La questione del nucleare

Esco dalla blogoclasse per fare un breve commento sull’argomento del nucleare. Lo faccio perché attiene al tema della complessità, che mi interessa molto.

Mi è venuto in mente perché ho sentito, per sbaglio, un frammento di una delle tante esternazioni del Primo Ministro italiano, qualcosa del genere: “… ormai il nucleare è sicuro perché la scienza e la tecnica hanno fatto grandi progressi …”

Normalmente le affermazioni del Primo Ministro mi lasciano del tutto indifferente perché è un uomo capace di dire due cose opposte a distanza di 24 ore. Roba di scarso interesse quindi.

No, quell’affermazione mi ha colpito in quanto luogo comune assai diffuso, sintomo di una visione del mondo lineare, del tutto anacronistica, secondo la quale a furia di progressi piano piano risolveremo tutto.

No. Proprio la scienza ha dimostrato, in numerosi campi, che la maggior parte dei problemi interessanti, pratici e teorici, sono e saranno sempre irrisolvibili. Conseguentemente, molte metodologie e tecnologie sono e saranno sempre affette da limitazioni e incertezze ineliminabili.

Il ricorso all’energia nucleare è inaccettabile per due semplici motivi.

Prima considerazione.

Al mondo esistono due tipi di sistemi, che si distinguono per il loro comportamento spontaneo. I primi tendono a convergere verso una situazione di equilibrio e i secondi tendono a divergere allontanandosi sempre più dall’equilibrio. Mettete una pallina in una ciotola emisferica e vedrete che con una serie di oscillazioni decrescenti la pallina finirà fermandosi nel punto più basso, quello centrale, se la ciotola è simmetrica. Ora rovesciate la ciotola appoggiandola così sul tavolo. Quindi ponete la pallina sulla sommità. Se siete bravi ci riuscirete ma basterà la minima perturbazione, per esempio un urto sul tavolo, perché la pallina vada giù accelerando, come la forza di gravità impone. Non è impossibile tenere la pallina in cima alla ciotola ma bisogna fare qualcosa per farcela stare.

L’esempio è banale ma fa capire la diversità di fondo fra i due tipi di sistemi. La fissione nucleare è per sua natura un fenomeno esplosivo: ogni neutrone cagiona la fissione di un nucleo, con la quale a sua volta vengono emessi altri neutroni e così via. Mettiamo che ogni neutrone causi l’emissione di altri tre neutroni (non ricordo il numero medio ora ma questo non inficia la sostanza del discorso). Dopo n eventi i neutroni saranno 3 elevato alla n. Questa è una crescita esponenziale, vale a dire esplosiva.

Certamente, un reattore nucleare è dotato di una quantità di sofisticati accorgimenti per “moderare” e quindi controllare la fissione nucleare e di meccanismi per ovviare ad ogni possibile immaginabile disfunzione. E certamente questi sistemi saranno progettati con un criterio di ridondanza, in modo che se ne fallisce uno ne subentra un altro. Fino ad un certo punto. Ma quale punto? Un punto che riduca il rischio di esplosione ad una probabilità sufficientemente bassa.

Ora, i rischi si assumono in base a due elementi fondamentali: la riduzione della probabilità di incidente e l’entità dell’incidente se questo occorre, vale a dire la posta in gioco. Qui la posta è troppo alta e come i recenti fatti hanno dimostrato, la natura si fa un baffo delle nostre stime probabilistiche.

Seconda considerazione.

Il problema dello smaltimento sicuro delle scorie radioattive non è stato ancora risolto. Gli americani ci hanno investito ingenti risorse ma fino ad ora non ci sono riusciti. Il problema delle scorie è un problema che ha dimensione temporale di secoli. Questo significa che se noi non lo risolviamo, lo lasciamo irrisolto non solo ai nostri figli, ma a numerose generazioni.

Una responsabilità troppo alta, insopportabile. Assumersela per far tornare un banale conto economico, valido sul breve periodo, è da incoscienti.

