Far del mondo la classe III.b

Breve passeggiata nel museo degli “scandali della scienza”, dove sono documentati gli attacchi del disordine all’edificazione della torre delle scienze esatte, cercando di mostrare come la visione del mondo sia cambiata rispetto a quella che ancora viene tramandata pervicacemente.

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Noosfera N.2

Come avevo anticipato nella puntata introduttiva di questa serie del far del mondo la classe, qui propongo una breve passeggiata nel museo degli “scandali della scienza”, dove sono documentati gli attacchi del disordine alla edificazione della torre delle scienze esatte.

Prima però vorrei ricordare come concetti quali il disordine, l’incertezza, l’ambiguità, la soggettività, concetti portatori di vaghezza e per questo sostanzialmente banditi dal ragionamento scientifico, non siano affatto scomparsi dal ragionamento generale sul mondo, ma siano invece stati oggetto di esplorazione profonda nella letteratura e nelle arti, per esempio mediante la ricerca sulla complessità delle percezioni e sull’incertezza dei destini degli uomini condotta dalla narrativa dell’ottocento. 

Ci troviamo ora con una cultura spaccata in due, dove il mondo umanistico è quasi ridotto ad occuparsi degli avanzi del ricco pasto del mondo scientifico, che determina gli indirizzi e drena la maggior parte delle risorse.

Ebbene, proseguiamo quindi vedendo che alcuni di questi avanzi, che qui denoto genericamente con il termine “disordine”, non siano poi così accidentali e secondari, e come gli scienziati si siano resi conto, in varie e fondamentali circostanze, che quegli avanzi sono in realtà componenti fondamentali del mondo che vanno investigando. 
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Far del mondo la classe III.a

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Noosfera N.2

In due post precedenti, uno e due, ho proposto delle testimonianze di studenti che hanno seguito i miei corsi.

Qui voglio specificare meglio cosa intendo dire con l’espressione “Far del mondo la classe”. Il rischio è infatti che molti pensino che si tratti giusto di un metodo didattico facente uso di nuove tecnologie per migliorare l’insegnamento, e che l’idea di uscire dalla classe, raffigurata nel disegno qui accanto, consista nell’integrare nelle pratiche didattiche i mezzi di comunicazione e le tecnologie che i giovani oggi usano diffusamente.

Non si tratta solo di questo, anzi, si tratta di questo solo in minima parte. Far del mondo la classe non può prescindere dal modo di vedere il mondo, in particolare dalla necessità di rivedere il modo di vedere il mondo. Non si tratta quindi semplicemente di applicare nuove tecnologie per insegnare meglio le stesse cose.

Con questo post, cercherò di evocare il contesto necessario per capire il senso degli esperimenti didattici di cui ho presentato alcune testimonianze. Per comprendere come questi corsi siano, rispetto allo standard corrente, meglio descritti come non-corsi, i programmi come non-programmi, il professore come non-professore; ripeto, rispetto allo standard corrente. Non è facile comprendere tutto questo, non tanto perché ci sia qualcosa di molto difficile da capire, ma perché è una questione di prospettiva, di visione del mondo, di paradigma di conoscenza.

Sono consapevole di non avere gli strumenti adatti per essere convincente ma ci provo lo stesso a mettere per iscritto questi pensieri. Del resto la forma del blog si presta a scrivere per cercare di chiarire le idee anche a se stessi, con il vantaggio non trascurabile di ricevere eventuali osservazioni da parte di qualche lettore di passaggio che potrebbero rivelarsi preziose.

In passato alcuni amici mi hanno esortato a scrivere post più agili, conformemente allo stile tipico dei blog. Provo qui ad adeguarmi articolando questo testo in due o tre post più piccoli che pubblicherò in sequenza a brevi intervalli di tempo.

In ultimo, mi accorgo in questo momento di un articolo di Gianni Marconato sul tema del connettivismo che attiene notevolmente al tema di questi post.

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Far del mondo la classe II

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Noosfera N.2
In Far del mondo la classe avevo riportato la testimonianza di uno studente di medicina. Qui invece propongo il lavoro fatto da Stefania, studentessa nel corso di laurea magistrale in Teorie della Comunicazione, ma anche insegnante in una scuola primaria.

L’insegnamento che Emanuele e Stefania hanno ricevuto è molto simile, malgrado la diversità del corso di laurea e la condizione personale, di studente appena “maturato” in un caso e di studente-lavoratore nell’altro.

