Esperimento di audiopost. Lo potete scaricare qui, oppure sentire direttamente qui…
Trascrizione (Claude Almansi)
Mi rendo conto che finisce con un “buonanotte” ma poi ne ho programmato la pubblicazione per le 17 del giorno dopo, vabbè…
Esperimento di audiopost. Lo potete scaricare qui, oppure sentire direttamente qui…
Trascrizione (Claude Almansi)
Mi rendo conto che finisce con un “buonanotte” ma poi ne ho programmato la pubblicazione per le 17 del giorno dopo, vabbè…
È raro che partecipi a congressi scientifici. Non mi interessano più, salvo eccezioni particolari come questa: con alcuni studenti del Laboratorio Informatico #linf12 al corso di laurea triennale “Metodi e Tecniche delle Interazioni Educative” presso la IUL, presenteremo un articolo al prossimo congresso Didamatica 2013 che si terrà a Pisa dal 7 al 9 maggio.
Laboratorio #linf12, presentazione a Dimatica e cMOOC #ltis13 si intrecciano in maniera interessante. Ho pensato di anticipare qui le conclusioni dell’articolo. Le testimonianze citate nel testo sono quelle riportate per intero nel post di presentazione del cMOOC #ltis13.
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Vota nel sondaggio seguente quando riterrai di avere completato l’attività descritta in questo post e vorrai andare avanti.
Chiedo di aprire un blog a tutti coloro che vogliono continuare a partecipare pienamente al laboratorio. Lo chiedo a maggior ragione a coloro che sono o potrebbero essere interessati al conseguimento dei CFU. Comunque, essendo il laboratorio libero e aperto, anche coloro che non vogliono aprire un blog possono continuare a partecipare, in tutte le maniere possibili, non escluse quelle dei troll.
Sei appena arrivato? Vuoi saltar su in corsa? Lo puoi fare ma rammentati che siamo in 472. È naturale che tu debba fare un po’ più di fatica. Ma ce la puoi fare. Ti consiglio di leggere con calma tutti i post dal primo all’ultimo, che per facilitarti ho elencato qui. Non ho il coraggio di farti leggere tutti i commenti… esplorali senza ansia.
Quando poi arrivi al punto di avere creato il tuo blog, iscrivilo con questo modulo. Una sola volta! Se hai dei dubbi per favore scrivimi un’email anziché fare una seconda iscrizione. Questa è l’email: andreas(PUNTO)formiconi(CHIOCCIOLA)gmail(PUNTO)com.
Rimane sempre in cima, i post iniziano sotto
Iscritti alla newsletter: 562
di cui iscritti dopo il MOOC #ltis13: 178
Per i nuovi arrivati impazienti, in estrema sintesi:
In dicembre-gennaio le attività sono concentrate sull’insegnamento di Editing Multimediale per il III anno del Corso di Laurea in Metodi e Tecniche delle Interazioni Educative della Italian University Line.
Per quanto riguarda la PirateBox, in collaborazione con un gruppo di studenti di Informatica e dell’ISIA, stiamo lavorando a una rivisitazione delle funzionalità e del design, cercando di rispondere ai feedback dei partecipanti all’iniziativa PirateBox (citata qui sotto) nonché di allargare lo spettro di utilizzo di questa tecnologia.
Le domande generiche sul laboratorio possono essere poste commentando questa bacheca.
Non vi ho chiesto di iscrivervi a nulla, eccetto una mera email per partecipare al laboratorio. Qui si vuole promuovere la conoscenza degli strumenti liberi, degli standard aperti. Si vogliono mostrare gli interstizi liberi, ignorati o disdegnati da erbivori confinati in recinti fatti di ignoranza, comodità e facilità. Ma quegli interstizi potrebbero facilmente prevalere, se solo venissero popolati, come il sacchetto che conquista la terza dimensione quando viene soffiato. La consapevolezza del valore della libertà è il fondamento della società civile. Libertà dal cappio del mercante avido, del controllo invasivo del potere ipocrita, del comodo conformismo.
Operare negli interstizi del cyberspazio è possibile ma richiede competenze e motivazioni che i più non hanno. Non mancano circoli di virtuosi che riescono a navigare e lavorare senza sporcarsi le mani, ma sono radi, circoli di esperti che finiscono col rimanere isolati nella loro torre d’avorio. Per chi se ne intende, frequentarli è goduria. Poi torni a casa, vai in classe, o anche al bar, e vedi che il popolo è altrove. A che serve avere le mani pulite se si tengono in tasca?
Allora sporchiamocele, ma sapendo che ce le stiamo sporcando, che ci sono prezzi da pagare, talvolta rischi da correre. Nei prossimi giorni apriremo i blog, è impossibile non sporcarsi le mani: faremo degli account: affideremo qualche nostro dato ad un database gestito da terzi. Ma proporremo una manciata di opzioni, cercando di farlo in maniera ragionata.
Evitiamo per favore le guerre di religione, le partigianerie, che abbondano intorno a questi temi. Sappiamo che siamo tutti diversi, ognuno con la propria sensibilità e la propria unica prospettiva, e conosciamo il valore inestimabile della diversità. Non si giudicano i comportamenti qui, si vuole essere consapevoli del contesto, poi ognuno si rimbocchi le maniche e lavori come meglio crede.
Oggi propongo due letture, poi muoveremo il prossimo passo.
