Domande tipiche sulla PirateBox in classe – #loptis

Ecco una prima lista di domande tipiche. La lista verrà aggiornata con eventuali nuove domande.

Questa lista può essere utile a chiunque capiti di porsi una di queste domande provando la PirateBox, evidentemente. Ma è utile anche per mettere in evidenza una modalità di realizzazione di un laboratorio online, amplificando per così dire l’aspetto “laboratorio” rispetto all’aspetto “online”: lavorare sull’oggetto fisico condiviso, ci consente di mettere in evidenza pratiche utili, di sperimentarle e di confrontarsi in concreto, di ripassare cose magari già viste in passato, ma sfumate sullo sfondo del detto mai fatto.
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Come confezionare una semplice pagina HTML nella PirateBox – #loptis

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Questo è il terzo dei tutorial che corredano le PirateBox.

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Nuovi arrivi e nuovi modi – #loptis

Riportiamo qui la tabella aggiornata con i nuovi arrivi di Mariacarla Russo Frattasi e Giuliana Amicone. Prima però un commento alla partecipazione di Giuliana, in una modalità a cui non avevo pensato. Giuliana mi ha scritto oggi chiedendomi un particolare sull’impiego della PirateBox, che sta già provando! Ma certo, perché no? Lei mi ha poi ricordato di avermi scritto – capita che mi perda qualcosa. Bene, le ho chiesto un po’ di informazioni per condividerle qui, perché la sua testimonianza potrebbe incoraggiare altre partecipazioni di questo tipo:
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Come personalizzerò la mia scatolina dei pirati? Come funziona? Dove stanno le informazioni? – #loptis

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Questo è il secondo dei tutorial che corredano le PirateBox.

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Per studenti smanettoni (ma anche no) volenterosi (molto): collaborazioni a MedWiki

Logo del servizio web MedWiki

Logo delle OER proposto dall'UNESCO

Aggiornato il 24 marzo 2014 con i valori attuali delle statistiche


Anche MedWiki è una Open Educational Resources, e molto consistente anche:13794 utenti registrati, 468000 visite e 3 milioni di pagine viste, più di  2000 file disponibili per il download. Numeri di tutto rispetto per un servizio realizzato e mantenuto da un gruppo di studenti senza alcun fine se non la fiducia nei valori della cooperazione e della condivisione.

Tuttavia…

Open Educational Resources, ma non solo contenuti

Logo delle OER proposto dall'UNESCO
The UNESCO OER Global Logo by Jonathas Mello is licensed under a Creative Commons Unported 3.0 License

Parlando di risorse per lo studio la mente va subito ai “contenuti”. Questo succede anche per le Open Educational Resources. Vorrei approfittare di questa circostanza per allargare il concetto. Supponiamo che io abbia bisogno di una spiegazione di qualcosa che a lezione non ho capito, una cosa qualsiasi, per esempio il concetto di derivata di una funzione matematica. Bene, esiste Internet e esistono le OER. Vado quindi a cercare e trovo dieci spiegazioni diverse. Ne leggo alcune ma mi lasciano perplesso, poi, a un tratto ne trovo una con la quale inizio a “vedere”, cioè inizia a succedere qualcosa nella mia mente.

È evidente che mi affeziono subito a quella spiegazione ed è probabile che la segnali agli amici. Forse anche a loro piacerà, ma non posso essere completamente sicuro di questo. Può essere benissimo che un mio amico che abbia la stessa necessità di capire il concetto di derivata riesca invece a “vederla” meglio con un’altra spiegazione. Ecco dov’è fuorviante il concetto di contenuto.

Parlare di contenuto dà l’illusione di…

Assignment 8: Open Educational Resources e “contenuti”

Io dico spesso che i contenuti non esistono. Non è un’affermazione provocatoria, lo penso davvero. Penso anche che ragionare in termini di contenuti in materia di apprendimento sia fuorviante e controproducente.

Con le storie del post precedente abbiamo avuto modo di dare giusto una sbirciatina al mondo delle Open Educational Resources (OER), risorse liberamente disponibili che possono essere utili per la formazione. Pensavo poi di scrivere un post che desse un panorama generale delle OER allo stato dell’arte ma sono un paio di giorni che ci giro intorno senza approdare a nulla di buono, perdendomi nella quantità e naufragando su esempi che alla fine mi sembrano sempre insoddisfacenti.
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Assignment 5 bis: OER

Io dico spesso che i contenuti non esistono. Non è un’affermazione provocatoria, lo penso davvero. Penso anche che ragionare in termini di contenuti in materia di apprendimento sia fuorviante e controproducente.

