Taggo quindi sono – #ltis13

Locandina del connectivist Massive Open Online Course: Laboratorio di Tecnologie Internet per la Scuola - #LTIS13

Rispondendo ai commenti allo strano modo di trovarci (fino a #21)

Ho proposto di taggarsi. Specifico ancora: non se stessi, non qualsivoglia interesse, ma gli interessi sui quali si sente la necessità di un confronto,nell’ambito professionale, attinente all’insegnamento e dintorni.

Non ho proposto di fare ordine. Sì, appiccicare etichette evoca l’idea di fare ordine, ma esistono anche altre prospettive. Qui l’etichettatura, il tagging, rappresenta un elemento di un metodo di ricerca; se vogliamo, una tecnica di data mining do-it-yourself. Data mining: insieme delle metodologie di analisi dei dati volte alla scoperta di caratteristiche emergenti in grandi masse di dati, già menzionata da Mario. Taggare per scoprire, non per ordinare.

Taggare per scoprire ciò che non abbiamo ancora trovato, non per recuperare una cosa che avevamo visto. Questa è un’altra cosa, e magari ci costruiamo un altro gioco, ma facciamo una cosa per volta.

Scoprire per creare gruppi caratterizzati da interessi, problemi o attributi particolari. La fase iniziale del caos è servita per una sorta di cottura iniziale ma non ha evidentemente senso che tutti parlino con tutti, in una comunità che consta di 100-300 persone. Si tratta quindi di far emergere i gruppi.

Non è un metodo consolidato. È un esperimento, un esperimento collettivo, che realizzate voi. Non state seguendo istruzioni, state realizzando un esperimento. Con un effetto collaterale rilevante: lo realizzate con la mente, abitando il cybersapazio, creandovi consuetudine, familiarizzando con il luogo.

Taggare i propri interessi è un espressione generica. In concreto lo si può fare in tanti modi. Si tratta di associare parole chiave (tag) a un post sul proprio blog, o ad un commento fatto sul blog di qualcun altro, dove il post o il commento si presume illustrino un tema, un problema, un interesse o aspirazione professionale, che può benissimo fare anche riferimento ad altre risorse, che rappresentino i vostri interessi: un sito, un forum o qualsiasi altro tipo di risorsa sui problemi dell’accessibilità a persone che hanno problemi di vista, udito o problemi motori; oppure sulle problematiche che devono affrontare gli insegnanti di sostegno, o sull’uso della LIM, o sull’insegnamento della matematica, in una scuola anziché un’altra, bambini o ragazzi; un’iniziativa cui si vuol dar corso, come la scrittura di un racconto a più mani, o qualsiasi altra cosa…

C’è chi dice

– Ho scritto poco e nulla sul blog – oppure – Non sapevo che scrivere…

Ecco, questa è l’occasione per scrivere per un motivo preciso: illustrare un tema, un episodio, un problema… in modo tale che una volta taggato, questo diverrà visibile agli altri e sulla base di tali visibilità potranno emergere aggregazioni. Insomma se non hai una marmellata da etichettare allora fanne una.

– Ma io non ho nulla da illustrare e non ho problemi da discutere…

Allora continua a guardarti attorno finché ti va, poi vedremo.

Poi c’è chi si perde nei mille e uno modi possibili di taggare il taggabile, che rappresenta le sue mille e una sfaccettature delle sue mille e una relazioni con i mille e uno mondi che lo circondano… Calma: seleziona l’aspetto del tuo lavoro che più ti appassiona-angustia in questo periodo e tagga quello. Poi vedremo.

I tag come devono essere? Devono essere parole chiave, devono identificare aspetti di una questione che ci interessa che ci sembrano rilevanti. Possono identificare aspetti generali ma anche specifici. Esempio: sono un insegnante di sostegno e quindi un tag sarà sicuramente sostegno (evidenzio in arancione i tag). Ma sono interessato anche ad avere, in prospettiva, contatti diretti con altri insegnanti di sostegno, quindi potrebbe avere senso anche un tag tipo firenze, o toscana.

Attenzione, non sono decisioni che precludono le future possibilità di ricerca. Taggare non è categorizzare, non è mettere nello scaffale. Se io caccio per sbaglio un barattolo di marmellata di more sullo scaffale della marmellata di mirtilli, e successivamente tutte le volte che ho bisogno della marmellata di more vado sul corrispondente scaffale, quel  barattolo al posto sbagliato chissà quando lo troverò? Forse quando una volta, credendo di avere aperto un barattolo di marmellata di mirtilli, scoprirò che quella era marmellata di more! Invece con il tagging, ovunque sia finito il barattolo, la macchina magica me lo tirerà fuori – macchina che ancora non abbiamo introdotto.

