Daily: RO -> RW

Sociogramma 30 aprile 2011. I nodi rossi sono studenti di medicina, i nodi blu cyberstudenti, il nodo celeste è il docente. Una linea che congiunge due nodi significa che almeno uno dei due ha fatto almeno un commento ad un post dell’altro.
Sociogramma 30 aprile 2011. I nodi rossi sono studenti di medicina, i nodi blu cyberstudenti, il nodo celeste è il docente. Una linea che congiunge due nodi significa che almeno uno dei due ha fatto almeno un commento ad un post dell’altro.


Oggi al GR 3 dicevano che i mezzi di informazione ufficiali non possono essere presenti in Siria e che tutta l’informazione è garantita dai social network e in particolare da alcuni blogger. Ne hanno intervistato uno il quale sosteneva che tutta la forza della ribellione sta nell’aggregazione dei giovani nel cyberspazio. Dedico questa notizia a tutti coloro i quali si ostinano a giudicare Internet domandandosi se

questa ennesima novità è buona per me o no … come sono belle le comode abitudini …

Nel frattempo di là dal Mediterraneo – cioè qua vicino – milioni di giovani (e meno giovani), pressati da ben più cogenti problemi, la rete la usano, rovesciando o ponendo in seria difficoltà dittatori che fino all’anno scorso sembravano inamovibili.

Marta esprime amarezza e frustrazione per fatti tremendi narrati dai media. Ecco, perché non volgere in positivo amarezza e frustrazione cercando di contribuire alla cassa di risonanza delle notizie emesse dalla blogosfera? È facile, basta partire da Global Voices, tanto per fare un esempio. Ecco il numero di stamani. Per riceverlo quotidianamente basta sottoscrivere.

Perché non dedicare una piccola parte del proprio tempo ad agganciare mediante il proprio blog quelli di questi giovani coraggiosi e contribuire a diffonderne la voce?

Memori della suggestione di Lessig – il cyberspazio ci consente di recuperare la cultura Read-Write dopo la narcosi Read-Only novecentesca – molliamo tutti i telegiornali e, forti di feed RSS e di sottoscrizioni come quella a Global Voices, iniziamo a partecipare alle notizie, ognuno un punto di diffrazione.

Non si paga nemmeno il canone.

P.S. Dimenticavo, qualche problemino l’abbiamo anche noi, considerato che giusto oggi ci hanno confermato che la disoccupazione giovanile ha superato il 30% … uno su tre …

11 thoughts on “Daily: RO -> RW

  1. Marta Tilli says:

    Spero di non essere stata io a ispirarle il post, prof, anche se sono stata citata come “chiagnona” :-)… Mi sento amareggiata e frustrata perchè penso che quello che ho fatto e farò per il mio prossimo non sarà mai abbastanza, e perchè vedo uomini comportarsi in modo disumano… e questa non è una cosa che secondo me può essere risolta semplicemente dall’informazione, su internet o altrove, ma è necessaria l’educazione a quei valori che non appartengono ad una filosofia, a una religione, a una sola cultura, ma che sono comuni al genere umano. In questo senso internet è una cosa meravigliosa, è un enorme diffusore di ideali, che non si esprimono solo attraverso gli scritti che diffonde. Ci sono degli ideali ‘intrinseci’ al mezzo: la cooperazione e l’apporto personale di ogni singolo a favore di tutta la comunità, che volendo si può chiamare fratellanza, il multiculturalismo e la creazione di connessioni fra persone diverse che si riconoscono come uguali, e la sostanziale libertà del mezzo, forse a tratti eccessiva. Non a caso in Tunisia e in Egitto gli slogan erano in francese…
    Penso che l’amarezza a volte sia inevitabile, la frustrazione connaturata all’animo umano e alla sua piccolezza rispetto ai problemi che gli sono davanti (e che spesso lui stesso ha creato), il volgere in positivo il tutto un dovere, che dietro a un computer significa aiutare la costruzione di un cyberspazio dove si è tutti liberi, uguali, fratelli.

    P.S.
    Chiedo scusa per il tono pedante della cosa qui sopra… Cmq Libertè Egalitè Fraternitè, toujours!

