Il pacco

Spero di sbagliarmi. Sarei veramente felice di sbagliarmi. È una splendida pratica quella di riconoscere i propri errori.

Credo tuttavia che sia un pacco. Il classico pacco all’italiana. Lo so che era di origine napoletana ma quello oramai fa parte del folclore di una vecchia Italia e su quel folclore si sarebbe potuto costruire un percorso sano perché sui piccoli errori di percorso ci si forma. Invece è andata in un altro modo. Ora abbiamo il pacco all’italiana, il pacco assurto a metodo di una modernità posticcia tanto lustra all’esterno quanto abborracciata, anacronistica e furbesca all’interno.

Devo dire che, rivedendolo per bene, il video appare pure goffo, con quel

… soft ware e hard ware …

dove sembra che il narratore abbia pronunciato queste parole per la prima volta invita sua …

Sul sito, si legge che

InnovaScuola è una piattaforma collaborativa di nuova generazione (nell’ottica web 2.0), che intende mettere a disposizione delle scuole di ogni ordine e grado e di tutto il territorio nazionale le opportunità offerte dalle ICT.

Che vuol dire nell’ottica web 2.0? Il web 2.0 è tale quando è aperto e non contenuto in qualcosa. L’unica obiezione valida a FB secondo me è proprio questa: voler contenere il web 2.0 nella piattaforma.

Dice il video

L’innovazione entra nelle scuole italiane

No, le scuole, italiane in particolare ma non solo, non hanno la possibilità di accogliere questo tipo di innovazione. Questo non significa che non esistano delle esperienze splendide ma quando queste esistono sono sempre dovute all’idealismo ed alla buona volontà di qualche individuo.

L’innovazione associata al web 2.0 può entrare nelle scuole solo se queste cessano di esistere nella loro forma attuale. Vale a dire che prima devono essere abbattute le pareti e poi l’innovazione potrà perfondere ciò che quelle pareti chiudevano e dividevano. Oppure, la scuola per rinnovarsi adeguatamente dovrebbe evaporare nel mondo .

Il portale … punto di incontro tra didattica e tecnologia …

Nessuno oggi può pretendere di trovarsi in un crocevia strategico. La novità oggi è la rete e nessuna rete ha punti strategici, per definizione. Le reti, sono pervasive, aperte, ridondanti e prive di punti critici.

E in effetti il mondo pullula di esperienze, tutte là fuori. Concludo accatastando riferimenti presi quasi a caso.

C’è un blog intitolato International Edubloggers Directory che raccoglie i link di blog dedicati alla formazione. Ora ne elenca 638 e quando ho aggiunto questo blog in novembre scorso erano 393.

Ci sono blog  dedicati alla raccolta di esperienze di blogging in classe come per esempio questo. I riferimenti sono innumerevoli, questo è un esempio.

Si trovano commenti su come fare il sito di una scuola mediante un blog. Qui si trovano dei consigli e qui c’è un esempio.  Ho trovato questi riferimenti quando un amico mi chiese informazioni in proposito perché nella sua scuola era stato proposto di far fare il sito ad un’azienda ma costava troppo …

Ci sono molte esperienze interessanti sull’impiego di strumenti di microblogging come Twitter. Questo mi è piaciuto particolarmente.

O i tanti tanti modi con i quali si possono usare i Google Docs, o altri strumenti condivisi, per esempio questo sull’impiego dei form.

C’è da perdersi ma è facile rendersi conto che le esperienze più interessanti sono tutte all’aperto.

