I Care

Rinfresco il post sul seminario di martedì 31 marzo perché avremo anche gli studenti di Infermieristica, di Terapia della Neuro e della Psicomotricità Evolutiva

Cambia quindi anche il volantino qui sotto

Preparatevi a stringervi!


Seminario


I Care

Per studenti della Facoltà di Medicina e non solo …

Martedì 31 Marzo 2009 10:30

Aula Grande CEP

Viale Pieraccini, 6; Careggi, Firenze

Per gli studenti dei CdL in Medicina, Infermieristica e TNPEE è l’unico evento obbligatorio, per gli altri studenti è facoltativo


Non sono in grado ancora di dare una traccia ma è certamente utile riflettere sul seguente schema.

Slittamento paradigma

Pensiero

Intuitivo

Razionale

Sintetico

Analitico

Olistico

Riduzionista

Nonlineare

Lineare

Valori

Sostenibilità

Espansione

Cooperazione

Competizione

Qualità

Quantità

Partnership

Dominazione

Enfasi

Sistemi aperti

Sistemi chiusi

Tutto

Parti

Connessioni

Oggetti

Forme

Contenuti

Reti

Gerarchie

Coltivazione

Controllo

Donna

Uomo

Propensione

Empatica

Assertiva

I Care

“Non me ne può fregar di meno” 😦

Pensieri che sono nell’aria

Oggi, rispondendo al post di Alessandro (studente di medicina) mi è capitato di definire la dissipazione del potenziale di apprendimento degli uomini come un problema ecologico.

Poco fa, in un post di Pierluigi (studente IUL) trovo il video di un discorso fatto da Ken Robinson (Do Schools Kill Creativity?) dove la mortificazione della creatività viene vista come un problema ecologico.

Nel discorso di Ken Robinson ritrovo tanti pensieri che sono esattamente quelli che io, nel mio piccolo, mi sforzo di comunicare.

Scopro così un altro personaggio importante per il mio Personal Learning Environment e mi meraviglio per l’ennesima volta di quanta incredibile affinità vi possa essere fra persone che vivono in luoghi lontani e che hanno avuto storie completamente diverse.

Se non ci fosse la rete mi sentirei molto più solo.

Assignment 4: social networks

In questo assignment vi chiedo di rispondere ad un sondaggio sui social network che hanno messo a punto gli studenti del semestre precedente. I risultati andranno ad arricchire quelli raccolti nel primo semestre. Ecco il link …

Sondaggio sui social network

Avrei voluto approfondire la questione dopo il sondaggio ma il folletto asterione88 si diverte ad anticipare gli argomenti e quindi anticipo anch’io dopo avere letto i suoi 6 buoni motivi per odiare facebook ed avere rivisto altri post che avevo scritto in passato dei quali riuso qui alcuni passaggi.

A me facebook non è mai piaciuto ma non condivido del tutto il post ed i successivi commenti.

Considerazione generale

Andare contro? Sì, certo, molto meglio che andare con la corrente e soprattutto andarci senza porsi il problema.

Attenzione però al fatto che andare contro per partito preso è altrettanto conformista dell’andare con …

Più che andare con/tro serve andare a fondo. Molto più faticoso ma più utile.

Se si va solo con/tro allora il mondo si dicotomizza, con | tro. La pratica della dicotomizzazione è uno degli strumenti principali della scolarizzazione, pratica che conduce all’assenza di pensiero. I risultati di questo fenomeno sono tristemente evidenti ovunque.

Torniamo a facebook

A me facebook non piace.

Non mi piace perché è chiuso ed io amo stare all’aperto. Al chiuso ci può essere qualcuno che controlla, qualcuno che conta le persone, le azioni e tutto il resto e non va mai bene che ci sia qualcuno troppo potente, mai.

Non mi piace perché tutto è estremamente volatile, perché si deve far fronte a troppe richieste, perché richiederebbe troppo tempo valutare se l’adesione a un certo gruppo abbia senso o meno, perché si è costretti a udire anche voci che si vorrebbe non sentire, tanti e tanti contatti fugaci e superficiali, un generale traccheggiare, perché tutto finisce col ridursi a mera quantità e in questa quantità un inesorabile e dilagante annacquamento delle parole.