  2. Marta says:

    Spero di non esser stata io a ispirarle questo post, prof, anche se sono stata citata come “chiagnona” :-)… Io esprimo spesso amarezza e frustrazione perchè sento che quello che faccio per il mio prossimo non è abbastanza e non sarà mai abbastanza, e perchè vedo inquietanti esempi di esseri umani che continuano a non comportarsi come tali… e questa è una cosa che non la risolve internet, perchè in generale non la risolve la semplice informazione o informazione/denuncia, e nemmeno la diffusione di notizie, almeno secondo me… Ci vorrebbero azioni più radicali del tipo dismissione, totale e incondizionata, di tutti gli eserciti con relativa distruzione di ogni tipo di apparato bellico (irrealizzabile, lo so), oppure opere di educazione a quei valori che non appartengono a una filosofia, a una cultura o ad una religione, ma che sono valori umani, che potrebbero esser gli unici a salvare quest’atomo opaco del male dall’autodistruzione provocata dalla sua specie più ‘evoluta’. In questo senso, ecco che internet, nella sua diffusione di ideali più che di notizie, è un vero motore per il cambiamento. Non a caso i ragazzi nelle piazze di Tunisia e Egitto urlavano in francese…

  3. Andreas says:

    No Picchio, tu non sei fra coloro che mi hanno ispirato questo commento, anzi, anche solo per la reazione che hai avuto. Mi riferisco ai passivi, che rappresentano una quota non trascurabile di persone apparentemente rassegnate al piccolo cabotaggio quotidiano, ai piccoli calcoli sul breve termine. Questi “rassegnati” rappresentano una quota preponderante nella mia pessima generazione ma di questa me ne importa poco, un vuoto a perdere, questione di pochi anni.

    Mi importa invece molto dei “rassegnati” giovani, che anche se sono percentualmente molti meno, sono sempre troppi. Una delle più gravi responsabilità della mia generazione è stata proprio quella di produrre un clima favorevole alla diffusione di questa rassegnazione, in vari modi. Discorso lungo, non è questo il luogo per approfondire.

    I numeri dicono che del – tragico – 30% di disoccupati giovani una parte crescente non sta nemmeno cercando occupazione, non ci prova nemmeno più. Purtroppo mi capita spesso di parlare con persone in questa condizione, molti sono fra i meno giovani dei giovani, persone intorno a 30-35 anni.

    Questa atmosfera la percepisco in una parte della blogoclasse. Una parte soltanto, ma c’è. Sono quelli, fra i tanti con cui mi è capitato di parlare in questi anni, che dicono: “Ma chi me lo fa fare se tanto non serve a niente?” Di solito, sono i più indifferenti al nuovo, qualunque cosa venga proposta loro.

    Ora su questo nuovo bisogna intendersi. Hai fatto molto bene a specificare questo punto, perché l’ho voluto sintetizzare troppo. Il nuovo non è certamente il nuovo consumistico. Quello per me è vecchio, vecchio decrepito ormai. Ci ho visto rincoglionire masse di miei coetanei, dediti all’accumulo di oggetti, di posizioni rispettabili, di esperienze mordi e fuggi, di viaggi insulsi.

    Non mi riferisco certo al nuovo dell’oggetto acquistato, bensì alla situazione nuova, al contesto nuovo, che mi consentono di costruire qualcosa di significativo, di contribuire con qualcosa di significativo a qualche parte di mondo, che mi consentono di intrecciare relazioni umane che migliorino la qualità delle mie azioni, che rafforzino la mia fiducia negli obiettivi.

    È un nuovo che concerne la qualità del mio essere e non la quantità di ciò che posso avere. Ed è proprio l’assuefazione all’accumulo di avuto che impedisce di cogliere l’opportunità di essere qualcosa di diverso, di divenire, in ultima analisi.

    Non auspico affatto che le persone abbraccino acriticamente il nuovo. Questo è stupido tanto quanto rifiutarlo a priori. E il fatto che sia io, incidentalmente a proporre il nuovo è del tutto irrilevante, potrei anche avere preso una cantonata, fra l’altro. Mi rammarico solo quando percepisco reazioni sotto tono, quando percepisco indifferenza. Qui, nella blogoclasse mi limito a “stuzzicare” qua e là ma per la maggiore mi godo l’atmosfera frizzante giovanile, sia ben inteso. Con i miei coetanei, soprattutto nei contatti diretti, non virtuali, sono assai più aggressivo e bisticcio parecchio.

