Ma cosa c’è di veramente nuovo nelle nuove tecnologie? (assignment fuori categoria)

Io sono molto disordinato ma ormai ho cessato di crucciarmi, anzi con il tempo mi sono convinto che una sana quota di disordine favorisca la creatività.

È così che qualche giorno fa, entrando nello studio e guardando il mio tavolo, ho “visto” un collegamento interessante fra vari oggetti che vi giacevano sparsi. Se fossi stato perfettamente ordinato, tenendo la scrivania ben sgombra eccetto l’oggetto sul quale stavo lavorando, non avrei “visto” niente.

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Sconnessione estiva

Vedo che questo blog viene pascolato anche quando lo lascio incustodito. Informo allora i frequentatori nonché i visitatori occasionali che non sono scomparso, almeno per ora, ma che nel periodo estivo scrivo molto meno. Del resto, il fatto che il blog sia ormai uno strumento fondamentale nella mia attività di insegnante e ricercatore non fa di me un vero blogger.

Sopporto male le imposizioni come la routine e quindi la necessità di dover scrivere per forza qualcosa in preda all’ansia che il blog si addormenti. Che dorma pure perché in estate ho da fare altro e, a prescindere da ruzzi e relax di altro genere, questo è periodo propizio per studiare, riflettere e magari costruire qualcosa di nuovo.

Non è detto che non scriva più niente fino al prossimo ottobre. Eventuali post imprevisti appariranno sotto a questo che ho momentaneamente “appiccicato” in cima alla pagina.

Detto questo, caro visitatore occasionale, tu sei ovviamente benvenuto anche se, da amico, ti consiglio di approfittare del tuo tempo libero per fare di meglio, magari qualche bella passeggiata dalle tue parti che certamente non saranno prive di luoghi ameni da visitare.

Se poi sei proprio preso da insana curiosità di sapere cosa stia facendo, qui di seguito te lo racconto volentieri seppur brevemente …

… vieni pure a curiosare ma, te lo ripeto, forse è meglio se spengi il computer e vai a fare due passi …

Classe virtuale online

Come avevo anticipato in un post precedente, venerdì 3 luglio alle 21 avrà luogo una classe virtuale intitolata

Classi, comunità di pratica e dintorni

Per partecipare è sufficiente seguire il link precedente e iscriversi gratuitamente al sistema di “online education” WiZiQ. Poi, quando sarà l’ora, collegarsi al sistema e “entrare in aula”.

Può partecipare chiunque, senza alcun limite. Non costa nulla, se qualcosa non funziona non si perde nulla, se funziona può risultare interessante.

L’idea è di creare delle occasioni per parlare delle cose su cui sto lavorando con persone che hanno interessi simili.

Non le chiamo lezioni perché vorrei porre l’enfasi sulla discussione.

In questa prima “puntata” dirò due parole sul lavoro che sto facendo per analizzare le dinamiche che hanno luogo nelle blogoclassi descrivendo i motivi per cui mi pare che esse abbiano la natura di comunità di pratica (la voce inglese di Wikipedia le descrive meglio).

La blogoclasse è il nome che uso per designare le classi dei miei studenti che seguono buona parte o interamente un mio corso mediante un proprio blog, formando una piccola comunità all’interno della blogosfera.

Le comunità di pratica sono interessanti perché sono entità di natura sociale nelle quali le esperienze di apprendimento sono particolarmente legate alla “creazione di significato”.

Durante l’incontro accennerò brevemente anche alle tecniche che sto impiegando per estrarre dati dalla blogosfera al fine di analizzarli. Vorrei commentare come oggi la tecnologia sia divenuta “amichevole”, “liquida”, “libera” nel senso che non costa praticamente niente.

Successivamente ci saranno gli interventi di alcuni studenti della Italian University Line che presenteranno in forma di bozza la loro tesi di laurea. Questi studenti sono insegnanti della scuola elementare e della scuola media che sono giunti al termine del corso di laurea triennale Metodi e Tecniche delle Interazioni Educative (pdf). In questa occasione avranno modo, se lo desidereranno, di fare un prova di esposizione e, al tempo stesso, di avere un’occasione per scambiare idee fra loro e con altri su temi a loro cari.

La partecipazione degli studenti IUL è significativa perché nel corso che hanno appena terminato sono stati protagonisti di un’eccellente esperienza di comunità di pratica.

Poiché è impossibile trovare una data che accontenti tutti, replicheremo l’evento il venerdì 10 luglio, sempre alle 21, in modo da offrire la stessa opportunità agli studenti IUL che non possano partecipare venerdì 3.

Oggi con poco si può fare molto

Sia ben chiaro, non c’è pressocché niente di strettamente tecnico in nessuno dei corsi di questo semestre, certamente non nel senso della programmazione.

