Twitter non è un social network – Twitter è informazione


Lo afferma il co-fondatore di Twitter, Even Williams (da un tweet di Don Tapscott.

È vero. Anche se ha le caratteristiche di un social network il suo valore emerge quando lo si utilizza come un collettore di informazione.

Tutte le testate giornalistiche, da quelle internazionali, generaliste o tecniche, a quelle nazionali per giungere anche a quelle regionali, incluse le agenzie di stampa come l’Ansa, distribuiscono le notizie su un canale Twitter.

Molti personaggi che ricoprono incarichi istituzionali utilizzano un canale Twitter. Organizzazioni pubbliche e private, aziende. Top manager, esperti famosi in vari campi.

E naturalmente tanti tuoi amici, conoscenti, professionisti, e tante altre persone del cui giudizio ti fidi.

Twitter è un formidabile collettore delle informazioni che ti interessano. La significatività del flusso di informazione dipende dalla tua selezione delle fonti.

Esistono innumerevoli strumenti che arricchiscono o modulano le funzionalità di Twitter. Io sono rimasto realmente sorpreso da paper.li.

Basta fare il solito account, dichiarando e consentendo l’accesso al proprio indirizzo Twitter, per ricevere ogni 24 ore il proprio Daily, con le notizie raggruppate in sezioni tematiche impaginate come in un vero e proprio giornale.

A questo punto, per me The Andreas Formiconi Daily è il miglior quotidiano del mondo!

La stampa convenzionale già da tempo vive un declino che sembra inarrestabile e molti la danno ormai per morta. Azzardo una previsione: Twitter, che all’inizio sembrava il più effimero e inutile dei social network, sarà la colonna vertebrale della nuova stampa.

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Risposta ad una studentessa che teme di essersi smarrita

Dove si approfitta della lettera ad una studentessa che teme di essersi smarrita per insistere sulla natura di Internet oggi e sul ruolo del disordine.

zollePrima di continuare il discorso iniziato a proposito di Far del mondo la classe e di aggiungere qualche considerazione al margine della Cronaca di un guasto al computer, ripropongo questa lettera ad una studentessa che teme di essersi smarrita, pubblicata la prima volta in questo blog il 9 ottobre scorso.

La ripropongo, citando qui solo i passi essenziali della lettera che mi aveva scritto la studentessa Elisa e che mi aveva indotto a rispondere in questo modo. Il testo integrale della lettera di Elisa si trova nel post originale.

Replico questo post perché si inserisce bene sia nelle considerazioni intorno al disordine che in quelle relative ad una visione allargata della rete ed anche perché in questa stagione c’è sempre qualche studente che vaga sperso nella blogoclasse che che assomiglia un po’ ad una piazza dove c’è stata una festa ma che è ormai deserta (chi ha visto Basilicata coast to coast può pensar a quella piazza lì, alla fine del film).
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Dove studiare la complessità?

Viviamo nell’epoca della superspecializzazione. La conoscenza esplode, i saperi si moltiplicano e la corsa alla specializzazione pare quindi un fatto inevitabile. Purtroppo, conseguenza altrettanto inevitabile sembra essere l’avanzata dell’ottusità, dilagante e pervasiva.

Non mi sto riferendo all’ottusità di massa, all’idiozia che si palesa in facebook ma anche in un qualsiasi divertimentificio al sabato sera, e non solo. Quest’ottusità, in forme e quantità magari diverse, c’è sempre stata e probabilmente sempre ci sarà.

Mi riferisco all’ottusità che non avrebbe dovuto esserci e che forse avrebbe potuto non esserci, quella della scuola, dell’accademia, delle istituzioni, delle società scientifiche. Un’ottusità che deriva dall’idea che si possa dividere impunemente il corpo dalla mente, la mano dal pensiero; dall’idea che si possa fare il mondo a pezzi per conoscerlo e poi trasmetterlo così tutto intiero nei libri; dall’idea che la conoscenza possa essere edificata su due pilastri indipendenti, quello della cultura scientifica e quello della cultura umanistica.

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Vendere o diffondere o vendere in cambio di tweets?