Ma solo in facebook? Proprio sicuri?

Povere parole, quanta fatica fanno a fare il loro mestiere oggi. Quante se ne emettono  ma poi pochissime giungono a destinazione. Dette alla coop, dette in classe, alla messa, al comizio in piazza, trasmesse in mille modi, stampate, radioemesse, televisionate, telefonate telefonate e telefonate e essemmessate, e poi lette, spesso giusto viste, sui manifesti, gli striscioni sui lampioni, i cartelloni, i cartelloni dove vanno e vengono come nello screensaver, appunto e poi sullo screensaver, sulle magliette e tutto il resto con cui ci si copre e poi e poi …

Come dire che di tutto ciò che disturba in FB il mondo è già pieno, il mondo non virtuale. Perché forse le scritte a pennarello sui sedili degli autobus o quelle spruzzate sui muri delle case son tanto diverse da quelle sulle pareti   di FB? O quella conversazione che l’altro giorno m’ha sfondato i filtri della mente mentre bevevo una birra

… perché lui se la mette così, cioè nel senso, perché deve uscire con noi, cioè, voglio dire, nel senso … lei … lui… come mi vede …  non me ne può fregar di meno … a un certo punto … non ci posso credere … veramente … allucinante … nel senso …

quella conversazione è tanto diversa da quelle che si svolgono in FB? O le parole vomitate da palinsesti televisivi demenziali, milioni, miliardi di parole emesse in ore e ore di dedizione quotidiana di fette di popolo certamente di gran lunga maggioritario, son quelle parole meglio di quelle che svolazzano in FB? Le parole tritate dal frastuono delle discoteche? Quelle condite da quintali di salatini ed ettolitri di aperitivi da folle che pienano i bar, folle a volte strabuzzanti su marciapiedi se non strade? Molto diverso tutto ciò da FB?

O le parole dotte, tecnologiche, nuove di conio, emesse in gran copia in una miriade di convegni, conferenze, congressi, eventi, manifestazioni scientifiche, quelle no, quelle saranno serie, porteranno significati importanti, cose difficili, cose da specialisti?

No, a me non sembra. Chissà … succede tuttavia che quando ti capita di udirle in quella parte di mondo che ti riguarda allora scopri che son tanto spesso ripetute, ridondanti come la schiuma di una birra versata male ma venduta al prezzo di una birra versata bene, a volte anche parole mariuole. Insomma parole stropicciate strapazzate diluite … o che son tanto diverse da quelle che inondano FB? E le parole della politica? Oh, lasciamo stare …

Certo che la vita reale è meglio di quella virtuale ma siamo sicuri che la vita reale sia sempre così magnifica? O forse esistono forme di partecipazione virtuale che hanno qualità umana superiore a tanti aspetti della vita reale?

Questo quindi è la mia tesi: nella vita reale si può comunicare in modo denso e empatico partecipando a gioie e dolori del prossimo ma si può anche vivere truffando, scompigliando, calpestando o semplicemente annacquando sentimenti preziosi; parimenti nel mondo virtuale si possono stabilire connessioni meravigliose online come si può contribuire alla universale diluizione delle parole.

Qualche considerazione sui 6 buoni motivi per odiare facebook

so più o meno come funziona sia per averlo visto usare, sia perché ne parlano un po’ tutti;

Eh no, le cose per essere conosciute devono essere vissute. Vedere fare e tanto meno avvalersi del sentito dire è insufficiente. Un classico effetto della scolarizzazione quello di parlare di cose non vissute.

1. Perché ti schedano. Per quel che mi riguarda, siamo già  controllati abbastanza anche senza iscriversi a feisbuc: …

Questo è l’argomento che condivido di più. Tuttavia il problema di essere controllati è molto più a monte di FB. Cellulari, software microsoft …  il patto col diavolo va rifiutato subito e in questo caso l’unico modo di rifiutarlo è di fare il barbone, che per inciso è una scelta onorevolissima secondo me ma non ci si può lamentare dopo avere firmato. Il diavolo si arrabbia ed ha perfettamente ragione.

