OPML-XML-HTML-aggregatori-tagging – #ltis13

Locandina del connectivist Massive Open Online Course: Laboratorio di Tecnologie Internet per la Scuola - #LTIS13

Capita ancora che qualcuno abbia problemi usando i file OPML, che servono a importare insiemi di feed dei blog negli aggregatori, RSSOwl e Bloglines, nella fattispecie. Ad esempio Maria Teresa ha risollevato la questione in un commento recente.

Colgo l’occasione per:

  1. discutere molto brevemente l’uso degli aggregatori a questo punto del corso
  2. rivedere e approfondire appena un po’ la distinzione fra XML e HTML
  3. mostrare come si importa un file OPML in Bloglines
  4. semplificare la suddetta pagina con un solo file OPML

1. Uso degli aggregatori

Abbiamo imparato ad usare gli aggregatori per tener dietro ad un certo numero di feed, di qualsiasi risorsa internet. Abbiamo imparato a maneggiare e utilizzare un file di tipo OPML che consente di importare in un sol colpo molti feed in un aggregatore, o anche di esportarli. Abbiamo reso disponibile il file OPML con i feed di post e commenti di tutti i blog della comunità #ltis13, 177.

Tutti veramente attivi non sono e soprattutto non lo sono allo stesso modo, tuttavia sono sempre troppi per poterli seguire realmente, anche in un aggregatore.

È qui che interviene l’impiego del social bookmarking, che stiamo cercando di usare per creare delle aggregazioni in gruppi più ristretti, molto più facili da seguire e più adatti ad un reale approfondimento di temi specifici.

Il tagging procede abbastanza bene ma dovrebbe essere migliorato perché funzioni. I 100-200 membri sono tanti per seguirli direttamente ma sono un po’ pochi per fare la massa critica necessaria all’emergenza delle aggregazioni. Una specie di terra di mezzo, sufficiente per sperare nell’emergenza del nuovo ma insufficiente per esserne sicuri.

Fino ad ora 70 persone sono entrate nel  gruppo Diigo ltis13. Non c’è male ma sono troppo poche. Dove sono gli altri ~100 blogger? Forse ve ne sono alcuni che si sono iscritti ma non sono entrati nel gruppo Diigo ltis13: sono due operazioni successive e distinte: rivedere i video in Iniziamo a taggare. È importante cercare di non perdere nessuno, che si facciano coraggio gli incerti, se ve ne sono.

Il tagging medesimo andrebbe migliorato. C’è un po’ di abuso di tag inutili. Andate in http://groups.diigo.com/group/ltis13 e poi a destra un po’ in basso c’è la lista dei tag usati dal gruppo, o meglio i primi 10, in ordine di frequenza di uso. Già qui si vede che c’è uno spreco notevole ai fini dell’aggregazione. Diciamo che questi primi 10 – per l’appunto – sono una specie di classifica dell’inutilità. Apprendiamo di avere a che fare con #ltis13, MOOC, IUL, scuola, education, cMOOC, blog, didattica, web20. Verrebbe da dire – Grazie tante!

Approfondiamo allora. Cliccando su View all e scegliamo poi l’ordinamento per frequenza anziché per alfabeto. Scorriamo dall’undicesimo in poi. Ai fini dell’individuazione di qualche specificità che non sia banale in quanto spalmata su tutta o buon parte della comunità, mi pare che i primi ad essere interessanti siano arte, apertura, valutazione, accessibilità, filosofia, BES ecc.

Quindi direi: cerchiamo di lavorare meglio sulla specificità. C’è anche gente che ha messo bookmark senza alcun tag: questo è decisamente inutile per il fine che ci siamo posti.

2. Rivedere e approfondire appena un po’ la distinzione fra XML e HTML

Mentre il processo di rinvigorimento del tagging va avanti – ci vorrà del tempo – e mentre cerchiamo di risolvere i problemi specifici dell’uno e dell’altro, progressivamente consolidiamo e rinforziamo qualche argomento. Nel video seguente rivediamo la struttura di un file OPML , commentiamo le differenze fra codice HTML e XML, vediamo un po’ meglio la differenza fra indirizzo di un blog e indirizzo dei suoi feed. Questo ci serve anche per il punto successivo, relativo all’importazione di un file OPML.

