Daily: scienziati in erba

Sociogramma 11 maggio 2011. I nodi rossi sono studenti di medicina, i nodi blu cyberstudenti, il nodo celeste è il docente. Una linea che congiunge due nodi significa che almeno uno dei due ha fatto almeno un commento ad un post dell’altro.
Sociogramma 11 maggio 2011. I nodi rossi sono studenti di medicina, i nodi blu cyberstudenti, il nodo celeste è il docente. Una linea che congiunge due nodi significa che almeno uno dei due ha fatto almeno un commento ad un post dell’altro.

Vi ricordate il video Fuel@Home che Ciambello e Littlechemistry hanno presentato al Google Science Fair?

Oggi mi sono accorto di una notizia (del 9) su Global Voices dove si dice che sono state compilate le liste dei semifinalisti del concorso. Si apprende così che sono stati inviati più di 7000 contributi da 90 paesi! I semifinalisti selezionati sono 60 e di questi 15 andranno negli USA a presentare i loro progetti.

Non ha molta importanza chi vince e chi non vince. Sono piuttosto interessanti i numeri globali. E per esempio il fatto che fra i 60 semifinalisti, oltre agli USA, sono rappresentati soprattutto India e Singapore. Poi, in misura minore, Nuova Zelanda, Sudafrica, Regno Unito e Canada.

US -> India & Singapore …

L’Italia è ferma ma in quanto a censura …

Sito Non raggiungibile

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Scopro questa iniziativa grazie alla segnalazione di ScambioEtico: una petizione con la quale ci si  appella all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni affinché effettui una moratoria sulla nuova regolamentazione sul diritto d’autore. Traggo dalla pagina web della petizione:

Se il diritto d’autore non sarà regolamentato in modo da garantire che anche nella sfera digitale ci sia il giusto equilibrio tra i diversi interessi presenti nella società, da strumento di emancipazione dei produttori di contenuti, esso diverrà inevitabilmente un sistema di controllo e censura pervasivo.

La corruzione delle istituzioni pubbliche, di tante organizzazioni private e dei poteri finanziari è un problema conclamato nelle democrazie occidentali. Il recupero di valori di integrità e trasparenza nella conduzione di qualsivoglia organizzazione, pubblica o privata, è riconosciuta in tutto il mondo come un’impellente e inderogabile necessità.

La nostra triste storia ammorbata da tante agghiaccianti stragi, tutte inspiegate, da una strisciante simpatia popolare per le “scorciatoie”, maniere spicce e censura, e infine, dall’attuale torbido marasma nel quale sta errando l’azione del presente governo, non fanno presagire nulla di buono riguardo allo

sforzo congiunto e illuminato per imparare a regolamentare il cyberspazio con un’armonica composizione di legislazione e codice (software), al fine di mettere a frutto le straordinarie proprietà del suo ecosistema e salvaguardare i diritti e la libertà, secondo la Dichiarazione universale dei diritti umani e secondo le costituzioni delle democrazie

di cui dicevo poco tempo fa guardando quello che succede nel mondo.

E, sempre riguardo alla big picture, ragionando di colonizzazione di Internet

Di conseguenza, le amministrazioni pubbliche dei paesi democratici, desiderano limitare lo sconfinamento della criminalità nel cyberspazio, ma sono sostanzialmente prive di strumenti tecnici adeguati. Inoltre, sono sottoposte alla pressione delle lobby delle corporation, e così finiscono per adeguarsi agli interessi di quest’ultime.

Vale la pena di leggere quello che ha scritto Guido Scorza su Daily Wired per capire cosa sta succedendo dalle nostre parti.

Simone Aliprandi

Immagine di Simone AliprandiSi sa, nel nostro paese i giovani contano poco o nulla. Non è che non ci siano giovani capaci, semplicemente preferiamo i vecchi, meglio se birboni; per intendersi quelli che sanno come va il mondo e quindi ci si sanno muovere. Peccato che il mondo vada da tutte altre parti e molti giovani di valore se ne vanno.

Purtroppo nella nostra gerontocrazia si può fare poco, per il momento, ma quando capita l’occasione di dare una mano ad un giovane che malgrado tutto, circola ancora dalle nostre parti e riesce anche ad essere attivo e ad avere una visione che non sia ristretta ai nostri brevi orizzonti, ebbene diamogliela.

