Perso in un reticolo di tracce con un inutile registro in mano


immagine ravvicinata di un fascio di edere che inviluppano un tronco di acacia– Perché sei così nervoso stasera?

– Eh, domani ho esami …

Per fortuna sono circondato da creature comprensive che conoscono bene certe paranoie. Le paranoie tipiche dell’hacker che, come dicono oggi, sclera di fronte ad  una cosa di cui non vede il senso. E degli esami io non ho mai capito il senso.

Che facciamo allora domani? Beh, quello che posso fare è di andare a frugare fra le tracce dei miei studenti, sperando di trovare degli appigli decenti per sostenere l’esame. Sostenere, appunto, ma chi lo deve sostenere questo esame? Mica mi è del tutto chiaro …

E frugo e mi perdo, perché le tracce non sono una manciata di sentieri, no, iniziano ciascuna da un punto ma poi si intrecciano subito formando un reticolo che può essere percorso in una moltitudine di versi. Lo scoramento si aggiunge allo scoramento. Ho bisogno di una visualizzazione di queste tracce aggrovigliate. Devo recuperare una visione d’insieme ma non lo posso fare insistendo nella caccia ai particolari, nella costruzione di distribuzioni, calcolo di medie, compilazione di griglie.

Arraffo l’apparecchio fotografico e esco, sicuro di trovare qualcosa. Infatti dopo dopo dieci minuti mi cade l’occhio sul tronco di un’acacia inviluppato in un fascio di edere. Lo conoscevo già benissimo, l’avrò visto centinaia di volte in tanti anni, ma oggi avevo uno sguardo diverso, perché avevo bisogno di qualcosa. Mi sono avvicinato e ho provato a seguire dal basso verso l’alto alcuni di quei torciglioni, ma era ancor più difficile che seguire i fili di tutti quei messaggi al computer. Difficile quanto inutile, tanto valeva allontanarsi un po’ e lasciarsi impressionare dalla forza espressa da quella coltre di rami, uno per uno così fragili da potersi rompere semplicemente con le  mani.

Rinfrancato da questo esercizio mentale ma forse anche un po’ ossigenato, mi rendo più facilmente conto che è una gran bella cosa che mi sia perso nel reticolo delle tracce, che è esattamente quello che deve succedere. I dialoghi che si intrecciano sono la linfa che dà vita a una comunità, e una comunità di persone che perseguono un obiettivo comune e cooperano condividendo pratiche e risorse, è il migliore alleato che un insegnante possa trovare.

Limito quindi l’analisi a pochi numeri, a solo scopo esemplificativo, altro non occorre: nell’appello di domani ci sono 6 studenti, non sono certo tanti, ma quando cerco i commenti che hanno scritto o nei quali sono stati chiamati in causa nel mio blog, ne conto di norma più di cinquanta, di meno in un caso e più di cento in un altro. E questa è solo una misura molto parziale delle attività svolte, sia in termini quantitativi che qualitativi, soprattutto qualitativi. In un (per)corso del genere il concetto di esame convenzialmente inteso è completamente privo di senso, perché io so già perfettamente quanto ciascuno degli studenti ha lavorato, quanto si è impegnato, che tipo di difficoltà ha trovato, come le ha superate e che prodotti ha realizzato. Non solo, conosco l’indole di questi studenti, le loro inclinazioni personali, a quali forme espressive si sentono più inclini. Conosco anche molti lavori che avevano già realizzato in passato, con vari mezzi che coinvolgono una varietà di tecniche di editing multimediale, e di tali lavori mi sono meravigliato non poche volte.

Tutte queste cose che so, sono così chiaramente caratterizzate per ciascun studente, che qualsiasi tecnica di esame pensata Per Vedere Quale Sia Effettivamente La Farina Del Suo Sacco appare subito totalmente ridicola.

Domani queste sei persone conseguiranno una votazione di 30/30. Non si tratta di un “30 politico”. Non è nemmeno vero che tutti abbiano svolto lo stesso lavoro, anzi hanno lavorato, sia in termini quantitativi che qualitativi, in modi molto differenti. Ma è proprio perché le loro attività sono così diverse che è insensato volerle misurare con una singola cifra. Quello che conta è che ciascuno, a partire dalla propria posizione, in dipendenza delle proprie necessità (professionali) e delle proprie inclinazioni, abbia ricavato dal (per)corso un valore aggiunto; un valore aggiunto che non può tuttavia ridursi a Sapere Fare Questo e poi Sapere Fare Anche Quello, perché magari fra un paio di anni qualcuno di loro dovrà Sapere Fare Una Cosa Che Prima Non C’Era mentre Quella Cosa Imparata Due Anni Fa Non La Usa Più Nessuno.

