Noia

Stamani, falciando dell’erba sono rimasto stupito dalla quantità di farfalle diverse che danzavano sui fiori. All’inizio mi sono fermato semplicemente perché avevo visto una farfalla particolarmente bella proprio sul fiore che stavo per tagliare. Poi, ne ho vista un’altra diversa e poi un’altra ancora un po’ più in là. E allora, allargando lo sguardo e semplicemente aspettando mi sono accorto che c’era un brulichio di farfalle e altri insetti come a formare un nuvola fremente appoggiata sulla superficie dell’erba.

Così mi sono stupito dello stupore perché sono più di cinquant’anni che vedo farfalle nei prati e ho provato profondo piacere per la rinnovabilità di questo piccolo miracolo. Allo stesso tempo tuttavia, per pura associazione di contrasto, mi è venuto in mente il malessere che provo in questi giorni, o forse in questi mesi, e che potrei descrivere come una persistente sensazione di noia, come un lieve mal di testa che non se ne vuole andare.

Noia per come niente cambi anche se sembra che tutto cambi.

Noia per la paura di esplorare che spunta ovunque come la più infestante delle erbacce.

Noia per quel professore più anziano che mi dice: “Attento ad essere troppo ottimista! Attento alle fughe in avanti!” Attento alle fughe in avanti? Cosa rischiamo di perdere? Il nostro paese è fra i più somari del mondo nella gestione della formazione! Cosa dobbiamo temere?

Noia per quell’altro professore che mi dice: “Non posso rinunciare alle mie lezioni frontali! Le notizie gliele devo pur dare agli studenti!” Uh … l’insegnamento universitario è fatto di notizie? L’insegnamento tout-court è fatto di notizie? Ancora pensiamo questo? Che noia!

Noia tremenda per le parole che giungono dalla politica. Se da anziani, son parole insopportabili per la palese malafede, parole pronunciate da personaggi dotati di un curriculum ricco di poltrone ma vuoto di risultati concreti se non ornato di fallimenti che farebbero vergognare un uomo normale. Se da giovani rampanti, son parole inerentemente vuote come quelle recenti di un neo-eletto: “Sono pronto a stupirvi!”  Amico guarda di fare qualcosa e poi ne discuteremo …

Noia per i metodi trasversali, mafiosi, fascisti della politica di destra e di sinistra. Sì, anche fascisti. Ho visto applicare metodi proprio fascisti nella politica locale di sinistra … sinistra, rispetto a cosa? Che noia …

Noia per la cronica abitudine di anteporre il proprio giudizio all’ascolto dell’altro, del diverso. Una vera e propria malattia nazionale che deriva da un’istruzione che non ha niente a che vedere con la cultura la quale si può solo alimentare di curiosità e in una mente sana la curiosità dovrebbe essere proporzionale alla diversità.

Noia per quella schifezza grottesca che spacciamo per esame di maturità. Ah ma dimenticavo, ora l’abbiamo reso di nuovo severo e così la scuola è diventata meritocratica. Ma che bravi, così si fa anche economia! Non si cambia niente ma si cambia la soglia della bocciatura. Genialità italiana, come mai nel resto del mondo sono così tonti da non averci pensato? Che noia mortale, 10 anni più stretti, poi più larghi, un po’ di anni i voti, un po’ di giudizi verbali, ora di nuovo voti e intanto parole  definizioni e acronimi cambiano in continuazione  ma in realtà siamo sempre lì.

Noia per i tanti che conosco, tantissimi, che provano tre giorni Facebook e poi decidono che non fa per loro perché ci vedono tante cose che non ritengono degne ma che in realtà non riescono ad immaginare una briciola delle cose interessanti che ci si potrebbero fare. L’istruzione ottenebra le mente e fornisce qualcosa che sarebbe meglio evitare se rende così miopi e altezzosi. Tali reazioni mi scatenano il ricordo di quelle signore e quei signori che, dal sicuro dei salotti che la metà borghese della famiglia mi portava a frequentare, dividevano le cose del mondo in cose buone e cose disdicevoli. Noia.