Con le storie del post precedente abbiamo avuto modo di dare giusto una sbirciatina al mondo delle Open Educational Resources, risorse liberamente disponibili che possono essere utili per la formazione. Pensavo poi di scrivere un post che desse un panorama generale delle OER allo stato dell’arte ma sono un paio di giorni che ci giro intorno senza approdare a nulla di buono, perdendomi nella quantità e naufragando su esempi che alla fine mi sembrano sempre insoddisfacenti.

Intendiamoci, gli esempi che posso provare a raccogliere sono quelli che mi sono rimasti impressi perché mi sono stati particolarmente utili o addirittura  perché mi hanno entusiasmato. Sono casi nei quali ho sperimentato in modo palpabile il fenomeno dell’apprendimento, un’esperienza tanto profonda quanto comune, nella vita di tutti noi.

Il problema emerge quando immagino di offrire ad altri uno di questi esempi. Non c’è niente di male in questo, anzi, si tratta di raccontare un’esperienza positiva e detta così sembra proprio una cosa buona: “raccontare un’esperienza”.

Un’esperienza, non un contenuto. Supponiamo che io abbia bisogno di una spiegazione di qualcosa che a lezione non ho capito, una cosa qualsiasi, per esempio il concetto di derivata di una funzione. Bene, esiste Internet e esistono le OER. Vado quindi a cercare e trovo dieci spiegazioni diverse della derivata. Ne leggo alcune ma mi lasciano perplesso, poi, a un tratto ne trovo una con la quale inizio a “vedere”, cioè inizia a succedere qualcosa nella mia mente.

È evidente che mi affeziono subito a quella spiegazione ed è probabile che la segnali agli amici e forse  anche a loro piacerà ma non posso essere completamente sicuro di questo. Può essere benissimo che un mio amico che abbia la stessa necessità di capire il concetto di derivata riesca invece a “vederla” con un’altra spiegazione. Ecco dov’è fuorviante il concetto di contenuto.

Parlare di contenuto dà l’illusione di qualcosa che vada bene per tutti, come l’acqua in un bicchiere che disseterà tutti, o quasi, ma mentre io posso bere l’acqua contenuta nel bicchiere senza bermi quest’ultimo io non posso bere la derivata senza buttar giù anche la spiegazione! Derivata e spiegazione sono unite in un intreccio che solo nella mente può esser sciolto e questo non è banale. E così qualsiasi altro concetto non può essere disgiunto dalla presentazione, quale essa sia, verbale, grafica, filmica o altro.

Conoscere la derivata al fine di essere in grado di utilizzarla adeguatamente richiede un processo di negoziazione con il quale una forma mentale viene progressivamente riaggiustata in base agli stimoli esterni, costituiti da spiegazioni, immagini, ricordi, esercizi o altro.

Quando le corrispondenze fra la derivata che si è formata nella mente e gli stimoli esterni superano una certa soglia si inizia a ritenere di averla appresa. In realtà il processo non ha mai termine e in qualsiasi momento, anche dopo lungo tempo,  in mutate circostanze, un concetto apparentemente consolidato può essere riaggiustato, arricchito, illuminato in una prospettiva inusitata, collegato con altri nuovi concetti, inaspettatamente collegato con concetti che fino a quel momento parevano invece del tutto sconnessi.

Per inciso, in questa luce il lifelong learning non è affatto la novità di un futuro determinato da economia e tecnologia, è semplicemente l’atteggiamento naturale di un uomo vivo e curioso, l’atteggiamento di tutti coloro che in passato hanno arricchito significativamente il mondo con la loro visione e la loro opera, sia grandi autori conosciuti universalmente, sia artigiani di ogni epoca e ogni sorta, ivi compresi per esempio un fabbricatore di vasi dell’antichità come un creatore di software per Linux.

Se l’idea comune di contenuto avesse realmente senso, dovrebbe bastare un’unica descrizione della derivata, così come un pezzo di software destinato  ad un certo scopo può immediatamente essere utilizzato da tutti per quello scopo. Invece non c’è una descrizione della derivata, come di qualsiasi altra cosa, che vada bene per tutti.

Anche qui, si potrebbe obiettare, che proprio nel caso delle entità matematiche, la descrizione universale c’è ed è appunto la descrizione che si avvale del linguaggio matematico. Io ritengo che questa obiezione abbia valore limitato perché è vero che il linguaggio matematico è universale – è proprio questa una delle sue prerogative fondamentali – ma è un linguaggio estremamente denso che può essere compreso solo dopo avere acquisito un sostanziale corpo di conoscenza tacita, che è proprio ciò che lo studente acquisisce con più difficoltà; nel caso della matematica  nella maggior parte dei casi non la acquisirà mai.

Quindi, utilizzare una definizione matematicamente rigorosa della derivata – per inciso il limite del rapporto incrementale, come molti di voi ricorderanno – il più delle volte non aiuta affatto a “vedere” in una luce abbastanza chiara questo importante concetto. Invece, una spiegazione che faccia riferimento a prospettive diverse, condotta con molta attenzione alle esperienze pregresse delle persone, può fare una grandissima differenza.