Quando qualche altro insegnante di sostegno si metterà a cercare, prima cercherà solo sostegno, poi magari aggiungerà la regione, o la città, o altro ancora, restringendo opportunamente il campo di ricerca.

Passiamo quindi all’azione? Per gradi. Ieri mi è venuta un’idea che è comparsa anche in un commento di Teresa (@tnt54 #17). I tag sono importanti e dovremmo cercare di definirli bene, anche con un certo metodo. In particolare dovremmo cautelarci dalla dispersione che può essere causata dai sinonimi e dalle inaccuratezze. Pensiamo all’insieme dei tag come al repositorio liofilizzato dell’identità comunitaria.

Esempio: innovazione nella didattica. Nel merito può ovviamente andare bene, anche se molto generico, ma per questo basterà aggiungere altri tag nelle ricerche. Ma non va bene nel metodo. Se io taggo una cosa con innovazione nella didattica e tu una cosa analoga con innovazione didattica, chi farà la ricerca o troverà uno o l’altro o nessuno dei due. Quindi: parole uniche e niente preposizioni, articoli ecc. Nell’esempio precedente, anziché usare innovazione nella didattica devo usare due tag indipendenti: innovazione e didattica. Chi vorrà ambedue i concetti ricercherà utilizzando ambedue i tag: ogni volta che si aggiunge un tag si restringe il campo di ricerca.

Altrettanto perniciosi possono essere i refusi ortografici: taggare con ditatica è letale! Una voce persa.

Qui arriva l’idea. Di concerto alla riflessione che stiamo conducendo, ognuno sulle sue cose, portiamo avanti un’opera di costruzione dei tag della comunità: taggate mentalmente  o su un blocchetto di carta e lanciate i tag che vi vengono in mente in questo paniere: http://piratepad.net/ltis13-tag.

Non importa che vi attribuitate la paternità dei tag che ci gettate, non perdete tempo con i colori del pad (li ho disattivati), badate solo a scriverceli direttamente dentro, ogni tag sotto al precedente. Se troverete che il tag che volete aggiungere c’è già allora non lo aggiungete. Se vi sembra meglio scriverlo in un modo diverso allora scrivetelo, poi negozieremo la versione da mantenere. Questo processo non finirà, perché potrebbero sempre venire fuori nuovi tag utili. Io mi farò carico di mantenere integra e persistente questa collezione di tag. Chi vorrà taggare dovrà usare questi tag, se troverà quelli che faranno al caso suo, altrimenti ne conierà di nuovi, aggiungendoli anche allo stesso paniere.

Quando avremo taggato effettivamente le nostre risorse e ci metteremo a cercare, questo lavoro renderà più affidabile la macchina magica, se lo avremo fatto bene.

Quindi:

  • riflettere sui propri post e commenti, associandovi tag buoni, mentalmente o per iscritto, su un foglio o quello che vi pare
  • riflettere sulla bontà dei tag immaginati
  • gettarli nel paniere dei tag: http://piratepad.net/ltis13-tag

per qualche giorno…

86 thoughts on “Taggo quindi sono – #ltis13

  1. Pingback: TAG | donnatecno
  2. Luisella says:

    Ho notato che nella lista dei tag c’è googlocrazia, immagino sia un refuso per googlecrazia. Correggo? Oppure va bene con la o? Sono quisquilie, ma poi rischiamo di non trovarci, giusto?

  3. ivemara55 says:

    Per Andreas: ho capito (meglio tardi che mai) perché entrando per la prima volta nella pagina diigo del nostro gruppo non trovavo “join this Group”…non ho cliccato sopra l’icona del gruppo…(e non ho detto “apriti sesamo!!!!”). Pazienza, dopo essermi rimproverata e mi sono subito perdonata…

  4. Andreas says:

    @angela noceto #71 Prossimamente riuniremo le indicazioni che ti sono state date insieme ad altre info sul tema dello screencasting: fare presentazioni video di ciò che si fa sul computer.

  5. angela noceto says:

    Vorrei utilizzare la tecnica del Prof.Andreas per spiegare argomenti didattici registrando il desktop con video e audio, (che siano anche facili da inserire su youtube). Ho visto un gran numero di software “video desktop capture free” : qualche consiglio? . Grazie

  6. soudaz says:

    Sono molto impegnato nelle elezioni regionali in Valle d’Aosta.
    Seguendo molti vostri, di Andreas e dei commenti, suggerimenti sto facendo dei figuroni da super tecnico nei vari incontri con la popolazione parlando di nuove tecnologie e loro utilizzo per migliorare i collegamenti e ridurre certi costi.
    Vi ringrazio e cerco di seguirvi, notte dopo notte.
    Costantino

  7. Andreas says:

    @Maria Grazia Sì, è vero, ma qui il social bookmarking è strettamente funzionale alla comunità. Si tratta di concordare su una versione di ciascun tag, non di coprire tutte le connotazioni possibili. Non ne verremmo a capo, il tempo manca, la dispersione incalzerebbe. L’obiettivo è usare il social bookmarking per rendere reperibili i singoli contributi di ciascuno a tutti gli altri, in maniera da facilitare le aggregazioni per affinità. È un esperimento.

