Intorno alle OER, un vecchio post che continua a parlare di futuro …

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Introduco le Open Educational Resources con alcune storie che avevo ripreso e tradotto dall’articolo Students Find free Online Lectures Better Then What They’re Paying For un paio d’anni fa. The Chronicle of Higher Educationè la più importante pubblicazione dedicata all’università negli Stati Uniti. Riporto qui il testo del vecchio post con qualche piccolo aggiustamento per rendere la traduzione un pochino più fluida.


Prima storia

Nicholas Presnell aveva due professori di algebra lineare: uno ufficiale e uno virtuale. Il primo era un professore dell’Arizona State University, dove Presnell studiava ingegneria elettrotecnica con una modalità part-time. L’altro era un insegnante del Massachusetts Institute of Technology (MIT) che offriva le proprie lezioni di algebra lineare fra i materiali didattici online del progetto OpenCourseWare del MIT.

In un certo senso, il professore di matematica Gilbert Strang del MIT, era apparso per primo nella vita di Nicholas Presnell, che ne aveva trovato casualmente le lezioni video mentre stava cercando di risolvere un problema come ingegnere elettrotecnico presso la Honeywell Aerospace. Queste lezioni online non servirono solo a risolvere il problema di Nicholas ma si rivelarono anche uno stimolo per iscriversi ad un corso di laurea presso un istituto nelle vicinanze, la Arizona State University. Successivamente, Nicholas, pur seguendo le lezioni di sistemi lineari presso la Arizona University, ha utilizzato frequentemente i video del MIT come fonte di studio complementare: – In pratica uso le lezioni del MIT come controllo di qualità dei corsi che sto seguendo.

Qui compare, seppur in un contesto molto specifico, una delle conseguenze più importanti di Internet: la mutata concezione dell’autorevolezza. Abbiamo infatti uno studente universitario che autonomamente confronta e integra corsi diversi. Si tratta di un vero e proprio rovesciamento di paradigma, dove lo studente, anziché confidare esclusivamente nell’autorevolezza dell’istituzione alla quale è iscritto, gioca un ruolo più attivo e modula il proprio percorso, integrandolo con altri fonti accademiche che trova in internet.

Seconda storia

Il suo professore di anatomia, insegnante presso il corso di infermieristica al San Bernardino Valley College, era diventato un incubo per Sharon Malaguit: il professore spiegava in modo complicato e facilmente partiva per la tangente, ma allo stesso tempo era severo e inflessibile.

Fu così che Sharon scoprì un’alternativa nella forma delle lezioni online di Marian C. Diamond, una professoressa di anatomia e neuroscienze presso l’università di California a Berkeley, lezioni che presto divennero la sua ancora di salvezza tutte le volte che si trovava in difficoltà perché non riusciva a tenere il passo con le lezioni in presenza: – Lei era molto più chiara e riusciva a rimanere focalizzata sull’argomento trovando esempi pertinenti all’oggetto delle lezioni – ha dichiarato Sharon a proposito della professoressa di Berkeley.

Era tornata al college dopo un’interruzione di 18 anni dovuta al fatto che si era dedicata all’educazione dei suoi quattro figli. Inoltre era cresciuta nelle Filippine e perciò l’inglese era la sua seconda lingua. Per queste ragioni, Sharon, già prima di iniziare, paventava delle difficoltà e quindi già immaginava di dover cercare qualche forma di aiuto per riprendere ed andare avanti con gli studi.

All’inizio cercò di farsi aiutare da un tutor del campus ma per lei era troppo difficile trovare il tempo per incontrarlo. Successivamente Sharon provò con le lezioni video acquistate dalla Rapid Learning Center, azienda specializzata nella vendita di supporti didattici, ma i 200$ necessari si rivelarono mal spesi perché il livello dei corsi si rivelò essere troppo elementare.

Poi successe che il marito, facendo delle ricerche in YouTube, scoprì le lezioni online che una nota insegnante di Berkeley, la professoressa Diamond, aveva reso liberamente disponibili in Internet. Sharon rimase ammaliata dalla chiarezza delle lezioni del prof.ssa Diamond e si organizzò per seguirle la sera dopo avere messo a letto i bambini. In seguito raccomandò le lezioni a molti compagni di classe e amici.