Ecco, m’ero appena domandato se per un nuovo autore convenisse vendere o diffondere che, grazie ad un post di Eleonora Pantò, scopro che c’è chi vende libri in cambio di tweets. Interessante il commento di Eleonora sul concetto di valuta sociale.

Vendere o diffondere?

Credo che sia un libro interessante. Non ho avuto tempo di leggerlo ancora ma mi ha incuriosito questo post dell’autore, Jeff Utecht. Chi ne vuole sapere di più non ha che da scaricare il libro in formato pdf (la password si trova nel post medesimo), entro venerdì intorno alle 22 Pacific Standard Time, quindi intorno alle 7 di sabato mattina.

Nel primo giorno il libro è stato scaricato 803 volte e di questo Jeff si è meravigliato molto, ammettendo che avrebbe già considerato un successo 200 download in totale e che se l’avesse messo in vendita regolarmente si sarebbe ritenuto fortunato vendendone 100 copie. Sempre nella stessa giornata in 15 hanno acquistato il libro.

Vediamo se Jeff ci racconterà quante copie verranno scaricate nei giorni successivi e chissà che non ci ripensi, procrastinando il termine di donwload libero.

Perché, rifacendosi alle considerazioni fatte nel post “Il diritto d’autore: una protezione soffocante” viene spontanea la domanda se per un autore emergente abbia più valore diffondere quasi istantaneamente la propria opera fra un migliaio di persone o venderne, in un periodo decisamente maggiore, un centinaio di copie?

Il diritto d’autore: una protezione soffocante

Mai avrei pensato di conoscere Akiko e ancor meno avrei immaginato di vederla emergere dai boschi dove io vivo. Ma chi è Akiko? Akiko è una giovane artista protagonista di un fumetto, Bound by Law [1], che vorrebbe realizzare un documentario sulla vita di New York. La storia narra di come Akiko si renda conto che è praticamente impossibile evitare di includere immagini e brani sottoposti a diritti di autore, pena lo svuotamento di significato della stessa opera che vorrebbe realizzare.

Beh, non è che ho incontrato proprio Akiko, se non altro perché ne ho incontrati due, un’Akico-a e un Akiko-o che in realtà hanno nomi a noi più famigliari, Diana e Luciano. Ciò non toglie che le loro vicende siano da meno di quelle di Akiko, anzi.

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Ma cosa c’è di veramente nuovo nelle nuove tecnologie? (assignment fuori categoria)

Io sono molto disordinato ma ormai ho cessato di crucciarmi, anzi con il tempo mi sono convinto che una sana quota di disordine favorisca la creatività.

È così che qualche giorno fa, entrando nello studio e guardando il mio tavolo, ho “visto” un collegamento interessante fra vari oggetti che vi giacevano sparsi. Se fossi stato perfettamente ordinato, tenendo la scrivania ben sgombra eccetto l’oggetto sul quale stavo lavorando, non avrei “visto” niente.

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Assignment 3: ormai il computer è “là fuori” …

Se volete fare un buon uso del computer … ebbene, il computer lo dovete dimenticare …

Ormai il mio computer è sempre più vuoto, in tutti i sensi. Ci tengo sempre meno dati e non ci installo quasi niente. Mi importa sempre meno che sia superpotente e supercapace. Mi interessa molto più un’altra cosa: che ovunque mi trovi abbia a disposizione quello che mi serve, i dati che mi servono e gli attrezzi per lavorarci. E questo senza dover girare per il mondo con un trolley pieno di tecnologia.

Mi sto trovando bene con un computer minimale, un netbook, come si dice oggi. Un aggeggio di plastica che pesa sì e no 1 Kg  e costa fra 100 e 200 Euro. Probabilmente il prossimo che mi capiterà fra le mani costerà meno di 100 Euro. A dire il vero quello che sto usando l’ho avuto in omaggio in un (inutile) congresso al posto dell’usuale (inutile) borsa.  Forse non ne comprerò mai più uno, userò quelli vinti (si fa per dire) con i punti della benzina o recuperati dai cassonetti. Meri accessori galleggianti nel mare magnum del surplus consumistico.

