L’ottusità del potere

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Immagine che evoca l'idea di censura con labbra femminili barrate da unsegnale di divieto
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Flattr thisL’ottusità del potere è terrificante.

In Italia, il Premier Silvio Berlusconi, mantiene ostinatamente la posizione, nonostante le pessime performance del Paese, documentate da quasi tutti gli indicatori di salute economica e di progresso, e nonostante gli scandali che rendono l’Italia un paese tristemente unico al mondo. Ma lui resta.

I leader arabi si rivelano del tutto incapaci di capire che la formazione delle giovani generazioni, cruciale per la crescita economica dei rispettivi paesi, ha l’effetto collaterale di accelerare l’emancipazione sociale e culturale. Ma loro perseverano con i vecchi metodi.

Anche leadership democratiche, come l’amministrazione statunitense, peraltro molto incline a dare lezioni di democrazia al resto del mondo, rivelano ottusità quando emergono i loro lati oscuri.

L’isterica veemenza della reazione degli Stati Uniti, di fronte alle massicce quantità di cablogrammi  pubblicati da Wikileaks, non è quello che ci si potrebbe aspettare da una democrazia avanzata, in grado di leggere i cambiamenti cruciali della società.

La storia di Wikileaks ricorda quella di Napster, il servizio per lo scambio peer-to-peer di file musicali, chiuso nel 2001 a causa di violazioni del copyright. Napster è stato chiuso, ma da allora il business di distribuzione della musica è cambiato radicalmente.

Ieri, il sito della Electronic Frontier Foundation ha riportato un interessante articolo che descrive come

… una nuova generazione di siti web sul modello di Wikileaks sta popolando Internet – decentralizzando il concetto di whistleblowing e rendendo più difficile la censura dei pubblici dibattiti semplicemente tagliando i servizi di un sito.

In questo articolo ci si domanda se l’emergenza di una concorrenza di Wikileaks possa indurre una mutazione del whistleblowing rendendolo resistente alla censura. L’ho tradotto qui di seguito (qui la versione originale in inglese).

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L’Italia è ferma ma in quanto a censura …

Sito Non raggiungibile

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Scopro questa iniziativa grazie alla segnalazione di ScambioEtico: una petizione con la quale ci si  appella all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni affinché effettui una moratoria sulla nuova regolamentazione sul diritto d’autore. Traggo dalla pagina web della petizione:

Se il diritto d’autore non sarà regolamentato in modo da garantire che anche nella sfera digitale ci sia il giusto equilibrio tra i diversi interessi presenti nella società, da strumento di emancipazione dei produttori di contenuti, esso diverrà inevitabilmente un sistema di controllo e censura pervasivo.

La corruzione delle istituzioni pubbliche, di tante organizzazioni private e dei poteri finanziari è un problema conclamato nelle democrazie occidentali. Il recupero di valori di integrità e trasparenza nella conduzione di qualsivoglia organizzazione, pubblica o privata, è riconosciuta in tutto il mondo come un’impellente e inderogabile necessità.

La nostra triste storia ammorbata da tante agghiaccianti stragi, tutte inspiegate, da una strisciante simpatia popolare per le “scorciatoie”, maniere spicce e censura, e infine, dall’attuale torbido marasma nel quale sta errando l’azione del presente governo, non fanno presagire nulla di buono riguardo allo

sforzo congiunto e illuminato per imparare a regolamentare il cyberspazio con un’armonica composizione di legislazione e codice (software), al fine di mettere a frutto le straordinarie proprietà del suo ecosistema e salvaguardare i diritti e la libertà, secondo la Dichiarazione universale dei diritti umani e secondo le costituzioni delle democrazie

di cui dicevo poco tempo fa guardando quello che succede nel mondo.

E, sempre riguardo alla big picture, ragionando di colonizzazione di Internet

Di conseguenza, le amministrazioni pubbliche dei paesi democratici, desiderano limitare lo sconfinamento della criminalità nel cyberspazio, ma sono sostanzialmente prive di strumenti tecnici adeguati. Inoltre, sono sottoposte alla pressione delle lobby delle corporation, e così finiscono per adeguarsi agli interessi di quest’ultime.

Vale la pena di leggere quello che ha scritto Guido Scorza su Daily Wired per capire cosa sta succedendo dalle nostre parti.

