Ma cosa c’è di veramente nuovo nelle nuove tecnologie? (assignment fuori categoria)

Io sono molto disordinato ma ormai ho cessato di crucciarmi, anzi con il tempo mi sono convinto che una sana quota di disordine favorisca la creatività.

È così che qualche giorno fa, entrando nello studio e guardando il mio tavolo, ho “visto” un collegamento interessante fra vari oggetti che vi giacevano sparsi. Se fossi stato perfettamente ordinato, tenendo la scrivania ben sgombra eccetto l’oggetto sul quale stavo lavorando, non avrei “visto” niente.

La visione è stata innescata dal fatto che avevo Linux in testa. Nelle vacanze di Pasqua ho avuto ospiti in casa e tutti avevano bisogno del wireless ma io ho sempre rimandato questo acquisto. Sono quindi andato in un negozio e senza pensarci tanto su ho acquistato quello che mi sembrava più adatto. Così mi sono ritrovato ad armeggiare con un Router modello wrt59gl; sì lo so, molto più di quello che mi serviva ma, come mi ha detto, Lorenzo, il figlio di un mio amico, studente di ingegneria informatica, “quella macchina è una bestia” … e io sono un giocherellone.

Insomma, avevo bisogno semplicemente di un diffusore wireless e invece mi sono trovato ad ammansire un router o potenziale gateway. Mi piaceva l’idea di integrare un router Cisco nella mia minirete e per di più con sistema operativo Linux! Tralasciando l’infantile ambizione del sottoscritto, la cosa interessante è il binomio Cisco-Linux. Cisco è azienda leader nel mondo nelle apparecchiature di rete, quotata al Nasdaq e con un fatturato di quasi 35 miliardi di $. Linux è il sistema operativo open source scritto da persone in tutto il mondo senza alcun coordinamento che non sia la selezione dei componenti che funzionano meglio. Linux è un prodotto della cultura hacker. Se qualcuno è incuriosito o turbato da quest’affermazione può andare a leggere l’articolo Etica Hacker, traccia di un seminario su questo tema che ho riproposto più volte in varianti e contesti diversi. Qui mi basta evidenziare come un’azienda che opera sul mercato in modo convenzionale integri un componente open source in un suo prodotto. Per inciso, Lorenzo mi informa, anzi mi mostra un router Fonera, con il quale se me lo porto in giro per il mondo collegato al mio notebook, e se capito nell’area coperta da un altro utente Fonera collegato al suo ADSL, io posso usufruire gratuitamente di quella connessione … prossimo balocco, ma ora andiamo avanti …

Ho scritto prima che “devo ammansire” questo nuovo oggetto. Un router non è come un asciugacapelli che si attacca alla corrente e funziona, bensì va integrato adeguatamente in una rete, niente di trascendentale ma può essere necessario dover entrare nel merito di come la rete è organizzata e di quello che si vuole fare. Il punto qui tuttavia non è quello di entrare in dettagli tecnici del genere ma di evidenziare cosa si può fare oggi. Io non sono assolutamente esperto di reti ed ho fatto solo qualche piccola esperienza. Nella scatola che contiene il router c’è solo un CD per l’installazione da fare mediante un computer con Windows, che io non uso, e una guida sintetica, la cosiddetta quick installation guide. Quest’ultima non contiene tutte le specifiche della macchina e allora che si fa? Si va nella pagina Cisco appropriata per il prodotto dove si trovano forum su vari problemi, pagine FAQ (Frequently Asked Questions), una guida automatica passo passo, la possibilità di avere consulenza mediante chat con un tecnico e il donwload dei manuali completi. Ho scaricato il manuale e ho appreso che potrei eventualmente usufruire del firmware più recente dell’apparecchio. Questo vuol dire che, anche se io ho acquistato un oggetto fisico e come tale apparentemente non modificabile, le sue funzionalità dipendono da un software integrato al suo interno, il firmware appunto, del quale l’azienda fornisce delle revisioni successive che si possono scaricare per usufruire dei nuovi aggiornamenti e potenziare le capacità dell’apparecchio.

