Daily: il problema dell’accessibilità

Sociogramma 5 aprile 2011
Sociogramma 5 aprile 2011. I nodi rossi sono studenti di medicina, i nodi blu cyberstudenti, il nodo celeste è il docente. Una linea che congiunge due nodi significa che almeno uno dei due ha fatto almeno un commento ad un post dell’altro.

Ciascuno può decidere di dare l’importanza che desidera al cyberspazio, ma l’accesso al medesimo oggi deve essere considerato un diritto fondamentale. È inerente alla libertà di espressione. Chi non sa leggere non può godere appieno della libertà d’espressione, nel mondo contemporaneo. Parimenti per chi non abita il cyberspazio.

 

Come per tutti gli altri diritti fondamentali, questi non possono essere considerati tali se non sono effettivamente alla portata di tutti i cittadini. Ognuno di noi può avere permanentemente o anche saltuariamente – vale a dire che la cosa può concernere chiunque! – dei problemi che precludono in qualche misura l’accesso ai diritti.

Conseguentemente, in un percorso del genere non si può ignorare la questione dell’accessibillità, forse a maggior ragione per il fatto che aspirate a diventare medici. Si tratta di una questione molto complessa e molto più ampia di quello che si immagina comunemente e io non ho grande competenza in materia.

In questa blogoclasse abbiamo tuttavia un’opportunità di approndire appena un po’ la questione grazie al fatto che uno di voi, Luca è ipovedente, e che uno dei cyber-punti-blu, Claude, è molto sensibile alla questione ed è anche molto preparata.

Luca è venuto a trovarmi in aula un paio di settimane fa ed abbiamo discusso di quello che avremmo potuto fare. La pima cosa che gli avevo proposto era di esaminare il mio blog, che lui può leggere mediante un sintetizzatore vocale che trasforma il testo in linguaggio parlato.

Successivamente, Luca mi ha scritto di non avere avuto problemi a leggere il blog. Questo è un primo risultato positivo ma la cosa è troppo importante per liquidarla così. Invito quindi, da un lato Luca ad essere veramente severo e a porre in evidenza anche fatti marginali, dall’altro invito tutti a leggere il post che Claude ha scritto recentemente: NFB: Le Google Apps for Education discriminano gli studenti ciechi.

Mi ha scritto ieri Claude che deve ancora completare questo post e che ce n’è invece una versione completa in inglese: NFB: NYU, Northwestern and Other Schools Adopting Google Apps Discriminate Against the Blind – magari fra di voi c’è qualcuno che preferisce leggere in inglese. Anche le barriere linguistiche creano un problema di accessibilità. Noi italiani, per esempio, siamo più isolati dal resto del mondo rispetto ad altri paesi eruopei.

A me pare già abbastanza “ponderosa” e circostanziata la versione italiana, Claude è un tipo serio, non scherza …

Dal post di Claude si evince subito che GoogleDocs presenta problemi di accessibilità non trascurabili.

Possiamo provare a porci qualche domanda? Ci sono per esempio alternative a GoogleDocs che non presentano questo problema? Zoho? PiratePad (limitatamente ai documenti di testo)? Altri?

Luca ha detto di leggere bene il mio blog, che è in wordpress.com. Quelli in blogspot li legge bene ugualmente? Altri?

Se volesse aprire un suo blog, è possibile con gli strumenti che abbiamo proposto in questo percorso, vale a dire con wordpress.com o blogspot? O questi presentano problemi e ve ne sono di più adatti?

Oppure anche altre domande, forse ve ne sono anche di più rilevanti …

7 thoughts on “Daily: il problema dell’accessibilità

  1. Maria Grazia ha detto:

    Capperi! Questa storia del betweenness mi lusinga 😉 e ti ringrazio per questo compito che reputo molto prezioso e formativo (per me). Chiederei a Luca di partire dal mio blog, in primo luogo, perché vorrei crearmi delle “coordinate” con cui scegliere i blog da testare. Mi permetterebbe così di capire se guardo le cose giuste o sbagliate (in quanto obsolete 😉 ). Mi faccio risentire presto. Bye. MG

  2. Andreas ha detto:

    Magnifico, Claude e Maria Grazia hanno spalancato la finestra su un orizzonte molto vasto.

