Diritto d’autore #linf14

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Prologo

Se il ‘900 è stato il secolo del consumo di massa, l’attuale già si caratterizza sia per il consumo che per la produzione di massa, con tutte le connotazioni positive e negative che ciò può comportare.

Nel secolo scorso il cittadino comune si doveva preoccupare di non infrangere i diritti degli autori di cui consumava le opere, per esempio copiandole e distribuendole indebitamente. Il discrimine fra lecito e non lecito era facilmente definibile, perché infrangere la normativa del diritto d’autore comportava di per se un impegno e un costo notevole, quindi una precisa e facilmente identificabile volontà.

Lo scenario si è molto complicato da quando i bit sono diventati il principale supporto di rappresentazione e di comunicazione di quasi tutti i tipi di opere. L’esplosione dei social network, dove chiunque può diffondere qualsiasi cosa con pochi click ha sconvolto in pochi anni lo stato di cose precedente.

Nella sezione successiva riportiamo un testo scritto alcuni anni fa, con pochi aggiornamenti marginali. Tuttavia prima riassumiamo i fatti fondamentali perché in questa materia è facile disperdersi.

  1. Oggi che tutti possiamo produrre e diffondere qualsiasi nostra opera (anche un semplice post) dobbiamo sapere che la legge sul diritto d’autore protegge tutti i cittadini: qualsiasi cosa io pubblichi, successivamente posso rivalermi su chiunque ne faccia un uso scorretto appellandomi alla normativa in materia.
  2. Per tale motivo è nato uno strumento legale che mi consente di determinare quali diritti io voglia eventualmente cedere. Questo strumento consiste nelle licenze Creative Commons. Cercate ad esempio nella colonna di sinistra di questo blog la voce “licenza”: c’è scritto che i materiali di questo blog sono rilasciati con licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo 2.5 Italia License . È la licenza che ho scelto per ciò che produco in questo blog, in pratica: tu puoi fare quello che vuoi con tutti i materiali che trovi qui, purché mi attribuisca la paternità e diffonda nello stesso modo eventuali prodotti che tu ne abbia derivato.
  3. Se si utilizza un materiale trovato in internet – testo, immagini, audio, video – occorre controllare le condizioni alle quali tale materiale è stato messo a disposizione. Laddove lo pubblichiate perché consentito dall’autore, fate riferimento alla licenza che ha specificato.
  4. Insegnate queste cose ai ragazzi.

Un primo approfondimento

Sono nel mio studio [1], dopo cena, dove conduco una sessione online mediante il servizio web WiZiQ. Alle 21 si apre la sessione e sono già quasi tutti presenti in “aula”, mi accorgo di essere in ritardo e allora metto nel computer un CD facendo partire Mustang Sally (versione di Joe Cocker), così gli studenti mi vedono intento ad armeggiare al computer ma intanto sentono qualcosa … pare una buona idea ma mi viene un dubbio: e i diritti d’autore?

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Gli elaborati degli studenti…

… sono spesso soprendenti. Dovrei farne una raccolta e renderli disponibili. Ci sono studenti già così esperti che mi vengono i brividi all’idea che avrei potuto imporre loro un “corso di informatica di base”. Il diritto d’autore e le Open Educational Resources  sono risultati i temi più stimolanti.

Agli studenti che si sono mostrati così sensibili alla questione del diritto d’autore rammento le seguenti letture.

Dal magazine online Owni:

Artist against copyright

o la versione originale in francese

Artistes contre le droit d’auteur

Il libro di Michele Boldrin e David K. levine

Abolire la proprietà intellettuale (Laterza, 2012). Qui ci sono dei brani.

Non si tratta di posizioni semplicistiche ma di autorevoli argomentazioni del fatto che il diritto d’autore crei più danni che benefici al progresso e anche ai vantaggi economici degli autori, eccetto che in alcuni casi particolari, troppo particolari…

 

 

 

 

 

La questione del diritto d’autore

Fisionomia del sottoscritto quando pensa al copyright: molto afflitto ...Sono nel mio studio, dopo cena, dove conduco una sessione online mediante il servizio web WiZiQ. Alle 21 si apre la sessione e sono già quasi tutti presenti in “aula”, mi accorgo di essere in ritardo e allora metto nel computer un CD facendo partire Mustang Sally (versione di Joe Cocker), così gli studenti mi vedono intento ad armeggiare al computer ma intanto sentono qualcosa … pare una buona idea ma mi viene un dubbio: e i diritti d’autore?