Si evidenzia così un’altra caratteristica interessante: un ruolo più attivo del cliente, il cosiddetto consumer, e un rapporto più articolato e dinamico fra azienda (producer) e cliente (consumer). L’esempio che ho fatto è minimale, vi sono ampie schiere di hacker – da interpretare come aggeggioni – che propongono loro stessi delle migliorie ai prodotti e le aziende, specialmente tecnologiche, tendono a sfruttare sempre più questo valore aggiunto fornito da una nuova categoria di consumer: i prosumer, clienti che partecipano alla realizzazione dei prodotti. Ci sono oggi nel mercato mondiale tantissime categorie diverse di prosumers.

Vi sembra una cosa strana e remota? Una cosa che forse riguarda solo l’America? Andate a vedere Arduino … visitate anche la home page di Arduino, dalla quale estraggo

Arduino is an open-source electronics prototyping platform based on flexible, easy-to-use hardware and software. It’s intended for artists, designers, hobbyists, and anyone interested in creating interactive objects or environments.

Ecco qua la storia di Arduino, l’avventura di un giovane ingegnere che insegnava (e forse insegna ancora) in un istituto tecnico a Ivrea. Una storia fatta di hacking, ingegno, fantasia e successo internazionale nata in una provincia italiana …

Un prosumer di Arduino? Pesco a caso: un tale Robert Faludi, professore alla School of Visual Arts di Manhattan e alla New York University, nel suo blog offre il codice per far funzionare una sveglia, al quale fra l’altro chiunque può contribuire … Chiaro? Un professore di New York che costruisce qualcosa su un progetto nato a Ivrea, il tutto liberamente … ed ho pescato a caso …

Ma torniamo al colpo d’occhio iniziale. L’istante successivo, lo sguardo passa dal router Cisco al netbook Acer Aspire One che ho ricevuto l’annno scorso al posto della solita borsa in un congresso, come ho già scritto da qualche parte. Ci avevo trovato Windows dentro e quindi l’avevo cacciato in un armadio perché non voglio usare sistemi che mi fanno perdere tempo inutilmente. Poi, quando la figlia ha rapinato il mio MacBook, non avendo voglia di acquistare un altro computer, ho recuperato l’Acer, l’ho acceso, mi sono collegato alla rete e ci ho scaricato Jolicloud, versione di Linux, derivata da Ubuntu a sua volta derivato da Debian, storica distribuzione di Linux, quella dei puri. A me non interessa tanto la purezza, almeno in questo campo, quanto la roba che funziona spendendo il minimo di denaro e di tempo. Questa funziona, quindi va bene.

Ho avuto un paio di piccoli problemi risolti quasi subito cercando in rete, roba da mezzora di tempo. Per esempio qualche giorno fa è scomparsa l’icona di connessione: cercato in Google con una stringa tipo “jolicloud lost network icons”, trovato immediatamente la soluzione nella prima voce . Dopo dieci minuti ero a posto.

In questo caso abbiamo un apparecchio prodotto da una grande azienda nel quale il cliente può inserire il sistema operativo che vuole, anche quello prodotto dalla comunità degli hacker.

Arrivo alla scrivania, mi siedo e metto le mani sulla tastiera dell’iMac. Un prodotto fabbricato dall’Apple, azienda di High Tech per eccellenza, che addirittura produce il proprio sistema operativo per il proprio hardware. Sì, è vero, ma dentro a questo bel sistema operativo – Mac OS X  – che è un sistema proprietario, c’è Darwin che contiene ampie parti di software open source, fra cui BSD, la Berkely Software Foundation, il sistema operativo Unix sviluppato presso la University of California fra il 1977 e il 1995.

In questo caso abbiamo quindi un sistema operativo venduto come un software proprietario ma che include parti software open source.