3. Importare un file OPML in Bloglines

L’avevo mostrato solo per RSSOwl, in un video che poi ho reso disponibile anche nella pagina dei file OPML.

Ecco la versione per Bloglines.

4. Semplificazione della pagina  File OPML

A questo punto del percorso, vale la pena di semplificare la pagina File OPML rendendo disponibile un solo file OPML che contenga tutti i feed dei blog presenti sino ad oggi. Potranno esserci nuovi arrivi. Ognuno li potrà aggiungere singolarmente.

43 thoughts on “OPML-XML-HTML-aggregatori-tagging – #ltis13

  1. marina.p ha detto:

    magari è una domanda sciocca…perdonatemi, ma ho ricevuto la mail dalla segreteria del corso, che spiega l’utilizzo dei CFU. Pensavo: io non li ho richiesti, perchè non mi interessano, ma non sarebbe possibile avere un attestato di partecipazione? Per chi insegna può essere importante. Grazie

  2. Andreas ha detto:

    @fbartoli #30 A questo serve il file OPML: fare import e export da e verso gli aggregatori. Quello che ha senso fare in un post è offrire il link ad un file OPML perché la gente lo possa scaricare, come faccio io qui. Di embed di solito si parla a proposito dell’incorporazione di una risorsa multimediale in una pagina web, post di un blog o altro. Quindi si tratta di incorporare un frammento di codice che fa qualcosa, per esempio un video, un gioco ecc… non un mero link, che è giusto un link appunto.

    1. fbartoli ha detto:

      Grazie per la conferma. Il mio quesito forse esula dall’argomento rss/blog, in effetti, perché vorrei inserire nel sito (non sul post del blog) una delle funzionalità dell’aggregatore e cioè un feed o un widget che rimandi ad un bundle/insieme di feed, individuati prima col file opml. Credo si potesse fare con Google reader e mi pare che Dapper faccia qualcosa di simile (http://open.dapper.net/faqs.php) inserendo una chiave di ricerca (come i feed di questo tipo che netvibes offre in automatico ) ma lo sto ancora studiando. Qualunque consiglio sarà benvenuto

  3. Andreas ha detto:

    Bello scambio ma… voglio rassicurare la comunità che questo non è un corso di programmazione. Lo scopo nostro è quello di percepire l’esistenza del codice, in particolare del testo marcato. È un’estensione dell’alfabetizzazione, se vogliamo. Oggi si comunica verbalmente (grazie al cielo), per iscritto, ma anche attraverso la mediazione della macchina. Ecco, come è utile padroneggiare la punteggiatura oggi è utile avere anche un minimo di confidenza con il codice.

    È utile sia per essere un poco più autonomi ma anche per percepire la caratteristica che differenzia il codice dalla comunicazione umana. Se scrivo che ora non o tempo perchè mi ha telefonato un’amico, voi non è che non capite. Capite perfettamente cosa voglio dire, ma capite anche che in quella frase ho cacciato tre errori e che delle due l’una: o sono un bel somaro o sono molto stanco. Però capite. Invece se alla macchina date un carattere sbagliato allora è un pasticcio. Può succedere di tutto ed è abbastanza probabile che non succeda quello che vi aspettate. Quando è la macchina a mediare la nostra comunicazione allora si deve essere estremamente precisi. Ogni singolo simbolo ha un suo preciso significato e un solo simbolo sbagliato può vanificare tutto.

    E non è solo questione di baloccarsi con link e . Facciamo un esempio tanto banale quanto diffuso: la compilazione di un modulo. Se scrivete il nome al posto del cognome e viceversa, si può creare un problema rilevante, non è come invertire nome e cognome in una firma manoscritta. Allo stesso modo, scrivere le proprie generalità con un errore ortografico può causare problemi gravi. Dati errati in un database non verranno trovati e la macchina non può sapere che vi chiamate Clarissa anziché Clarisa. L’impiegato che mi trascrive il cognome Formigoni anziché Formiconi mi può causare un grosso grattacapo. Questo vale sia che compiliate un modulo in veste di utenti, che in veste di operatori.

