Le conclusioni di un articolo su #linf12 per Didamatica 2013 – #ltis13

Locandina del connectivist Massive Open Online Course: Laboratorio di Tecnologie Internet per la Scuola - #LTIS13

È raro che partecipi a congressi scientifici. Non mi interessano più, salvo eccezioni particolari come questa: con alcuni studenti del Laboratorio Informatico #linf12 al corso di laurea triennale “Metodi e Tecniche delle Interazioni Educative” presso la IUL, presenteremo un articolo al prossimo congresso Didamatica 2013 che si terrà a Pisa dal 7 al 9 maggio.

Laboratorio #linf12, presentazione a Dimatica e cMOOC #ltis13 si intrecciano in maniera interessante. Ho pensato di anticipare qui le conclusioni dell’articolo. Le testimonianze citate nel testo sono quelle riportate per intero nel post di presentazione del cMOOC #ltis13.


Due mesi di vita in un laboratorio virtuale

Andreas Robert Formiconi, Rosaria Alessandro, Sabrina Bodoyra, Mariantonietta Fina, Laura Lucci, Errica Marino, Beatrice Piastrini, Lisa Salvetti, Roberta Sangiorgio, Flavia Zanchi

Nessuna organizzazione può eludere le sfide che oggi vengono poste dai contesti in cui queste operano, che oggi sono profondamente mutati e in continua rapida evoluzione. Già da un paio di decenni si parla della necessità che ogni organizzazione divenga una “learning organization” [Senge, 2006], pena l’estinzione per incapacità di adattamento. Può sembrare paradossale, ma anche la scuola e l’università devono tentare di evolvere verso il modello di una “learning organization” [Senge, 2012]: la necessità di far fronte ad una domanda d’istruzione massificata, l’esplosione delle conoscenze, la frammentazione e la specializzazione esasperata di tutte le discipline, la fioritura di altre nuove discipline spesso intersecate in modo complesso con le precedenti, il dinamismo del mondo del lavoro e delle competenze richieste per essere competitivi, la proliferazione di tecnologie pervasive “in mano” agli studenti e molto meno ai docenti, la comparsa di nuovi luoghi virtuali abitati prevalentemente dalle nuove generazioni, sono alcuni dei tratti essenziali che connotano il mutamento di contesto nel quale scuola e università si trovano ad operare. Di fatto, le istituzioni formative sembrano rincorrere i mutamenti, anziché precorrerli.

I giovani oggi si servono della tecnologia con grande disinvoltura, al punto da vivere due vite parallele, una reale e l’altra virtuale, una di qua e una di . È un fatto; come è un fatto che scuola e famiglia, salvo eccezioni, siano rimaste di qua. E se in senso lato il compito della scuola è quello di educare ad abitare consapevolmente e produttivamente nel mondo, è evidente che ci troviamo di fronte ad un problema, perché la scuola ignora una buona metà del mondo nel quale, di fatto, le nuove generazioni già abitano.

La risposta prevalente da parte delle istituzioni consiste nel dotare le strutture scolastiche di nuove attrezzature tecnologiche. La questione dell’utilità di un simile approccio è controversa e genera vivaci dibattiti fra posizioni parimenti autorevoli. Sembra quindi che sia una questione indecidibile, almeno nel presente stato di cose.

Il lavoro che abbiamo descritto, in un certo senso aggira la questione, spostando l’attenzione da aspetti di natura tecnico-infrastrutturale a aspetti umani, attinenti primariamente alla formazione degli insegnanti. Ciò comporta l’adozione di un paradigma diverso da quello usuale: non l’addestramento all’uso delle nuove tecnologie comparse nell’aula scolastica, bensì il riconoscimento dell’esistenza di un nuovo territorio e della necessità di esplorarlo al fine di muovercisi autonomamente ed essere in grado di svolgervi la propria missione di insegnamento.

L’adozione di un simile paradigma non parte dall’aula informatica attrezzata o dalla LIM in classe, ma parte dall’idea che questo nuovo territorio è già compenetrato con quello fisico della classe, a dispetto di qualsivoglia normativa o restrizione, e che le porte che vi si aprono sono presenti nelle tasche e negli zaini degli scolari. Obiettivo primario dunque è che gli educatori imparino ad abitare e a lavorare in questa nuova parte di mondo.