Mi siedo, e guardo il monitor, vedo che devo aggiornare il file OPML che contiene i feed di tutti i blog della blogoclasse. Mi viene allora anche in mente che dovrei riprendere un lavoro sulla generazione e visualizzazione delle reti sociali che si sviluppano nelle blogoclassi. Sono cose che faccio in estate perché la routine dei semestri mi impedisce di trovare il tempo e la tranquillità che servono. Non a caso avevo descritto gli ultimi progressi in un vecchio post che avevo intitolato Sconnessione estiva dal quale estraggo gli elementi che servono a capire cosa utilizzo per manipolare i dati delle blogoclassi:

  • i dati anagrafici degli studenti sono raccolti in un foglio di lavoro Google Docs alimentato dagli studenti stessi mediante un apposito form al momento dell’iscrizione
  • i dati su blog, post e commenti degli studenti sono recuperati in formato XML (standard libero) dal mio account dell’aggregatore Google Reader
  • per l’analisi statistica dei social network e per la produzione dei sociogrammi impiego il pacchetto Statnet di R, un famoso ambiente open source per l’elaborazione statistica
  • il tutto viene collegato mediante dei moduli software che scrivo in Ruby, linguaggio software a sua volta sviluppato e distribuito come open source
  • i diagrammi (come quello rappresentato nel post suddetto) sono realizzati mediante un servizio web, CMAP, che consente di mettere in condivisione le proprie mappe con altri; cliccando sull’immagine si raggiunge la versione viva, più facilmente leggibile e nella quale i link presenti nell’immagine portano verso le sorgenti dei vari componenti.

Qui abbiamo l’esempio di un operatore “strutturato” in un’organizzazione, l’università, che crea ed utilizza sistemi di gestione e ricerca utili per le proprie attività istituzionali, utilizzando una serie di risorse e strumenti liberamente disponibili in rete con costi praticamente nulli.

Poi, mentre rifletto su questo, odo il pop di un messaggio Facebook. Vado a rispondere e vedo che è uno studente di quest’anno. Rispondo ma già che ci sono do un’occhiata al gruppo CUBO 2009/2010, che non esito a definire un formidabile esempio di organizzazione spontanea che sopperisce alle desolanti carenze organizzative della nostra didattica. Ecco come si definisce:

CUBO 2009/2010 è un progetto di scambio delle conoscenze e un gruppo rivolto agli studenti di Medicina e Chirurgia di Firenze immatricolati nell’anno 2009/2010.
Il gruppo mira a diventare un luogo di incontro virtuale tra noi giovani studenti e uno strumento indispensabile per lo scambio reciproco di informazioni, conoscenze, opinioni, materiale didattico, etc…
Inoltre CUBO 2009/2010 promette di essere in continuo aggiornamento non solo su notizie di carattere didattico ma anche sui eventi,…

E qui abbiamo l’esempio di come, dei giovani abbiano inventato un impiego utile di Facebook, da tanti considerato stupido se non pericoloso (stupidi sono gli atteggiamenti preconcetti, di tutti i tipi, non gli strumenti); vale a dire, abbiamo dei clienti di un’istituzione che pongono autonomamente una toppa alle carenze organizzative dell’istituzione medesima. E non solo carenze organizzative ma anche formative. Infatti, l’esperienza di cooperazione intensa fatta nel gruppo costituisce un elemento di crescita essenziale per professioni che oggi dell’attitudine alla cooperazione non possono assolutamente fare a meno. Invece, le istituzioni in questione, università ma mettiamoci anche le scuole secondarie, di fatto, in generale, si guardano bene di coltivare l’attitudine alla cooperazione.

Potrei andare avanti a fare esempi per chissà quanto ma basta così. Cosa c’è quindi di veramente nuovo nelle nuove tecnologie? Non il nuovo banale dovuto al fatto che esse prima non c’erano ed invece ora ci sono. Il veramente nuovo a cui alludo è qualcosa in più della mera somma delle singole novità, qualcosa che nasce perché esistono una serie di novità, internet e tutto il resto che non sto ad elencare.

