Se queste pareti potessero parlare …

La foto dell’aula di patologia, che avevo scattato unicamente per mostrarne l’austerità a degli amici, e che poi m’è venuto spontaneo usare a corredo della registrazione audio della lezione di startup, a pensarci bene, m’ha fatto venire in mente l’atmosfera con la quale inizia un famosissimo video di Michael Wesch, un professore di antropologia culturale alla Kansa University.

Un video che è diventato un fenomeno, essendo stato visto più di 4 milioni di volte in 5 anni.

Questa è un versione sottitolata anche in italiano (selezionare la lingua in basso a sinistra) e qui sotto l’originale.

15 thoughts on “Se queste pareti potessero parlare …

  1. Andreas ha detto:

    Grazie a te. È un problema di tutto il mondo della formazione, massificato e mercificato. Tutto tarato su quantificazione e quantità. Ma il pensiero non è cosa che si possa quantificare, e infatti non se ne vede quasi traccia.

  2. Laura Bordigoni ha detto:

    Beh posso dire di essere in sintonia sul fatto che la contrapposizione “reale-virtuale” è fittizia. Molto fittizia. Una mia amica abita molto lontano da me e non possiamo permetterci per ovvi motivi di tempo di vederci tutti i giorni. Ma ci sentiamo, parliamo a lungo, ci riempiamo di messaggi e di riflessioni. Se avessimo dovuto scrivere sulla carta tutto ciò che abbiamo scritto utilizzando la chat di facebook (parliamo in media 1h al giorno scambiandoci poesie riflessioni pensieri articoli scritti recensioni di libri e tutto il resto, e utilizziamo la chat soprattutto quando parliamo di cose che ci scoccia svelare ai nostri genitori, nonostante il buon rapporto che entrambe abbiamo con loro) avremmo consumato rotoli e rotoli di carta e avremmo già fatto fuori una foresta di alberi in carta. Se pensiamo poi al fatto che un tempo la posta viaggiava per cavalli, avremmo ammazzato minimo una dozzina di cavalli dal sovraccarico per scriverci. Mi piace parlare con lei proprio perché si parla di tutto, dai costumi da bagno agli argomenti più alti soprattutto nell’ambito della sociologia, dell’arte, ma anche della mente umana (il fatto che lei studi una facoltà umanistica e io una scientifica è una cosa al top: ci scambiamo facilmente informazioni e opinioni e conoscenze e ne risultiamo entrambe arricchite, poiché entrambe nonostante la scelta abbiamo una molteplicità di interessi). Il pericolo di internet e in particolare di Facebook può essere il “delirio dell’onnipotenza” ovvero del credere di poter controllare in ogni momento le mosse di chi vogliamo controllare, il che è sbagliatissimo e ci può portare a diventare drogati di internet, stressati e infelici. E anche insonni. Lo so perché l’ho fatto io stessa, quando volevo spiare silenziosamente le mosse del mio exfidanzatino (chi non l’ha fatto?) E un altro pericolo può essere anche di subire lo stalking (brutta storia..) poiché purtroppo internet è un modo anche per essere contattati e non sempre in un modo piacevole. Ma questo è il MALE di internet e della tecnologia. Il bene l’ho già citato prima. In primis, l’opportunità di sentirsi più facilmente, se si è costretti a vedersi solo pochi giorni la settimana o addirittura come accade questo inverno, solo di sabato e nemmeno sempre. E poi tutto: scambio di informazioni, evoluzione culturale, apprendimento etc etc etc. Per non parlare degli e-book che permettono un risparmio assurdo in fatto di testi universitari (l’Italia purtroppo è ancora indietro ma se ne fa uso soprattutto nei Paesi anglosassoni)!!! La tecnologia ci può salvare? Beh è un’affermazione molto generica, forse troppo. Ci può aiutare quello si, ma non salvare. Siamo solo noi stessi che ci salviamo, selezionando con spirito critico tutto il bombardamento di informazioni che ci viene proposto. Con questo non vuol dire che noi siamo la chiave del mondo anzi.. sono una fervente sostenitrice del confronto. Perché per quanto intelligenti noi possiamo essere, non possiamo pensare senza fare esperienza (x esperienza intendo anche esperienza mentale, immaginata come può ad esempio essere una situazione…). E il confronto è ciò che ci dice se siamo sulla giusta direzione (parlo di direzione, la Verità per me è un qualcosa di difficile da raggiungere, forse non si raggiunge mai, poiché le nostre verità soprattutto scientifiche tendono a mutare continuamente. Sono molto socratica in questo senso, sostengo che il punto di arrivo sia una definizione condivisibile, ma ancora aperta.. in nome proprio dello stesso confronto che la può arricchire). E questo accade nella vita con tutti i suoi aspetti legati all’umanità, alla psicologia, alla sociologia e tutto il resto, esattamente come nella scienza (occorre sempre una prova che dia sostegno ad una teoria, no?). Inoltre mi ha colpito una frase sul cartello: il 18% dei professori conosce il mio nome. Penso che la cifra 18% sia esagerata. E’ già tanto se arrivano a ricordarsi 3 o 4 la mia faccia, figuriamoci a sapere il nome. Per quanto sia opportuno che un medico sappia la teoria perché altrimenti corre il rischio di seppellire il proprio errore nel vero senso della parola, ritengo opportuno che debba anche essere FORMATO ad ESSERE medico. Il corso di Scienze Umane mi è piaciuto proprio perché ha cercato in qualche modo di prendere coscienza di chi siamo e di quale sia il nostro ruolo prima di tutto. E purtroppo nel corso della nostra facoltà si è obbligati ad un apprendimento legato moltissimo alle nozioni ma che lascia troppo poco tempo per PENSARE. Ne parlavo proprio oggi pomeriggio con un collega e amico afflitto dagli stessi pensieri. Sono contenta che finalmente in questo corso si prediliga il pensare, è una cosa di cui tutti noi ne abbiamo realmente bisogno. Grazie Professore.

