Essere una OER

In questo periodo da più parti mi viene chiesto di riferire sulle Open Educational Resources e sull’Open in generale. Come spesso mi succede, sulle prime vengo preso dallo sconforto perché mi pare di non avere niente da dire. E nemmeno tanto sulle prime perché una conoscenza didascalica o accademica non ce l’ho, quasi mai. Ancora più vero in questo caso dove, in una storia effimera su FB e Instagram, m’è venuto di dire che “io, risorsa educativa aperta, la nacqui, modestamente”. La cosa divertente è che, alla fine dei conti, il tempo “dissipato all’esterno” — ai fini di una carriera universitaria nella quale sono ruzzolato passivamente — ha contribuito pesantemente a formare la mia attuale identità, anche all’interno della medesima istituzione, con la piacevole conseguenza di rendere il trapasso alla pensione — concetto per me indigeribile — un fatterello marginale, essendo quasi la mia identità istituzionale inclusa in quella open e non viceversa. Di ciò mi sono convinto provando a ricordare tutto il tempo “perso” fuori delle mura. Sicuro che mi dimentico qualcosa annoto di seguito quello che mi torna in mente.

In primo luogo il blog http://iamarf.org, da tempo, diario, ufficio, strumento di lavoro in svariate attività, insomma il luogo della mia identità. Anche punto di riferimento per studenti di vari corsi di laurea e di insegnanti in giro per il mondo — ho insegnato in circa 25 corsi di laurea in vent’anni, più o meno. Lo creai nel 2007 (~1000 post, >13k commenti), quando scoprii l’allora nascente fenomeno dei MOOC e delle OER. Nel giro di 4-5 anni ho partecipato come studente a cinque di essi (acquisendo i certificati e imparando moltissimo) e nel 2013, adattando al volo il blog e usando solo questo, ne feci uno io per insegnanti di primaria e secondaria, che raccolse circa 500 persone. È un blog camaleontico che ho adattato alla bisogna in vari altri contesti. Per esempio per insegnare a usare in classe la cosiddetta Piratebox, un routerino che crea una wifi locale per usi scolastici. Agli insegnanti in giro per l’Italia che la volevano provare ne inviavo una confezionata da me, realizzata con router TP-Link MR3020 e OpenWrt, oppure con Raspberry PI e distribuzione ArchLinux. Ne ho inviate una cinquantina un po’ dappertutto. In cambio volevo solo feedback sul funzionamento. Oppure l’iniziativa andando per scuole, dove andavo in giro per l’Italia con la macchina piena di ammenicoli didattici (stampante 3D, suddetti routinerini, robotica povera etc.) da mostrare nelle scuole, in cambio di un primo e feedback — è valsa la pena su ambedue i fronti: ottimi primi, ricchi feedback.

Ho passato vari mesi, fra il 2016 e il 2017, a intrufolarmi nel Fablab di Firenze, nel laboratorio LoFoIo e nel Fablab di Contea, non come professore ma come cittadino aggeggione, imparando a fabbricare e usare stampanti 3D. Ho acquisito competenze interessanti ma soprattutto ho visto da dentro le dinamiche che animano questi luoghi incredibili e ho conosciuto persone, molto più giovani di me, di grande valore: Leonardo Zampi, Mattia Sullini, Lucio Ferella, Giacomo Falaschi e tanti altri . Le serate passate insieme a Rifredi, in via del Campuccio o a Contea, presso la Chiesa del Pizzicotto e l’alimentari Marcello… momenti felici. Devo molto a queste persone.

Quasi sempre ho portato i miei studenti a discutere fuori: attualmente sette forum Reddit, fra cui quello per aiutare o favorire l’aiuto reciproco fra  persone interessate all’impiego didattico della programmazione. Porto fuori gli studenti anche a studiare, con i MOOC realizzati in Federica.eu — Coding a Scuola con Software Libero e Coding at School with Free Software — o in edX. Vero, i MOOC sono stati sviluppati nell’ambito di una partnership fra Unifi e Federica.eu ma questo accordo medesimo ha rappresentato una ghiotta occasione per cercare di uscire all’aperto. Infatti i MOOC accolgono gli studenti Unifi ma anche tante altre persone. E lentamente, stanno ispirando altri esperimenti, in particolare nell’ambito di progetti Erasmus.

La maggior parte di quello che scrivo circola liberamente nei luoghi citati e altri ancora. Anche ciò che acquisisce la forma di libro. Il Piccolo Manuale di LibreLogo e Building Knowledge with Turtle Geometry , che distribuisco con licenza Attribuzione (CC BY 2.5 IT: puoi usare come vuoi ma devi attribuire la paternità dell’opera e perpetuare la licenza su eventuali tuoi derivati, se non vuoi infrangere il Diritto d’Autore). Li pubblicherò mai in forma cartacea? Non lo so, mi piace il divenire.