Noia nel vedere la noia che abbiamo inflitto a tanti nostri giovani, forse i più, rincitrullendoli con la quantità degli stimoli e delle possibilità, al punto di renderli incapaci di decidere della loro vita, di divertirsi, di autodeterminarsi, di autocostruirsi. Diamo loro la paghetta, un’abitudine demenziale che dà loro solo la possibilità di sbattersi da un divertimento all’altro divertendosi sempre meno. Giovani che ti ronzano in casa trentenni più disorientati di quello che sarebbe la mia mucca se la portassi in piazza del Duomo. Vecchi travestiti da giovani, deficienti.

Noia per vedere genitori felici per i 10 o i 100 o i 30 collezionati dai loro bambini ma che non si crucciano affatto per vederli vivere divertendosi con la fantasia di un lobotomizzato.

Noia per vedere persone intrappolate nella gabbia invisibile dell’istruzione, delle consuetudini, dell’istruzione non solo scolastica ma anche di quella che trasuda dal ruolo,  dall’appartenenza ad un’organizzazione, ad un partito, ad un sistema.

Noia per vedere ovunque gli effetti della cappa dell’istruzione che soffoca le persone, incapaci di vedere, infine incapaci di scrivere la loro vita.

In questo modo o in quel modo,
Che convenga o non convenga,
Potendo a volte dire ciò che penso,
E altre volte dicendo male alla rinfusa,
Vado scrivendo i miei versi senza volere,
Come se scrivere non fosse una cosa fatta di gesti,
Come se scrivere fosse una cosa che mi capitasse
Come prendere il sole fuori.

Cerco di dire ciò che sento
Senza pensare a cosa sento.
Cerco di accostare le parole all’idea
E di non aver bisogno di un corridoio
Del pensiero per le parole.

Né sempre riesco a sentire ciò che so che devo sentire.
Il mio pensiero solo molto lentamente attraversa il fiume a nuoto
Poiché gli pesa l’abito che gli uomini gli hanno fatto usare.

Cerco di spogliarmi di ciò che ho imparato,
Cerco di dimenticare il modo di ricordare che mi hanno insegnato,
E raschiare la tinta con cui mi hanno dipinto i sensi,
Disimballare le mie vere emozioni,
Sbrogliarmi ed essere io, non Alberto Caeiro,
Ma un animale umano che la Natura ha prodotto.

E così scrivo, desiderando sentire la Natura, non come un uomo,
Ma come chi sente la Natura, e nient’altro.
E così scrivo, ora bene, ora male,
Ora cogliendo ciò che voglio dire, ora sbagliando,
Cadendo qui, sollevandomi là,
Ma andando sempre per il mio cammino come un cieco ostinato.

Tuttavia sono qualcuno.
Sono lo scopritore della Natura.
Sono l’Argonauta delle vere sensazioni.
Porto all’Universo un nuovo Universo
Perché porto all’Universo se stesso.

Questo sento e questo scrivo
Perfettamente cosciente e non senza vedere
Che sono le cinque del mattino
E che il sole, che ancora non ha mostrato la testa
Oltre il muro dell’orizzonte,
Già gli si vedono tuttavia le punte delle dita
Aggrappate in cima al muro
Dell’orizzonte pieno di monti bassi.

Fernando Pessoa
Il custode di greggi, XLVI
Passigli Editori, Bagno a Ripoli, 2007

23 thoughts on “Noia

  1. iamarf ha detto:

    Infatti io amo tantissimo “il vecchio”, soprattutto quando è filitrato dal tempo e dall’esperienza. Ho dedicato e dedico tanto tempo a leggere o ascoltare parole di vecchi importanti, li ho cercati sin da molto giovane ed ho passsato tempo con loro da giovane. Ho lavorato gratis nei campi insieme a vecchi contadini e continuo cercando di mettere a frutto, di capire, di sentire. I libri che preferisco sono i classici, non leggo l’attualità (se mi devo informare mi informo sui canali che decido io in internet). Adoro sfrucugnare nel passato e cercare di far rivivere nella mente personaggi ormai scomparsi, mi attacco a tutto quello che possa darmi la sensazione di sentirli ancora vivi.

