In realtà questo è un post che “non scrivo”. Ed è un bel risultato. Certo, avrei potuto utilizzare Scratch per fare una più o meno paludata introduzione alla programmazione. Ma è questo che serve agli insegnanti? Cosa serve loro veramente? La natura dell’ambiente Scratch e i guizzi spontanei che ho visto subito uscire dalla classe mi hanno indotto ad annullare quasi il ruolo convenzionale del docente, facendomi al più facilitatore. Mi sono limitato a incoraggiare subito coloro che avevano esperienza in materia affinché proponessero qualcosa, a suggerire agli altri di imitare i primi con esempi semplici, senza timori, e a dare qualche piccolo aiuto, qua e là. Il tutto attraverso qualche discussione nel forum. Un’attività, questa su Scratch, che è iniziata il 17 giugno scorso in maniera estemporanea con un post sul forum: Potremmo costruire una nuova attività insieme.
Dite voi se ha funzionato. Qui mi limito a riorganizzare il documento condiviso che raccoglie i contributi offerti fino ad ora in un elenco suddiviso in tre categorie, con qualche minima precisazione.
Se ho dimenticato qualcosa correggetemi. Se arriverà dell’altro ce lo aggiungeremo.
Programmare con Scratch (Andreas) – Dispensa che ho reperito in rete e che rendo disponibile, dopo avere chiesto il consenso all’autrice Prof. Paola Biasotti, che ringrazio. Può servire a chi interessa un minimo approfondimento, nel senso della programmazione
Scratch per Arduino (S4A) (Manuela) – Arduino è la scheda microcontroller per acquisire dati da sensori vari e in funzioni dei dati acquisiti controllare dispositivi vari. Il comportamento è determinato dal software che ci si carica dentro. Con S4A il software si scrive in Scratch
MakeyMakey (Manuela) – una sorta di Arduino semplificato che può essere usato con i bambini più piccoli
Segnalo questa notizia perché quello di rendere più aperte le infrastrutture di un’istituzione pubblica è un mio preciso impegno – piccoli ma costanti passi, per ora…
Il forum è visibile a tutto il pubblico Internet e chiunque può intervenire nelle discussioni. Ci sono solo le seguenti limitazioni temporanee per chi vuole commentare perché il sistema CAPTCHA per il riconoscimento degli accessi umani funziona per il momento con le seguenti combinazioni sistema operativo – browser:
Linux – Chromium
Windows – Chrome
Windows – Internet Explorer
OSX – Safari
Non funziona invece con Firefox e i suddetti sistemi operativi, e nemmeno con il browser standard di Android (su Galaxy III). Forse con il Safari di iPad e iPhone funziona ma in questo momento non ho un iCoso funzionante su cui provare.
Quando avremo risolto questi problemi lo notificherò qui.
Il Laboratorio Informatico #linf14 della IUL è adattivo: se emerge che gli studenti posseggono particolari competenze di interesse didattico e magari vantano anche delle esperienze concrete allora creiamo un subito un nuovo capitolo, magari a discapito di uno di quelli previsti.
Così è accaduto con la classe del laboratorio di quest’anno: alcuni studenti vantano esperienze di robotica e coding nella scuola e altri sono curiosi di saperne di più.
Nasce così il capitolo “Scratch” con un’introduzione che Elena Gallucci ha messo a disposizione nel post Pronti… Scratch… Via! del suo blog IUL.
La genesi di tale attività può essere ripercorsa in questa discussione del suddetto forum.
Scratch è un linguaggio di programmazione visivo, pensato per insegnare l’arte del coding ai bambini. Va per la maggiore anche per le applicazioni di robotica.
Ha origini nobili. È discendente di Logo, il programma con il quale Seymour Papert intese dar corpo alla sua idea costruzionista dell’apprendimento dei concetti matematici. Seymour Papert è un matematico che deve la sua sensibilità pedagogica ad una collaborazione giovanile con Jean Piaget e che ha poi lavorato nel laboratorio di intelligenza artificiale del MIT insieme ad uno dei fondatori del medesimo, Marvin Minsky.
Il logo è un vero e proprio linguaggio di programmazione orientato alla produzione di oggetti grafici: ogni istruzione è rappresenta da un codice scritto. Scratch introduce il concetto di rappresentazione grafica delle istruzioni: il programma si scrive combinando sullo schermo dei blocchetti il cui colore è associato alla tipologia delle istruzioni (controllo del flusso, input-output etc.) e la cui forma esprime le opzioni sintattiche di ciascun blocco, cosicché solo certi tipi di accoppiamenti sono possibili.