Il potere del codice

Google e Twitter scavalcano la censura e ridanno voce agli egiziani
Google e Twitter scavalcano la censura e ridanno voce agli egiziani

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Il discorso che avevo fatto sulla colonizzazione di internet era era teso a mettere in luce il potere del codice – codice software. Dicevo:

Qui compare l’argomento fondamentale di Lessig: le leggi che sono scritte per regolamentare la vita nella realtà fisica, si rivelano insufficienti nel cyberspazio, dove la regolamentazione si attua principalmente attraverso il modo con cui esso è costruito, vale a dire attraverso il “codice”.

Occorre dire che il vocabolo “codice” è usato qui nella suo significato tecnologico, vale a dire di codice software: il cyberspazio è regolamentato attraverso il software (il codice) che lo fa funzionare.

Questo potere lo tocchiamo ora con mano seguendo gli eventi nordafricani. Carla Rumor ci racconta in maniera chiara e concisa come Google e Twitter scavalcano la censura e ridanno voce agli egiziani.

Se avete ancora un attimo di tempo, può valer la pena di approfondire il tema leggendo il racconto Scroogled (originale in inglese) di Cory Doctorow, da cui …

Se Google avesse speso quindici miliardi di dollari per prendere i cattivi alla frontiera, ci si poteva scommettere che li avrebbero presi… è che i governi proprio non sono attrezzati per Effettuare Ricerche Appropriate.

If Google had spent $15 billion on a program to catch bad guys at the border, you can bet they would have caught them–governments just aren’t equipped to Do Search Right.

Non è questione di demonizzare il cyberspazio e nemmeno di considerarlo un paradiso. È invece auspicabile uno sforzo congiunto e illuminato per imparare a regolamentare il cyberspazio con un’armonica composizione di legislazione e codice (software), al fine di mettere a frutto le straordinarie proprietà del suo ecosistema e salvaguardare i diritti e la libertà, secondo la Dichiarazione universale dei diritti umani e secondo le costituzioni delle democrazie.

È da qui che passa la gestazione della società della conoscenza ed è da qui che deve necessariamente passare qualsiasi progetto politico che voglia essere veramente proiettato nel futuro.

Volantino di LQDN su ACTA

La Quadrature du Net
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[Aggiornato 30/1/2011 (testo aggiunto in rosso)]
La gente de La Quadrature du Net, di cui ho parlato a proposito della colonizzazione di Internet e dell’accordo anti-contraffazione ACTA (Anti-Counterfeiting Trade Agreement), distribuisce un volantino (pdf) che riassume i principali elementi di preoccupazione.

Riporto di seguito la taduzione in italiano. Chi è interessato trova il testo aggiornato di ACTA qui (pdf), l’analisi del medesimo fatta dalla Quadrature du Net qui e il volantino riportato di seguito in formato pdf qui.

Sul blog di ScambioEtico si trova la traduzione di un articolo di David Hammerstein che spiega bene le questioni citate nel volantino della Quadrature du Net.

Leggi il volantino …

La colonizzazione di Internet

Logo dell'associazione La Quadrature du Net che lavora pr la difesa dei diritti e della libertà dei cittadini in Internet. Il logo raffigura la lettera pi-greco inscritta in un cerchio.Non-italian readers, try the English Google translation, please.


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La Quadrature du Net è una di molte associazioni che lavora per la difesa dei diritti e della della libertà dei cittadini in Internet. In questo post cerco di spiegare cosa questo significhi a chi ne sa poco o niente.

Probabilmente io non ci riuscirò, ma sarebbe invece importante, perché paradossalmente oggi, nella società dell’informazione (che ancora non è la società della conoscenza, purtroppo), l’opinione comune è sorprendentemente stereotipata. Questo crea barriere che non facilitano la comprensione dei fenomeni nuovi.

Un’altra barriera importante è quella linguistica, particolarmente in un paese come l’Italia, nel quale le persone che sono in grado di comunicare in inglese sono troppo poche, rispetto agli standard internazionali.

Se scrivo in italiano perdo lettori stranieri. Se scrivo in inglese perdo quelli italiani. La scrittura di tutti i post di un blog in due lingue è defatigante.

Allora proviamo a fare un  esperimento, con il quale scrivo in italiano ma penso anche in inglese e, allo stesso tempo, chiedo l’opinione di Google Translator, con l’obiettivo della chiarezza nelle due lingue. Può essere che perda eleganza in ambedue le lingue. Non importa, non ho particolari ambizioni letterarie o accademiche, ma solo il desiderio di scrivere chiaramente per il maggior numero di persone possibile.

