Assignment 8: Open Educational Resources e “contenuti”

Io dico spesso che i contenuti non esistono. Non è un’affermazione provocatoria, lo penso davvero. Penso anche che ragionare in termini di contenuti in materia di apprendimento sia fuorviante e controproducente.

Con le storie del post precedente abbiamo avuto modo di dare giusto una sbirciatina al mondo delle Open Educational Resources (OER), risorse liberamente disponibili che possono essere utili per la formazione. Pensavo poi di scrivere un post che desse un panorama generale delle OER allo stato dell’arte ma sono un paio di giorni che ci giro intorno senza approdare a nulla di buono, perdendomi nella quantità e naufragando su esempi che alla fine mi sembrano sempre insoddisfacenti.

Intendiamoci, vi sono delle OER che mi hanno impressionato perché si sono rivelate utili per qualche mia necessità o addirittura perché mi hanno entusiasmato. Sono casi nei quali ho sperimentato in modo palpabile il fenomeno dell’apprendimento, un’esperienza tanto profonda quanto comune, nella vita di tutti noi.

Il problema emerge quando immagino di offrire ad altri uno di questi esempi. Non c’è niente di male in questo, anzi, si tratta di raccontare un’esperienza positiva e detta così sembra proprio una cosa buona: “raccontare un’esperienza”.

Un’esperienza, non un contenuto. Supponiamo che io abbia bisogno di una spiegazione di qualcosa che a lezione non ho capito, una cosa qualsiasi, per esempio il concetto di derivata di una funzione. Bene, esiste Internet e esistono le OER. Vado quindi a cercare e trovo dieci spiegazioni diverse. Ne leggo alcune ma mi lasciano perplesso, poi, a un tratto ne trovo una con la quale inizio a “vedere”, cioè inizia a succedere qualcosa nella mia mente.

È evidente che mi affeziono subito a quella spiegazione ed è probabile che la segnali agli amici e forse anche a loro piacerà ma non posso essere completamente sicuro di questo. Può essere benissimo che un mio amico che abbia la stessa necessità di capire il concetto di derivata riesca invece a “vederla” meglio con un’altra spiegazione. Ecco dov’è fuorviante il concetto di contenuto.

Parlare di contenuto dà l’illusione di qualcosa che vada bene per tutti, come l’acqua in un bicchiere che disseterà tutti, o quasi, ma mentre io posso bere l’acqua contenuta nel bicchiere senza bermi quest’ultimo io non posso bere la derivata senza buttar giù anche la spiegazione! Derivata e spiegazione sono unite in un intreccio che solo nella mente può esser sciolto e questo non è banale. Parimenti, nessun concetto non può essere disgiunto dalla sua presentazione, quale essa sia, verbale, grafica, filmica o altro.

Conoscere la derivata al fine di essere in grado di utilizzarla adeguatamente richiede un processo di negoziazione mediante il quale una forma mentale, che dovrà alfine rappresentare la derivata, viene progressivamente riaggiustata in base agli stimoli esterni, costituiti da spiegazioni, conversazioni, immagini, ricordi, esercizi o altro.

Quando le corrispondenze fra la derivata che si è formata nella mente e gli stimoli esterni superano una certa soglia si inizia a ritenere di averla appresa. In realtà il processo non ha mai termine e in qualsiasi momento, anche dopo lungo tempo, in mutate circostanze, un concetto apparentemente consolidato è passibile di essere riaggiustato, arricchito, illuminato in una prospettiva inusitata, collegato con altri nuovi concetti, inaspettatamente collegato con concetti che fino a quel momento parevano invece del tutto sconnessi.

Per inciso, in questa luce il lifelong learning non è affatto la prossima novità determinata dal progresso tecnologico, ma è semplicemente l’atteggiamento naturale di un uomo vivo e curioso, l’atteggiamento di tutti coloro che in passato hanno arricchito significativamente il mondo con la loro visione e la loro opera, sia grandi autori conosciuti universalmente, sia artigiani di ogni epoca e ogni sorta, ivi compresi per esempio un fabbricatore di vasi dell’antichità come un creatore di software per Linux.

Se l’idea comune di contenuto avesse realmente senso, dovrebbe bastare un’unica descrizione della derivata, così come un pezzo di software destinato ad un certo scopo può immediatamente essere utilizzato da tutti per quello scopo. Invece non c’è una descrizione della derivata, come di qualsiasi altra cosa, che vada bene per tutti.