  8. Claude Almansi says:

    @Antonella #57 e Mario #59: niente di così esotico: zucchine ripiene al forno e frumento tenero cotto in brodo. I rösti no: non fanno parte della cultura svizzera francofona. Ci ho provato una volta, su richiesta di mio marito, ma non c’è stato un bis :D.

    @Luisella #56 oltre al blogging, fate forse video, o registrazione audio, in un progetto dove sono coinvolti anche studenti di altri paesi? I tag potrebbero descrivere i mezzi usati, i paesi coinvolti, forse

    e re #58: sì Jo l’hanno distribuito a tutti gli allievi della scuola media a Ginevra. Poi l’hanno tradotto anche in italiano per il Canton Ticino, e lì la commissione scolastica, fortemente cattolica, prima voleva vietarne totalmente la distribuzione, poi di malavoglia hanno accettato che venisse dato nelle scuole superiori dietro autorizzazione parentale.

    Qualche anno dopo, ci risiamo: siccome il numero delle giovani sieropositive aumentava in modo allarmante, le scuole romande preparano un opuscolo destinato loro, “Ohé les filles!” Traduzione italiana per il Ticino. Blocco totale da parte della commissione scolastica – in parte perché il titolo italiano, “OK ragazze!”, l’avevano volutamente misinterpretato come un incoraggiamento al sesso libero. Quindi mica tanto meglio che in Italia.

  9. valottof says:

    @Luisella (ma un po’ a tutti: spero). M’è venuta in mente una metafora per rendere l’idea di a cosa servono i tag (non so se originale). Avete presente come si fanno le collane di perline? Si passa l’ago con il filo in mezzo ad un mucchio di perline contando sulla statistica che ne lascerà trafitte un discreto numero. Eccol: la cosa funziona così, con la differenza che qui posso selezionare il “colore” su base semantica

  10. Luisella says:

    Ho aggiumto qualche tag stamani. Stranamente secondaria non c’era ancora, mentre primaria c’era ma nel posto sbagliato. Mi sono anche letta tutti i tag messi dagli altri, ce ne sono veramente tanti, molti dei quali davvero interessanti. Poi però ho pensato che la cosa che mi piacerebbe veramente di più, è capire meglio come usare anzi adattare questo metodo didattico connettivista, interattivo, collaborativo, alla mia attività didattica, con i miei studenti, abbinandolo all’insegnamento della mia materia, l’inglese. Ma a quel punto che tag potrei usare? Mica facile! Suggerimenti? Ho pensato a blogging, e l’ho aggiunto, però noi non facciamo solo questo, anzi! Facciamo moltissime altre cose. Intanto ho esportato la lista, cosí la leggo anche su iPad. (Su iPad infatti si vilualizza la pagina di piratepad ma non scorre in basso, però esportandola in formato testo è possibile leggerla e anche copiarla).

  11. Claude Almansi says:

    @Francesco #50: Guarda che Hai Ti! era un’iniziativa stupenda: volevo intitolare il post “Namibia-Svizzera 10-0” ma il co-autore del blog (nonché presidente dell’associazione di cui il blog era una specie di bollettino online) aveva dei dubbi. L’idea era che i computer venivano sì distribuiti nelle scuole, ma i docenti non li adoperavano, perché avevano paura di rovinarli / che gli allievi li rovinassero. Però per non offendere gli insegnanti, pubblicavano quel fumetto sull’uso sicuro e intelligente del computer a scuola nell’inserto per ragazzi del principale giornale namibiano – e anche gli insegnanti lo leggevano, “per essere al corrente di quel che leggevano i ragazzi”.

    Poi l’associazione che finanziava Hai Ti! si è sciolta, e dopo 2 anni il sito è stato chiuso. Però ci sono copie salvate dalla Wayback Machine dell’Internet Archive – vedi l’ultima: http://web.archive.org/web/20120519161710/http://www.schoolnet.na/haiti/index.html . Altro fumetto istruttivo: Bound By Law della facoltà di legge di Duke University, su copright, fair use e opere multimediali : http://web.law.duke.edu/cspd/comics/ – versione italiana: http://www.law.duke.edu/cspd/comics/italian .

    @Andreas #52: Sì, proprio così. M’è venuta un’idea per criteri nello scegliere tag di volta in volta, che potrebbero sfociare su un modulo -> foglio di calcolo: usare le domande dell’indagine criminali. Poi elaboro, ma devo preparare la cena.