21 thoughts on “Il pacco

  1. Biagio Nicolosi ha detto:

    Non voglio aprire chissà quale discussione ma, come diceva il prof. nel suo commento al video “pacco”, il tutto puzza un pò di “pacco”…la possibile discussione sarebbe legata ad un pensiero che mi è passato in mente osservando e ascoltando il video: è un pò come il ponte sullo Stretto, cioè un super ponte che colleghi la Sicilia al resto dell’ Italia…peccato però che in Sicilia secondo il mio insignificante parere manchino le infrastutture di “supporto”; in altre parole, se mancano strade, ferrovie (tutta la rete stradaria e ferroviaria presente è davvero scadente) ecc, a cosa serva il ponte? o meglio, servirebbe quando questo si troverebbe ad essere inserito in un contesto un tantino più dignitoso e decoroso. Qualcuno potrebbe dire:”saranno adeguate tutte le infrastutture”! Bene, allora quando sarà tempo opportuno si parlerà del ponte, ma prima bisognerà rendere più idoneo il contesto..Ecco, l’idea proposta dal video la trovo inserita in questo contesto!

  2. Shiny boots of leather ha detto:

    Cara Emanuela…ti ho fatto quella domanda per avere solo una conferma. E l’ho avuta. Mi hai dimostrato che le cose davvero “rivoluzionarie”, davvero innovative, si fanno solo perché le cerchiamo noi, perché le vogliamo fortemente e le otteniamo per altre vie. Tu sei un’insegnante, ma hai deciso di laurearti e fortunatamente il tuo corso di laurea, come il mio, ci offre questa possibilità. Non è lo stesso per gli insegnanti che fanno il loro lavoro e basta, che legano la loro formazione continua ad iniziative del Ministero dell’Istruzione, lo saprai anche tu…anzi, lo saprai molto meglio di me!

    Mi sembra di essere stata esauriente…e mi fa molto piacere aver scambiato le mie idee con te! Sarebbe bello se tutti potessimo fare una cosa del genere…sicuramente l’esperienza e i pensieri dell’ altro ci fanno crescere (ad ogni età! 😉 ) e ci fanno aprire gli occhi su cose che magari ignoriamo…
    Questa per me è “scolarizzazione”: condividere!

    Buon proseguimento per i tuoi studi 🙂

    M.Elisa

  3. Emanuela ha detto:

    @ Cara Shiny boots of leather, puoi darmi tranquillamente del “tu”, in fondo siamo compagne di studi no?! 😉
    Sto seguendo il corso di Editing Multimediale perchè fa parte dell’offerta formativa del III anno del corso di Laurea in Metodi e tecniche delle interazione educative, che ho scelto liberamente di seguire presso la IUL di Firenze.
    Conseguire una laurea era un mio vecchio sogno nel cassetto e l’opportunità offertami dalla IUL di poter fruire dei corsi a distanza per dare poi gli esami alla Bicocca di Milano (abito a 20 minuti da Milano), era troppo ghiotta per lasciarmela sfuggire. E così sono qui 🙂

  4. iamarf ha detto:

    @Frangianco

    Evitare la scolarizzazione non vuol dire evitare di studiare ma rifiutare un metodo di insegnamento che è inadeguato perché si basa su di un modello inadeguato di conoscenza.

    Il modello di conoscenza che deriva dalla suddivisione dello scibile in materie praticamente indipendenti fra loro è un modello estremamente rozzo. La “somministrazione” delle materie con la pratica predominante delle lezioni frontali è conseguente a tale modello e inoltre si basa su di un’idea ipersemplificata del funzionamento della mente.

    Questa visione e questa pratica risalgono all’ottocento e sono concomitanti con l’industrializzazione della società.

    La ricerca, grosso modo dell’ultimo mezzo secolo, nei campi della biologia (enfasi su sistemi aperti e ruolo delle reti bilogiche), delle neuroscienze (per esempio neuroni specchio), della psicologia (comportamentismo-cognitivismo-costruttivismo-connettivismo), la teoria generale dei sistemi (ruolo del caos, sistemi non lineari, sistemi aperti in fisica e biologia) depone senza ombra di dubbio a sfavore di tali pratiche di insegnamento.

    Tutto questo non impone assolutamente di negare il ruolo dello studio ed anche della memorizzazione bensì suggerisce di rivedere il modo nel quale studio e memorizzazione hanno luogo.

