Lo strano modo -> #ltis13 <- di trovarci

Locandina del connectivist Massive Open Online Course: Laboratorio di Tecnologie Internet per la Scuola - #LTIS13

Fra furti di musiche dall’autoradio e sottofondo di traffico cittadino, un’introduzione alla seconda fase del laboratorio…

Da scaricare o sentire qui:

Trascrizione (Claude Almansi)

47 thoughts on “Lo strano modo -> #ltis13 <- di trovarci

  1. Andreas says:

    @Claude #37 E quando ho risposto a @enzamilan #34 stavo per scrivere il trucchetto del copia-incolla ma ho pensato – Scommetto che glielo dice Claude… – e stavo poi per rammentare il suggerimento di Francesco ed ecco anche lui… 🙂 Questo era il commento.

  2. Claude Almansi says:

    @Enza
    Oltre al sistema corretto con codice ASCII di Francesco (1), c’è un trucco fai-da-té per le parentesi quadre: appaiono in tutti i trackback di post, quindi puoi fare dei copia-incolla. Nella tastiera del mio primo Mac, il tasto E era andato in coma, e farlo riparare o comprare una nuova tastiera costava una somma spropositata. Allora battevo “$” invece di “e”, poi andavo a copiare una “e” in un testo già scritto e facevo “cambia tutto” per $ -> e. Ergonomicamente scomodo, perché i tasti sono distanti, però il segno $ non lo usavo mai in senso proprio.

    (1) Scusa, Francesco, non ritrovo nemmeno io il tuo commento col codice ASCII. Però è anche indicato in http://it.wikipedia.org/wiki/Parentesi#Come_digitare_le_parentesi .

    1. valottof says:

      @Claude #37: ma ti pare: sono quasi certo che non lo ritroverei nemmeno io per cui il link verso WP mi pare buona cosa. Chapeau per il tuo metodo che sarà pure rozzo e poco tecnico ma certamente efficace… Purchè non debba essere applicato da un dattilografo provetto (di quelli che scrivono senza guardare a velocità spaventosa intendo) 😉

  3. Andreas says:

    @enzamilan #34 Se ti riferisci ai CFU “promessi” nella locandina di questo corso, allora ti rispondo che per ottenerli bisogna continuare a fare quello che stai facendo tu.

    Riguardo a problemi come le parentesi quadre, ottimo se ti sei barcamenata da solo, ma ricorda che puoi sempre chiedere qui, qualcuno dovrebbe prima o poi rispondere.

    1. valottof says:

      @Andreas & enzamilan: addirittura sul come digitare le parentesi quadre usando (male che vada) il codice ASCII ho risposto io da qualche parte, anche se non su questo post

  4. enzamilan says:

    ci sono riuscita!! non volevo iniziare un nuovo argomento prima di essere riuscita nell’inserimento del video in WordPress. segnalo l’inghippo: non riuscito a trovare le parentesi quadre! a volte un piccolo dettaglio così può mettere in discussione l’intero lavoro. Sto facendo questo corso on-line per diversi motivi: a) sono in congedo per salute…quanto tempo davanti al pc. b)voglia di rimettersi in gioco, dopo un periodo di altri interessi e percorsi , per cui mi sento molto indietro rispetto ai colleghi digitali ( dietro di me c’è cmq una folla!!), Non so se potrò,anche richiedendoli, averi i crediti che la formazione ha “promesso”. Posseggo solo un diploma di scuola magistrale,un dox pieno di attestati formazione, tutor presso uniud in scienze della formazione……ma nn credo che il mio diploma mi permetta di fare carriera. chissà se qualche collega in rete è nella mia stessa situazione, mi farebbe piacere saperlo. Intanto andiamo avanti anche solo per imparare a documentare il mio lavoro in rete e magari tessere alcuni legami con scuole d’infanzia che condividono la mia passione: educare le nuove generazioni lasciando traccia di quello che faccio magari —why not? con arte!