Anche qui, si potrebbe obiettare, che proprio nel caso dei concetti matematici, la descrizione universale c’è ed è appunto la descrizione che si avvale del linguaggio matematico. Io ritengo che questa obiezione abbia valore limitato perché è vero che il linguaggio matematico è universale – è proprio questa una delle sue prerogative fondamentali – ma è un linguaggio estremamente denso che può essere compreso solo dopo avere acquisito un sostanziale corpo di conoscenza tacita, che è proprio ciò che la scuola non dà; nel caso della matematica la maggior parte degli studenti non la acquisirà mai, spesso anche malgrado la “maturità” scientifica.

Quindi, utilizzare una definizione matematicamente rigorosa della derivata – per inciso il limite del rapporto incrementale, come molti di voi ricorderanno – il più delle volte non aiuta affatto a “vedere” in una luce abbastanza chiara questo importante concetto. Invece, una spiegazione che faccia riferimento a prospettive diverse, condotta con molta attenzione alle esperienze pregresse delle persone, può fare una grandissima differenza.

Così ognuno fabbrica la propria idea di derivata che è in parte uguale ma certamente anche diversa da tutte le derivate fabbricate dagli altri, come eguali ma anche tutte diverse sono le foglie di un albero. E “la derivata”, cioè, il contenuto “derivata”, non esiste o, se vogliamo, la sua migliore approssimazione è costituita dall’insieme delle derivate fabbricate dalle menti di tutti gli altri e che sono fra di loro connesse in una miriade di modi, dimodoché la derivata di ognuno se ne sta dinamicamente sospesa fra tante altre di tutte nutrendosi e le altre a sua volta nutrendo.

Così possiamo dire, a maggior ragione, per l’intero mondo che ciascuno di noi va fabbricando nel corso di tutta la sua vita, ancor più fittamente connesso con i mondi da tanti altri fabbricati, nel presente e nel passato.

Torniamo ora alle OER. Immaginavamo dunque di aver trovato dieci spiegazioni diverse della derivata. Dieci è un numero tanto per dire, se ci proviamo per davvero ne troviamo molte di più. A maggior ragione si pone il problema: come mi posso orientare fra queste spiegazioni? Saranno tutte buone? Ce ne sarà qualcuna sbagliata? Come faccio a fidarmi?

Ebbene, io credo che queste siano domande mal poste. Non ci vuole molto per trovare un criterio di orientamento, per esempio posso utilizzare solo spiegazioni date da professori universitari e, se di queste ne trovo più di una, scelgo quella dell’università più famosa, magari in base ad un ranking delle accademie di tutto il mondo.

Un criterio molto facile da applicare ma non è affatto detto che la spiegazione del professore dell’università più accreditata, fra quelle disponibili, sia la migliore per me. Niente impedisce che vi sia da qualche parte del mondo una persona, magari un giovane studente, che riesca a spiegarmi meglio la stessa cosa. Niente impedisce che vi sia un genio matematico, niente impedisce che vi sia un comunicatore eccezionale, niente impedisce anche che una spiegazione imperfetta e formalmente non ineccepibile possa essere invece quella che sblocca la mia mente.

Dire che “niente impedisce” non significa qui voler puntigliosamente non trascurare una pur minima, e quindi forse inutile, possibilità, perché le probabilità qui si calcolano su totali che non si erano mai visti prima. E non è questione di esser stati 3 miliardi cinquant’anni fa ed esser 7 miliardi ora. È che prima di Internet la fetta di mondo concretamente accessibile, in termini di conoscenze personali e di fonti accessibili, era infinitamente più piccola della stessa fetta di mondo che Internet oggi offre a ciascuno di noi.

Per render concreta la cosa, supponiamo di avere un interesse, un hobby o qualcosa del genere, che sia un po’ eccentrico e supponiamo di sentire l’esigenza di discutere e condividere questo interesse con qualcun altro. Potrebbe trattarsi per esempio della scrittura di un software molto complesso e particolare, per esempio un software per la simulazione di una di imaging medico, una TAC. Decisamente particolare, se si pensa come un hobby da praticare la sera dopo cena o i giorni di festa.

Quante persone afflitte dalla stessa mania posso sperare di trovare nella cerchia delle mie conoscenze? Si dice che la quantità di persone con le quali un uomo può relazionarsi si aggiri intorno a 200 persone. Diciamo che, includendo anche relazioni estinte, occasionali e superficiali si arrivi a qualche migliaia, per stare larghi.

Avrò speranza di trovare uno altrettanto matto fra queste migliaia di conoscenze? Forse è ancora difficile. Poniamo che la probabilità sia 1 su 10000, che vuol dire la quasi impossibilità. Orbene, se ci poniamo in Internet dove l’esposizione può essere dell’ordine dei milioni, delle decine di milioni o delle centinaia di milioni, il nostro 1/10000 ci regala un centinaio, un migliaio o una decina di migliaia di matti dello stesso calibro, potenzialmente.