    La cultura umana, dagli albori sino all’inizio dell’ottocento, si è sviluppata senza questo modello scolastico. È sempre esistita l’immagine, peraltro bellissima, del maestro con i discepoli ma non in forma industrializzata! Una cosa completamente diversa! Michelangelo ragazzotto ruzzava nel giardino dei Medici quando ascoltando Pico della Mirandola e Poliziano e quando cimentandosi nel giardino-laboratorio delle sculture. Alcune cose le imparò e altre no. Per esempio imparò a esprimersi in versi ma il greco non lo digerì mai. Michelangelo Buonarroti!

    La totalità dei grandi del passato hanno imparato la maggior parte delle cose da soli ogni tanto riferendosi al maestro eventuale di turno. Per mere ragioni evolutive noi siamo fatti per apprendere da soli mediante tentativi ed errori osservando un proprio simile più esperto.

    Dall’ottocento in qua, un incredibile numero di grandi e di personaggi rilevanti hanno rifiutato la scuola, ne sono scappati o hanno finito per eccellere in campi che non avevano niente a che fare con l’istruzione loro imposta.

    Per contro un elevato livello di istruzione non garantisce assolutamente capacità e creatività. Abbondano dati sul fatto che le aziende sono sempre meno interessate ai risultati scolastici ma alla reale capacità di risolvere problemi sul campo in condizioni di difficoltà, anche per lavori di ricerca. Questo esattamente perché scuola e società si stanno scollando pericolosamente.

  5. Shiny boots of leather ha detto:

    Per Emanuela:

    Mi sono permessa di dire una cosa del genere perché ho una zia, sulla sessantina, anche lei insegnante nella Scuola Primaria, che, nonostante si sia veramente impegnata per imparare qualcosa di informatica attraverso i corsi predisposti dal Ministero, non ci piglia una mazza, come si dice dalle mie parti…e così molti altri altri insegnanti che ho avuto modo di incontrare nel mio percorso scolastico.
    In realtà non voleva essere una critica a mia zia o a persone come Lei, anzi! Apprezzo molto la vostra voglia di fare, la reputo ammirabile e mi auguro anche io di avere un’età matura così ricca di curiosità e stimoli!

    Il mio commento, in realtà, voleva essere una critica trasversale al “sistema”. Non mi sono spiegata bene.

    Il Governo predispone corsi di informatica pomeridiani agli insegnanti DA ANNI, ma sono quasi completamente inefficienti. Per questo ho parlato di maestri/professori dalle dubbie capacità, perchè fin da quando ero alle elementari sento che esistono questi corsi di informatica, ma nella mia lunga carriera scolastica ho trovato davvero poche persone che sono riuscite a farli fruttare nel modo giusto. Sì, forse alla fine Word impari anche ad usarlo, ma a me studente non serve!! Non è che sapendo come funziona Word puoi cambiare la didattica in modo radicale e far sì che diventi interattiva, aperta, ricca di quegli stimoli di cui lo studente ha continuamente bisogno!! Non fai certo in modo che la Rete e le sue mille altre risorse diventino uno strumento di apprendimento, di crescita, di condivisione di cultura, conoscenze, ed emozioni!
    E’ questa la mia critica: i vari Governi che si sono susseguiti hanno fatto qualcosa che in realtà NON ha cambiato il modo di insegnare, non l’hanno fatto evolvere!! Non abbiamo bisogno di contentini o progetti transitori che mascherino la realtà, abbiamo bisogno di CAMBIAMENTI CONCRETI, DURATURI dell’insegnamento! Se vogliamo tanto adeguarci all’Europa o al resto del Mondo, dovremmo cominciare a farlo SERIAMENTE e non con idee pseudoinnovative!
    Per questo apprezzo tantissimo chi si getta a capo fitto in esperienze nuove, come Lei, Emanuela, come il Prof, perché almeno voi cercate di cambiare sul serio le cose, anche se nel vostro piccolo, ma almeno fate qualcosa che per davvero ha un che di speciale che sicuramente non passerà inosservato agli occhi dei vostri allievi e, anzi, ne lascerà un insegnamento costruttivo…

    Le vorrei fare una domanda: Lei sta seguendo il corso di Editing Multimediale per sua spontanea volontà o per progetti Ministeriali?