  5. Gabriella Mondelli (@gabry1983) says:

    Io amo le etichette! e amo catalogare… =) e comincio a pensare a quale etichetta “appiccicarmi”…
    Diigo rientra già nella mia lista di “non potrei vivere senza” (prof non mi sgridi lo conoscevo già). =)
    Ok lo ammetto sono tag compulsiva. Buona serata a tutti i villeggianti.

  6. ivemara55 says:

    E’ da tempo che volevo chiedere: nel mio RSSOwl non riesco a vedere i miei interventi quando li posto (sia come miei post sia come commenti). In una “cartella Itis13”, ma solo quando apro la cartella, vedo due volte il mio nome e cognome (in uno vedo ciò che posto nel mio blog e l’altro vedo i miei commenti ad altri post) …se clicco invece su “Itis13”, nella finestra “Title” vedo altri post e commenti…e non capisco con che logica appaiano. Oltre a questa cartella “Itis13” ne ho un’altra con lo stesso nome (e anche di questa non capisco con che logica appaiano commenti e post in “Title”) ma qui, se clicco su “Itis13” nell’elenco che si apre, io non compaio proprio. Queste due cartelle con lo stesso nome sono due file OPML che ho importato quando Andreas ha fatto gli ultimi aggiornamenti (assieme ad altri tre “Itis13 Subscriptions” con l’elenco dei nuovi arrivati il 2 maggio, mi pare…vado a memoria). Spero di essermi spiegata in maniera accettabile…

    1. Andreas says:

      @ivemara55 Le due cartelle ltis13 sono due versioni successive. Butta via quella dove tu non appari, probabilmente versione più vecchia dove il tuo blog ancora non c’era. Quelli che sono lì dentro sono doppioni di quelli nell’altra cartella. Proprio per questo nella pagina degli OPML ho messo gli aggiornamenti successivi, in modo che alla gente non si duplicassero quelli esistenti. Oppure, se non ti interessa tenere traccia di ciò che hai già letto, cancella tutto e ricarica semplicemente il file completo.

      È naturale che tu appaia due volte: uno è il feed dei tuoi post e l’altro è il feed dei commenti che la gente fa al tuo post (non dei tuoi commenti agli altri post).

      L’ordine con cui appaiono le voci lo puoi determinare tu cliccando sui titoli delle colonne: se clicchi su Date le voci si ordinano in uno dei due versi cronologici possibili, se ci riclicchi nel verso opposto. Se clicchi su Author si ordinano per ordine alfabetico di autore, se ci riclicchi, viceversa. Eccetera.

  7. Andreas says:

    Calma, calma, calma. E focalizzati. Qui ora non stiamo affrontando il tema della ricerca in internet. Abbiamo parlato in generale del significato del tagging rispetto alla categorizzazione gerarchica quale fatto emergente nella rete, ma non stiamo affrontando la questione delle fonti e della loro autorevolezza e non ho chiesto di fare ricerche ex novo in internet.

    Alcuni quesiti che pone Antonella sono importanti e forse cruciali, ma non è possibile affrontare tutto insieme. Li affronteremo successivamente, in questo o in altri percorsi, ora non posso sapere. La spinta al caos inevitabilmente causata dalla varietà e quantità dei partecipanti è sì fonte di ricchezza inestimabile, ma va contrappesata da una progressione nitida, onde evitare la dispersione totale.

    È vero che mi lascio influenzare da quello che voi producete ma non per colpa di ciò, bensì grazie a ciò. E mi lascio influenzare nei dettagli ma non nella direzione finale.

    Venendo a noi, qui ognuno deve semplicemente individuare parole chiave relativamente ad alcuni propri interessi principali, e per ora, porle nel paniere. Si preoccupi di individuare tag relativamente a ciò che ha espresso nel proprio blog o a risorse che conosce già bene, e basta.

    Due sono le cose che devono accadere ora:

    1) Compiere il prossimo passo, che ripeto: chi può e vuole individui parole chiave relativamente ad alcuni propri interessi principali, e per ora, le ponga nel paniere.