  3. Lorenzo Pelagatti ha detto:

    Trovo che il messaggio dato sia molto interessante.
    la prima frase che apre il video, quella di Marshall McLuhan recita:”i giovani d’oggi sono sconcertati quando entrano nell’ambiente da XIX secolo che continua a caratterizzare il sistema educativo dove l’informazione è scarsa ma strutturata in moduli e orari frammentati e ordinati”–> ed è almeno dal mio punto di vista vero! L’ambiente dell’istruzione è spesso troppo vecchio e poco al passo coi tempi! forse è addirittura regredito!! non si studia più sul campo finchè non si è finito di infarinarsi con tutta la teoria, mentre sarebbe molto utile mischiare il teorico al pratico!!! e questa possibilità oggi ci può essere tranquillamente offerta dalla tecnologia, che attenzione non è una salvezza,ma piuttosto uno strumento per creare POSSIBILITA’ e aprire PROSPETTIVE DIVERSE!!! La tecnologia non è qualcosa di assoluto che può porre rimedio a tutto, ma al mondo di oggi dovrebbe essere usata per creare appunto prospettive diverse ed ampliare le possibilità di ciascuno… cosa che raramente viene fatta!! Spesso le tecnologie come sottolineano gli studenti nel video vengono usate per motivi futili e che non ne esprimo a pieno le potenzialità!! sono loro stessi a fare l’esempio del tempo che sprecano con questi mezzi quando parlano del tempo che passano davanti alla tv, al pc, su fb o al cellulare ad esempio…
    La tecnologia dunque non può salvarci come viene suggerito nel video, anzi, se male utilizzata può solo che crearci problemi!!! tuttavia la tecnologia può donarci la possibilità di ampliare i nostri orizzonti e fare cose che senza di essa nn potremmo fare!! La tecnologia ad esempio ci consente di metterci in contatto cn chiunque e di urlare a chiunque la nostra opinione (questo non è certo un mezzo di salvezza, ma è invece un ottimo mezzo di espressione globale!).