Per inciso, il Logo non è morto. Ne esistono varie implementazioni, una delle quali, LibreLogo, disponibile in LibreOffice a partire dalla versione 4.2.3.3.
Scratch nel frattempo è cresciuto. Cercheremo di scoprirne le caratteristiche nel seguito. Qui mi limito a citare un esempio, giusto per ricordare che è pensato sì per i bambini ma ciò non impedisce che ci sia gente che ci faccia dei balocchi assai complicati.
Si prenda ad esempio il calcolo delle prime cifre decimali di Pi Greco che, notoriamente, essendo un numero irrazionale ne ha infinite. Tanto per assaggiare – anche solo visualmente – la consistenza matematica del problema, andate a scorrere la pagina Wolfram sulle formule per calcolare Pi Greco. Bene, fatto questo, andate a vedere la pagina Scratch di questo matematico con la quale si possono calcolare migliaia di cifre decimali di Pi Greco. Nel link See inside si può andare a vedere il codice, scorrete la pagina del codice (a blocchi) sterminata…
Clicca qui per le versioni in lettura facilitata, EPUB e PDF.
La nostra idea è che per creare un buon ambiente di apprendimento si debba rinunciare a un po’ di controllo. Il controllo totale attiene alle faccende militari, non alla crescita di qualcosa di vivo – chi volesse raddrizzare tutti i giorni un olivo lo ammazzerebbe. La crescita richiede cura, che è una cosa ben diversa, e richiede tempo: la temporizzazione stretta che caratterizza tanta formazione è nefasta. A studiare molto in poco tempo si può anche imparare ma male, che delle volte è peggio che imparare poco – esattamente come a volersi riscaldare con un fuoco di paglia. Riflessione, discussione, richiedono tempo. Un tempo che l’università ha cancellato, prendendo il peggio dell’Ottocento e il peggio della contemporaneità. Ad esempio, fare finta che un TFA progettato per sei mesi o più possa essere fatto egualmente in due mesi vuol dire rinunciare alla missione formativa e avere in realtà altro a cui pensare.
Questa piccola premessa per introdurre il caos tranquillo dell’insegnamento di Laboratorio Informatico nel Corso di Laurea IUL in Metodi e Tecniche delle Interazioni Educative, dove, tanto per iniziare ci siamo riappropriati del tempo, dilatando un mese scarso in un semestre vero.
Quest’anno gli studenti sono quasi tutti insegnanti di scuola primaria, alcuni dell’infanzia. In questo periodo stiamo facendo esercizi di HTML. HTML?! Alle elementari?! All’asilo?!! Ebbene, grazie proprio al caos lento del laboratorio è emerso che almeno cinque di queste persone hanno avuto esperienze con la programmazione o vi sono interessate – linguaggio Scratch, robotica Bee-Bot. Se l’insegnamento fosse stato impartito al ritmo normale (frenetico) nessuno si sarebbe accorto di nulla e avremmo perso tutti un’occasione. L’occasione è questa: nel forum abbiamo proposto a coloro che hanno all’attivo qualche esperienza didattica di robotica e coding di organizzarsi proponendo materiali didattici per tutti gli altri. Noi docenti e tutor saremo i loro assistenti. Se quest’attività dilaterà troppo i tempi allora rinunceremo ad una di quelle programmate, convinti che un’esperienza di apprendimento fra pari, riferita a contesti professionali reali, sia un’occasione di grande valore da non perdere.
Gli esercizi con HTML sono una buona attività propedeutica, considerato che questo linguaggio è alla base di tutto ciò che vediamo nel web, che ci si può esercitare a costo zero in casa, usando software che viene gratis con tutti i sistemi operativi, che è perfetto per toccare con mano quanto sia possibile costruire subito qualcosa ma quanto impegno occorra per scrivere codice – forse per guardare con occhi diversi quel ragazzo svogliato in classe ma che la notte fa cose strane al computer…
Tuttavia il caos lento con cui sviluppiamo questi esercizi ci interessa solo in parte quale metodo di sviluppo di specifiche competenze tecniche, HTML o altro. Ci interessa invece più come incubatore di comunità di apprendimento, dove non ci sono solo studenti che apprendono e professori che distribuiscono conoscenza ma c’è una comunità composita che partecipa ad un’impresa comune, al termine della quale gli studenti avranno certo imparato qualcosa ma ognuno nella misura e nel modo che gli serve nella sua realtà professionale, i tutor e i docenti avranno ulteriormente consolidato e ampliato le proprie conoscenze, gli sviluppatori degli strumenti didattici avranno migliorato gli strumenti didattici, tutto questo per dare vita al nucleo di quella che si chiama una learning organization. Vediamo dunque qualche sprazzo della vita nel laboratorio.