  6. Emanuela ha detto:

    @ Shiny boots of leather Sono un’insegnante della Scuola Primaria, di una certa età (53 per la precisione) e la mia formazione è avvenuta esclusivamente sui libri. Eppure sono qui, in questo corso di Editing Multimediale perchè mi interessa e sono ben contenta di “esserci”! Negli anni scorsi ho seguito vari corsi di area tecnologica e ho imparato a costruire un sito con Dreamweaver; attualmente gestisco con una mia collega di università un blog di didattica supportata dalle nuove tecnologie perchè le ritengo un’ottima strategia per migliorare il processo di insegnamento/apprendimento. Grazie ad Andreas e agli altri colleghi sto conoscendo più a fondo il mondo senza confini del Web 2.0 e mi sto rendendo conto delle enormi opportunità comunicative e formative che offre.
    Vedi, io penso che la cultura digitale non dipenda dall’età (conosco tanti insegnanti giovani che sanno a malapena accendere un PC) o dalla formazione ricevuta, ma dalla passione, dalla voglia di mettersi in gioco, dalla voglia di rinnovarsi per stare al passo con i tempi ma soprattutto con i nostri scolari, che vivono quotidianamente immersi nella multimedialità e nella multicodicalità. E di questo la scuola non può non tenere conto.

  7. Mariella ha detto:

    Enrico, non penso che i nostri “compagni blogger” ti farebbero “fritto”o …
    Credo piuttosto che la discussione (molto interessante!) faccia emergere alcuni nodi problematici importanti, quali:
    1)Le Lim sono l’ennesimo progetto che nasce, cresce e cade nel dimenticatoio?
    2)Sono, forse, l’ulteriore “hardware” da tenere aggiornato per continuare ad acquistare tecnologie?
    3)Quali i contenuti “essenziali”a scuola e quale rapporto tra questi e le situazioni di “Problem solving” da curare?(…meno lezioni frontali fatte comunque meglio e molti più problemi discussi insieme)
    @ Shiny boots of leather “ma saranno in grado? Soprattutto gli insegnanti che cominciano ad avere una certa età e si sono formati esclusivamente sui libri, riusciranno a creare questi documenti digitali?” , la risposta puoi dedurla da te se consideri che noi corsisti della IUL siamo tutti operatori della scuola e molti di noi sono cinquantenni ( alfabetizzati in informatica, tutor on line della piattaforma Punto Edu,…) che scelgono sempre di mettersi in discussione, di non “morire professionalmente” a scuola ma di “essere vivi” e vivere quella vitalità che ci offrono i nostri alunni con i quali continuamo a “crescere”!

  8. laetitia ha detto:

    Credo non si debbano demonizzare totalmente certi programmi come Innovascuola, poichè rappresentano comunque uno spiraglio innovativo per un grande numero d’insegnanti che ancora non conoscono o non hanno raggiunto consapevolezza delle potenzialità offerte dal web 2.0 in campo educativo , comunicativo e socializzante.
    La scuola non può attendere oltre rischiando lo scollamento totale dai ragazzi, deve penetrare i loro linguaggi, usando quegli strumenti che rappresentano la loro quotidianità!!