    Amo questi personaggi coraggiosi, visionari, innamorati del mondo, della natura, dell’uomo; personaggi che non hanno fatto le cose per calcolo. Amo vedere come nel passato i grandi abbiano saputo guardare nel futuro.

    Detesto le mode. In questo credo veramente di essere sempre stato un estremista.

    Ma detesto anche tanto i miei contemporanei quando spacciano per saggezza, cultura o insopprimibile necessità dell’ordine la bieca attenzione ai propri privilegi e alla comodità, il timore di perdere la faccia. I contemporanei che antepongono l’appartenenza a qualche (comoda) categoria alla propria curiosità fanciullesca che, volendo, potrebbe durare tutta la vita. Questi contemporanei sono in realtà morti e contribuiscono a far morire gli altri. Contribuiscono a far morire tanti giovani. Circola una gran quantità di giovani morti, credo più di prima. Il fatto è grave.

    Superati i cinquant’anni ho deciso di concedermi il piacere di essere radicale. So benissimo di rischiare di turbare qualcuno ma mi sono convinto che per un educatore di qualsiasi tipo, sia molto più importante stimolare l’esercizio del dubbio e la propensione alla curiosità che propinare verità scodellate, che molto spesso il tempo rivela non esser tali.

    E sono sicuro che hai capito benissimo 🙂

  2. Freddie ha detto:

    professore, a me piace la sua attitudine a polemizzare su qualsiasi cosa, mi deve credere, io lo considero un grande pregio. e io stessa sono spesso stata definita polemica. ma proprio non capisco tutta questa riluttanza a dare regole, a stabilire scadenze e e tendenza a prendersela con chi lo fa. non tutto ciò che è vecchio, passato di moda è da buttare via. e non tutte le novità sono meglio delle abitudini consolidate. ma penso che lei questo lo sappia.
    e io sono tra quelli che probabilmente facebook non lo apprezzeranno mai, pur riconoscendone limitati lati positivi. mi sforzo di capire al meglio il suo punto di vista e ammiro la sua “sete di Libertà” (nel senso più ampio del termine), ma penso anche che sia facile prendersela con tutti per motivi che il più delle volte sanno di sogni di rivoluzione giovanili infranti. mi sono probabilmente spiegata male, ma per spiegarmi bene dovrei scrivere un poema. cosa che non ho intenzione di fare dato che non ho ancora cenato e muoio di fame. spero che non fraintenda le mie parole e soprattutto che non le venga in mente di pensare che non ho capito il senso delle sue parole. perchè ho capito benissimo

  3. egocentricamente ha detto:

    @ romaguido:

    🙂 il mio pessimismo era dovuto al “no” di iamarf e alle perplessità che avevi espresso anche tu, sempicemente perchè mi sembra che tutto venga usato come svago, ma non svago positivo, creativo… un pò come una specie di tempo senza pensiero e per questo usato male. Ma poi mi sono resa conto che oggi purtroppo olte cose sono fatte con questo spirito, da cui la noia del post. Non voglio dare colpe alla rete o ai social network, e neppure ai libri usati male, senza emozione, senza che lascino nient’altro che nozioni o notizie… forse non voglio neppure dare colpe, cerco solo una strada che mi convinca di più delle altre fin’ora battute, per me e per chi dipende da me, come le figlie.

    Per combattere la noia sono andata a vedere un film che propone un ottica diversa, si intiola “Si può fare!” con Claudio Bisio… può valer la pena dargli un occhiata, qui segnalo una recensione ed il trailer:

    http://www.comingsoon.it/scheda_film.asp?key=38977&film=Si-puo-fare

  4. Carlo Columba ha detto:

    Più che di noia mi pare possa trattarsi di un pizzico di scoraggiamento, del resto pienamente comprensibile! Avevo un nonna filosofa che si circondava di amici provenienti dalle più diverse estrazioni sociali. Dei più semplici, quelli che magari aveva aiutato a conseguire la licenza elementare, apprezzava soprattutto l’essere “vergini dalla scuola”, nel senso che avevano potuto conservare intelligenza e iniziativa proprio perhè liberi dal condizionamento normalizzante della scuola. Questo tuo post mi sembra proprio quella linea di pensiero.

