Aggiornamento prima giornata CIN@MED – #cinmed

Nell'aula all'inizio di cin@med
Potrei dire di aver degradato l’immagine per non avere problemi di privacy, in realtà sono rimasto indietro con la tecnologia del telefono…

Un breve aggiornamento. Seguirà qualcos’altro i giorni successivi.

Grazie per la partecipazione. Credo che a qualcuno sia costata un po’ per via degli esami.

Ci dispiace per l’interruzione delle immagini nella seconda proiezione. Cercheremo di evitare in futuro.

Qualcuno si è giustamente lamentato del fatto che non avevo fornito il link diretto al servizio web per inserire i testi, eccolo: http://lai.dfc.unifi.it/cinmed_12/

Per chi invece si deve ancora iscrivere l’indirizzo è questo: http://lai.dfc.unifi.it/cinmed_12/iscrizione.php

Diverse persone mi hanno chiesto notizie sull’email di conferma che arriva tardi o non arriva. Poiché genera più confusione che altro l’ho tolta, a beneficio dei prossimi che iscriveranno. Gli altri la dimentichino.

Non dimenticate invece la password, o scrivetevela da qualche parte, fatela semplice… Se la dimenticate dovete solo scrivermi e io ve ne farò un’altra, ma se ve la segnate è meglio 🙂

Come sempre, eventuali modifiche al programma o altre info verranno comunicate via Twitter con hashtag #cinmed. Tali messaggi saranno visibili in Twitter/iamarf, Facebook/iamarf e anche in alto nella colonna di destra di questo blog, nella sezione “Iamarf tweets”.

Se scrivete roba riguardo a CIN@MED da qualche parte – Twitter, vostri blog o altro – taggatela con hashtag #cinmed. Se scrivete in Facebook taggatemi in modo che me accorga. Oppure scrivete semplicemente commenti qui, va tutto bene.

Qualcuno aveva chiesto della disponibilità del video Nemesi Medica. Eccolo

Oppure qui trovate una versione a pezzi.

In un prossimo post troverete l’audio di alcuni discorsi fatti oggi o qualcosa del genere…

14 thoughts on “Aggiornamento prima giornata CIN@MED – #cinmed

  1. Andreas ha detto:

    Tu ci fai molti regali qui, Matteo. Enumeriamone alcuni.

    • Claude Bernard: io distinguo una specializzazione utile e necessaria, che è quella della tecnica, e una specializzazione dannosa, che è quella della cultura
    • Poi quando dici: …come dovrebbe esser maneggiata la conoscenza, cioè come qualcosa che finisce come il ramo di un albero che però rimane ben saldo al tronco, che è la conoscenza di base, quella classica, quella che dovrebbe permetterci di ben comprendere la specialistica
    • Quindi una perla: il discorso che contiene l’applicazione del discorso medesimo: avere la capacità di riconoscere valore anche in un luogo infame.
    • Alberoni: Poi i pensatori sono quasi scomparsi e al loro posto abbiamo milioni di specialisti inseriti in un sistema universitario burocratizzato. Essi leggono solo quello che scrivono i loro colleghi sulle riviste specializzate e disprezzano quelli che hanno un orizzonte conoscitivo più ampio perché li considerano dei dilettanti.
    • Grazie Matteo.

  2. Matteo ha detto:

    È vero Andreas. Il quadro d’insieme in una certa misura tutti devono averlo, ma io sottintendevo un completo quadro d’insieme e questo, credo, solo il medico di base può averlo. Ad ogni modo, quello che dici mi invita a ritornare su un aspetto che oltre ad essere peculiare nel dibattito in corso devo dire che mi appassiona abbastanza anche personalmente: visione articolata e espansa VS visione specialistica. Mi è caro un pensiero del fisiologo Claude Bernard che ricordo così: io distinguo una specializzazione utile e necessaria, che è quella della tecnica, e una specializzazione dannosa, che è quella della cultura. Una frase che dice, secondo me, come dovrebbe esser maneggiata la conoscenza, cioè come qualcosa che finisce come il ramo di un albero che però rimane ben saldo al tronco, che è la conoscenza di base, quella classica, quella che dovrebbe permetterci di ben comprendere la specialistica. Oggi purtroppo è proprio la sensibilità a coltivare una cultura generale che manca. Proprio recentemente su un quotidiano infame (Il Giornale) mi è capitato di leggere a questo proposito una riflessione di Francesco Alberoni che non era male. Si trova qui:
    http://www.ilgiornale.it/news/interni/troppi-specialisti-pochi-pensatorilarticolo-luned-alleuropa-852884.html