  9. enrico sitta ha detto:

    Oddio ragazzi!!!
    Innovascuola tempo fa mi ha chiesto di raccontare la mia esperienza con la LIM in classe…. ora che ho letto tutti i vostri commenti mi aspetto di essere fritto e bollito… se per caso dovessero pubblicarlo… mi metterete alla brace…
    Beh, posso sempre giustificarmi che quello che scriveva allora era un altro io, non avevo ancora iniziato il corso di editing… etc etc… comunque
    sappiate che:
    vi resterò amico… e sappiate che
    sono perfettamente d’accordo su
    1. No, le scuole, italiane in particolare ma non solo, non hanno la possibilità di accogliere questo tipo di innovazione.
    2. Nessuno oggi può pretendere di trovarsi in un crocevia strategico
    3. le esperienze più interessanti sono tutte all’aperto.

    ciao ciao

  10. maialinporcello ha detto:

    mmm… anch’io non sono come il Formiconi così contrario alla scolarizzazione, ma non per solido convincimento, semplicemente perché non l’ho studiata abbastanza!
    voglio dire: tutto quello che ne so è quello che ho vissuto sulla mia pelle (e questo non mi ha educato sui motivi storici per cui è nata) e qualcosa che ho sentito da Andreas e da alcuni suoi amici o maestri… insomma non ho davvero molte fonti per poter giudicare e dire “sì! la scolarizzazione è un cancro!”, oppure “no! la scolarizzazione serve è stata utile anzi il miglior modo possibile di istruirsi”, e con le nozioni che ho non posso neppure prendere con certezza le vie di mezzo…
    è così: senza conoscere non si può esser sicuri!
    perciò ora come ora, nella mia ignoranza che ignora le motivazioni e il quadro storico-sociale che ha dato vita alla scuola moderna, tendo a pensare che la scuola sia nata con dei buoni propositi e tante buone cose le abbia fatte (per es. semplicemente l’alfabetizzazione), e assieme a queste abbia fatto però anche cose meno buone fra le quali, perché no, un’eccessiva “cerebralizzazione”, una perdita del legame con le nostre radici, una certa inibizione della creatività (che a dirla tutta non so affatto quanto fosse esaltata prima dell’avvento della scuola…) e molto altro ancora, sia di “buono” che di “cattivo”.

    secondo me è una semplificazione dire “scuola merda” tout court, come lo è per ogni cosa.
    ma anche se la scuola fosse davvero tutta merda, credo che più che l’ORIGINE di quella merda ne sarebbe una CONSEGUENZA… una conseguenza di un modo di pensare sbagliato, che inevitabilmente si è riflesso anche nella scolarizzazione. quale che sia l’origine di questo “male” non lo so, ma non credo stia tutto nella scolarizzazione, come non credo che questa ne sia completamente pervasa!

    Detto questo, però, io stesso sono convinto della necessità di una drastica rivisitazione del sistema scolastico, ma proprio alla base, preservandone le cose positive per cui è nata e cambiando tutto il resto.
    che non è poco.
    Di certo, dovrebbe puntare alla emancipazione dell’individuo, a renderlo capace di scegliere con la propria testa, di studiare con la propria testa, dovrebbe essere anche più flessibile, cambiare DRASTICAMENTE il modo con cui vengono valutati gli studenti, insegnare materie fondamentali come la musica, la danza, dare un fottio di attenzione in più al corpo (io adesso a 25 anni mi sento abbastanza legato, e cazzo, da bambino non era così… chi non lo è è perché ha portato avanti attività fisica in orari extra scolastici: bella cura della crescita dell’individuo questa che dà questa scuola: una società dei rachitici!), portare la cultura del “prendersi cura” (come diceva don milani, prendersi cura di tutto, di te, di me, della terra, prendersi cura di chi ha opinioni diverse dalle tue, prendersi cura perché “quello che non conosci lo lasci morire”), togliere un sacco di teoria dai programmi, che tanto te ne dimentichi dopo 3 giorni se non te ne frega nulla, ma intanto dare la possibilità di approfondire nel dettaglio agli studenti che sono interessati a un certo argomento, sì: togliere o meglio ridurre un sacco di materie anche nell’uni di medicina: non solo quelle del 1° anno ma anche di quelli dopo; allo stesso tempo puntare molto di + sui concetti fondamentali: uno studente dovrebbe ricordarsi per tutta la vita lo SCHELETRO di tutte le materie che studia, e questa sì che sarebbe cultura, che poi saprebbe navigarci in quelle materie, e costruirci sopra all’occorrenza nozioni specialistiche…
    ragazzi, da medicina uscirete che non saprete fare quasi niente: parlate con i neolaureati, ma non uno o 2 che ci sono sempre le eccezioni, prendete la maggioranza statistica dei neolaureati in medicina e chiedetegli quanto ne sanno, e poi valutate quanto funzionano le nostre università di cervelloni…