2. Perché se ti iscrivi a facebook ritrovi decisamente troppi ex.

E che male c’è? Anche nella vita succede. Vivere fuggendo dal proprio passato? Non è un bel messaggio …

3. Perché tutti sanno cosa stai facendo mentre lo stai facendo. Feisbuc è l’evoluzione del pettegolezzo. Tutti sanno tutto di tutti; come nei paesini piccoli di campagna dove ognuno conosce l’albero genealogico del resto del paese. Però è su Internet. E quindi anche i tuoi amici di Cracovia sanno che se hai cancellato dagli amici la tua ragazza è perché vi siete lasciati.

Ma chi ha mai detto che uno deve scrivere in FB tutto quello che sta facendo? Uno scrive in FB ciò che vuol condividere esattamente come al bar dice ciò che vuol condividere. E in ogni caso il pettegolezzo è sempre esistito e la rete di contatti umani dei paesini di campagna è ciò che manca alla vita di città dove sono tutti vicini e tutti soli. E a me l’idea di trovare qualche amico vero a Cracovia piace assai. Attenzione, l’amicizia in FB è solo “contatto”, giusto una questione di lessico. Tuttavia ogni contatto potrebbe divenire un’amicizia vera.

4. Perché crea dipendenza …

Anche la televisione ha creato dipendenza devastando la mente di un paio di generazioni e voi, cari amici più giovani (anagraficamente), state pagando le conseguenze di questo. Anche l’automobile. Conosco innumerevoli persone che prendono l’automobile per fare cento metri con danno per la gestione del traffico, della propria salute e dell’ecosistema. Anche il cellulare. Non dipendere da uno strumento è una questione di testa.

5. Perché non puoi personalizzare un cazzo…

Ci sono innumerevoli altre forme di partecipazione dove si può personalizzare quello che si vuole. FB è orientato ad altro.

6. Perché è irrimediabilmente, incredibilmente, totalmente, iperbolicamente stupido.

No, non esistono strumenti stupidi. Esistono invece comportamenti stupidi. Il bar non è uno strumento stupido perché le persone ci sparano molte sciocchezze (cosa che comunque talvolta fa bene alla salute mentale), in un bar può nascere un movimento culturale.

Concludendo

Per quanto FB non mi stia simpatico, provando ad usarlo, ho scoperto che può servire a fare cose che non sono affatto stupide.

  1. È uno strumento di ricerca col quale, diffondendo pensieri posso stabilire un contatto umano prezioso. Ho avuto delle sorprese strepitose. Ieri grazie ad una citazione di Mark Twain ho conversato con una persona interessante.
  2. È uno strumento di ricerca col quale molto spesso uno studente  che ha bisogno di qualcosa di me mi trova al volo.
  3. È uno strumento di comunicazione (tecnica) con il quale posso diffondere notizie utili relative al mio lavoro: con un annuncio in FB sono sicuro di raggiungere moltissimi dei miei studenti.
  4. È uno strumento di aggregazione: posso scherzare con persone con le quali ho un rapporto di amicizia vero o una collaborazione importante. Un importante aspetto della socializzazione che non sostituisce affatto pericolosamente la mia vita fisica bensì la prolunga. Scherzo con una persona in FB e poi ci scherzo vis-à-vis, dov’è il problema?
  5. È uno strumento che favorisce le relazioni orizzontali in un mondo asfissiato dalle relazioni verticali di natura gerarchica. Vi sono studi sociologici che mostrano come le relazioni orizzontali siano spesso un’importante fonte di innovazione nelle aziende, altrimenti organizzate per relazioni verticali.
  6. … Perché non ci esercitiamo a scovare aspetti positivi inattesi invece di mettere in evidenza aspetti negativi ovvi … ?

Assignments 3: Feeds, OPML, PLE

Ho rinfrescato il file OPML in anticipo perché sono arrivate molte persone.