Rispetto a questa prospettiva, è del tutto secondaria la scelta degli strumenti specifici che sono stati utilizzati, piattaforme di blogging piuttosto che di microblogging o di scrittura cooperativa o di altro. Gli strumenti sono stati scelti in base a considerazioni contingenti, di facilità di uso, di pertinenza in funzione di eventuali competenze preesistenti nei discenti, di adesione a standard aperti. Sarebbero potuti essere anche altri, purché idonei alla partecipazione attiva e cooperativa, nel segno dell’esplorazione di un nuovo territorio, delle sue risorse e dei suoi pericoli.

Il percorso che abbiamo descritto non è stato improvvisato ma è frutto di un lavoro che si protrae ormai da alcuni anni, attraverso la partecipazione ai primi corsi liberi online apparsi nel 2007 [Fini et al, 2008], e ad una serie di esperimenti didattici in una varietà di contesti [Fiore e Formiconi, 2008; Kerawalla et al, 2008; Bruni, 2009; Formiconi, 2009; Ebner et al, 2010; Sawmiller, 2010; Junco et al, 2011].

Le testimonianze che abbiamo riportato in questo lavoro depongono evidentemente a favore dell’esperimento. Abbiamo scelto di documentare i risultati del laboratorio mediante testimonianze di natura qualitativa, perché queste documentano un esito quantitativo semplice e significativo: persone che nella tecnologia vedevano un problema e sentivano un bisogno mai soddisfatto del “manuale”, dopo “la cura” sono entusiaste delle nuove prospettive e autonome nell’acquisizione di nuovi strumenti. È tuttavia opportuno osservare che il valore dell’esperimento è in parte limitato dalla dimensione e dalla specificità del campione. È evidente che, per quanto siano positive, le impressioni di soli 12 studenti possono solo avere valore indicativo e non vanno generalizzate con troppa leggerezza. Anche la specificità di questa popolazione di studenti pone limiti che non possono essere ignorati. Sarebbe ingenuo considerare il campione di studenti del Corso di Laurea in “Metodi e Tecniche delle Interazioni Educative” della IUL come rappresentativo dell’intera popolazione di insegnanti. Si tratta infatti di persone estremamente motivate e determinate, disposte ad affrontare un corso di studi che risulta essere forse anche più impegnativo dei corrispondenti corsi universitari in presenza, con la difficoltà aggiuntiva di dover trovare gli spazi per lo studio e gli adempimenti didattici in un’agenda spesso già colma di impegni lavorativi e famigliari propri di persone appartenenti prevalentemente alla fascia d’età compresa fra 30 e 50 anni.

Alla luce di tali considerazioni è stato predisposto un esperimento con il quale si tenta di unire la metodologia applicata nel presente studio con la modalità dei Massive Open Online Courses (MOOC).

Al momento della redazione di questo lavoro, il corso “Laboratorio di Tecnologie Internet per la Scuola” ha raccolto 465 adesioni [Formiconi, 2013]. In seguito ai risultati qui esposti è stato naturale esplicitare per la nuova proposta i seguenti obiettivi: 1) ridurre il gap nell’impiego delle tecnologie fra vecchie e nuove generazioni 2) percepire la rete come un luogo amico per imparare e insegnare 3) creare e sostenere comunità di apprendimento e aggiornamento professionale in rete.

I primi elementi che saranno emersi in corso d’opera potranno essere già riferiti nell’esposizione del presente lavoro.

Bibliografia

Bruni F., Blog e didattica, EUM, Macerata, 2009.

Ebner M., Lienhardt C., Rohs M. e Meyer I., Microblogs in Higher Educaton – a chance to faciltate informal and process oriented learning? Computers & Education, 55, 2010, 92-100.

Fini A., Formiconi A.R., Giorni A., Pirruccello N.S., Spadavecchia E., Zibordi E., IntroOpenEd 2007: an experience on Open Education by a virtual community of teachers. Je-LKS, 4, 1, 2008, 231-239.

Fiore M.G., Formiconi A.R., Insegnare Apprendere Mutare: la blogo-classe va in scena! Je-LKS, 4, 3, 2008, 51-59.

Formiconi A.R., La blogoclasse come comunità di pratica… intergenerazionale. In Fiore M.G. (a cura di), Divenire digitali: riflessioni ed esperienze sul mutamento antropologico in atto, «Form@re», 62, 2009, http://formare.erickson.it/wordpress/?p=70.

Formiconi A.R., Un cMOOC sulle tecnologie internet per la scuola – #ltis13, https://iamarf.org/2013/02/28/un-cmooc-sulle-tecnologie-internet-per-la-scuola-ltis13/ 2013.