Sharon, prima di trovare queste lezioni online, era così frustrata che stava per demordere dal proposito di terminare la scuola. Successivamente scrisse un’email alla prof.ssa Diamond per ringraziarla e rimase stupefatta quando un giorno la professoressa la chiamò al telefono per incoraggiarla a continuare gli studi – Mi sentivo come una scolaretta ed ero felice e commossa…

Da parte sua, la prof.ssa Diamond, commentando l’episodio, spiegò che era sua abitudine di rispondere a tutti coloro che le scrivevano e di ricevere grande gratificazione da questo tipo di riscontri.

Qui compaiono ulteriori elementi interessanti. Il primo è l’enorme vantaggio delle risorse didattiche online di tipo <em>asincrono</em> – il video didattico lo posso vedere e rivedere quando posso e quando preferisco – per coloro che frequentano un corso universitario contemporaneamente allo svolgimento di un lavoro ed alla conduzione di una famiglia. È evidente il nesso con il tema del lifelong learning. Il secondo fatto degno di nota è la relazione umana significativa che si può stabilire in una forma di insegnamento online, anche se ridotta ad un singolo episodio. L’effetto che può produrre una relazione del genere non dipende infatti necessariamente solo da aspetti quantitativi ma è sostanzialmente un fatto di qualità. L’entusiasmo e la spinta prodotti da un episodio come quello raccontato da Sharon può letteralmente fare miracoli.

Terza storia

Tradizionalmente nelle high school americane esistono le Advanced Placement classes, corsi facoltativi che gli studenti più intraprendenti possono seguire per avvantaggiarsi per il futuro inserimento all’università. Recentemente sono stati introdotti anche i cosiddetti Independent Study, mediante i quali si possono acquisire crediti validi ai fini del completamento del liceo seguendo dei corsi universitari che si attaglino ai propri interessi.

Ebbene, il giovane Aditya Rajagopalan era uno studente presso la Choate Rosemary Hall (un liceo) stava seguendo un ciclo di lezioni online sulla teoria matematica dei giochi che nell’ambito di un programma di Independent Study. Le lezioni erano tenute da Benjamin Polak, un professore di economia della Yale University – oggi la teoria matematica dei giochi è molto importante nelle scienze economiche.

Aditya seguiva una o due lezioni alla settimana a casa e poi, insieme agli altri studenti del gruppo che aveva aderito al programma di Independent Study, presentava in classe quello che aveva imparato, discutendo insieme agli altri ed al professore i problemi incontrati.

Le discussioni erano condotte da un professore di matematica del liceo, Fred Djang, con la collaborazione saltuaria di un professore di economia. Aditja ed un suo compagno dimostrarono interesse per questo soggetto che avrebbero voluto approfondire per farne il tema principale del corso di matematica, ma il professore disse loro che non avrebbe avuto il tempo di ristrutturare il corso in questo modo. Tuttavia quando il professor Djang ebbe modo di vedere i video delle lezioni, si rese conto che questi stessi avrebbero potuto contribuire alla maggior parte di un intero corso: – Oddio! Quando vidi questi video mi resi conto che non ci sarebbe stata alcuna possibilità di fare qualcosa di paragonabile … questo professore è troppo bravo e l’interesse degli studenti è evidente.

Aditja spiegò anche che altri professori del liceo suggerivano agli studenti di seguire le lezioni disponibili online: – Per esempio il professore che ci spiega l’algebra lineare e le funzioni a più variabili ci dà il link delle lezioni online del MIT per risolvere eventuali dubbi.

Successivamente Aditja ebbe anche modo di conoscere personalmente il professor Polak, durante una visita organizzata al college di Yale, e in quell’occasione emerse che molti altri studenti avevano seguito le lezioni online di Pollak il quale si era meravigliato della popolarità delle proprie lezioni.