Abbiamo introdotto i feed come uno strumento che serve a tenere d’occhio i siti web che ci interessano e che sappiamo essere vivi, uno strumento tecnico insomma.

In realtà l’impiego dei feed ha implicazioni ben più profonde che sono connesse ad un altro concetto, il Personal Learning Environment, che travalica parecchio l’ambito tecnico.

Vi chiedo di leggere un articolo che ho scritto recentemente su questo tema.  È lungo (!) quindi non vi darò nuovi assignment per una settimana. Poi potete scrivere un post sull’argomento.

PS aggiunto nel pomeriggio

Come si intuisce da ciò che ho accennato qui e soprattutto come vi sarà chiaro dopo avere letto l’articolo che vi ho indicato, in termini strettamente tecnici il PLE è composto dall’insieme dei vostri feed.

Tuttavia anche tanti altri riferimenti formano il PLE di un individuo, per esempio anche un eventuale raccolta di bookmarks in delicious.

Per gli studenti della facoltà di medicina

Un certo numero di voi scrive post che contengono aiuti di vario tipo inerenti all’impiego del computer e di internet. Io tendo a citarli nel Daily ma qualcuno mi può sfuggire e comunque rimane difficile andarli a ritrovare.

Propongo che chi ha scritto o scriverà post del genere crei anche il relativo bookmark in delicious utilizzando le due tag seguenti, oltre ad ogni altra che riterrà opportuno:

dlmed9, tutorial

La prima tag serve a contrassegnare i bookmark prodotti dagli studenti della facoltà di medicina (digital literacy medicina 2009), la seconda serve a contrassegnare i post scritti nello spirito del tutorial, cioè del “manuale”. Quindi, se scrivo un post che aiuta ad impiegare delicious potrò per esempio scrivere

dlmed9, tutorial, delicious, social, bookmarking

Sarà così facile andare a ritrovare i post di questo tipo. Se poi, nel bookmark mettiamo anche una ragionevole descrizione del post sarà ancora meglio.

Per gli studenti della IUL

Propongo la stessa cosa utilizzando tuttavia la tag

emiul9

per designare la classe di editing multimediale iul 2009.

Per esempio potremmo raccogliere i bookmark relativi ai siti web di riferimento dei software per produrre video di cui stiamo discutendo (questa è un’idea di Maria Grazia).  Quindi tali bookmarks potrebbero essere descritti dalle tag

emiul9, video

ed altre eventuali che ritenete opportuno.

Assignment 2: Delicious

Questo assignment consiste nell’imparare ad usare  delicious che è il più noto sistema di social bookmarking. Si tratta di un servizio che consente a ciascuno di memorizzare i propri bookmark (i cosiddetti preferiti del browser) in Internet.

In estrema sintesi questi sono i vantaggi principali.

  • I vostri bookmark sono accessibili da qualsiasi accesso internet e non da un solo computer; li potete quindi reperire dal computer di un amico, da un internet point, da uno smartphone o altro.
  • Quando memorizzate un bookmark potete, anzi dovreste, associarvi delle tag, vale a dire delle etichette, che sono in sostanza delle parole singole destinate a connotare il bookmark. Per avere un esempio potete vedere i miei bookmark.
  • I propri bookmark sono visibili agli altri, avete appena visto i miei per esempio. Se si vuole si possono anche rendere privati ma allora la cosa perde molto del suo interesse.
  • Quando si vuole cercare un certo tipo di bookmark si usano le tag, quindi la scelta appropriata delle tag è importante per ritrovare le cose. In seguito ad una ricerca, delicious non vi rende solo i vostri bookmark, che sono contrassegnati dalle tag che avete usato per la ricerca, ma vi rende anche i bookmark degli altri utenti di delicious nel mondo che hanno usato le stesse tag. È qui che compare l’aspetto sociale perché così potete scoprire persone o comunità che nel resto del mondo condividono i vostri interessi. Inoltre, dal numero di persone che hanno memorizzato un bookmark potete avere un’idea del suo potere attrattivo, un buon sistema per scoprire siti importanti su argomenti che vi interessano.