8 thoughts on “La questione del nucleare

  1. Iacopo ha detto:

    Scusa ma cosa c’entra la democrazia? Guarda che è inutile parlare di libertà di voto e di espressione se non si da alla popolazione la possibilità di informarsi. Se io concedo ad un popolo il diritto all’istruzione ma non costruisco scuole e non metto a disposizione i mezzi necessari per raggiungerle, quel diritto è come se non esistesse, così come se concedo il diritto di stampa ma questo diritto lo delego solo a chi ha i soldi per stampare i giornali quel diritto è come se non esistesse. Allo stesso modo se io concedo il diritto di voto ma non do la possibilità alle persone di informarsi capisci che quella scelta non è libera. Certo io la rispetto, non dico certo che gli italiani siano ignoranti e che quelli che sono andati a votare fossero scemi, però è un scandalo che in televisione non si sia visto un dibattito serio tra persone competenti. Questa è una cosa molto grave. Tu stesso mi parli di Ilaria Alpi, per carità tutto il mio rispetto, ma lei parlava di un traffico di scorie illegali, non è un’esperta di nucleare. Siamo tutti d’accordo che scaricare in maniera illegale scorie sull’ africa sia una cosa da condannare, ma questo non significa che non si possa intraprendere una determinata strada con consapevolezza. Anche perchè l’italia produce scorie nucleari ogni giorno tramite rifiuti ospedalieri e industriali in genere e dunque il problema delle socrie non si risolve condannando le centrali in questo modo. Detto questo il problema che volevo sottolineare è la mancanza di informazione, la mancanza di esperti seri. In qualsiasi paese serio prima del referendum ci sarebbero state le televisioni piene di scienziati, ingegneri, industriali, medici ecc ecc, invece qui abbiamo visto Celentano e Travaglio che di nucleare al confronto con un esperto non ne sanno niente. Certo poi l’opinione di queste persone può essere interessante e tutto ma prima deve parlare chi ha studiato e conosce l’argomento.

  2. giadinskj ha detto:

    è inutile parlare di democrazia se si è convinti che il 57% degli italiani non siano in grado di prendere le decisioni che ritengono opportune. Dire che l’opposizione al nucleare ha vinto perchè la gente vota a caso è un po’ arrogante. Cosa vogliamo fare allora, un esame attitudinale per il diritto di voto? Chi è andato a votare era informato, almeno per gli aspetti che riteneva più importanti, gli altri sono rimasti a casa. Se anche avessero parlato 400 mila scienziati favorevoli al nucleare avrei lo stesso votato SI, almeno fino a quando non avessi visto i suddetti scienziati comprarsi una bella villetta dirimpetto ad una sfavillante centrale nucleare di trecentesima generazione. Gli scienziati dicevano anche che la diga del Vajont era sicura e che le polveri di amianto non facevano venire il mesotelioma. I motivi del mio voto me li ha ispirati Ilaria Alpi, massacrata perchè aveva scoperto come l’occidente scarica il problema delle scorie radioattive avvelenando l’Africa. Finchè non ci verranno a dire come smaltire le scorie io ho scelto di non essere complice della morte di altre persone, perchè come sono convinta che il mio voto non valga più di quello di un altro sono convinta anche che la mia vita non valga più di quella di un altro. Voterò per il nucleare quando sarà possibile assicurare una centrale nucleare per i danni che questa può arrecare. Al momento nessuna assicurazione al mondo risarcisce i danni derivati dal nucleare perchè è assolutamente impossibile controllare le reazioni nucleari a catena che possono danneggiare l’impianto, oltre che stimare la contaminazione radioattiva. Voterò per il nucleare quando si smetterà di costruire le case con la sabbia nelle zone sismiche (vedi casa dello studente dell’Aquila) e quando la vita delle persone varrà più degli interessi di qualcuno.

