Le voci degli ultimi – #ltis13

Locandina del connectivist Massive Open Online Course: Laboratorio di Tecnologie Internet per la Scuola - #LTIS13

Simbolo feed
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Anche questo non è il passo successivo. Per comunicare se vi sentite pronti  usate l’ultimo sondaggio.

Aggiungo un bell’esempio di giornalismo partecipativo, GlobalVoices (ho messo il link alla versione in italiano, sono disponibili molte altre lingue oltre all’inglese):

Global Voices è una rete internazionale di cittadini che informano tramite i social media e il giornalismo partecipativo, traducendone e rilanciandone i contenuti…
Global Voices Online è un progetto globale senza fini di lucro centrato sui citizen media, ideato presso il Berkman Center for Internet and Society della Harvard University (Boston, USA), gruppo accademico di ricerca sul rapporto tra Internet e società. Dall’autunno 2008 Global Voices opera in maniera indipendente, registrato come ente non-profit in Olanda…
Il seguito qui

GlobalVoices è uno dei riferimenti più importanti nel mio aggregatore, perché consente di ricevere voci da luoghi e comunità che, a causa delle condizioni di disagio organizzativo o del regime politico, spesso dittatoriale, non arriverebbero mai al pubblico attraverso la mainstream information: quotidiani, televisioni eccetera.

Capita anche di trovare notizie che ci riguardano più da vicino, anche di quelle che non vorremmo mai trovare, come questa: Italy Condemned for Violations of African Refugee Rights. Notizia già tristemente nota, perché la condanna dell’Italia da parte della Corte Europea per i Diritti Umani di Strasburgo, ha avuto luogo il 23 febbraio 2012.

Cercando intorno a questa notizia scoprii la presentazione del film documentario Mare Chiuso, di Stefano Liberti e Andrea Segre, nel quale si affronta la tragica vicenda che vide protagonisti gli immigrati africani respinti in territorio libico nel canale di Sicilia dalla marina militare e dalla guardia di finanza italiana, in seguito agli accordi tra Gheddafi e il governo italiano.

Il film documentario include anche sequenze girate dagli immigrati durante il “respingimento”. Come raccontano i registi, che hanno conosciuto alcune di queste persone, non vale lo stereotipo dell’immigrato svantaggiato a 360 gradi dalla sorte: spesso si tratta di giovani donne e uomini con un livello di cultura medio alta che grazie ai mezzi della tecnologia hanno potuto fissare queste tragiche e incredibili esperienze.

71 thoughts on “Le voci degli ultimi – #ltis13

  1. Elettra ha detto:

    Nel mio mare tutti i pesci sono liberi di nuotare e godere della meraviglia del creato.
    Non cadono sulle loro teste umani martoriati nel fisico e nel decoro personale…facendo un orrido splash.
    Potessi, porterei con me (almeno) tutti i fratelli ripresi nel video.

  2. Pingback: esperienze77
  3. Gianni ha detto:

    Ancora anonimo, ma ci si deve iscrivere/registrare ad ogni post? Io ho effettuato l’accesso alla pagina con l’account Worpress, nn dovrebbe essere sufficiente?
    Cmq mi sono registrato ancora….vuoi vedere che ora nn esce più anonimo?

  4. blogritafrritam1234 ha detto:

    Le esperienze raccontate sono sconvolgenti, e mettono in guardia contro un’informazione superficiale e di comodo; poche le occasioni per avere uno sguardo che va oltre, quindi grazie per la segnalazione del video e di GlobalVoices. Contribuirò alla diffusione di tutto questo, perché la consapevolezza di quello che accade davvero ci renda tutti un po’ meno ingiusti. Non dipende solo da noi, certo, le leggi e i provvedimenti sui respingimenti sono di una durezza inaudita e … però sì, dipende da tutti coloro che applaudono a chi ha approvato queste leggi!.
    Grazie Andreas

  5. Antonella B. ha detto:

    CI fanno vedere al tg solo quello che è meglio sapere per l’Italia. Mi dispiace che queste cose accodono…Balbi antonellas

  6. maria campagna ha detto:

    Non ci sono parole per commentare,.Penso che tutti questi immigrati ci consideravano un popolo accogliente e invece… Ma i politici non si vergognano? E poi si parla ,di aiuti umanitari quando succede una catastriofe, ma più catastrofe di questa?