Tuttavia, qui voglio utilizzare un piccolissimo pezzo di software nel quale ho appena rimesso le mani per fare qualche riflessione generale.

Due giorni fa ho reso disponibile il file OPML per i vostri corsi (l’ho rinfrescato oggi per la cronaca). Non penserete mica che lo compili e lo aggiorni a mano, vero? Certo che no, sarebbe un incubo per un disordinato cronico come il sottoscritto!

Per generare il file OPML mi servo di un pezzo di software che ho scritto in un linguaggio che si chiama Ruby. Potete anche vedere il pezzo che ho scritto e che ho copiato in questa pagina wiki.

Unicamente per la curiosità di qualche eventuale “smanettone”, preciso che il pezzo non vuole essere assolutamente un esempio di buona programmazione, anzi io so che non lo è perché l’ho scritto avendo pochissimo tempo a disposizione “just to get things done”.

In sostanza il software va a leggere gli indirizzi dei vostri blog nello spreadsheet Google Docs alimentato dai moduli di iscrizione che voi riempite e, tenendo conto del corso di laurea di appartenenza, genera il file OPML che rendo disponibile nelle pagine wiki e del quale vi fornisco il link con un post nel mio blog.

Allora, se la questione che voglio illustrare non è tecnica di che si tratta?

La questione è: oggi si possono organizzare attività complesse con quello che si trova in giro.

Per gestire tutto quello che riguarda la didattica in circa 25 corsi di laurea in tre facoltà per 700 studenti l’anno mi servo dei seguenti elementi:

  • un paio di blog in wordpress.com
  • un servizio wiki gestito in PBwiki.com
  • Google Docs per documenti, spreadsheet e moduli per la gestione delle iscrizioni ed altro
  • un interprete Ruby che si trova già disponibile in molti sistemi (nei Mac sì) e che comunque è scaricabile liberamente poiché è esso stesso software open source
  • qualche pezzo di software opensource scritto in Ruby disponibile in giro per il mondo; per esempio io qui ho usato un pacchetto per lavorare indifferentemente con spreadsheet Google Docs direttamente online oppure con file Excel o OpenOffice sul proprio hard disk.

Oggi vi è una grande abbondanza di strumenti disponibili liberamente che possono essere impiegati per risolvere una gran quantità di problemi.

Non è più vero che occorrono risorse ingenti per innovare. È vero esattamente il contrario.

Etica hacker al liceo …

Domani andrò a fare una conferenza sull’Etica hacker ad un liceo scientifico. La traccia l’ho sperimentata in tanti contesti diversi, mutatis mutandis, ma mai in un liceo. Mi piace l’idea anche se sto leggendo Deschooling Society

Felicità privata e felicità pubblica

Questo è il titolo del libro di Albert Hirschman che ho appena finito di leggere. Un genere di libri a me poco conosciuto, sono stato stuzzicato a provarci dai post stimolanti di Maria Grazia. Non sto rispondendo direttamente a tali post, per ora, ma faccio solo un commento che mi viene spontaneo dopo questa lettura.

La tesi fondamentale del libro concerne l’esistenza nelle nostre società di un’alternanza relativamente regolare fra periodi di preoccupazione intensa per i temi pubblici e periodi di concentrazione prevalente su obiettivi di benessere privato. Per intendersi, Hirschman prende a riferimento il periodo degli anni Cinquanta, caratterizzati da una prevalente dedizione agli interessi privati, seguito dal periodo degli anni Sessanta dove si sono visti cospicui fenomeni di coinvolgimento pubblico in Europa occidentale, nelle Americhe ed in Giappone, per finire con il ritorno agli interessi privati negli anni Settanta. L’autore, onestamente, ammette subito all’inizio, che non sarà in grado di dimostrare la natura endogena di una ciclicità del genere. In effetti è vero, non la dimostra né posso immaginare che la si possa dimostrare in un panorama così tremendamente complesso e così poco stabile ma questa sensazione vale assai poco tanta è la mia ignoranza dei metodi delle scienze sociali. Mi pare tuttavia molto interessante l’enfasi che Hirschman pone su fattori molto umani che sono assolutamente determinanti nelle scelte degli individui quanto sono invece trascurati nelle assunzioni estremamente semplicistiche che gli economisti classici fanno per descrivere i fatti del mondo.

Il libro è un saggio, tuttavia è scritto come un storia che accompagna il lettore nella percezione delle motivazioni che inducono un consumatore a ritenersi insoddisfatto della fruizione personale dei beni, quindi a rivolgere le proprie attenzioni a temi e attività di tipo pubblico ed infine a ritirarsi nuovamente nella propria vita privata.