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Assignment x,y,z, …

Comunque, in riferimento al Daily odierno, dove ho risposto a coloro che vogliono esser lodati, suggerisco un po’ di materiale aggiuntivo ricordando i link ad alcuni assignment dell’autunno scorso. Quelli, che avevo già segnalato, sul tema delle Open Educational Resources – https://iamarf.org/2009/12/28/assignment-5-open-educational-resources-iniziamo-con-una-storia/ e https://iamarf.org/2010/01/02/assignment-5-bis-oer/, e uno sulla questione del copyright – https://iamarf.org/2010/01/22/assignment-8-didattica-e-diritti-dautore/.

Aggiungo solo che in quest’ultimo avevo citato un fumetto, molto utile per capire alcuni aspetti relativi alle leggi sul copyright, ma era in inglese.  Ebbene, ora ne esiste una versione in italiano.

Assignment 6: letteratura scientifica 5 (Open Access)

Immagine della lavagna con su scritto "Letteratura scientifica 5"
Già da qualche tempo avevo riunito gli elementi necessari per scrivere questo post e, come spesso succede, il caos generatore della blogoclasse mi regala l’assist per concluderlo. Questa volta ci ha pensato Gabriele con il post su PubMed e sull’inutile settarismo delle riviste scientifiche . Gabriele espone una perplessità importante:

Certo, è ovvio che non tutti si occupano di tutto, pertanto ogni ricercatore leggerà con attenzione soprattutto le pubblicazioni relative al proprio ambito. Tuttavia, precludere a ciascuno la possibilità di accedere a ciò che non è strettamente specifico del suo campo di ricerca, impedire la visione di gran parte dei documenti presenti su PubMed a chi, per interesse o per semplice curiosità, vuole leggere qualcosa di avulso dagli studi che abitualmente svolge vuol dire coltivare una visione settaria del sapere medico-scientifico, mirare ad una sua iperspecializzazione. Tuttavia, l’oggetto della ricerca, l’uomo, resta un organismo unico, in cui tutto è strettamente interconnesso.

Proviamo a vedere, con qualche dettaglio, cosa significhi in pratica produrre un lavoro scientifico e quale sia l’impatto della sua accessibilità.

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Simone Aliprandi

Immagine di Simone AliprandiSi sa, nel nostro paese i giovani contano poco o nulla. Non è che non ci siano giovani capaci, semplicemente preferiamo i vecchi, meglio se birboni; per intendersi quelli che sanno come va il mondo e quindi ci si sanno muovere. Peccato che il mondo vada da tutte altre parti e molti giovani di valore se ne vanno.

Purtroppo nella nostra gerontocrazia si può fare poco, per il momento, ma quando capita l’occasione di dare una mano ad un giovane che malgrado tutto, circola ancora dalle nostre parti e riesce anche ad essere attivo e ad avere una visione che non sia ristretta ai nostri brevi orizzonti, ebbene diamogliela.

È l’occasione per farlo con Simone Aliprandi, che si presenta così nel suo sito:

Sono un avvocato dedito ad attività di consulenza, formazione e ricerca nell’ambito del diritto d’autore e più in generale del diritto dell’ICT.
Dal 2005 sono fondatore e responsabile del Progetto Copyleft-italia.it e collaboro con alcune cattedre universitarie. Nell’ambito dell’Informatica Giuridica e del Diritto dell’Informazione Partecipo costantemente a convegni ed eventi pubblici, e tengo conferenze divulgative sui temi a me cari.
Ho pubblicato alcuni libri, articoli e contenuti multimediali, rilasciando tutte le mie opere con licenze di tipo copyleft. In questo sito trovate tutte le informazioni relative alle mie attività e i collegamenti ai progetti da me seguiti.
Attualmente mi trovo a San Francisco per una internship presso Creative Commons, per un progetto relativo al database licensing.
Le questioni inerenti diritto d’autore e tecnologie sono fondamentali in relazione a ciò che dicevo a proposito del potere del codice e alla colonizzazione di internet. Gli scritti di Aliprandi sono ottimi per chiarirsi le idee.
Come fare a dare una mano a Aliprandi? Ci offre la possibilità lui stesso:

Per la mia tesi di dottorato sto conducendo una ricerca di carattere giuridico-sociologico sul tema “Il diritto d’autore nell’era digitale: comportamenti, percezione sociale e livello di consapevolezza”. Chiunque può parteciparvi (e quindi aiutarmi a raccogliere dati), rispondendo al questionario online.