Un nuovo che scaturisce da un diverso e più armonioso equilibrio fra controllo e ambiguità, struttura e caos, gerarchia e rete. Un nuovo che si esprime nella possibilità di fare di più, nella possibilità di porsi davanti al mondo con un atteggiamento diverso, attivo anziché passivo, di predisposizione a contribuire, cooperare, correggere, migliorare, creare; un atteggiamento più critico ma anche più umile nel senso della predisposizione all’ascolto; nella coscienza di poter essere sempre anche autore e non solo carne da macello.

Il mondo ci sta offrendo tantissimo ma scarsissima e spesso distorta è la percezione di tutto questo, in particolar modo da parte di tutto ciò che è istituzione e potere. La maggior parte delle persone che ricoprono incarichi di tipo dirigenziale (di vario livello) che conosco, salvo rare eccezioni, sembrano essere particolarmente prive degli strumenti culturali per percepire la portata di tali innovazioni. E gli effetti sono macroscopici.

Si parla tanto della superficialità e della scarsa preparazione delle nuove generazioni. Io sono molto più preoccupato dell’incapacità della mia generazione, la quale spesso sostiene di avere una cultura che i giovani non recepiscono, di cogliere gli aspetti profondamente positivi che le innovazioni tecnologiche – come tutte quelle del passato, passando dal coltello fino alla stampa e via dicendo – possono portare. Mi domando tale cultura in cosa consista se non si traduce in capacità di seguire l’evoluzione del mondo. Mi risulta che i grandi del passato, in ogni campo, siano stati maestri del nuovo e non maestri della strenua aprioristica difesa dell’esistente.

Ecco, io ho la sensazione che di fronte alle potenzialità offerte da Internet noi si sia in uno stadio analogo a quello degli umanoidi di Kubrick di fronte al “Monolite” …

15 thoughts on “Ma cosa c’è di veramente nuovo nelle nuove tecnologie? (assignment fuori categoria)

  1. dolittle17 ha detto:

    Non conoscendo bene nè internet, nè gli strumenti legati ad esso non ho compreso molto questa lettura per questo non voglio azzardare commenti che potrebbero essere inadeguati solo per il gusto di parlare a vanvera, volevo però ringraziarla per il discorso che ha fatto sul gruppo “il Cubo 2009-2010”.
    Dopo quasi un anno che ne faccio parte posso davvero affermare che è stata “un’invenzione’ ottima.. mi ha permesso di avere informazioni su tutto ciò che riguarda l’università (esami, orari,lezioni, cambiamenti) in tempo reale e in modo davvero chiaro .
    Non credo che la segreteria di facoltà o chiunque altro sarebbe riuscito a fare di meglio!

  2. anna ha detto:

    Il nuovo delle tecnologie secondo me è che chiunque può essere protagonista, insegnante anche se nella vita fa il ruolo dello studente, di colui che deve apprendere. Volevo dire che in rete non basta essere un secchione per saperne di più di un altro, basta avere la predisposizione, l’intuito, le capacità innate per essere più bravo di un altro che ha la media in tutti gli esami vicina al 30. EVVIVA I SECCHIONI DELLA RETE!!!!!!!! 😉

  3. Simonepinti ha detto:

    davvero interessante ho letto tutto d’un fiato.
    Leggendo mi è venuta in mente mia madre, che fortemente ringrazio, che mi ha sempre detto che avevo tanto da insegnarle.
    Voglio dire che la grandezza sta proprio nell’umiltà e nella capacità di apprendere il nuovo specialmente in questa nostra era di grandi evoluzioni e di crescita esponenziale delle nuove informazioni, esempio il video che lei ha postato nel capitolo “Risorse Bibliografiche”
    Did you know?” http://www.youtube.com/?v=xHWTLA8WecI)”.
    Mi sento ancor più di confermare la visione di Popper sulle teorie scientifiche(cito Wikipedia per non riscrivere qualcosa che a me sembra già ben scritto).
    “Popper pone al centro dell’epistemologia la fondamentale asimmetria tra verificazione e falsificazione di una teoria scientifica: infatti, per quanto numerose possano essere, le osservazioni sperimentali a favore di una teoria non possono mai provarla definitivamente e basta anche solo una smentita sperimentale per confutarla. La falsificabilità è anche il criterio di demarcazione tra scienza e non scienza: una teoria è scientifica se e solo se essa è falsificabile”.
    Dà l’idea dell’importanza di umiltà e del grande valore dell’elasticità mentale..