    Mio padre che si chiamava Giancarlo, possedeva un giardino. Presso il catasto quel giardino era diviso in alcune particelle distinte. Un giorno mi telefona l’architetto spiegandomi che un pezzo di giardino non era mai appartenuto a mio padre perché non risultava accatastato! Io osservai che in quel giardino ci ero cresciuto e che mai nessuno aveva spostato il recinto e mai nessuno dei vicini aveva reclamato nulla. L’architetto si mise a fare ricerche con spirito più creativo, e saltò fuori che quella particella mancante era stata accatasta ad un proprietario di nome Gian anziché Giancarlo Formiconi! Mi fu spiegato che sono errori comuni. Male, sono errori gravi, che testimoniano una forma di ignoranza e che nell’insieme costano molto alla comunità.

    1. valottof ha detto:

      @Andreas #28: e hai detto nulla!
      Mio nonno, di cognome VaLotto aveva un cugino (o similmente distante parente) con due figli: un VaLotto ed un VaLLotto a cui avevano sbagliato il cognome aggiungendo una L: i veneti sono noti per la scarsa dimestichezza con le doppie.
      Qualche lontano parente di mia moglie, che di cognome fa VaLLotto, narra storia analoga con errore causato dalla perdita (e non dall’aggiunta) di una L.
      La famiglia di mio nonno ovviamente proviene dalla stessa zona da cui proviene quella del padre dii mia moglie….
      Ci sarebbe di che rintronare un’agenzia di ricerche araldiche se mai le due famiglie contadine potessero vantare ascendenze illustri! 😉

  4. luciab ha detto:

    @valotto #25: grazie mille per le spiegazioni. Mi sembravano chiarissime, almeno così credevo. Poi mi sono fatta un giretto in alcune pagine web, ho fatto qualche esperimento e ho scoperto che avevo confuso “query” con “search”. In realtà l’avevi detto, quando hai detto la query, ovvero l’interrogazione alla quale il motore risponde con una lista di valori (siti, articoli, ecc.) coerenti con le condizioni e/o che contengono il testo indicato… Cioè proprio la “query” di Access, Base e immagino altro ancora.

    Risultati che mi porto a casa:
    1) ho imparato a fare una ricerca in un blog WordPress che non abbia un widget “search this blog” (ce ne sono?!?) scrivendo NomeBlog.wordpress.com/?s=parola-che-mi-interessa.
    2) negli altri siti la formula non funziona – immagino perché i siti sono scritti in modo complesso, con codici nidificati come Andreas ci ha spiegato in precedente post, eccetera eccetera.
    Il mio desiderio di ordine e razionalità per oggi è soddisfatto 😉 fermo restando che il codice è un casino – perdonatemi l’espressione – e un giretto in w3schools.com mi ha definitivamente confermato che l’XML per ora può aspettare!!!

    1. valottof ha detto:

      @Luciab #26: non è che ti sembravano chiare ma… E’ che poi ogni programmatore imposta il nome delle variabili come preferisce. Nelle mie pagine potrei impostare “pippo=ParolaCercata” e tu non lo troveresti mai. In genere si imposta “Q=ParolaCercata” ma nessun motivo particolare ti impone di farlo!
      Poi considera che non è detto che ogni pagina cerchi qualcosa: e meno che meno che ogni pagina vada a verificare e usare la querylist. Se non lo fa tu puoi scriverci anche le coordinate per il tesoro del pirata Barbarossa, ma quella se ne frega proprio! 😉

      Quanto a w3school.com è la mia bibbia: lo tengo praticamente sempre aperto mentre lavoro per due motivi:
      1) Ha i reference di tutti i linguaggi di programmazione che utilizzo con tanto di esempi
      2) Ha la bellissima abitudine, ove necessario, di specificare le compatibilità. Siccome dovrebbe essere sempre tutto standard, ma ogni browser poi usa le cose come e quando vuole, se devi fare un’applicazione web ti tocca verificare che browser usa chi accede e modificare il software in funzione della risposta. Su W3S almeno ti avvisano… 😉

    1. valottof ha detto:

      @Luciab #23: l’hai presa alla perfezione.
      Volendo una definizione tecnica ? serve per separare l’indirizzo vero e proprio dalla cosiddetta “QueryString” ovvero la stringa dei parametri che hanno la sintassi nomeparametro=valore e sono divisi tra loro da un &
      Generalmente nei motori di ricerca Q è il parametro per riportare la query, ovvero l’interrogazione alla quale il motore risponde con una lista di valori (siti, articoli, ecc.) coerenti con le condizioni e/o che contengono il testo indicato.
      La logica è: chiamo una pagina passandole una serie di condizioni (ad es. risposta.php?Q=valutazione&DaData=2013-05-24); il software nel predisporre la pagina da visualizzare scompone la querystring nei singoli valori e (nel mio esempio), cerca tutte le pagine che contengono “valutazione” create a partire dal 24 maggio 2013 (la notazione AAAA-MM-GG serve per ottenere date ordinate anche con un ordinamento alfabetico).
      Ovviamente i nomi dei parametri e l’utilizzo che ne viene fatto sono specifici per ciascuna pagina, ma in linea di massima si tende ad adattarsi ad un uso piuttosto standardizzato, vuoi per semplice abitudine, vuoi per “comodità lessicale”. Scrivendo il software ho bisogno di rispettare esattamente i termini usati (ortografia, punteggiatura ed a volte anche maiuscole e minuscole) e dunque è più conveniente usare etichette standard facili da ricordare piuttosto che stringhe strane e/o complesse. In particolare in casi come questo dove (ad esempio) scrivo la pagina “interrogazione.php” che in seguito ad una certa operazione – compilazione + clic su cerca – deve chiamare la pagina risposta.php passandole i parametri. E dunque io dovrò scrivere prima tutta la parte di software della prima e in un secondo momento quella della seconda: meglio fornire degli appigli per la memoria!

  5. valottof ha detto:

    @Sabinaminuto #14: no, mi raccomando eh, che ci tengo! Ironia della< sorte mia moglie di cognome fa Vallotto, con due L: puoi immaginarti il casino quando mio figlio Enea viene registrato da qualche parte…. 😉

    @Calude #20: lungi da me (affabulatore…) proporre di tarpare ali!!! 😉
    Diciamo che il suggerimento dovrebbe essere: piuttosto che taggare tutto, taggate solo le cose che ritenete particolarmente importanti. In altre parole il compito non è (come forse molti hanno pensato) "taggate il taggabile", ma piuttosto "individuate le cose che val la pena taggare". Diciamo per traslato la stessa differenza che intercorre tra un bibliotecario ed un collezionista….

  6. Claude Almansi ha detto:

    @Francesco #6 e Sabina #13

    Dissento sull’opportunità di regolamentare – e limitare il numero di – tag adoperati da ciascuno di noi. Il nostro modo di taggare riflette anche il nostro metodo di lavoro, e questo può contare anche nell’ideare possibili future collaborazioni – tenendo conto della maggiore o minore dimestichezza con il social bookmarking.

    E c’è un tag utilissimo, che non dipende da noi ma viene aggiunto automaticamente da Diigo: quello dopo “shared by” in calce ad ogni segnalibro. Ad esempio, cliccando sul tag “Raffaella Ratti” in “shared by Raffaella Ratti” in uno dei suoi segnalibri condivisi col gruppo, ottengo la lista di tutti quelli che ha condiviso. E lì vedo immediatamente che Raffaella magari non sarà (ancora?) molto sistematica nel citare e nel taggare quando fa segnalibri, ma che si interessa di inclusione, bisogni educativi speciali, sostegno e di come direttive amministrative cozzano con questi interessi.

    Raffaella si è iscritta a Diigo il 17 maggio 2013, meno di 10 giorni fa, ed è già riuscita ad iscriversi al gruppo ltis13 e a condividervi dei segnalibri. Quindi è normale che stia ancora esplorando come usare questo strumento. E come lei saranno tanti altri partecipanti. Quel che conta è che persino un modo ancora fluttuante di usarlo consente lo stesso di identificare i loro interessi. Che la tag cloud del gruppo sia mostruosamente lunga non importa: si può fare una ricerca nella pagina (con Ctrl F o Cmd F) per trovare velocemente quelli che ci interessano: è cercandovi “BES” che sono arrivata ai segnalibri condivisi da Raffaella.

    Quindi non interferiamo troppo con l’esplorazione di chi scopre il social bookmarking e la taggatura, per favore – oltre al ricordare loro che è opportuno usare qualche tag della lista in PiratePad quando condividono un segnalibro col gruppo.