    1. valottof says:

      @Claude #54: ma guarda che ne sono assolutamente convinto, il mio apprezzamento era assolutamente sincero! Tra l’altro da sempre apprezzo i fumetti (seri), pensa che ho fatto anche la guida per le scolaresche a Treviso Comics quando era la principale rassegna di fumetti italiana. Se penso a cose tipo Maus (con la S delle SS: l’olocausto a fumetti) oppure “Conoscete Cuba Libre?” – degli anni ’70 forse – potrei perfino lasciarmi scappare una lacrimuccia pensando alle occasioni perdute….

      usare le domande dell’indagine criminali“: questa m’attizza proprio!

  12. Andreas says:

    @Claude #54 @Andreas 34 @tnt54 #31 Hai ragione Claude. Ho risposto a Teresa con mente stretta, capita nel fare le cose di volata. La devo dire meglio.

    Ognuna delle cose citate da Teresa può benissimo essere associata a qualche attività didattica. Non ci deve essere limite in questo senso ai tag citati. Allora com’è che paventavo la torre di Babele? Mi spiego con un esempio.

    Io allevo delle capre. Mi piacciono le capre e mi piace parlare di capre, quindi se sono un partecipante di #ltis13 aggiungo al paniere il lemma capra. Ecco, allora forse non è utile per gli scopi che ci siamo prefissi: per esempio trovare altri che facciano cose analoghe nella pratica scolastica. Ma se costruisco un’attività con i bambini nelle fattorie didattiche allora il tag capra ci sta benissimo. Giusto?

  13. Claude Almansi says:

    @Andreas 34 che risponde a @tnt #31

    Mi vengono in mente diverse risorse utilizzabili con allievi o per l’autoformaione dove i tag “libri fumetti comics fantascienza fantasy giochi ricette satira famiglia fotografia cinema pubblicità giardinaggio orto televisione” potrebbero essere appropriati.

    Fumetto: quando avevo scritto Hai Ti! fumetto su computer e internet a scuola nel 2006, l’avevo taggato e-learning, formazione, fumetto, ict, namibia, schoolnet, tic.

    Ricette: se scrivessi un post su The Accidental Scientist – Science of Cooking del museo Exploratorium di San Francisco, lo taggherei probabilmente, exploratorium, ricette, scienze, chimica, fisica.

    Orto: C’è già un tag “orto” nel pad, perché spesso nelle scuole materne e primarie dove si può, si fa in effetti un orticello con i bambini.

    Pubblicità: viene spesso studiata nell’insegnamento linguistico, in particolare delle lingue 2.

    Ecc. Magari, come dici, tag del genere non sono da non mettere nel pad, perché altrimenti diventa la biblioteca di Babele. Però si possono aggiungere caso per caso se adatti a un’attività/risorsa didattica data, no?

  14. Gianni says:

    Veramente piacevole questo gioco di società:)
    Stiamo creando un wiki di tutti i tag possibili e immaginabili (anche se in ambito istruzione), fra cui qualcuno è in effetti alquanto “strano”….ma condisce bene 😉

  15. Emanuela Pulvirenti says:

    Tra un tag e l’altro scopro come Mediaset vede la scuola italiana… è qualcosa di vergognoso. Noi stiamo qui a cercare di rinnovarci, di capire, di studiare e con venti minuti di immagini sono capaci di demolire tutto!
    Si tratta di un programma cominciato oggi su Italia2 dal titolo Scuolazoo fatto con video girati di nascosto dagli studenti nelle aule durante scherzi stupidi fatti ai professori. Sono disgustata. Credo che dovremmo intervenire segnalando e, se è il caso, denunciando!

  16. mariafilomia says:

    mi piace l’idea di creare una lista di tag condivisi, ho aperto piratepad e ho visto che quelli che volevo inserire già ci sono. Anche a me sembrano troppi, ma siamo nella fase di “accumulo” e va bene cosi, sicuramente in un successivo momento sarà utile un’aggregazione condivisa

  17. Giovanni says:

    Grazie Andreas per avermi aiutato a comprendere meglio il significato di Tag, ne ho aggiunto alcuni come suggerito. sono curioso di verificare in seguito come verranno utilizzati e quali vantaggi reali danno.

  18. Nicoletta Farmeschi says:

    E io taggo…forse taggo poco, o taggo tanto, o taggo male, ma la mente per associazione, me ne mette tanti insieme…forse è la mia mente contorta che mi fa taggare in un certo modo: categorie e tag, ma che differenza c’è, prof?

    1. Andreas says:

      @Nicoletta Farmeschi #36 Abbiamo dedicato un intero articolo a questo concetto e il seguente brano di questo post:

      Taggare non è categorizzare, non è mettere nello scaffale. Se io caccio per sbaglio un barattolo di marmellata di more sullo scaffale della marmellata di mirtilli, e successivamente tutte le volte che ho bisogno della marmellata di more vado sul corrispondente scaffale, quel barattolo al posto sbagliato chissà quando lo troverò? Forse quando una volta, credendo di avere aperto un barattolo di marmellata di mirtilli, scoprirò che quella era marmellata di more! Invece con il tagging, ovunque sia finito il barattolo, la macchina magica me lo tirerà fuori – macchina che ancora non abbiamo introdotto.

