Sette mesi di lavoro con Claude: cosa ha fatto, come, e dove si è fermato

Realizzato con Claude, che mi ha “simulato” egregiamente. Io ho solo riletto tutto e fatto pochi aggiustamenti.


Mi capita spesso, a lezione e negli incontri «Ma ci sei o ci fAI?», di sentirmi chiedere che cosa si possa fare concretamente con un’intelligenza artificiale. Provo a rispondere con un elenco onesto dei lavori fatti con Claude da aprile a oggi.

Ho usato Claude in due forme:

  • Claude nel browser. Collegato ad alcuni servizi tramite «connettori», può leggere e modificare il mio blog e cercare nella mia posta.
  • Claude Code. È un agente che lavora dal terminale, direttamente sui file del computer. Lo uso su due portatili: uno per le conferenze, l’altro per il lavoro corrente.

Il resoconto di questi ultimi lavori l’ho chiesto a ciascun Claude Code. Gli ho fatto rileggere le proprie sessioni, i file prodotti e le note lasciate durante il lavoro. Poi ho fatto unificare tutto a Claude nel browser, che ha anche inserito il testo in questo post.

Distinguo due modi di lavorare. In alcuni casi Claude ha solo consigliato: ha spiegato o suggerito, e ho agito io. Nella maggior parte dei casi ha agito da agente: ha letto e scritto file, eseguito programmi, lavorato su molti passi di fila controllando i risultati intermedi. È questa seconda modalità la novità che vale la pena mostrare.

1. Il blog

L’indice ragionato. Ad aprile ho chiesto a Claude di orientarsi nei post del blog, scritti dal 2007. Tramite il connettore ha interrogato il blog tema per tema (MOOC, LTIS13, LibreLogo, elaborati degli studenti, AI…) e ha scritto delle schede di sintesi. Prima sono diventate un PDF (pubblicato qui), poi il post fisso in cima al blog. Gli ho fatto notare che mancavano molti elaborati degli studenti, e ha completato l’elenco. A ottobre ha confrontato i post nuovi con l’indice e ha aggiornato direttamente le sezioni AI e Moyo, blocco per blocco. Un post l’ha lasciato a me: la sezione Coding era una lista troppo lunga da riscrivere per intero.

Vent’anni in numeri. Su un portatile avevo copiato il backup del blog: circa 24.000 file, per 4,3 GB. Claude Code l’ha esplorato con una trentina di comandi in sequenza e ha scritto un programma che estrae post e commenti dalle pagine. Poi ha verificato il conteggio su due fonti indipendenti. Il risultato:

  • 1.159 post dal giugno 2007 all’ottobre 2026;
  • circa 12.400 commenti pubblicati, scritti da oltre 1.500 persone diverse;
  • un picco nel 2013, l’anno del corso #ltis13, con il 42% di tutti i commenti.

Io ricordavo «alcune decine di migliaia» di commenti. Claude ha spiegato la differenza: la numerazione interna di WordPress arriva oltre 190.000, ma conta anche lo spam e i commenti mai approvati. Ha poi costruito una pagina con i grafici, dichiarando di non averla potuta guardare [Questa è la pagina].

Una mappa interattiva. Per il viaggio di don Martin da Roma a Tshimbulu ha costruito una mappa con le tratte aeree e il tratto stradale. L’ha inserita nella bozza esatta che avevo preparato.

Limiti. Il connettore, così come l’ho configurato, permette di modificare i post ma non di crearne di nuovi né di caricare file: anche questo post l’ho creato io, vuoto, e Claude l’ha riempito. In Claude Code lo stesso connettore non è riuscito ad autenticarsi.

2. Il mio archivio personale: da Evernote a Markdown

È stato il lavoro più lungo, distribuito su più giorni ad aprile.