No, non mi sto preparando ad andare in pensione. Non sto perdendo interesse per quello che si può fare con la tecnologia, tutt’altro. È la tecnologia che sta cambiando. Sta diventando pervasiva, economica, anzi, tendenzialmente gratuita, liquida.

Il computer sta scomparendo, o meglio, sta mutando. Quello che è veramente un computer, cioè non una mera accozzaglia di lamiera, plastica e silicio bensì l’insieme delle funzioni che può offrire, si sta liquefacendo completamente. Lo trovate nel telefonino, nell’orologio, nell’automobile, in una varietà di forme che ancora non hanno un nome e, veramente liquefatto ed ubiquitario, in internet.

Oggi il software si trova in rete. I dati si memorizzano in rete. La quantità e la qualità di questo genere di servizi sta crescendo esponenzialmente e non costano nulla o costano pochissimo.

Vogliamo farci un’idea precisa? Usiamoli inventandoci un esercizio: teniamo un diario delle nostre attività.

1. Andate in Google Documenti e create un nuovo foglio di lavoro come potete vedere in questo video

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(il video è stato confezionato l’anno scorso ma vale lo stesso, c’è solo un riferimento alla “primavera 2009” che chiaramente va inteso come “primavera 2010” ma la sostanza non cambia).

2. Inserite come titolo il vostro nome e cognome.

4. Scrivete quello che avete fatto e l’URL per l’attività: post nel vostro blog, eventuali contributi nel wiki e qualsiasi altra iniziativa. Non solo gli assignment. Intanto potete metterci tutte le cose che avete fatto fino ad ora.

5. Valutate le vostra attività con un voto compreso tra 1 a 5.

6. In una casella, in qualche parte del foglio di lavoro, mantenete aggiornata la media dei vostri voti .

7. Condividete il vostro foglio di lavoro con me come ho mostrato nel solito video.

Con questo assignment farete con un certo numero di cose diverse.

1. Tengo conto di tutte le vostre iniziative, in particolare quelle volte a cooperare e aiutare gli altri. Tuttavia a volte posso perdermi qualcosa. La scrittura di un diario delle proprie attività mi aiuterà a tenere traccia del vostro lavoro. Ciò significa che ho meno lavoro da fare e più tempo per fare (si spera) cose utili per voi. Si tratta di una sorta di divisione del lavoro.

2. La richiesta di autovalutazione del proprio lavoro può sembrarvi strana. Con questa classificazione siete esortati a riflettere di più sul valore della vostra attività. Con questo vostra autovalutazione dovreste dichiarare quanto siete soddisfatti del vostro lavoro. Se vedete che non siete soddisfatti, beh, tornate indietro e riguardatevelo!

3. Farete un po’ di pratica con i software di Internet e questo è positivo. Per molti di voi, questo corso ha a che fare con l’alfabetizzazione digitale, dopo tutto.

4. Farete un po’ di pratica con i fogli di lavoro. A volte, molto raramente, qualcuno mi chiede: “Vorrei imparare Excel”. Beh, innanzi tutto cominciate con la manipolazione di un foglio di lavoro con Internet…, ad esempio, calcolando la media delle vostre autovalutazioni 😉 Se necessario farò un video per questo … oppure, ancora meglio, qualcuno di voi potrebbe scrivere un tutorial per gli altri o fare un video …

Narrando un seminario

Ho infine aggiunto a questo post, inizialmente pubblicato il 2 febbraio scorso, qualche traccia di questo evento.


Mi capita di dover discutere in una classe di liceo su qualcosa che potrebbe essere “come stare in Internet” o “come abitare la rete” o, tout court, “come abitare questo mondo”.

Operazione rischiosa. Come evitare le estese sabbie mobili dei luoghi comuni su Internet? Come evitare la mortifera atmosfera della relazione dell’esperto (si fa per dire nel mio caso)? Come tirare fuori dalla classe i ragazzi?

Con questo post provo a narrare il dipanarsi di tale esperienza, sovvertendo per una volta la regola dei post che una volta scritti non si toccano più, salvo eccezionali correzioni dichiarate. Un post che incollo (sticky post) in cima al blog e che evolverà (forse) nel tempo. Un post tuttavia che chiunque può commentare, come tutti gli altri.