Per saperne di più potete andare a vedere due pagine wiki scritte dagli studenti l’anno scorso, una è una guida per fare l’account e l’altra contiene un collage di pezzi tradotti in italiano tratti dalla pagina help di delicious. Per inciso, chi vuole può intervenire su queste pagine per introdurre aggiornamenti, correzioni o integrazioni.

Delicious è un ottimo esempio di uso delle tag. Capire come funzionano le tag è molto importante perché queste sono un elemento importante di molti ambienti di social networking. La classificazione mediante tag anzichè mediante strutture gerarchiche è un po’ l’essenza del social networking, se si vuole: aggregazione per mezzo di connessioni.

Per fare questo compito dovete creare un account in delicious, introdurre i vostri boookmark, usarlo per fare ricerche, esplorare le possibilità leggendo l’help e infine scrivere un post con le vostre impressioni e il link al vostro nuovo account delicious in modo che gli altri possano curiosarvi.

Inoltre, questo strumento ci servirà in seguito per altri lavori.

La memoria

Questa volta riverbero qui l’ultimo post scritto sul Daily.

Leggendo il racconto di Pierluigi (maestro nella scuola primaria in Calabria, studente presso la IUL) mi vengono in mente gli straordinari cortometraggi di Vittorio De Seta del Mondo perduto, in particolare “Pasqua in Sicilia” e “I dimenticati”, quest’ultimo girato in Calabria.

Assignment 1

Questo assignment riguarda direttamente gli studenti della Facoltà di Medicina (Medicina, Odontoiatria, Infermieristica …).

Per gli studenti IUL e per quelli del master in E-medicine è solo una testimonianza di una possibile attività didattica in internet. Solo da osservare e eventualmente da commentare ma niente da fare.


Allora, per gli studenti della Facoltà di Medicina, l’assignment consiste nel tenere un diario delle attività.

1. Andate in Google Documenti e create un nuovo foglio di lavoro come potete vedere in questo video.

2. Inserite come titolo il vostro nome e cognome.

4. Scrivete quello che avete fatto e l’URL per l’attività: post nel vostro blog, eventuali contributi nel wiki e qualsiasi altra iniziativa. Non solo gli assignment. Intanto potete metterci tutte le cose che avete fatto fino ad ora.

5. Valutate le vostra attività con un voto compreso tra 1 a 5.

6. In una casella, in qualche parte del foglio di lavoro, mantenete aggiornata la media dei vostri voti .

7. Condividete il vostro foglio di lavoro con me come ho mostrato nel solito video.


Con questo assignment fate con un certo numero di cose diverse.

1. Tengo conto di tutte le vostre iniziative, in particolare quelle volte a cooperare e aiutare gli altri. Tuttavia a volte posso perdermi qualcosa. La scrittura di un diario delle proprie attività mi aiuterà a tenere traccia del vostro lavoro. Ciò significa che ho meno lavoro da fare e più tempo per fare (si spera) cose utili per voi. Si tratta di una sorta di divisione del lavoro.

2. La richiesta di autovalutazione del proprio lavoro può sembrarvi strana. Con questa classificazione siete esortati a riflettere di più sul valore della vostra attività. Con questo vostra autovalutazione dovreste dichiarare quanto siete soddisfatti del vostro lavoro. Se vedete che non siete soddisfatti, beh, tornate indietro e riguardatevelo!

3. Farete  un po’ di pratica con i software di Internet e questo è positivo. Per molti di voi, questo corso ha a che fare con l’alfabetizzazione digitale, dopo tutto.

4. Farete un po’ di pratica con i fogli di lavoro. A volte, molto raramente, qualcuno mi chiede: “Vorrei imparare Excel”. Beh, innanzi tutto cominciate con la manipolazione di un foglio di lavoro con Internet…, ad esempio, calcolando la media delle vostre autovalutazioni. 😉

Oggi con poco si può fare molto

Sia ben chiaro, non c’è pressocché niente di strettamente tecnico in nessuno dei corsi di questo semestre, certamente non nel senso della programmazione.