A parte l’interesse di un approccio nel quale l’accesso degli studenti di liceo a lezioni universitarie viene istituzionalizzato e conteggiato fra i crediti, voglio mettere in luce l’atteggiamento aperto di professori che riconoscono il valore di altri e, invece di chiudersi e chiudere gli studenti nel proprio recinto, propongono addirittura di integrare i propri materiali con quelli degli altri. Questa visione aperta e collegiale è fondamentale e, purtroppo, molto poco diffusa dalle nostre parti. Una volta un mio collega al quale stavo descrivendo le opportunità di un atteggiamento più aperto che si rende oggi possibile grazie alle nuove tecnologie mi disse: – Ma io sono geloso delle mie cose! – ecco, in che misura possono essere “proprie” le cose insegnate in un corso? Non ha forse valore universale la conoscenza? Non è forse questo il significato primo della parola stessa: <em>università/em>?

Quarta storia

La maggior parte degli insegnanti utilizzano libri di testo come materiali di studio. Bene, qui si racconta la storia di un professore che include fra i materiali di studio la visione delle lezioni di un altro professore.

Per Heather Green-Smith, in procinto di laurearsi presso il Wisconsin Indianhead Technical College, questo suggerimento rappresentò la salvezza: – Delle volte, tornata casa, avevo le lacrime agli occhi dalla frustrazione perché non venivo a capo dei problemi di programmazione del software.

Furono le lezioni online di Mehram Sahami, professore associato presso la Stanford University, a chiarire le idee a Heather, e molto aiutarono l’empatia e il senso dell’humor del professor Sahami. Heather era venuta a conoscenza delle sue lezioni online grazie ad un altro professore del proprio college che aveva chiesto agli studenti di guardarle e di scrivere un compito su di esse.

Heather non era una studentessa convenzionale, trovandosi all’età di 49 anni al primo anno di college. Aveva dovuto compiere questa scelta difficile dopo aver perso il proprio lavoro di tecnico presso un’azienda di produzione di materiali plastici per equipaggiamenti sanitari.

Heather finì col seguire una dozzina di lezioni fra quelle offerte online dalla Stanford University, collegandosi la sera tardi mentre il marito si attardava ai propri lavori di bricolage (costruendo per l’appunto una scrivania alla moglie …). Anche Heather scrisse al proprio “professore virtuale” per mostrare la propria gratitudine.

Non è che l’insegnante ufficiale del corso non le piacesse, anzi, gli riconosceva doti di pazienza e brillantezza. Il fatto è che aveva poca esperienza di insegnamento, avendo lavorato a lungo nell’industria: parlava molto veloce e mostrava passione, ingegnandosi a mostrare modi diversi di affrontare i problemi; tuttavia dimenticava di attenersi al ritmo di apprendimento degli studenti e di utilizzare un linguaggio a loro famigliare. Gli studenti lo seguivano con grande difficoltà.

Al contrario, il prof. Sahami, procedeva rifacendosi da un punto dove gli studenti lo avrebbero sicuramente capito e preoccupandosi di mostrare che la programmazione del computer “non è poi quella cosa così spaventosa”. Con il suo metodo si formava spontaneamente una comunità grazie al fatto che gli errori più comuni venivano ripresi pazientemente e discussi insieme, cosicché era improbabile che uno studente si trovasse isolato di fronte ad un problema apparentemente insormontabile.

Heather ci teneva anche a specificare che l’insegnante “Parlava in inglese!”, tutta contenta perché in un corso che all’inizio pareva insormontabile aveva poi finito col conseguire la votazione massima.

Non commento oltre. A breve un discorso sulle Open Eucational Resources e dintorni.

26 thoughts on “Intorno alle OER, un vecchio post che continua a parlare di futuro …

