Evento presso il Centro di Medical Humanities

Post aggiornato il 13 aprile

Venerdì 13 aprile alle ore 16 presso l’aula piccola del Cubo in viale Pieraccini 6, ha avuto luogo la presentazione del libro Con un Buco nel Cuore di Sasha Perugini. L’evento fa parte del ciclo di conferenze MALATTIA, GUARIGIONE, ADATTAMENTO: La Parola al Paziente, organizzato dal Centro di Medical Humanities.

Questo post rimarrà incollato in testa al blog. Coloro che volessero commentare l’evento, anche dopo avervi partecipato, potranno commentare liberamente questo post.

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Locandina per la presentazione del libro "Con un Buco nel Cuore"
Clicca sull'immagine per scaricare la locandina in pdf

6 thoughts on “Evento presso il Centro di Medical Humanities

  1. Andreas says:

    @Sasha Perugini

    Sì ma si potrebbe e si dovrebbe fare di più. L’approfondimento delle idee e la crescita personale necessitano di un congruo spazio informale, oggi ridotto a zero, in quasi tutti gli aspetti della formazione. Le iniziative di questo tipo rappresentano un tentativo di inserire momenti di discussione e di riflessione più ampia nel percorso degli studenti, ma è molto difficile in un sistema rigido, fatto di numeri anziché di persone, dove tutto viene sacrificato al totem della quantità; e nel caso italiano, un sistema declinato prevalentemente sulla “conoscenza” teorica. Di fatto, gli studenti vivono in condizioni di overdose di informazioni affastellate disordinatamente e in tempi molto brevi; pochissimi sono in grado di alzare la testa e di prendersi il tempo per riflettere: istruzione, ovvero la burocratizzazione della formazione.

  2. Sasha Perugini says:

    Che bello vedere tutti questi commenti, scaturiti dalla presentazione del libro e dal libro stesso… Una delle domande che mi vengono fate più spesso nelle intereviste è perchè ho deciso di scrivere questo libro, di mettermi così tanto a nudo, di espormi. Ecco, questi commenti sono il motivo, ho voluto credere che le parole del libro potessero iniziare questo tipo di conversazione che persone preziose (cari studenti fortunati) come Donatella e Iacopo porteranno in altri luoghi e in altri momenti in qui il libro sarà dimenticato, ma la discussione su cosa significhi “prenderis cura” sarà ancora più vivace. Grazie! Sasha Perugini

  3. Iacopo Lanini says:

    Il narrato dell’autrice e le osservazioni emerse nel dibattito, hanno fatto sospettare come tutto ciò potesse essere confuso come un “caso eccezionale”, come un’esperienza sanitaria negativa.
    In realtà trattasi di vissuti comuni di pazienti, di medici, di uomini che quotidianamente si trovano a vivere e lottare attorno ad un tempo di malattia e di cura.
    La relazione medico-paziente fin troppo spesso, infatti, è traslata ed appellata di un’etichetta di “efficienza”, senza soffermarsi sulla reale e preziosa efficacia degli interventi promossi dai curanti, in termini di informazione, di rassicurazione, accoglimento e comprensione di tutte quelle situazioni che si vanno a creare a fronte dell’insorgenza di una malattia, sia essa lieve, grave o addirittura inguaribile.
    Il rapporto interpersonale tra curanti e “curati” non può e non deve più intendersi come un “in più” rispetto alle cure farmacologiche o agli interventi diagnostico-terapeutici attuati, in quanto diviene esso stesso un primo irrinunciabile step di incontro e contatto con la vita dei pazienti; anche la malattia innegabilmente ne è parte integrante. La prudenza non è mai troppa nell’indagare le ottiche con le quali il paziente concepisce la propria vita, la salute, la malattia, la morte.
    “Con un buco nel cuore” testimonia, in fondo, come la medicina narrativa sia davvero la disciplina delle “evidenze”, di una lucida consapevolezza di come, dove, quando e quanto le persone vivono i propri mali, le cure ed i curanti alla luce della loro diretta esperienza soggettiva.
    I “percorsi assistenziali” sono, perciò, assimilabili a dei veri e propri “circuiti esistenziali”, fatti di bisogni, timori, paure ed aspettative, di chi in ogni modo, ad ogni costo, deve trovare una risposta al proprio malessere.
    L’individuazione e l’attuazione di possibili soluzioni di evoluzione e miglioramento del panorama relazionale tra pazienti e loro curanti, deve riassumersi in azioni congiunte, partecipate e raggiungibili: stima, sostegno e salute alla proposta del dr. Codecasa!
    Irrinunciabile il “coraggio di raccontarsi”, di soffermarsi, come ci ha insegnato Sasha Perugini!