Junco R, Heiberger G., Loken E., The efect of Twitter on college student engagement and grades. Journal of Computer Assisted Learning, 27, 2, 2011, 521-531.

Kerawalla L, Minocha S., Kirkup G. e Conole G., Characterizing the different blogging behaviours of students on an online distance learning Course. Learning, Media and Technology, 33, 1, 2008, 21-33.

Sawmiller A., Classroom blogging: what is the role in science learning? The Clearing House: A Journal of Educational Strategies, 83, 2, 2010, 44-48.

Senge P., The Fifth Discipline: The Art & Practice of The Learning Organization, Random House, London, 2006.

Senge P., Schools That Learn, Nicholas Brealey Publishing, Boston, 2012.

38 thoughts on “Le conclusioni di un articolo su #linf12 per Didamatica 2013 – #ltis13

    1. auroraabatemattei says:

      Spesso si ha, da parte del corpo docente, una grande refrattarietà sull’efficacia dell’utilizzo delle nuove tecnologie per imparare insieme ad i nostri alunni. Sarebbe bello poter far fare formazione a tutti i miei colleghi e oltre…. partendo da questo splendido articolo.
      La scuola ha bisogno di cambiare, i nostri alunni ce lo chiedono, i nostri figli rifiutano il vecchio sistema ancora adottato dal 90% dei docenti, docente-cattedra;alunni-banchi; insegnamento-apprendimento e per finire compiti spesso insignificanti a casa.
      Basta non se ne può più, la scuola “puzza di vecchio”, la società corre in continua evoluzione.
      Saluti con stima a tutti voi
      Maestra Aurora Abatemattei

  1. giovanni says:

    non si può essere che daccordo con le considerazioni espresse. personalmente ritengo che i problemi siano di due tipi.
    la preparazione dei docenti sarà molto lunga e per molti casi passerà per il normale ricambio generazionale degli stessi. molti docenti già avanti con gli anni hanno problemi con l’uso del semplice PC figuriamoci con l’uso di una nuova situazione quale quella del web e delle possibilità che offre, che richiede però una capacita di uscire da schemi da classici.
    Il secondo problema lo vedo negli studenti, ho meglio negli studenti con cui ho la fortuna di lavorare. Molti di questi ragazzi (dai 15 ai 18 anni) è vero che sono per certi versi di LA , hanno in mano strumenti tecnologici ma li usano molto solo per stare in contatto tra loro (che è una parte dello scopo) ma per il resto sono molto refrattari ad utilizzare il web per scopi didattici. spero sia solo una carattersistica della mia scuola!!
    per quanto riguarda gli strumenti mi sento di condividere che non c’è bisogno di tante discussioni e nemmeno di tanti investimenti, basta darsi da fare.
    Giovanni

  2. Anonimo says:

    Sante parole… è proprio tutto vero: la scuola rincorre i mutamenti e di solito lo fa anche a caso… meglio spendere i finanziamenti per acquistare dotazioni tecnologiche, che si vedono, si toccano, si consumano, piuttosto che spenderli in qualcosa di più effimero come la formazione, magari di docenti e, perché no, anche di studenti… Questi studenti che, in alcuni casi, amano abitare più di là che di qua, perché di qua è noioso e di là si inventano una vita che non è assolutamente corrispondente alla realtà. Per un insegnante si profila la necessità di provare ad abitare quel mondo parallelo, senza lasciare la realtà conosciuta (la classe), ma andando a “cercare” i propri studenti nei territori dove amano stare e nascondersi…
    Secondo me ai tre obiettivi si potrebbe anche aggiungere una quarta finalità: educare all’osservazione, alla collaborazione, alla soluzione creativa dei problemi. Tutte competenze alte, anzi altissime… GRAZIE DAVVERO.

  3. mabalzani says:

    Penso proprio si sia centrato il problema principale che non è dotare di tecnologie le scuole ma rendere un po’ tecnologici i docenti così il prio problema si risolve quasi in automatico in quanto si incomincia a pensare tecnologicamente e poi avviene di conseguenza: programmazioni, strumenti, progetti…la creatività è una cosa che alla scuola italiana non è mai mancata. Non è certo a riempire di libri che si incentiva la lettura ma bensì riuscire trasmettere il bello della lettura, la tipologia dei testi, come nasce un testo e la scoperta di vivere ciò che si legge.