  1. Simona Scebba says:

    Dopo aver letto queste testimonianze mi rendo conto di quanto la mia generazione e quella di tutti coloro i quali sono nati e cresciuti nell’era di Internet e del multimediale siano fortunate e ritengano scontato che i professori condividano questi nuovi metodi, ma non dobbiamo dimenticare che la generazione dell’era tecnologica è la nostra. Nonostante non mi piaccia cadere nel banale vorrei spezzare una lancia nei confronti di tutti quei professori che gelosamente custodiscono i loro saperi, che non si mostrano concordi alla loro condivisone nel mondo informatico e denigrano la conoscenza acquisita tramite mezzi non convenzionali dal loro punto di vista. Basti pensare solamente a come loro li hanno ottenuti: recandosi in biblioteca, sfogliando centinaia di libri e perdendo una marea di tempo. Giustamente sono “spaventati” dai metodi che noi utilizziamo adesso, perché per quanto io possa ritenere indispensabile sfogliare un buon libro, sottolinearne le parole e scrivere i commenti ai margini, trovo molto più semplice scrivere due parole sul motore di ricerca e avere tutto quello che mi interessa in pochi secondi. Quello che per noi è la normalità perché fin da bambini siamo stati abituati a prendere confidenza con una tavoletta piena di tasti e un “topino” che muove una freccetta in uno schermo all’interno del quale troviamo informazioni e nozioni condivise da mezzo mondo, per loro sarà sempre un metodo meno affidabile. Invito alla comprensione nei confronti dei professori che difficilmente si mostrano disponili alla condivisione dei loro saperi, perché non penso lo facciamo per cattiveria ma per banale “ignoranza” nel senso più stretto del termine, ovvero mancanza di adeguata conoscenza. Questa “paura” può condurli ad un bivio: possono scegliere di entrare a far parte del “Mondo di internet” iniziando un lavoro di simbiosi che agevola entrambi; oppure evitarlo e cercare di mantenere la situazione allo stato primordiale, affidabile ma poco interattiva.
    Mi scuso per essermi esageratamente dilungata, ma ritengono che un atteggiamento comprensivo sia il migliore per fare avvicinare questi professori un pò ” antiquati” al vastissimo mondo telematico, piuttosto che un’imposizione dovuta alle necessità di noi studenti.

  2. Andrea Batazzi says:

    Trovo quasi ridicolo l’atteggiamento di alcuni insegnanti di non permettere agli di utilizzare loro immagini o slide. Il compito di un insegnante è quello di trasmettere quante più conoscenze possibili ai propri studenti. Perchè privarli di un mezzo per poter apprendere al meglio?
    Un insegnante penso si senta anche gratificato se i suoi studenti ottengono buoni risultati anche grazie al suo contributo.

  3. Erica Mencucci says:

    Cercando semplicemente su youtube ho risolto tantissimi dubbi che mi erano venuti in mente mentre preparavo anatomia e embriologia… anche video o articoli in apparenza piuttosto semplici o banali in realtà sono stati proprio quella chiave che mi ha permesso di arrivare in fondo ad un odiato capitolo senza crisi di nervi! Per non parlare poi dell’utilità dei già citati Medwiki e delle lezioni di istologia tenute dai ragazzi più grandi, ai quali va una montagna di gratitudine e di ammirazione, soprattutto per il messaggio di condivisione e reciproco aiuto che hanno tentato di trasmetterci.

  4. Laura Bordigoni says:

    Il mio professore d’Italiano ci diceva sempre che la cosa più importante da fare non era quella di sapere le nozioni che apprendevamo, ma saperci ragionare su, sapere le basi per poi “fuggire” dall’accademismo, creare noi stessi, diventare noi stessi autori. E che ciò che doveva offrire la scuola era la curiosità e il pensiero critico.. E che si doveva essere come Socrate. Perché Socrate fu, in fin dei conti, il primo vero filosofo, dopo i naturalisti che ricercavano l’arché. Eppure aveva capito tutto… che si poteva accedere ad una qualche forma di conoscenza,CONDIVISA e CONDIVISIBILE secondo ragione, ma con una definizione ancora aperta: cioè che si poteva inserire ancora una precisazione, un approfondimento. Quindi il mio quesito è questo, ci può essere una forma di conoscenza se le conoscenze e le esperienze che facciamo non si condividono? Beh dovremmo emanciparci ora dalla gelosia del non voler condividere le idee: abbiamo paura che qualcuno ce le freghi? Restiamo comunque noi gli autori se ci firmiamo! Perché io credo alla fine che la cosa importante sia questo: quello di non essere “scippati” delle proprie scoperte e novità e per scippamento intendo quello “morale”, non quello legato al denaro, anche perché se si vuole vivere bene si dovrebbe prediligere l’aspetto umano delle cose, cioè il crescere insieme, il condividere, l’aiutarsi… e credo che le gratificazioni più grandi siano quelle morali, proprio come lo studente che chiama il professore mai visto di persona per ringraziarlo… Non solo c’è da onorare i ragazzi che gratis ci hanno fatto lezione, ma io ammiro moltissimo anche gli amici che mi sono fatta qui: siccome non sono proprio Demostene ad esprimermi, ho chiesto a loro di “interrogarmi” sono stati gentilissimi e lo hanno fatto e quando sono andata all’esame sono stata più sciolta e disinvolta! E io sono a loro veramente ma veramente grata! E se possono chiedermi qualcosa, sono contentissima di poter dare una mano! E’ bello aiutarsi e crescere insieme!!!!!!!!

