Domande tipiche sulla PirateBox in classe – #loptis

Ecco una prima lista di domande tipiche. La lista verrà aggiornata con eventuali nuove domande.

Questa lista può essere utile a chiunque capiti di porsi una di queste domande provando la PirateBox, evidentemente. Ma è utile anche per mettere in evidenza una modalità di realizzazione di un laboratorio online, amplificando per così dire l’aspetto “laboratorio” rispetto all’aspetto “online”: lavorare sull’oggetto fisico condiviso, ci consente di mettere in evidenza pratiche utili, di sperimentarle e di confrontarsi in concreto, di ripassare cose magari già viste in passato, ma sfumate sullo sfondo del detto mai fatto.

  1. Perché i caratteri accentati vengono strani?
    Questo dipende da come è configurato il proprio browser. Qualsiasi testo deve essere codificato in qualche modo nel computer. La codifica avviene mediante una sorta di tabella che fa corripondere ad ogni carattere alfabetico o simbolo una precisa sequenza di 0 ed 1, perché altro la macchina non conosce [1].Nel Web vengono utilizzate molte codifiche diverse. I produttori di browser lo sanno e consentono all’utente di scegliere il tipo di codifica, mediante un comando del menu:

    • Firefox: Visualizza->Codifica Caratteri
    • Chrome: Visualizza->Codifica
    • Safari: Vista->Codifica testo

    Le pagina HTML della PirateBox sono scritte con la codifica Unicode UTF-8, come tutte le pagine HTML che mi capita di produrre. Se ti capita di vedere i caratteri accentati sbagliati accedendo alle pagine della PirateBox, basta scegliere la codifica Unicode UTF-8 e i caratteri vanno a posto.

    Naturalmente questo discorso è valido per tutta l’Internet e non solo per la PirateBox. Se imposti il browser sulla codifica Unicode vedi correttamente più simboli, e sei consapevole che l’umanità è grande, varia e si esprime in una grande varietà di modi. Ecco uno dei tanti aspetti dove si vede in concreto il nesso fra informatica-tecnologia e cultura, in senso lato.