Il valore aggiunto risiede nello stato d’animo con il quale si affronta una novità in un determinato contesto; nel fatto che quella che prima era ritenuta roba impossibile, roba da specialisti, ora invece è qualcosa che forse si può fare; nell’avere scoperto nuove possibilità; nell’avere scoperto cosa e come hanno scoperto i propri pari. La votazione piena vuol dire che lo studente che la ottiene ha lavorato, penato, cercato, chiesto, risposto abbastanza per creare una significativa quantità di valore aggiunto. Non c’è altro da misurare.

E quel valore aggiunto lo sentono per primi gli studenti stessi e sono proprio loro che me lo comunicano con le loro attività, i loro entusiasmi e talvolta direttamente con le loro parole, senza che siano stati sollecitati in tal senso. Quindi domani, con ognuno di loro, discuteremo brevemente di tali sensazioni, le leggeremo se sono state scritte e poi io chiederò loro di provare a individuare i difetti di questa esperienza e i possibili miglioramenti che potrebbero immaginare.

Chiudo quindi gli appunti che avevo iniziato a prendere, dopo averli ridotti ai minimi termini, chiudo gli editori di testo spersi in giro per lo schermo, anche tutti i fogli di lavoro dove volevo catalogare chissà cosa e, prima di spedire il post e spengere tutto, riaggiusto un po’ l’immagine di quell’intreccio di rami, così normale in natura, tutta fatta d’intrecci.

 

 

 

23 thoughts on “Perso in un reticolo di tracce con un inutile registro in mano

  1. Alessandra Fedele says:

    Bellissimo, Claude! Tutta colpa di queste scuole Babbane… Lì ci voleva un bell’incantesimo Lumos Solem per inondare l’aula di una calda luce. Però, con questi poteri, i prof avrebbero imposto agli studenti la Piuma Anticopiatura e gli studenti, a quel punto, avrebbero potuto rispondere brandendo la loro Penna Autocorreggente. .. Ma per fortuna qui c’è Andreas, un mago buono: lui come Albus Silente e noi come tanti Harry Potter, piccoli e appassionati apprendisti 🙂

  2. Claude Almansi says:

    Grazie a tutti per il bellissimo (per)corso. Bella e azzeccata la tua descrizione dell’inappropriatezza di un esame convenzionale per accertare il valore aggiunto ricavato dai partecipanti.

    Ma è da tempo che quegli esami convenzionali sono inappropriati. Nel millennio scorso, quando facevo la lettrice di francese al Magistero di Arezzo (facoltà mooolto distaccata dell’Uni di Siena), il riscaldamento dell’aula (pure distaccata dall’edificio principale del Magistero) dove doveva svolgersi un esame scritto di francese durante un appello invernale si era rotto la notte prima. C’erano meno di 10° in aula. A sorvegliare l’esame eravamo le 2 lettrici. La collega ed io decidiamo di chiederne il rimando, buttiamo una monetina e spetta a me andare a parlare con i prof, al calduccio nell’edificio principale. “Non si può ragionare con tutti questi denti che battono e non si può scrivere con i guanti,” spiego in sintesi. I prof si concertano poi mi dicono che l’esame non si può rimandare, e di tenere conto del “fattore freddo” nella valutazione. Eh che? dovevamo forse chiedere chi aveva la sottoveste di lana, calcolare il rapporto grasso corporeo/percezione del freddo per ciascuno studente?

    Allora nessuno è stato bocciato, certo, però quella farsa valeva il rischio di prendersi una polmonite?

  3. mariaserena peterlin says:

    Emozionante davvero GranDiPepe, circola una corrente buona, quella di chi apre le finestre e se stesso. E in questi casi mi scappa la rima estemporanea….

    Ecco ecco che arriva
    dall’una all’altra sponda
    la corrente emotiva
    che post e blog(ger) inonda.
    E se pensi agli esami
    (che vengono e verranno)
    ieri, oggi o di domani
    lo sai: mai finiranno.
    🙂

  4. GranDiPepe says:

    meno male che qui non si deve parlare, perchè la voce sarebbe rotta dall’emozione…
    eppure non ci siamo mai trovati fisicamente in una classe, non ci siamo guardati negli occhi, non ci siamo visti muovere, eppure…
    ci siamo riconosciuti tutti.
    “Essere” è in primo luogo essere visibili, e tu, Andreas, ci hai visti e benedetti con la tua passione. Grazieeeee

    passatemi un altro kleenex, please. 😥

  5. Anonimo says:

    @ Stefano
    “La discesa è una cancellazione”.
    Vero, ma è anche premessa di una risalita!
    Almeno, io la vedo così…

  6. Andreas says:

    con Stefano abbiamo parlato anche di alpinismo nel corso del suo “esame”.
    e mi ronzava per la mente proprio questa domanda: – Com’è la discesa?
    mi pareva una domanda importante ma non ho fatto in tempo a mettere a fuoco
    e così non l’ho fatta, distraendomi con altro
    ma la domanda è evidentemente rimasta sospesa da qualche parte
    perché la risposta è arrivata qui!