      Da un punto di vista strettamente operativo, i tag è bene che siano più possibile semplici. Per esempio in http://piratepad.net/ltis13-tag ci sono troppi tag composti da più parole, anzi meglio ancora sarebbe usare lemmi, ovvero la forma flessa fondamentale di una parola, quella che appare nei dizionari, per intendersi.

      Faccio un esempio.

      Il tag grammatica secondaria primo grado non va bene, riflette una visione categorizzata, che ad esempio mi obbliga a creare un ulteriore categoria grammatica, oppure secondaria qualora avessi bisogno di connotare qualcosa che fosse attinente al concetto di grammatica in generale o di scuola secondaria in generale; ritrovandomi così oggetti che devo forzatamente mettere in più categorie con spreco di risorse e alla fine anche potenziale confusione. Per esempio mettere un oggetto in grammatica secondaria primo grado mi obbliga a compiere anche le successive ridondanti azioni di metterlo in grammatica e anche in secondaria e anche in primo grado.

      Invece la soluzione logicamente nitida e computazionalmente efficiente è quella di classificare gli oggetti in questione con tutti i tag che lo concernono:

      grammatica
      secondaria
      primo grado

      Avrò quindi oggetti connotati da uno solo di questi tre, da due di essi oppure da tutti e tre.

  19. Andreas says:

    @valottof #32 @Mario #33 Sì, applicati agli interessi dei partecipanti. Ce ne sono vari da aggiustare, semplificare, correggere, e anche di pleonastici, come Andreas. Ma ora ammucchiamo, ci vorrà poco a risistemare tutto.

  20. Andreas says:

    @tnt54 #31 😀 no aspetta, sennò viene fuori la torre di Babele! Facciamo questo esperimento sulla scuola. Impariamo così (anche) a servirci dei tag. Poi successivamente – o contemporaneamente – ciascuno può taggare altre parti di mondo, o anche no.

  21. valottof says:

    Chiedo venia: ho frainteso io oppure i tag dovrebbero consentire di radunare dei “sottogruppi” secondo interessi specifici? Insomma: non dovremmo pensare a tag da “applicare a noi stessi”, o meglio agli interessi principali che abbiamo all’interno di questo per-corso? Sfogliando rapidamente la lista su Piratepad ho avuto l’impressione che si trattasse piuttosto di tag applicati ad articoli dei blog scritti fino ad ora e che spesso non riguardassero specifici interessi (ad es. “Andreas”: al di là del fatto che possa essere considerato interessante non penso possa rappresentare argomento di aggregazione di un gruppo 😉 ).
    Insomma: ho capito male io oppure altri? Forse una “messa a punto” del compito potrebbe risultare utile, quantomeno a me

    1. Mario says:

      @valottof #33
      Andreas sarebbe un meta-tag, genererebbe troppo “rumore” e quindi sarebbe un tag inutile 😉
      io comunque l’ho intesa come applicati agli interessi del partecipante.

  22. sabinaminuto says:

    @Andreas # 25 Prof, non mi sono impaurita e ne ho aggiunto altri. Per inciso anche “Indicazioni per il curricolo” che a cui stranamente nessuno aveva ancora pensato. (o forse non tanto stranamente).

  23. Roberta B. says:

    Ho aggiunto solo qualche tag visto che la lista contiene già numerose voci ed è molto vasta. Scorrerla tutta potrebbe essere di aiuto a chi non ha ancora in mente quale argomento trattare nel proprio post.

  24. sabinaminuto says:

    Ho aggiunto ieri alcuni tag, ma mi sono accorta che ce n’erano già davvero troppi. Non vorrei che a furia di aggiungere si perdesse di vista l’utilità dell’azione. Spezzettare e andare così nelle minuzie a me crea più confusione che aiuto. Forse bisognerebbe creare cartelle e sottocartelle per dirla con word. Già ai miei studenti l’idea di creare categorie e saper incasellare una lezione o un apprendimento, il dare un ordine alle cose crea problemi. Loro son piccoli, è vero, ma devo dire che pure io, oggi, nel leggere quel lunghissimo elenco, mi disoriento un po’. Non voglio essere disfattista, è solo una mia riflessione.

    1. Andreas says:

      @sabinaminuto Non vi fate impaurire dalla quantità. Non vi fate prendere dall’ossessione dell’ordine.