La prima lettura è un racconto di Cory Doctorow (ha già fatto capolino in una discussione). Doctorow scrive di fantascienza ma i suoi racconti non narrano di colonizzazioni spaziali bensì di colonizzazioni cyberspaziali. Per inciso il suo caso è interessante anche perché riesce a incrementare energicamente le vendite dei suoi libri distribuendoli liberamente in internet: regalando molto nel cyberspazio vende molto nello spazio. Interessante, no?
In questo link trovate la traduzione in italiano, scaricabile anche in versione pdf, da stampare o portare su un lettore per leggerlo più comodamente.
La seconda lettura è un breve pezzo che utilizzo da diverso tempo con gli studenti di medicina, ventenni, ormai abbondantemente nativi digitali ma quasi sempre del tutto ignari della questione. Lo riporto qui sotto con qualche piccolo aggiornamento.
Nota bene: questo NON è un post su Facebook. L’ho preso ad esempio solo perché è ben noto ai più. Le considerazioni svolte riguardano, in misure e modi differenti, tutti i servizi Web in qualche maniera “social”: i vari GoogleCosi che richiedono un’iscrizione a Google, Gmail, GoogleDocs, Google+ e via dicendo, poi Twitter, Linkedin, eccetera.
Prendete un aggregatore e usatelo con feed riferiti a contenuti diffusi periodicamente da una fonte qualsiasi, come ad esempio i programmi di una radio: avete fatto un podcast.
Etimologia controversa:
1) Personal On Demand broadCASTing [1]
2) iPOD broadCASTing
Adottate quella che preferite, l’importante è che abbiate afferrato il concetto: se non vi è chiaro costruitevelo intorno all’idea di matrimonio fra radio e internet.
Nel video seguente un esempio concreto.
La seconda persona che si è iscritta a questo laboratorio, il 3 aprile, è Luca Piergiovanni – Ma che ci fa qui, ne sa più di me! – ho subito pensato. Ma una frazione di secondo dopo: – Fermo! Che fortuna!
Il luogo è quello della condivisione delle pratiche didattiche, uno dei fondamentali di questo villaggio. Si introduce qui, grazie a Luca. Vi affido al suo sito. Esploratelo.

Anche questo non è il passo successivo. Per comunicare se vi sentite pronti usate l’ultimo sondaggio.
Aggiungo un bell’esempio di giornalismo partecipativo, GlobalVoices (ho messo il link alla versione in italiano, sono disponibili molte altre lingue oltre all’inglese):
Global Voices è una rete internazionale di cittadini che informano tramite i social media e il giornalismo partecipativo, traducendone e rilanciandone i contenuti…
Global Voices Online è un progetto globale senza fini di lucro centrato sui citizen media, ideato presso il Berkman Center for Internet and Society della Harvard University (Boston, USA), gruppo accademico di ricerca sul rapporto tra Internet e società. Dall’autunno 2008 Global Voices opera in maniera indipendente, registrato come ente non-profit in Olanda…
Il seguito qui…
GlobalVoices è uno dei riferimenti più importanti nel mio aggregatore, perché consente di ricevere voci da luoghi e comunità che, a causa delle condizioni di disagio organizzativo o del regime politico, spesso dittatoriale, non arriverebbero mai al pubblico attraverso la mainstream information: quotidiani, televisioni eccetera.
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Insomma, Piratepad io l’avevo solo menzionato, in fondo al post Una domanda, un compito e un’esplorazione, ma chissà come mai molti si sono messi in testa che usare Piratepad fosse un compito!
Pensavo di introdurlo fra aprile e maggio, come uno spazio con tavoli e sedie, attrezzati con carta e colori, dove si possono organizzare riunioni o coordinare insieme un lavoro…
Ma la pressione della vostra curiosità è un valore, quindi anticipo qualcosa, cucendo risposte che ho dato alla spicciolata.
Fanciullo venni in confidenza col disegno e mi parve di potermi esprimere solo con quello. La maestra vide riconobbe e incoraggiò. Il resto della scuola chiuse subito quella porta – successivamente non glielo permisi più. Una ventina d’anni dopo – questa l’estensione della mia disintossicazione scolastica – ripresi a leggere il mondo col disegno. Un artista piuttosto noto, uomo sapiente incontrato per caso, di quando in quando esaminava con benevolenza i miei vagiti.
Un giorno invece dei disegni gli feci vedere le foto che ne avevo fatto, perché li avevo regalati a qualcuno. Mi fulminò con gli occhi e mi chiese:
– Perché?
– Per non dimenticare… – risposi con un filo di voce…
Gettò con rabbia le foto che avevo sul tavolo e si volse verso la finestra, mormorando:
– Dimenticare… dimenticare…
Raccattai in silenzio i cocci e sgattaiolai dalla porta. Presi a vagabondare per le vie rimuginando, intuendo qualcosa. Ci ho messo anni a capire. La capacità di dimenticare è una componente fondamentale dell’intelligenza. La memoria di un computer è utile ma stupida. L’intuito vola sui filtri della mente.
Non abbiate timore di perdervi qualcosa, seguite le tracce che vi incuriosiscono, perseverate su quelle, comunicate con coloro che seguono le medesime tracce.
La conoscenza e la competenza non emergono dai manuali d’istruzioni ma dall’esplorazione e dalla pratica quotidiana.