  4. Picchio says:

    Il fatto che buona parte dei recenti sommovimenti nel mediterraneo sia veicolata dal Social Internet (chiamiamolo così per comodità) è una delle variabili imprevedibili che effettivamente ha stupito un po’ tutti nell’apprendere di questi eventi.
    Il problema è che la rete la usiamo anche noi tecnicamente,solo che il popolo italiano,giovane e non,è incatenato da un’inerzia sociale e politica che porta a una staticità che non sembra dare i sintomi del botto che prima o poi faremo,ricordando questo piccolo quote del film “L’odio”:

    “Questa è la storia di un uomo che cade da un palazzo di 50 piani. Mano a mano che cadendo passa da un piano all’altro, il tizio per farsi coraggio si ripete: “Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene.” Il problema non è la caduta, ma l’atterraggio.”

    Lo scarso uso del Social Internet,che non si identifica necessariamente con la rete,purtroppo non è il problema maggiore che ci affligge.Speriamo che con lo schianto qualcuno si svegli.

    Chiuso il discorso che va oltre ciò che mi interessava dire,non riesco propriamente a comprendere tutta questa negatività da parte sua nei confronti di un criterio abbastanza normale di valutazione come l’utilità di un qualcosa per decidere se usarlo o meno (mi riferisco al quote ironico in corsivo a inizio testo). In generale è sempre negativo ragionare per pregiudizi,come “se è nuovo è sicuramente qualcosa di positivo” o “se me lo propone il prof devo esserne entusiasta”,ma è abbastanza intelligente proporre un criterio oggettivo come il “buono per me/per noi”.
    Perfino i ragazzi siriani usano il social internet,non perchè è una cosa IN,o che fa fico,ma perchè gli è utile,è buono per comunicare tra loro e col resto del mondo. L’utile non è solo quello economico ed egoistico,l’utile è ciò che porta avanti l’evoluzione delle specie,la ricerca scientifica,in generale qualsiasi azione deriva da una necessità,anche non pratica ma magari emotiva,ideologica o personale.
    A mio parere anzi l’atteggiamento positivo incondizionato verso il nuovo è una delle piaghe del consumismo che spinge morbosamente a desiderare qualsiasi cosa non si abbia già,tutto ciò che è nuovo.
    Non so se sono tra le persone a cui si riferisce quando dedica questo articolo,ma in generale che io c’entri o no,volevo esprimere la mia opinione a riguardo e mi piacerebbe capire se ho frainteso ciò che voleva dire o meno.

    Conoscevo già Global Voices e non manco di controllare le notizie ogni tanto. Già che me l’ha ricordato lo infilo nei feed RSS,grazie mille!

    Buona Domenica.

  5. Sery says:

    I telegiornali vanno sicuramente mollati,così come gran parte della televisione in generale. L’informazione è VERAMENTE mediata dalla televisione,nel senso che ne viene fatto peso lordo,tara e netto! La gente forse preferisce stare una giornata intera a vedere il matrimonio di un principe,piuttosto che rendersi conto di tutto quello che non viene raccontato,bè io no. In rete si trova tutto, è uno spiraglio di speranza per sapere davvero cosa accade nel mondo e non restare nell’ignoranza totale.
    Global voices piacevolissima scoperta!

  6. Anonimo says:

    Global Voices ha anche una pagina facebook, per chi come me è rimasto invischiato in quel triste social network…
    Per quel che mi riguarda la T.V. l’ho spenta da un pezzo ed ho acceso il p.c.
    Bisogna saper scegliere anche tra le notizie in web ma la selezione è personale e non già precostituita da altre fonti.
    Non ho mai sopportato G.Orwell e la sua distopia deprimente secondo cui “La guerra è pace, la libertà è schiavitù, l’ignoranza è forza.” ma penso che ci sia del vero..
    Tuttavia penso anche che molte persone si siano ormai stufate dei “Grandi Fratelli” e spero che questo voglia dire più cervelli in grado di connettersi, tra di sè oltre che in rete..

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