  • Conversione. Claude Code ha esaminato 34 backup di Evernote, ha fatto tre domande e ha scritto un programma di circa 400 righe. Ne sono uscite 821 note in formato Markdown, con i tag nei metadati. Una delle mie risposte mancava: ha dichiarato l’ipotesi fatta ed è andato avanti.
  • Raggruppamento per significato. Gli ho chiesto di raggruppare le note per affinità di contenuto. Le librerie adatte non c’erano, e lui non poteva installarle, così ha scritto l’algoritmo da zero. Quando le ho installate io, ha rifatto il lavoro. Il primo risultato era sbilanciato, con metà delle note in un solo gruppo. Dopo vari tentativi sui parametri ha cambiato metodo, e i gruppi si sono equilibrati.
  • Rifinitura a quattro mani. Per giorni gli ho dettato correzioni: «sposta queste note», «rinomina questo gruppo». Lui eseguiva, preparava elenchi di supporto e spesso proponeva dove spostare un blocco di note. Da 28 gruppi confusi siamo arrivati a 12 gruppi chiari. Ha anche trovato una nota con delle credenziali in chiaro e me l’ha segnalata.
  • Un grafico interattivo a bolle dei gruppi, rigenerato man mano.
  • Un limite. Non siamo riusciti a far leggere a Obsidian, su Windows, la cartella che sta dentro Linux. Ho risolto io copiando la cartella.

3. La posta

Collegato a Gmail, Claude nel browser ha fatto ricerche mirate, per esempio trovare l’ultima email con un PDF allegato. Per raccogliere gli allegati di un intero periodo mi ha proposto due strade: un’app nella chat oppure uno script da eseguire sul mio computer.

Quando la casella era piena al 95% non poteva cancellare messaggi. Mi ha dato invece una strategia di ricerche da eseguire io. Mi sembra giusto: le azioni irreversibili restano in mano mia. Per lo stesso motivo, quando ho chiesto a Claude Code di svuotare una cartella, ha chiesto conferma prima di farlo.

4. Università e tesi

  • Chi cita Spitzer? Claude ha esaminato una ventina di conversazioni con bozze di tesi in allegato e mi ha dato l’elenco degli studenti che citavano Manfred Spitzer.
  • Presentazioni per la discussione. Da cinque tesi in PDF, Claude Code ha scritto per ciascuna un testo di presentazione del relatore di circa due minuti. Li ho poi rielaborati.
  • Relazioni per la commissione. Quando non posso essere presente invio una relazione scritta. Partendo da dieci relazioni precedenti, Claude Code ha letto la tesi nuova capitolo per capitolo. Poi ha scritto la relazione nello stesso stile e impaginazione, guardato l’anteprima, visto che sforava di una riga e corretto. Il giudizio resta mio: i testi li ho rivisti, e quando gli elementi non bastano lo schema prevede che chieda a me.
  • L’AI come tutor, non come ghostwriter. Con una studentessa in difficoltà con la scrittura abbiamo preparato un modo di usare un chatbot che segnala gli errori e spiega le regole grammaticali, lasciando a lei la correzione.

5. Le conferenze sull’intelligenza artificiale

Dieci AI e la casetta. È l’esperimento che mostro più volentieri. Avevo chiesto a dieci AI diverse di disegnare in LibreLogo una casetta senza mai ripassare sullo stesso segmento. Le risposte erano in dieci documenti, e Claude Code ha scoperto che non contenevano immagini ma solo linee. Allora ha estratto il codice di ciascuna AI e ha scritto un piccolo simulatore della tartaruga per ridisegnarle. Ha composto una figura con i dieci risultati e ne ha fatto una pagina per il pubblico. Il verdetto:

  • due casette corrette;
  • una quasi giusta;
  • due che ripassano un tratto, violando proprio la regola richiesta;
  • quattro forme che non sono una casetta;
  • una che dichiara il compito impossibile, citando il teorema giusto ma contando male i vertici.

Claude aveva attribuito a un’AI un comando che in realtà avevo aggiunto io. Gliel’ho fatto notare e ha corretto. In sostanza: le AI deludono con richieste generiche o ai margini di ciò su cui sono addestrate, e funzionano bene con richieste precise e strumenti adatti.