Ambedue sono andati ben oltre a quanto esplicitamente specificato e richiesto nel corso ma la cosa interessante è che, pur avendo ricevuto stimoli molto simili, hanno esplorato ambiti molto diversi realizzando un’esperienza concreta. Per chi volesse controllare Stefania aveva seguito gli Assignment blogoclasse autunno 2009 e Emanuele gli Assignment blogoclasse primavera 2010.

Invito il lettore curioso a riflettere su questo fatto.

Far del mondo la classe

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Noosfera N.2

“… making the world a classroom …” ha scritto Stephen Downes nella nota sul Manifesto degli insegnanti. Ecco non si potrebbe sintetizzare meglio quello che sto cercando di fare in questi anni, incastrato nella posizione di prof di una materia di poco peso (1-3 crediti, durata 6 settimane) cacciata ai primi anni di un’insalata russa di corsi di laurea.

Ci sono diversi post in questo blog che sono volti a descrivere, in una salsa o nell’altra, quello che avviene nelle nostre classi esplose – la maggior parte sono taggati blogoclasse – ma l’immagine più efficace è proprio questa: far del mondo la classe.

Da altre parti (tag blogoclasse, appunto) ho descritto i risultati di questo metodo, in termini qualitativi e quantitativi. Qui colgo l’occasione di dare sostanza al far del mondo la classe mediante la lettera ricevuta qualche giorno fa da uno studente di medicina.

Le attività descritte da Emauele nella sua lettera vanno confrontate con i pochi “compiti” che io assegno nel corso del semestre, per esempio quelli di quest’anno: assignment blogoclasse primavera 2010.

Ecco, questo confronto rivela in modo concreto il senso delle parole di Stephen:

it’s about teaching by example, empowering students, and making the world a classroom

Prima che leggiate la lettera occorre specificare che le espressioni “Zoccolo Duro” e “Durozoccolandia” son quelle con le quali, nella prima lezione, mi riferisco a coloro che sono irrimediabilmente affezionati allo schema lezione-studio-quiz, che io peraltro offro sempre come ultima opzione. Il post originale di Emanuele, dal quale ho estratto la lettera che segue dopo avergli chiesto il permesso,  è questo. Altre impressioni ricevute sino ad ora si trovano in questa serie di pagine condivise di Google Reader.

Leggi la lettera di Emanuele …

Cercare comunità in classe

Noosfera

Venerdì 2/6 avrà luogo il La Scuola Che Funziona Camp.

La Scuola Che Funziona è un network di persone interessate a nuove pratiche di miglioramento dell’insegnamento e dell’apprendimento, alla condivisione di risorse e al confronto su temi critici inerenti la scuola in generale. Chiunque può iscriversi e partecipare in una varietà di modi. Quindi il network, le attività e i prodotti che ne scaturiscono sono tutti delle emergenze della rete.

È uno dei fenomeni più interessanti che abbia osservato in tempi recenti, sono quindi curioso di partecipare al camp, convinto di avere molto da ascoltare e da apprendere. Avendo tuttavia partecipato a qualche attività nel network mi capita di essermi impegnato a fare un intervento, come molte altre persone.

Dopo varie esitazioni il titolo si è cristallizzato in “Cercare comunità in classe”. Inizialmente avevo pensato di descrivere gli aspetti tecnici di un metodo che ho sviluppato per tracciare le attività di una comunità di blog, quelle comunità che cerco di far nascere nelle mie classi di informatica o di tecnologie online in vari corsi di laurea.

Ne verrebbe fuori tuttavia una mera relazione tecnica e io sono stanco di non centrare il nocciolo dei problemi perdendo tempo con gli “aspetti tecnici” e i “risultati preliminari”.  Le tante relazioni ai congressi, le conferenze e le tavole rotonde che ho vissuto da spettatore e talvolta da relatore, in veste di “specialista”, ora mi appaiono quasi del tutto inutili.

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Da Form@re: Metodo per lo studio delle dinamiche di rete di una blogoclasse

Nell’Open Journal per la Formazione in Rete, Form@re, diretto da Antonio Calvani, è stato dedicato l’ultimo numero al tema del blog didattico: Il blog didattico: una realtà in via di espansione, curato da Filippo Bruni. In uno degli articoli di questo numero ho descritto un Metodo per lo studio delle dinamiche di rete di una blogoclasse.