  2. Si possono proteggere le cartelle “vietate” nella penna USB, in modo che non le tocchi per sbaglio?
    No, perché la penna è formattata con il file system FAT32, lo standard attualmente più diffuso per supporti di memoria come le penne USB. In questo standard non esiste il concetto di proprietà dei file e delle cartelle. La versione attuale della PirateBox prevede l’uso di questo file system per la penna USB al fine di garantire a chiunque la facilità d’uso. Ecco cosa risponde in proposito Matthias Strubel nelle FAQ tecniche (Why has the USB stick be FAT32? What is with that limitations?):La maggior parte dei sistemi operativi sono compatibili con il filesystem FAT32, quindi questo è la scelta migliore per l’utente comune. Con FAT32 la dimensione dei file è limitata a 4GB. Poiché la penna USB è montata dal sistema operativo della PB in questo modo, non è possibile cambiare semplicemente il filesystem della penna. Ci dispiace, abbiamo intenzione di introdurre questa possibilità in futuro.
  3. Che posso fare se ho alterato/cancellato i contenuti nelle cartelle “vietate” della penna USB? Se non hai fatto un backup della penna, qui (105MB) puoi scaricare un file zip che contiene esattamente lo stesso contenuto della penna USB che hai ricevuto con la PirateBox. Ovviamente è la versione base e non può contenere le variazioni successive, quindi serve per ripartire da zero. In tal caso, non hai da fare altro che scompattare lo zip, così troverai tutti i contenuti radunati in una cartella di nome piratebox-usb, vai in questa cartella e copia tutto pari pari in una nuova penna USB.Ma è molto meglio se ti fai prima un backup della penna e lo rinfreschi tutte le volte che aggiungi contenuti. Puoi creare una cartella sul computer e copiarci dentro tutti i contenuti della penna. Volendo, da questi puoi generare altre penne USB di scorta. Oppure penne USB con varianti diverse dei contenuti per occasioni diverse. E se ti sarai preso la briga di rinfrescare tutte le volte il backup non avrai più (quasi) niente da temere, perché potrai sempre confezionarti una nuova penna con una semplice operazione di copia.
  4. Mi sono accorto che la spia WSP/RESET è un tasto, che succede se lo premo? Niente, nella normale funzionalità della PirateBox. Può essere usato per entrare nella condizione cosiddetta di Failsafe, che può servire a chi deve aggeggiare la configurazione interna e si ritrova a non poter più accedere alla PirateBox con i metodi usuali – ssh di solito.
    In tali casi, premendo a lungo quel tasto, nella fase di accensione e facendo altre cose, si può entrare dentro e provare ad aggiustare le cose.È una cosa che può interessare chi ci installa il software, non chi la usa normalmente.
  5. Perché la confezione del router è scritta in polacco? Cercando di risparmiare mi sono imbattuto in questi router destinati al mercato polacco. Sono esattamente gli stessi solo che il firmware e le confezioni sono scritti in polacco. Potrebbe essere un problema se uno li usasse nella configurazione originale, ma una volta sostituito il sistema operativo OpenWrt a quello originale, di polacco rimane solo la scatola.
  6. A che serve il CD-ROM che troviamo nella confezione? A niente. Me ne sono accorto oggi che c’è anche quello nelle confezioni 😀 Servirebbe con la versione originale del sistema operativo. Potrebbe servire se uno lo volesse ripristinare, operazione che so che si può fare ma che non ho mai sperimentato. Se hai un orto lo puoi appendere utilmente a un frutto a mo’ di spaventapasseri. Ancora meno serve il libretto delle Instrukcja szybkiej instalacji 🙂
  7. Come si fa ad appiccicare la decalcomania? stondare gli angoli alla decalcomania della PirateBoxIn effetti sembra un semplice foglio di carta. Invece è una decalcomania solo che il foglio posteriore si stacca con difficoltà. Il mio cartolaio non ha di meglio attualmente.
    Bisogna prima stondare gli angoli superiori. tagliare una striscia in basso alla decalcomania della PirateBoxQuelli inferiori forse non vale la pena perché ci vuole dell’altra pazienza a ritagliare quella finestrina nera che, una volta aperta, consente di vedere le spie della PirateBox. Per fare prima, tanto vale tagliare una striscia orizzontale in maniera che poi si vedano le spie.sperare la pellicola con un coltellinoPoi, aiutandosi con un coltellino affilato cercare di dividere la pellicola posteriore dal foglio.Intendiamoci, mi figuro che in molti contesti il pirata sia meglio lasciarlo perdere, vedo che a volte non fa un buon effetto, anche su persone dalle quali mi sarei aspettato una maggiore flessibilità. Non mi riferisco a nessuno degli amici che si stanno cimentando nella sperimentazione ma a incontri vari, nei social network e nella vita reale. E, obiettivamente, forse può essere anche complicato spiegarlo in classe. Sto lavorando anche su questo aspetto. Vedremo.
  8. Si possono salvare pagine Web sulla PirateBox? Sì, ma devo fare ancora qualche prova, per cercare di dire qualcosa di utile (30 settembre).

[1] La storia della codifica dei caratteri è accidentata e riflette rapporti di potere, come tutte le storie umane. In principio (anni 50-60) l’informatica era una faccenda sostanzialmente americana – sarebbe potuto essere diversamente se il lavoro di Adriano Olivetti non fosse stato liquidato, a causa di ignoranza e visione politica miope. Ma è andata così.

L’alfabeto inglese è semplificato, non avendo lettere accentate. Risulta che 7 bit (2 alla 7 = 128 combinazioni di 0 e 1) bastano per codificare alfabeto e simboli in inglese. Si chiama codifica ASCII: American Standard Code for Information Interchange. Poi hanno fatto capolino le lingue europee, tutte più o meno ricche di variazioni accentate di molte lettere. Allora sono sortite varie versioni di extended-ASCII, che usa 8 bit (256 combinazioni), ovvero un byte intero. La codifica Occidentale ISO-8859-1 è quella che ci riguarda e che molti si ritrovano nel proprio browser.

Infine sono venuti fuori tutti gli altri. L’umanità parla centinaia di lingue, di cui solo una minoranza utilizza l’alfabeto latino, alcune usano anche alfabeti non fonetici. Così ha preso le mosse una complessa attività internazionale che ha finito per convergere sullo standard di rappresentazione che si chiama Unicode, ed alla sua principale codifica in bit che si chiama UTF-8. Con questo si possono rappresentare i simboli usati in tutte le lingue del mondo vive, morte e immaginarie – per esempio anche l’elfico di Tolkien. Questo perché con UTF-8 si utilizza un numero variabile di byte, e quindi lo spazio di rappresentazione è virtualmente illimitato.

Una sorta di arroganza della “cultura” occidentale e anche l’ignoranza tout court, rallentano la diffusione di questo processo di adeguamento, ma sarebbe bene che tutto fosse sempre scritto in UTF-8. Così sono le pagine Web che mi capita di scrivere e naturalmente anche quelle che finiscono nella PirateBox!

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