È la magia di Internet: trasformare il quasi impossibile in possibile. Una magia che può cambiare il modo di affrontare tante cose. Per esempio cercare una spiegazione.

La quantità disorienta ma si fa presto ad abituarsi. Più che la quantità offerta da Internet, per esempio la quantità delle OER, è la novella modalità a disorientare, il cambiamento di contesto, di ambiente. Alla quantità ci siamo abituati già tante volte e sempre molto più rapidamente di quanto gli scettici abbiano sempre paventato. I miei nonni, cresciuti in groppa agli asini, hanno visto il primo treno a 20 anni e quando capitavano in una grande città dopo poco sentivano il bisogno di rifugiarsi in una chiesa. Sono morti perfetti cittadini.

Lasciamo quindi i timori a far da tomba agli scettici e, non con lo sguardo vacuo dell’entusiasta stolto bensì con viva e ponderata curiosità, cerchiamo di veder bene l’orizzonte che si apre affacciandosi alla finestra delle OER.

Una OER può essere tante cose. Un intero corso universitario, con dispense in formato pdf, con audio o video delle lezioni del professore, con riferimenti, esercizi e soluzioni, magari laboratori virtuali. Può essere una lezione sulla teoria della relatività generale di un fisico famoso o una lezione su di un argomento molto più elementare, come per esempio la derivata. Una OER può essere una voce enciclopedica, per esempio di Wikipedia. La pagina di un blog su di un certo argomento, per esempio la mia pagina sul valore del contesto, ma anche un post qualsiasi. Potrebbe per esempio essere la descrizione di un argomento fatta da uno studente allo scopo di chiarirsi le idee, come ha fatto Simonetta (IUL) con il suo post sul pensiero di Kant. Oppure il testo redatto da uno studente con l’aiuto di un professore – questa sì che è scuola! – come questo bel capitolo sulla Biochimica degli Ormoni scritto da Lorenzo, uno studente di medicina dell’anno scorso. Può essere una risorsa in un portale tematico, come potrebbe essere WolframAlpha il quale offre le potenzialità di un famoso strumento per il calcolo matematico, Mathematica (provate a scrivere Fibonacci nella casella di ricerca WolframAlpha e poi in Assuming “fibonacci” is a person | Use as a math function instead seguite il link a math function …). Potrebbe anche essere un video che ti spiega come utilizzare l’accessorio per fare occhielli con la macchina da cucire o come fare un certo formaggio o come aggiungere un feed a Google Reader e un’infinità di altre cose.

Malgrado il fatto che mi sia sforzato di menzionare gli esempi più vari sono sicuro che questi danno un’idea assai limitata di ciò che possiamo immaginare come OER; inoltre, considerato anche tutto ciò che ho sin qui detto, sarebbe un controsenso azzardarsi a compilare una sorta di “stato dell’arte”.

Mi limito quindi a segnalare qualche risorsa per la ricerca di materiale esistente.

Mi sembra inoltre opportuno ricordare che esiste la comunità OERItaly.

In ultimo, per essere sicuro che (quasi) nessuno, alla fine di tutto questo discorso, finisca con l’identificare tout-court le OER con “i contenuti in rete”, voglio menzionare il progetto P2PU: Peer 2 Peer University. Un progetto di formazione libera che nasce dalla base per consentire l’apprendimento al di fuori delle pareti istituzionali:

The Peer 2 Peer University is a grassroots open education project that organizes learning outside of institutional walls and gives learners recognition for their achievements. P2PU creates a model for lifelong learning alongside traditional formal higher education. Leveraging the internet and educational materials openly available online, P2PU enables high-quality low-cost education opportunities. P2PU – learning for everyone, by everyone about almost anything.

Conviene dargli un’occhiata perché gli esperimenti di questo genere prolifereranno. So già che qualcuno dirà (è già stato detto anche in questo corso): “Eh ma queste sono cose che si fanno all’estero, qui da noi la situazione è un’altra …”

Al minimo questo è pensiero provinciale, come si diceva un tempo. In realtà oggi è ancora peggio: vuol dire rifiutarsi di alzare la testa per vedere dove va il mondo e questo è pericoloso. Infatti, tutto sta cambiando così velocemente che quella cosa che oggi sembra non riguardarti neanche lontanamente,  fra pochi anni potrebbe rappresentare per te la sopravvivenza.

Assignment (facoltativo)

Concludo con un suggerimento. Molti di voi hanno fatto ricerche trovando cose interessanti che hanno citato nei loro blog. Qualcuno ha anche detto di avere apprezzato la varietà e l’interesse delle risorse ma di non avere trovato ciò che gli sarebbe servito.