  7. Andreas ha detto:

    @fbartoli #8 Non è scontato che tutti questi servizi siano collegati con tutti gli altri. E collegati vuol dire che se il servizio A vuole accedere ad alcuni dati del servizio B e magari inviargli qualcosa, il servizio B deve avere reso disponibile delle “porte di accesso”, dette API (Application Programming Interface), che consenta ai programmatori del servizio A di costruire software che dialoghi correttamente il servizio B.

  8. Andreas ha detto:

    @sabinaminuto #13 in ogni caso io ho incontrato colleghi e scambiato idee con molti di loro pertanto alla fine il tutto funziona! Verissimo! Mi piace molto la visione #6 di @valottof .

  9. sabinaminuto ha detto:

    @vallottof #6….Ciascuno di noi alla fine di questa operazione dovrebbe avere una sua “nuvoletta” di tag composta da un numero abbastanza limitato anche se non ristrettissimo: diciamo tra i 10 ed i 20.
    Si concordo. Ma non è che per far ordine forse bisognerebbe creare qualche categoria generale ed eliminare quelli troppo specifici.?

    Prof Andreas: in ogni caso io ho incontrato colleghi e scambiato idee con molti di loro pertanto alla fine il tutto funziona!

  10. Andreas ha detto:

    @Luisella #4 Sì Luisella, hai ragione. Le mie osservazioni vanno soppesate alla luce di codesta osservazione, grazie.

    Sì, credo che per affrontare sensatamente il futuro occorra guardare con maggiore attenzione al passato e non solo al proprio passato! Esattamente, anche al passato di altri. In generale, dimenticando il passato la vita collassa nel presente e il futuro diviene pura casualità.

  11. eddablog ha detto:

    Condivido il vostro interesse per la qualità e specificità dei tags, anche se finora ho avuto reticenza a usarli per lo stesso imbarazzo che Francesco ha denunciato nel SusyDiario. Per sbloccare la situazione ho scritto un post (cercandovi tags mirati) che spero di condividere domani con il gruppo in diigo: riguarda un progetto che si svolge da anni nel mio istituto e che non punta esclusivamente sull’uso delle nuove tecnologie. Può interessare a qualcuno: http://marcondirondirondello.wordpress.com/

  12. Claude Almansi ha detto:

    @Luisella #4 e Francesco #6 e Andreas (post), sui tag frequenti e inutili:

    Ne ho causati parecchi io perché all’inizio, facevo prima i segnalibri nella mia “library” Diigo e quelli che riguardavano questo laboratorio li taggavo mooc cmooc #ltis13 e IUL (perché a me poteva servire avere tutti e 4 questi tag). E dopo selezionavo tra quelli taggati #ltis13 quali condividere col gruppo. Ma ecco, nella condivisione ho trascinato anche quei tag, che al gruppo non servono.

    E lo stesso potrebbe essere accaduto ad altri partecipanti (soprattutto a quelli che già usavano Diigo), con tag tipo “scuola”. Ma come scrivi, Andreas, basta prendere il tag cloud del gruppo per ordine di frequenza e cominciare a cercarvi tag pertinenti da dopo quei tag che hanno senso per i singoli partecipanti nel contesto della loro “library” Diigo, ma che sono ovvi e inutili per il gruppo.

    @Andreas re i tuoi due tutorial video in questo post:
    Grazie, sono molto chari! Però siccome questa volta la sottotitolazione automatica di YouTube era un po’ troppo nel pallone, te li ho sottotitolati “da essere umano” rispettivamente in http://www.amara.org/en/videos/iiF7ry6rjjd9/info/xml_html_opml/ e http://www.amara.org/en/videos/rVHqxPbw8m90/info/importare-un-file-opml-in-bloglines/ .

    Se hai un attimo, forse li potresti scaricare dalle sotto pagine “Italian” di ciascuna, e aggiungerli ai video YouTube originali, per favore? È che amara.org è comodissimo per sottotitolare, ma una rottura per guardare i video sottotitolati: a pieno schermo scompaiono i sottotitoli. Quindi meglio se si possono vedere direttamente nei video YouTube originali (e nei loro embed).