  7. Deborah says:

    Poco fa ero insieme a Laura e le dicevo “ma hai letto l’ultimo post di Stefano?” – No! – mi risponde lei.
    Beh, allora te lo leggo io. A quel punto ci siam dette “Che poeta!”.

    C’è sempre un poeta in tutti noi! Accidenti se c’è! 🙂

  8. mariella says:

    Sono rientrata da poco, stanchissima, dopo un’intera giornata passata a scuola con tantissimi problemi, lavori che ti tolgono il fiato, soprattutto perchè tutti compiti “sempre urgenti!”…apro il pc e leggo la tua pagina Andreas!
    Come al solito mi ritrovo nel tuo pensiero e “NUOVA LINFA” traggo per andare avanti!
    Grazie!

  9. Stefano Merlo says:

    Una cima raggiunta non basta.
    Bisogna discenderla con la stanchezza al culmine, lo svuotamento che ti dà l’arrivo sulla cima.
    Scendere è disfare la salita, scucire tutti i punti dove hai messo i passi. La discesa è una cancellazione.

    Grazie

  10. mvcarelli says:

    E anche oggi, in occasione di quella che faccio fatica a definire la “fine” del tuo-nostro corso (perché spero proprio che non sarà così), ci fai riflettere sui nostri registri “inutili” che abbiamo in mano ogni giorno, Che Se Anche Non Ci Piacciono Proprio Ci Dobbiamo Fare i Conti Perché Quello Che Conta Sono i Numeri ed è Bene Che Anche i Bambini Se Ne Rendano Conto Subito Perché è Così che Saranno Misurati Nella Loro Vita. Quello che mi piacerebbe misurare è l’impegno, la passione, l’entusiasmo, la capacità di inventare, proiettarsi in avanti, immaginare quello che oggi è impossibile, ma che domani magari sarà possibile. Grazie per aver dato voce a quello che probabilmente grida silenziosamente nella nostra mente ogni giorno che varchiamo la soglia di una classe:

    Intrinsic motivation – whatever produces “flow” becomes its own reward

    Grazie,
    Marvi

  11. Alessandra Fedele says:

    Anch’io voglio ringraziarti, Andreas, come hanno già fatto i miei compagni di blogoclasse. Le parole migliori per descrivere la tua natura pedagogica sono già state scritte da Don Milani: “Il sapere serve solo per darlo. Dicesi maestro chi non ha nessun culturale quando è solo. Che altro aggiungere? Solo la viva speranza di non perderci di vista.

  12. laura says:

    Non sarà certo il voto quello che ricorderò tra qualche anno, quando ripenserò all’esperienza di questo corso, ma le relazioni, i rapporti, l’esperienza e le Persone.
    Ho già espresso altrove le mie considerazioni e non vorrei cedere alla commozione, concludo allora secondo il mio solito modo:
    Tutti i “maestri” considerano l’indole e le inclinazione degli alunni e se ne infischiano di numeri e registri.
    Il Prof. Andreas Formiconi considera l’indole e le inclinazioni degli alunni e se ne infischia di numeri e registri.
    Il Prof. Andreas Formiconi “è un maestro”:
    Due premesse e una conclusione!
    😉

  13. monica says:

    @Andreas, che dire sei una rarità, sei riuscito in questo breve tempo che hai trascorso con la blogclasse, a trasmettere una quantità di cose soprendentemente grande, non solo ci hai fatto comprendere cosa sta nascosto dietro questo intricato mondo di intrecci che è la rete, ma hai trasmesso la tua passione la tua voglia di insegnare ma anche di imparare. E’ stato un corso travolgente ho appreso grazie al lavoro di tutti una gran quantità di cose, le quali proprio perchè vengono da tanti pensieri di persone diverse, che hanno esperienze diverse, sono una grande ricchezza. Tutti insieme abbiamo costruito una dinamica dimensione, la quale mutava continuamente ed intanto che mutava si costruiva una nuova cosa, dando modo di creare a sua volta altri percorsi diversi ma legati gli uni agli altri. Questo è il vero apprendimento collaborativo.