Perché non lavoriamo un attimo su questo? Dite ciò che vorreste cercare in questo momento ma che non trovate e vediamo se tutti insieme troviamo qualcosa. Pensate un po’, una persona non trova un ago nel pagliaio, dieci avranno più probabilità, 100 forse lo trovano.

E se poi non si trova nulla, bene, anche questo è un risultato: capire i limiti di uno nuovo strumento è molto utile.


Influenze

Senza alcun dubbio, laddove scrivo di “fabbricar mondi” sono stato influenzato dalla lettura di “Vedere e costruire il mondo” (Laterza, Roma, 2008) di Nelson Goodman.

Una mano me l’ha data anche quel tipaccio sanguigno che è Lorenzo Viani scrivendo che “il pittore che si propone la rappresentazione del vero è sempre nel falso” (“Scritti e pensieri sull’arte”, Mauro Baroni Editore, Viareggio, 1997, p. 95)

Per quanto riguarda il discorso intorno al contenuto, avevo queste idee già prima di leggere Goodman, come ricorderanno bene gli studenti IUL dell’anno scorso, ma certamente ho trovato non poco conforto nella sua idea di “vuotezza della nozione di contenuto puro”.

L’immagine del mondo fabbricato da ognuno e che se ne sta dinamicamente sospeso fra i mondi da altri fabbricati, di tutti nutrendosi e loro medesimi a sua volta nutrendo, deriva dall’avere frequentato l’anno scorso il corso online Connectivism and Connective Knowledge di George Siemens and Stephen Downes. Tale corso, nel quale “studenti liberi” e “studenti per crediti” lavorano insieme attingendo alle stesse risorse, è un altro esempio di OER, ben più di mero contenuto …

19 thoughts on “Assignment 8: Open Educational Resources e “contenuti”

  1. Gianluigi Giorgetti ha detto:

    @rugginoso
    il mio ottimismo deriva da un’analisi teorica, non dalla constatazione dell’esistente.
    @tittiago
    ho (ri)visto la sezione multimediale dell’università di napoli. è cambiato il layout grafico, ma la sostanza è la stessa. non sono mai riuscito a cavarci nulla di didattico da lì, ma forse è una difficoltà mia…
    al di là dei numeri altisonanti, tu hai mai provato a seguire un corso da federica?

  2. tittiago ha detto:

    Vorrei pensare in positivo e per spezzare una lancia a favore delle OER in Italia segnalo un progetto molto interessante dell’Università di Napoli Federico II al seguente link: http://www.federica.unina.it/

    Ci sono 300 corsi e 5000 lezioni gratuite aperti a tutti. Con oltre 200 podcast, 6.000 file audio, 10.000 immagini, 250 video e altro materiale liberamente disponibile online. I materiali di studio sono relativi a tutte le facoltà (agraria, architettura, economia, farmacia, giurisprudenza, ingegneria, lettere e filosofia, medicina e chirurgia, veterinaria, scienze biologiche, scienze politiche, matematiche fisiche e naturali, sociologia).

    Un progetto decisamente innovativo, con funzionalità molto intuitive, anche la presentazione mi è piciuta molto. Penso che possa essere un esempio molto valido per la Open Education “nostrana”. No?

  3. Il Rugginoso ha detto:

    >>che il “governo capisca” non c’è
    >>speranza
    >io sono più ottimista di così

    Piacerebbe anche a me essere ottimista, ma la presenza di incompetenti a legiferare, parlo ad esempio di ciò che riguarda internet e annessi, mi fa mal sperare. Non parlo solo delle varie leggi che riducono le libertà alla vista di tutti (come quelle di espressione ecc) ma parlo anche di libertà negate che saltano all’occhio di chi sta più attento (nell’amministrazione pubblica i sistemi Microsoft sono i più usati, e indovinate chi le paga le licenze?).

    >>la selezione che oggi conduce un uomo
    >>a ricoprire incarichi […]
    >certo adesso la sensazione è che le cose siano così, ma… io sono un darwinista sociale […]

    Anche riguardo a questo, non posso che intristirmi. Delinquenza e corruzione, già ben radicate nel nostro paese, ora stanno proliferando, anche queste sia in bella vista (tutta la classe di politicastri che ci circonda, dal parlamento al comune), sia in modi più subdoli (c’è uno studio che dice che la mafia è piuttosto forte in Toscana, ma si è evoluta: niente più pizzi, ma concorsi e appalti).

    Sarò un pessimista, ma se consideriamo oltre alle questioni sopra citate, anche il vuoto spinto provocato nelle teste della gente della mia generazione e seguenti (classe ’86), che per fissare per andare al cinema hanno bisogno di faccialibro, credono a tutto quello che gli viene detto, il lassismo diffuso, ecc, beh, non vedo quale altro potrebbe essere il mio stato d’animo.