  4. sabinaminuto says:

    @ Michele # 20 anche io come te per molto tempo me ne sono stata fuori, guardavo dalla finestra il villaggio e avevo paura di camminare per le strade.
    Ma poi, per per circostanze legate ad altro, ho iniziato a varcare la soglia e a spingermi sui per- corsi sconosciuti. Ed ora , mi diverto un mondo!
    Non potrei lavorare altrimenti: la noia mi perseguiterebbe e soprattutto la ricerca di un senso mi sarebbe impossibile.

  5. Andreas says:

    @Costantino #2 Non ho idea Costantino, io non ho alcun nesso con l’AICA, e non ne ho mai avuto con nessuna società scientifica, delle tante che avrei dovuto frequentare. Non mi piacciono. In questi anni di rado mi affaccio ai congressi, quasi mai, e se ci vado sono sempre un po’ straniero. Disorganizzato, finisco col pagare di tasca mia, e di solito sbaglio le scadenze utili, e mi arrabbio. Penso di essere poco utile in questo senso… 😦

  6. Michele says:

    Sono anch’io un insegnante che partecipa a questo corso con l’obiettivo di imparare a destreggiarsi meglio con le diavolerie tecnologiche per poi utilizzarle con gli studenti per un approcio diverso alla classica lezione.
    Vi chiedo e le chiedo prof.” ha mai pensato al terrore che la rete e l’uso di questa provoca in me insegnante quando devo confrontarmi con alunni che sono nati con il digitale, mentre io mi sto sforzando di recuperare il gap e ancora …il timore di non riuscire a controllare le attività(chiamiamole dispersive)che possono fare gli alunni durante una lezione di tipo digitale? Grazie e attendo suggerimenti.

  7. laurablacks says:

    carissimo professore, timidamente mi approccio al mio primo commento su iamarf.org. Ho seguito puntualmente e con grande interesse i suoi post. Adesso, non Le nego che mi piacerebbe sperimentare la creazione di una blogclasse con annesse strategie e competenze necessarie. Spero possa essere uno dei post successivi. Grazie

  8. Manuela says:

    Mi trovo completamente d’accordo con quanto affermato nell’articolo: mi piacerebbe poter partecipare a Didamatica!
    Sono riuscita a fare il Trackback con il mio nuovo Blog! 🙂

  9. Mariantonietta-linf12 says:

    Quando ho letto il post, riletto tutto con attenzione, aver visto il mio nome insieme a quello del Prof. e delle mie care amiche di #linf12…ho provato un emozione incredibile, ho rivisto tutti i momenti, la voglia di esserci, ora solo lacrime…ma di gioia! Unico rammarico: non potrò esserci fisicamente, ma con il pensiero già sono arrivata a Pisa da un bel pò.
    A Didamatica…con furore!

  10. Nicoletta Farmeschi says:

    Salve,
    letto tutto con interesse…forse sarò a Didamatica anche io! Spero proprio di venirvi ad ascoltare!!!
    Ps: ho atteso paziente e ora ho una bellissima nuova mail, nicomarti@anche.no A me pare stupenda: così adesso sto aprendo un nuovo blog…manderò una nuova mail, prof, con l’url su Noblogs!

  11. Anonimo says:

    Condivido pienamente i tre punti prefissati da Andreas, ossia ridurre il gap tra nuove e vecchie generazioni nell’uso di internet (banalizzando), la rete come luogo amico, la rete come luogo di formazione/aggiornamento. Ho frequentato nel 2011 un corso on line presso la IUL di Firenze sulla didattica metacognitiva e sull’uso delle nuove tecnologie in didattica.
    Lo consiglierei a tutti.
    E poi l’anno scorso ho avuto un incarico di insegnamento annuale che mi ha permesso di metterlo nel mio piccolo in pratica.
    E’ servito a riconciliarmi con un pezzo di me stessa che guardava alle aule con diffidenza e che le aveva lasciate con un senso di sconfitta.
    Oggi so che non ci sono aule cattive e aule buone, ci sono solo studenti che hanno bisogno di avere la loro giusta occasione per imparare e insegnanti che devono avere la loro buona occasione per insegnare.
    E poi ci siamo noi che sappiamo che l’apprendimento non ha mai fine e che ci piace ritenerci insegnanti e discenti nel medesimo tempo.
    Per questo stiamo qui, credo, in parte per ricordarcelo.