    Il nostro mondo ormai è caotico!In questo modo teniamo viva la nostra mente..barcamenarsi nel caos è molto più difficile che vivere sempre nell’ordine..sarebbe molto più difficile imparare qualcosa dall’ordine.
    La difficoltà ingegna l’uomo..le 10mila cose da ricordare che abbiamo noi universitari..tasse delibere..cambi di corso..immatricolazioni..affitto casa..bollette..contratti..conti correnti..posta..non metto lo studio poichè è plausibile come tutte le altre cose..ah dimenticavo!!ogni tatno nel caos ci si perde infatti questa mattina ho lasciato l’abbonamento ataf a casa..precisamente nella tasca della giacca che ho usato ieri..:)..ma vivere in questo caos avere la mente sempre a lavoro e sempre attenta migliora penso le mie capacità..tanto che mi accorgo quasi di saper suonare meglio la chitarra.per una questione id libertà mentale..mi accorgo che quando torno giù in calabria nella mia casa con i miei genitori ho il pieno controllo di tutto quello che succede gestisco tutto facilmente..insomma grazie al caos..e perchè no anche alla mia famiglia..che mi permette di prendere boccate d’aria.
    Grazie prof per l’articolo.

  4. Antonio SANTAPAGA ha detto:

    Gentilissimo professore Formiconi,innanzitutto complimenti per l’articolo soprapubblicato,in occasione di una pausa pranzo assolata ebbi l’occasione di conoscerla e nel contempo mi presentai ricordandole la mia frequenza al corso di laurea abbreviato in assistenza sanitaria 2009/10 ,la stessa del gruppo da lei seguito qualche settimana prima.La mia coordinatrice del corso e anche i miei compagni,mi hanno indirizzato al suo blog per il conseguimento della valutazione dell’esame d’informatica.

    Seguira quanto prima regolare mia presentazione,sulla sua mail.
    Grazie Antonio SANTAPAGA

  5. edoardo ha detto:

    È vero… spesso anche a me capita di avere illuminazioni dall’entropia che regna sovrana in camera, cavi che spuntano, hardware sparso, lampadine che si accendono per stupidaggini. L’altro giorno mi è venuto in mente di fare un media-center con un portatile a cui lo schermo è andato a farsi benedire… detto fatto, xbmc, un po’ di pazienza, qualche cavo, switch periferiche/monitor/multi-pc, e un telecomando IR che avevo da quando acquistai la SB Live… Media Center in grado di soddisfare ogni necessità multimediale… consiglio la macchina virtuale per i test. A presto Prof, mi sarebbe piaciuto averla come professore a Ing Inf…

  6. ilariabu ha detto:

    maremma professore! ma che casino c’ha nel suo studio?
    e la mi mamma dice che sono disordinata io!
    🙂
    sempre un piacere leggerla!