    2) Chi si sente indietro, compia i passi precedenti e faccia domande relativamente ad essi, se necessario. Chi può risponda e aiuti.

    In questo momento altro non possiamo fare.

  8. antonellarubino says:

    Riflessioni: leggendo i commenti di tnt valotto tnt edda ia ed almansi (l’ultima decina non obbligatemi ai riferimenti!) mi chiedo: non sarebbe stato più giusto inserire all’inizio di ogni pubblicazione sul proprio blog i giusti tag per ritrovarseli alla fine? E’ vero che saltello qua e là nei post a rivedere gli stessi ed i commenti che affiorano nelle varie aiuole, ma non mi sembra di aver trovato indicazioni di Andreas in proposito e so perfettamente che ha cambiato percorso già mille volte per colpa nostra!
    personalmente ho cercato di inserire articoli collegati a ciascuna pagina creata e non ritrovo corrispondenza di tutti gli articoli creati su quell’argomento cliccando sui tag. tant’è che mi sono andata a creare pagine figlie di pagine genitore duoplicando gli articoli senza successo.
    Fin qui visto da chi crea.
    Visto dall’utente, che non ha un’idea precisa di ciò che cerca ma butta lì una frase nel motore di ricerca, è ancora peggio: anch’io mi ritrovo spesso a girovagare per siti e blog ( che spesso non c’entrano niente di quel che cercavo…ma può darsi che…forse non ha usato gli stessi tag che avrei usato io…) con la coscienza del dover prendere sempre con le pinze ciò che può essere stato scritto da un blogger come me e a volte anche peggio di me…
    Es.:nella ricerca di didamatica sono capitata su un canale a pagamento di you tube taggato come tecnologia dove un pazzo esaurito ci spiega in 10 lezioni la vita di ….che facciamo (secondo lui) con statistiche(chissà quanto affidabili) e deduzioni (l’affidabilità è fornita dall’argomento stesso) che sembrano l’inno al pressapochismo e l’istigazione al guadagno facile tramite l’imbecillità.
    Intanto ho perso tempo prezioso ricavando solo notizie ed articoli ridicoli su ciò che mi interessava…(dove saranno nascosti? Io le slideshare di Gianni non le avevo mica trovate!)
    Chi me lo ha fatto fare?
    Curiosità da femminuccia!
    Riepilogo per chi non vuol leggere tutto il commento:
    1) da utente: esiste un modo per raffinare la ricerca a siti altamente qualificati che non siano solo il suggerimento delle preferenze (v. post “Lo strano modo”)
    2)da blogger: esiste un modo che permetta di far apparire sotto una pagina del blog (quelle della barra superiore, per intenderci) gli articoli pertinenti e che permetta di aggiungerli in sequenza e sempre lì?
    Io non ho mai sopportato quello strano modo di elencare gli articoli scollegati tra loro…sarà pure il tuo blog, ma io voglio seguire un filo logico e la sequenza mi distrae dall’obiettivo finale quindi…cambio blog!
    Risposte per me (sono ammessi commenti ed “illuminazioni”):
    1) inserire più tag, mettersi i paraocchi e…non divagare!
    2)solo nei blog a pagamento o: hai sbagliato le impostazioni del tuo blog perchè cliccando sulle categorie dovrebbero vedersi tutti gli articoli relativi. Le pagine hanno un altro significato.
    Buona domenica a tutti
    😉

  9. eddablog says:

    Inoltrando questo commento mi è stato chiesto di cambiare le impostazioni negli spazi sottostanti, da quel momento si è letto il nome sull’avatar. Mi sfugge comunque la ragione per cui sbagliavo scrivendo le tre righe: indirizzo di posta – nickname edda – indirizzo web del blog (sostituito ora con http://edda).
    Mah, misteri del blog 🙂

  10. eddablog says:

    @Claude Almansi # 23 grazie Claude 😀 dei chiarimenti e dell’esempio illuminante delle 4 categorie entro le quali hai classificato arbitrariamente con tuo marito dei sogni letterari. Ora so che posso sperimentare degli accostamenti apparentemente poco ortodossi e che comunque non devo impormi la via più breve, come fosse un’autostrada a direzione unica. Mi viene in mente che i tag potrebbero essere paragonati ai nodi di un intreccio di fili o agli impulsi nervosi che viaggiano lungo le sinapsi per collegare i neuroni (struttura reticolare del sistema nervoso).
    @la fata ia 56 # 22 grazie dell’apprezzamento. Con te per ora condivido la sensazione di essere imbranata, ma non è poi sempre vero che chi si sente imbranato lo sia davvero! 😉
    @tnt54 # 24 grazie anche a te, sono andata a vedere la paginata di smiles sul tuo blog e ho cliccato mi piace, lasciando il mio avatar. Noto però ancora una volta che andando col mouse sul mio simbolo non compare il mio nome come dovrebbe.
    Qualcuno mi sa dire perché?
    Edda

  11. Claude Almansi says:

    @edda #21 e @la fata, non l’imbranata, del villaggio (ia56) #22

    State facendo domande molto pertinenti!

    Rispondo prima a te, Fata, perché è più facile: per ora, Andreas ci chiede di abituarci a pensare in termini di tag (etichette) multipli e di nature diverse invece che di categorie (scafali) rigide/i. E ha annunciato che ci spiegherà dopo come, tecnicamente, condividere questi tag online. Però credo di poterti già anticipare, senza rovinare il percorso cognitivo previsto, che per questa condivisione non c’è bisogno di aggeggiare con il codice HTML ,)

    Quanto alla tua riflessione, Edda: i tag servono precisamente a contrassegnare flessibilmente quei percorsi ondivaghi ed interessi multipli che descrivi, perché ne puoi mettere diversi per una data cosa che hai scritto, invece di sbatterla definitivamente in una categoria. Non indicano la via più breve o ufficiale con cartelli metallici gialli, come fanno gli uffici turistici delle Alpi svizzere. Sono piuttosto segni fatti con gessi colorati su alberi, che consentono poi ai passeggiatori di farsi loro il proprio percorso.

    Aneddoto vissuto nei primi anni 1980, in tempi per me predigitali (vabb̩, protodigitali: avevamo appena comprato un Mac, ma lo usavamo solo come una macchina da scrivere con memoria Рalmeno nella misura in cui i floppy non ci diventavano amnesici di un colpo).

    Quindi nei primi anni 80, mio marito Guido ed io stavamo curando un’antologia di sogni letterari per la Pan Books. Ricerca in biblioteche (di quelle di mattoni, con cataloghi a cassetti estraibili), fotocopie (compreso dei dati bibliografici) poi a casa, stesura del “cappello” per ciascun sogno in cima a un foglio dove incollavamo il testo della fotocopia. Aggiunta dei dati bibliografici in un file “bibliografia”. Poi il nostro responsabile editoriale ci ha chiesto: “Come intendete classificare questi testi?” Per ordine cronologico come avevamo fatto, non gli andava. Nemmeno per ordine alfabetico. Poco sexy, diceva. Voleva delle categorie.

    Guido e io siamo tornati a casa pensando: ma come si fa a categorizzare sogni, per giunta letterari? Allora ci siamo divisi il malloppo e a ogni sogno, abbiamo aggiunto a matita 4-5 proto-tag. Poi ne abbiamo fatto una lista, l’abbiamo semplificata, e alla fine abbiamo deciso: “OK, facciamo 4 categorie: sogni istintivi, realistici, simbolici, e fantastici. È assurdo, perché quasi ogni sogno rientra in più categorie, ma tant’è, se così vuole l’editore…” E lui contento, infatti. Noi invece non siamo mai stati capaci di ricordare senza controllare dove avevamo ficcato quale sogno 😀