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Intervista a Julian Assange


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Ecco, questo è l’uomo che rischia l’esecuzione capitale o la reclusione a Guantánamo se finisse negli Stati Uniti, dove non pochi esponenti politici di primo piano hanno pubblicamente dichiarato che meriterebbe l’esecuzione.

Invito ad ascoltare attentamente questa intervista che Sir David Frost ha fatto a Julian Assange per AlJazeera circa un mese fa. Propongo qui la versione che ho sottotitolato in italiano. Di seguito ho aggiunto il testo dei sottotitoli.

Vodpod videos no longer available.

 

Se vuoi leggere la trascrizione …

Giornata del Pubblico Dominio 2011

Logo e link del manifesto del dominio pubblico.
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In molti paesi del mondo – Italia inclusa – il 1 gennaio di ogni anno entrano nel pubblico dominio le opere di autori morti sett’anni prima. Quindi il 1 gennaio 2011 entreranno nel pubblico dominio le opere degli autori morti nel 1940.

Il pubblico dominio, nella sua accezione più ampia, è la preziosa risorsa di informazioni che è libera da quelle barriere all’accesso o al riuso generalmente associate alla tutela del copyright, sia in quanto libera da ogni tutela sul diritto d’autore oppure perché i detentori dei diritti hanno volontariamente deciso di rimuovere tali barriere.

Dal Manifesto del Pubblico Dominio (che invito tutti a sottoscrivere seguendo il link)

Quest’anno, il 22 gennaio, la giornata del pubblico dominio verrà celebrata anche in Italia, e in particolare anche a Firenze, grazie ai ragazzi –  più o meno 🙂  –  del Firenze Linux User Group. Tutti i dettagli nell’annuncio del FLUG.

Chi è il bandito?

Immagine logo del gruppo di attivisti AnonymousFlattr thisAl contorno del polverone mediatico scatenato da Wikileaks troviamo anche le imprese degli “Anonymous”, che hanno danneggiato per brevi periodi di tempo le prestazioni dei servizi web di aziende come Amazon, MasterCard o Bank of America.

La maggioranza dei governi e buona parte dei media descrivono tali iniziative come criminali o addirittura terroristiche.

Le cose non stanno così. La protesta fatta in Internet dagli Anonymous a favore di Wikileaks, è l’equivalente di una normale dimostrazione di massa.

Continua a leggere …

La questione fondamentale posta da Wikileaks

La questione sollevata dalla pubblicazione in Internet di ingenti quantità di documenti riservati da parte di Wikileaks ha sollevato una questione cruciale, che supera in importanza tutte le altre pur gravi faccende che sono sul tappeto in varie parti del mondo, ivi compresa l’impasse nella quale si trova l’amministrazione politica del nostro paese.

La questione attiene alla libertà espressione, sancita nell’articolo n. 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani:

Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.

Il problema della trasparenza e dell’eticità del comportamento delle istituzioni e delle grandi organizzazioni è un tema che molti osservatori ritengono oggi critico per la sopravvivenza dell’intero sistema economico e per la stabilità politica nel pianeta.

La prima ondata di documenti rilasciati da Wikileaks ha travolto in primo luogo la diplomazia americana ma è veramente miope ritenere che sia un problema che concerne esclusivamente gli Stati Uniti, per due motivi: in primo luogo perché stanno comparendo e compariranno documenti provenienti da molte altre origini e in secondo luogo perché in materia di strategia politica, di economia, di innovazione culturale e tecnologica, i problemi degli Stati Uniti sono anche i problemi del mondo, volenti e nolenti.

Per iniziare ad approfondire la questione, mi rifaccio ad un post molto interessante scritto da un giovane studioso, Aaron Bady, un africanista che sta completando il PhD in letteratura presso la University of California a Berkeley e che tiene un blog molto seguito, zunguzungu.

Ho tradotto questo post che pone la questione di Wikileaks nei termini corretti, molto meglio di quanto avrei saputo fare io.

Aggiungo solo che, anche se questo testo è scritto da un cittadino americano che si riferisce al governo del proprio paese, il contenuto è assolutamente generale ed ha valore a prescindere dal paese nel quale ci si trovi.

Leggi il post di Aaron Bady …

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