      Supponiamo che mi interessi la danza nella scuola primaria. Devo vedere se già esiste un tag attinente nel patrimonio liofilizzato della comunità. Mi affaccio sul paniere – http://piratepad.net/ltis13-tag – e faccio Ctrl-f, batto danz, consapevole del fatto che la desinenza sia tanto inessenziale quanto inaffidabile ai fini della ricerca, e provo: trovo danze. Perfetto, userò danze. Poi cerco primar: trovo italiano primaria, scuola primaria, competenza digitale primaria. Questi non sono buoni tag. Allora metto io nel paniere quello giusto: primaria.

      Fatto.

      E quando dovrò taggare una cosa mia del genere userò danze e primaria (di solito seprati da virgole, ma questo è inessenziale, concettualmente). e quando vorrò cercare altro del genere userò danze e primaria (di solito seprati da virgole, ma questo è inessenziale, concettualmente).

  25. valottof says:

    METODO SPERIMENTALE DI TAGGING

    Occorrente: un foglio bianco ed una penna, circa 1/2 kg di spezzatino di agnello, ferro da stiro e asse.

    Preparazione preliminare: fate il cambio di stagione del guardaroba lavando il necessario ed approfittando dei primi weekend di sole per andarvene a zonzo; fatevi cadere le braccia (entrambe) di fronte alla montagna di cose da stirare.

    Il medodo
    Il sabato dotatevi di un vassoio di spezzatino d’agnello (20% di sconto in Coop) e la domenica di una giornata di sole. Mandate al mare tutto il resto della famiglia ad approfittare del sole. Mettete a cuocere lo spezzatino d’agnello (1). Sistemate asse e ferro in una posizione che vi consenta di raggiungere in tempo reale: la cucina, il foglio e la penna, la montagna di roba da stirare e contemporaneamente di sentire la radio in sottofondo.
    Passate la giornata a stirare concentrandovi però sul tagging lasciando che la musica di sottofondo vi carezzi i sensi senza disturbare il pensiero. Mi raccomando: non bruciate lo spezzatino!!!

    (1) In abbondante olio vergine soffriggete un bello spicchio d’aglio ed un peperoncino piccante verde (se ve li surgelate freschi in stagione li avrete disponibili tutto l’anno!). Aggiungete lo spezzatino che spolverate con un bel pizzico di cumino in polvere, una generosa manciata di origano ed una spolverata di pepe (facoltativo: io lo uso malgrado il peperoncino). Spruzzate la carne con un po’ d’aceto per togliere il “selvatico” quindi lasciatela rosolare bene. Aggiungete un mezzo bicchiere di vino bianco, alzate il fuoco e fatelo evaporare quasi tutto, quindi polpa di pomodoro. Salate (se lo fate prima la carne rilascia tutti i succhi), fate riprendere il bollore, coprite ed abbassate il fuoco al minimo. Lasciate su fuoco bassissimo un paio d’ore mescolando ogni tanto fino a che il pomodoro si sarà asciugato a vostro gusto (a me piace ben asciutto).
    Molto buono mangiato da solo, ma spettacolare usato per condire i gnocchetti sardi aggiungendoci una generosissima grattuggiata di pecorino. Ovviamente rappresenta il premio rinforzante da auto somministrarsi per un lavoro di tagging ben riuscito!

    PS: L’aggiunta del peperoncino non è casuale ed anzi è essenziale su due fronti. La ricetta ne guadagna abbondantemente in gusto e piacere, ma anche il lavoro sul tagging e ve lo spiego.
    Mentre stirate e pensate al tagging prendendo appunti ogni tanto sul foglio poggiato sul tavolo, vi capiterà di inseguire una illuminazione improvvisa perdendovi nei vostri pensieri. In queste fasi grattando un occhio o mettendo un dito in bocca meditando, visto che avete maneggiato il peperoncino per tagliuzzarlo, la mano sarà ancora impregnata di capsicina che trasferendosi alle mucose provocherà un immediato ed intenso bruciore che vi riporterà alla realtà impedendovi di lasciare il ferro da stiro abbandonato su una incolpevole maglietta e/o bruciare lo spezzatino

  26. Claude Almansi says:

    @tnt54 #6 re mio #5: scherzavo! Ehi, diciamo ancora che il sole sorge, eppur oggi persino la Chiesa ha accettato che Galileo aveva ragione. Grazie di nuovo a Monica per l’alfabetizzazione dei tag – è anche un momento particolarmente affascinante nella visualizzazione “a video” del Time Slider del pad.

    Adoro i tag. Ne ho 7560 per 4796 bookmark sociali in Diigo. Quello più frequente è delicious ma non conta: l’ha aggiunto il software Diigo ai bookmark importati da delicious Il mio preferito: accessibility_of_elearning: 95 bookmark fatti durante un webinar del 2006, appunto, sul’accessibilità dell’apprendimento online, moderato da Catherine Fichten e Jennison Asuncion. Loro avevano fatto una bella bacheca per la condivisione dei link, ma i partecipanti li proponevano dappertutto fuori che in quella bacheca. Da qui quel tag. Tanti link che avevo taggato così ormai sono morti, ma fa niente, li tengo lo stesso per il ricordo. Poi di molti di quei morti si può trovare una copia archiviata tramite la Wayback Machine dell’Internet Archive.