Il blog del Laboratorio Aperto di Cittadinanza Attiva, creato nel 2017 in occasione dell’arrivo di trenta migranti nel paese dove vivo. Un’attività grassroot sorta per risolvere un problema e che ha finito per alimentare due progetti della Regione Toscana con Unifi partner. Ora è una realtà che include la cosiddetta Scuolina (per migranti ma non solo), scuola informale sul modello di Barbiana, fatta da cittadini volontari e studenti. Nata in un piccolo paese, poi ospitata dal Cospe, scuola elettivamente di prossimità ma che non si è fermata con la pandemia: oltre 400 lezioni online dal 23 marzo scorso. Al margine della Scuolina la mappa della positività, che raccoglie testimonianze di accoglienza e integrazione con il contributo dei cittadini, partita dalla regione Toscana, estesa al territorio nazionale e poi europeo. Testimonianze stratificate in varie tipologie diverse e che ha suscitato l’interesse di Ushahidi, il provider leader nel mondo delle crowdmap per la mappatura di catastrofi e fenomeni sociali, che ha concesso per tre anni consecutivi l’uso gratuito della piattaforma al Laboratorio Aperto di Cittadinanza Attiva e alla sua Scuolina.

E cosa sono ora il Laboratorio Aperto di Cittadinanza Attiva e la sua Scuolina ? Nulla: un blog e un gruppo di cittadini che aiutano chi ha bisogno. Fu questo che mi affascinò una ventina d’anni fa, quando iniziai a intuire cosa sarebbe potuta essere la rete: un luogo dove è estremamente facile costruire valore, magari collaborando con qualche istituzione ma in maniera circoscritta, stando bene attenti a rimanere all’aperto.

In realtà un’utopia perché anche la libera rete non è più libera. A maggior ragione continuerò così.

Open Educational Resources – Un esempio: SOS-Matematica #linf14

Questo breve post, composto da un’osservazione sperimentale e da una segnalazione, è rivolto a

  1. tutti e tutta la comunità #loptis, per enfatizzare l’importanza del ruolo che oggi rivestono le Open Educational Resources (risorse didattiche aperte), spesso utilizzate inconsapevolmente
  2. gli studenti IUL del Laboratorio Informatico #linf14, per il motivo precedente ma anche perché saranno presto invitati ad utilizzare risorse del genere
  3. gli insegnanti di matematica per la preparazione degli studenti per la maturità.

L’osservazione

L’osservazione sperimentale concerne un campione di 568 studenti di medicina ai quali è stato chiesto di comporre un tema a piacere, partendo da una rosa di argomenti suggeriti ma non limitandosi obbligatoriamente a questi. Il contesto è quello dell’insegnamento di informatica che nella Scuola di Scienze della Salute Umana di Firenze si propone al secondo semestre. I dati che riporto qui in forma di istogramma si riferiscono ai 462 studenti che hanno già presentato i loro elaborati per la presente sessione di esami estiva.

Distribuzione degli argomenti scelti dagli studenti in un tema a piacere per l'insegnamento di informatica al primo anno di medicina
Distribuzione degli argomenti scelti dagli studenti in un tema a piacere per l’insegnamento di informatica al primo anno di medicina – clicca l’immagine per vederla meglio.

 

L’istogramma mostra quanti sono gli studenti che hanno scelto un certo tipo di argomento. È composto da una “testa” a sinistra e da una “coda lunga” a destra. La testa comprende gli argomenti suggeriti, la coda esprime le scelte originali. Vale la pena lasciare la libertà di inventare: c’è chi si è spinto ben oltre la scrittura di un testo, per esempio realizzando un progetto per monitorare il respiro dei neonati con Arduino!

Gli argomenti preferiti sono stati:

I link conducono alle risorse didattiche offerte Numero studenti % In una frase
OER Open Educational Resources 138 30% Credevo di essere un copione invece è una cosa seria!
SNE Social Network (“patto con il diavolo”) 93 20% Mai avrei immaginato…
LSI Letteratura scientifica 64 14% Indignazione per il lucro dell’editoria scientifica
SLI Software libero 51 11% Ma com’è che non ce lo aveva detto nessuno?
RIF Riflessione ampia sugli altri temi 30 6.5% “Nonostante la mia patente ECDL e il mio diploma scientifico a indirizzo PNI (Piano Nazionale Informatica), conseguito peraltro col massimo dei voti, posso testimoniare che queste problematiche non vengono neanche minimamente accennate.”
ELI Elaborazione immagini 25 5.4%

Qui ci interessano le OER. Provo a liofilizzare i 138 temi:

Non sapevo che questa cosa che ho sempre usato avesse un nome e fosse una cosa seria.