Questo è il riferimento all’articolo nel numero di Form@re e qui di seguito, oltre all’abstract, riporto i link a versioni ad alta risoluzione delle figure citate nel testo

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Assignment 1: impariamo ad usare i feed RSS

Immagine di una lavagna con su scritto "feed RSS"Questo è il primo post dedicato agli studenti di medicina del semestre primaverile 2009/10.

Orbene, per dare maggior coesione alla blogoclasse, dovete iniziare ad usare i feed RSS, o più correttamente web feed anche se la prima denominazione è quella che va per la maggiore.

Il vantaggio dei feed è presto detto. Se per esempio voi volete seguire un certo numero di siti web quotidianamente, dovrete andare a visitarli tutti i giorni per vedere se c’è scritto qualcosa di nuovo. Se i siti sono tanti la cosa si farà pesante o anche impossibile. Utilizzando i feed RSS è possibile invece vedere facilmente cosa è cambiato in ogni sito dopo l’ultima volta che lo avete visitato. È un sistema che consente di controllare un grande numero di fonti.

Per prima cosa dovete utilizzare un aggregatore che è un’applicazione o un servizio web in grado di raccogliere i feed dei blog e di altre pagine web che vi interessa seguire. Nel caso in cui si voglia utilizzare un’applicazione bisogna provvedere alla sua installazione sul proprio computer e, naturalmente, la funzionalità di aggregazione dei feed rimane ad esso confinata. Potete anche installare l’applicazione su altri computer ma poi si pone il problema di mantenere sincronizzate le raccolte di feed sulle varie macchine. Direi che conviene utilizzare un’applicazione da installare se tendete ad utilizzare un solo computer e vi stanno antipatici i servizi web.

Nel caso invece di un servizio web è necessario iscriversi ad esso facendo un account, operazione che richiede in genere di specificare un proprio indirizzo email, una password e talvolta un nickname. I vantaggi principali degli aggregatori che funzionano come servizio web è che sono accessibili da qualsiasi computer o congegno collegato ad Internet e che non c’è da gestire nulla sui propri computer. Ecco una lista degli aggregatori disponibili sia nella forma di applicazione che di servizio web.

Non vi spaventate per il numero di applicazioni e servizi disponibili. In pratica: chi già usa per conto suo uno qualsiasi di questi aggregatori può continuare a farlo anche in questo corso, l’importante è che sia in grado di seguire i blog degli altri; a coloro invece che non hanno mai usato un aggregatore consiglio di utilizzare Google Reader. Non è una forma di pubblicità a Google. È semplicemente che se iniziate ad usare tutti lo stesso sistema sarà più facile aiutarvi fra voi. Poi in futuro potrete sempre optare per altri sistemi.

Credo che tutti siate in grado di iniziare ad utilizzare questo servizio dopo avere visto gli esempi nel capitolo sul Social Networking. Aggiungo qualche ulteriore informazione.

Andando direttamente in Google Reader appare una cosa di questo genere:

Google Reader

Una volta che avete il vostro account potete iniziare ad aggiungere i feed di blog e, in generale, di altri siti web che vi interessano (se avete fatto il blog con blogspot.com allora l’account Google lo avete già). Nel video seguente (2:24 sec) vi mostro come si compie questa operazione. Il video è stato fatto l’anno scorso. La grafica del mio blog era diversa e, ovviamente i nomi dei feed non si riferiscono ai vostri blog, ma questo non inficia la sostanza. L’unica annotazione è che ora in questo blog i link ai feed dei miei post e dei commenti che ricevo si trovano a destra in alto sotto la scritta Feed RSS.

Vodpod videos no longer available.

L’esempio che ho appena mostrato va bene per aggiungere un numero limitato di feed. Può succedere però che si sia interessati ad aggiungere un insieme di feed, magari molto numeroso, per esempio l’insieme di tutti i feed della vostra blogoclasse. Per fare questo esiste un metodo che si basa sull’impiego dei cosiddetti file OPML. Un file OPML è un file scritto in formato XML fatto per scambiare liste di feed web.

Nella colonna a destra in alto, sotto la scritta Corso primavera 2011, ho aggiunto un link al file OPML di questa blogoclasse che terrò aggiornato quotidianamente in modo da contenere i feed di tutti gli studenti che hanno scelto il metodo del blog. Nel video che segue (4:58 sec) vi mostro come si fa ad importare il file in Google Reader.