    Passa il tempo. Dopo qualche anno la Pan manda il libro al macero. Guido muore nel 2001. 2004: arriva l’annuncio del progetto Google Books e scopro che hanno digitalizzato una copia dell’antologia. Io felice: non solo per la nuova vita del libro, ma perché a doversi sorbire i grattacapi dei copyright sulle opere citate, toccava a Google, non a me come la prima volta: la Pan ci aveva affidato le negoziazioni (e un budget) per i diritti sulle opere sotto copyright citate e anche se questa corrispondenza aveva avuto i suoi lati buffi, era stata complicata e piuttosto barbosa. Figurarsi con le nuove leggi sul diritto d’autore post-1996.

    2008 púmfete: in seguito a una causa cretina intentata a Google dagli autori ed editori US per il progetto Google Books, hanno raggiunto un accordo che forza gli aventi diritto a dichiarare cosa autorizzano Google a fare con i libri digitalizzati. Vedi sopra: non ho idea di cosa posso autorizzare Google a fare con i testi degli altri. Allora siccome mio padre ha uno scanner e un programma di riconoscimento ottico dei caratteri (sebbene entrambi un po’ vintage), l’antologia la digitalizzo io, e metto online le parti che so di potere.

    Però mentre facevo questo lavoro piuttosto meccanico, pensavo che se l’antologia l’avessimo fatta come e-libro in partenza, avremmo potuto metterci come tag digitali funzionanti quei tag a matita che avevamo usato per inventarci categorie arbitrarie…

  12. ia56 says:

    edda mi intriga la tua riflessione e mi risuona… come rendere l’intrigo: interessi a scuola… interessi personali che già si sono attorcigliolati dentro di noi ben bene …. in un tag? è intrigantemente intrigante!!!
    e siccome sono sempre quella che fa l’imbranata del villaggio… come fate a mettere gli smile in fondo ai commenti …? Qui ci voleva quello con un sopraciglio sù….

  13. edda says:

    Eddablog
    A noi insegnanti di lingua italiana, come ai matematici avvezzi alle classificazioni, dovrebbe riuscire naturale usare le parole-chiave, annotare a margine, trovare la parola sintetica che ingloba tutti i significati, chiosare un testo per chiarire i passaggi difficili o per dribblare le divagazioni riducendolo all’ossatura logica. Ma ci sono persone come me un po’ dicotomizzate (non ho detto lobotomizzate) che per soddisfare delle curiosità perdono di vista il filone di ricerca che hanno intrapreso e seguono percorsi ondivaghi (molto belli ma contrari allo spirito di “scegliere la via più breve”, che mi sembra il punto di forza del tagging).
    Mettiamo che come insegnante mi interessino questi temi: e-learning, scuola democratica, innovazione (ma quale? Ce ne sono tante), Montessori, Pestalozzi, metodi didattici…
    E poniamo che come persona mi interessino questi altri: teatro, letteratura, poesia, biblioteche, antichità classica, Socrate, Platone, …..
    E supponiamo ancora che la mia idea di scuola del futuro sia filtrata dalle mie letture e passioni letterarie rivolte al mondo antico (maieutica socratica ad es.).
    Come schizofrenia non c’è male! Che si tagga in questi casi? Si sviluppa un orientamento sacrificando gli altri? Si unificano i tag delle due aree? Si valorizzano le zone di intersezione?
    E poi un’ultima domanda: è preferibile che i tag siano specifici, vadano nel dettaglio, o siano generici?
    ‘notte. Edda

  14. valottof says:

    @Valottof #18: non so bene, rileggendo ciò che ho scritto, cosa manchi qui: un buon correttore ortografico sulla form dei commenti; una migliore illuminazione in questa stanza (quella dove scrivo intendo); un po’ di riposo per gli occhi.
    Qualcosa comunque manca a giudicare dall’ortografia!!! 😉

  15. tnt54 says:

    io so cosa mi interessa tra i commenti che nel mese trascorso sono stati pubblicati, purtroppo però non so più dove trovarli…
    Posso invece suggerire i tag da inserire per renderli rintracciabili? se ci sono tag condivisi il lavoro è più semplice, si evitano sinonimi che fanno perdere il contatto.