Per ora iniziamo così …


Cari studenti, ci vedremo allora fra qualche giorno per discutere insieme sui temi che avete letto sopra. Direi che niente ci impedisce di iniziare subito, o meglio, la rete ci consente di iniziare subito.

Non verrò con un pacco di slide powerpoint da mostrarvi. Non verrò nemmeno con una scaletta delle cose da dire o traccia, come la volete chiamare. Insomma, non ci sarà una sequenza preordinata cose dette o mostrate.Iio vengo a trovarvi semplicemente, con una cartella di libri e una visione. La mia visione sulla rete che non è la verità sulla rete ma è solo la visione di una persona che si è trovata a dedicare un certo tempo all’utilizzazione della rete per fare delle cose possibilmente utili per delle persone, spesso studenti di vario tipo ma non solo.

Vengo da voi con i libri che mi sono serviti e che vedete nella foto gettati sul pavimento.

Ognuno di questi libri mi ha aperto una nuova prospettiva, a volte ampia a volte piccola, e tutte queste prospettive hanno illuminato una parte di questo mondo così vasto.

Con una sorta di metafora inversa, provate ad immaginare che questa foto sia il desktop, quello del computer, e che ogni libro sia un’icona da cliccare. Quando saremo insieme io non inizierò a fare un discorso ma aspetterò. Sarete voi ad iniziare cliccando sugli oggetti che vedete. Tipo: perché hai messo sul tavolo questo libro? Ognuno di voi sarà incuriosito da qualcosa di diverso e tutte le curiosità sono benvenute.

Ad ogni vostro clic io racconterò qualcosa, a volte brevemente e altre più estesamente, a volte collegherò io stesso un oggetto ad un altro, altre lo potrete fare voi.

In ognuno di questi libri c’è qualcosa che mi ha ispirato e questo non significa che io sappia tutto quello ci è stato scritto, un paio li sto giusto leggendo, alcuni li ho letti e in parte riletti, di altri ho letto delle parti. Quindi non è detto che sappia soddisfare tutte le curiosità ma questo non è importante. Proveremo invece a discutere insieme di come si potrebbe fare a rispondere, oppure qualcuno di voi la potrebbe sapere più lunga di me e certamente altri vostri insegnanti che fossero presenti. E poi ci saranno l’energia e la fantasia di Luisanna che per fortuna veglierà su di noi.

Per ora tutto qua. A presto.


Sarebbe possibile e interessante documentare quello che è successo nei seminari fatti alla scuola di Bressanone ma, come concludeva Leopardi nel suo Scherzo, questo post hassi a rifar, ma il tempo manca.

E allora affastello una manciata di frammenti. Per esempio qualche foto, la mappa mentale che Luisanna costruiva al volo proiettandola durante il seminario e qualche altra considerazione.

Insomma, con quello strattagemma della narrazione stimolata dai clic degli studenti, io rinunciavo sì al dipanarsi lineare di un racconto ma desideravo tuttavia  che emergessero dei concetti ben precisi. Eccoli:

Io credo di indovinare cosa tu vorresti ora, carissimo, visitatore. Quasi sicuramente ti piacerebbe cliccare sugli oggetti che ti solleticano di più e io ti dico che sarebbe possibilissimo architettare una cosa del genere ma sfortunatamente ora non ne ho proprio il tempo.

Facciamo allora così: se la cosa ti interessa, in primo luogo guarda bene la figura e rifletti sui possibili nessi fra gli oggetti che ti incuriosiscono e i concetti generali, poi fai i tuoi commenti nei luoghi e nei modi che preferisci (ricordati comunque di avvertirmi se non scegli di commentare qui) ed allora io cercherò di attivarmi.

Aggiungo solo un paio di cose. In queste due foto si vede come avevamo realizzato il “desktop inverso”.

Gli oggetti disposti sui tavoli erano di varia natura, libri, qualche balocco, la valigetta un po’ di roba tecnologica, quest’ultima costituita da un netbook da meno di 200 euro collegato ad una chiavetta internet. Successivamente ho aggiunto anche il mio cellulare.

