Regole e principi

Primo piano di Ernesto, l'anziano protagonista del film Terraferma, di Emanuele Crialese
Ernesto - clicca per vedere il trailer di "Terraferma"

Ernesto, pescatore di 70 anni che vive a Linosa, se trova un uomo in mare lo salva, perché questa è sempre stata la legge del mare. Anche se la legge della repubblica nella quale gli capita di vivere – la recente legge sui “respingimenti” – obbliga i marinai a non prestare soccorso ai naufraghi che stanno fuggendo da regimi sanguinari e condizioni di vita disumane.

Come avevo scritto nel post “Fonti per sapere e non dimenticare“, l’Italia ha subito una condanna da parte della Corte Europea per i Diritti Umani di Strasburgo, sancita il 23 febbraio scorso, a causa di questa legge incredibile. Il film di Emanuele Crialese, Terraferma, si attaglia benissimo a quel post.


Ma viene a pennello anche per complementare la risposta che avevo dato ad un gentile uditore della conferenza presso la Fondazione Ente Nazionale Canossiano, di cui ho detto nel post “Andando per scuole e dintorni” – la domanda con relativa risposta inizia a 45 minuti e 57 secondi dell’audio. Mi si chiedeva, giustamente, qualche precisazione sull’idea di “mondo senza regole” che l’ultima parte del mio discorso – intitolata “Per servire può occorrere disubbidire” – poteva evocare. Avendo più tempo per rifletterci si potrebbero trovare termini più precisi di quelli che in queste circostanze si trovano al volo. Lì avevo parlato di regole stupide e regole fondamentali, ora mi pare di dire meglio distinguendo in regole e principi [Nota].

Se ci si trova nelle condizione di poter aiutare una persona in pericolo di vita la si aiuta, in mare e sulla terraferma. Punto.

Questo è un principio. I principi non dovrebbero aver bisogno di essere scritti – e invece c’è stato bisogno di scriverli, e non basta, purtroppo. Principi del genere sono il distillato della civiltà umana. Se la cultura espressa da un popolo non si condensa  intorno ad essi, contribuendo anzi a rinvigorirli, allora non è cultura, ma qualcosa da buttare via.

D’altro canto, le regole sono necessarie al funzionamento di qualsiasi organizzazione. Come i principi, le regole delimitano i comportamenti degli individui. Bello sarebbe se, come per magia, ogni sistema di regole fosse automaticamente conforme ai principi fondamentali, ma sappiamo bene che non è necessariamente così, per il semplice motivo che qualsiasi organizzazione, per grande che sia, sarà sempre particolare rispetta all’umanità intera.

Allora, che fare quando si scopre che le regole che siamo tenuti a rispettare si trovano in contraddizione rispetto ai principi? Ernesto ha risposto. E sono sicuro che siano in molti ad approvare con decisione il suo comportamento… sperando tuttavia di non doversi mai trovare nei suoi panni!

Situazioni da eroi? Ecco, è proprio questo il punto. La mia risposta è no: situazioni di tutti i giorni. Ad esempio, situazioni di tutti giorni nelle attività che implicano in modo importante le relazioni umane, quali quelle dell’insegnante o del medico, tanto per citarne un paio.

Tipo: un insegnante che corre per “finire il programma”, ben sapendo che così facendo poco e niente di buono succederà nella mente di una buona parte dei suoi studenti, privilegia le regole rispetto ai principi.

Oppure: un genitore  che aiuta troppo il proprio figlio nel fare le lezioni e l’insegnante che fa finta di non sapere che dietro quelle lezioni c’è lo zampino del genitore.

Oppure: un insegnante universitario che continua imperterrito a tenere lezioni alle quali gli studenti dormono o fanno altro, facendo finta di non vedere, o attribuendo la colpa della scarsa attenzione alla società che degenera.

Oppure: un insegnante universitario che continua a tenere negli anni un corso senza aggiornarlo in rapporto allo stato dell’arte, facendo finta che niente sia nel frattempo cambiato.