    anche non sono convinto della necessità di formarsi in modo accademico per sapere a fondo una cosa, né credo che lo studio libero e le domande di curiosità vengano dopo uno studio approfondito, penso invece debbano venire assieme a questo, anzi per la verità le lezioni migliori che ho avuto sono state così

    abbasso anche la cultura dei “buoni in classe”, del “non presentarti in pantaloncini agli esami” (che un mio caro amico nasone è stato brontolato per questo), abbasso tutto quello che va avanti e non se ne capisce + le ragioni, pomposi riti e inutili etichette, abbasso che tutte le classi siano fatte uguali,
    viva il professore di carpe diem, wiwa robin williams e viva anche il forminchioni, che per la verità, molte ma molte delle cattive abitudini della scuole le ha cambiate nel suo piccolo (perché ce l’ha piccolo), adattando l’insegnamento a ciascuno in maniera personale.
    ce ne fossero di professori così…. anche se a volte partono per la tangente!

    ho scritto troppo, ma tanto non avete letto quindi perché sentirsi in colpa?
    cmq, ripeto: secondo me la scuola non è merda, ma va ripensata alla base. ma alla base proprio.

  11. Frangianco ha detto:

    Anche io, come asterione88 avrei una critica.
    Lei critica profondamente la scolarizzazione, critica ragazzi che studiano esclusivamente per il voto (lo zoccolo duro), critica il sistema scolastico in generale e critica ciò che questo sistema ha fatto di noi (nessuno va più a caccia di farfalle). E invece vanta il Web 2.0, i SN in generale, dove tutto si può cercare e condividere. Sul Youtube possiamo trovare “Dieci facili mosse per imparare a pitturare i muri”, oppure “Come fare perfettamente delle foto Emo”; ma troviamo anche video che rappresentano duplicazione e trascrizione del DNA, traduzione dell’RNA, o immagini anatomiche molto importante e che a noi potrebbero servire e che sono condivise in rete. Ma la mia domanda è: se la scolarizzazione è tolta, se ognuno deve imparare da se e se il web è fonte di insegnamento, chi le mette le cose sul web per imparare a fare qualcosa? mi spiego: se nessuno sa pitturare le pareti, chi insegna agli altri a pitturare le pareti?
    Lei oggi ci ha parlato di Heisemberg; lui era uno giusto, un uomo che si è posto domande e prendendosi gioco della scolarizzazione ha “reinventato” e “ricostituito” la fisica con le sue teorie quantistiche; ma da dove avrebbe preso le nozioni di base che aveva senza uno studio approfondito dai grandi maestri della fisica del passato? quali domande si sarebbe posto se non ci fosse stato un maestro dietro di se che aveva proposto e tramandato teorie?
    Quello che voglio comunicare è che un mondo non scolarizzato esiste sono e soltanto se esiste quello scolarizzato a monte, perchè lo studio libero e le domande di curiosità, vengono dopo uno studio approfondito e anche valutato oserei dire, nelle scuole cosi come nelle università.
    L’uno non può esistere senza l’altro.
    Se nessuno avesse studiato nell’Università scolarizzata l’informatica come si deve, nessuno avrebbe potuto, a mio avviso, trasformare Linux in ciò che è oggi.
    Sinceramente, io non lo saprei modificare…ma lo saprei fare dopo essermi laureato in Informatica.
    Quindi, come sempre e ne sono certo, la verità sta nel mezzo. La scolarizzazione e così come il nozionismo sono utili a dare quella base approfondita che può permetterci di fare domande, di poter fare teorie più o meno corrette e cambiare il mondo.
    Saluti, Frangianco.