  3. Iacopo ha detto:

    Premetto di essere assolutamente favorevole al nucleare, lo ero prima della catastrofe giapponese e continuo ad esserlo ora, ovviamente rispetto chi non la pensa come me ma sinceramente sono molto deluso da questo referendum e da come è stato portato avanti. Prima di tutto sarebbe stato bello vedere qualche dibattito di buon livello, magari con degli esperti veri a parlare e non con i soliti politici o ancora peggio con i soliti saltimbanchi (bravissimi nel loro mestiere ma ahimè totalmente ignoranti nel campo scientifico). Secondo questo governo non ha fatto nessuna informazione, insomma non si può pretendere che gli italiani cambino da un giorno all’altro idea sulle politiche energetiche. Purtroppo secondo me molte persone sono andate a votare per il si più spinte dalla paura che informate, poi uno può anche essere contro però che almeno ci si preoccupi di informarli questi italiani anche perchè è inutile parlare di democrazia e di diritto al voto se chi vota lo fa a caso…grazie

  4. Anonimo ha detto:

    Su questo sono d’accordo… la scienza ci ha fatto vedere i limiti , però sta cercando continuamente di superarli.. con stratagemmi e accorggimenti vari li sta spingendo sempre più in là… E’ lo scienziato che pone i limiti no certo i politici , su questo concordo, ed però lo scienziato stesso che cerca di superarli… e penso che questa sia una condizione di sempre non solo del mondo del 900.

  5. Andreas ha detto:

    No per carità, lungi da me l’idea di rinunciare alla ricerca e alla scoperta. Sennò come si spiegherebbe che continuo a baloccarmi con una cosa mortifera (in origine) come un corsetto di informatica al I anno di un sacco di corsi di laurea? Dove per informatica si deve generalmente intendere una manciata di fiacche lezioni su word+excel, o giù di lì?

    Anzi, i limiti posti dalla scienza alla conoscibilità sono del tutto affascinanti e non limitano per nulla il novero delle cose da scoprire, che per noi saranno sempre illimitate. Ma allora cosa volevo dire? Provo, seppur in modo estremamente sintetico e veloce, a spiegarmi.

    La cosa fondamentale che si è chiarita nel 900 è che la complessità ci sovrasta e che il mondo che noi osserviamo è un po’ come quello di Alice, pieno di magie e trabocchetti strani, che a volte sono dietro l’angolo, dove ci pareva di essere a casa.

    Prendiamo la TAC, una certezza straordinaria della diagnostica medica, che è valsa il premio Nobel a Hounsfield e Cormack che l’hanno messa insieme negli anni 70 e che in pochi anni è diventata il pilastro della radiologia in tutto il mondo. Ora se ne fanno anche troppe … La TAC è assai migliorata dalle prime versioni in un crescendo continuo ma … asintotico! Vale a dire che i miglioramenti sono sempre più piccoli, tendendo ad una sorta di qualità massima ottenibile – tecnicamente si parla di risoluzione spaziale, ovvero la distanza sotto alla quale due oggetti non si percepiscono più come distinti. Perché non si va oltre, se la tecnica migliora in continuazione? Perché le immagini TAC sono il frutto di un operazione matematica complessa, che realizza l’inversione di un insieme di proiezioni, e questa operazione è “malata”. La teoria matematica per risolvere questo problema – che ci consente di vedere le immagini TAC – è stata scritta dal matematico Radon nel 1917 ma è nata “malata” perché la “malattia” di quel tipo di problemi era stata descritta pochi anni prima, alla fine dell’800, da Hadamard, che utilizzò l’espressione ill-posed problems, problemi mal-posti per descrivere una vasta categoria di problemi dei quali, in pratica, è molto difficile trovare la soluzione. Difficile nel senso che in circostanze precise, ma molto frequenti, la soluzione desiderata rimane sgradevolmente intrappolata in una miriade di soluzioni folli e completamente inutili. E’ una cosa sulla quale si può fare ben poco e che dipende dalle caratteristiche fisiche degli apparecchi impiegati per fare gli esperimenti (TAC, per esempio) e dalla natura dei fenomeni fisici coinvolti. Certo, la tecnologia va avanti nel senso che un po’ si possono migliorare le cose ricorrendo a materiali nuovi e a qualche stratagemma per raschiare, per così dire, il fondo del barile, ma non si può ovviare ad una carenza di informazione che ha motivazioni fisiche fondamentali. Se si esagera spingendo troppo l’acceleratore matematico, il problema si “ammala” e non si risolve più nulla. Come dire: non vedremo mai le cellule con la TAC, anche se passa per caso un politico sovragitato che ci promette che la tecnologia andrà abbastanza avanti da farcela.