Così ognuno fabbrica la sua derivata che è in parte uguale ma certamente anche diversa da tutte le derivate fabbricate dagli altri, come eguali ma anche tutte diverse sono le foglie di un albero. E “la derivata”, cioè, il contenuto “derivata”, non esiste o, se vogliamo, la sua migliore approssimazione è costituita dall’insieme delle derivate fabbricate dalle menti di tutti gli altri e che sono fra di loro connesse in una miriade di modi, dimodoché la derivata di ognuno se ne sta dinamicamente sospesa fra tante altre di tutte nutrendosi e le altre a sua volta nutrendo.

Così possiamo dire, a maggior ragione, per l’intero mondo che ciascuno di noi va fabbricando nel corso di tutta la sua vita, ancor più fittamente connesso con i mondi da tanti altri fabbricati, nel presente e nel passato.

Torniamo ora alle OER. Immaginavamo dunque di aver trovato dieci spiegazioni diverse della derivata. Dieci è un numero tanto per dire, se ci proviamo per davvero ne troviamo molte di più. A maggior ragione si pone il problema: come mi posso orientare fra queste spiegazioni? Saranno tutte buone? Ce ne sarà qualcuna sbagliata? Come faccio a fidarmi?

Ebbene, io credo che queste siano domande mal poste. Non ci vuole molto per trovare un criterio di orientamento, per esempio posso utilizzare solo spiegazioni date da professori universitari e, se di queste ne trovo più di una, scelgo quella dell’università più famosa, magari in base ad un ranking delle accademie di tutto il mondo.

Un criterio molto facile da applicare ma non è affatto detto che la spiegazione del professore dell’università più accreditata, fra quelle disponibili, sia la migliore per me. Niente impedisce che vi sia da qualche parte del mondo una persona, magari un giovane studente, che riesca a spiegarmi meglio la stessa cosa. Niente impedisce che vi sia un genio matematico, niente impedisce che vi sia un comunicatore eccezionale, niente impedisce anche che una spiegazione imperfetta e formalmente non ineccepibile possa essere invece quella che sblocca la mia mente.

Dire che “niente impedisce” non significa qui voler puntigliosamente non trascurare una pur minima, e quindi forse inutile, possibilità, perché le probabilità qui si calcolano su totali che non si erano mai visti prima. E non è questione di esser stati 3 miliardi cinquant’anni fa ed esser 7 miliardi ora. È che prima di Internet la fetta di mondo concretamente accessibile, in termini di conoscenze personali e di fonti accessibili, era infinitamente più piccola della stessa fetta di mondo che Internet oggi offre a ciascuno di noi.

Per render concreta la cosa, supponiamo di avere un interesse, un hobby o qualcosa del genere, che sia un po’ eccentrico e supponiamo di sentire l’esigenza di discutere e condividere questo interesse con qualcun altro. Potrebbe trattarsi per esempio della scrittura di un software molto complesso e particolare, per esempio un software per la simulazione di una di imaging medico, una TAC. Decisamente particolare, se si pensa come un hobby da praticare la sera dopo cena o i giorni di festa.

Quante persone afflitte dalla stessa mania posso sperare di trovare nella cerchia delle mie conoscenze? Si dice che la quantità di persone con le quali un uomo può relazionarsi si aggiri intorno a 200 persone. Diciamo che, includendo anche relazioni estinte, occasionali e superficiali si arrivi a qualche migliaia, per stare larghi.

Avrò speranza di trovare uno altrettanto matto fra queste migliaia di conoscenze? Forse è ancora difficile. Poniamo che la probabilità sia 1 su 10000, che vuol dire la quasi impossibilità. Orbene, se ci poniamo in Internet dove l’esposizione può essere dell’ordine dei milioni, delle decine di milioni o delle centinaia di milioni, il nostro 1/10000 ci regala un centinaio, un migliaio o una decina di migliaia di matti dello stesso calibro, potenzialmente.

È la magia di Internet: trasformare il quasi impossibile in possibile. Una magia che può cambiare il modo di affrontare tante cose. Per esempio cercare una spiegazione.

La quantità disorienta ma si fa presto ad abituarsi. Più che la quantità offerta da Internet, per esempio la quantità delle OER, è la novella modalità a disorientare, il cambiamento di contesto, di ambiente. Alla quantità ci siamo abituati già tante volte e sempre molto più rapidamente di quanto gli scettici abbiano sempre paventato. I miei nonni, cresciuti in groppa agli asini, hanno visto il primo treno a 20 anni e quando capitavano in una grande città dopo poco sentivano il bisogno di rifugiarsi in una chiesa. Sono morti perfetti cittadini.