  12. Shiny boots of leather ha detto:

    Guardando il video, la prima cosa che mi è venuta in mente, riguardo al fatto che i docenti (in modoparticolare quelli delle scuole primarie e secondarie) dovranno creare contenuti didattici digitali, è stato: ma saranno in grado? Soprattutto gli insegnanti che cominciano ad avere una certa età e si sono formati esclusivamente sui libri, riusciranno a creare questi documenti digitali? Anche dopo gli infiniti corsi di informatica che il Ministero puntualmente ogni anno predispone per loro e che non servono a nulla?In tutta la mia carriera scolastica forse ho trovato 4 insegnanti che sapevano usare il computer e le sue risorse. E non parlo di internet, ma di Word, PowerPoint o programmi basilari come questi.
    In secondo luogo, si parla di progetto…e di solito i progetti hanno una durata limitata. Quanto durerà questo? Mi avrebbe fatto più piacere sentire che sarebbe stato un cambiamento permanente nel modo di concepire la didattica…la parola “progetto” mi fa storcere il naso.
    Infine si parla di internet in termini tali per cui lo si intende come un mezzo per uno scopo ben preciso…questo vuol dire negare l’essenza di internet stesso. Vuol dire non permettere ai ragazzi di coglierne tutte le sue sfaccettature. La bellezza del Web sta proprio nella scoperta, nel seguire cose che appassionano, che svegliano la mente di ciascuno di noi: è un mezzo per approfondire, conoscere, incuriosire… limitare a una piattaforma un universo intero è rifiutare di guardare oltre, di aprire gli occhi verso nuovi orizzonti…e questo non va certamente di pari passo con quello che è lo scopo educativo, con quello che è l’esempio che la scuola dovrebbe dare.

  13. Matteo ha detto:

    Ho letto poco tempo fa un articolo di cronaca locale riguardo ad un fatto delle mia città. Ad un ragazzo affetto da una rara forma allergica che non può recarsi proprio a scuola in alcun modo è stata offerta una speciale connessione adsl con cui può collegarsi alla lavagna elettronica collegata alla sua classe. Così può seguire le lezioni e restare in contatto con la classe. All’inizio mi è sembrata una grande cosa e forse lo è, uno di quei casi positivi che arrivano dall’impiego della rete. Il dubbio che mi è sorto ora è chissà che non sià stato usato solo per montare una pubblicità un pò celebrativa da parte della compagnia che si è impegnata a fornire i mezzi, forse si poteva fare lo stesso con minor spreco di sinergie, chissà?! Non saprei più dire se si può trattare di pacco o no.

  14. iamarf ha detto:

    @asterione88 Ottima proposta! Grazie! Da ora in poi accumulerò dei post su La scuola che vorrei! e poi magari li raccoglierò insieme.

    Per ora inizio qui brevemente perché sono stracco avendo appena finito la seconda sessione online con i “ragazzi” della IUL.

    Inizio dalla fine, dall’università e proprio con il riferimento ad un professore di biochimica molto famoso, Benedetto de Bernard, che l’anno scorso fece una conferenza a Firenze. In questo post c’è anche un link ad un notiziario che contiene il testo dell’intervento del prof. De Bernard.

    In sostanza diceva, fra le altre cose: meno lezioni frontali fatte comunque meglio e molti più problemi discussi insieme.

    In un’altra conferenza dello scorso anno, Francesco Sartori, professore di chirurgia toracica all’Università di Padova disse che a medicina si dovrebbero salvare più o meno sette o otto insegnamenti. A questi dovrebbe essere dedicato molto più tempo per farli molto meglio mentre il resto, che per come è fatto ora è solo fumo negli occhi, andrebbe fatto per bene nelle scuole di specializzazioni.