  3. Andreas ha detto:

    Ecco Matteo! Sempre prodigo di stimoli e di riferimenti, come quello al godibilissimo testo del Cipolla!

    …che a pensare, e profondamente, alla nostra salute non devono essere i medici ma dobbiamo essere noi stessi.

    Certo. Ma volte fare lo stupido può servire a mettere più in evidenza un pericolo. E un pericolo lo vedo qui:

    ma quel quadro d’insieme non è lo specialista che può e deve averlo, sia esso dermatologo o allergologo, ma semmai il medico cosiddetto di medicina generale, il grande assente del film.

    Su questo dissento. Il quadro d’insieme lo deve avere chiunque, in qualche misura. Si può discutere su quale debba essere questa misura ma non che in certi ruoli questa debba valere zero.

    Purtroppo è proprio l’attenzione al quadro d’insieme a rivestire il ruolo di grande assente nella formazione in tutti i gradi dell’istruzione e, conseguentemente, nelle professioni.

    Competenza non implica intelligenza e viceversa, ma occorrono ambedue in equilibrio armonico. L’enfasi sulle competenze specialistiche non deve mettere in secondo piano l’intelligenza che anche uno specialista deve avere, e non solo nel campo medico.

  4. Matteo ha detto:

    Caro diario – Medici. È un film che dice dell’ignoranza e della stupidità degli utenti della medicina più di quanto non dica della medicina o meglio delle modalità con cui lavora la classe medica. Stupido è il Giovanni Moretti del film; una stupidità da interpretarsi in senso tecnico, nel senso che il protagonista compie una serie di azioni che oltre a non procurargli nessun beneficio gli arreca piuttosto una perdita, senza che egli se ne renda conto o se ne dispiaccia (cfr. Carlo Maria Cipolla, Le leggi fondamentali della stupidità umana, in Allegro ma non troppo, Il Mulino, Bologna 1988). Con il Moretti regista che mentre monta un film contro la classe medica, non sembra fare i conti con il fatto che tutte le critiche, velate e esplicite, gli ritornano indietro, nessuna esclusa. Sì perché alla domanda della professoressa De Mennato (dalla parte di chi è questo film?) non si può che rispondere che questo film non è dalla parte di nessuno; è solo contro qualcuno, contro i medici. Che vengono ritratti, nei 25 minuti iniziali sui 28 totali, come degli esseri ottusi intenti a guardare unicamente il proprio orticello specialistico senza sforzarsi di avere un quadro d’insieme della salute di chi sta loro di fronte; ma quel quadro d’insieme non è lo specialista che può e deve averlo, sia esso dermatologo o allergologo, ma semmai il medico cosiddetto di medicina generale, il grande assente del film. Una assenza che si fa fatica a non ritenerla in malafede, perché figuriamoci se già all’epoca del film il medico di base non fosse il punto di riferimento di ogni malato, secondo una logica ampiamente interiorizzata da chiunque e consolidata da tempo (la nascita dei medici cosiddetti condotti si fatica a datarla tanto va indietro nel tempo). E quindi onore a Filippo che già in aula ha parlato nel suo intervento dell’assenza del medico di base. Ora, sarebbe interessante tentare di immaginare come sarebbero potute andare le cose se il medico di base fosse stato effettivamente presente. Magari avremmo visto un medico-macchietta come tutti gli altri medici specialisti che popolano il film; d’altra parte se l’idea che Moretti aveva dei medici era quella che abbiamo visto, si può presumere che non l’avrebbe certo barattata in cambio di un medico di riferimento disposto magari a guidarlo nella costruzione del suo progetto terapeutico. Con la conseguenza di non poter ostentare una prova ulteriore della sua tesi che i medici sono degli esseri limitati e inetti. Ad ogni modo, anche se il film ci avesse mostrato un medico di base in azione, allineato o meno al comportamento dei colleghi, sarebbe stato ancora più chiaro quello che tuttavia risulta comunque ampiamente chiaro: che a pensare, e profondamente, alla nostra salute non devono essere i medici ma dobbiamo essere noi stessi. Perché la chiave per vivere bene comincia quando