È l’occasione per farlo con Simone Aliprandi, che si presenta così nel suo sito:

Sono un avvocato dedito ad attività di consulenza, formazione e ricerca nell’ambito del diritto d’autore e più in generale del diritto dell’ICT.
Dal 2005 sono fondatore e responsabile del Progetto Copyleft-italia.it e collaboro con alcune cattedre universitarie. Nell’ambito dell’Informatica Giuridica e del Diritto dell’Informazione Partecipo costantemente a convegni ed eventi pubblici, e tengo conferenze divulgative sui temi a me cari.
Ho pubblicato alcuni libri, articoli e contenuti multimediali, rilasciando tutte le mie opere con licenze di tipo copyleft. In questo sito trovate tutte le informazioni relative alle mie attività e i collegamenti ai progetti da me seguiti.
Attualmente mi trovo a San Francisco per una internship presso Creative Commons, per un progetto relativo al database licensing.
Le questioni inerenti diritto d’autore e tecnologie sono fondamentali in relazione a ciò che dicevo a proposito del potere del codice e alla colonizzazione di internet. Gli scritti di Aliprandi sono ottimi per chiarirsi le idee.
Come fare a dare una mano a Aliprandi? Ci offre la possibilità lui stesso:

Per la mia tesi di dottorato sto conducendo una ricerca di carattere giuridico-sociologico sul tema “Il diritto d’autore nell’era digitale: comportamenti, percezione sociale e livello di consapevolezza”. Chiunque può parteciparvi (e quindi aiutarmi a raccogliere dati), rispondendo al questionario online.

Ebbene, rispondiamo al questionario, augurando a Simone Aliprandi di fare un buon lavoro.

P.S. Qualcuno potrebbe essere interessato anche alla richiesta di collaboratori per progetti in lingua inglese nell’ambito delle attività di Copyleft-Italia che Aliprandi ha messo nel suo blog.

Il potere del codice

Google e Twitter scavalcano la censura e ridanno voce agli egiziani
Google e Twitter scavalcano la censura e ridanno voce agli egiziani

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Il discorso che avevo fatto sulla colonizzazione di internet era era teso a mettere in luce il potere del codice – codice software. Dicevo:

Qui compare l’argomento fondamentale di Lessig: le leggi che sono scritte per regolamentare la vita nella realtà fisica, si rivelano insufficienti nel cyberspazio, dove la regolamentazione si attua principalmente attraverso il modo con cui esso è costruito, vale a dire attraverso il “codice”.

Occorre dire che il vocabolo “codice” è usato qui nella suo significato tecnologico, vale a dire di codice software: il cyberspazio è regolamentato attraverso il software (il codice) che lo fa funzionare.

Questo potere lo tocchiamo ora con mano seguendo gli eventi nordafricani. Carla Rumor ci racconta in maniera chiara e concisa come Google e Twitter scavalcano la censura e ridanno voce agli egiziani.

Se avete ancora un attimo di tempo, può valer la pena di approfondire il tema leggendo il racconto Scroogled (originale in inglese) di Cory Doctorow, da cui …

Se Google avesse speso quindici miliardi di dollari per prendere i cattivi alla frontiera, ci si poteva scommettere che li avrebbero presi… è che i governi proprio non sono attrezzati per Effettuare Ricerche Appropriate.

If Google had spent $15 billion on a program to catch bad guys at the border, you can bet they would have caught them–governments just aren’t equipped to Do Search Right.

Non è questione di demonizzare il cyberspazio e nemmeno di considerarlo un paradiso. È invece auspicabile uno sforzo congiunto e illuminato per imparare a regolamentare il cyberspazio con un’armonica composizione di legislazione e codice (software), al fine di mettere a frutto le straordinarie proprietà del suo ecosistema e salvaguardare i diritti e la libertà, secondo la Dichiarazione universale dei diritti umani e secondo le costituzioni delle democrazie.

È da qui che passa la gestazione della società della conoscenza ed è da qui che deve necessariamente passare qualsiasi progetto politico che voglia essere veramente proiettato nel futuro.

Volantino di LQDN su ACTA

La Quadrature du Net
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[Aggiornato 30/1/2011 (testo aggiunto in rosso)]
La gente de La Quadrature du Net, di cui ho parlato a proposito della colonizzazione di Internet e dell’accordo anti-contraffazione ACTA (Anti-Counterfeiting Trade Agreement), distribuisce un volantino (pdf) che riassume i principali elementi di preoccupazione.