    Penso che la naturale evoluzione di questo tipo di società sia l’estinzione, visto che non ci sono nemmeno i presupposti per un cambiamento.

  4. iamarf ha detto:

    DEVE succedere che le cose cambino, il nostro compito non è fare in modo che succeda. succederà comunque. nostro compito (ma dell’oltrarte e quindi di tutti) è capire qual’è il migliore prossimo passo, per non andare avanti in tentativi stupidi e inutili, e comunicarlo, farlo capire in modo che si possa accelerare il cambiamento.


    🙂

  5. Gianluigi Giorgetti ha detto:

    >che il “governo capisca” non c’è
    >speranza
    io sono più ottimista di così

    >la selezione che oggi conduce un uomo
    >a ricoprire incarichi […]
    certo adesso la sensazione è che le cose siano così, ma… io sono un darwinista sociale (qualunque cosa voglia dire), sono convinto che un sistema che non funziona (e questo si applica sia in politica che in economia) sia destinato ad implodere per essere sostituito da un altro sistema finché non se ne trova uno stabile, funzionale e duraturo. forse per la politica e l’economia non vivrò abbastanza per vederlo, ma non smetto di darmi da fare per affrettarlo, per la religione sono ancora più ottimista e mi auguro di vivere abbastanza per vedere il cartello ‘chiuso per carenza personale’ sul vaticano.

    >l’obiettivo di costruire una
    >bell’Italia è di scarso interesse
    >per me
    ma… sì. hai ragione, diventa anche l’ora di vedere oltre i confini. se posso, modifico l’espressione ‘bell’italia’ con ‘bella struttura sociale’ o, con dire netfuturista, ‘bella rete’. ma il resto non cambia: DEVE succedere che le cose cambino, il nostro compito non è fare in modo che succeda. succederà comunque. nostro compito (ma dell’oltrarte e quindi di tutti) è capire qual’è il migliore prossimo passo, per non andare avanti in tentativi stupidi e inutili, e comunicarlo, farlo capire in modo che si possa accelerare il cambiamento.

  6. iamarf ha detto:

    @Antonio Saccoccio

    sì, pensavo esattamente alla glocalizzazione

    di solito – non sempre mi riesce e non sempre voglio, ovviamente – seguo i consigli di Oscar Wilde in materia di scrittura, essendo io in tale arte debolissimo: se puoi dire una cosa usando parole note a tutti, ebbene dilla così … in sintesi

    ma è proprio alla glocalizzazione che penso e devo dire che non è una novità

    bensì riflette un atteggiamento che è l’unico possibile perché il fragile uomo possa far fronte alla sempre soverchiante complessità del mondo

    condizione di estrema debolezza contrappesata dal ruolo sovrumano d’esser occhio dell’universo che guarda se stesso

    la condizione umana è fatta di paradossi

    l’ottimo pittore non può mai indulgere nel solo particolare né lo può del tutto dimenticare, trovandosi necessitato ad oscillare continuamente fra la cura del dettaglio e la chiara percezione dell’insieme

    ed oggi, avendo ormai le nostre percezioni e gli effetti delle nostre azioni fatto il giro del pianeta, per tentare di non ritrovarsi a girare inutilmente e talvolta dannosamente su noi stessi, siamo costretti a prestare sempre uguale attenzione al piccolo e al grande

  7. iamarf ha detto:

    @Il Rugginoso

    internet è un contenitore di fuffa, social network di sto c. e ovviamente l’immancabile porno.

    no, è il mondo intero ad esser fatto di fuffa, social network di sto c. e ovviamente l’immancabile porno

    internet è solo la proiezione del mondo fisico, nè più ne meno
    è semplicemente la sostanziazione della noosfera (mondo delle idee), emersa dalla biosfera (eocosistema), a sua volta emersa dalla geosfera (pianeta fisico), tutte e tre dalle altre mutate in interazioni reciproche

    la maggior parte di ciò che viene vomitato dalla mainstream information è fuffa, informazione gestita per la manovra delle masse passive (se n’era accorto già Balzac …)

    i social network di sto c. sono quelli fisici tanto quanto quelli virtuali
    esempio: lido di camaiore piazza lemmetti venerdì sera … centinaia di persone che straboccano sulla strada, femmine vestite come star del cinema, felicemente, pateticamente e demenzialmente auto-oggettificate, alla faccia di tutte le prese di coscienza dei decenni passati, alla faccia della liberazione della donna, maschi dallo sguardo vacuo che sgommano in auto che non appartengono loro e che sfoggiano un’anacronistica virilità che nemmeno posseggono, giovani (15-40 e passa) che si rimbecilliscono bevendo infusi alcozuccherati, conversazioni spesse come veli di cipolla