  16. angela noceto says:

    Se devo pensare a un tag per ciò che sia visibile a coloro con i quali vorrei discutere di qualcosa che mi interessa, professionalmente, sicuramente il primo sarebbe : “innovazione nella didattica” (ops! prima non è rimasto per un errore di “sintassi”)

  17. marina.p says:

    ok, ho capito il compito, però…c’è un però! Il mio blog è molto “povero”, lo sto usando per imparare a gestire un blog e non ho scritto articoli significativi (gli ultimi sono addirittura delle prove pratiche…). Vado regolarmente a guardare i blog del villaggio e mi rendo conto che non c’è paragone, ma finora non me ne sono preoccupata, pensando che col tempo avrei imparato, anche ..a decidere cosa fare del mio blog. Sono in difficoltà: come posso etichettare barattoli…vuoti?

  18. adrianapa says:

    Le tag, quindi, serviranno a creare dei sottogruppi, come accennato in lezioni precedenti? A quel che ho capito, per ora occorre pensare, poi giungeranno altre informazioni operative, oppure già possiamo iniziare a taggare i nostri post? (Scusate, ma sto ancora smaltendo un febbrone che mi ha completamente obnubilata).

  19. Claude Almansi says:

    @Francesco #7:

    Beh questa sarà “la revanche des lettreux”: gli studiosi della letteratura taggano sin dai tempi alessandrini. Prima era più complicato, dovevi farlo nei margini, poi ricapitolare tutti i tag con numeri di pagina da qualche altra parte, e lo dovevi fare per ordine alfabetico perché con i papiri o con la carta non si poteva fare Ctrl F, quindi un ordine ci voleva.

    Però dovevi calcolare pressappoco lo spazio da dedicare a ogni lettera dell’alfabeto, e se calcolavi male, cancellare e ricominciare. Già le cose si sono semplificate un po’ con le fotocopiatrici: facevi un taglia-incolla con forbici e nastro adesivo (i pignoli, con la colla) e fotocopiavi.

    Ma con la taggatura digitale, menzionata da giuliana55, ci possiamo andare a nozze, con la taggatura. Anzi il rischio è di andarci TROPPO a nozze – come faccio io 😀

    1. valottof says:

      @Claude #11. Arguta e stimolante (come sempre) la tua risposta, ma non rassicurante, almeno nel mio caso. E’ ben vero che la letteratura tagga da quando esiste (anzi, un certo tipo potrebbe avere come motto “taggo quindi sono”), ma io mi sento più vicino alla vecchia scuola e per vecchia intendo rifarmi (mutatis mutandis, non pretendo paragoni per carità!) al cantore cieco: l’Omero la cui Iliade trasmessa a voce da un fuoco all’altro, ha potuto evolversi fino a che qualche buontempone taggatore non ha pensato bene di imbalsamarla su carta.
      Sai: sono un programmatore (analista e…) pessimo; non perchè scriva brutto software o lo scriva male, ma perchè non riesco mai a finirne uno! Appena chiuso (o se non appena poco dopo) in genere mi metto a sviluppare tre dei dieci modi per migliorarlo a cui ho scelto di dare priorità tra i venti che mi sono ricordato di segnarmi dei quaranta che mi erano venuti in mente! 😉
      Una buona parte di questi ha due possibilità: o mi sfugge o mi ossessiona. Visto che il mio momento creative d’eccellenza è in prossimità della fase di pre-sonno se l’idea non i stimola abbastanza da impedirmi a lungo di dormire ricamandoci attorno, ha buone possibilità di essere parita la mattina dopo.
      Ora Andrea si chiede di riordinare le idee: rilassarci e lasciar lavorare l’immaginazione, ma sempre allo scopo di riordinare. Non discuto la cosa, mica dico che sia sbagliata, anzi! E giuro che mi ci metterò pure d’impegno. E’ proprio “riordinare” il concetto che fatico a visualizzare nelle mie situazioni di rilassamento meditativo (ammesso che ve ne siano: se vedeste la mia agenda, weekend compreso….).
      Il difficile non è certo trovare parole. Il guaio è che un concetto che si possa esprimere con una sola parola nella maggior parte dei casi smette di interessarmi piuttosto rapidamente…
      Però ci provo eh: parola! 😉