Tutto questo percorso è preceduto da un’analisi della sensazione di delusione che si accompagna molto facilmente al conseguimento di un obiettivo e che viene descritta come una insopprimibile caratteristica del pensiero dell’uomo. Vari sono i riferimenti di Hirschman alla letteratura su questo tema; cito qui quello al pensiero di Giacomo Leopardi, dove, nel Canto notturno di un pastore errante dell’Asia si confronta l’appagamento del gregge dopo il pascolo con la perdurante insoddisfazione che il pastore avverte dopo il proprio pasto, e quello di Bernard Shaw: “Vi sono due tragedie nella vita. Una consiste nel non ottenere ciò che il vostro cuore desidera. L’altra nell’ottenerlo”.

Delusione che affligge la vita dell’uomo ma che è tuttavia necessaria per dar valore a nuove aspettative: se esistesse un modo per bandire ogni sorta di delusioni dalla propria vita questa stessa si svuoterebbe di significato e di attrattiva. Hirschman prende la mosse da questo tipo di analisi per descrivere i fattori che determinano le oscillazioni degli interessi di comunità ampie fra privati e pubblici.

Ora Hirschman ha 93 anni ed io ignoro se ha la forza e la motivazione per tornare su questa tema, magari è in tutt’altre faccende affaccendato. Verrebbe tuttavia voglia di rivisitare le sue argomentazioni alla luce di ciò che è successo l’indomani della pubblicazioni di questo saggio, mi pare nel 1983.

Mi interessa qui soffermarmi su quanto scritto nel capitolo Dagli interessi privati all’arena pubblica dove, fra i fattori determinanti per tale passaggio si cita il fatto che, quando ci si trova a lavorare per una causa di interesse pubblico, è l’attività stessa ad essere di per se appagante. Questo è in contrasto con la maggior parte delle attività di natura privata dove si distinguono nettamente una fase di lavoro che viene sopportata per ottenere le risorse che consentono, successivamente, l’acquisizione del bene desiderato, vuoi che esso sia un bene durevole, non durevole oppure un servizio. Le attività che comportano una qualche forma di dedizione alla collettività, attività di volontariato o attività politiche per esempio, in generale procurano la ricompensa nella gratificazione che deriva dalla partecipazione.

Hirschman identifica molto il coinvolgimento pubblico con la partecipazione ad attività di natura sociale ma soprattutto politica. Questo dipende dall’epoca in cui è stato scritto il saggio, precedente di circa dieci anni la crescita esplosiva di Internet. L’avvento di Internet ha cambiato sostanzialmente lo scenario espandendo enormemente le possibilità di partecipazione ad attività di interesse collettivo. Basti pensare al fenomeno del software open source: chiunque, da qualsiasi parte del mondo, può contribuire alla realizzazione di software che, se effettivamente funzionante, può essere utilizzato immediatamente da comunità di utenti estesissime. Ed è certamente vero che in questo tipo di attività la gratificazione risiede nel lavoro stesso, mancando quasi sempre, salvo casi molto particolari, ogni tipo di remunerazione a posteriori, a parte la remunerazione insita nella crescita delle competenze personali. Ed è un gratificazione di grande entità in termini sociali, se così posso dire, vista la sterminata dimensione della comunità degli autori di software open source.

Questi nuovi eventi influenzano sicuramente molto l’analisi di Hirschman quando commenta, nel capitolo Le frustrazioni della partecipazione alla vita pubblica, l’insorgenza di una rinnovata delusione in coloro che, dopo un periodo di dedizione alla collettività, tendono a concentrarsi nuovamente su obiettivi di natura privata. Fra i motivi adduce la natura quasi sempre utopica degli obiettivi rispetto a quello che si rivela essere realizzabile. In sostanza, dice Hirschman, il periodo durante il quale un individuo riesce ad associare direttamente l’attività che si ritrova a svolgere concretamente con l’obiettivo che l’ha motivata è fatalmente destinato ad avere durata limitata. Per tanti motivi, per esempio perché si tende ad immaginare obiettivi che si rivelano astratti, perché la realtà si rivela sempre molto più complessa di quello che si pensava, per via dei compromessi che si devono accettare, perché può facilmente accadere di trovarsi a compiere azioni che finiscono con l’apparire in aperto contrasto proprio con gli obiettivi nobili per i quali ci si era mossi, perché per ottenere risultati appena apprezzabili le attività finiscono col richiedere troppo tempo, perché alla fine si rischia di non riuscire a vedere più un nesso diretto fra le proprie azioni ed i risultati.

Ora ci si può avventurare verso obiettivi che possono essere a portata di mano e non solo nel mondo del software open source. Non sto qui a enumerare i nuovi fenomeni che popolano la rete ma in tutti gioca un ruolo fondamentale la collaborazione di massa.