  5. Jacopo Bitetti says:

    Professore sono assolutamente d’accordo con lei. Con le tecnologie che oggi fortunatamente abbiamo a disposizione il sapere deve necessariamente diventare un patrimonio comune, gratuito e libero da vincoli di ogni genere. Forse sarebbe meglio dire che deve TORNARE ad essere un patrimonio comune. Non è forse vero che già nell’Atene socratica i Sofisti venivano definiti “prostituiti della cultura” appunto perché pretendevano di trasmettere le loro conoscenze solo dietro compenso? E ancora, come si può pensare che un professore universitario possa pensare di essere geloso delle proprie conoscenze, se quelle conoscenze in realtà gli sono state precedentemente trasmesse? Sopratutto nel campo della medicina funziona così, la collaborazione è spesso il discriminante, partendo da conoscenze alla pari, tra un medico migliore ed uno peggiore. Questo quello che avviene sopratutto nel mondo anglosassone. Spero che molto presto le OER prendano piede anche qui da noi!

  6. Camilla Totaro says:

    Leggendo queste storie mi viene inevitabilmente da pensare che ancora una volta,come spesso succede nella storia, L’ALLIEVO SUPERA IL MAESTRO, IL GIOVANE INSEGNA AL PIù ANZIANO. Mi spiego. Mentre alcuni professori , preciso NON TUTTI,non voglio fare di tutta l’erba un fascio!, si fanno calare dall’alto come se ogni parola che esce dalla loro bocca fosse ora colato secondo la massima del PAGANINI NON RIPETE, quest’anno un gruppo di ragazzi del collettivo di Medicina che frequentano anni di corso diversi sono venuti a farci delle lezioni di istologia, in particolare su come riconoscere i tessuti al microscopio ottico. Questo è l’esempio lampante che ci sono studenti per cui l’etica del “QUELLO CHE SO è MIO E ME LO TENGO PER ME” non vale. Questi ragazzi ci hanno dedicato gratuitamente e direi anche con tanta travolgente passione il loro impegno e il loro tempo sebbene sicuramente avrebbero potuto impiegarlo in un modo a loro più conveniente. é stato secondo me un momento di condivisione della conoscenza non solo utilissimo dal punto di vista didattico, ma un momento PIENO, VERO, VIVO, fatto di persone che hanno capito che fare il medico è prima di tutto collaborare perchè una persona sola non può racchiudere in sè tutto il sapere, il conoscere e il saper fare. Il successo di questa esperienza è testimoniato anche dal fatto che quell’aula è stata così gremita credo solo il primo giorno quando c’è stata la presentazione del corso.. Forse i nostri professori dovrebbero riflettere su questo o comunque interessarsi di stimolare i propri studenti ad apprendere?!

    Ps. mi ero dimenticata di firmare il commento!!!

  7. Anonimo says:

    Leggendo queste storie mi viene inevitabilmente da pensare che ancora una volta,come spesso succede nella storia, L’ALLIEVO SUPERA IL MAESTRO, IL GIOVANE INSEGNA AL PIù ANZIANO. Mi spiego. Mentre alcuni professori , preciso NON TUTTI,non voglio fare di tutta l’erba un fascio!, si fanno calare dall’alto come se ogni parola che esce dalla loro bocca fosse ora colato secondo la massima del PAGANINI NON RIPETE, quest’anno un gruppo di ragazzi del collettivo di Medicina che frequentano anni di corso diversi sono venuti a farci delle lezioni di istologia, in particolare su come riconoscere i tessuti al microscopio ottico. Questo è l’esempio lampante che ci sono studenti per cui l’etica del “QUELLO CHE SO è MIO E ME LO TENGO PER ME” non vale. Questi ragazzi ci hanno dedicato gratuitamente e direi anche con tanta travolgente passione il loro impegno e il loro tempo sebbene sicuramente avrebbero potuto impiegarlo in un modo a loro più conveniente. é stato secondo me un momento di condivisione della conoscenza non solo utilissimo dal punto di vista didattico, ma un momento PIENO, VERO, VIVO, fatto di persone che hanno capito che fare il medico è prima di tutto collaborare perchè una persona sola non può racchiudere in sè tutto il sapere, il conoscere e il saper fare. Il successo di questa esperienza è testimoniato anche dal fatto che quell’aula è stata così gremita credo solo il primo giorno quando c’è stata la presentazione del corso.. Forse i nostri professori dovrebbero riflettere su questo o comunque interessarsi di stimolare i propri studenti ad apprendere?!