Oppure: la didattica universitaria quando impone la frequenza obbligatoria, facendo finta di non sapere che tale istituto non viene di fatto (giustamente dico io) osservato.

Eccetera. Certo, piccolezze rispetto al dilemma di Ernesto ma attenzione, il risultato netto della vita di una società complessa è dato dalla somma di piccolezze del genere. La composizione di una miriade di piccole inversioni fra regole e principi, pervasivamente distribuite e intrecciate in tutti gli angoli e in tutte le attività di una grande comunità, produce alfine distorsioni macroscopiche, delle quali poi tutti si scandalizzano platealmente. Come quella di cui ho sentito oggi in una rassegna stampa radiofonica, secondo la quale nel corso dell’ultima legislatura – le precedenti non sono certo state meglio –  i parlamentari indagati o condannati per reati come corruzione, concussione, abusi di ufficio, truffe, e forse altri che ora non ricordo, sono 90; mentre gli amministratori locali coinvolti per reati dello stesso tipo sono stati 400.


[Nota] Qualcuno potrebbe desiderare una definizione precisa della parola principi, nel timore che ciascuno vi possa vedere un po’ quello che preferisce. Giusto, allora in questo articolo stabilisco che con principi mi riferisco precisamente a quelli espressi nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

E per scrivere, come ho fatto sopra, che

Se ci si trova nelle condizione di poter aiutare una persona in pericolo di vita la si aiuta, in mare e sulla terraferma. Punto.

mi basta l’articolo 1 della Dichiarazione:

Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

Altrimenti “agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza” cos’altro dovrebbe significare?

7 thoughts on “Regole e principi

  1. Gian ha detto:

    La differenza tra regola e principio è che il principio riguarda il singolo individuo, che sceglie dei “sistemi di priorità” con cui guidare il proprio agire personale e in cui decide quali sono le cose importanti. Le regole invece sono delle guide di comportamento (nel migliore dei casi, comunemente decise) che vengono per convenzione imposte a tutti, perché utili, talvolta essenziali per il bene comune.

    Un esempio di principio è: “Io non uccido perché sono buddista.. ecc.”
    Un esempio di regola è: “Non bisogna uccidere. Pena la galera.”

    Sia principi che regole sono fatti dall’uomo, i primi più in chiave personale, i secondi in chiave convenzionale e comune. Riguardo alle regole, bisogna stare attenti a CHI le sceglie (perché poi verranno imposte a tutti) e soprattutto capire SE fanno veramente il bene comune. Da parte di chi sceglie le regole (ovvero chi rappresenta il potere) è necessario che abbia presente l’equilibrio “sacrificio-beneficio” che una regola comporta. Posso imporre una regola o un numero di regole il cui sacrificio vada addirittura al di sopra (se non contro) il bene comune? Sarebbe meglio di no. I principi spesso comportano che uno decida di compiere un sacrificio per qualcosa che ritiene giusto, ma non si può far diventare quel principio una regola comune, perché magari non tutti sono disposti a compiere quel determinato sacrificio.
    Alcuni princìpi sono favoriti perché coincidono con le regole (e magari lo perfezionano anche, il modo d’agire dato dalle regole), altre volte rischiano di andare contro (come le vendette per onore, o roba del genere). I migliori princìpi sono quelli che vanno di pari passo con le regole del vivere comune: è facile vivere accanto a uno che per suo principio non ruba, non uccide, non invade i tuoi spazi, ecc.

  2. Alessandra ha detto:

    Si legge sul dizionario della lingua italiana “Palazzi Folena” Loescher editore:
    • Principio “…Convinzione profonda che giuda il comportamento”; norma etica.
    • Regola “… Prescrizione che mira a disciplinare un comportamento…”
    Il principio è ispirazione ai nostri comportamenti, mentre la regola ci specifica l’ atto da fare (allo scopo di…).
    I nostri principi non sono una “regola” ne un insieme di queste… essendo principi divengono l’essenza originaria…

    Julien Green: “Sapevo che contavamo poco di fronte all’universo, sapevo che non eravamo nulla; ma l’essere così incommensurabilmente nulla sembra in qualche modo schiacciante e al tempo stesso rassicurante. Quelle figure, quelle dimensioni oltre la portata del pensiero umano, sono totalmente soverchianti. Esiste qualcosa a cui possiamo aggrapparci? In mezzo al caos di illusioni, in cui veniamo gettati a capofitto, una cosa sola si profila come vera, ed è l’amore. Tutto il resto è nulla, un vuoto. Scrutiamo in un immenso e nero abisso. E abbiamo paura.”