  14. Costantino says:

    Ogni tanto nella vita capitano cose che sorprendono e ragionandoci sopra uno poi scopre che era già tutto ovvio prima.
    E allora perché una sorpresa così forte nel leggere il messaggio iniziale: Io leggo la capacità di capire l’uomo, la crescita e la sua evoluzione non al seguito del maestro ma sopratutto nel superare i suoi propri limiti seguendo il maestro che sarà felice se qualche allievo lo supererà.
    Bravo Prof. Formiconi; sorprendente e profondo come sempre.
    Io, da testone valdostano, continuerò a seguire i vari blog.
    Ciao e grazie a tutti, buona notte e buoni esami

  15. Maurizia says:

    Le tue parole sono state fonte di una grande emozione, la stessa che mi ha sempre accompagnato in questo percorso sia nei momenti di sconforto, quando non capivo ed arrancavo, sia nei momenti di grande gioia quando mi sentivo parte di un cerchio magico, di un luogo-non luogo di connessioni e riflessioni.
    Durante il corso, siamo stati impegnati in prima persona a scrivere, esprimersi, comunicare, esplorare e non sempre è stato facile; l’apprendimento comporta dei sacrifici sia in ordine di tempo sia di impegno.
    La scuola, quella libera, quella di Don Milani e Mario Lodi ha bisogno di persone come te.
    Parola d’ordine: passione
    Semplicemente grazie a domani

  16. Samantha / C'era l'H says:

    @Andreas: sei decisamente un prof.” sui generis”, anticonformista e pieno di idee sorprendenti! Ma chi ti ferma più? Una cosa è certa: ci hai trasformato , eravamo dei ” brutti anatroccoli” e ora siamo pronti a spiccare il volo… Cosa cambierei? Il TEMPO che abbiamo a disposizione con te! Se in tre mesi, o poco più, sei riuscito a insegnarci così tanto, cosa avremmo potuto fare in un anno insieme?!?
    @Grandipepe:Giuro che ho pensato anch’io di fare la stessa richiesta !!! 😉

  17. Deborah Sacco says:

    Mi sono iscritta all’appello del 19. E con me, altre tre colleghe corsiste. Proprio oggi, che ci siamo ritrovate insieme per sostenere un altro esame, ci domandavamo: chissà come sarà l’esame di Editing, cosa succederà?… Con questo post ci hai confermato quello che sentivamo in cuor nostro, ovvero che questo per-corso multimediale ha inglobato non solo esperienze, lavori, ricerca, ma é stato fonte e ispirazione di forti emozioni. Se in un essere umano togli le emozioni non resta che un corpo, comandato da una mente. E in questo percorso io ho visto e vissuto una pluralità di emozioni. Ho visto delle persone in tutto il loro splendore. Appunto, ho visto Persone. E ho visto te e Romina.

  18. patrizia says:

    caro prof ero anch’io in quell’elenco,ma per motivi non legati a me, ma a problemi della sede dove devo sostenere gli esami,sono stata costretta a spostarmi al 7 marzo. dovrò ancora attendere, nell’attesa vedrò di scoprire qualche altro balocco.
    in bocca a lupo ai miei colleghi.
    patrizia

  19. GranDiPepe says:

    Egr. Prof. Formiconi,
    avendo letto accuratamente il suo bellissimo ed illuminante post mi sovviene una richiesta
    NON E’ CHE POSSO VENIRE ANCHE IO DOMANI A PRENDERE 30???

    giusto perchè tutto quello che vale di questo (per)corso è il numero sul libretto che fa media?
    poi però lo giochiamo al lotto e ci beviamo due birre.
    Giusto per brindare al fatto che alla fine di questo percorso io ho capito che se anche non so, ci posso provare! 😉

    in bocca al lupo ai miei compagni, io domani mi rilasso, oggi “ho già dato” : filosofia.
    IO SO DI NON SAPERE

  20. Romina says:

    Mi sembra di vivere in un sogno e correre dietro a nuvole di fili da intrecciare, dei quali e’ impossibile districarne la matassa, io mi perdo tra enormi avvolgimenti vorticosi che incombono sempre piu’ e sempre piu’ diventano enormi tra quelle nubi che dovrei conoscere così bene …mi perdo ancora e mi perderò sempre..
    Bene, posso solo dire ci provo a starti dietro….ci provo…
    A domani, il tuo prode tutor “sancho”
    ….ma sti mulinelli di post… Dove vanno a finire?

  21. mariaserena peterlin says:

    Una riflessione didattico-letteraria, una bellissima pagina di autobiografia.
    Forse gli studenti non lo immaginavano, ora sanno che ci si pensa reciprocamente, anche … la “notte prima degli esami” 🙂 e mi viene in mente … (http://youtu.be/tztc4wKihWw?t=39s
    so bene che non è la stessa cosa, ma è “colpa dei pensieri associativi” e quando un’associazione arriva io sono sempre sollevata dal presente.
    Ciao Prof, un po’ vorrei esserci. 🙂 Sarebbe sempre una storia nuova da capire e da ascoltare.

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