  5. romaguido ha detto:

    Egocentricamente, credo che tu stia attribuendo al mezzo troppe colpe che non ha. Come dice iamarf, “La tecnologia offrirebbe tutto quel che serve e anche molto di più”; ognuno può sceglierme l’uso più adatto alle proprie esigenze.
    Non sono d’accordo sulla tua condanna in toto dei social network, che offrono infinite possibilità, tanto nel capo dell’informazione e della comunicazione che in quello che tu definisci di pura e semplice socializzazione.
    Tu dici che l’informazione non è tutto e a me sembra che sia giusto così. La vita presenta tanti e tali risvolti che sarebbe molto riduttivo dare un posto di rilievo ad uno solo di essi.
    Inoltre, i post di contenuto o d’informazione, come li chiami tu, in genere sono i più letti, ma richiamano meno commenti (se hanno un senso compiuto e non richiedono esplicitamente la replica dei lettori, a volte non resta che esprimere i propri complimenti, cosa che non sempre il lettore è disposto a fare); è un dato di fatto, invece, che gli articoli più intimistici spingano a parlare, ad esprimere il proprio parere, ed è bello che sia così.
    Se devo essere sincera, non capisco l tuo pessimismo. Perchè dici che il pc non viene usato bene? Come andrebbe usato, secondo te? Semplicemente per lo studio e l’informazione? Anche in questo caso credo che tu restringeresti i campo solo ad un certo tipo di argomenti ed escluderesti cose che per altri potrebbero essere interessanti.
    Per comcludere, dirò che hai ragione sul fatto che la nostra società ha molte pecche, che usa male molti strumenti, ma questi ultimi sono solo dei mezzi, non possiamo demonizzarli.

  6. egocentricamente ha detto:

    @iamarf e romaguido

    Vi ringrazio sentitamente per le risposte anche se poco confortanti… la mia perplessità è più dovuta al pessimismo che ad un dubbio su ciò che mi avete scritto. Di fatto il post-sfogo ha scaturito 16 risposte, mentre un post-educativo come quello di “Mercantia”, ad esempio, solo 2. Sarà un caso? sarà una coincidenza che più persone si sono sentite per così dire chiamate a dire la loro su una riflessione personale? non lo so. Di certo questo dimostra che l’informazione non è tutto, in rete come nella realtà! Io trovo sia similitudini sia diversità con le dinamiche reali, e credo che molto dipenda da chi ci si trova coinvolto e si chiede effettivamente “cosa sto facendo?” mentre quelli che usano Facebook solo per fare i test di personalità e ritrovare compagni dell’asilo o usano My Space per rimorchiare… beh quelli non li considero utenti di social network o di tecnologie moderne, ma rumore di fondo! Probabilmente sto commettendo un errore di valutazione!

  7. romaguido ha detto:

    @ egocentricamente
    Per quello che ho potuto vedere, le dinamiche di gruppo in rete non sono affatto dissimili da quelle tipiche della vita reale.
    Certe metodiche educative on line trovano il loro presupposto essenziale nella collaborazione, ma la mia esperienza è che una collaborazione totale, viscerale, una partecipazione davvero sentita è molto difficile da realizzare, così penso che sia necessario il recupero della capacità relazionale su entrambi i fronti; ma, purtroppo, non è cosa facile.

  8. iamarf ha detto:

    La tecnologia offrirebbe tutto quel che serve e anche molto di più. Peccato che ci trovi impreparati. Molto istruiti ma del tutto impreparati.

    “Si può procedere ad una vera educazione delle nuove generazioni all’uso delle nuove tecnologie?”

    No.

    No, a causa dell’immaturità di noi educatori nelle varie vesti possibili: genitori, insegnanti di vari gradi di scuole, istruttori sportivi e via dicendo. Mi sto riferendo ai valori medi, non sto facendo di ogni erba un fascio. Per una domanda di valore così generale contano le medie e non gli eventuali singoli casi eccellenti.

    Forse sei sorpresa di una simile risposta da parte mia, forse.