  4. Alessandra Fedele ha detto:

    Mi associo anch’io a questi commenti. L’interazione umana è qualcosa di molto complesso e le sue dinamiche valicano i confini posti da un qualunque mezzo. Purtroppo, è vero quanto dice Andreas; si tratta davvero d’un trito luogo comune.

  5. Deborah Sacco ha detto:

    Confermo quanto scritto da Andreas. Io sono stata (ops! Non ho ancora superato l’esame… lo sono ancora!) una studentessa (un po’ datata d’età 🙂 ) felice di aver conosciuto un docente come Andreas. É proprio cosí: la rete può aiutare le persone a tirare fuori il meglio di sé. Chi lo avrebbe mai detto che in un corso di editing multimediale avrei scritto pure poesie?… Eppure l’ho fatto, e sono anche riuscita a realizzare un tutorial… Per una lumaca come me è stato incredibile!…
    Ragazzi sperimentate. Provate, provate, provate
    Ognuno di noi ha una “gazzella” nella testa che corre veloce, ed é Unica e irripetibile.
    Ancora una volta: grazie Andreas! You are welcome!

  6. Andreas ha detto:

    @chiarac. sono molto in sintonia con il tuo commento. La contrapposizione reale-virtuale viaggia quasi sempre sul binario di un trito luogo comune. Le relazioni umane dipendono dal grado di partecipazione interiore e dall’empatia, e possono essere ricche o povere tanto nel reale che nel virtuale. Quando mi capitano classi piccole, magari in corsi online dove io non posso mai vedere i miei studenti vis-à-vis, spesso si instaurano relazioni molto ricche, che non di rado sfociano in splendide amicizie.

  7. chiarac. ha detto:

    …credo che il fatto che Wesch lavori molto “virtualmente” con i suoi studenti sia una cosa rivoluzionaria…ho pensato alla portata di un approccio di questo tipo nel momento stesso in cui ho posato le dita sul computer per scrivere…dall’altra parte potrebbe esserci, un coetaneo, un PROFESSORE appunto, e non cambierebbe assolutamente niente …scriverei senza limitazioni e non dovrei correre dal prof a fine lezione sperando in una qualche considerazione…forse si risolverebbe il problema di un dialogo del tutto assente nelle università tra professori e studenti…
    non mi fraintendete, io non vedo internet come una barriera dietro alla quale nascondersi per ripararsi dalle esperienze “reali” , ben diverse dal mondo “virtuale”… internet è e sarà sempre uno STRUMENTO, creato dall’uomo (bene ricordarlo), proprio per abbatterle certe barriere…
    barriere date dalle convenzioni, dalla “forma”…in una chat siamo tutti uguali per intendersi…e se mai ci saranno studenti che, oltre a seguire le lezioni convenzionali, avranno la possibilità di commentare il nuovo post\video del professore di patologia, per esempio, che spiega usando “supporti” alternativi…beh non mi dispiacerebbe essere quello studente. Ne ho piene le scatole di leggere preoccupanti articoli sulla fine dell ‘ editoria, sui sempre più numerosi “computer-dipendenti” che vanno nelle cliniche per “disintossicarsi”… questo è una minoranza che non deve spaventare o demotivare…internet è tutto ciò che molte persone prima di noi non osavano neanche “sognare” : libertà, disponibilità e completezza dell’informazione.