  3. Andreas ha detto:

    Ecco, intanto, nei limiti delle nostre microscopiche possibilità, facciamo girare questi testi, spesso citati di sfuggita ma raramente riletti e ricondivisi, come hai fatto tu Margherita, che evidentemente sei scesa nel testo per andare a ritrovare l’articolo 25. Sarà poco ma non credo che sia nulla.
    Grazie Margherita.

  4. margherita ha detto:

    Questo è un argomento bellissimo ma anche molto complesso e “doloroso” sotto certi punti di vista. Leggendo la dichiarazione dei diritti umani non ho potuto fare a meno di provare tristezza e rabbia nel leggere l’articolo 25 comma 1:

    Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all’alimentazione al vestiario, all’abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari; ed ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità, vedovanza, vecchiaia o in ogni altro caso di perdita dei mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà.

    Tristemente questo spessissimo non accade, e non mi sembra che tutto il mare di leggi che regola la nostra società garantisca alcunchè in questo senso, nè potrà mai farlo. Viviamo infatti in un paradigma socioeconomico in cui a “fare legge” non è certo il legislatore, ma un mercato regolato da leggi inique e che non tiene affatto conto delle PERSONE.
    Come riuscire ad essere coerenti ai propri “principi” in una società dove le “regole”, scritte e meno scritte, ci spingono giornalmente nella direzione opposta? Per me resta un interrogativo e magari avessi la risposta in tasca!

    Queste sono ovviamente le mie personalissime opinioni ed il riflesso della mia personale esperienza di vita.

  5. Andreas ha detto:

    Va bene Laura, teniamola. L’importante è che prima di applicare una qualsiasi regola ci si ponga sempre il problema se non si infranga qualche principio fondamentale e, se necessario, si sia disposti a mollare la regola per il principio.

    In una situazione terribilmente tragica chiesi:
    – Dottore, ma se emergesse un’alternativa al protocollo diagnostico, che via seguiremo?
    – Non c’è dubbio – mi rispose – prima viene l’uomo e poi il protocollo!
    Mi sentii un poco sollevato, poco purtroppo…

  6. laura ha detto:

    Ciao Andreas,
    non posso non intervenire su questo argomento. Ho un paio di cose che mi stanno molto a cuore.
    E’giusta la precisazione o meglio la distinzione tra principi e regole; di fatto sono due cose diverse: i primi danno fondamento alle regole che poi concretamente regolano gli ambiti dell’attività dell’uomo.
    Terrei però una distinzione tra le regole: quelle giuste, che sono rispondenti ai principi e quelle stupide, che non servono e non fanno il bene di nessuno, nella migliore delle ipotesi complicano e irrigidiscono i comportamenti.
    Certe volte è più semplice la difesa dei principi; hai ragione, non dovrebbero essere scritti, ineriscono l’uomo, nei casi estremi esce la vera natura dell’individuo: c’è chi si comporta come Ernesto e chi come un codardo.
    Nel vivere quotidiano è però più facile accettare la regola stupida, tirare avanti senza porsi troppi problemi, far finta che comunque vada tutto bene. Vale la pena arrabbiarsi, lottare per quisquilie? Ci fa comodo dimenticare che un singolo, anche piccolo, cambiamento riguarda tutto e tutti e che di irrilevante non c’è nulla.
    Comodità, quieto vivere? Può essere. Ultimamente però quando sento pronunciare la parola “regole”mi innervosisco perché le regole le fanno gli uomini, non sono immutabili e infine perché “Per servire può occorrere disubbidire”

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