si è capaci di pensare in proprio al modo più intelligente per curarsi, e va da sé che quella persona che pensasse di curarsi con degli impacchi di cavolo, oppure che preferisse i medici gentili e simpatici a quelli preparati benché un po’ bruschi, è fondamentalmente un imbecille e dunque va bene così. C’è stato un tempo, quando la scolarizzazione diffusa era ancora un miraggio, che le persone, pur ignoranti, sapevano che per curarsi valeva affidarsi ad una persona di riferimento, e che a costei era logico riportare tutte le perplessità in ordine alle cure proposte, sia direttamente da lei che da altri, gli specialisti. Le persone sapevano misurare la propria ignoranza e non avevano velleità automedicali oltre un certo limite. Oggi tutto questo purtroppo non vale più. Così succede che il Moretti del film, inebetito, guarda i bugiardini dei medicinali e pretende di decidere da solo cosa fare per per stare meglio. Viene solo voglia di dirgli che se muore prematuramente perché ha tardato a curarsi come si deve, questo non è dipeso che da lui. La medicina è diventata piuttosto oggi una grande occasione di libertà o di oppressione, spesso di oppressione, soprattutto se ci siamo riempiti la testa di idee poco scientifiche e molto romantiche. Perché quando si è liberi di decidere, mettiamo, tra una seduta di regressione alla vite passate o una risonanza magnetica funzionale, non sempre si è all’altezza del compito, ed è probabile che la regressione ci piaccia di più pure se abbiamo bisogno di un’antipatica risonanza. La problematica a monte ha a che fare con le scuole che abbiamo frequentato e per quanto tempo ci siamo andati. Per questo, insisto, al centro del film di Nanni Moretti c’è fondamentalmente la stupidità del suo protagonista.

  5. Andreas ha detto:

    La Prof.ssa De Mennato vi invia il seguente messaggio:

    Agli studenti,
    grazie della partecipazione e dei commenti successivi al primo
    incontro di CIN@MED.

    Vi mando i miei lucidi di presentazione che, come avete visto, non ho
    avuto bisogno di usare perché non ho dovuto sollecitare in alcun modo
    la discussione. Credo che questa sia la più grande soddisfazione per
    un professore …. Essere anticipato dai propri studenti!
    Al prossimo martedì
    pdm

  6. Vittorio Morelli ha detto:

    @andreas
    riguardo al discorso del medico di base, ho notato anch’io una certa presunzione da parte del protagonista Nanni, che da solo aveva deciso che il suo problema era di carattere dermatologico e si ostinava ad andare soltanto da dermatologi… senza consultare magari un medico di base.
    Inoltre noto in giro una certa sottovalutazione del ruolo del medico di base, visto come medico di serie B, il cui ruolo è però fondamentale. Non so se sia colpa dei medici di base stessi… magari è un pò colpa anche loro se la gente ha perso fiducia nei loro confronti. Non so. é una tematica interessante… ammetto però di non essere molto informato al riguardo…

  7. Eleonora ha detto:

    @Andreas
    patto indispensabile medico-paziente, come lo scrittore promette al lettore che gli dona la fiducia di portarlo alla comprensione del proprio pensiero, il medico deve far si che il paziente ”si metta nelle sue mani”, fiducioso che la terapia proposta possa funzionare (non necessariamente guarire, ma essere ”funzionale” al miglioramento di una situazione di disagio)

    quella del medico di base è una mancanza che parecchi soffrono, conosco molta, ma molta gente (sopratutto ragazzi della mia età) che non sanno chi è il loro medico di base, che non lo conoscono, persone che pur avendo anche problematiche di vario genere, non necessariamente gravi, evitano di passare ”dall’anticamera” del medico di base. Interessante è anche soffermarsi sull’eccesso di fiducia in se stessi nel dare una spiegazione o l’altra a un disturbo, che come nel video, può essere effetto dell’impensabile.
    Molto colpita anche dal suo racconto dello studente che ”sentiva di non aver imparato niente”…. spero proprio che tra qualche anno mi possa sentire tutt’altro che così!