Lasciamo quindi i timori a far da tomba agli scettici e, non con lo sguardo vacuo dell’entusiasta stolto bensì con viva e ponderata curiosità, cerchiamo di veder bene l’orizzonte che si apre affacciandosi alla finestra delle OER.

Una OER può essere tante cose. Un intero corso universitario, con dispense in formato pdf, con audio o video delle lezioni del professore, con riferimenti, esercizi e soluzioni, magari laboratori virtuali. Può essere una lezione sulla teoria della relatività generale di un fisico famoso o una lezione su di un argomento molto più elementare, come per esempio la derivata. Una OER può essere una voce enciclopedica, per esempio di Wikipedia. La pagina di un blog su di un certo argomento, per esempio la mia pagina sul valore del contesto, ma anche un post qualsiasi. Potrebbe per esempio essere la descrizione di un argomento fatta da uno studente allo scopo di chiarirsi le idee, come ha fatto Simonetta (IUL) con il suo post sul pensiero di Kant. Oppure il testo redatto da uno studente con l’aiuto di un professore – questa sì che è scuola! – come questo bel capitolo sulla Biochimica degli Ormoni scritto da Lorenzo, uno studente di medicina dell’anno scorso. Può essere una risorsa in un portale tematico, come potrebbe essere WolframAlpha il quale offre le potenzialità di un famoso strumento per il calcolo matematico, Mathematica (provate a scrivere Fibonacci nella casella di ricerca WolframAlpha e poi in Assuming “fibonacci” is a person | Use as a math function instead seguite il link a math function …). Potrebbe anche essere un video che ti spiega come utilizzare l’accessorio per fare occhielli con la macchina da cucire o come fare un certo formaggio o come aggiungere un feed a Google Reader e un’infinità di altre cose.

Malgrado il fatto che mi sia sforzato di menzionare gli esempi più vari sono sicuro che questi danno un’idea assai limitata di ciò che possiamo immaginare come OER; inoltre, considerato anche tutto ciò che ho sin qui detto, sarebbe un controsenso azzardarsi a compilare una sorta di “stato dell’arte”.

Mi limito quindi a segnalare qualche risorsa per la ricerca di materiale esistente.

In ultimo, mi sembra opportuno ricordare che esiste la comunità Open Education Resources in Italy.

Assignment (ovviamente facoltativo)

Concludo con un suggerimento. Molti di voi hanno fatto ricerche trovando cose interessanti che hanno citato nei loro blog. Qualcuno ha anche detto di avere apprezzato la varietà e l’interesse delle risorse ma di non avere trovato ciò che gli sarebbe servito.

Perché non lavoriamo un attimo su questo? Dite ciò che vorreste cercare in questo momento ma che non trovate e vediamo se tutti insieme troviamo qualcosa. Pensate un po’, una persona non trova un ago nel pagliaio, dieci avranno più probabilità, 100 forse lo trovano.

E se poi non si trova nulla, bene, anche questo è un risultato: capire i limiti di uno nuovo strumento è molto utile.


Influenze

Senza alcun dubbio, laddove scrivo di “fabbricar mondi” sono stato influenzato dalla lettura di “Vedere e costruire il mondo” (Laterza, Roma, 2008) di Nelson Goodman.

Una mano me l’ha data anche quel tipaccio sanguigno che è Lorenzo Viani scrivendo che “il pittore che si propone la rappresentazione del vero è sempre nel falso” (“Scritti e pensieri sull’arte”, Mauro Baroni Editore, Viareggio, 1997, p. 95)

Per quanto riguarda il discorso intorno al contenuto, avevo queste idee già prima di leggere Goodman, come ricorderanno bene gli studenti IUL dell’anno scorso, ma certamente ho trovato non poco conforto nella sua idea di “vuotezza della nozione di contenuto puro”.

L’immagine del mondo fabbricato da ognuno e che se ne sta dinamicamente sospeso fra i mondi da altri fabbricati, di tutti nutrendosi e loro medesimi a sua volta nutrendo, deriva dall’avere frequentato l’anno scorso il corso online Connectivism and Connective Knowledge di George Siemens and Stephen Downes. Tale corso, nel quale “studenti liberi” e “studenti per crediti” lavorano insieme attingendo alle stesse risorse, è un altro esempio di OER, ben più di mero contenuto …

Diario dei contenuti emergenti

Nelle ultime sessioni online con gli studenti della IUL avevamo ipotizzato di comporre una sorta di “diario dei contenuti emergenti” utilizzando una pagina wiki.

Ho preparato la pagina in questione. All’inizio della medesima ho fatto qualche commento su come possiamo procedere.

Per poter modificare le pagine wiki dovete fare un account in PBwiki e chiedere l’accesso al nostro wiki. In questa pagina ci sono i link a due video che girai per un altro corso. Mutatis mutandis dovrebbero andare bene anche per voi.