In breve ecco come funziona. In questo laboratorio il ritmo viene scandito mediante la pubblicazione degli articoli pubblicati in questo blog, che vengono poi riuniti in una forma più organica in http://iamarf.ch, da dove possono essere scaricati in EPUB e PDF. Contestualmente vengono proposti semplici esercizi che gli studenti inviano sotto forma di documenti HTML per essere “appesi alla parete”, esattamente qui, dove il linguaggio HTML può essere usato senza limitazioni. Laddove necessario, questi lavori vengono discussi, attraverso i commenti in questo blog, nei blog o nel forum dell’ambiente IUL, talvolta per email.
La situazione può dunque parere dispersiva ma c’è dell’altro. La IUL quest’anno si è ricomposta in una nuova configurazione che prevede il rilancio di una serie di attività, fra cui la rivisitazione e lo sviluppo dell’ambiente informatico. Una delle novità consiste nell’introduzione dello strumento di blogging che, come qualsiasi altro software, per funzionare bene necessita di un dialogo persistente fra progettisti e utenti. Così chiediamo agli studenti di scrivere i loro codici anche nei post che scrivono sui blog UL e di contribuire segnalando eventuali comportamenti che sembrino anomali.
Certo, ci imbatteremo sicuramente in qualche imprevisto e avremo delle difficoltà. In altre parole, rinunciamo a una quota di controllo ma contiamo di trarre vantaggio da ciò che impareremo nel risolvere i problemi. Vediamo dunque alcuni sprazzi.
Gabriella e Luca segnalano che una finestra pop-up si apre lontano, in fondo alla pagina. Giovanni Spinelli, analista e sviluppatore software della IUL, corregge il problema e apre un blog anche lui, per discutere le segnalazioni e proporre soluzioni.
Sia a Luca che a Elena succede che il proprio codice HTML alteri tutto lo sfondo della pagina intera, non solo del post. Comprendiamo così meglio come il proprio codice possa interagire con quello originato dal servizio che provvede a impastare tutto per fabbricare la pagina che poi vediamo. Elena volge la caratteristica a proprio favore per “imporre” uno sfondo eclatante al suo blog.
Vari studenti si accorgono che se nei titoli di un post ci sono degli apostrofi, quando salvano il post dopo una modifica compaiono altri caratteri prima dell’apostrofo. Analizziamo il problema e Giovanni lo risolve.
Gabriella mi segnala che sarebbe meglio se in questo blog ci fosse un link all’ambiente di formazione IUL. Provvedo e ringrazio.
Gabriella segnala che non riesce a caricare immagini nell’ambiente IUL per linkarle nei post. Scopriamo un problema che Giovanni risolve.
Elena, Luca e Gabriella hanno problemi con il codice per realizzare i rimandi alle note in una pagina, che funziona come HTML o all’interno di un blog in WordPress.com ma non nel blog IUL. Gabriella scopre da sola un modo per farlo funzionare anche nel blog IUL, usando l’attributo ID anziché NAME nelle ancore: <A ID=”pippo”><A> anziché <A NAME=”pippo”><A>, come avevo “insegnato” io. Giovanni ci spiega come stanno le cose. Tutti impariamo che è meglio usare ID anziché NAME in questo caso. Aggiorno conseguentemente le “dispense“.
Manuela e altri segnalano che ci si può aiutare con la W3Schools. Gli studenti precorrono: era una delle cose che volevo dire.
Precorrono anche in altre occasioni. Cinzia, in un commento nel blog di Giovanni fa una domanda sulla differenza fra il codice <i></i> e <span style=”font-style:italic;”></span>. Ci stiamo per arrivare. Ecco, nella nostra idea, quando succede che gli studenti precorrono allora vuol dire che stiamo andando bene.
Giovanni offre una sorta di palestra HTML. Tutti gradiscono.
Manuela ha l’idea di utilizzare il blog IUL per fare una cosa utile in due insegnamenti, compilando un piccolo vocabolario di filosofia per “Pedagogia delle Risorse Umane” e allo stesso tempo facendo un esercizio HTML per il laboratorio, precorrendo le tabelle.