Vodpod videos no longer available.

A questo punto credo che non ci debbano essere più problemi, tuttavia se vi rimane qualche dubbio andate e chiedere ai compagni nella vostra blogoclasse, chiedete agli amici, provate insieme a loro, baloccatevi con loro. Come ultima risorsa, chiedete a me.

messaggio liofilizzato sul corso nella bottiglia

nutrito e assai confortato dai pensieri di varie persone libere
per esempio vicino e recentemente da

Gianni Marconato
Maria Grazia Fiore

Noa Carpignano

(alcuni maestri lontani li ho nominati un’altra volta)

soffocato nelle spire degli adempimenti banali
impedito dal pensiero lento
liofilizzo in poche righe l’idea che mi ronza nella mente

quella cosa che si chiama
qua informatica di base
là tecnologia della comunicazione online
più in là ancora editing multimediale

e che mi è cresciuta fra le mani

ricercando l’insegnamento
insegnando la ricerca

ebbene, quella cosa è un corso open source
di fatto

ne ha già completamente la natura
quindi
può essere gettata nell’oceano come un messaggio nella bottiglia

messaggio scritto con un tizzone spento preso dal fuoco di ieri
su un pezzo di carta ripianata recuperato dal cestino
messo nella bottiglia di vino finito stanotte
di sugheri era già pieno il cassetto

insomma, un corso fatto con quello che c’è
tutti componenti open o quasi
blog
wiki
aule virtuali
altro
tutte cose di cui è ormai ricca la rete

budget annuale due o trecento euro
giusto per concedersi qualche lusso

totale indipendenza da ciascuno di questi servizi
morto uno si passa ad un altro

un corso sospeso fra

minimalismo del “programma”
profondità dell’esperienza

segna coloro che credono in quello che fanno
non costa quasi niente ma ha valore espresso da molte centinaia di
messaggi
post
commenti
valutazioni

questo corso è germogliato nell’università
è vero
ma non ne avrebbe più alcun bisogno eccetto che per una cosa:
ha bisogno degli studenti che passano di lì perché un percorso obbligato glielo impone

questo è il filo ormai tenue che ancora mi lega all’università
altro no
purtroppo

la domanda è quindi una sola:

come fare a raggiungere coloro che non abitano la rete
perché non hanno avuto occasioni
perché ne hanno avute di sfortunate
ma che se solo si potessero rendere conto
ne diverrebbero cittadini vitali?

dopo avervi traghettato migliaia di studenti
so che queste persone sono tante

gli insegnanti si sono rivelati i più appassionati degli studenti

studenti insegnanti intercettati grazie ad un paio di corsi universitari

come fare per raggiungere quelli che non s’imbarcano in una laurea triennale vissuta dopo cena e nei weekend
ma che forse si imbarcherebbero in un nano-corso galleggiante nella rete
gratuito
un paio di mesi alla scoperta della propria cittadinanza digitale

quale comunità
quale organizzazione
quale azienda

in grado di raggiungere i potenziali ignari abitanti della rete potrebbe capitalizzare su tale valore?

non so se quest’idea che mi ronza in mente si poserà da qualche parte del mio percorso
ma so che contiene il seme dell’università del futuro

a me basterebbe vederlo germogliare

Insegnamento universitario e tecnologie internet

Ho scritto questo post conseguentemente ad una serie di conversazioni sul ruolo delle tecnologie negli insegnamenti universitari. Dopo una breve premessa sulle sorti dell’università, discuto tre possibili modalità di impiego di servizi web in un insegnamento universitario:

  1. Trasferire le “dispense” in un sito web che sia accessibile solo previa autorizzazione da parte del docente
  2. Trasferire le “dispense” in un sito web che sia liberamente accessibile
  3. Creare una comunità in rete

Buona lettura!

CCK09: How to look at a blogroom (3)

(Versione italiana)

Abstract, A kind of introduction

Beginning to look at numbers

After the kind of introduction it would be natural to give some details about methods and tools but  I prefer to further clarify what we are about first.

I’m reporting data relative to an online class of 21 students who were teachers of primary and secondary schools from all over Italy. The class was about using digital technologies in teaching activities and took part of a three-years graduation in an all-online university called Italian University Line based on the cooperation of five italian universities

and a National Agency devoted to the research and development in education: Agenzia Nazionale per lo Sviluppo dell’autonomia Scolastica .

