Il diritto d’autore: una protezione soffocante

Mai avrei pensato di conoscere Akiko e ancor meno avrei immaginato di vederla emergere dai boschi dove io vivo. Ma chi è Akiko? Akiko è una giovane artista protagonista di un fumetto, Bound by Law [1], che vorrebbe realizzare un documentario sulla vita di New York. La storia narra di come Akiko si renda conto che è praticamente impossibile evitare di includere immagini e brani sottoposti a diritti di autore, pena lo svuotamento di significato della stessa opera che vorrebbe realizzare.

Beh, non è che ho incontrato proprio Akiko, se non altro perché ne ho incontrati due, un’Akico-a e un Akiko-o che in realtà hanno nomi a noi più famigliari, Diana e Luciano. Ciò non toglie che le loro vicende siano da meno di quelle di Akiko, anzi.

Diana “Crêpe” Crepaz e Luciano Guarino sono due artisti eclettici che affrontano da diversi anni gli stessi problemi di Akiko con la differenza che loro – di Akiko non è dato sapere – cercano di vivere della loro creatività. L’obiettivo è difficile da perseguire ma nel nostro paese diventa quasi impossibile, sono ben altre e meno encomiabili attitudini ad esser premiate, purtroppo. Diana e Luciano lo sanno ma sono tipi tosti, e perseverano.

Diana con la voce e Luciano con la chitarra parlano volentieri la lingua del jazz, precisamente un loro gergo che chiamano funny jazz per il bisogno di esprimersi liberamente fuori dei confini del genere e dentro la propria anima

Nei loro dischi rivisitano, smontandoli e rimontandoli in struttura, ritmo e armonia, in un impeto distruttivo e creativo, una serie di brani famosi.

La loro musica non ti dà pace, dall’allusione esplicita ad un pezzo noto vieni portato altrove e appena ti pare di riconoscere qualcosa ti strapazza subito ancora da un’altra parte. A me piacciono molto e danno uno splendido esempio di creatività artistica contemporanea.

Sphinx & Gorgò, così si chiamano in arte, sono tuttavia persone serie e vogliono fare le cose per bene, rivolgendosi alla SIAE per la tutela dei propri diritti d’autore. Pagano così le quote dovute per l’iscrizione nonché quelle relative ai diritti degli autori di cui hanno utilizzato i pezzi. In compenso, quando viene venduto un CD, una quota del prezzo d’acquisto finisce alla SIAE che ne redistribuisce a sua volta una parte agli autori (o agli editori).

Fin qui tutto bene ma non è proprio tutto rose e fiori. Questo meccanismo di protezione infatti è nato in un contesto nel quale la riproduzione e la redistribuzione delle opere erano operazioni complesse e costose. Oggi non è più così. La natura digitale del supporto delle opere consente a chiunque di riprodurle e distribuirle con grande facilità e a costi irrisori.

Non è più questione di cercare e perseguire i “malfattori”. E’ la natura del mezzo di trasmissione ad essere cambiata radicalmente e questo impone la redifinizione delle regole del gioco. Il supporto digitale conferisce un nuovo attributo alle opere: la diffusibilità spontanea. Non è più necessario portarle in dei luoghi per diffonderle, poiché percolano spontaneamente nella rete.

Dal punto di vista tradizionale la digitalizzazione è un disastro perché mina un modello consolidato di business. In un’ottica più ampia tuttavia rappresenta un miracolo, quello che per qualsiasi autore è certamente il primo dei desideri: che il proprio lavoro possa essere apprezzato dal maggior numero possibile di persone col minimo del costo.

Gli autori emergenti hanno sempre avuto difficoltà e non è mai bastato solo il talento, ci vuole anche fortuna e spesso disponibilità ad affrontare situazioni che con l’arte hanno poco a che vedere. Del resto storie di riconoscimento postumo di grandi talenti abbondano in tutti i campi.

Dobbiamo quindi ammettere che la diffusibilità delle opere rappresenta un regalo straordinario per qualsiasi giovane artista.

Allo stesso tempo dobbiamo prendere atto che l’attuale regime di regolamentazione dei diritti d’autore è anacronistico e che finisce col rappresentare un forte deterrente alla valorizzazione dei nuovi talenti. Insomma, protegge discretamente chi è già famoso ma ostacola chi deve emergere.

In passato avevo sempre suggerito agli studenti una riflessione sul tema dei diritti d’autore. In primo luogo perché è inevitabilmente attinente alla questione della diffusione delle Open Educational Resources, delle quali abbiamo detto in alcuni post precedenti. In secondo luogo perché, in un contesto dove chiunque può essere autore e può potenzialmente riutilizzare materiale soggetto a diritti d’autore è doveroso disporre di una minima conoscenza del problema.

Questa volta ho introdotto la questione in modo leggero, approfittando della recente amicizia contratta con questi due simpatici artisti ma, per chi desiderasse approfondire e trovare maggiori riferimenti alla questione, rimando all’ultimo post  Assignment 8: didattica e diritti d’autore che ho proposto nel semestre precedente.

P.S. Non ho chiamato assignment questo post, ma se qualche studente vuole perfezionare il suo voto può contribuire ed io ne terrò conto.

P.P.S. Ah dimenticavo, potete trovare qualcosa di Diana e Luciano anche su Youtube.


[1] Si tratta di un fumetto creato per spiegare le problematiche intorno al diritto d’autore da tre eclettici accademici americani: Keith Aoki, cartoonist e professore della Oregon School of Law, James Boyle, giornalista del Financial Times online e professore alla Duke Law School, Jennifer Jenkins, documentarista e direttrice del Duke’s Center for the Study of the Public Domain.

6 thoughts on “Il diritto d’autore: una protezione soffocante

  1. Ervin Myrteza ha detto:

    ciao,io non sono d’accordo con la pirateria dei CD ma non mi sembra nemmeno giusto comprare un CD ad un prezzo esagerato..sono le case discografiche che devono abbassare i prezzi e cosi si mettono in equilibrio un pò le cose….

  2. martinoaiello ha detto:

    Complimenti a Sphinx e Ghorgò per la loro passione, per il coraggio della creatività. Bisogna essere davvero pazzi per partorire in arte un’idea, in virtuosismo il proprio estro creativo in un mondo in cui non bisogna discostarsi mai da un prodotto banale e già costruito, che ha già dimostrato di poter essere venduto. In un Paese in cui non si rischia, in cui la cultura – proprio in questi giorni – viene vista come un articolo di bilancio e niente più.
    Ma il mondo è fatto anche di matti e vi rendiamo grazie!
    Mi sento di consigliarvi di fare un giro sul sito Jamendo e Magnatune in cui molti artisti “emergenti” con licenza CC condividono le loro creature nella speranza che altri le trasformino in qualcos’altro (gli utenti Linux conosceranno di già questi strumenti!).

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