  8. Annamaria Casini says:

    Le storie di vita sopracitate sono a dir poco esplicative ma purtroppo le figure di docenti lungimiranti che vi vengono delineate mi appaiono quanto meno agli antipodi di quanto si può riscontrare, a parere mi,o nell’ambiente universitario italiano, anche se ne ho un’esperienza diretta soltanto da un anno.
    E’ curioso vedere quanto il panorama dell’istruzione universitaria sia contraddittorio: se infatti esistono, da un lato, molte università in Italia (anche se lo stesso si potrebbe dire per molte altre nazioni) la cui offerta formativa è, diciamo, simile e nelle quali operano insegnanti che probabilmente hanno anche seguito percorsi formativi analoghi tra loro, dall’altro lato all’interno di ogni struttura si cerca sempre di più di fare del campanilismo una virtù senza pensare che mettere a disposizione materiale personale e invogliare i discenti a fare uso di un più ampio panorama di fonti gioverebbe sia ai professori, in quanto a rendimento scolastico dei loro studenti, sia agli studenti stessi, in relazione ad un apprendimento che potrebbe risultare più facile, sia (soprattutto!) alla società in generale. Tali atteggiamenti infatti non restano limitati all’ambito universitario ma purtroppo vengono appresi per riflesso dagli stessi discenti che, prima o poi, si appresteranno ad entrare nella società, detentori di un nuovo e prestigioso titolo certo, ma con un atteggiamento in merito alla cultura completamente deviato.
    A mio parere infatti non si può parlare di cultura né tanto meno di diffusione del sapere se l’atteggiamento alla condivisione e all’apertura nei confronti dell’altro non inizia dal basso, solo così infatti si può auspicarne una graduale risalita verso i vertici e solo allora si potrà parlare di un sapere veramente libero. In poche parole quindi…INIZIAMO NOI A DARCI DA FARE! 🙂

  9. Andreas says:

    Interessanti questi commenti, e divertente il fatto che il tema della questione del diritto d’autore sia emerso spontaneamente, anticipando il post che è apparso oggi 🙂

  10. Anonimo says:

    @Federica
    Mi hai fatto saltare sulla sedia! Il Massaro (detto “il Mimmo”) è il preside del mio liceo, il Galileo Galilei di Poppi!

    Davvero non ci possono dare le slide per una questione di copyright? Il copyright non viene violato lo stesso al momento della proiezione in aula?

  11. Lorenzo Pelagatti says:

    Ho avuto diverse esperienza che come @Stella Leng sono riuscito a chiarire tramite You Tube, anche se oggi giorno molti professori delle università italiane pubblicano online delle slide sui loro corsi!! Trovo tutta via che i mezzi più potenti siano quelli “creati dagli studenti” per loro stessi come ad esempio può essere http://www.medwiki.it/ (MedWiki). Spesso purtroppo, come nel nostro caso di anatomia quest’anno non è possibile avere Slide e lezioni perchè le immagini vengo prese da libri e sono quindi di conseguenza coperte da copyright!!!