Tuttavia, qui voglio utilizzare un piccolissimo pezzo di software nel quale ho appena rimesso le mani per fare qualche riflessione generale.

Due giorni fa ho reso disponibile il file OPML per i vostri corsi (l’ho rinfrescato oggi per la cronaca). Non penserete mica che lo compili e lo aggiorni a mano, vero? Certo che no, sarebbe un incubo per un disordinato cronico come il sottoscritto!

Per generare il file OPML mi servo di un pezzo di software che ho scritto in un linguaggio che si chiama Ruby. Potete anche vedere il pezzo che ho scritto e che ho copiato in questa pagina wiki.

Unicamente per la curiosità di qualche eventuale “smanettone”, preciso che il pezzo non vuole essere assolutamente un esempio di buona programmazione, anzi io so che non lo è perché l’ho scritto avendo pochissimo tempo a disposizione “just to get things done”.

In sostanza il software va a leggere gli indirizzi dei vostri blog nello spreadsheet Google Docs alimentato dai moduli di iscrizione che voi riempite e, tenendo conto del corso di laurea di appartenenza, genera il file OPML che rendo disponibile nelle pagine wiki e del quale vi fornisco il link con un post nel mio blog.

Allora, se la questione che voglio illustrare non è tecnica di che si tratta?

La questione è: oggi si possono organizzare attività complesse con quello che si trova in giro.

Per gestire tutto quello che riguarda la didattica in circa 25 corsi di laurea in tre facoltà per 700 studenti l’anno mi servo dei seguenti elementi:

  • un paio di blog in wordpress.com
  • un servizio wiki gestito in PBwiki.com
  • Google Docs per documenti, spreadsheet e moduli per la gestione delle iscrizioni ed altro
  • un interprete Ruby che si trova già disponibile in molti sistemi (nei Mac sì) e che comunque è scaricabile liberamente poiché è esso stesso software open source
  • qualche pezzo di software opensource scritto in Ruby disponibile in giro per il mondo; per esempio io qui ho usato un pacchetto per lavorare indifferentemente con spreadsheet Google Docs direttamente online oppure con file Excel o OpenOffice sul proprio hard disk.

Oggi vi è una grande abbondanza di strumenti disponibili liberamente che possono essere impiegati per risolvere una gran quantità di problemi.

Non è più vero che occorrono risorse ingenti per innovare. È vero esattamente il contrario.

Come scrivere i post assegnati …

Un paio di brevi annotazioni prima.

Ho rinfrescato il file OPML con i nuovi arrivati a qualche correzione.

Questo post ed i successivi che saranno posti nella categoria Studenti Facoltà di Medicina, sono diretti principalmente agli studenti della Facoltà di Medicina. Tuttavia, possono essere oggetto di attenzione ed eventuale discussione anche per gli altri studenti, sotto il profilo della metodologia di insegnamento e di comunicazione con strumenti di rete.

Veniamo ora al tema del post.

Inizia ad arrivare qualche messaggio “… allora che si fa ora …” ed il numero degli iscritti è arrivato a 170. Tuttavia mancano ancora tanti studenti di Infermieristica perché a Firenze ho potuto fare loro la prima lezione solo di recente e nelle sedi di Borgo San Lorenzo e San Giovanni la devo ancora fare.

Per ora vi scrivo delle regole su come comporre i post che vi chiederò di scrivere. Come ho detto a lezione ribadisco che scriverò tutte le comunicazioni importanti  in questo blog … è da qui che “parlo”.

Le regole sono utili per lavorare e cooperare nella complessità del nostro mondo. Comunque, la validità delle regole dipende dal contesto e, poichè il contesto può sempre cambiare, è bene essere osservanti, ma è ancora meglio essere vigili sul contesto, allo stesso tempo. Rimanere incollati a un sistema di regole in presenza di un cambiamento significativo del contesto può essere stupido, pericoloso e anche criminale in certe circostanze.

Non mi piace quindi dare regole ma qui lo devo fare per un paio di ragioni. La prima è perchè con un numero così grande di studenti è necessario tenere d’occhio la sostenibilità delle azioni; un gran numero di testi molto lunghi da leggere può richiedere tempi insostenibili. La seconda è perchè un cauto uso di alcune regole può essere stimolante.