    i social network di sto c. sono quelli alimentati dalla rete di locali che ingurgitano le fiumane di auto che transitano sui viali a firenze alle 24 e passa anche nei giorni di lavoro, 1000 euro al mese precarie (6 mesi) per i più fortunati, tutti al guinzaglio di mammaepapà, che conducono vita imbecille ma comunque adeguata per paesi con reddito doppio e forse con qualche valore in più

    del porno, caro mio, è pieno il mondo fisico, ben esposto agli occhietti dei marmocchi alla mano di mammà che compra all’edicola riviste pornograficamente stupidi, sin da quando io ero pargolo (55)

    il porno ti occhieggia dalla nauseante quantità di cosce, mele e poppe che strabordano da tutti i manifesti che tappezzano le nostre lerce città

    il porno è anche l’impiego osceno e ipocrita del corpo femminile per veicolare qualsiasi prodotto

    ipocrita e infamante del bellissimo messaggio evangelico è la gestione dei fatti di pedofilia da parte delle gerarchie ecclesiastiche, fatti pornografici criminali che non hanno avuto alcun bisogno di internet

    porno criminale è il turismo sessuale

    la televisione manco la cito, offende e basta

    ma il mondo è grande, e accanto a tutto questo lercio c’è tanto di bello

    e così, ne più, ne meno in internet, che quel mondo riflette

    di internet non sa quasi niente nessuno, essendo i più rintronati da informazione effimera e manipolata

    dell’enormità di fenomeni straordinari emersi in internet nessuno parla, quasi nessuno sa niente
    delle storie di solidarietà, della liberazione della conoscenza, della liberazione della creatività, di come il management più avveduto dell’imprenditoria internazionale abbia capito tutto ciò e ne abbia fatto tesoro, di come finalmente – solo in internet – stia emergendo l’idea che il mondo non possa essere solo *controllato* ma anche *lasciato crescere*, che debba essere navigato controllando sì il timone ma non dimenticando l’immensità dei mari caoticamente procellosi

    certo che ci vuole spirito critico ma mica solo in internet

    se si sottovaluta lo spirito critico nella vita fisica, come mi sembra evidente che si faccia (vedi sopra), vuol dire che si accetta di essere dominati, specialità nella quale, per inciso, il nostro popolo continua ad eccellere

    lo spirito critico è assente perché l’educazione che il nostro sistema impartisce, in media e fatte salve le eccezioni, non è tale: *l’educazione attuale non è tale*

    e in questo internet non c’entra nulla

    semmai rappresenta una speranza e un’occasione che, come è sempre stato, siamo liberi di cogliere positivamente o negativamente

  8. Il Rugginoso ha detto:

    Anche io sostegngo l’anacronismo di termini quali “la nazione”, “lo stato”, ecc. Ora siamo “il mondo”, e siamo tutti sulla stessa barca. Purtroppo la maggior parte è sotto la linea di galleggiamento. E la cosa più triste è che noi possiamo permetterci di stare a cazzeggiare su internet proprio perchè questa gente sta affogando. Non esiste ricchezza senza povertà (questa la mando alla perugina per ficcarla dentro a un bacio, magari divneto ricco e famoso).
    Comunque, vorrei, a costo di contraddire me stesso qualche commento fa, smitizzare la rete. C’è una visione diffusa un po’ troppo idilliaca per i miei gusit: internet è un contenitore di fuffa, social network di sto c. e ovviamente l’immancabile porno.
    Ora più che mai è difficile orientarsi e trovare informazioni, e nella remota eventualità che esse vengano trovate, non ne è assicurata la veridicità. Tutto questo per dire, che senza un adeguato senso critico, internet è utile come un paracadute ad un subacqueo.
    Riassumendo:
    * Non possiamo essere tutti ricchi, qualcuno deve stare male per forza (sennò come si distingono i ricchi dai poveri?).
    * Internet is for porn (http://www.youtube.com/watch?v=8JxcBH_rA2Y)
    * Il cervello, la cultura, la persona non sono sostituibili da alcuna banca dati, quale internet.
    Scusate le banalità, ma tenevo a sottolineare questi punti.

  9. Antonio Saccoccio ha detto:

    “oggi le nazioni non hanno più senso, come le religioni
    ha senso l’uomo”

    anche su questo concordo. l’epoca delle nazioni (e dei conseguenti nazionalismi) è finita.

    e la rete è proprio quello che mette al centro l’uomo, e annulla le nazioni. che continueranno per un po’ ad esistere solo come organismi politici sostanzialmente morti.

    che poi è il principio della retarchia, il potere agli uomini liberi di collegarsi in reti.

    certo oggi è presto per dirlo, ma è il meglio che riesco ad immaginare.