Però ….. ora che ci penso, alla IUL mancava qualcuno che effettuasse il debug del mio lavoro.
Con questo BLOG ho guadagnato questo servizio.
Continuate così.
Certo, con questo blog, ma in un contesto che prevede di non prevedere tutto.
IUL
La IUL – Italian University Line è un’università telematica pubblica, non statale, istituita nel 2005. L’Ateneo è promosso dal Consorzio IUL, composto dall’Indire (Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa) e dall’Università degli Studi di Firenze. È autorizzata a istituire corsi universitari a distanza: laurea triennalee laurea magistrale, master di I e II livello, corsi di perfezionamento e di aggiornamento professionale.
La IUL ha come mission quella di erogare formazione continua al personale della scuola, ma, più in generale, si pone come punto di riferimento per l’apprendimento permanente, proponendosi come una sorta di “Lifelong Learning University” per tutti coloro che desiderano acquisire conoscenze immediatamente spendibili nel proprio ambito professionale.
Nel post precedente avevo suggerito di andare a leggere un paio di brani de “I bambini e l’ambiente”. Giustamente Lisia mi ha fatto notare che qualcuno potrebbe non disporre del libro. Allora, prima trascrivo i brani che avevo suggerito di leggere. Eccoli.
Pag. 79
La radio
Sarebbe più esatto parlare di montaggio sonoro, una pratica ignota ai più, ma assolutamente amata dai pochi bambini che la conoscono.
Data la cultura dominante estremamente sbilanciata sull’immagine, l’idea di mettersi lì soltanto ad ascoltare può sembrare sulle prime poco “spettacolare”. In realtà sollecita canali di attenzione meno utilizzati e per questo, superato il primo impatto, spesso più interessanti. Ai bambini poi piace moltissimo giocare con la loro voce, con i suoni, oltre che naturalmente con le musiche e , anche se nella cultura informatica corrente il software di elaborazione del suono non è considerato “di base” come quello da ufficio – nella vita di tutti i giorni infatti, ognuno di noi ha a che fare continuamente con grafici e tabelle, mentre le voci, i suoni e le musiche sono esperienze da “professionisti”! – esistono diversi programmi (anche gratis, a buon mercato ecc.) che consentono a chiunque con poco esercizio di incominciare a trattare il suono come un tempo, con la registrazione analogica, era quasi impossibile.
Provare a tagliare, incollare, sovrapporre, qua e là inserire effetti. E poi ascoltare insieme. Possiamo anche metterci le presentazioni degli “inviati speciali”, come una vera radio!
Pag. 98
AMBIENTI SONORI
Gran parte dei film disponibili in casa in DVD, così come molti videogiochi, hanno un sonoro dolby digital con effetti surround, che per essere apprezzato appieno richiede un impianto audio a cinque o più casse acustiche, disposte in modo strategico nella stanza, e il subwoofer per i bassi. Allora i suoni sembra che vengano non solo da destra e sinistra, ma anche dalle spalle dello spettatore o giocatore, avvolgendolo in un “ambiente sonoro” tridimensionale di grande effetto.
[…]
Nella scuola, insegnamento della musica a parte, l’elemento suono è di solito sottovalutato. È un peccato, perché già l’effetto stereo dato anche da una qualsiasi videocamera economica, ascoltato in cuffia o con casse ben distanziate, rende in modo intenso e realistico l’ambiente sonoro.
I suoni e le macchine per registrarli e riprodurli
Registratori a bobine, registratori a cassette, registratori digitali che sono anche radio e lettori di musiche MP3, vidocamere che possono essere utilizzate anche per le loro eccellenti qualità di registrazione audio, microfoni collegati al computer…
Siamo letteralmente circondati di macchine per registrare il suono, e normalmente, non siamo affatto abituati a usarle.
Il mio vecchio registratore analogico tipo walkman funziona ancora: lo presi usato da un amico nel 1981! Appena un po’ più grande di una cassetta normale (le “micro” non mi sono mai piaciute, perché poi non si possono mettere nello stereo) ha una qualità discreta e permette di passare velocemente dalla registrazione all’ascolto. Con un tastino accelero o rallento la riproduzione, con effetti comici molto apprezzati dai bambini e, regolando la sensibilità del microfono, posso allontanare i rumori d’ambiente e ottenere una voce abbastanza chiara anche nel mezzo di un frastuono assordante: il che sorprende e incoraggia all’uso dello strumento.