  20. giuliana55 says:

    Se non ho capito male, dovrò riconsiderare tutti i post e commenti che finora ho pubblicato e, dopo attenta e profonda riflessione, attribuire dei tag (o aggiornare, nel caso li avessi già messi) che servano da “lampadina” significativa se poi quel post o quel commento venissero inseriti in un magazzino generale del tipo delicious o diigo. E’ cosi? Mi viene tanto in mente pollicino…

  21. Antonella says:

    Di solito sono molto impulsiva e mi attivo subito a fare ,senza pensare abbastanza…prendo alla lettera le parole di Andreas e in questa giornata grigia,passeggiando tra i castagni dell’ Amiata….rifletterò

  22. valottof says:

    Miiiii prof: adesso si che il gioco si fa duro! Finora scherzavamo (parlo per me ovviamente, altri avevano maggiori difficoltà) ma tag, parole chiave, categorie, sono per me il lato oscuro della forza; oscuro nel senso che mi sento al buio pesto! 😉
    Ma come dicevano i Blues Brother: quando il gioco si fa duro i duri iniziano a giocare (o a mettersi in gioco, che non è esattamente lo stesso….)

  23. criszac68 says:

    Sì, era chiaro che non ci fosse un intento classificatorio delle persone, bensi un mettere in evidenza interessi personali e professionali finalizzato alloscambio ed alla condivisione. Comunque, grazie per l’ulteriore puntualizzazione anche corredata di esempi: un aiuto in più per lo svolgimento del compito riflessione….

  24. Andreas says:

    @cirszac68 #4 Aspetta, non tanto di ciò che sei – lungi da noi voler classificar persone… oh no no… – ma di ciò che tu vuoi sia visibile a coloro con i quali vorresti discutere di qualcosa che ti interessa, professionalmente. Non si tratta di taggare se stessi, ma di individuare un argomento su cui si vuole avere uno scambio con altri professionisti e di renderlo riconoscibile. Esempi buttati giù così, proprio grezzi, per dare l’idea:

    linux, cms, moodle

    inglese, english, second language, erasmus

    matematica, toscana, primaria

  25. criszac68 says:

    Non c’è pericolo chemi distragga con le specificità tecniche…, per ora certi nomi mi sono ancora molto criptici…Anche tempo per le passeggiate, poco o niente, ma valore dato alla riflessione, tanto: ho abbastanza chiaro il concetto, quindi cercherò intanto di selezionare ed individuare meglio interessi e ambiti di lavoro su cui creare relazioni significative. Insomma, mi preparo per potermi “taggare, termine del gergo informatico esplicativo di una procedura, che riferito alla persona, mi corrisponde poco…diciamo, che mi darò una rassettata perché la presentazione di me rispecchi veramente ciò che sono e che di me fa parte…

  26. anelim54 says:

    “No”, disse il piccolo principe. “Cerco degli amici. Che cosa vuol dire “?”
    “E’ una cosa da molto dimenticata. Vuol dire …”
    “Creare dei legami?”
    “Certo”, disse la volpe. “Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io saro’ per te unica al mondo”.
    “Comincio a capire” disse il piccolo principe. “C’e’ un fiore… credo che mi abbia addomesticato…”
    “E’ possibile”, disse la volpe. “Capita di tutto sulla Terra…”
    “Oh! non e’ sulla Terra”, disse il piccolo principe.
    La volpe sembro’ perplessa:
    “Su un altro pianeta?”
    “Si”.
    😉

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