Errando in regioni di Twitterlandia dove l’arabo prevale sull’inglese, ci si trova circondati da giovani capaci e appassionati che non sanno cosa sia la difesa
Una cometa di scintille collegate, le rosse parlano arabo, le blu inglese, le viola ambedue
Le grandi, quando la cometa fu vista, avevano parlato tanto, le piccole via via meno
La testa della cometa è tutta rossa, tutta fatta da giovani arabi
La coda blu, in fondo a sinistra, fatta di establishment occidentale, giornalisti, agenzie governative e non, arranca dietro alla testa ad essa collegata solo grazie alla reticolarità del corpo
Quella cometa ci indica dove si trova il futuro
Più precisamente. Ho scoperto il riferimento all’affascinante lavoro di Kovas Boguta in un bel post di Donatella Della Ratta. Al blog di Donatella ci sono arrivato andando in cerca delle notizie diffuse da giovani arabi in Twitter. In un primo momento ero convinto che Donatella fosse una di loro, e in parte lo è diventata. Vedere …
Devo aggiungere anche che ho scritto questo post riflettendo sulla necessità di superare le passioni tristi …, grazie Fermina Daza …
Solo un breve inciso. Questo esempio illustra bene il senso della nascente cultura “read-write” nella quale ogni autore, piccolo o grande che sia, stabilisce esattamente i diritti che intende attribuirsi, consapevole di contribuire come tutti gli altri ad un ecosistema di idee, espressione della cultura umana.
Come specifica bene Donatella stessa, in un suo post successivo:
[…] il blog e` pubblicato sotto licenzaCreative Commons Attribuzione Condividi-allo-stesso-modo, che vuol dire che potete condividere, tradurre, rimixare, ripubblicare tutto alla sola condizione di citare la fonte originale e poi distribuire il prodotto che ne deriva sotto la stessa licenza originaria (cioeCC BY SA,percio` non metteteci un copyright classico!).
Ebbene, la licenza che io uso in questo blog è proprio la stessa, come è specificato nella sidebar qui a destra: CC BY SA. Io posso quindi riutilizzare il lavoro di Donatella col suo implicito consenso e in ossservanza della legge sul copyright, ambedue consapevoli, come tantissimi altri, che questa pratica favorirà la circolazione delle idee.
Global Voices è una rete internazionale di blogger che informano, traducono e sostengono i citizen media e i blog di ogni parte del mondo. Non guardare solo la TV e non leggere solo giornali di parte.
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Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo 3.0 Unported License
L’ottusità del potere è terrificante.
In Italia, il Premier Silvio Berlusconi, mantiene ostinatamente la posizione, nonostante le pessime performance del Paese, documentate da quasi tutti gli indicatori di salute economica e di progresso, e nonostante gli scandali che rendono l’Italia un paese tristemente unico al mondo. Ma lui resta.
I leader arabi si rivelano del tutto incapaci di capire che la formazione delle giovani generazioni, cruciale per la crescita economica dei rispettivi paesi, ha l’effetto collaterale di accelerare l’emancipazione sociale e culturale. Ma loro perseverano con i vecchi metodi.
Anche leadership democratiche, come l’amministrazione statunitense, peraltro molto incline a dare lezioni di democrazia al resto del mondo, rivelano ottusità quando emergono i loro lati oscuri.
L’isterica veemenza della reazione degli Stati Uniti, di fronte alle massicce quantità di cablogrammi pubblicati da Wikileaks, non è quello che ci si potrebbe aspettare da una democrazia avanzata, in grado di leggere i cambiamenti cruciali della società.
La storia di Wikileaks ricorda quella di Napster, il servizio per lo scambio peer-to-peer di file musicali, chiuso nel 2001 a causa di violazioni del copyright. Napster è stato chiuso, ma da allora il business di distribuzione della musica è cambiato radicalmente.
… una nuova generazione di siti web sul modello di Wikileaks sta popolando Internet – decentralizzando il concetto di whistleblowing e rendendo più difficile la censura dei pubblici dibattiti semplicemente tagliando i servizi di un sito.
