10 thoughts on “Creatività e scuola

  1. Biagio ha detto:

    Mi sono svegliato con l’intento di assolvere il mio dovere: fare l’esame di informatica…eccomi a dare libero “sfogo” alla mia idea, alla mia impressione, al mio parere, a dire ciò che sono! In prima persona mi sento coinvolto, la mia esperienza infatti rende concreto e vero ciò che ho ascoltato per la PRIMA VOLTA in tutta la mia vita.
    Ciò che ha testimoniato Mariella è davvero stupendo…me ne rendo conto perchè io sono una persona frutto si tutta l’ “istituzzionalizzazione” che ci circonda, o meglio che ci forma! E non avevo mai riflettuto prima di oggi che effettivamente io sono stato “creativo” quando mi sono trovato senza nessuno che potesse mettere subito un freno alle mie “capacità” di creare, immaginare, ecc (Infatti credo vivamente in coloro che sostengono l’enorme potenziale del nostro cervello in merito…tanto vasto che anche se ne dovessimo avere una vaga idea di tale “potere” non riusciremmo comunque ad utilizzarlo tutto). Proprio qualche giorno fa dicevo, parlando con degli amici:”Io non sarei capace di guidare un gruppo, una squadra, un equipe, cioè non potrò mai essere un “leader”, perchè non ne sono capace; però se mi dovessero assegnare un lavoro/compito lo assolvo benissimo”…alla luce di quanto ascoltato nel video e letto dalla testimonianza, direi che la mia è un’oesservazione semplicemente triste!
    A questo punto mi sento di dire grazie al prof. Andreas per l’ “opportunità” che mi ha donato….cioè quella di essere e offrire agli altri me stesso!

  2. Flavia Di Maio ha detto:

    Quello che mi ha colpito del video di Robinson è che discipline come l’arte o la musica siano considerate secondarie, meno importanti di matematica e lingua: questa è una realtà.
    Il corpo viene considerato solo un mezzo di trasporto per la testa: Divertente e allo stesso tempo drammaticamente vero!
    Personalmente ribadisco la mia idea: rendere obbligatorio l’aggiornamento professionale per gli insegnanti. Non sarà la cura di tutti i mali, ma potrebbe essere un primo passo verso una miglioramento e una sensibilizzazione. La società si evolve continuamente, oggi ad un ritmo sempre più veloce, anche la scuola deve seguire questa strada, non può restare uguale a se stessa nei decenni! Nonostante tutto però rimango fiduciosa e ottimista: un insegnante che rimette in discussione se stesso, mirando al lifelong learning, è un insegnante che lascia ampi margini di libertà, perchè ricerca la creatività in se stesso e nei suoi alunni. Anche chi è stato vittima della scolarizzazione!

  3. Mariella ha detto:

    Com’è bello il confronto ! Ancor più interessante constatare che il problema della “creatività” a scuola è un problema “sentito” da ciascuno di noi in maniera “forte”, perchè coinvolge le esperienze scolastiche pregresse, facendo riemergere vissuti spesso “dolorosi” o “…non piacevoli” di un passato di scolarizzazione che ci invita ad una riflessione profonda sul “fare scuola”, sul ruolo degli enti formativi e sulle loro funzioni e…perchè no, sulle loro possibili “connessioni” da attuare per essere coerenti con un processo di formazione che è unico come “unica ed irrepetibile” è la “persona umana”!
    Laetitia pone l’accento sulla scarsa attenzione posta dalla scuola all’affettività ed emotività: è vero! Sono aree trascurate perchè spesso ritenute di secondaria importanza ma ci si dimentica che “si apprende meglio quando si è emotivamente coinvolti e quando si sta bene insieme !” Tutto questo è possibile se l’educazione all’affettività, la cura delle relazioni interpersonali avvengono in contesti di apprendimento esperenziali ed altamente motivanti!

  4. laetitia ha detto:

    Il filmato è stato veramente interessante, attraverso il sorriso e l’ironia ha dato molti spunti su cui riflettere!
    L’imprevedibilità : quell’elemento che sfugge a regole prestabilite, ad es. le odiate guide scolastiche, ancora tanto seguite nella scuola..o i “quaderni operativi” tenuti preziosamente per anni da maestri per riproporre gli stessi spunti didattici!!! Ben venga l’imprevisto che scatena la creatività e la fantasia!! La paura di sbagliare (“la pedagogia dell’errore”) siamo stati educati alla “perfezione” e non si è disposti ad accettare l’errore non permettendo lo sviluppo di un pensiero critico o divergente…per non parlare dell’importanza data all’aspetto cognitivo-TESTA a scapito dell’affettività e dell’emotività – CORPO…..