Le persone potevano cliccare qualsiasi oggetto fra quelli disposti sui tavoli, anche quelli più strani, come la valigetta vuota, le palle da giocoliere, la conchiglia o il computer.

È evidente che gli oggetti sono presenti in proporzioni molto diverse. Ci sono molti libri e un solo computer per esempio. Per di più il computer è uno dei più economici. Anzi un netbook equipaggiato con un sistema operativo che si chiama Jolicloud (una delle tante distribuzioni di Linux) e che è ottimizzato per utilizzare software di rete.

Nient’altro di installato dunque, niente word, niente excel e niente di qualsiasi altro applicativo. Una semplice finestra su internet.

La situazione si potrebbe riassumere così: tanti libri, pochissima tecnologia ma di quella “giusta” e qualche balocco. Ecco, questi sono i miei strumenti.

In altre parole, oggi, per trarre vantaggio dalle straordinarie potenzialità offerte da internet occorrono molte letture, molto pensiero, molta riflessione sulle reali necessità delle persone e pochissime competenze tecnologiche.

Mi sono espresso in modo sintetico e questa affermazione può essere svolta in innumerevoli varianti.

Faccio un esempio che è rilevante nel contesto scolastico in cui si sono svolti gli incontri.

Molto frequentemente insegnanti e genitori vogliono conoscere tecniche e metodi per far sì che i giovani trovino solo fonti “vere” e “sicure”. Ebbene, questo problema non è tecnico e non lo sarà mai. Internet è già e sarà sempre più il luogo dove si trova, si sviluppa e si negozia la conoscenza.

I concetti di verità e sicurezza devono essere contestualizzati affinché abbiano significato. L’educatore può fare una cosa sola: stare a fianco dei suoi giovani e mostrare loro con l’esempio come sviluppare i filtri per selezionare le fonti. È evidente che l’educatore deve sapere come fare e questo oggi è spesso il problema ma è una faccenda che non voglio discutere qui ora.

Voglio invece scorrere brevemente alcuni criteri di massima nessuno dei quali però ha valore assoluto. Solo un accorto bilanciamento fra questi ed altri eventuali criteri possono aiutare nel discernere il fieno dalla paglia.

  • Una ricerca non si esaurisce con i primi risultati trovati. Da ciascuna voce devono nascere altre ricerche tese a verificarne la credibilità. Per esempio una ricerca sul nome dell’autore dell’articolo. Se questo è un noto esperto dell’argomento o se emerge che ha scritto numerosi contributi su di esso allora forse ci si può fidare di più.
  • La presenza di citazioni di fonti, nel testo o in una bibliografia, è un buon segno.
  • Un articolo di tipo scientifico, vale dire pubblicato su di una nota rivista specializzata che accetta solo articoli sottoposti a revisione da parte di esperti del settore (processo di peer-review), ha probabilmente più valore di un altro. Non bisogna però avere una fiducia cieca nella letteratura scientifica tradizionale che è afflitta oggi da numerosi problemi: ridondanza degli articoli, sbilanciamento verso i risultati positivi, conflitti di interesse economici, lentezza di pubblicazione rispetto ai ritmi di sviluppo delle conoscenze.
  • La lingua. Se cerco gatto oggi trovo 5,980,000 voci, se cerco cat trovo 569,000,000 voci. Un sistema come Google che si basa sul numero di collegamenti ad  una pagina per stabilirne la popolarità avrà molta più scelta nel secondo caso rispetto al primo. Come contrapporre il campione regionale di uno sport con il campione mondiale: molto probabilmente non c’è storia.
  • Sobrietà, semplicità e sinteticità caratterizzano tendenzialmente la comunicazione delle persone di valore.

Insegnamento universitario e tecnologie internet

Ho scritto questo post conseguentemente ad una serie di conversazioni sul ruolo delle tecnologie negli insegnamenti universitari. Dopo una breve premessa sulle sorti dell’università, discuto tre possibili modalità di impiego di servizi web in un insegnamento universitario:

  1. Trasferire le “dispense” in un sito web che sia accessibile solo previa autorizzazione da parte del docente
  2. Trasferire le “dispense” in un sito web che sia liberamente accessibile
  3. Creare una comunità in rete

Buona lettura!