  7. David ha detto:

    2001 odissea nello spazio… uno dei miei film preferiti!! Prof io con lei ho imparato ad usare l’osso… Non credo di arrivare nello spazio ma qualche passo in avanti lo farò!!? Sul discorso università/scuola da ex ricercatore/insegnante non ci voglio nemmeno entrare…

  8. maialinporcello ha detto:

    posso provare a estendere questo concetto al di fuori dell’istruzione? ovviamente se non ne hai un’idea va benissimo lo stesso… ma le istituzioni in senso lato, il potere politico, tutte quelle cose lì…: stanno al passo coi tempi o credi che anch’esse non siano + adeguate alle necessità dei popoli moderni e alle possibilità di organizzazione (e di sperimentazione ad una forma di democrazia + diretta) che si rendono oggi disponibili?
    perché mi fa un po’ paura in questo caso il discorso
    “chi non si adatterà scomparirà, qualcuno si farà male, è una legge della natura”.. perché queste istituzioni sono davvero potenti, hanno eserciti, armi, persone che non vogliono cedere il potere… ho paura in particolare di quel “qualcuno si farà male”
    … ovviamente magari le istituzioni si adatteranno e modificheranno pian piano senza troppo grosse crisi… è che alle volte mi sembra – può darsi che sbagli! – che non ci sia + bisogno del potere come lo intendiamo oggi… e se fosse così, nella sua fine potrebbe fare molto rumore (e male)…

    .. sono andato fuori tema? spero non troppo

  9. Andreas ha detto:

    potere e istituzioni muteranno come sono mutati i microorganismi nel corso dell’evoluzione

    chi non si adatterà scomparirà, qualcuno si farà male, è una legge della natura

    ma adattarsi vuol dire imparare a cooperare oltre che competere, come fanno i microorganismi

    progressivamente muteranno, ci sono già clamorosi casi di aziende che hanno fatto e fanno affari d’oro avendo trovato nuove strade di cooperazione e gestione più aperta della proprietà intellettuale

    sembrano avere più probabilità di successo le aziende dell’accademia, una delle istituzioni più conservatrici

    accademia: troppo costosa rispetto ai risultati (nella forma attuale), troppo autoreferenziale

    figura di professore a vita: priva di senso

    l’università dovrebbe accogliere persone che abbiano dimostrato sul campo di avere ottime competenze, capacità creative e dovrebbe tenerle finché queste hanno tali capacità o finché non dimostrino di avere sviluppato capacità didattiche superiori, cioè affini al concetto di Maestro altrimenti … fuori e avanti il prossimo …

    il professore universitario dovrebbe essere precario per definizione altrimenti si creano mostruosità

    intendiamoci, nell’università si trovano dei grandi personaggi ma in generale come sistema è un’istituzione sostanzialmente burocratizzata, che opera in modo ampiamente subottimale e lontano dalle forti esigenze di formazione della nuova società della conoscenza

    non sparirà presto ma sarà costretta a mutare dal contesto come il famoso prof. Ken Robinson dice:

    “poiché il valore dell’istruzione universitario ci sta scivolando sotto i piedi”

  10. maialinporcello ha detto:

    come li vedi il potere e le istituzioni? destinate a cambiare? a rimanere come sono? faranno molto macello nella loro eventuale decadenza?

    a me mi pare che + che si va in là meno ce ne sia bisogno.. perlomeno con la forma che hanno ora
    no davvero è come con la scuola: imparo un sacco di cose al di fuori di essa e tutto sommato quelle che imparo con essa le imparo da solo comprandomi dei libri e cominciando a studiarli, sul serio: non mi dà quasi niente di più!
    tutto quello che ho imparato di medicina in questi 4-5 anni di università l’avrei potuto imparare in 2 o 3 anni di studio autonomo (magari insieme a qualche buon amico) con l’aiuto saltuario di qualche medico specialista per gli approfondimenti, le verifiche, e la pratica. credo che si stia perdendo tempo dietro a dei meccanismi che non hanno + ragione d’essere… ma si sa: si fa + in fretta a dare una nuova mentalità a un bambino che a cambiarne per 1/4 a un adulto… è come se la società REALE stesse in un certo posto e quella istituzionale in tutt’altro, e non combaciassero che poco poco… il problema è che le istituzioni continuano ad avere un potere che gli viene ancora riconosciuto anche quando non hanno più niente da offrire, se non altisonanza e mediocrità.. chissà perché.

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