    Questo ci aiuta a capire quanto la questione dell’accessibilità sia complessa e anche quanto sia ampia. Soprattutto quante persone e situazioni possa riguardare e con quante sfumature.

    Maria Grazia, perché non segnali tu a Luca uno o due blog ospitati da blogspot, in modo che lui ci possa dire che cosa ci trova?

    Dico te, Maria Grazia, perché sei il nodo più aggregante di questa comunità. Io mi limito a mostrare i sociogrammi ma questi sono solo un aspetto del metodo. In realtà questi dati forniscono alcuni indici, cosiddetti di social network analysis, che descrivono i comportamenti dei nodi. Il tuo indice di betweenness – capacità di connettere zone diverse del network – è molto alto e talvolta supera il mio. Allora, poiché del tema dell’accessibilità ne sai più di me e poiché di questa comunità hai una conoscenza che non è inferiore alla mia, forse sei più adatta a fare questa segnalazione a Luca.

  3. Maria Grazia ha detto:

    Il problema dell’accessibilità è complesso e “multidirezionale” (riguarda il programmatore, il blogger il lettore e abbraccia problematiche relative alla formulazione dei contenuti e la cosiddetta usabilità) proprio perché ci riguarda tutti. Perfettamente d’accordo con te sull’obsolescenza di certe regole ma solo per l’utente esperto. Sottoscrivo parola per parola tutto il commento e, in particolare, l’ultima parte. Non è un caso che venerdì prossimo a Milano parlerò di accessibilità dei libri di testo… a stampa. Anche se nessuno ci pensa ma il problema parte proprio da lì 🙂

  4. Claude Almansi ha detto:

    Ciao, Andreas, Luca, Maria Grazia e tutti,

    L’interesse dell’azione della NFB e dei video spiegativi che l’accompagnano è che riguarda l’accessibilità della scrittura e non solo della lettura. Con i programmi di accesso audio ai contenuti dello schermo, Gmail si può utilizzare nella versione html , ma farsi un account Gmail (che è quello che dà accesso a tutte le applicazioni Google) è difficile, perché la pagina cambia a seconda delle tue azione, e se non ci sono istruzioni (nascoste ai non ciechi, volendo) che avvertono il programma del cambiamento avvenuto, l’utente cieco non ne può sapere nulla. Il video sulla creazione dell’account Gmail, http://www.nfb.org/images/nfb/video/google/gmailsignup.html , ti fa ascoltare quanta perdita di tempo nel andare su e giù per la pagina per capire cosa sia cambiato.

    E questa natura dinamica si ritrova un po’ dappertutto nelle cosiddette applicazioni Web 2.0. Risolvere questi problemi non è mica semplice, perché ci sono diverse variabili: il sistema operativo e la sintesi vocale di base, il tipo e la versione del programma di accesso ai contenuti dello schermo.

    E c’entrano anche le abilità dell’utente. Ad esempio, nello thread Accessibility of Gmail and Google Calendars del gruppo “accessible” creato da Google per discutere i problemi di accesso, alcuni utenti ciechi criticavano la versione audio del CAPTCHA che bisogna decifrare per iscriversi (confusione auditiva tra i segni che vengono letti e quelli che l’utente batte). Ma un partecipante ha scritto che per lui non era un problema.

    Per la lettura è relativamente più semplice I blog in generale sono strutturati con 2 o più colonne: lo sono anche i blog WordPress come questo e come il tuo http://speculummaius.wordpress.com/ , Maria Grazia. Ma funzionano pure in lettura con i programmi di accesso quando questa impostazione a colonne si linearizza in modo decente e significativo, perché quei programmi leggono linearmente, non in polifonia (per fortuna). Luca, potresti controllare com’è con un blog blogger.com, per favore?