Per me sono state fondamentali fino dai primi anni del liceo, tutte le volte che volevo approfondire qualcosa ma soprattutto in quei casi in cui il professore non sapeva spiegare o comunque io non lo capivo. Non so come avrei potuto fare senza i video della Khan Academy  o il servizio WolframAlpha, in certi casi.

Ora all’università sono ancora più utili, dove i professori spiegano anche peggio, salvo alcune eccezioni, non possono seguirci personalmente, spesso non ci danno nemmeno “le slide” e ci dobbiamo affidare alle “sbobinature”.

Ci sono materie dove le OER sono indispensabili, per esempio per le dissezioni anatomiche che non possiamo fare, per la nostra numerosità (>500) e per le difficoltà burocratiche che abbiamo in Italia: le risorse online sono fondamentali per capire come stanno le cose.

Le OER vanno però sapute gestire: sono ottime per conoscere lo stato dell’arte ma non bisogna dimenticare che molti professori vogliono sentire la materia come la “hanno detta loro” – succede anche che professori diversi la vogliano sentire in modo diverso su di uno stesso argomento e a noi per passare l’esame serve anche questo.

Concludo: le OER ci sono e gli studenti le usano, comunque e spesso molto bene. Invece di ridurre la questione a “non fare il copia/incolla da Wikipedia” sarebbe meglio rendersi consapevoli di questa straordinaria realtà mettendola adeguatamente a frutto.

La segnalazione

Ho ricevuto da più parti la segnalazione di SOS-Matematica.it, una recente iniziativa di OilProject, un servizio che offre circa 5500 lezioni su una varietà di argomenti. In SOS-Matematica.it si possono porre domande di matematica di qualsiasi tipo e 7 persone sono lì pronte a rispondere.

Chi è interessato può scaricare una scheda dettagliata (PDF 478 KB) oppure vedere qualche esempio.

Per studenti smanettoni (ma anche no) volenterosi (molto): collaborazioni a MedWiki

Logo del servizio web MedWiki

Logo delle OER proposto dall'UNESCO

Aggiornato il 24 marzo 2014 con i valori attuali delle statistiche


Anche MedWiki è una Open Educational Resources, e molto consistente anche:13794 utenti registrati, 468000 visite e 3 milioni di pagine viste, più di  2000 file disponibili per il download. Numeri di tutto rispetto per un servizio realizzato e mantenuto da un gruppo di studenti senza alcun fine se non la fiducia nei valori della cooperazione e della condivisione.

Tuttavia…

Open Educational Resources, ma non solo contenuti

Logo delle OER proposto dall'UNESCO
The UNESCO OER Global Logo by Jonathas Mello is licensed under a Creative Commons Unported 3.0 License

Parlando di risorse per lo studio la mente va subito ai “contenuti”. Questo succede anche per le Open Educational Resources. Vorrei approfittare di questa circostanza per allargare il concetto. Supponiamo che io abbia bisogno di una spiegazione di qualcosa che a lezione non ho capito, una cosa qualsiasi, per esempio il concetto di derivata di una funzione matematica. Bene, esiste Internet e esistono le OER. Vado quindi a cercare e trovo dieci spiegazioni diverse. Ne leggo alcune ma mi lasciano perplesso, poi, a un tratto ne trovo una con la quale inizio a “vedere”, cioè inizia a succedere qualcosa nella mia mente.

È evidente che mi affeziono subito a quella spiegazione ed è probabile che la segnali agli amici. Forse anche a loro piacerà, ma non posso essere completamente sicuro di questo. Può essere benissimo che un mio amico che abbia la stessa necessità di capire il concetto di derivata riesca invece a “vederla” meglio con un’altra spiegazione. Ecco dov’è fuorviante il concetto di contenuto.

Parlare di contenuto dà l’illusione di…

Intorno alle OER, un vecchio post che continua a parlare di futuro …

Logo delle OER proposto dall'UNESCO
The UNESCO OER Global Logo by Jonathas Mello is licensed under a Creative Commons Unported 3.0 License

Introduco le Open Educational Resources con alcune storie che avevo ripreso e tradotto dall’articolo Students Find free Online Lectures Better Then What They’re Paying For un paio d’anni fa. The Chronicle of Higher Educationè la più importante pubblicazione dedicata all’università negli Stati Uniti. Riporto qui il testo del vecchio post con qualche piccolo aggiustamento per rendere la traduzione un pochino più fluida.