  5. Chiara ha detto:

    davvero interessante e ricco di spunti! mi sono sentita particolarmente coinvolta quando si parla dell’errore come qualcosa da cui si sfugge perchè ci hanno tirato su con la fobia degli sbagli. Fino a ieri mi sentivo bene ogni volta che evitavo un errore, come se dovessi aggiungere un bel voto alla pagella …. oggi annuisco quando sento dire:” se non ti senti pronto a sbagliare non farai mai qualcosa di straordinario …”. Queste parole mi danno sollievo, mi sento più normale nella mia natura fragile e passibile di errore.
    Grazie

  6. Costanza ha detto:

    Posso dire che il video di Ken Robinson è stato una “scoperta”, nel senso che non mi aspettavo che fosse così stimolante, così denso di spunti per riflettere. In particolare mi ha colpito la parte sulla storia dell’università, figlia dell’industrializzazione, con tutto ciò che questo ha comportato riguardo la diffusione del concetto di “più proficuo” e la conseguente constatazione che a riuscire sono coloro che hanno fatto “tutto ciò che dovevano” e non quelli che seguono la loro naturale inclinazione cercando di dare il loro personalissimo contributo. Nel periodo in cui ho dovuto scegliere l’università, mi sono spesso scontrata col ragionamento: “le università che valgono davvero sono poche, quelle due o tre in grado di darti lavoro”, immancabilmente erano quelle cosiddette “tradizionali”, quelle che esistono immutate da sempre. Ripensando un pò al modo in cui è congeniata la “scolarizzazione” mi è venuto in mente un aggettivo: alienante. E questo mi sembra possa spiegare bene l’incertezza di tanti giovani che vagano da una facoltà ad un’altra desiderando qualcosa che magari andrebbe cercato da un’altra parte. Per questo sono stata davvero contenta quando una mia compagna di liceo mi ha detto di essersi decisa (dopo esser rimbalzata da matematica ad economia) a fissare un’audizione di flauto con un’insegnante tedesca che potrebbe darle l’opportunità di sudiare in Germania. Spero veramente possa cambiare qualcosa, perchè trovarsi ingabbiati in sistemi così rigidamente definiti, da sembrare impossibile poter dar una propria impronta al corso che si sta seguendo è disarmante e rende silenti capacità che, coltivate, avrebbero potuto quel tocco di imprevedibile originalità che rende uniche certe esperienze.

  7. Anonimo ha detto:

    Ho trovato il video molto interessante e credo che tutte queste idee e critiche dovrebbero avere più risonanza e risposta in fatti concreti da parte di tutti. Un vizio un pò italiano credo sia un pò quello di finire con lo sborbottare e piangersi addosso senza vedere tutto ciò che di positivo c’è invece, o senza poi rimboccarsi davvero le maniche. Da queste dobbiamo partire per cambiare le cose, ma per molti forse la critica finisce per essere un modo per scrollarsi di dosso le colpe come mi sembra di percepire in campo politico soprattutto. Nel mio percorso scolastico ho avuto molte esperienze ed incontri positivi, e mi sebrava giusto testimoniarlo. A partire dalle scuole elementari dove ho conosciuto insegnanti che poi ho continuato a frequentare che mi hanno trasmesso il senso più profondo delle cose, non nozioni, ma esperienze concrete e di vita anche al di fuori delle quattro mura di una classe. Questo contatto umano credo sia il punto di forza della qualità dell’insegnamenti italiano per le scuole di primo grado, per il resto…aimè lo sappiamo come vanno le cose. Un altra esperienza, di cui solo ora mi rendo conto del grande valore che ha avuto, mi è capitata al liceo con un insegnante turbato dal livello di torpore dei propri studenti. La colpa della scolarizzazione credo sia trasversale, non può averecapri espiatori. A provocazione ci paragonava agli alunni della scuola di Thomas Gradgrind, del racconto Hard Times di Chrles Dickens con cui tentava di stuzzicarci. Posso dire che di certo quella non è la scuola che vorrei! Certo questo magari non è il ternd generale ma a volte abbiamo anche noi studenti la nostra parte di colpa, forse a volte ci è più facile standardizzarci all’insegnante, alle richieste che cambiare. Forse a volte essere scolarizzati ci costa meno fatica apparentemente…ma a quale prezzo?

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