This is the class where the blogroom method was most successful. The students reported this experience as a very rewarding one and all had the feeling to have learned a lot of things in a meaningful way. Furthermore, they felt to be engaged in a community.

The impression of having learned a lot of things is remarkable because the course was organized in a very loose way. I did not declare a “program” as a list of contents but I suggested a number of objectives, partly to be determined in function of the experiences and the needs of students. I claimed that contents would emerge from activities and that the whole course had to be thought of as a path, not necessarily the same path for all the students.

The case of this class was advantaged by the small number of students with respect to the majority of my classes which may reach more than 200 students. However there were also strong adverse factors, such as the busy life of adult students and the 100% online nature of the course, that made the experience significant.

The thesis I’m anticipating here is that, the perception of meaningfulness claimed by the students has to be advocated to the  emergence of a living community, very much akin to a community of practice, a context where the learning process is substantially improved.

The idea is therefore to use this class as a kind of reference to be compared with other classes, in order to understand the most significant factors affecting the learning experience.

The formal part of this course consisted in eight assignments where the students were required to write a short essay or to comment about a specific activity. Therefore, in the conventional perspective, each student was supposed to produce eight posts on its blog, meaning a total of 168 posts for all the students. Instead, the students, wrote 484 posts meaning that 316 posts have been written spontaneously. In other words, we can say that the students wrote about 23 posts each instead of eight.

One could wonder how much pertinent these extra 15 posts per student are. Here comes another reason I have chosen this class among many others. These students are in the range 30-50, therefore they usually have families duties and a job. That is to say that these are highly motivated people and, actually, almost all the posts concerned the topics of the course. Having said that, I do not mean that students are blamed for broadening the subjects of their posts, and very often their blogs are quite reach and colored, indeed. However, for what I’m trying to show here, it is good to know that the extra posts had a high probability of being “meaningful”.

So far, it appears that those 21 people did a great deal of work producing a 200% more of what it was expected. Even if this statement has some value and can be used for comparison with other classes, it is worthwhile to look at the results in more detail.

First of all, the average result may be a significant estimator of the global performance of a class but it is a very poor estimator of individual performances that are by no means homogeneous. Let us look at the distribution of number of posts per student. In reality, the figure shows the number of posts for each blog. In all cases this corresponds to the number of posts per student except in one case were two students shared one blog.  The point is the first one at the left. Keeping this exception in mind, in what follows I will refer to the number of posts per student.

f1_plot_IUL_esplicitaWe see that there are very large differences among the students. As a matter of fact, we found that the 484 posts were distributed among 143 “due posts” and 341 “extra posts”. This is due to the fact that the five students at the right wrote less then eight posts for a number of reasons: some had still to finish at the time of data uptake and some others needed a reduced number of credits for this course. Fifteen students wrote more than the minimum of eight posts, and about half wrote more the double of the required posts.

The 70% figure of “extra posts” (341 over 484) can be thought of as a measure of the community effect, in some way. In fact, it is well known that when a population is just free to undertake something or to contribute actively, the so called 1-9-90 rule holds true. That is over 100 people, one starts contributing, 9 follow the first one and the remaining 90 just look at what’s going on. These last people are the so called lurkers in the Internet. According to such a rule, the plot should be quite different, showing perhaps one or two outstanding contributors and the rest with just eight posts. The plot should therefore be completely flat except for a very narrow peak at the extreme left, instead of being almost triangular.

However, even if the distribution of posts gives an idea of the contributions exceeding the required minimum, we still miss the most important side, which is represented by comments exchanges among the students.  In order to get a visual feeling of such kind of activity it is useful to look at the sociogram of the blogroom.f1_gplot_IUL_esplicita

The sociogram shows the connections among the participants as well as their role. The existence of a line between two nodes means that at least one of the participants relative to that nodes made a comment to the other but it may also mean that multiple comments in both directions were made. Red nodes represents students belonging to the class, blue nodes students from other classes, green nodes educators external to the class that got involved in the blogroom, the light blue one is me, the teacher. The layout of the sociogram was determined by means of an algorithm called “Multidimensional Scaling (MDS)”, which is capable to discriminate somewhat the role of different actors in the network solely on the base the connections.

Actually, the MDS algorithm did a pretty nice job by placing the most active actors to the right and the less active ones towards the left side. However, the most relevant point is the amount of connections among the nodes and, in this respect, it is worthwhile to compare this sociogram with the extreme simulations I  showed in the introduction, were a conventional class and an almost all-connected classes were represented.