  12. Federica says:

    credo di poter aggiungere una quinta storia alla lista:nel passaggio tra il penultimo e l’ultimo anno di liceo io ed i miei compagni di classe ci siamo ritrovati di fronte ad una nuova professoressa di filosofia,la quale ci ha quindi incontrato la prima volta e dovuto seguire proprio nove mesi prima dell’esame di maturità,peraltro dovendo affrontatare un programma di storia e filosofia decisamente nutrirto.Consapevole delle difficoltà k avremmo potuto incontrare nel doverci rapportare cn un nuovo insegnante e soprattutto della complessità di certi autori k avremmo dovuto affrontare,fin dalle sue prime lezioni la professoressa ci ha forniti di una serie di dispense e scritti di un insegnante di filosofa da lei molto stimato ( l’attuale preside del liceo scoientifico di poppi,Domenico Massaro )di modo k potessimo approfondire e comprendere al meglio gli argomenti trattati in classe.In effetti,per quanto le lezioni della prof fossero davvero chiare ed interessanti,i suoi suggerimenti sn stati molto utili a tutti soprattutto nella comprensione del pensiero di autori tanto poliedrici e soggetti a tante diverse interpretazioni,quali Hegel e Nietzsche.Si è poi presentata,in primavera,l’occasione di conoscere l’autore dei libri e delle dispense k avevamo consultato fino a quel momento su suggerimento della professoressa,in qnto si sarebbe tenuta una domenica mattina a Poppi una conferenza a carattere filosfico da lui introdotta;ebbene,qndo la prof si è offerta di accompagnarci nessuno in classe si è rifiutato di partecipare!Al termine della conferenza abbiamo avuto modo di incontrare e scambiare qualche opinione cn “Il Massaro” ( cosi ormai lo chiamavamo ) ed è stata davvero un’esperienza entusiasmante…..nn mi soffermo sulla questione,k per inciso ritengo sia una nota piuttosto dolente della nostra università, riguardo alle slide/libri degli attuali professori unoversitari in qnto mi sembra k sia già stata ampliamente discussa,piuttosto riporto qui di seguito,per chi fosse interessato,il link di una lezione su Socrate di Domenico Massaro http://www.youtube.com/watch?v=XowuzFY9Ekk e aggiungo qllo per la “lezione”di Massimo Cacciari k ci fu consigliata dalla nostra prof di filo e k personalmente trovo molto affascinante http://www.youtube.com/watch?v=9130Z_ex3Yc&feature=results_main&playnext=1&list=PL07D96A4ED8416733

  13. Stella Leng says:

    Questo post mi piace molto perché anch’io ho avuto la stessa esperienza raccontata nella seconda storia. Alle superiori avevo alcune difficoltà a capire le lezioni di chimica perché spiegate poco chiaramente. Andando su youtube ho trovato questo bellissimo canale: Khanacademy.http://www.youtube.com/user/khanacademy/featured che mi ha aiutato tantissimo.
    Si tratta di un canale fondato da un professore indiano che crede nella condivisione globale dell’educazione scolastica. Se guardate il suo canale potete vedere che tratta tantissime materie, dalla storia al calculus. Inoltre è disponibile in più lingue e tutti possono contribuire alle sue lezioni.
    Vi consiglio di guardarlo perché è veramente utile e chiaro.

  14. Andreas says:

    @Massi

    proprio così: si insegna veramente solo quando ci si pone nella condizione di apprendere. In realtà le due cose, l’insegnare e l’apprendere, non possono essere disgiunte.

  15. Massi Biamonte says:

    Condivido in pieno quanto detto.
    Quello che io non capisco è il perchè di tanta gelosia per le loro conoscenze che si riscontra in alcuni docenti. Forse non è neanche gelosia, forse è il non riuscire ad ammettere di esser superati, di dover insegnare a dei ragazzi argomenti che magari poi questi apprendono da altre fonti. Questo porta però a peggiorare ancor di piu la faccenda, qualche docente si sente ” offeso ” di ascoltare dagli studenti notizie apprese in un modo differente dal proprio modo di vederle e percepirle. Non ammette di poter essere lui il problema. Questo per la iniziale propensione al ” non condividere le conoscenze”.
    Io non ne vedo lati positivi. Quei particolari passi del ” Giuramento di Ippocrate “, che riprendono tale aspetto, a mio modesto parere, erano ridicoli anche 2500 anni fa, figuriamoci oggi.
    Perchè non condividere? Anche per chi sente di non aver bisogno di estendere il proprio sapere, che non necessita di migliorarlo o confrontarlo , mostrarlo a tutti e non tenerlo per se, non dovrebbe essere una ulteriore gratificazione? Cosa c’è di piu soddisfacente di ricevere una email a migliaia di km di distanza di uno studente che si congratula per notizie apprese attraverso un video condiviso con tutto il mondo? Uno studente o qualsiasi altra persona che non ti conosce, non ti ha mai visto, ma che lo stesso ti ammira e ti ringrazia da lontano? A mio parere niente per un docente, che ama il proprio mestiere.
    Mestiere che non consiste solo nello ” spiegare ” ma anche nel continuo ” apprendere “, che dinamicamente non sarà mai abbastanza. Perciò non vi è cosa piu bella del condividere, del migliorarsi, o del permettere ad altri di migliorare se stessi. E’ questo che non capisco e non comprenderò mai in chi la vede diversamente.