Riporto di seguito la taduzione in italiano. Chi è interessato trova il testo aggiornato di ACTA qui (pdf), l’analisi del medesimo fatta dalla Quadrature du Net qui e il volantino riportato di seguito in formato pdf qui.

Sul blog di ScambioEtico si trova la traduzione di un articolo di David Hammerstein che spiega bene le questioni citate nel volantino della Quadrature du Net.

Leggi il volantino …

La colonizzazione di Internet

Logo dell'associazione La Quadrature du Net che lavora pr la difesa dei diritti e della libertà dei cittadini in Internet. Il logo raffigura la lettera pi-greco inscritta in un cerchio.Non-italian readers, try the English Google translation, please.


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La Quadrature du Net è una di molte associazioni che lavora per la difesa dei diritti e della della libertà dei cittadini in Internet. In questo post cerco di spiegare cosa questo significhi a chi ne sa poco o niente.

Probabilmente io non ci riuscirò, ma sarebbe invece importante, perché paradossalmente oggi, nella società dell’informazione (che ancora non è la società della conoscenza, purtroppo), l’opinione comune è sorprendentemente stereotipata. Questo crea barriere che non facilitano la comprensione dei fenomeni nuovi.

Un’altra barriera importante è quella linguistica, particolarmente in un paese come l’Italia, nel quale le persone che sono in grado di comunicare in inglese sono troppo poche, rispetto agli standard internazionali.

Se scrivo in italiano perdo lettori stranieri. Se scrivo in inglese perdo quelli italiani. La scrittura di tutti i post di un blog in due lingue è defatigante.

Allora proviamo a fare un  esperimento, con il quale scrivo in italiano ma penso anche in inglese e, allo stesso tempo, chiedo l’opinione di Google Translator, con l’obiettivo della chiarezza nelle due lingue. Può essere che perda eleganza in ambedue le lingue. Non importa, non ho particolari ambizioni letterarie o accademiche, ma solo il desiderio di scrivere chiaramente per il maggior numero di persone possibile.

Continua a leggere …

Intervista a Julian Assange


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Ecco, questo è l’uomo che rischia l’esecuzione capitale o la reclusione a Guantánamo se finisse negli Stati Uniti, dove non pochi esponenti politici di primo piano hanno pubblicamente dichiarato che meriterebbe l’esecuzione.

Invito ad ascoltare attentamente questa intervista che Sir David Frost ha fatto a Julian Assange per AlJazeera circa un mese fa. Propongo qui la versione che ho sottotitolato in italiano. Di seguito ho aggiunto il testo dei sottotitoli.

Vodpod videos no longer available.

 

Se vuoi leggere la trascrizione …

Giornata del Pubblico Dominio 2011

Logo e link del manifesto del dominio pubblico.
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In molti paesi del mondo – Italia inclusa – il 1 gennaio di ogni anno entrano nel pubblico dominio le opere di autori morti sett’anni prima. Quindi il 1 gennaio 2011 entreranno nel pubblico dominio le opere degli autori morti nel 1940.

Il pubblico dominio, nella sua accezione più ampia, è la preziosa risorsa di informazioni che è libera da quelle barriere all’accesso o al riuso generalmente associate alla tutela del copyright, sia in quanto libera da ogni tutela sul diritto d’autore oppure perché i detentori dei diritti hanno volontariamente deciso di rimuovere tali barriere.

Dal Manifesto del Pubblico Dominio (che invito tutti a sottoscrivere seguendo il link)

Quest’anno, il 22 gennaio, la giornata del pubblico dominio verrà celebrata anche in Italia, e in particolare anche a Firenze, grazie ai ragazzi –  più o meno 🙂  –  del Firenze Linux User Group. Tutti i dettagli nell’annuncio del FLUG.

Gli Stati Uniti spiano su Twitter i supporters di Wikileaks

Birgitta Jónsdóttir, membro del parlamento islandese


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La deriva etica del potere non è solo un problema italiano, ma ha una rilevante dimensione internazionale.

La più grande potenza sta affrontando con enorme difficoltà la diffusione delle informazioni che in internet, per come essa è strutturata, è un fatto naturale.

Il segretario di Stato, Hillary Clinton, aveva appena fatto in tempo a difendere internet, quale luogo elettivo di espressione dei valori di libertà fondanti delle democrazie occidentali, in particolare di quella americana, da “esportare”, che è scoppiato il caso Wikileaks, il servizio web grazie al quale i segreti sporchi di qualsiasi organizzazione possono essere rivelati e diffusi nel mondo.