    Però nel Web 2.0, rimangono per la lettura i problemi che possono creare gli utenti che scrivono. A un certo punto, su http://etcjournal.com , si era deciso di usare dei mini banner per le rubriche: immagini di testo. Vi ho aggiunto la descrizione alternativa testuale che non si vede ma che i programmi di accesso leggono (o attributo alt). Ma può anche accadere che l’autore di un blog non ci pensi.

    Rispetto alle regole citate da Maria Grazia, il problema è che l’evoluzione dei programmi di accesso ne rendono alcune obsolete. Prendiamo quella sul contrasto tra testo e sfondo. A me – e non sono ipovedente – il rosa ciclamino pallido del testo in http://www.lascuolachefunziona.it dà fastidio, anche se è carino. Allora leggo il sito in bianco e nero disattivando i colori tramite Web Developer, installabile da https://addons.mozilla.org/en-us/firefox/addon/web-developer/, ma ci sono anche altri modi per farlo. Quindi rimane preferibile l’uso di colori contrastati, ma non è più così indispensabile come quando sono state formulate le prime linee guida sull’accessibilità.

    E invece l’evoluzione e la moltiplicazione dei programmi Web 2.0 necessiterebbero continuamente nuove regole, apparentemente. Però per questo motivo le linee guide per l’accessibilità dei contenuti Web (WCAG 2.0 del 2009 sono imperniate su principi, mentre quelle WCAG 2.0 partivano da casistiche.

    Questo commento è già dannatamente lungo, però un’ultima cosa: Andreas scrive all’inizio: “…Chi non sa leggere non può godere appieno della libertà d’espressione, nel mondo contemporaneo. Parimenti per chi non abita il cyberspazio.”

    E questo mi ha ricordato una riunione dell’Organizzazione mondiale della proprietà intellettuale in cui si discuteva(1) di una proposta di trattato internazionale che globalizzasse le eccezioni al copyright necessarie per l’uso delle tecnologie assistive alle quali devono ricorrere ciechi, ipovedenti e altre persone “print disabled”, cioè “disabili rispetto al testo stampato”. Ad es. dislessici gravi, tetraplegici che non possono girare le pagine di un libro, ecc.
    Tutto alla fine, l’ambasciatore dello Yemen all’ONU è intervenuto con effetto dirompente: “Però sono anche “print-disabled” le persone che non possono leggere i libri stampati perché sono analfabete per motivi di povertà. Quindi il trattato si dovrebbe applicare anche a loro”.

    Ed è vero: le stesse tecnologie di accesso audio al contenuto dello schermo potrebbero anche essere utilizzate da persone analfabete, forse a costo ragionevole nei prossimi anni. E per scrivere ci sono le tecnologie che trasformano la voce in testo. Ulteriore esempio del fatto che l’accessibilità non è contentino che si elargisce alle persone con disabilità, ma qualcosa che ci riguarda tutti.

    (1) Anche se l’OMPI aveva provato a limitare ai bisogni dei ciechi ed ipovedenti intitolando la riunione Meeting the Needs of the Visually Impaired Persons: What Challenges for IP?, i partecipanti non si sono lasciati fare.

  5. Maria Grazia ha detto:

    Credo che per onestà occorre rilevare che la maggior parte dei blog di questa blogoclasse sono inaccessibili anche (ma non solo) perché sono su blogger. Uno dei motivi per cui passai a wordpress è anche questo.
    Bisogna anche tener presente che l’accessibilità non è solo codice (che include: niente frame, niente tabelle per strutturare la pagina, niente form, niente flash…) ma anche modalità adeguate di scrivere i contenuti: mettere sempre i title e la descrizione alternativa delle immagini, avvertire se la pagina si apre in un’altra scheda, niente corsivo, niente sottolineato, accurata scelta dei contrasti (vedi ruota dei colori), intervallo dei paragrafi con interlinea vuota per facilitare la lettura, niente scritte lampeggianti e milionate di cose così.
    Poi c’è la scrittura controllata… ma ora vado a scolare la pasta. 🙂

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