La massa non è certo nata ora ma è ora che ha conquistato la parola. È ora che ha iniziato ad esprimersi. All’inizio della storia moderna è comparsa la massa sotto forma di mera collettività, unita spesso nel destino di carne da macello. Sono stato uno studente molto distratto, la storia è una delle cose che a scuola ho solo subito, mi sono laureato felicemente in fisica a 23 anni ma di molte materie non ho imparato niente a scuola. La storia è una di queste, malgrado tre ripetizioni complete. Mi è rimasto quasi un solo ricordo sostanziale al di là della piatta enumerazione di fatti, tutti dimenticati: la stranezza che la storia fosse fatta dai potenti che conquistano, si urtano, vincono, perdono in una sorta di drammatico gioco dove la massa gioca il ruolo di carne da macello.

Nell’era contemporanea, pressapoco quella vissuta dai presenti con i capelli più o meno grigi, la massa è assurta al ruolo di interlocutore, in quanto oggetto di interesse delle multinazionali, dei mercati, della politica. Infatti la massa consuma e, secondariamente, vota; quindi è oggetto di interesse per chiunque gestisca potere, vuoi economico, vuoi politico. Il potere ha preso a comunicare alla massa grazie all’avvento dei media, la televisione in primo luogo. La massa è diventata un interlocutore importante ma un interlocutore quasi muto capace di pochi balbettii espressi mediante il voto, qualche movimento di rivolta, manifestazione di piazza, scioperi, manifestazioni collettive varie. La massa sino ad ora si è potuta esprimere ma con un linguaggio estremamente ridotto e scarse possibilità di azione coerente. Come un bambino piccolo che ha iniziato a formulare le sue prime parole.

Nell’era di Internet la massa ha conquistato la parola, si esprime compiutamente ma soprattutto consegue obiettivi complessi a dir poco sbalorditivi. Chi ha fatto il sistema operativo Linux? Certamente non Linus Torwald il quale ha scritto le prime 10000 righe di codice nel 1991. La massa ha aggiunto il resto: 240000 linee di codice nel 1995, 10 milioni nel 2000, ora non so più; non ha nemmeno senso contarle vista la moltitudine di salse in cui Linux è stato ricucinato, persino come sistema operativo di telefoni cellulari. Linus Torwald non ha conosciuto quasi nessuno di questa moltitudine, sarebbe stato impossibile del resto, e non ha coordinato i lavori nel senso comune del termine. Non ha cioè assegnato compiti bensì ha aspettato che la massa producesse limitandosi a mettere ordine fra i suoi migliori prodotti. Linus Torwald ha capito come funziona la massa allorché le si dà la possibilità di esprimersi e di agire.

Il cosiddetto potere ha capito bene poco invece. Non si è accorto che la massa è diventata un attore attivo del gioco. Qualche industria l’ha capito. Una piccola minoranza ma molto significativa: IBM, Procter & Gamble e un’altra manciata di esempi. L’esempio di IBM è illuminante: ha sviluppato una strategia per collaborare con la massa dei sviluppatori open source. Si può dire che IBM stia facendo affari colossali dopo avere capito di doversi adeguare a regole che sono state imposte di fatto dalla massa. Non le ha decise nessuno: la massa funziona così, punto. Può fare un lavoro titanico ma ti devi adeguare. La P&G si fa fare ricerca dalla massa. Non assegna compiti di ricerca ma getta in pasto alla massa quesiti, la massa rigurgita risultati, la P&G raccoglie ciò che serve e paga in proporzione. Se paga in proporzione la massa continua, sennò no. Chi vuole maggiori dettagli trova vari esempi del genere raccolti in Wikinomics.

Tornando alle tesi di Hirshman, non c’è dubbio che una enorme moltitudine di persone oggi trovi soddisfazione nell’arena pubblica per la facilità di partecipazione, per la varietà delle azioni possibili e per la concretezza degli obiettivi possibili. Non è questione di andare a cercare ciclicità per ora. È in atto una fase talmente cospicua ed esplosiva che i cicli privato-pubblico precedenti sono diventati fatti microscopici. Sarebbe interessante sapere se questa enorme quantità totale di soddisfazione provata dalla massa nel conseguimento degli obiettivi si traduca effettivamente in benessere: maggiore crescita degli individui, minori tensioni ecc. Forse qualcuno ci ha lavorato già.

Molte altre cose rischiano di trovarsi in ombra come forse i teatrini delle parti politiche che sostengono di rappresentare un qualcosa che sta ormai guardando e agendo altrove o i grandi progetti industriali e di ricerca: per ora sta vincendo chi ha riconosciuto alla massa il ruolo di formidabile interlocutore e produttore.

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