  10. Antonio Saccoccio ha detto:

    “è una questione di sapienza, la conoscenza, spesso carente pure quella, non basta”

    questo è un aspetto da non sottovalutare per nulla.

    io dico che c’è tanta presunzione di sapere, ma poco sapere reale.

    forse pensiamo alla stessa cosa con parole diverse…

    Andreas, Gianni, che ne pensate del termine “glocale”, che in molti già usano?
    Mi sembra che andreas pensasse a qualcosa del genere con la sua descrizione del villaggio e della globalità……

  11. iamarf ha detto:

    che il “governo capisca” non c’è speranza

    la selezione che oggi conduce un uomo a ricoprire incarichi di governo esclude quasi con certezza la possibilità che questo abbia la benché minima capacità di capire effettivamente dove stia andando il mondo

    bada bene, capire non vuol dire sapere dire bene ma sapere compiere scelte appropriate avendo chiaro l’oggetto delle medesime in relazione al contesto

    è una questione di sapienza, la conoscenza, spesso carente pure quella, non basta

    la politica non seleziona uomini sapienti, bensì li esclude

    l’obiettivo di costruire una bell’Italia è di scarso interesse per me

    perché l’Italia è un paese in estinzione

    paese gestito da vecchi, portatori di una cultura posticcia, che stanno mangiano alle spalle dei loro figli

    paese che ha nella criminalità organizzata il suo top business

    paese che non dà alcun futuro ai propri figli e nei casi in cui lo dà è a spese della loro crescita (concordo totalmente con la triste lettera al figlio di Pier Luigi Celli)

    oggi le nazioni non hanno più senso, come le religioni

    ha senso l’uomo, hanno senso le comunità vive, hanno senso le tradizioni popolari, quando esse esistono

    ha senso la famiglia umana, non possiamo più esimerci dal percepirla nella sua interezza

    è per l’uomo, per le comunità vive, per le tradizioni popolari residue che dobbiamo lavorare

    un giovane oggi deve

    1) raccogliere quanto può dalla cultura della famiglia, del villaggio, della valle (i cittadini sono messi male, purtroppo, provino il quartiere) e ne faccia massimo tesoro

    2) poi pensi ed agisca globalmente

    per fare questo deve capire la rete, cosa che quasi nessuno ha capito

    certamente nessuno di chi si trova oggi in posizione di potere, salvo rarissime eccezioni

  12. Gianluigi Giorgetti ha detto:

    hola iamarf. vedo (dalla tua autodescrizione) che abbiamo un sacco di cose in comune. ho gradito molto questo post che riprende talune riflessioni. sono convinto che il futuro della società si possa essenzialmente leggere in tre campi: comunicazione, arte e (auto)formazione. ho concluso (da tempo) il percorso formativo accademico e con poco sforzo mi mantengo aggiornato su quelle conoscenze indispensabili per il lavoro (fisica sanitaria) e gli hobby (arti performative). poi sono curiosissimo e cerco di approfondire altri settori con strumenti di autoformazione. sto parlando di storia contemporanea, filosofia, psicologia, sociologia, e via dicendo. sfortunatamente devo concludere che se uno si ostina a voler imparare in italiano le risorse sono oggettivamente limitate. ma ingegnandosi un po’ uno riesce a fare anche con quelle. ho trovato il ‘pozzo senza fondo’ uninettuno con video lezioni da cui si possono estrarre audio da ascoltare mentre si guida, si corre, si cazzeggia. e la vita è cambiata. e l’ebook reader per avere sempre in mano decine di migliaia di manuali di ogni materia.
    poi mi tocca confermare: taluni corsi (ed insegnanti) sono ben fatti e rispondono alle mie richieste. altri sono noiosi. lenti, più di tutto. ma con un po’ di pazienza e moltiplicando le fonti, mi accorgo che negli anni le informazioni acquisite e le mie elaborazioni successive mi portano a traguardo. guardando ad un auspicabile futuro sogno università italiane dove ogni docente mette a disposizione di tutti (obbligo di legge) audio video e testi delle proprie lezioni, credo che sarebbe un segno tangibile del fatto che un governo ha capito che il fondamento della propria crescita è la formazione e che non finisce a scuola, credo che sarebbe l’inizio di una bell’italia.

  13. Simonepinti ha detto:

    Salve professore!!