  7. nadiamoretti ha detto:

    Chi lascia il proprio paese ha sempre una storia da raccontare e non è mai una storia felice… io insegno italiano ai ragazzi non italofoni e alcuni di loro sono come gli uomini e le donne nel video… qualcuno è venuto in Italia su una bagnarola, da solo, largamente minorenne (14 anni) e qui non ha nessuno… storie tristi, ma persone piene di dignità che vogliono costruirsi un futuro in qualche parte del mondo che non sia la loro madre patria…

  8. Luisella ha detto:

    @m.antonella grazie! Anche il tuo incipit di racconto è straordinario, mi riprometto di partecipare! Sì, ho buoni contatti in Grecia, anche nella magica Arcadia 😉 Dove ci sentiamo? Sei anche su etwinning?

  9. M. Antonella ha detto:

    @ Luisella
    Sono andata a guardare il tuo blog…
    non ho parole!
    E, pur non avendole, ti ho lasciato un commento… in inglese! 😉
    Ho un progetto eTwinning in sospeso: la collega greca si è defilata.
    Conosci qualcuno in Grecia che potrebbe essere interessato ad un progetto sulla poesia???
    Kalimera!

  10. Fabiana Fierro ha detto:

    Bella idea quella dello storytelling suggerita dalla prof M. Antonella 😉 Ci sono anch’io intorno al fuoco!
    P.S.: Non trovo il track di cui sopra in fondo al post…

  11. massimo simeoni ha detto:

    fa male sapere di essere italiani e quindi considerati alla stessa stregua di chi ha deciso per il rimpatrio forzato di quelle povere persone. Mi sono fermato a riflettere: io sono qui che cerco di capire qualcosa di più in questo vasto e immenso mondo che è la rete e , a pochi km da me c’è chi non vede alcun futuro per se e per la propria famiglia. Ragazzi pubbliciziamo questo giornalismo / informazione che nasce dal basso, dalla gente coomune. Costruiremo solo un mondo migliore per noi , ma soprattutto per i nosrti figli. Scusate lo sfogo ma mi fa sentire meglio dire come la penso. Ciao Massimo Simeoni

  12. carmela ha detto:

    Carmela.
    Queste che per noi fortunatamente sono esperienze sconosciute rappresenta purtroppo la cruda realtà per molti altri. Avevo già visto video simili ma ogni volta rimango senza parole

  13. M. Antonella ha detto:

    Vorrei avvisare tutti i membri di questo gruppo che in attesa di consigli da parte del grande capo su come procedere,
    siete per ora tutti invitati a casa mia, dove c’è un caminetto acceso che vi aspetta…
    E’ già arrivata Letizia e ci ha lasciato un pezzo di racconto…
    Io e lei vi aspettiamo anche solo per ascoltare, leggere, commentare quello che dicono e scrivono gli altri…
    Dove siamo???
    In fondo ai commenti trovate un Trackback… seguite i sassolini e ci troverete! 😉

  14. ldemonte ha detto:

    Andreas 🙂 Conosco fisici gestori di rifugi, fisici che gestiscono ecomusei, voi fisici riuscite sempre a stupire!! in generale anche io cerco di non pormi limiti, ma scrivere non è davvero molto la mia dimensione… Ma amo i fuochi e le chiacchiere e il calore che qui traspare.

  15. Anonimo ha detto:

    Io rimango senza parole come tutti di fronte a queste documentazioni
    Ma altrettanto per il fatto che Emergency è costretta ad aprire una sede anche in Italia, dove ogni giorno “spuntano” 600 nuovi poveri che nn hanno i soldi per pagare un ticket
    Forse possiamo far poco ed assistiamo increduli di fronte a racconti come quelli di Mare chiuso e mi rifiuto di pensare che ci si possa solo stupire
    Ma per il nostro quotidiano,che stiamo facendo?
    Nn è altrettanto criminale il nostro silenzio?