    Iacopo Lanini

  4. Donatella Lippi says:

    Mi fa piacere che sia stato raccolto l’invito a condividere le nostre riflessioni in questo spazio che Andreas Formiconi ci ha “regalato”. E spero che la ragazza del V anno che è intervenuta ieri sera possa partecipare a questa conversazione. E’ stata un’occasione importante, da cui spero possano scaturire delle azioni pratiche, per venire incontro alle esigenze degli Studenti. L’empatia è davvero prerogativa fondamentale per il medico e per chi lavora in sanità, ma si può “insegnare” solo attraverso la forza dell’esempio. Non esiste libro che vi/ci insegni ad essere empatici, ma ci sono tante situazioni in cui possiamo affinare la nostra sensibilità, per poter comprendere l’altro. Credo che il primo passo debba essere quello di assimilare una “grammatica comportamentale”: presentarsi, tendere la mano, non masticare il chewing-gum (!!), non tenere lo sguardo incollato solo sul pc…purtroppo, molto spesso, queste regole di banale “etichetta” vengono …dimenticate… Poi, dobbiamo affrontare i livelli superiori, quelli del rispetto profondo, dell’informazione e della comunicazione. La comunicazione avviene attraverso il dialogo, e il dialogo è proficuo solo se si parla la stessa lingua e non quel “medichese” che rappresenta uno dei grandi ostacoli a un fecondo rapporto col paziente. Informare: il dr. Codecasa ha lanciato una proposta, che vorrei raccogliere. Riscrivere quel libretto informativo, con l’aiuto dei pazienti: mi piacerebbe che Sasha Perugini portasse il suo contributo, come il dr. Codecasa ha auspicato. E, comunque, anche il libretto più dettagliato, più ricco, più partecipato….ha bisogno di essere accompagnato da una relazione umana forte. Mi piace che il temine “alleanza” sia stato trasformato in “complicità”….DL

  5. Andreas says:

    Bello questo commento, mi fa rammaricare di non essere stato presente …
    Se rileggi qui e vuoi firmare scrivimi – andreas(DOT)formiconi(AT)gmail(DOT)com – e io provvederò ad aggiornare il commento 🙂

  6. Ilaria Romano says:

    ieri ho partecipato all’evento e ne sono rimasta molto colpita. una delle cose che mi è piaciuta di più è stata quella di poter ascoltare punti di vista e opinioni diversi: quello della scrittrice, quello del cardiochirurgo, dello psicologo e così via…
    una delle cose che però mi ha portato a riflettere molto è stata l'”egocentricità del paziente”. così Sasha Perugini si descrive e descrive coloro che si sono trovati nella sua situazione. lei diceva che per un medico trovarsi davanti un paziente è la quotidianità, mentre per una persona essere paziente è un evento particolare, che lo spinge a voler attirare tutte le attenzioni su sé stesso per capire cosa gli sta succedendo.

    Quindi il dottor Codecasa ha illustrato un opuscolo che viene dato ai pazienti ricoverati in cardiochirurgia, sul quale si possono trovare tutte le informazioni necessarie e domande frequenti che vengono poste al personale. parlando da paziente, credo che se mi venisse dato una brochure e venissi liquidata così mi sentirei ancora più a disagio e con molte più domande. come giustamente ha detto la scrittrice, quello che cerca il paziente è unicamente un po’ di considerazione e probabilmente di comprensione. sarebbe più opportuno magari usare l’opuscolo come parte integrarne di una discussione avvenuta preventivamente col paziente e non come foglietto illustrativo che deve colmare la sete del paziente di sapere cosa andrà o non andrà a fare. immagino che i dottori se si sono trovati nelle condizioni di dovere fare un libretto del genere avranno avuto delle buone ragioni, ed io in questo parlo da ignorante, ma credo che il contatto umano sia un elemento imprescindibile per questa professione.

    fin dal primo anno ci insegnano che l’EMPATIA con il paziente è una prerogativa fondamentale per un medico, allora perchè tagliare i ponti tra guaritore e persona da guarire? oltre al successo di una buona riuscita dell’intervento secondo me è fondamentale costruire una complicità con le persone.
    sul fatto che l’empatia si possa imparare o meno non saprei cosa dire, penso che sia una caratteristica piuttosto implicita del carattere di ciascuno, che uno può manifestare o meno.
    infine penso che non dovremmo guardare i pazienti come uguali a tutti quelli che ci passano davanti, non dovremmo dare per scontato niente, neppure la cosa più banale, e soprattutto avere la capacità di ascoltare oltre che di agire prontamente.

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