Clicca qui per l’immagine interattiva (consente per esempio di vedere le risposte delle AI)

Le risorse per le conferenze. Il file di appunti con le risorse dei laboratori era diviso in sei capitoli. Claude Code l’ha riorganizzato in sette nuovi temi, ha proposto le etichette mancanti (segnalando quelle incerte) e, dopo il mio assenso e una copia di sicurezza, ne ha inserite 78. Siamo passati da 133 a 219 voci classificate, più un grafico per le slide.

Materiali costruiti con Claude nel browser. Qui io decidevo il taglio e le semplificazioni accettabili, lui cercava, verificava e costruiva:

  • le presentazioni Gli agenti invisibili e Come pensa l’IA? Come pensiamo noi?;
  • una pagina interattiva sul «gradino di Fourier»;
  • un percettrone in Python da far girare dal vivo;
  • le locandine e i codici QR;
  • un documento con grafici sugli iperparametri dei modelli attuali;
  • verifiche dei fatti, per esempio su quanti robot umanoidi siano davvero in servizio in Cina.

Un articolo in PDF. Sul computer non c’era un browser. Claude Code ne ha installato uno in un ambiente isolato e ha scaricato un font per i caratteri cinesi mancanti. Ha poi capito perché alcuni riquadri finivano fuori posto e ha prodotto un PDF fedele di un lungo articolo sull’interpretabilità.

La spirale. Ha ricolorato una spirale LibreLogo per una locandina. Il primo file non si apriva: Claude ha riconosciuto l’errore come suo e l’ha corretto.

6. Moyo, la fattoria della vita

  • Claude nel browser mi ha aiutato con il pulsante di donazione PayPal e il widget del blog. Ha ricostruito il programma PIFORES della Banca Mondiale e ha suggerito Caritas Développement Kananga come interlocutore. Mi ha anche segnalato che un presunto ufficio a Tshimbulu, trovato in rete, era quasi certamente un’invenzione.
  • Claude Code ha trascritto la voce narrante di 14 video di don Martin, ha scritto per ciascuno una breve descrizione e ha dato ai file nomi parlanti, come Torre_idrica_e_pompa_ibrida.mp4. A un certo punto il lavoro sembrava fermo da ore, e non ho capito se fosse bloccato o solo lento. Dopo la ripresa è arrivato in fondo.
  • Ha anche convertito presentazioni e PDF del progetto in documenti modificabili.

7. Piccoli lavori quotidiani

Convertire video per WhatsApp, ruotare pagine di un PDF, estrarre il testo da foto di un libro, tradurre un documento fotografato in rumeno. Sono lavori da pochi minuti, ma sono quelli che si fanno più spesso.

Dove si è fermato

I limiti sono istruttivi quanto i successi:

  • Niente permessi di amministratore. Claude Code non poteva installare programmi di sistema. A volte ha aggirato l’ostacolo, per esempio scrivendo un algoritmo da zero o installando in una cartella personale. Altre volte ho dovuto installare io, con qualche giro di «riprova».
  • Niente schermo. Non vede le applicazioni aperte. Può guardare immagini e PDF, e lo ha fatto per controllare il proprio lavoro. Quando non poteva vedere il risultato, l’ha detto.
  • Errori. Ne ha fatti: un file non valido, uno script che leggeva i dati nel posto sbagliato, un’attribuzione sbagliata. Due li ha trovati da solo, il terzo gliel’ho segnalato io.
  • Memoria corta. Le sessioni più vecchie di un mese venivano cancellate. Ora ho impostato la conservazione per dieci anni.

In sintesi

Rileggendo tutto vedo tre modi di collaborare. C’è Claude che risponde: spiegazioni, verifiche, idee. C’è Claude che costruisce: slide, pagine, codice. E c’è Claude che agisce: dentro il blog, la posta, i miei file. I risultati migliori sono arrivati quando la richiesta era precisa e il lavoro si poteva controllare, confrontando due fonti, guardando un’immagine o rilanciando un programma. La macchina fa il lavoro ripetitivo e propone. Io giudico, correggo e decido.

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