    1. Andreas ha detto:

      @Graziano #35 🙂 sì un po’ di html ce lo potete mettere, ne parleremo a suo tempo, ma abbandonatevi alla potenza della parola, della buona parola, densa, asciutta, ben calibrata 🙂

  16. luigi1957 ha detto:

    anch’io voglio sedermi ad ascoltare e magari dire qualcosa del non aver capito che ogni uomo è un mio simile, un prossimo (che sta vicino) …
    anch’io ho visto morire un anziano in un ospedale “porcile” in Guinea Bissau di elefantiasi perchè la comunità europea non vuole dare quello specifico farmaco a quel paese povero …
    leggerò il blog e se riuscirò qualche parola proverò a balbettare …
    buona giornata
    Luigi

  17. Isalù ha detto:

    Rimango anche io senza parole.
    Grazie a tutti di tutti gli spunti, davvero preziosi.
    Non sono brava a scrivere, non è molto il mio campo, da “scienziata” che sono, ma mi metto volentieri intorno al fuoco ad ascoltare il racconto…. Mi sento un po’ lurker in questo periodo

  18. M. Antonella ha detto:

    Ecco fatto!
    Ho inserito l’inizio del racconto alla cui scrittura vorrei invitare tutti i miei compagni di corso e…
    di avventura.
    Come ho già detto, l’idea mi era venuta dopo aver visto, tempo fa, il video “Mare Nostrum” che questo post di Andreas ci ha segnalato…

    Il secondo step dovrebbe essere quello di utilizzare PiratePad, o anche Wikispaces, come il fuoco intorno al quale iniziare a raccontare…

    Chi prende ora l’iniziativa di aprire l’ambiente e invitare gli altri???

  19. Lorelle Carini ha detto:

    Mi viene in mente Stéphane Hessel che ha scritto ‘indignatevi’: un piccolo libro di sole 30 pagine che dovremmo fare leggere ai nostri studenti. Aggiungeva anche che la speranza non deve venir meno. Engagez-vous!
    Come sempre sorriso
    Lorelle

  20. moocoholic ha detto:

    Mookie dice: anche a me era venuto in mente Marquez e il suo villaggio, io invece mi aspettavo Melquiades che arrivava con il ghiaccio come simbolo magico del mondo esterno; giusto ghiaccio perché vedo che ormai il villaggio viaggia, galleggia, va alla deriva, un’iceberg che nasconde tante (belle e brutte) cose sotto; nella mia esperienza (e saggiando i commenti qua) prima o poi l’apprendimento, particolarmente in rete, si configura come viaggio, e i confini del villaggio vanno o superati o abbattuti presto.
    Domanda per i co-mutanti: a differenza dei villaggi reali che io conosco, questo esemplare naturalmente ha una connettività degna di una grande città occidentale. Chi mi sa stimare la penetrazione dell’accesso internet sul pianeta, cioè, quale proporzione dei miliardi di terrestri ha realmente la possibilità di collegarsi a Internet? Ci sono tantissimi grafici in rete, uno a caso qui http://www.internetworldstats.com/stats.htm che dice di essere aggiornato al 30 giugno 2012. Cifra mondiale 34.3%, Europa 63.2%, Italia 58.4%. Sono scettico, ma preoccupato. Cosa c’è nella parte nascosta? Come faccio a scegliere una statistica su un altra?

  21. leonardo ha detto:

    Ciao a tutti, eccomi anch’io aggiornato su quest’ultimo post. Contenuti noti da tempo, ma che è davvero BENE diffondere, divulgare, utilizzare come esempio e spunto di ricerca ulteriore e discussione, anche in classe. Grazie!

  22. laura ha detto:

    @Erica Angel #22 quando aprì RSSOwl, se cllicchi in alto: aggiorna tutto, dovresti leggere sia i post che i commenti aggiornati senza aprire la mail.

  23. rujeverge ha detto:

    Le tecnologie (la rete, il telerilevamento etc) ci permettono di conoscere e condividere i drammi e le catastrofi planetarie.