Per prima cosa, un invito alla chiarezza: siate semplici quando è possibile. Cito “le 6 regole dello scrivere”, proposte da George Orwell nel suo saggio  Politics and the English Language (le regole sei regole sono infondo al saggio). Alcuni potrebbero obiettare che, dal 1946, anno in cui Orwell scrisse questo pezzo, il contesto è cambiato; ritengo comunque che queste regole siano ancora preziose.

  1. Non usare mai metafore, similitudini o altre figure retoriche di significato che spesso vedi sulla stampa.
  2. Mai usare una parola lunga dove ne basta una corta.
  3. Se è possibile eliminare una parola, eliminala sempre.
  4. Non usare il passivo dove puoi usare l’attivo.
  5. Non usare una frase straniera, una parola scientifica o una di un gergo, se puoi trovarne una analoga nell’italiano di tutti i giorni.
  6. Infrangi tuttavia una di queste regole prima di scrivere qualcosa di assurdo.

Secondo: limita la lunghezza dei post a 200 parole se possibile. Ci sono tre ragioni per questa regola.

  1. Negli anni passati ho imparato che, senza porre limiti alla lunghezza del testo, molti studenti scrivono pezzi lunghissimi e abbastanza spesso la lunghezza si traduce in confusione. Deve essere una conseguenza della sindrome della terza colonna: raggiungere a tutti i costi la terza colonna del foglio a protocollo nei temi … . Con classi tanto grandi, leggere tutto diventerebbe un incubo e questo non è molto utile.
  2. È importante imparare a comunicare in modo conciso. Tutti soffriamo di sovraccarico di informazioni oggi. Le vostre parole devono farsi spazio attraverso un enorme numero di parole nelle menti altrui. Molto spesso il vostro lettore o ascoltatore ha poco tempo e poca pazienza. È cruciale essere chiari e concisi quando si scrive una cartella infermieristica una cartella medica oppure un progetto scientifico, tanto per fare degli esempi.
  3. Con un limite così ristretto, è più difficile fare uso del banale copia-incolla da una qualche risorsa internet. Così siete obbligati a dare una struttura, e questo è un bene perchè significa che siete obbligati a pensare.

Dare struttura in 200 parole? Bene, proviamo un pò.

Per giocare un pò, considerate la struttura dell’ orazione latina:

  • Exordium: qui avete l’opportunità di catturare l’attenzione del lettore, per esempio con uno slogan
  • Narratio: esponete il contenuto
  • Argumentatio: prendete posizione, date il vostro punto di vista
  • Peroratio: date le vostre conclusioni

Continuando a giocare… voi scrivete migliaia di SMS. Bene, ragioniamo allora in termini di SMS. Un SMS sono 160 caratteri e quindi 200 parole sono circa 8 SMS . Quindi dovreste avere:

  • Exordium: 1-2 SMS
  • Narratio: 2-3 SMS
  • Argumentatio: 2-3 SMS
  • Peroratio: 1-2 SMS

addattati per ottenere circa 8 SMS.

Terzo, che succede se si infrange la regola delle 200 parole? Si, POTETE infrangerla MA SOLO SE:

  1. avete già scritto il vostro pezzo da 200 parole
  2. e siete frustrati perchè vi sembra che la parte importante del vostro messaggio sia ancora mancante, e non c è modo di stringere in 200 parole.

In questo caso dovreste fare come segue:

  1. Pubblicate il post da 200 parole nel vostro blog e metteteci anche un link verso una pagina che dovete creare nel wiki
  2. Scrivete il vostro pezzo più grande in quella pagina.

Comunque, non scordatevi di dare una struttura al vostro articolo. C’è un post interessante scritto da Stephen Downes su questo argomento : How to Write Articles and Essays Quickly and Expertly. Potrebbe essere utile leggerlo.

Se volete commentare tutto questo e scrivere qualcosa seguendo queste stesse regole, il vostro contributo sarà incluso fra le assegnazioni dei compiti.