In questo articolo ci si domanda se l’emergenza di una concorrenza di Wikileaks possa indurre una mutazione del whistleblowing rendendolo resistente alla censura. L’ho tradotto qui di seguito (qui la versione originale in inglese).
An English version of this foreword is available as a comment to the original English post by Claude Almansi.
Libertà, interessi consolidati, editoria, gestione dei diritti d’autore, impiego degli strumenti di Internet, strategie di apprendimento, lettura e ascolto in altre lingue. Cosa vuol dire essere un autore nel cyberspazio, cosa vuol dire essere un lettore o un ascoltatore nel ciberspazio, cosa vuol dire oggi essere un autore, o un lettore, o ambedue? Questi sono alcuni temi che si possono sviluppare intorno al post Learning from Doctorow’s ‘With a Little Help’, scritto recentemente da Claude Almansi.
Il contenuto dei racconti di Cory Doctorow ed anche il suo esperimento di auto-pubblicazione, sono ricchi di spunti per insegnamenti che abbiano qualche attinenza con le tecnologie di informazione e comunicazione, l’alfabetizzazione informatica e i media digitali. Nel suo post, Claude Almansi, ci dà alcuni suggerimenti specifici per impiegare a fini formativi questo lavoro.
Poiché mi piacerebbe utilizzare queste idee con i miei studenti nel semestre imminente, ho tradotto qui il post originale di Claude.
Oggi l’idea di riutilizzare materiali didattici va molto in voga. Si materializzano così nuovi “oggetti” e proliferano gli acronimi, come Learning Objects, Shareable Courseware Objects, Learning Object Metadata, Instructional Management Systems. Probabilmente, sono oggetti utili, se usati appropriatamente e posti nel contesto giusto.
Tuttavia, spesso mi sembra che questo specie di ossessiva reificazione abbia a che vedere, in qualche modo, col vender l’anima al diavolo: tu ottieni degli oggetti che ti sembrano quelli giusti per fare il tuo lavoro ma poi, in pratica, salta fuori che questi si rivelano inappropriati se non addirittura fasulli. Questo tipo di preoccupazione è del resto abbastanza comune – si veda ad esempio la recente nota di Stephen Downes o questo post di Antonio Fini. Ad essere sincero, anche le Open Educational Resources finiscono col causarmi sensazioni claustrofobiche, malgrado l’aggettivo “open”.
Forse, quello che temo è questa idea della cosa preassemblata, che è in contrasto stridente con l’attitudine che ritengo debba esser propria dell’insegnare, vale a dire perenne adattamento.
Mi piace pensare che l’insegnante del (prossimo) futuro sarà un maestro della caccia alle idee nel cyberspazio, rimanendo allo stesso tempo capace di adattare tali idee alla realtà dei propri studenti. Nessuna necessità di oggetti.
Per questo mi piace così tanto la prospettiva offerta da Claude nel suo post.
Voglio, invece, per quello che può servire, scrivere di altre donne degne di questo nome. Raccontatemi, se volete, la vostra eroica quotidianità e io la ri-racconterò qui, in questo blog. Perché si può sempre scegliere. E io oggi scelgo voi.
Questo invita a fare Angela Vitaliano, in un suo bellissimo post. Io non ho altro da aggiungere, andate a leggerlo …
Scopro questa iniziativa grazie alla segnalazione di ScambioEtico: una petizione con la quale ci si appella all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni affinché effettui una moratoria sulla nuova regolamentazione sul diritto d’autore. Traggo dalla pagina web della petizione:
Se il diritto d’autore non sarà regolamentato in modo da garantire che anche nella sfera digitale ci sia il giusto equilibrio tra i diversi interessi presenti nella società, da strumento di emancipazione dei produttori di contenuti, esso diverrà inevitabilmente un sistema di controllo e censura pervasivo.
La corruzione delle istituzioni pubbliche, di tante organizzazioni private e dei poteri finanziari è un problema conclamato nelle democrazie occidentali. Il recupero di valori di integrità e trasparenza nella conduzione di qualsivoglia organizzazione, pubblica o privata, è riconosciuta in tutto il mondo come un’impellente e inderogabile necessità.