  13. fbartoli ha detto:

    qualche riflessione serale, forse un po’ azzardata ma sincera, sulle riflessioni appena scorse su diigo e il tagging più e meno utile. Sono affetto ammetto dalla sindrome compulsiva cui accennava andreas di taggare tutto ciò che mi sembra potenzialmente interessante ma riflettendo sul lato forse costruttivo di quest’apparente insensatezza (comunque piacevole e quindi forse un po’ valida anche in sè e per sè) in realtà non sono certo di quanto, quando e se mi servirà (o servirà ad altri) ciò che contrassegno. Magari, per la maggior parte sono risorse che non avrò neanche il tempo di riguardare, o forse si o forse serviranno a qualcun altro. Il mooc ad esempio è un argomento relativametne nuovo e affascinante ‘per me’, mi serve e mi interessa sapere se ce n’è, quali sono, chi li fa, conoscerne di altri… Alcuni li sto facendo, altri ho in mente di iniziarli, se posso… intanto li conservo nel cassetto, un cassetto aperto ad essere frugato agevolmente da chi condivide il mio interesse… Insomma cosa fa di un tag un tag interessanet se non l’interesse di ognuno? Mi interessa molto il feed, come crearli, i linguaggi etc. così anch’io se incontro qualche cosa che penso potrà servirmi da studiare intanto la taggo, po si vedrà, x il momento ne capisco troppo poco di linguaggi. P.s. un interesse di nicchia: vorrei scoprire come postare automaticamente da diigo alla pagina blog di weebly, ho provato senza riuscirvi più volte – il messaggio di errore mi dice che è impossibile perché non p stato trovato nessun “Api” (??) disponibile sul blog di weebly… Boh?

  14. valottof ha detto:

    Time i on our side….
    Al momento l’impressione che da la lista dei tag è… affabulatoria? 😉
    Decisamente troppi per 70 iscritti e, come dice Andreas, “Grazie tante!”. L’impressione è che la maggior parte non siano legati ad interessi generali, ma piuttosto a pulsioni istintive ed alle cose scritte in precedenza. E’ una cosa che avo notato anche alla prima sfogliata della lista su Piratepad.
    Forse non era chiaro l’obiettivo che si sperava di raggiungere ed il fatto di taggare è stato preso come un “compito a casa” fine a sé stesso. Se così è non si può negare che gli studenti siano zelanti ed impegnati: perfino troppo!
    Credo che (la butto un po’ lì) potrebbe risultare utile una metafora. Mi viene in mente quel sistema di cartoncini forati che hanno alcuni fori aperti su un lato. Uno infila un certo numero di ferri nei fori, tira su e cadono tutti i cartoncini che hanno gli stessi fori aperti. Ciascuno di questi potrà averne altri, magari diversi, ma in comune hanno tutti quanti l’aperture sui quei tot.
    Il tagging a cui mira Andreas (se non ho frainteso) dovrebbe avere un effetto simile: permettere a ciascuno di noi di tirar fuori da 450 “cartoncini” quel gruppetto che ha in comune con me il tot di tag che ritengo rilevanti.
    Ecco che per riuscire a fare questo non dovrei taggare tutte le pagine del mio blog, ma solo quelle in cui esprimo i miei obiettivi o desideri (auto)formativi. Poi i blog che seguo per perseguirli, i commenti dove li ho espressi e cose simili.
    Ciascuno di noi alla fine di questa operazione dovrebbe avere una sua “nuvoletta” di tag composta da un numero abbastanza limitato anche se non ristrettissimo: diciamo tra i 10 ed i 20 (ma si tratta solo di una quantità buttata lì). Il che fa un totale teorico (indicativo) tra i 1500 ed i 3000 tag che però dovrebbero coincidere tra loro in buona parte. Diciamo che alla fine, sovrapponendo e ricombinando, non dovrebbero rimanerne più di un centinaio al massimo per essere utili per l’aggregazione tra i 100 e 200 soggetti.
    Bon: spero di non aver detto frescacce e non aver aumentato la confusione che cercavo di diradare!

  15. luciab ha detto:

    Ancora sugli aggregatori e su come importare un blog in Bloglines:
    Incollare /feed in fondo all’indirizzo di un blog sembra funzionare solo per i blog di WordPress. Già con i blog di Blogspot non funziona più, infatti se si osserva il codice per il file OPML su Notepad++, si nota che nel caso di Blogspot la terminazione è un’altra (e si ripete per tutti i blog di Blogspot).