Ebbene, rispondiamo al questionario, augurando a Simone Aliprandi di fare un buon lavoro.

P.S. Qualcuno potrebbe essere interessato anche alla richiesta di collaboratori per progetti in lingua inglese nell’ambito delle attività di Copyleft-Italia che Aliprandi ha messo nel suo blog.

Vendere o diffondere?

Credo che sia un libro interessante. Non ho avuto tempo di leggerlo ancora ma mi ha incuriosito questo post dell’autore, Jeff Utecht. Chi ne vuole sapere di più non ha che da scaricare il libro in formato pdf (la password si trova nel post medesimo), entro venerdì intorno alle 22 Pacific Standard Time, quindi intorno alle 7 di sabato mattina.

Nel primo giorno il libro è stato scaricato 803 volte e di questo Jeff si è meravigliato molto, ammettendo che avrebbe già considerato un successo 200 download in totale e che se l’avesse messo in vendita regolarmente si sarebbe ritenuto fortunato vendendone 100 copie. Sempre nella stessa giornata in 15 hanno acquistato il libro.

Vediamo se Jeff ci racconterà quante copie verranno scaricate nei giorni successivi e chissà che non ci ripensi, procrastinando il termine di donwload libero.

Perché, rifacendosi alle considerazioni fatte nel post “Il diritto d’autore: una protezione soffocante” viene spontanea la domanda se per un autore emergente abbia più valore diffondere quasi istantaneamente la propria opera fra un migliaio di persone o venderne, in un periodo decisamente maggiore, un centinaio di copie?

Il diritto d’autore: una protezione soffocante

Mai avrei pensato di conoscere Akiko e ancor meno avrei immaginato di vederla emergere dai boschi dove io vivo. Ma chi è Akiko? Akiko è una giovane artista protagonista di un fumetto, Bound by Law [1], che vorrebbe realizzare un documentario sulla vita di New York. La storia narra di come Akiko si renda conto che è praticamente impossibile evitare di includere immagini e brani sottoposti a diritti di autore, pena lo svuotamento di significato della stessa opera che vorrebbe realizzare.

Beh, non è che ho incontrato proprio Akiko, se non altro perché ne ho incontrati due, un’Akico-a e un Akiko-o che in realtà hanno nomi a noi più famigliari, Diana e Luciano. Ciò non toglie che le loro vicende siano da meno di quelle di Akiko, anzi.

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Assignment 6: riflettiamo sul copyright

L’enorme facilità con la quale oggi è possibile produrre e diffondere contenuti di ogni tipo in internet, unitamente ad una progressiva deriva in senso restrittivo delle leggi sui diritti d’autore, ha indotto un dibattito internazionale di vastissime proporzioni su tutte le questioni inerenti al copyright.

Poiché le questioni si capiscono meglio quando sono calate in un contesto reale, prendo spunto da due considerazioni pertinenti ai corsi che state seguendo.

  1. Per gli studenti di medicina e delle lauree triennali sanitarie tutti gli anni si ripresenta lo stesso problema. Un professore fa lezione mostrando del materiale didattico, molto spesso si tratta di immagini tratte da libri. Alla fine della lezione gli studenti chiedono se possono avere le immagini sulle quali il professore ha parlato e riguardo le quali hanno preso appunti. Il professore nicchia e alla fine le immagini non vengono date per il timore di infrangere la legge sui diritti d’autore.
  2. Gli studenti della IUL sono insegnanti di scuola primaria e secondaria. È del tutto naturale e certamente auspicabile che convolgano il loro scolari nella produzione di elaborati multimediali pertinenti ad esperienze vissute nell’ambito delle attività didattiche. Nell’insegnamento di Editing Multimediale che stiamo percorrendo insieme sono emerse splendide testimonianze a riguardo. È altrettanto evidente che in molti casi si ponga la questione dell’osservanza delle disposizioni sui diritti d’autore relativi a frammenti di opere, musiche, immagini, sequenze video, brani, che può capitare di includere in un prodotto multimediale.