La reazione degli Stati Uniti è stata a dir poco isterica e rivela l’esistenza di nodi che sono fondamentali per il futuro della democrazia nel mondo.

Si è rapidamente diffusa la notizia della citazione in giudizio che gli Stati Uniti hanno fatto pervenire a Twitter, affinché riveli tutte le informazioni possibili in suo possesso relative ai supporters di Wikileaks, ivi compresa Birgitta Jónsdóttir (account Twitter di Birgitta), membro del parlamento islandese e con una storia pregressa di collaborazione con Wikileaks. Birgitta Jónsdóttir ha annunciato di volersi avvalere immediatamente delle vie legali per contrastare questo grave abuso di potere, ma aggiunge anche:

Non è solo questione delle informazioni su di me. Questo è un avvertimento per chiunque abbia a che fare qualcosa con Wikileaks. È completamente inaccettabile che il dipartimento di giustizia USA mostri i muscoli in questo modo. Io sono fortunata, quale membro del parlamento. Ma per gli altri? È mio dovere fare qualsiasi cosa per fermare questo abuso.

Dal canto nostro, credo che sia nostro dovere dedicare un po’ di tempo ad osservare meglio i fatti di grande importanza che stanno avendo luogo nel mondo, determinanti per il futuro della democrazia. Determinanti anche nel nostro piccolo paese, più della conta pro-contro Berlusconi.

Testimonianze di insegnamento e futuro

Monica è contenta che il lavoro realizzato con i suoi allievi di quarta elementare sia finito sul giornale ed io sono contento che i miei allievi, come Monica, mettano a frutto ciò su cui abbiamo lavorato insieme in un corso.

Monica è contenta perché i suoi bambini hanno realizzato un podcast e voi penserete che io abbia insegnato a Monica come si fa a fare un podcast. Niente affatto. A Monica, come ai suoi compagni di corso e come a tutti gli altri studenti io non insegno quasi nulla di specifico, solo pochissime cose  assolutamente non comprensive di tutto quello che potrei pensare di insegnare loro in materia, ammesso che ne sia capace.

Non insegno loro il maggior numero possibile di contenuti ma suggerisco loro, e solo a volte mostro loro, come muoversi su alcuni contenuti esemplificativi affinché poi siano autonomi. Non insegno loro la disciplina ma cerco di far crescere in loro il pensiero che caratterizza quella disciplina.

Ricevo innumerevoli testimonianze della concretezza di questo processo. Eccone una recente ma particolarmente significativa perchè scritta da uno studente estremamente critico oltre che molto bravo:

Dunque, le scrivo per dirle che il suo corso, a distanza di un anno, mi ha dato tanto. Non l’avrei pensato all’inizio, però sono rimasto favorevolmente stupito. Mi ha dato tanti spunti, mi ha cambiato, mi ha reso più sensibile a certe problematiche… insomma, personalmente è stato uno dei corsi che mi hanno lasciato di più. E, per la cronaca, non lo considero ancora terminato (il corso) 🙂

I risultati che si ottengono sono concreti e non si basano né sulla copertura di un programma né sull’esecuzione di esami.

A me non interessa dare voti su domande fatte in ambiente controllato perché quei voti non significano quasi nulla. A me interessa che chi ha vissuto un corso, dopo sappia immaginare qualcosa e sappia fare qualcosa che prima non avrebbe avuto la capacità o il coraggio di immaginare e di fare. Per inciso questa è anche la base di un vero lifelong learning, non l’attuale ridicolo mercato di crediti raccattati in giro per congressi e eventi pseudoformativi.

Attenzione, fare può significare anche qualcosa di completamente teorico: per esempio essere in grado di studiare da soli la fisica quantistica grazie al fatto di avere interiorizzato il pensiero fisico in un semplice corso di meccanica classica.

Mi sto convincendo che l’università pubblica, specialmente ma forse non solo, italiana, specialmente ma forse non solo, non abbia la capacità di rinnovarsi come la società sta chiedendo con sempre maggiore urgenza. Credo che il futuro sia in qualche forma di apprendimento extra-accademico.

È fuori o comunque altrove che mi interessa spendere energie prossimamente, qui mi sembra di raschiare il fondo del barile.