Com’è che siamo così primitivi?

Non c’è solo il problema dell’analfabetismo funzionale. C’è un problema più generale che definirei di una fondamentale e profonda arretratezza culturale. Ma non intendo la cultura (banale) di sapere a domanda questa o quell’altra cosa, no, intendo piuttosto la piena consapevolezza delle priorità che hanno alcuni, pochi, valori fondamentali, e la volontà di osservare e confermare fattivamente tali priorità nella vita privata e professionale.

Stavo ragionando con una delle studentesse di Scienze della Formazione Primaria che mi raccontava della sua esperienza di tirocinio all’estero: là i tirocinanti sono accolti con calore e sono realmente coinvolti nelle attività del lavoro. Non ti mandano solo a fare fotocopie o a pulire i pennelli. La sapevo già questa cosa, sia per avere udito le storie di tanti altri, anche in altri corsi di studio, per esempio medicina, e per conoscere altre storie ancora. relative alle esperienze di tirocinio come vengono vissute in altri Paesi europei.

Perché in Italia è quasi totalmente assente il concetto della cura di coloro che in fondo sono i propri figli? Com’è possibile che professionisti, che hanno studiato e seguito anche percorsi formativi complessi, vedano la presenza di giovani nei propri ambienti di lavoro come un fastidio? Come può succedere che, andando in là con gli anni, non si provi piacere a comunicare la propria esperienza a coloro che ti sostituiranno?

Cos’è che non va in questo Paese?

6 thoughts on “Com’è che siamo così primitivi?

  1. Francesco Valotto says:

    Sarò cinico ma penso che semplicemente sia una questione di costi/benefici: far crescere un tirocinante costa fatica; seguirne il lavoro e gli sviluppi ancora di più; instradarlo e correggerne gli errori implica pazienza, attenzione, disponibilità… Lo so bene: ne ho avuti diversi con me e non ho mai fatto mancare a nessuno di loro tutto questo ed anche altro.
    Il tuo “guadagno” è esclusivamente la soddisfazione nel vedere i risultati che raggiungono. Immaginati come mi sono sentito quando ho saputo che un mio ex con cui avevo lavorato su motori di ricerca e web marketing (convincendolo a fare la tesi su questi argomenti) era diventato professore a contratto in un’università francese! E’ stata la ricompensa più bella, ma ne ho avute molto altre di simili.
    Se invece gli fai fare fotocopie o “pulire i pennelli” hai manovalanza a costo zero e soprattutto con nessuna fatica o quasi.
    Purtroppo il mondo del lavoro – penso soprattutto qui da noi in Italia – cerca questo: costo zero e poca fatica. Lo fa senza pensare che i costi e la fatica, se ben diretti, sono investimenti sul nostro futuro! Ma stiamo diventando un popolo che ha perso il futuro: al massimo pensiamo alla nostra pensione o al gruzzolo messo da parte, ma è praticamente l’unico futuro che ci interessa.
    E questo, a mio parere, da molto tempo. Prova ne sia il progressivo declino della nostra economia (ma anche della ricerca scientifica, dell’arte e di chissà quanti altri aspetti!) incapace da decenni di tenersi al passo con lo sviluppo altrui

  2. Mario says:

    Caro Andreas, i messaggi dei media di sistema, ma probabilmente anche il sistema educativo odierno, sono calibrati sul mantenimento dello status quo di alcune elite dominanti, che plasmano la forma mentis delle persone in modo da mantenere il loro potere.
    Come hai sottolineato il problema è culturale e, a mio parere, si risolve solo attraverso un sistema educativo che formi le persone al pensiero critico ed autonomo.
    Purtroppo attualmente siamo ben lontani da questo tipo di orizzonte e i segnali, per chi li scorge, sono molto inquietanti: la guerra ai confini dell’Ucraina, dove l’Unione Europea permette da circa tre anni che un esercito nazionale e un battaglione neonazista (Azov) massacrino la popolazione civile nel colpevole silenzio dei media, mi porta a pensare che ciò che le elite vogliono per le popolazioni sia ben peggiore di quanto stiamo vivendo attualmente.

  3. mariaserena peterlin says:

    Caro Andreas, penso che in questo post abbia messo a nudo una questione fondamentale e ponga una domanda alla quale sarebbe ormai ora di dare risposte.
    Come esperienza personale, credo tuttavia riguardi molti della mia generazione e non solo, posso dire che l’accoglienza che ha avuto il sistema del mondo del lavoro, ad esempio, è stato inversamente proporzionale alla cura e alla passione che abbiamo dedicato alla crescita e alla formazione dei figli. E tuttavia c’è un diffuso cinismo (si potrebbe chiamare anche in altri modi) che lascia dire e accetta che adesso il mondo vada così e che non ci sia scelta.
    Questo contrasta, ed è bene che questo posto lo abbia illuminato, con il fatto che non è tutto il mondo che va così, ma certamente il nostro paese. Purtroppo, io temo, man mano che passano gli anni sono sempre numericamente di meno quelli che potrebbero “comunicare la propria esperienza a coloro che ti sostituiranno”. Ma dico una cosa ancora più dolorosa; a volte nel nostro paese si proteggono i figli nel sistema peggiore, ossia covandoli, fino alla morte fisica, come spennacchiotti che non sapranno mai volare e trasformando così potenziali le aquile in modesti ranocchi da stagno che sanno appena sopravvivere sia perché non ricevono l’esperienza di cui sopra, sia perché li adagiamo nel parassitismo castrando le loro potenzialità (e mi scuso coi ranocchi che allietano le nostre estati e, fuori di metafora, mi pare siano animali furbissimi).
    Naturalmente molte altre osservazioni si potrebbero fare.

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