  8. Andreas ha detto:

    @Gianluca (Commento in Facebook)

    “Se avesse seguito con fiducia una sola di quelle cure (per tanto tempo, senza chiedere secondi pareri) forse avrebbe funzionato.”

    Se si fosse trattato di un problema dermatologico sì, ma qui è emerso che si trattava di tutt’altro. Si trattava dell’improbabile. Improbabile significa che non ci vai a pensare, né come paziente né come medico. A meno che si tratti di un medico speciale, non banalmente laureato in medicina, ma persona educata ad affrontare la complessità. È qui che la riflessione, l’intuito, la considerazione del contesto diventano cruciali. Queste sono attitudini che in parte si hanno per natura ma in buona parte si sviluppano esercitandole. Lo studio, quello “banale” come dice Eleonora 4 commenti più su, non aggiunge un epsilon a tali attitudini. E non solo nel lavoro del medico. Io posso studiare tutta la fisica del mondo a memoria senza riuscire poi ad immaginare la benché minima soluzione a qualsiasi problema.

    @Vittorio Morelli

    Bella l’espressione

    utilissimo restare destabilizzati, al solo pensiero di affrontare certe situazioni

    Creare situazioni di destabilizzazione dovrebbe essere la prassi in tutti gli studi, e purtroppo non è così.

    @Eleonora

    Patto narrativo, patto insegnante-studente… forse patto medico-paziente, ovvero mai dimenticare che si tratta di relazioni umane che hanno sempre una misura di reciprocità, o sbaglio?

    Già, come mai Nanni Moretti non è andato dal medico di base?

  9. Andreas ha detto:

    @Andrea
    Per una versione di qualità superiore del video scrivimi un’email – intanto mi organizzo: andreas(DOT)formiconi(AT)gmail(DOT)com.
    Per quanto riguarda la partecipazione chiunque può venire.
    Ciao
    🙂

  10. Andrea ha detto:

    @Prof. Andreas: bello il reportage Nemesi Medica, davvero molto efficace ed istruttivo, un paio di domande:
    si trova di qualita’ superiore ai 280p (a me sgrana molto e non si vde bene!)?
    posso partecipare ad uno degli incontri futuri, nonstante non sia del 2^ anno?
    Grazie.