    Diciamo che per tentare di vivere in modo decente la propria esperienza di lavoro, e forse per tentare di vivere in modo decente tout-court, bisogna crederci.

    Io faccio molta fatica, arranco parecchio e sicuramente commetto molti errori. Ci provo ma sono molto pessimista.

  9. egocentricamente ha detto:

    Riflessione n 1: quando ho letto “non continuare a leggere … non è un post equilibrato … è uno sfogo …” ho subito cliccato per leggere e mentre lo facevo mi chiedevo 2 cose contemporaneamente (circuiti cerebrali multitasking) ovvero “sono morbosa? che vado a leggere proprio dove c’è scritto di NON leggere? sono morbosamente curiosa o solo interessata alla trasgressione di un ‘divieto’?” e insieme “perchè sono più interessata ad un post con uno sfogo PERSONALE dentro, rispetto ad un post, diciamo, meno autoreferenziale e più obiettivo o comunque meno legato alla sfera dell’essere umano?”
    Le risposte che mi sono data sono legate. Infatti se penso che sia proprio la curiosità ad animare gli individui, penso anche che sia solo la curiosità legata alle esperienze personali a stimolarli maggiormente… insomma ho scoperto l’acqua calda, visto che pubblicitari e giornalisti sfruttano da secoli il sensazionalismo e i sentimenti per vendere i propri prodotti (anche i giornalisti vendono il proprio prodotto, anche a chi non lo vuole comprare purtroppo!). Ma questa curiosità è quella che fa premere “unisciti al gruppo” su Facebook, è come una specie di “non si sa mai!” una possibilità che nessuno vuole precludersi, tanto più che è gratis… è che la possibilità non implica l’impegno e qui si arriva alla riflessione n 2 in cui mi chiedo perchè la ricerca dell’individuo tende sempre allo svago, nelle forme sempre più alienanti, comunque tende allo svago cioè a mettere in pausa il pensiero. Ora questo si lega al post perchè forse è proprio il sistema di insegnamento, di lavoro, di studio, di moda, di vita, di politica, di esistenza che è basato sulla memorizzazione di fatti, cose, nozioni e volto a pararsi il cosiddetto didietro, che nessuno pensa più a divertirsi solo per il semplice fatto che sta al mondo ed ha la possibilità di farlo. Occorre fuggire da uno schema ripetitivo nella vita di tutti i giorni, ma anche essere un blogger oggi impone delle regole: non bisogna scrivere troppo di sè stessi, nè troppo poco (sennò non ti legge nessuno), bisogna essere equidistanti da tutti, bisogna prendere posizioni, ma non troppo radicali e così via, cioè una cosa che dovrebbe essere un piacere, uno svago, torna ad essere un qualcosa che imprigiona, e allora diventa ovvio perchè qualcuno quando legge lo sfogo di qualcun altro, ci si ritrova e si sente sollevato!!
    Tutto ciò mi porta a concludere che questa società così com’è settata si priva della parte istintiva e animale del singolo (le relazioni virtuali sono inodori, sena gesti, senza espressioni, tuttalpiù qualche emoticons), ma non sfrutta le potenzialità del gruppo, cioè è proprio controproducente. Mi sembra di essere già un dinosauro, come Homo sapiens intendo, cioè un animale all’apice della propria evoluzione che si sta mettendo in contrasto col proprio ambiente con le proprie mani e si rifiuta di sfruttare davvero l’aiuto dei propri simili, come una specie di combattimento interno tra individualismo e social networking usato male… boh poi io non sono una sociologa, ma mi sembra che il disagio sia condiviso da più di una persona. Quindi riassumendo: sospendendo i giudizi si può procedere ad una vera educazione delle nuove generazioni all’uso delle nuove tecnologie? chiedo se si può andare oltre le regole della Netiquette e suscitare nei nuovi nati digitali la necessità di recuperare una dimensione davvero relazionale della tecnologia e non solo sociale, al fine di sfruttarne davvero le maggiori potenzialità, è possibile?