    “A marzo tornarono gli zingari. Questa volta traevano un cannocchiale e una lente grande come un tamburo, che esibivano come l’ultima scoperta degli ebrei di Amsterdam. Misero a sedere una zingara a un’estremità del villaggio e collocarono il cannocchiale sull’entrata della tenda. Per cinque reales, la gente poteva chinarsi sul cannocchiale e vedere la zingara a portata di mano. “La scienza ha eliminato le distanze” proclamava Melquìades. “Tra poco, l’uomo potrà vedere quello che succede in qualsiasi luogo della terra, senza muoversi da casa sua”. Gabriel Garcìa Màrquez, 1967. Cent’anni di solitudine

    Ma il Mondo non è Macondo !

    Conoscere il Mondo e i suoi problemi senza muoversi come sta cambiando/cambierà i nostri comportamenti?

  24. vivian25 ha detto:

    Non riesco nemmeno a trovare le parole adatte per esprimere ciò che ho provato nel vedere determinate immagini e sentire certe cose. Sono stati infangati i diritti umani di questa povera gente. Che vergogna!

  25. Luisella ha detto:

    Non ci sono parole per descrivere quello che si prova ascoltando queste persone che raccontano con tale dignità la loro storia. Il disgusto, il voltastomaco nell’ascoltare la voce di chi ci ha malgovernato per troppo tempo, chi purtroppo ancora viene votato da tanti, troppi italiani. Che la rete ci sia di aiuto nel diffondere queste verità ignorate da troppe persone!
    @crimatisse che bello trovarti qui
    @mantonella intorno al fuoco 4 + 1 😉
    @andreas grazie per gli innumerevoli spunti, il mio bloglines si sta arricchendo giorno dopo giorno

  26. Erica Angel ha detto:

    ciao sono di nuovo Erica, ho scoperto che dopo aver aperto la mail in automatico trovo i post su RSSOwl è tutto normale o dovrebbero apparirmi anche se non apro le mail. Ciao e grazie a chi mi illumina 🙂

  27. crimatisse ha detto:

    Conoscevo già il prezioso lavoro di Andrea Segre, anche perché amico di una ragazza etiope alla quale sono affettivamente molto legata…il fatto che compaia qui il suo documento, all’interno di un post incentrato
    sulla libera circolazione delle informazioni e sul giornalismo partecipativo, mi fa un gran piacere: si ritorna a sottolineare il valore delle nuove tecnologie dal punto di vista della diffusione di notizie che altrimenti
    rimarebbero oscurate o ad appannaggio di un ristretto gruppo di persone… e non è affatto da poco il poter riflettere insieme su questi crimini commessi dallo stato italiano: non dimetichiamo che il Mediterraneo è
    la tomba di centinaia di migranti in cerca di migliori condizioni di vita… se la rete può contribuire ad un “risveglio” delle coscienze, ben venga.

  28. miottosandra ha detto:

    eppure siamo anche noi emigranti oggi, in questo momento. Quanta ricchezza sprecata con i mari chiusi!

    ps. anch’io come Erica non so dove scrivere, non ho il software….ho perso l’informazione.

  29. Erica Angel ha detto:

    condivido quando detto e sono felice di poter partecipare attivamente e scrivere un racconto, anche se non ho capito dove scrivete e come, vi seguo fiduciosa, nel frattempo mi esercito.
    Prof o chi mi può rispondere è normale che su RSSOwl mi compaiano i post e i commenti solo fino al 08/04 e non quelli di oggi, per leggere questi sono andata sulle mail. Grazia ciao Erica

  30. ori85 ha detto:

    Rete e libertà…libertà di esprimersi, creare, conoscere e far conoscere, denunciare…tecnologia che “apre” se usata con criterio. E’ bello che un per-corso formativo si incontri con la realtà quotidiana (dura in questo caso)…fosse sempre così! 🙂

  31. antonella coppi (@fiora55) ha detto:

    oltre che utile a livello personale questo post fa riflettere molto su quanto siamo ancora lontani dal rispetto dei piu’ elementari diritti umani.Grazie per questi input che non si riferiscono esclusivamente ai contenuti specifici del corso , ma aprono la mente e il cuore di chi li legge.

