In viaggio verso la Fattoria Moyo — preparativi

Il viaggio, i preparativi e subito le prime traversìe. Il coraggio di Martino.

Indice Fattoria Moyo


Ecco la mappa del viaggio per raggiungere Tshimbulu, dove si trova la Fattoria Moyo. È interattiva. Ad esempio per vedere il tragitto Kananga – Tshimbulu occorre spostarla e ingrandirla. Per creare il codice della mappa mi sono avvalso di Claude Sonnet 5 con connettore WordPress.

Tratte aeree
Tratta stradale

Due settimane a Kinshasa per burocrazia e preparativi. Due settimane a Kananga per acquisto pannelli solari, batterie, attrezzature varie, contrattazione noleggio macchine agricole, riparazione del vecchio pickup, unico mezzo disponibile nella tenuta Moyo. Poi il viaggio per Tshimbulu. Tipo 3 ore e mezzo di macchina per 115 km. Poco più di 30 Km/h: la strada è sterrata e in cattive condizioni. Ma anche il pickup di Martino è in cattive condizioni. Partito la sera alle 8 è arrivato alle 4 di mattina perché l’auto si fermava in continuazione. Il meccanico l’ha dovuto seguire a Tshimbulu per effettuare ulteriori riparazioni. Intanto, per non sprecare tempo, arrivano materiali, ma come? In bici naturalmente, come 5 alveari per le api da 20 kg l’uno…

Lezione di apicoltura a Tshimbulu.

Una delle novità di quest’anno è il corso di apicoltura impartito da esperti venuti da Kananga. Qui giusto un anticipo perché ne riparleremo.

Montaggio dell’alveare

Ne riparleremo perché ora tocca occuparsi della riparazione del pickup che è essenziale, pena trasformare ogni minima attività in una tortura. Il meccanico ora deve ripercorrere indietro i 115 km di strada sterrata per riportare il mezzo in officina a Kananga e fare riparazioni più risolutive. Viene accompagnato da un gruppo di uomini con attrezzature varie: la motocicletta del meccanico se la macchina si dovesse fermare irrimediabilmente, un generatore che potrebbe servire per saldature d’emergenza ecc. Partono alle 12 e arrivano alle 22. Vorrei sapere particolari del viaggio ma non posso tenere Martino al telefono, che ha da fare, molto più di me. E tutto questo costa, ogni passo, ogni nuovo contrattempo, gravando pericolosamente su finanze già assai magre.

Per ora mi fermo qui ma non cesso di stupirmi. Eppure conosco Martino da una decina d’anni e da poco meno so del suo progetto. Ma ci ho messo del tempo a rendermi conto di quanto sia stato sordo, pur blaterando delle virtù dell’ascolto nella aule. Sento vacuo il frastuono che mi ha impedito di capire a tempo. Intelligenza artificiale, trilioni di dollari, alchimie geopolitiche… quanta distanza dalla realtà della grande maggioranza degli uomini, fatta di bisogni elementari. Realtà resa grama proprio da noi, che per fabbricare i nostri costosi giocattoli affamiamo popoli interi. Ci ho messo del tempo a capire l’enormità dell’impresa in cui si è lanciato Martino, che qui la gente conosce come quello che viene a benedire le case e che fa i servizi la domenica. Insomma il prete. Non è facile sbarazzarsi dagli stereotipi per intravedere il visionario, l’organizzatore, il pedagogo che lotta con tutto, la scarsità di mezzi, le difficoltà sociali e ambientali, la rigidità mentale generata da un sistema economico che non dà speranza.

Mi sembra importante cercare di dare una mano.

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