Il nuovo registratore digitale è piccolissimo, ha il microfono stereo e una fedeltà strepitosa. È dotato di memoria interna in cui vengono memorizzati i file audio, che poi si trasferiscono al computer collegandolo alla porta USB come una pen drive. Altre macchine simili usano schede di memoria flash. Rispetto ai lettori MP3 con funzioni di registrazione, si differenziano a prima vista perché hanno un piccolo altoparlante che permette di riascoltare insieme, a volume ovviamente molto basso, tutti in silenzio e attenti…
Biblioteche di suoni
Sono andato a ritrovare una vecchia cassetta audio, che mi fu data un giorno da una maestra della scuola dell’infanzia. Sull’etichetta sta scritto: “Gocce, vento, fuoco”. Ascolto ad alto volume… Sembra di stare in una immensa grotta sotterranea, dal cui soffitto stilla acqua a intervalli regolari… Poi è un incendio nel bosco… Poi ancora acqua, a fiumi, che scroscia e pare spargersi dappertutto, come l’inondazione di New Orleans!
Se la registrazione magnetica presenta difficoltà oggettive di catalogazione (non si possono propriamente “sfogliare” i diversi suoni su un nastro come le pagine di un libro, e non è così facile e automatico compilare un indice, o ritrovare le singole voci disperse tra decine di bobine o musicassette: tutto sommato un lavoro per gente un po’ speciale!), con i suoni digitalizzati e trasformati in file dentro un computer, al solito assegnando nomi, dividendo in cartelle e giocando con i collegamenti, ognuno può agevolmente organizzarsi la sua personale “biblioteca” di suoni.
Si può registrare in proprio, “estrarre” da documenti di diversi tipo (un uso didattico non lede comunque i diritti d’autore), o utilizzando le raccolte esistenti: audiocassette CD, file sonori accessibili in rete, dove troviamo di tutto, dal rumore di una fabbrica al canto struggente delle balene.
Il suono e il computer
Esiste tutta una produzione musicale che si basa sul riutilizzo di musiche, suoni, canzoni. Il remix, al di là delle intenzioni commerciali o artistiche, è innanzitutto un grande gioco artigianale, a cui le moderne tecnologie offrono possibilità pressocché infinite.
Se però ricostruire musiche e canzoni basandosi su materiale già esistente comporta capacità tecniche di tipo professionale, il gioco di accostare e mescolare insieme le voci, i rumori, i versi degli animali, il vento, le onde del mare, non solo è ormai possibile a chiunque, ma può spalancare orizzonti impensati e assolutamente interessanti. Un po’ come quella prima sorprendente esplorazione del cortile della scuola, dove non immaginavamo neppure che potessero vivere tanti animali.
Con il computer il suono si vede. I bambini di cinque anni, quando gli mostri per pochi minuti come si può giocare con il “disegno della voce”, rovesciandolo (voce al contrario), tagliando, incollando, applicando effetti come echi, accelerazioni e rallentamenti, voci da papera e da robot, subito ti propongono elaborazioni sonore non solo divertenti, ma anche estremamente appropriate: “Metti lì la voce, abbassa il rumore del traffico, alza l’urlo della bambina che si spaventa!”. Sembra che sappiano già tutto quello che un computer può fare con il suono, e senza bisogno di “insegnargli” nulla! Probabilmente, si tratta di un’altra di quelle competenze latenti che aspettano solo di essere sollecitate per potersi esprimere.
Fino alla metà degli anni Novanta era abbastanza facile trovare programmi accessibili anche ai bambini, che consentivano di prendere la propria voce campionata (ma anche un altro suono qualsiasi, il rumore di una porta che cigola, il miagolio del gatto) e “suonarla” come uno strumento dentro una musica, usando la tastiera stessa del computer e avendola accordata automaticamente con una base di accompagnamento. Successivamente il mercato ha stabilito che queste sono cose eventualmente da professionisti e che non interessano ai bambini.
Dopo averlo verificato personalmente con centinaia, posso garantire che il mercato si sbaglia!
E ora un gioco. Cliccando qui potete scaricare il frammento di una registrazione fatta durante una passeggiata nel bosco questa estate. Quello che scaricate è un file zip (3.3 MB) che, una volta scompattato fornisce due oggetti: un file e una cartella i cui contenuti sono ciò che serve a Audacity per lavorare. Avrei potuto esportare la registrazione in formato MP3 ma questo comporta una perdita di informazione. Con il formato di lavoro di Audacity siamo sicuri di lavorare tutti sugli stessi identici dati.
La registrazione ha vari difetti e si possono fare varie cose per estrarre cose interessanti.