Un appello per la pace in Ucraina, riletto da M. Boldrin e C. De Blasi

Quello dell’invasione russa dell’Ucraina è un tema che mi coinvolge e mi atterrisce al punto di non riuscire a rielaborare adeguatamente la massa di informazioni che sto assorbendo. Chissà se un giorno riuscirò a spiegarmi, per ora mi nascondo dietro l’alibi del poco tempo disponibile. Tuttavia, malgrado la deriva del pensiero debole in atto — che non risparmia nemmeno diversi “intellettuali” — ci sono persone pensanti e intellettualmente oneste in grado di accedere a fonti adeguate che riescono ad esprimersi.

Propongo ad esempio questa rilettura di Boldrin e De Blasi del recente appello di un gruppo di intellettuali (appunto) per la pace in Ucraina o, sarebbe meglio dire, per la resa dell’Ucraina.

Un appello per la pace in Ucraina, riletto.

M. Boldrin e C. De Blasi — Liberi Oltre le Illusioni

https://www.liberioltreleillusioni.it/news/articolo/un-appello-per-la-pace-in-ucraina-riletto

8 pensieri riguardo “Un appello per la pace in Ucraina, riletto da M. Boldrin e C. De Blasi”

  1. Cessare il fuoco: fin troppo facile dirlo. La questione reale è: è possibile convincere il regime russo di smettere di bombardare? Di minare centrali e dighe? Di distruggere installazioni civili?

    Se ci sono proposte serie sentiamo. Il resto sono seghe mentali.

    Invito a seguire l’informazione russa. La propaganda interna da parte del Cremlino, della chiesa ortodossa, dei canali di stato non parlano quasi mai del nemico ucraino ma dell'”Occidente Collettivo”, da combattere e annientare in difesa dei valori tradizionali e cristiani, minati dal “permissivismo sessuale” e il “decadimento morale dell’Occidente”.

    Per quanto tragica è una vicenda storica straordinariamente interessante ma per capirla occorre andare indietro nel tempo ed essere predisposti a comprendere le implicazioni sistemiche di natura storica, culturale, sociale, tecnologica, commerciale ed anche psicologica ed infine, conseguentemente di natura antropologica.

        1. Si, ok: io non sto dalla parte dei russi, quindi non intendo difenderne le posizioni: anzi! Ma dietro queste sacrosante accuse continua a mancarmi la risposta a “E quindi?”. Bando a cercare di dimostrare quanto siano cattivi: facciamo qualche ipotesi su come comportarci…

          1. Risposta telegrafica perché devo preparare il lavoro per i miei studenti. Prima poi scriverò ciò che penso più diffusamente.

            1) Livello personale per iniziare a capire: leggere, anzi studiare per capire cosa sta accadendo, cosa è possibile fare, cosa no. Letteratura ucraino-russa ovvero i classici, Lettere dalla Russia di Astolphe de Custine, libri di Anna Politkovskaja, legggere siti di informazione clandestina russa (Meduza e Novaja Gazeta, ho messo i loro account Twitter di fianco qui nel blog) e donare loro risorse, leggere Il mago del Cremlino di Giuliano da Empoli, leggere Brigate Russe di Marta Ottaviani per capire la portata della infowar, praticata dalla Russia da vent’anni in preparazione di questo attacco, leggere le notizie dei canali di stato russi, Russia 1, Ria Novosti, facili da tradurre con Deepl; vedere le videointerviste del canale 1420 https://www.youtube.com/c/1420channel. Non insistere con le manifestazioni di pace: il regime le interpreta come segno di debolezza dell’avversario (sindrome del tacchino ucciso dal pavone per un equivoco comunicativo, Anello di Re Salomone di Lorentz); NON guardare i media italiani.

            2) Livello governativo: supportare l’Ucraina in tutti i modi possibili. Lo so, questo non piace ai più. La mentalità dei governanti autarchici è di natura criminale, che ha una logica diversa: dialogo = debolezza. Ho lavorato in carcere, l’ho conosciuta bene e la rivedo. Perché il conflitto è mondiale, fra autarchie e democrazie, difettose quanto si vuole ma democrazie. I regimi russi, cinesi, iraniani (al minimo) si muovono con logica criminale. Affrontare queste realtà con le bandiere colorate è suicida. Occorre apparire temibili.

            1. Il tuo ragionamento non fa una piega, e concordo anche sulla conclusione/soluzione: dobbiamo risultare temibili. Fino a qui saremmo anche d’accordo.
              Problema: chi sarà, quando e con quale scopo, colui o colei che dovrà decidere su quale siano i limiti minimo e massimo di quella “temibilità”? Per essere realmente temibile il limite – soprattutto quello massimo – continuerà a spostarsi in avanti, e se lo fa sarà in accelerazione costante: assomiglia stranamente ad una frana, come se l’avessero girata a rovescio, verso l’alto anziché il basso. Non trovi?

  2. Concordo perfettamente con valottof. Seguo le vicende ucraine già da prima del 2014. All’inizio manifestazioni pacifiche per l’ingresso nell’Europa poi sempre più violente dalle due parti con presenze attive di gruppi di ispirazione nazista anche filorusse! Migliaia di morti e come al solito completamente zittite quelle parti della popolazione contrarie ai nazionalismi esasperati. Poi la criminale invasione russa e altre miglia di morti. Secondo Limes almeno 300.000. Urge cessare il fuoco immediatamente! Ricordo la grande manifestazione prevista per il 5 novembre. Dispiace che ogni iniziativa per la pace sia soggetta a continui distinguo come l’articolo in questione

  3. Ragionamenti sacrosanti, che condivido ed ho condiviso finora per altre situazioni analoghe o almeno simili, quali Kurdistan, Afganistan, Iraq, Libia, Palestina, Balcani, Siria… quasi tutte fuori dall’Europa (Balcani a parte) e ciascuna con le sue specificità. Però non è che le bombe sui civili seguano le specificità: esplodono ed ammazzano. E le risorse naturali vengono usate e sono spesso almeno una concausa delle azioni. Con questo non intendo in alcun modo giustificare l’aggressione russa! Dico solo che le prediche che provengono da certi pulpiti (non mi riferisco agli autori) spingono o a dubitare oppure a dover credere ad una conversione che avrebbe del miracoloso.
    Ma lasciando pure da parte miracoli e miracolati, le critiche alla proposta ci stanno tutte, ma… Quindi?
    Mi pare che l’unica alternativa che si lasci aperta sia la sconfitta della Russia sul campo e, per garantire la futura indipendenza dell’Ucraina, anche un suo annientamento militare, o quantomeno un ridimensionamento molto consistente. Da attuare con quali mezzi: sanzioni o armi? E nel caso delle armi: utilizzate da chi? In altre parole: Europa e USA intendono combattere una guerra contro la Russia per interposta Ucraina, oppure dovrebbero scendere direttamente in campo? E con quali conseguenze?
    Mi pongo molte domande anch’io, il mio ragionamento non è certo risolutivo (per me intendo, figuriamoci se pretendo che lo sia per altri!), però per la pace io vedo solo due alternative: reciproche concessioni tra i belligeranti o sconfitta definitiva (che poi la storia definitiva non lo è mai, ma limitiamoci alla cronaca) di uno dei due. Tertium non datur che io sappia

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