Prima storia…

Assignment x,y,z, …

Comunque, in riferimento al Daily odierno, dove ho risposto a coloro che vogliono esser lodati, suggerisco un po’ di materiale aggiuntivo ricordando i link ad alcuni assignment dell’autunno scorso. Quelli, che avevo già segnalato, sul tema delle Open Educational Resources – https://iamarf.org/2009/12/28/assignment-5-open-educational-resources-iniziamo-con-una-storia/ e https://iamarf.org/2010/01/02/assignment-5-bis-oer/, e uno sulla questione del copyright – https://iamarf.org/2010/01/22/assignment-8-didattica-e-diritti-dautore/.

Aggiungo solo che in quest’ultimo avevo citato un fumetto, molto utile per capire alcuni aspetti relativi alle leggi sul copyright, ma era in inglese.  Ebbene, ora ne esiste una versione in italiano.

Daily: risorse per lo studio

Sociogramma 1 giugno 2011. I nodi rossi sono studenti di medicina, i nodi blu cyberstudenti, il nodo celeste è il docente. Una linea che congiunge due nodi significa che almeno uno dei due ha fatto almeno un commento ad un post dell’altro
Sociogramma 1 giugno 2011. I nodi rossi sono studenti di medicina, i nodi blu cyberstudenti, il nodo celeste è il docente. Una linea che congiunge due nodi significa che almeno uno dei due ha fatto almeno un commento ad un post dell’altro

Sono interessanti le considerazioni di Andrea in Sapere e tecnologia. Quanto ai bei libroni che vengono spesso consigliati agli studenti del I anno, credo che si tratti di una visione arcaica che poteva avere un senso quando l’università era manifestamente elitaria (si narra che Giovanni Spadolini, professore di storia contemporanea a Firenze, sentendo del proposito di coinvolgere nella carriera universitaria un giovane di belle speranze, avesse chiesto: “Ma ha dei beni al sole?”

Oggi l’università è di massa e in questa massa c’è un’elevato numero di giovani che all’inizio del percorso oscillano, magari toccando due o tre facoltà, prima di trovare la propria strada. Senza nulla togliere alla piacevolezza e forse anche all’utilità di avere dei testi riferimento nella propria libreria, chiedere di acquistare libri del genere all’inizio di un percorso mi pare decisamente inappropriato. Comprare per sapere: nell’era del cyberspazio e delle OER è insensato.  Altro discorso è quando uno inizia effettivamente una professione.

 

Daily: Open Educational Resources

Sociogramma 24 maggio 2011. I nodi rossi sono studenti di medicina, i nodi blu cyberstudenti, il nodo celeste è il docente. Una linea che congiunge due nodi significa che almeno uno dei due ha fatto almeno un commento ad un post dell’altro
Sociogramma 24 maggio 2011. I nodi rossi sono studenti di medicina, i nodi blu cyberstudenti, il nodo celeste è il docente. Una linea che congiunge due nodi significa che almeno uno dei due ha fatto almeno un commento ad un post dell’altro

Per come me lo immagino io il percorso è circa a metà, ma noi non possiamo andare oltre. Ho dato qua e là i riferimenti per sapere da quale punto in poi “si prende 30”, approssimativamente.

Mi limito a ipotizzare qualche estensione del percorso. Oggi segnalo due vecchi post sulle Open Educational Resources: https://iamarf.org/2009/12/28/assignment-5-open-educational-resources-iniziamo-con-una-storia/ e https://iamarf.org/2010/01/02/assignment-5-bis-oer/, che formavano un assignment dell’ultimo corso autunnale.

Mi raccomando, niente ansia, è men che facoltativo …

Preparazione di Open Educational Resources

Finalmente posso dedicarmi a preparare un po’ di materiale didattico nello stile delle Open Educational Resources.

Questo è un tutorial per imparare a muovere i primi passi in PubMed, il database della letteratura biomedica che raccoglie le citazioni di più di 20 milioni di articoli pubblicati su circa 5000 riviste specializzate.

Metodo di insegnamento dell’informatica di base per la società della conoscenza

Logo dell'Università di Firenze

English version …

Metodo di insegnamento sviluppato e sperimentato nel corso degli anni accademici dal 2001 al 2010 presso la Facoltà di Medicina di Firenze.

L’architettura di questo metodo deriva dal particolare contesto in cui si inserisce oggi l’insegnamento dell’informatica di base, caratterizzato dai seguenti punti:

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