    Cordiali Saluti
    Andy

  11. Eleonora ha detto:

    parlando sinceramente: ero MOLTO POCO FIDUCIOSA del progetto cin@me; ammetto che l’idea di vedere film per formare futuri medici (o almeno si spera) non mi era proprio sembrata geniale, e stamani scendendo dal treno ho pensato: ”eccoci via, un bel pomeriggio buttato a guardare un film, tempo rubato ad anatomia!!!(o a una bella giratina da qualche parte”…
    E invece,con grande sorpresa l’avvio è stato interessante, anzi molto interessante.
    Devo ammettere che sono spesso un po scettica davanti a queste proposte che possono deviare dal banale metodo di insegnamento (banale solo perché spesso uguale a se stesso, anche se è evidente che determinate aree della nostra formazione debbano svolgersi con modalità ”banali”), e devo altresì ammettere che (almeno in questo caso, e almeno per l’impatto iniziale) la mia diffidenza è stata mal riposta!
    Gli aspetti umoristici del filmato tratto da ‘Caro Diario’, la tragicità della sofferenza dei protagonisti delle storie raccontante nel secondo video, sicuramente hanno indotto a profonda riflessione, e non solo per quanto riguarda me, anzi, sono rimasta stupita di quanto possa essere bello e interessante scambiare opinioni e leggere quelle degli altri (anche su facebook, e menomale che qualcuno l’ha inventato, con una rete messa a disposizione come questa, riusciamo con facilità a metterci in contatto tra studenti e anche a scambiarci opinioni, o anche solo a leggere le opinioni degli altri, senza necessariamente intavolare un dialogo se uno non ne sente il bisogno).
    Insomma: grande stupore per il pomeriggio di oggi!! Poi io sono una chiacchierona e ne ho parlato tantissimo anche a casa e credo ne parlerò ancora tantissimo con chi conosco e con chi avrà voglia si starmi ad ascoltare, e ancora credo proprio mi leggerò il libro ”Dall’altra parte” nato dall’esperienza raccontata nel secondo filmato.
    Ultima cosa che mi è rimasta particolarmente impressa e che riguarda il modo in cui vengono concepiti questi incontri, anche se può sembrare strano che abbia fatto caso al singolo termine nel discorso (anzi credo proprio che lo sembrerà) è stata una parola usata dalla professoressa (della quale devo ammettere di non ricordare il nome) che ha parlato di ”patto” tra insegnante e studente: mi ha tanto ricordato il ”patto narrativo” che lo scrittore ”stipula” con il lettore, e rispolverandone il significato appreso alle superiori, mi sono soffermata su questo parallelismo e ho trovato molto interessante, per me stessa, la riflessione stupendomi dello strano, ma neanche troppo, collegamento di idee!

    spero continuino così anche i prossimi incontri, credo saranno proficui per la formazione del medico tanto quanto lo saranno per la formazione della persona, dando spunti di riflessione ad ampio spettro, e dando la possibilità del confronto che tanto piace a me come anche credo (spero, anzi ne sono certa) a tutti i miei compagni di corso!

    ah: interessantissimo l’intervento di Filippo sulla mancanza della figura del medico di base nel filmato di Nanni Moretti, osservazione di una evidenza, alla quale però da sola non sarei mai arrivata, sorvolandovi sopra inconsapevolmente.

    buona notte 🙂

    1. Andreas ha detto:

      Bene ragazzi, questi commenti sono interessanti ma soprattutto molto stimolanti per noi.

      Ricapitolo i nomi, già che ci sono, dei “pazzi”, come li ha definiti la Prof:
      Prof Patrizia De Mennato
      Dott Amedeo Amedei
      Dott Carlo Orefice
      Dott Valerio Ferro Allodola
      e il sottoscritto

  12. Vittorio Morelli ha detto:

    Porrei l’attenzione sulla proposta avanzata da uno dei medici di inserire nel curriculum un corso apposta per preparare all’approccio umano nei confronti dei pazienti. Quando ha fatto l’esempio: “Se viene un paziente e ti chiede: dottore, ho un cancro al polmone di 3 cm, è vero che mi restano solo pochi mesi di vita? cosa gli rispondi? come ti comporti?” Ecco, io non saprei davvero come rispondere, ho provato a pensarci lì per lì e sono rimasto altamente destabilizzato… E’ assurdo prepararsi soltanto sulla parte scientifica e tralasciare questi aspetti che invece sono fondamentali nel mestiere! Sennò si rischia davvero il crearsi di un muro nella comunicazione con il paziente. E’ vero il medico ha centomila cose a cui pensare, magari visita pazienti ogni dieci minuti, deve ricordare sintomi dati, collegare il tutto per elaborare una diagnosi. Ma il paziente quando soffre, giustamente, diventa “egoista”, pensa a se, vuole essere ascoltato, accudito, vuole risposte che lo rassicurino o quantomeno gli diano la forza di non mollare. Se non c’è più niente da fare, il medico deve saperlo aiutare nell’avvicinarsi alla morte. E’ una sfida davvero ardua, ma penso che con una maggiore collaborazione con psicologi, anche all’interno dell’università, prima ancora che in ospedale, si possa dare una spinta al sistema nella direzione giusta… Giusto riflettere sin da ora su questi problemi. utilissimo restare destabilizzati, al solo pensiero di affrontare certe situazioni.

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