Le api sono arrivate…

L’arrivo delle api rappresenta un primo piccolo passo che è rappresentativo dei tanti primi piccoli passi che Martino sollecita pervicacemente nella sua comunità, contro tutto e tutti, come dice lui. Quale tutto e quali tutti lo vedremo nei prossimi articoli. Ora godiamoci questo piccolo miracolo.


Pare sin troppo semplice. Si pone l’arnia nel bosco, dopo avere incerato internamente le stecche che compongono il soffitto, a mo’ di partenze per gli alveari che dovranno creare le api, e dopo averci messo dell’idromele a mo’ d’esca. Poi si torna dopo un anno a prendere il miele. Almeno così pare, dopo avere seguito le fasi iniziali che qui ricapitoliamo.

Arrivano le prime cinque arnie, spinte su una bicicletta per 7 km da due ragazzi. Il tutto pesa oltre 100 kg perché sono costruite con un legno molto denso.

Un’altra arnia è stata portata prima in motocicletta, in tempo per consentire all’insegnante di iniziare il corso. Per Martino è importante mettere pienamente a frutto ogni risorsa perché ogni ora in più costa e non deve essere sprecato nulla.

Quindi tutti in campagna per l’installazione finale, dove Martino ci mostra l’arnia e ci spiega le differenze da quelli europei.

A questo punto tutto sembra più semplice rispetto ai nostri metodi di apicoltura. Il soffitto dell’arnia è composto da stecche alle quali vengono applicate striscie di cera, che fungono da partenze per gli alveari che verranno fabbricati dalle api, senza quindi necessità di utilizzare telai. All’interno dell’arnia viene posto dell’idromele, o altra sostanza che attira le api, e poi non resta che aspettare, con la prospettiva di trovare 30 e più kg di miele a distanza di un anno. Facile? Ma arriveranno?

Ebbene sì, nella prima arnia le api sono comparse in nemmeno due settimane…

Concordiamo con Martino, sembra un po’ un miracolo. E quanto è più facile… Beh non è proprio così, ma questo lo scopriremo nella seconda parte del corso di apicoltura a Tshimbulu!

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