The star-like sociogram describing a conventional class is compatible with the plot of the number of posts. At most, we cold add arrows towards the teacher to say that the students produced a significant amount of contents and that this fact made a difference for the teacher.

This represents a conventional were the students produce such a lot of information that the teacher begins to notice it …

This diagram represents a conventional class were the students produced a lot of content, beyond what was required by the teacher.

We could call this a kind of high-performance class with highly performant students but there isn’t any “network effect”, everybody is just working harder, both the students and the teacher. Instead, in our blogroom a great deal of communication took place among the members.

The sociogram of our blogroom gives a spatial perception of the web of connections but it is interesting to go further by quantifying those connections. We can do this by plotting the number of comments that have been made or have been received and, eventually, some measures of the role played by different members in the network.

f2_plot_IUL_esplicitaThe first twenty points at the left represents students belonging to the class and are the same of the precedent plot about the number of posts. The nine points at the right side are relative to students belonging to other classes or educators that engaged spontaneously in the blogroom. The last point at the right is the teacher. The number of posts written by these last members (black line) is not plotted.

The black line corresponds exactly to that of the precedent plot. The difference is that here are reported data for all the members of the blogroom and not only the students, such as students not belonging to this class or educators that became interested in the activities of this blogroom. For these new members the number of posts in their blogs is not reported here so that the black line drops to zero towards right.

The red line shows the number of comments received from other members by each student. In the jargon of social network analysis this is the “indegree” value of a node. The green line shows the comments made to other members blogs by each student, that is the “outdegree” value. Indegree and outdegree are measures of  “centrality” of a node, that is the relative importance of that node in the network. In our case, a high indegree describes a prestigious actor and a high outdegree an outgoing one.

There is a rather loose correlation among the number of posts, the number of received comments and that of written comments. There are people that wrote quite a large number of posts but experienced few contacts with respect to others who wrote a comparable quantity of posts. Conversely, there are someone who preferred to comment others blog instead of writing on its own. Such particular behaviours are worthwhile of careful consideration because they may reveal interesting approaches as well as potential problems. It is difficult to follow all the interactions that are going on within the blogroom, thus this kind of representation may be useful detect relevant situations.

Even more interesting is the quantity plotted as a blue line: the so called betwenness, another measure of centrality which takes into account how much a node “is between” other nodes. The following picture taken from the article Centrality of Wikipedia (in this article you can find also the rigorous definition of betwenness centrality) gives an intuitive idea:

Color (from red=0 to blue=max) shows the node betweenness. Image downloaded from article <a href=

Color (from red=0 to blue=max) shows the node betweenness.

Together with the degree measures of centrality, betwenness is among the “classic” parameters of social network analysis since it was introduced in the seventies, however it is still considered a very effective measure of centrality. The difference with respect to the degree measures of centrality is that these are local, counting how many nodes are connected to a node, whereas betwenness measures how many paths among couple of nodes a node is intercepting, were the nodes may be also many steps apart.

That is, betwenness measures how much a node is connecting different parts of the network and not only neighbour nodes. Actually, I found that this centrality measure was very good at detecting the most active students.

A node with high betwenness acts as a sort of catalyst enabling the spread of  a 1-9-90 kind of participation towards a broader distribution. Thus, the high-betwenness nodes may play a crucial role for the blogroom life. We can think to that nodes as “key nodes” to which it is worthwhile to pay attention in order to facilitate the rise of the community.

It is not to say that those students associated to “key nodes” necessarily will get high grades. This may happen but it is not the point. It is to say that the teacher should spend some time in facilitating the action of “key nodes” because this may foster the health of the whole network improving, in turn, the participation of all its members.

I foresee to use betwenness in much larger classes, where it is difficult to become aware of all potential “key nodes” in time. I would like to detect those nodes at an early stage so as to exploit their potential before the class is going to finish.

The instrumentarium of social network analysis is extremely reach and with the simple examples I have made we have only scratched the set of possibilities. Of course, abundance of possibilities does not mean certainty of success but it is worthwhile to explore them provided we stick to this objective: devising methods to nourish the community in the blogroom giving rise to an experience of meaningfulness in its members.

In successive posts I will tell about other ways to look at blogrooms and as well as about the methods I’m applying.

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