    Giocando a fare ordine in Bloglines (che ora mi piace moltissimo, devo ammettere), avevo avuto problemi a spostare un blog costruito in Noblogs. Purtroppo non so ricostruire il passaggio (tante cose si imparano per caso!), ma alla fine ho scoperto una “formuletta magica” che sembra funzionare con diverse tipologie di blogs. Ne riscrivo qui la sintassi:
    http://url-del-blog-che-mi-interessa/?feed=rssowl

    Non so davvero perché funzioni, ma di fatto ?feed=rssowl è una chiave magica che apre molte porte in Bloglines, che pure è altra cosa da RSSowl.

    1. Andreas ha detto:

      @luciab #5 Stoffa di ricercatrice… belle queste incursioni. Ci costruiremo una pagina riassuntiva sui feed… contenuti emergenti…

      Intanto…

      Si possono costruire gli URL dei feed in modo standard, vediamo i casi di WordPress e Blogger.

      WordPress

      Sia questo il blog: https://iamarf.wordpress.com

      Allora gli URL dei feed di post e commenti sono, rispettivamente

      https://iamarf.wordpress.com/feed
      https://iamarf.wordpress.com/comments/feed

      Blogger

      Sia questo il blog: http://the-andreas-portfolio.blogspot.it

      Allora gli URL dei feed di post e commenti sono, rispettivamente

      http://the-andreas-portfolio.blogspot.it/feeds/posts/default
      http://the-andreas-portfolio.blogspot.it/feeds/comments/default

      Chiave magica

      Tu sfrucugni nelle “chiavi magiche” e allora dico qualcos’altro.

      Gli URL suddetti, sono ricette rigide, basate sull’idea che i suddetti servizi le sfornino in quel modo. La questione ha rilevanza in particolare per WordPress perché una cosa è il servizio WP.com e un’altra WP.org. WP.com si comporta certamente in modo standard, per cui quei costrutti funzionano di sicuro, come dire sono permalink anche quelli. Lo stesso non è detto che valga per un qualsiasi altro sito basato su WP.org perché in questo il caso il comportamento dipende da come il proprietario ha impostato il servizio. In tal caso, si può “chiedere” al blog l’URL del feed nel modo seguente:

      https://iamarf.wordpress.com/?feed=rss2
      https://iamarf.wordpress.com/?feed=comments-rss2

      Applicato a questo esempio, otterrai li stessi suddetti permalink, ma con altri, basati su WP.org, potrebbero essere diversi.

      E per intuire il significato di “chiavi magiche”, al di là di blog e feed, propongo questo esercizio.

      Prendi un servizio qualsiasi al quale sia logico porre domande, ad esempio il servizio di ricerca

      http://duckduckgo.com

      Cerca pippo

      e leggi l’indirizzo che viene fuori nella casella dell’URL – quella del browser dove si mette l’indirizzo delle pagine – dovrebbe venire fuori:

      https://duckduckgo.com/?q=pippo

      Ergo…

      1. luciab ha detto:

        Beh, io sono facilitata perché so l’inglese ;)) E poi ho fatto un corso di Access, quindi immagino che la q stia per “query” (ricerca, l’hai detto tu…).
        Di conseguenza, ?q sarà “quale query?”, e perciò ?feed diventa “quale feed?” Risposta: “RSS” (o ATOM, che ho visto altrove). E via ragionando… Divertente come un sudoku!!!

  16. Luisella ha detto:

    @Andreas, sui tag: ok, scuola, da solo, è inutile. Ma non avevamo detto che poteva essere utile combinato poi con altri? Es. Scuola 2.0, scuola secondaria, scuola primaria ecc.
    Per il resto, concordo, nell’ambito del gruppo ltis13 si Diigo, tag come IUL, Andreas, MOOC non servono a nulla…
    #3 passiamo alla concezione africana del tempo dilatato? Bella l’idea di un MOOL

  17. Andreas ha detto:

    @Claude grazie, era un errore, ho corretto

    @Laura vorrei ridurre al minimo il concetto di ritardo, vorrei togliere tutta l’enfasi possibile alla categoria del tempo, vorrei farne una questione di qualità, solo di qualità…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...