    La vuotezza di contenuti penso sia dettata dal fatto che ognuno di noi genera delle reti mentali capaci di attraccare i contenuti che si prendono.
    Nel senso i contenuti gettati sun un foglio di carta o su di un libro non penso siano niente in confronto alla rete che si crea per sorreggere i contenuti.
    Mi viene proprio da fare l’esempio di una celluala..dato che ora sto studiando biologia..la cellula all’interno della quale tutti gli organelli che sono dediti a svolgere le funzioni che garantiscono la vita(Complesso di Golgi, Reticolo endoplasamtico ,nucleo, enzimi, ribosomi, mitocondri)Sono tutti rivestiti e collegati da una rete di di paletti e trabecole che tengono insieme tutta la struttura.
    Queste reti che noi creiamo per esempio possono essere dei metodi mnemonici ,anche se così non sono, perchè più che altro li ritengo metodi logici.
    Ad esempio, parlando dei virus io mi pongo delle domande:”come sono?a cosa servono? di che tipo sono? cosa sono capaci di fare?”.

    Bhè creando questa rete che sorregge il tutto( una rete facilmente diciamo costruibile, chiunque può porsi queste domande anche uno che di biologia non ne ha mai sentito parlare) mi rendo conto che mi viene semplicissimo far miei i contenuti e sapere di cosa sto parlando.

  14. iamarf ha detto:

    Grazie Rugginoso!

    E grazie anche per il suggerimento su Google. Sapevo che si possono fare ricerche più dettagliate ma il fatto che Google funzioni anche come calcolatrice è una novità. Provate a cercare

    pi

    o per esempio

    2*(pi-1)

    notevole vero!?

    Il commento di Rugginoso mi consente di integrare significativamente il mio post citando proprio la sua esperienza.

    L’ho conosciuto come studente di una laurea sanitaria. Seguendo la sua tesi mi sono reso conto che Rugginoso è un abile programmatore.

    La sua è un’esperienza interessante perché poggia su due mondi, i due mondi che oggi si confrontano: quello vecchio, famigliare-istituzionale e quello nuovo della rete.

    La famiglia auspica una posizione per il figlio (tendenza preminente in Italia, vedi L’Italia fatta in casa di Alberto Alesina e Andrea Ichino) il quale ruzzola fino in fondo alla laurea senza infamia e senza lode ma con poca passione. Nel tempo libero tuttavia frequenta la rete e impara a sviluppare software.

    Si rende conto di poter realizzare cose che funzionano, si gratifica e si diverte molto. Acquisisce competenze elevate, me ne rendo conto dai consigli che mi dà. Io apprendo a mia volta da un mio studente.

    Dopo la laurea Rugginoso ha due possibilità: cercare il posto fisso come tecnico radiologo o accettare una delle offerte di lavoro ricevute da aziende di software. Sicurezza e lavoro poco amato da un alto, incertezza e passione dall’altro.

    Opta per la seconda. È passato qualche tempo e mi pare che se la passi bene. Sono molto contento di questo.

    La cosa interessante è che le competenze che gli hanno consentito di entrare nel mondo del lavoro sono frutto di un apprendimento autonomo ed extra-scolastico realizzato frequentando la rete.

    Dirò di più. Un giorno Rugginoso, narrandomi le sue vicissitudini scolastiche, ebbe modo di dirmi di andare poco d’accordo con la matematica, insomma di appartenere a quell’80% di studenti che a scuola si convincono di non essere portati per la matematica.

    Ora, non è possibile che una persona che ha successo nel sviluppare software non capisca la matematica. Le attitudini logiche e immaginative che stanno alla base del pensiero matematico (alla portata di tutti) sono proprio quelle che si mettono in opera sviluppando software.

    I casi sono due quindi:

    1) il software sviuppato da Rugginoso non funziona perché lui capisce fischi per fiaschi;
    2) a scuola si insegna un’altra cosa invece della matematica.

    Io propendo per la seconda ipotesi per il semplice fatto che non posso pensare che le aziende di software competano nel mercato del lavoro assumendo programmatori incapaci.

  15. Il Rugginoso ha detto:

    Davvero un articolo interessante.
    E non posso che essere d’accordo, ora più che mai, visto che la quasi totalità delle mie conoscenze, proviene dall’interscambio di idee con altre persone, sia direttamente, che ad esempio esaminando il loro codice.
    Vorrei sottolineare a chi, come me (grazie anche a lei professore :D) ha intrapreso la strada dello sviluppo del software: una volta acquisite le capacità di base, l’opensource si rivela un’infrastruttura potentissima, si ha la possibilità di contattare direttamente gli autori di un dato software, chiedere spiegazioni, contribuire e anche fare amicizia 😀
    Vorrei anche fare un appunto circa la ricerca su internet: probabilmente molti dei lettori di questo blog lo sapranno già, ma altri no, google permette di fare ricerce più precise oltre a quella semplice. Attraverso l’uso di alcuni operatori e/o keywords, infatti, è possibile affinare la ricerca escludendo certi risultati, raggruppando parole, usare glob, ecc.
    Il tutto è documentato qui: http://www.google.com/intl/it_ALL/help/basics.html

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