  27. antonellarubino says:

    @Daniele 14 @Andreas17/19 @Francesco18
    beh, se può servire…a me è capitato con bloglines e so anche il perchè: ho finalmente aggiornato firefox per eliminare i problemi con flash e cercare di aggirare gli ostacoli imposti dai podcast di wordpress e…una volta riavviato il pc, dalla barra dei segnalibri (che è rimasta uguale) posso ancora aprire l’account ma…come anonimo e con MerchantCircle in bella vista!
    L’ho presa con filosofia e mi sono riorganizzata i blog in schede a seconda dei contenuti…è stato bello ripercorrere il tutto con “cognizione di causa”
    ora vado a buttare qualcosa nel paniere…
    😉

  28. Andreas says:

    @valottof #18 Bravo Francesco, codesta potrebbe essere una spiegazione possibile. Non so dove cacci il db RSSOwl in Windows, e ora non posso accendere quella macchina. In Linux sta in una directory nascosta, bene annidato, è improbabile che uno se lo apra per sbaglio, ma in Windows ora non so.

  29. valottof says:

    @Daniele #14: EOL e NULL mi fanno venire in mente la “versione comprensibile” di caratteri di controllo. Mi viene in mente che tu passa aver cambiato il modo di visualizzazione (prova menu Visualizza) oppure che tu per qualche motivo stia aprendo un file non di testo.
    Anzi: combinando i due problemi… Non è che tu abbia tentato di aprire l’archivio di RSSOwl con Notepad++? Questo potrebbe spiegare l’una cosa ed anche l’altra se per caso l’hai salvato. Considera che se non lo richiudi prima Notepad++ si ricorda i file che avevi lasciato aperti e te le riapre alla successiva sessione

  30. Andreas says:

    @Daniele #14 No, sono prodotti open source e non hanno scadenza. Sono fatti apposta per essere usati liberamente. Sei sicuro che non sia successo altro in codesto computer? Sembra che siano state spazate via le impostazioni che ciascun software memorizza nel file system…

  31. Andreas says:

    @giuliana55 #13 Tu tagga pure nel tuo blog se ti è utile ma non è ciò che ho chiesto. Il vero tagging avverrà nel sistema di social bookmarking, che non abbiamo ancora introdotto. In WordPress si possono taggare i post ma non le pagine, fatte apposta per essere ordinate in una gerarchia.

  32. Daniele says:

    Questo commento non è inerente all’argomento “tag”. Riguarda i programmi scaricati nell’ambito del corso. L’altro giorno mi si è modificato Notepad++: non mi da più le stringhe colorate ma solouno strano linguaggio fatto di EOL, NUL, SOH e roba del genere. 5 minuti fa ho aperto RSSOwl e ho trovato la spiacevole sorpresa che mi ha cancellato tutto quello che ci avevo messo ed ha ripristinato gli RSS americani che c’erano all’inizio. Per caso. erano versioni demo con scadenza?

  33. giuliana55 says:

    Ho cominciato a rivedere e correggere i tag dei post che ho inserito nel mio blog ma ho qualche problema: in alcuni post ho risistemato; in altri avevo inserito il tag “Diario” e volevo sostituire il termine con “diario” (penso che l’iniziale maiuscola non sia opportuna, o è lo stesso?) ma non ci sono riuscita. Può dipendere dal fatto che “Diario” compare in un elenco di tag consigliati e quindi non me lo scrollo di dosso?
    Inoltre, gli articoli o i video che ho inserito in nuove “pagine” non prevedono il tag? non trovo come inserirlo.

  34. dallomo antonella says:

    Molto utile dal punto di vista dell’ingranaggio il passaggio sui tag; sapevo la distinzione tra tag e categoria, la seconda rigida, la prima aperta/modificabile/reattiva…ma di fatto non mi sono mai applicata in modo serio nell’usarle/i in maniera precisa e coscienziosa.
    E’ arrivato il momento di farlo.
    Quindi riprendo i post, alcuni commenti e poi vado ad aprire la scatola magica per vedere cosa c’è già dentro…:-)) ciao

  35. Andreas says:

    @Mario #8 Ok, cancella pure tu teledidattica.