  32. Claudio ha detto:

    Perchè quando vediamo queste immagini ci indigniamo e poi un terzo degli Italiani continua votare le persone che si sono rese corresponsabili di tali atrocità? Possibile essere così superficiali ? Scusate lo sfogo.

  33. Daniela L. ha detto:

    Sono incredibili le potenzialità di internet per quanto riguarda la diffusione del sapere! Per quanto attiene al video… sono sgomenta!

  34. adrianapa ha detto:

    Trovo questo post molto interessante. Avevo visto altri video di Andrea Segre sull’immigrazione, argomento che mi coinvolge sempre e sul quale cerco di interessare anche i ragazzi (soprattutto di terza media). Siamo innanzitutto cittadini e il sogno di una società più giusta e libera mi anima sempre, al di là degli scoraggiamenti di percorso… Why not l’idea di una scrittura collettiva, tempo permettendo?

  35. M. Antonella ha detto:

    Bene, Letizia e C’era L’H: siamo già in tre!
    Se il Grande Capo Andreas ci dà l’OK, inserirò l’inizio del racconto che vorrei proporvi nel blog
    che ho creato su WP per un corso del prof.che ho seguito l’anno scorso e lo condividerò con tutto il gruppo,
    in modo che chiunque voglia possa dare il suo contributo per continuare la storia, scrivendone un capitolo, un brano, una frase, una parola… ; )

    1. Andreas ha detto:

      @M.Antonella # Mi sembra un’idea brillantissima! Potrebbe essere adatto proprio PiratePad, o un’altro strumento di scrittura condivisa, un wiki o Drive. Oppure nel tuo blog in WP potresti rendere coautori coloro che partecipano. Ma procedete pure come preferite. Il valore è nella proposta in sé, che va esattamente nella direzione che mi auspico.

  36. C'era l'H ha detto:

    @M.Antonella: mi piace molto la tua idea dello storytelling, del sedersi attorno al fuoco acceso a raccontarsi esperienze e storie …fa molto “comunità”…potrebbe venir fuori di tutto…e proprio questo è quello che mi intriga di più! Nell’attesa di vedere se la tua proposta riiscuote successo, mi abbono con un feed a “Global Voices” 🙂

  37. Letizia ha detto:

    Condivido totalmente il pensiero di M.Antonella e credo che il nostro compito da studenti del corso e da docenti quando siamo in aula sia proprio quello di affiancare gli alunni nell’autocostruzione di una mente aperta e critica. Io un tempo avevo pensato di “”riadattare”” Gomorra di Saviano per proporlo ai bambini di quarta e quinta elementare; grazie ad Andreas per averci fornito questo spunto.

  38. M. Antonella ha detto:

    Avevo già visto da qualche parte il video “Mare Chiuso”; ne ero rimasta indignata e sconvolta…
    Mi è venuta allora l’idea di scrivere un inizio di racconto di pseudo-fantascienza da proporre ai miei alunni.
    Visto però che hai dato a tutti noi questo input, Andreas, vorrei proporre ai miei compagni di corso
    un’esperienza di storytelling, invitandoli ad un’attività di scrittura collaborativa, (wiki), cioè a continuare il racconto,
    dal momento che abbiamo anche lo strumento adatto, il pad…
    Dovrebbe essere come sedersi intorno ad un fuoco acceso, nel nostro villaggetto, e raccontarsi a turno delle storie,
    anzi un pezzo della storia relativa all’argomento proposto…
    Che ne pensi??? 🙂

  39. Lisa ha detto:

    Quando la tecnologia è libertà…e allora viva la tecnologia. Noi abbiamo il dovere morale e professionale di fare in modo che le tecnologie siano al servizio delle nuove generazioni, impedendo che accada il contrario, che possano usarle in modo critico, e non che debbano essere usati…accompagnamoli perchè costruiscano strutture mentali in grado di “supportare” e utilizzare questi potenti mezzi.

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