  10. romaguido ha detto:

    Vuoi dire che probabilmente mi manca una rotella, Amon?
    Credo che non ti sia allontanato poi tanto dalla realtà :-D.
    Il fatto è che questo atteggiamento mi permette di galleggiare e a volte persino di volare. Se si ottiene col bombardamento di cui parli, ti consiglierei di offrirti come cavia. Chissà che non abbiamo scoperto la ricetta della felicità ed il processo con cui ottenerla! 🙂

    Noto che voi ragazzi (tu e nicco) date del lei anche nel web e, sebbene pensi che iamarf non sia d’accordo, devo dire che la cosa un po’ mi piace: ho l’impressione che venga da una buona educazione (che di solito riguarda anche la sfera affettiva, i sentimenti e i valori che contano). Vi prego di fare i miei complimenti ai vostri educatori.

    @ iamarf
    Non ho intenzione di prendere in subaffitto (peraltro abusivo) questo bel blog; mi è parso giusto rispondere ad Amon, ma prometto che mi ritirerò in buon ordine.

  11. Amon ha detto:

    onde elettromagnetiche dei ripetitori di cellulari sparate in dosi massicce sul cervello umano possono provocare gli effetti da lei descritti, sembra insieme alle scie chimiche stiano studiando quali sono gli effetti sulla popolazione…Non è fantascienza o paranoia e purtroppo triste verità

  12. iamarf ha detto:

    … e vedi, nicco, romaguido ha risposto in due modi: certamente con il contenuto esplicito del suo commento ma anche, e forse in modo ancora più convincente, nel fare il commento intrufolandosi … un episodio del genere da solo può essere sufficiente a ricaricare la molla scarica, come canta il mio amico cantastorie Felice Pantone.

  13. romaguido ha detto:

    @ nicco
    Provo io a risponderti, nicco.

    “Per ogni “uno” che ci prova (a fare qualcosa, a smuovere, a cambaire) ce ne sono troppi (quanti?) che non vedono o non sentono o non ascoltano…”

    La tua è già una visione ottimistica, perchè in genere gli altri non si limitano all’indifferenza, ma fanno di tutto per metterti i bastoni tra le ruote; eppure…

    Alla fine qualcosa cambierà e tu ne sarai meravigliata; ma, anche se così non fosse, ricorda che la consapevolezza di aver fatto ciò che ritenevi giusto ti aiuterà ad andare avanti con una nuova grinta, affronterai, e supererai, con uno spirito nuovo ogni ostacolo ti si presenti, riuscendo persino a dare serenità a quelli che incontrerai. Ti pare poco?

  14. nicco21 ha detto:

    “Tutto deve cambiare perché tutto resti uguale…”
    Perchè gli italiani sono così? da secoli, lo sono sempre stati.. già Dante ci descriveva come gran ciarlatani, pronti in ogni ogni momento di pubblico bisogno a dimostrare tutta la nostra buona volontà e generosità, per poi, di nascosto, contare le monete che ci frutta questa generosità… Tutti impegnati e fratelli nel giorno della grande tragedia, tutti acerrimi nemici il giorno successivo.. (che poi, sono solo gli italiani così, o è l’essere umano in generale?)
    Credo (o immagino), in parte, di comprendere la sua noia.. che è anche quella di vedere i propri continui sforzi volti a creare qualcosa di “buono” cadere, dopo un breve bagliore di entusiasmo generale, nell’indifferenza dei più.
    Per ogni “uno” che ci prova (a fare qualcosa, a smuovere, a cambaire) ce ne sono troppi (quanti?) che non vedono o non sentono o non ascoltano…
    Come si fa?
    Lei ha una risposta? (non importa che sia vera, basta che voglia esserlo.. io ne ho bisogno)

  15. romaguido ha detto:

    Quale voce viene sul suono delle onde
    che non è la voce del mare?
    E’ la voce di qualcuno che ci parla,
    ma che, se ascoltiamo, tace,
    proprio per esserci messi ad ascoltare.

    E solo se, mezzo addormentati,
    udiamo senza sapere che udiamo,
    essa ci parla della speranza
    verso la quale, come un bambino
    che dorme, dormendo sorridiamo.

    Sono isole fortunate,
    sono terre che non hanno luogo,
    dove il Re vive aspettando.
    Ma, se vi andiamo destando,
    tace la voce, e solo c’è il mare.