Le leggi sui diritti d’autore, in tutti i paesi, sono tese a favorire la creatività e la diffusione dei prodotti dell’ingegno proteggendo i proventi che gli autori ricavano dalla diffusione delle loro opere e consentendo così loro di vivere con ciò che creano.

Negli ultimi decenni tuttavia si è assistito ad una interpretazione progressivamente più restrittiva sull’impiego di opere protette da copyright. È sorto così il problema opposto per cui i nuovi autori hanno difficoltà a creare le loro opere perché devono pagare diritti troppo onerosi agli autori delle opere che ad essi può capitare di utilizzare per le creare le proprie.

Si tratta di un problema assolutamente generale perché gli uomini non creano dal nulla bensì creano per accrescimento del creato che ciascuno di essi trova.

È ormai idea condivisa da tutti coloro che si occupano di questa materia che la regolamentazione sul copyright si debba basare su di un equilibrio delicato fra protezione delle opere e facilità di riuso delle opere presistenti.

La questione è quindi ricondotta a stabilire quale sia la linea di demarcazione ottimale in questo compromesso.

Vi propongo la lettura di un fumetto (pdf) che due professori di legge e un artista della Duke University hanno scritto con l’intento di offrire una presentazione della questione con un linguaggio meno ostico di quello usuale. Se qualcuno di voi fosse allergico ai fumetti allora vada a leggersi la postfazione che si trova a pagina 67.

Naturalmente, il fumetto fa riferimento alla legislazione statunitense la quale contempla lo strumento del fair use con il quale si possono utilizzare liberamente opere coperte da copyright per scopi inerenti la critica, la didattica o la ricerca.


In Italia la faccenda è regolata dall’articolo 70 della Legge n. 633 del 22 aprile 1941 sul diritto d’autore, successivamente modificata con l’articolo 2 della Legge n. 2 del 9 gennaio 2008 con la quale si integra il summenzionato articolo 70 mediante il comma 1-bis:

Art. 70

1. Il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o di parti di opera e la loro comunicazione al pubblico sono liberi se effettuati per uso di critica o di discussione, nei limiti giustificati da tali fini e purché non costituiscano concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera; se effettuati a fini di insegnamento o di ricerca scientifica l’utilizzo deve inoltre avvenire per finalità illustrative e per fini non commerciali.

1-bis. È consentita la libera pubblicazione attraverso la rete internet, a titolo gratuito, di immagini e musiche a bassa risoluzione o degradate, per uso didattico o scientifico e solo nel caso in cui tale utilizzo non sia a scopo di lucro. Con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali, sentiti il Ministro della pubblica istruzione e il Ministro dell’università e della ricerca, previo parere delle Commissioni parlamentari competenti, sono definiti i limiti all’uso didattico o scientifico di cui al presente comma.

2. Nelle antologie ad uso scolastico la riproduzione non può superare la misura determinata dal regolamento, il quale fissa la modalità per la determinazione dell’equo compenso.

3. Il riassunto, la citazione o la riproduzione debbono essere sempre accompagnati dalla menzione del titolo dell’opera, dei nomi dell’autore, dell’editore e, se si tratti di traduzione, del traduttore, qualora tali indicazioni figurino sull’opera riprodotta.

Naturalmente, è emersa subito la questione di cosa intenda esattamente il legislatore con l’espressione di immagini e musiche a bassa risoluzione o degradate (il grassetto nella citazione è mio).

Un’interpretazione pare che possa consistere nel fatto che i file mp3 per le musiche e gif e jpg pe le immagini sono intrinsecamente degenerate poiché comportano tecniche di compressione non conservative, vale a dire tecniche che comprimono i dati gettando via una parte dell’informazione originale.

Non vi è comunque certezza su questo e stiamo ancora aspettando che venga emanato il regolamento attuativo.

Sono invece sicuro che nel determinare gli equilibri delicati delle normative sia fondamentale il contributo della popolazione sotto forma di una pressione onesta e leale ispirata a valori universali.

Questo è certamente il caso di qualunque insegnante che con la sua pratica indica la via da seguire avendo come obiettivo primario l’apprendimento dei suoi studenti, che è poi il più importante investimento che una società possa fare.