    Si pensava che le danze di stelle, pianeti, lune e altri corpi celesti fossero determinate da leggi ferree, e che gli astri si muovessero silenti lungo binari invisibili perfettamente determinati e determinabili. Non è così. Si è scoperto che ci sono corpi, segnatamente certi asteroidi, soprattutto di forma irregolare, che in particolari periodi della loro vita si muovono di moto caotico, del tutto imprevedibile. Tali intrecci fra il determinato e il caotico sono venuti fuori con gli studi di Poincaré del problema dei tre corpi. Pensate un po’, anche un problemetto di soli tre corpi ha richiesto gli sforzi delle più lucide menti matematiche, che sono poi riuscite a risolverlo solo in certi casi particolari. Il caos fa capolino dove non te lo saresti mai aspettato.

    Non lontano da questo dominio, si trova lo studio dei sistemi complessi. Tanto per dirne una, le previsioni metereologiche non potranno mai andare molto oltre rispetto a quanto facciano ora, a causa della natura caotica dei fenomeni coinvolti, e a niente varranno i muscoli del supercalcolo che la tecnologia continuerà a gonfiare, per altri versi utilmente.

    Nella fisica nucleare si riesce a descrivere in modo matematico completo solo l’atomo di idrogeno, che è di gran lunga il più semplice, ma per gli altri si deve ricorrere a delle approssimazioni e stratagemmi vari. La dualità onda corpuscolo delle entità subatomiche restano un rospo che abbiamo ingoiato ormai facendo finta di niente, ma ha posto una pietra tombale sulla possibilità di rispondere a domande del tipo: ma cosa è in realtà un elettrone? Ciò non toglie che si sappia come funziona in relazione al resto del mondo, seppur con le folli (ti tocco ma non so dove vai, so dove vai ma non so dove sei) leggi della fisica quantistica, e tali conoscenze ci consentono di costruire apparecchi mirabili, ma siamo condannati a visitare isole di conoscenza in oceani di ignoto, talmente vasto e talmente profondo che solo un matto potrebbe pensare di colmare.

    Il grande, affascinante, insegnamento della scienza del 900 è stato quello di farci percepire i nostri limiti. Come dire che ora siamo certi che il nostro mondo ci apparirà sempre misterioso, che non ci sarà limite all’esercizio della curiosità e della meraviglia perché non ne vedremo mai i limiti.

  6. Lisa ha detto:

    Sono d’accordo sul nucleare che non sia una risorsa adatta, almeno per il nostro paese, pieno di enrgie rinnovabile (sole e vento). Però sul fatto che la magior parte dei problemi siano irrisolvibi e che sia stata la scienza a provare ciò no son molto d’accordo. La scoparte scientifica è grandiosa quando spiega l’inspiegabile e per far ciò deve azzardare all’inspiegabile…non so se mi sono spiegata : sono d’accordo che dobbiamo mettere dei limiti che ci sono cose che sono veramente improponibili , ma ciò non ci deve far allontanare dalla ricerca dalla voglia di scoprire… . Senza un pò di azzardo non saremo mai arrivati neanche agli aerei… Le limitazioni a questo comportamento, come dicevo prima, sorgano dal momento che si mette in gioco la salute delle persone, e qui dei limiti vanno posti inevitabilmente, sennò anche Hitler con le sue sperimentazione sulle persone sembra un luminare… comq in genereale credo che la scienza sia azzardo e voglia di spingersi oltre… fortunatamente a volte porta risultati positivi 🙂

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