  15. Alessandro Ruocco ha detto:

    Beh, Martin, in parte è vero. C’è da dire, però che le potenzialità di internet vanno MOLTO al di là del semplice mezzo. I manoscritti erano un mezzo di diffusione della cultura migliore della parola. La stampa era un mezzo di diffusione migliore dei manoscritti. Internet non è *solo* il nuovo stadio, va ben oltre. E’ una banca dati infinita, accessibile da ovunque in qualunque momento, filtrabile, selezionabile, organizzabile con semplicità estrema (pensai ai motori di ricerca o, perlappunto, a delicious). Per come la vedo io, al cuore di Internet non c’è tecnica, ma filosofia. Internet è, in potenziale si intende, il Sapere ontologico. Ci sto scrivendo sopra un post, dovrei pubblicarlo a breve.

  16. Martin ha detto:

    Salve professore
    partendo dalla consapevolezza di non sapere nulla di educazione ed insegnamento sento, però, il bisogno di dirle come la penso.
    Credo che ci sia un equivoco riguardo al rapporto tra scuola convenzionale (“scolarizzante” la chiamerebbe lei!) e i mezzi proposti dalle nuove tecnologie. Infatti si perde di vista il fatto che questi siano SOLTANTO dei mezzi. La scuola in Italia non funziona anche perché alcuni professori (e tutti ne abbiamo incontrato almeno uno) non amano il loro lavoro e quindi non ricercano i linguaggi nuovi e le nuove strategie opportune in una società in vorticoso sviluppo.

    Internet è “soltanto” un mezzo di condivisione di materiale ed uno strumento di lavoro (creazione di piattaforme di comunicazione tipo i nostri blog, ad esempio), ma è privo di contenuti, come tutti i mezzi. Il viaggio non sta nell’automobile, ma nei posti VERI che si vivono, percorrono!!

    La scuola deve saper cogliere i nuovi linguaggi, essere in grado di portare contenuti antichi e sempiterni a ragazzi abituati alla fugacità, alla “smemoria”.

  17. asterione88 ha detto:

    Professore, lei ci parla sempre della necessità di ripensare la scuola, che ha un’impostazione riduzionista, ottocentesca, che è ottusa, brutta, retrograda, che scolarizza, che non forma, etc.

    Premesso che io la scuola non la vedo così male (la vedo sempre male, ma non *così* male – o meglio, la vedo male per motivi diversi dai suoi), però vorrei sapere esattamente com’è che ricostruirebbe la scuola. Nella pratica. Perché il messaggio che vuole dare credo di averlo capito, ma quello che mi sfugge del tutto è la realizzazione.

    Sarò franco, mi sono ricreduto sui metodi con cui spinge ad affrontare questo corso (ero scettico sulla blogoclasse), però non vedo come estendere questi principi al resto della scuola.

    Sarà che sono scolarizzato, non lo so, fatto sta che io ho pensato diverse volte a questa cosa: ho provato a smontare l’idea della scuola, dei voti, degli esami, del modo di insegnare; destrutturare, analizzare, rimontare; ma alla fine torno sempre lì: uno che ti spiega le cose, la gente che prende appunti, e un libro.

    Per esempio, un corso di, boh, biochimica, come lo vedrebbe realizzato IN CONCRETO? E soprattutto, ci sarebbe un corso di biochimica? un corso di laurea in Medicina? un’università?

    Vorrei precisare che la mia NON è una domanda provocatoria, sono proprio curioso di saperlo, perché io non ci arrivo. E, per quanto essenzialmente i messaggi che cerca di dare mi sembrino (quasi tutti) giusti, non posso valutare del tutto quel che sta cercando di dire se non me lo immagino realizzato…

  18. Rommel ha detto:

    Stavo pensando che io di solito ci faccio i fiocchi sopra i pacchi….ne ho già incartati un paio…bei pacchi multimilionari….pazienza per l’ennesimo pacco, ma cerchiamo di cambiare le cose…

    “le cose si cambiano da dentro” 😉

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