    @Monica Terenghi #10 Penso che possano convivere FAD e blended. Possono connotare oggetti diversi a giro per la comunità, a prescindere dal fatto che la metodologia di #ltis13 sia sostanzialmente FAD…

    Anche se stavp accarezzando l’idea di una sorta di spaghetti-blended: una chiaccherata in cambio di un piatto di spaghetti. Si stava quasi per fare a Pontedera, in occasione di Didamatica… 😀 ok scherzo ma non del tutto…

  36. Monica Terenghi says:

    Scusate se faccio la pignola rompiscatole, ma non vorrei che si creasse confusione sul tag FAD. La formazione a distanza non prevede la compresenza insegnante-studente nello stesso luogo (vi ricordate la famosa Scuola Radio Elettra? Quello è uno dei primi esempi di FAD, dove tutto avveniva tramite posta cartacea). Se noi utilizziamo invece le nuove tecnologie per assegnare (anche) compiti a casa, ma poi vediamo i nostri studenti in classe, allora non facciamo FAD ma piuttosto una didattica blended. Invece quella che Andreas sta facendo con noi in questo corso è FAD. Scusate per questo intervento didascalico, deformazione professionale 😉

  37. map85 says:

    Mi piace questo esercizio sui tag e mi fa piacere, Andreas, che tu abbia espresso questa opinione:

    “La fase iniziale del caos è servita per una sorta di cottura iniziale ma non ha evidentemente senso che tutti parlino con tutti, in una comunità che consta di 100-300 persone. Si tratta quindi di far emergere i gruppi. 😉

  38. Mario says:

    Avevo scritto teledidattica, ma in effetti FAD mi sembra una migliore etichetta (non ho guardato chi l’ha aggiunto). Per evitare doppioni cancello il mio teledidattica o aspetto una revisione finale?

  39. criszac68 says:

    Tutte puntualizzazioni utili per agevolare la nostra riflessione… Di sicuro, è vero che per consentire uno scambio costruttivo tra noi, evitando dispersioni, occorre creare come dei quartieri all’interno del nostro villaggio, ovviamente senza recinsioni e steccati…ma comunque ambienti dove le persone che qui si frequenteranno, si riconosceranno negli stessi interessi e parleranno un linguaggio comune. Voglio dire: per quanto possa, ad es., ritenere stimolante la discussione tra coloro che si confrontano sulle metodologie di insegnamento del latino ai licei, non andrei ad avventurarmi in questo quartiere così avulso dalla mia quotidianetà lavorativa…ne ne andrò, invece, a ricercare coloro che abiteranno lo spazio dove si discetterà su scuola primaria, progettazione innovativa, DSA, BES, valutazione…, solo per citare qualche tag con cui penso di andare a contrassegnare il mio biglietto da visita

  40. tnt54 says:

    però senza un ordine (di qualunque tipo) man mano che i tag aumentano si rischia di non capirci più nulla, di duplicarli inavvertitamente acc… Dai @Claude che @Monica ti facilita il lavoro!

  41. Claude Almansi says:

    @Monica #3
    Grazie! Infatti nella chat ho proposto di sbattere i tag in un foglio elettronico e di usare una seconda colonna per assegnarli a una categoria tematica, anche essa alfabetizzabile 😀

    Scherzo, però è vero che se in teoria, l’ordine alfabetico conta molto meno all’epoca del CTRL F, rimane lo stesso nelle nostre abitudini mentali, almeno per chi è cresciuto con la carta stampata. Anche se a scuola primaria, mio fratello aveva un compagno pioniere che rifiutava di imparare l’alfabeto a memoria “perché comunque c’è all’inizio del dizionario.” Ma poi dopo qualche anno si è adeguato al pensiero dominante.

  42. ivemara55 says:

    Si, dai! Mi piace! Mi piace pensare che un tag sia un sipario che, una volta aperto, permette allo spettatore di veder recitare degli attori che magari non conosce e all’attore di prendere dal suo pubblico l’energia di cui ha bisogno per recitare la sua parte…

  43. Monica Terenghi says:

    mi sono permessa di cancellare i tag già inseriti e rimetterli in ordine alfabetico (l’ho fatto fare a excel se no sarebbe stata una stufita 😉 altrimenti tra un po’ sarebbe diventato complicato controllare se un tag era già stato inserito

  44. fedesargo says:

    bello! mi piace questo modo di scoprire, che non è classificare ma insomma un po’ d’ordine, nella mia testa, lo mette pure e ne ho tanto bisogno! Negli ultimi giorni mi ero scoraggiata di fronte a tanti post, tante sigle, e pensavo di abbandonare tutto, ma questo taggare mi intriga e mi rimetto al lavoro! Anzi, vado a scrivere un nuovo post su un tema di didattica che mi sta molto a cuore!

  45. Graziano Ferro says:

    Ok prof. ci sto capendo ancora pochetto …i tag a volte mi mettono parecchio in difficoltà, me ne accorgo quando devo metterli sui post del blog…ma va bene così…d’altro canto “UOMO” non significa in origine “colui che da il nome alle cose?” 😉
    Buon fine settimana

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