  16. giulio.d says:

    Sono d’accordo sul fatto che alcuni docenti risultino particolarmente disponibili mentre altri spiegano da dietro una barricata. Il problema è che un certo concetto di “proprietà” è andato ad insinuarsi anche nel mondo della cultura, che avrebbe l’occasione di uscire da quest’ottica: offrire risorse online è e rimane un’opportunità offerta a chi studia. Il problema vero è che se questo “favore” si ferma in modo miope al copyright sulla singola immagine, è difficile sperare di uscirne.
    E parallelamente si invoca il salvataggio dell’editoria: io lo trovo solo un modo molto retrogrado di garantire un certo tipo di interesse. Ma se questo interesse è in parte economico e in parte legato a un certo tipo di didattica, viene da concludere che un insegnamento fiaccato da simili zavorre non può in nessun modo essere completo, esaustivo.

  17. costy says:

    In realtà non credo che tutti i Professori siano gelosi delle loro slides.Alcuni sono veramente gentili e ti fanno pure ridere scherzando su alcuni argomenti che possono sembrare difficili o imbarazzanti;altri invece sono dei veri cafoni:sia per l’incapacità di creare un discorso che abbia un senso logico,sia per la disponibilità.Molto spesso questo accade perchè se hanno avuto quel posto è perchè sono ”i figli di” o perchè magari volevano fare altro nella vita.Sinceramente non sono una psicologa che studia il comportamento dei docenti,quindi per ora la lascio come un ipotesi.

    Io ,effettivamente,utilizzo motlo internet per integrare:soprattutto è utile per le immagini in 3D del cranio XD.
    Non solo ,ma mi sembra che la distanza che c’è fra me ed i ragazzi che studiano negli U.S.A o in un altro paese estero( ho sempre considerato le loro università come le migliori) si riduca,perchè riesco a trovare video in inglese,in francese ecc..E la morale della favola è che li capisco!Questa è la soddisfazione.

  18. Vittorio Morelli says:

    E’ inevitabile: Il pensiero per opposizione va a quegli insegnanti che sono così gelosi delle loro slide da non volerle condividere con gli studenti, o addirittura così gelosi della loro “voce” da non voler essere registrati. Personalmente non li ho mai capiti. Anche perché a fini didattici tutto ciò che aiuta uno studente non dovrebbe essere considerato negativo dal docente. Invece sembra che rendere le cose più semplici allo studente sia considerato un peccato. Anzi, se fossi un insegnante, sarei ben felice di rendere accessibili le mie lezioni al maggior numero di persone possibile. Che bellezza se la mia lezione può essere seguita, ascoltata, letta, non solo dai mie studenti a firenze(esempio), ma anche in altre parti d’italia o addirittura del mondo. Ovviamente è una “lama a doppio taglio”… non ci sarebbero soltanto lati negativi… studenti “furbetti” potrebbero trovare il verso di alleggerirsi eccessivamente il carico di lavoro e quindi sta alla maturità del singolo, rapportarsi con questa modalità di insegnamento nel modo opportuno, ma resta il fatto che le opportunità offerte dalla tecnologia sono innumerevoli. Poter trovare su Youtube la lezione di un insegnante diverso dal tuo, fruibile liberamente, è un qualcosa di fantastico! Con tutta una buona dose di “se” e di “ma” è certo… il discorso è sempre quello: occorre sapersi districare in questa immensa rete, senza perdercisi. Ma le potenzialità di internet si confermano, anche a fini didattici o di apprendimento (non sapevo trovare l’aggettivo giusto) meravigliose!…

    “Non ha forse valore universale la conoscenza? Non è forse questo il significato primo della parola stessa: università/em>?” questa frase dice tutto…

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