Dove studiare la complessità?

Viviamo nell’epoca della superspecializzazione. La conoscenza esplode, i saperi si moltiplicano e la corsa alla specializzazione pare quindi un fatto inevitabile. Purtroppo, conseguenza altrettanto inevitabile sembra essere l’avanzata dell’ottusità, dilagante e pervasiva.

Non mi sto riferendo all’ottusità di massa, all’idiozia che si palesa in facebook ma anche in un qualsiasi divertimentificio al sabato sera, e non solo. Quest’ottusità, in forme e quantità magari diverse, c’è sempre stata e probabilmente sempre ci sarà.

Mi riferisco all’ottusità che non avrebbe dovuto esserci e che forse avrebbe potuto non esserci, quella della scuola, dell’accademia, delle istituzioni, delle società scientifiche. Un’ottusità che deriva dall’idea che si possa dividere impunemente il corpo dalla mente, la mano dal pensiero; dall’idea che si possa fare il mondo a pezzi per conoscerlo e poi trasmetterlo così tutto intiero nei libri; dall’idea che la conoscenza possa essere edificata su due pilastri indipendenti, quello della cultura scientifica e quello della cultura umanistica.

Un’ottusità che ci impedisce di affrontare la sfida posta dal mondo complesso, quando nel ‘900, in ogni campo della scienza, la scoperta fondamentale è stata la certezza dell’incertezza. Una scoperta che ci obbliga a prendere atto di dover sempre navigare in un oceano di incertezza, raramente potendo approdare in qualche isola di certezza.

La suddivisione netta della conoscenza in discipline, dell’accademia in “settori scientifico-disciplinari”, del lavoro in aree di competenza, del mercato in settori, conduce alla stagnazione nei singoli ambiti, all’incapacità di innovare e, in generale, all’impossibilità di risolvere i grandi problemi posti oggi dalla complessità, che sono sempre di natura transdisciplinare.

La cassetta degli attrezzi messa a disposizione dalla nostra cultura disciplinarizzata è inadeguata per affrontare la complessità perchè pensata per un mondo sempre riducibile alla semplicità. Non è quindi sufficiente usare gli attrezzi noti ma occorrre vedere il mondo in modo diverso, superando il paradigma riduzionista che ci ha condotti sin qui. Un paradigma che è stato senza ombra di dubbio utilissimo ma che non basta più. Occorre un cambiamento paradigmatico.

Il paradigma convenzionale poneva l’enfasi sulla soluzione dei problemi mediante progetti concepiti da organizzazioni strutturate in modo gerarchico, confidando implicitamente nella capacità della dirigenza di individuare le soluzioni dei problemi. Purtroppo la dirigenza dispone della vecchia cassetta degli attrezzi mentre avrebbe bisogno di una visione del mondo più ampia di quella che possiede nella maggioranza dei casi.

Dovrebbe essere il sistema d’istruzione a diffondere la nuova visione del mondo ma questo è difficile perché sono gli insegnanti stessi a non vedere il problema, nella generalità dei casi. Il processo di cambiamento sarà inevitabile ma sarà lento perché intrappolato nel circolo vizioso della società che produce la scuola la quale produce la società.

I cambiamenti verrannno dal basso e saranno inizialmente marginali. Tutti i cambiamenti importanti, tutte le grandi innovazioni e tutte le opere geniali del passato sono apparsi inaspettatamente e “lateralmente”, così anche le scintille che ravviveranno questo auspicato mutamento paradigmatico origineranno fuori dagli ambiti istituzionali e fuori dai territori più prevedibili.

La dimestichezza con l’incerto e con l’ambiguo sono elementi fondamentali del nuovo paradigma ma turbano ancora coloro che confidano esclusivamente nell’ordine e nel controllo, coloro che per affrontare un qualsiasi problema sentono il bisogno del manuale delle istruzioni. Sebbene l’incertezza sia comparsa nel corso del XX secolo in vari campi della scienza, ben poco è cambiato nel sentire comune, almeno fino a una decina di anni fa, quando è nata Internet.

Concepita negli anni 50 con il lavoro seminale del matematico Claude Shannon, padre della teoria dell’informazione, Internet viene alla luce nella forma web 2.0 alle soglie dell III millenio, dopo una gravidanza durata mezzo secolo. Ciò che oggi impaurisce, irretisce o scandalizza molti è solo l’inizio e niente più sarà come prima.

È attraverso Internet che l’incertezza, effetto fondamentale della complessità, travolgerà i popoli, le istituzioni e le organizzazioni di ogni tipo. Ci sarà molto disorientamento, confusione e forse anche sofferenza, ma anche straordinarie opportunità.

Già in questi primi dieci anni vi è chi ha intuito l’arrivo dello tsunami ed ha avuto la fantasia e il coraggio di ribaltare la visione del nuovo che avanza inesorabile. Sono casi isolati e nella maggior parte relativi ad aziende che hanno così trasformato brillantemente pericolose tendenze al declino in crescite esplosive. Gli investimenti miliardari di IBM nel software open source o la rivisitazione del concetto di proprietà intellettuale da parte di aziende come Procter & Gamble o Goldcorp, operanti in settori molto diversi, sono solo alcuni esempi più clamorosi.

Nasce così il concetto di Wikinomics, l’economia nella quale apertura (openness), condivisione (sharing), collaborazione fra pari (peering) e azione globale (acting globally), sono valori fondanti anziché rischi da temere.

L’accademia arranca, salvo rare eccezioni. I professori faranno bene a scendere dalle loro cattedre e ad andare un po’ in giro per il mondo, riponendo i loro inutilmente accurati bilancini nelle soffitte, togliendo quei ridicoli Prof., Dir., Resp. … dalle firme nelle email, rispondendo a tutte le email, come facevano un tempo gli uomini colti e educati quando rispondevano a tutte le lettere che ricevevano. Faranno bene a vedere che succede nelle discipline diverse dalla loro e a tornare periodicamente nei panni di studente; Peter Drucker sosteneva che un top manager ogni anno avrebbe dovuto lavorare una quindicina di giorni come impiegato in qualche reparto dell’azienda. Faranno bene ad uscire all’aria aperta se vorranno giocare un ruolo significativo nei mutamenti che avverranno.

Invece in Internet proliferano dal basso molte iniziative innovative, i cosiddetti grassroots movements. Un bell’esempio è costituito dal network La Scuola Che Funziona, che in pochi mesi ha raccolto oltre mille adesioni di insegnanti motivati a conoscere o coindividere esperimenti didattici e buone pratiche.

Sarà attraverso Internet che le persone si educheranno alla complessità. Sarà un processo convulso e caotico ma sarà inarrestabile. Avrà luogo una nuova selezione che privilegerà chi si sarà costruito una conoscenza vera, interiorizzata, operativa, e chi avrà capacità di pensare liberamente, chi avrà capacità di vedere l’altra faccia del problema, chi saprà ribaltare gli ostacoli in vantaggi. E sarà una selezione diversa da quella operata oggi dal sistema dell’istruzione, sempre più scollegata dalle reali esigenze della società della conoscenza. Sarà la vera selezione che dovranno affrontare i giovani delle nuove generazioni.

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