  12. Annarita Bergianti says:

    “L’adozione di un simile paradigma non parte dall’aula informatica attrezzata o dalla LIM in classe, ma parte dall’idea che questo nuovo territorio è già compenetrato con quello fisico della classe, a dispetto di qualsivoglia normativa o restrizione, e che le porte che vi si aprono sono presenti nelle tasche e negli zaini degli scolari. Obiettivo primario dunque è che gli educatori imparino ad abitare e a lavorare in questa nuova parte di mondo.” credo che sia questo il concetto centrale di tutto l’intervento. Penso sia una idea che fa paura, non solo agli insegnanti ma anche ai genitori stessi, che preferiscono pensare alla rete come svago o come incidente di percorso, perchè non sanno ( non sappiamo, non so) come maneggiarla. La vastità e la portata dell’esplorazione generano dei processi nuovi e delle nuove relazioni, dove il potere non trova la sua fonte nel sapere ( chi può competere con la vastità e la varietà dei saperi in rete?) ma dalla capacità di governare i processi di acquisizione e questo MOOC è un modello che va in quella direzione. Grazie

  13. Sabina says:

    @marina.p #8 concordo con te sulla valutazione del corso, sulle “cose aliene”, sulla possibilità di riflettere. Ma ciò su cui più concordo è la possibilità di parlarne a scuola come se non fosselì l’essenza del nostro lavoro. Ma se non scambio idee con i colleghi con chi lo dovrei fare?
    Alla fine un risultato ce l’ho già: conosco, dialogo, rifletto con colleghi virtuali,ma credo più reali, almeno per me, di quelli in carne ed ossa che vedo ogni mattina. Ma allora la scuola “c’è”?
    Credo di sentirmi davvero come i miei studenti alle prese con il mondo della rete: più reale del reale. Come criticarli? A chi spara a zero sui nativi digitali suggerisco sempre di pensare cosa avremmo fatto noi al loro posto: le stesse cose. Il richiamo dell’ignotoè sempre troppo forte. Meno male.

  14. marina.p says:

    Molto, molto interessante.
    Una delle cose che mi piacciono di questo corso é, non solo aver imparato cose aliene come i feed, i blog, i podcast,…. Ma la possibilitá di riflettere su tematiche fondamentali. Spesso, quello che manca a scuola, prima ancora della LIM o della connessione wirless, é la voglia/possibilitá/ tempo/interesse di parlare di queste cose!
    (Certo, bisognerebbe anche saperle dire cosí bene come fa il Prof….)

  15. Chiara says:

    Interessante articolo prof, ricco di spunti di riflessione. Ci vediamo a Didamatica allora, anche i miei colleghi ed io saremo lì in esplorazione alla ricerca di ” materiale ” per la nostra ricerca.

  16. criszac68 says:

    Leggere l’articolo, ha rafforzato le mie motivazioni a proseguire in questo percorso. Sono infatti convinta che non è più sufficiente imparare ad usare le nuove tecnologie; questo è
    solo un primo passo ma è l’approccio che deve cambiare: provarsi ad esplorare e familiarizzare con nuovi territori perché possano arricchire il processo di insegnamento/apprendimento.
    Mi riconosco pienamente nei 3 obiettivi del nostro percorso esplicitati al termine dell’articolo e so che mi richiederanno impegno per riuscire a raggiungerli…ma il proposito c’è.
    Concordo, inoltre, con la collega Tiziana quando sottolineava che la differenza tra gli strumenti la fa il modo con cui si indica di usarli: per cui esaltare il libro se poi lo si fa usare come
    come se fosse la bibbia, pappagalleggiandone i contenuti e mortificando pensiero divergente e spirito critico, è un insulto. E sono anche d’accordo che la scuola debba rivedere profondamente
    tanti suoi aspetti: se quello della partecipazione attiva e collaborativa dei nostri alunni è fondamentale, non da meno è quello della valutazione, perché anche sull’uso dei voti ci sarebbe da
    dire tanto…la valutazione sommativa da troppo tempo imperversa a scapito di quella formativa che è diventata esercizio di pochi…

  17. tiziana says:

    Perfettamente d’accordo prof., mi riconosco in pieno nella categoria degli insegnanti che vogliono usare libri i testo e internet, metodi tradizionali e metodi relativamente nuovi e in continua evoluzione, non ho alcun pregiudizio rispetto all’uso del web nelle scuole, anche il classico libro di testo cartaceo se usato come testo da ripetere a memoria può essere altamente nocivo così come un uso autoritario della LIM, il professore decide cosa far vedere, commenta e pretende l’esatta replica del suo copione dallo studente. Questo è il modello si scuola da cambiare alle radici, cambiare anche la valutazione, trovare sistemi alternativi o complementari al voto che nel corso degli anni non è certo servito a migliorare la qualità dell’apprendimento.E poi ci sarebbero da dire tante altre cose ma mi fermo qui 🙂

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