta del mondo. Come ogni uomo intelligente e curioso finisce con l’essere esso stesso un obiettivo aperto sulla realtà. Parlandoci vedi grandi parti di essa, scopri collegamenti che non hai ancora trovato e tonalità nuove.

Sta a te poi, piano piano con pazienza, a fare proprie queste visioni per costruire il tuo mondo. Anche Internet è un obiettivo aperto sul mondo, un obiettivo che magicamente ti fa accedere alla miriade di obiettivi di altre persone. Devi imparare a selezionare ciò che per te ha valore, non esiste un manuale che ti dica come procedere.

È difficile, lo so, ma è normale che sia difficile. È estremamente difficile per chiunque stabilire cosa sia “oggettivamente giusto”. Quando ero piccolo venivano tolte le tonsille a quasi tutti i ragazzi, al primo mal di gola. Io mi sono tenuto le mie perché ero figlio di un medico all’antica. Dopo una decina di anni questa pratica è scomparsa o comunque è stata molto ridimensionata. Cosa è dunque “oggettivamente giusto” a riguardo? Si possono fare innumerevoli esempi del genere.

L’incerto è la norma. Un medico può facilmente trovarsi davanti ad un quadro di sintomi ambiguo o incomprensibile, un  ingegnere sa benissimo che malgrado tutta la teoria e tutti i calcoli il suo ponte può crollare per una concomitanza di fattori imprevedibili.

Questo non significa che le teorie e gli studi siano superflui, sono assolutamente necessari ma certamente non sufficienti. La coscienza dell’imponderabile, l’attenzione al cuore oltre che alla ragione, la confidenza con l’inevitabile errore elevano l’uomo dalla pericolosa condizione di zelante applicatore di regole e protocolli.

La proposta di CIN@MED di cui hai forse letto in questo blog costituisce per esempio un tentativo di fare alzare agli studenti un poco la testa dai libri e guardare verso le inevitabili incertezze che la professione riserverà loro. Di sicuro le proiezioni cinematografiche  e le relative discussioni non procureranno loro facili ricette e sicuri criteri di comportamento, anzi potranno spaventare per la complessità e la pesantezza dei temi.

Smarrimento, spavento, non possono essere omessi da un percorso di formazione e lo studio deve costituire una base di partenza e non un rifugio.

Concludo con un suggerimento pratico. Quando girovagando in Internet, senti montare lo smarrimento, affidati alla lettura di qualche classico, conversa con qualcuno dei tanti grandi autori che hanno avuto il dono di saper narrare il mondo. Vedrai che alternando il vagabondaggio con la frequentazione di sicuri punti di riferimento troverai spontaneamente il tuo filo conduttore e l’ordine a te congeniale.

CIN@MED: precisazioni

I giusti commenti fatti al post precedente su CIN@MED e scritti in varie email che ho ricevuto mi inducono a scrivere alcune precisazioni.

  • La fonte di informazioni principale su CIN@MED è il suo blog.
  • Nel primo semestre vi saranno quattro proiezioni con successiva discussione (14:30-17:30) secondo l’orario specificato in CIN@MED.
  • Il prossimo semestre vi saranno altre proiezioni e i curatori di CIN@MED hanno in mente una serie di titoli ma ci si aspetta che delle proposte vengano fatte da voi studenti. È per questo che è importante che utilizziate liberamente lo spazio di discussione disponibile nel blog CIN@MED. Potete iniziare sin da ora, esprimendo opinioni sui titoli proposti o rilanciando subito.
  • CIN@MED è una Attività formativa Professionalizzante obbligatoria per gli studenti di medicina del II anno. Tuttavia la partecipazione è aperta a tutti.
  • Sul blog CIN@MED chiunque può scrivere post oltre che commenti a condizione che sia iscritto a WordPress.com. Quindi per partecipare dovete fare un account in WordPress a questo indirizzo. In questo video ci sono delle brevi istruzioni del sottoscritto.

Ecco CIN@MED!

Ragazzi, non ci crederete ma è vero! Nella Facoltà di Medicina si studia, oh sì, e tanto … Ma non solo: si va anche al cinema! E non è finita qua: in certe circostanze e partecipando davvero 😉 si possono addirittura prendere dei crediti!

Tranquilli, non sono ubriaco, è tutto verissimo.

Leggete per bene qui di seguito il brano che ho tratto dalla sezione “In due parole …” del blog e poi andate a visitarlo …

I problemi attinenti allo studio troppo teorico, al limitato impiego del problem solving, allo scarso esercizio della riflessione nell’apprendimento formale sembrano quasi irrisolvibili nel contesto di un’università di massa che deve affrontare le ardue sfide poste dalla società della conoscenza.

Nell’ambito della medicina la faccenda si fa ancor più complicata, date la complessità e le incertezze proprie di ogni attività di cura, in particolar modo quando questa concerna il benessere dell’uomo.

In situazioni del genere si vorrebbe disporre di una bacchetta magica. Da qui l’idea di utilizzare una magia, anzi due magie, quella del cinema e quella di Internet, per condurre gli studenti non solo a pur necessario, matto e disperato studio ma anche a riflessione su ciò che la cura dell’uomo sofferente comporta e che non può esser compreso con il solo studio.

Da un lato la magia del cinema che, come ci insegna Stefano Beccastrini deriva dall’esser specchio della vita, crea un luogo virtuale dove poter rivivere situazioni reali; dall’altro Internet capace di creare magici cortocircuiti fra menti accomunate da aspettative simili.

Questo è, nelle intenzioni, CIN@MED.

In pratica CIN@MED è

  • Un ciclo di quattro proiezioni cinematografiche con relativa discussione finale presso l’aula B di Biochimica della Facoltà di Medicina di Firenze, secondo il programma specificato nella colonna a destra.
  • Il blog, luogo destinato a lasciar fiorire le riflessioni emerse nelle discussioni successive alla visione dei film ma anche quelle rimaste inespresse per incertezza, timidezza o mancanza di tempo, oppure quelle germogliate successivamente; il blog allo stesso tempo luogo dove possano anche emergere proposte e suggerimenti per ulteriori proiezioni da realizzare nel corso del II semestre, consentendo così  agli studenti di dar vita al percorso medesimo e non solo di marciare lungo vie già tracciate.
  • Una Attività Formativa Professionalizzante obbligatoria per gli studenti di Medicina del II anno che comporta la partecipazione a tutti e quattro gli eventi previsti nel I semestre e l’iscrizione a questo blog. Iscriversi significa fare un account in WordPress.com, cosa facile e gratuita. Se volete potete prima dare un’occhiata a questo video per vedere come si fa. In questo modo il blog vi offre la possibilità di inserire subito post, come se fossero messaggi. Tutto questo per facilitare la discussione che siete molto sollecitati a fare.
  • Un piccolo ma non trascurabile capitale per gli studenti delle lauree triennali che hanno l’insegnamento di informatica al I semestre e per gli studenti del I anno di Medicina che avranno tale insegnamento nel II semestre.

Ed ora andate a vedere …

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