  8. Fabrizio Gentile ha detto:

    Io ho l’impressione che il messaggio che Wesch vuole lanciare con questo video venga espresso attraverso una sorta di progressione. Perché all’inizio sembra che ci stia parlando di un problema legato ai soli giovani universitari del Kensas, però poi il tutto si estende ad una critica alla società statunitense (che sta a rappresentare secondo me gran parte delle società dei paesi più avanzati), critica che punta in maniera evidente a spronare chi guarda il video a riflettere per farlo in qualche modo reagire. Tanto per curiosità, sono andato a leggere su YouTube qualche commento di chi questa specifica situazione la vive tutti i giorni e viene detto che in realtà la situazione è ben peggiore (per esempio, c’è chi dice che deve fare due lavori per permettersi di andare a scuola!). Viene anche detto da qualcuno che non è bello incolpare le vecchie generazioni, ma che non si può certo incolpare quelle nuove . In effetti è un discorso che condivido! Dato che, come ho già detto prima, il messaggio del video non vuole limitarsi solo agli Stati Uniti, sta però proprio alle nuove generazioni (per prime, ma non solo loro) capire come usare gli strumenti a disposizione. Il punto è: come? Magari utilizzando la tecnologia, nonostante sia creazione umana, per darci motivo di esistere. Può suonare assurdo, ma perché no?

  9. Andreas ha detto:

    @Marco
    con “io uso il computer non per cose scolastiche” oppure “lo usa per stare tot ore su facebook” Wesch e i suoi studenti vogliono dire che i giovani vivono, “sono”, in quei lughi virtuali e che questo è un fatto che non va condannato ma ne va preso atto, trasformandolo anzi in un’occasione di formazione. Wesch è infatti è noto per lavorare moltissimo nel mondo virtuale con i suoi studenti.

    Perfettamente d’accordo che le megaclassi sono una calamità.

    @Effedi

    Volevo affermare che molte volte tra noi giovani la tecnologia, il computer, internet diventano mezzi fini a loro stessi servono per rapportarsi con qualcosa che sembra vivo per non fare effettivamente niente.

    Vero, e vero anche per molto meno giovani.

  10. Effedi ha detto:

    Il mio commento era riferito esclusivamente alla frase in inglese, so benissimo che niente e nessuno o meglio nessuno di potente mette a disposizione il suo operato se non è sicuro di trarne un vantaggio economico cospicuo; il problema è che non smettiamo di sperarci rischiando di aspettare passivi per niente. Sono convinto che una dose di disillusione in questo senso porterebbe alla consapevolezza dell’importanza di ogni individuo, a capire che la parola potente vuol dire persona che può a smettere di aspettare che qualcuno faccia le cose al posto nostro. Volevo affermare che molte volte tra noi giovani la tecnologia, il computer, internet diventano mezzi fini a loro stessi servono per rapportarsi con qualcosa che sembra vivo per non fare effettivamente niente. Poi non fraintendetemi non ritengo che si possa stabilire un grado di nobiltà nei mestieri, io penso che questo termine vada rapportato esclusivamente con l’animo delle persone, intendevo dire che un medico fa sì che chi ha bisogno si metta nelle sue mani, che è un mestiere che si occupa della salvezza degli altri: lo vedo come anti-messianismo. Se devo sperare che qualcosa ci salverà, parafrasando Dostoevskij, penso solo alla bellezza.

  11. Marco Raddi ha detto:

    video interessante anche se in alcuni punti non capisco bene dove voglia arrivare…cosa c’entra scrivere “io uso il computer non per cose scolastiche” oppure “lo usa per stare tot ore su facebook”??? Come in tutte le grandi invenzioni, credo, il difetto/i non sta nell’invenzione in sè e per sè ma in chi le usa…Internet ci ha permesso di fare passi da gigante anche nel campo dell’istruzione, ma credo che ci sia ancora molto da migliorare e questo video ne è la prova…una fra tutto il numero di studenti ai corsi, pensano di farci forse un favore permettendoci a tutti di seguire un corso?? Nella moltitudine si rischia di perdere noi stessi e anche gli altri che sembrano sfumare…hai ragione Vittorio, siamo sempre legati agli altri sia nel bene che nel male…