    (Fernando Pessoa – Le isole fortunate)

    Continuiamo a sperare da svegli: forse qualcosa succederà!

    (l’isola che non c’è – edoardo bennato)

  16. iamarf ha detto:

    Non credo che il Web possa cambiare da solo tutte le cose che ho citato.

    Semplicemente, per esempio, mi irrita la propensione alla comodità del giovane che come un criceto sulla ruota riesce per l’ennesima volta la sera come ha già fatto centinaia di volte in una routine allucinante. Mi irrita ancor di più la propensione alla comodità del professore che non si pone il problema del cambiamento del mondo e di coloro a cui parla, fingendo che che ciò che stiamo facendo vada bene.

    Non so quanto il Web possa aiutare. Da solo non può fare assolutamente nulla. È però uno strumento straordinario del quale pochi hanno intuito le potenzialità, malgrado la diffusione. Sta a noi imparare a trarne profitto ma purtroppo più che altro se ne parla. Specialmente noi italiani, sprechiamo un mare di tempo a parlare delle cose e a “prendere posizione” ma facciamo molto poco e quasi niente di nuovo perché abbiamo paura di troppe cose.

    Facebook è certamente soprattutto un luogo di superficialità come dice la tua amica ma non è obbligatorio farci gli scemi. FB è strepitoso per raggiungere la gente alla svelta e molte volte ho trovato molto utile questa caratteristica.

    È adatto per far sapere delle cose e magari parlarne un po’ ma giusto un po’, poi conviene cercare altre forme per approfondire.

    Non possiamo pensare poi che le persone ti seguano per il solo fatto di essere raggiunte. La percentuale di coloro che decidono di donare il sangue tenderà ad essere tipica di una popolazione e non possiamo pensare che si sposti di molto per avere fatto un gruppo in FB. Forse un pochino.

    Potrebbe essere interessante vedere cosa esiste in Italia relativamente a questo problema: siti, wiki, blog? Magari ve ene sono di interessanti, magari vi sono iniziative in corso. Si tratta di esplorare e magari coinvolgersi.

    Credo tuttavia che valga comunque la pena di utilizzare FB, come qualsiasi altro strumento possibile immaginabile, vecchio o nuovo, per diffondere le informazioni a riguardo.

  17. Frangianco ha detto:

    Prof, crede che il Web possa cambiare da solo tutte le cose che le danno noia?
    La cosa che più mi ha colpito è Facebook.
    Da anni sono un lottatore per la raccolta di sangue, e pensavo che Facebook fosse il miglior mezzo per far arrivare qualcosa alla gente in modo diretto, facile, gratuito.
    Ma poi ho notato, con tanta tristezza, che è un buon metodo per far leggere qualcosa, che in quel momento suscita una emozione, ma poi viene persa nel dimenticatoio.
    Forse non sono più numerabili i gruppi presenti su Facebook, ma il problema non è questo, perchè è bene suscitare l’unione e la condivisione alla nostra età.
    Il problema è che in pochi giorno con il mio gruppo DONATORI SANGUE sono arrivato a 300 iscrizioni, ma soltanto 7 post, solo il fondatore pubblica foto e nessuno risponde alle discussioni.
    Il mio gruppo, l’emozione che ha suscitato, ha soltanto dato la forza di premere si invece di ignora; forse per farlo comparire nel profilo, forse per farsi un vanto tra gli altri, forse per togliermi di mezzo (diceva mia nonnna “con un no ti spicci, con un si ti impicci).
    Mi lamentavo di questo fatto con una mia amica e lei mi ha risposto “mado gianfrà, già quando stiamo in giro ti lamenti di tutto ciò che vedi, critichi il mondo, ci dici di essere ecologisti e ci dici ciò che dobbiamo e non dobbiamo fare, ma la gente su facebook vuole distrarsi, vuole passare un pò di tempo senza pensare a niente, vedere foto delle persone per passare il tempo, non per coplicarsi la testa con altre cose a cui badare; già la vita è stressante per conto suo”…
    lei cosa ne pensa?

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