La nostra triste storia ammorbata da tante agghiaccianti stragi, tutte inspiegate, da una strisciante simpatia popolare per le “scorciatoie”, maniere spicce e censura, e infine, dall’attuale torbido marasma nel quale sta errando l’azione del presente governo, non fanno presagire nulla di buono riguardo allo
sforzo congiunto e illuminato per imparare a regolamentare il cyberspazio con un’armonica composizione di legislazione e codice (software), al fine di mettere a frutto le straordinarie proprietà del suo ecosistema e salvaguardare i diritti e la libertà, secondo la Dichiarazione universale dei diritti umani e secondo le costituzioni delle democrazie
di cui dicevo poco tempo fa guardando quello che succede nel mondo.
Di conseguenza, le amministrazioni pubbliche dei paesi democratici, desiderano limitare lo sconfinamento della criminalità nel cyberspazio, ma sono sostanzialmente prive di strumenti tecnici adeguati. Inoltre, sono sottoposte alla pressione delle lobby delle corporation, e così finiscono per adeguarsi agli interessi di quest’ultime.
Vale la pena di leggere quello che ha scritto Guido Scorza su Daily Wired per capire cosa sta succedendo dalle nostre parti.
Si sa, nel nostro paese i giovani contano poco o nulla. Non è che non ci siano giovani capaci, semplicemente preferiamo i vecchi, meglio se birboni; per intendersi quelli che sanno come va il mondo e quindi ci si sanno muovere. Peccato che il mondo vada da tutte altre parti e molti giovani di valore se ne vanno.
Purtroppo nella nostra gerontocrazia si può fare poco, per il momento, ma quando capita l’occasione di dare una mano ad un giovane che malgrado tutto, circola ancora dalle nostre parti e riesce anche ad essere attivo e ad avere una visione che non sia ristretta ai nostri brevi orizzonti, ebbene diamogliela.
È l’occasione per farlo con Simone Aliprandi, che si presenta così nel suo sito:
Sono un avvocato dedito ad attività di consulenza, formazione e ricerca nell’ambito del diritto d’autore e più in generale del diritto dell’ICT.
Dal 2005 sono fondatore e responsabile del Progetto Copyleft-italia.it e collaboro con alcune cattedre universitarie. Nell’ambito dell’Informatica Giuridica e del Diritto dell’Informazione Partecipo costantemente a convegni ed eventi pubblici, e tengo conferenze divulgative sui temi a me cari.
Ho pubblicato alcuni libri, articoli e contenuti multimediali, rilasciando tutte le mie opere con licenze di tipo copyleft. In questo sito trovate tutte le informazioni relative alle mie attività e i collegamenti ai progetti da me seguiti.
Attualmente mi trovo a San Francisco per una internship presso Creative Commons, per un progetto relativo al database licensing.
Le questioni inerenti diritto d’autore e tecnologie sono fondamentali in relazione a ciò che dicevo a proposito del potere del codice e alla colonizzazione di internet. Gli scritti di Aliprandi sono ottimi per chiarirsi le idee.
Come fare a dare una mano a Aliprandi? Ci offre la possibilità lui stesso:
Per la mia tesi di dottorato sto conducendo una ricerca di carattere giuridico-sociologico sul tema “Il diritto d’autore nell’era digitale: comportamenti, percezione sociale e livello di consapevolezza”. Chiunque può parteciparvi (e quindi aiutarmi a raccogliere dati), rispondendo al questionario online.
Ebbene, rispondiamo al questionario, augurando a Simone Aliprandi di fare un buon lavoro.
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P.S. Qualcuno potrebbe essere interessato anche alla richiesta di collaboratori per progetti in lingua inglese nell’ambito delle attività di Copyleft-Italia che Aliprandi ha messo nel suo blog.
Finalmente posso dedicarmi a preparare un po’ di materiale didattico nello stile delle Open Educational Resources.
Questo è un tutorial per imparare a muovere i primi passi in PubMed, il database della letteratura biomedica che raccoglie le citazioni di più di 20 milioni di articoli pubblicati su circa 5000 riviste specializzate.