  12. Vittorio Morelli ha detto:

    Caro effedì, “Mi dà noia pensare che qualcun’altro debba occuparsi della mia salvezza”… per quale motivo? Da solo non ti salvi, da solo, si può dire che non esisti, nel senso che non sei solo. Sei sempre legato agli altri. La vita è un continuo relazionarsi agli altri, nel bene e nel male, volendo o non volendo. Siamo una comunità enorme, una comunità che la tecnologia ha reso ancora più enorme, o meglio, ancora più consapevole della propria enormità. Il destino di una persona è legato al destino di tutti gli altri. La tecnologia da questo punto di vista ci ha aiutato a capire quanto sia grande questa rete che connette ogni persona. Ci rendiamo benissimo conto di come la vita di uno Stato(la sua politica, la sua economia, il suo livello di istruzione pubblica, ecc…ecc…) sia legata a quella degli altri. Forse grazie anche alla tecnologia, ad internet, ma anche all’evoluzione dei trasporti (ed anche qui l’eccetera è doveroso) ci rendiamo ancora più conto di quanto come essere umani siamo legati tra di noi. Non vorrei scrivere cose scontate, ma il sapere, il conoscere, è il punto di partenza per essere buone persone. Riguardo il discorso dei settori “nobili”, guardiamo di levarci, noi aspiranti medici, sin da subito, la convinzione di valere di più di altre categorie professionali, perché è tra le cose più stupide o assurde che si possa pensare. Ovviamente sono andato fuori tema, ho scritto di getto e senza pensarci. Impulsivamente. Sono pronto alle critiche ed a rivedere ciò che ho detto. Del resto, quante pagine si potrebbero scrivere su un argomento del genere?!

  13. Andreas ha detto:

    Il video punta all’opposto. Non c’è niente e nessuno al mondo che mi (ci, ti, vi …) voglia salvare. Semmai il mondo si interessa a me lo fa in quanto consumatore. La tecnologia da sé non è nulla. Se invece io la uso per dar corso alla mia personalità e creatività, per contribuire fattivamente a progetti utili, per prendere posizione agendo conseguentemente, la tecnologia mi dà maggiori opportunità.

    Che c’entra medicina? La popria realizzazione la si ottiene attraverso qualsiasi porta del mondo: medicina, matematica, fisica, letteratura, poesia … o qualsiasi mestiere. Non ci sono settori più o meno nobili, vale invece come si vivono le cose, come si vive tout court, se si vive, come si unisce al mente al cuore, nel fare un diagnosi medica, nel dimostrare un teorema matematico, nel dipingere un quadro, ma anche nel pulire il sottoscala, come diceva Gandhi.

  14. Effedi ha detto:

    “Some had suggested that technology alone can save us…” Solo se trasfiguriamo il mezzo nello scopo. Se l’apprendimento rimane fine a se stesso, se la tecnologia serve esclusivamente per rimanere al passo con i tempi, se non viene fissato lo scopo finale, a cosa serve continuare a camminare in circolo? Basta con il messianismo. Mi dà noia pensare che qualcun’altro debba occuparsi della mia salvezza, forse è anche per questo che ho scelto di studiare medicina.

  15. Claude Almansi ha detto:

    Se può servire a qualcuno per fare citazioni, la trascrizione testuale dei sottotitoli italiani si può a) scaricare dalla pagina linkata (ma con un mucchio di codici temporali un po’ scomodi) b) leggere online normalmente in dotsub.com/view/5552fe89-b229-4c80-a1c6-e133fc5d1149/viewTranscript/ita.

    Curiosità: i ragazzi dell’Istituto tecnico di Lecce hanno riutilizzato l’idea dei cartelli in modo parodistico in Ho scelto il Costa di Lecce! (V4B) (su “(V4B)”, vedi la descrizione del video).

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