È da pazzi ma mi iscrivo ad un altro corso

Per il prossimo anno accademico ho già un programma di lavoro che rasenta la follia e allora io mi iscrivo ad un altro corso online, la miglior difesa è l’attacco.

Ho deciso di partecipare al corso Connectivism and Connective Knowledge , tenuto, o meglio, cofacilitato da George Siemens a Stephen Downes.

L’anno scorso, autunno 07 primavera 08

L’anno scorso ho agito nello stesso modo ed ha funzionato, c’è un limite? Vediamo.

Nella situazione che ormai ho descritto più volte, nel semestre autunno 2007 ho partecipato come studente al corso sulle Open Educational Resources tenuto da David Wiley. In ottobre, nella duplice veste di studente e insegnante, ho così affrontato la solita valanga di studenti. Ne è venuta fuori una grande esperienza come emerge dalle opinioni degli studenti. Ancora più entusiasmante è stato il coinvolgimento con persone impegnate in campi in diversi ma con la stessa passione per l’apprendimento. Fra i frutti di questa collaborazione un articolo, pubblicato recentemente sulla rivista Je-LKS (riprendo dall’amico Antonio).

Caos, entusiasmo, molta fatica, grande risposta dei giovani e per la prima volta in vita mia ho dato voti con la sensazione di avere fatto qualcosa di sensato, la sensazione, ripeto.

Quest’anno, autunno 08 primavera 09

Stessi studenti dell’anno precedente fra I e II semestre, forse qualche altro corso di laurea, Il tentativo di creare una blogoclasse intorno al congresso di una società scientifica. Questo potrebbe significare intrattenere circa 1500 persone nel giro di circa 9 mesi.

Cercherò qualche forma di aiuto, certo, sia con il metodo del bando strano, grazie al quale ho trovato deliziosi amici e collaboratori formidabili, sia per vie più istituzionali, pur avendo in queste molta meno fiducia.

Soprattutto ho intenzione di reagire utilizzando queste attività come una sorta di laboratorio per il corso sul connettivismo, molto più di quanto abbia fatto l’anno precedente.

È un bel po’ che mi arrovello su questo denso futuro e mi pare di avere infine trovato l’ispirazione in un brano tratto proprio dal blog del corso medesimo

More is different. Online classrooms, large open courses, ease of access, and abundance of information all suggest that something is different when scale and complexity change. A course with 250 learners is not simply a course with 10 x’s the learners of one with 25. It is something entirely different. I’m reflecting on this reality as we gear up for this connectivism course. I have no idea where we will end up in terms of participants; we are approaching 800 who have signed up for updates, but that certainly doesn’t mean they’ll all be active participants. As we are still about two months away from course start, I imagine numbers will continue to increase.

Esattamente ciò che ho sperimentato con la mia blogoclasse quest’anno.

Il corso nel quale intendo giocare il ruolo di studente rappresenta quindi anch’esso una realtà cospicua. In realtà siamo studenti anche quando insegnamo perché contesti e metodi sono nuovi, la novità principale essendo in questo caso costituita dalla ricchezza che deriva dalla numerosità. Una ricchezza che dobbiamo imparare a mettere a frutto.

Questo non è un progetto bensì un tentativo. Non credo più nei progetti, ho partecipato a tanti progetti, ne ho immaginati alcuni, ne ho coordinati altri. Credo invece nei tentativi che si rendono possibili quando un certo numero di circostanze hanno luogo. Una visione ingenua se vogliamo ma sono stanco di vedere professionisti non ingenui che ricavano topolini da grandi e costosi progetti.

Il tentativo, come tutti i tentativi del mondo può fallire. Mi interessa il tentativo in se e non le sue conseguenze sulla mia professione, se mai ne ho una. Fra le possibili cause del fallimento ve n’è una che mi preoccupa abbastanza: la lingua.

Checché la patetica dirigenza del nostro paese sbraiti attraverso i media, viviamo in un ghetto culturale.

  1. L’inglese per noi è un ostacolo. Quando ai miei studenti richiedo di fare un compito che implica una minima conoscenza dell’inglese, come per esempio nell’esecuzione di ricerche bibliografiche, una buona maggioranza di loro lamenta l’impaccio della lingua. Inoltre, a parte la mole del lavoro che mi propongo di svolgere, anche se con l’inglese mi arrangio, come la stragrande maggioranza degli italiani si ritrova a fare, non posseggo comunque la padronanza necessaria a tradurre in tempi utili le parti essenziali di ciò che che verrà detto e scritto in modo da rendere le blogoclassi effettivamente trasparenti per il resto del mondo.
  2. Una esperienza didattica del genere avrebbe un valore molto superiore se vissuta e condivisa in un ambito internazionale. Rimanere confinati nel nostro paese è soffocante, per una serie di motivi abbastanza ovvi e che non sto ora a discutere.

Tronco quindi questo post chiedendo: c’è qualcuno che ha una buona idea in proposito?

3 thoughts on “È da pazzi ma mi iscrivo ad un altro corso

  1. Caterina ha detto:

    Concordo con Veggie per l’inglese! Totalmente!
    Interessante il corso…credo che soprattutto la week 11 sarà spassosissima, dato che da noi le istituzioni non rispondono e basta…
    Potrebbe essere difficile realizzare il progetto che ha in mente, perchè servirebbe una costante comunicazione, anche più di quella dell’anno appena passato; e in più un’organizzazione non indifferente. Ce la può fare comunque. Semmai servirebbe che lei delineasse un pò meglio il progetto, così che possa capire cosa le serve di preciso e chiedere di conseguenza un aiuto mirato. Come ha scritto, la gente che si potrebbe impegnare c’è, quindi…perchè no?

  2. Veggie ha detto:

    A proposito dell’Inglese… perfettamente d’accordo sul fatto che qui in Italia viviamo in una condizione di chiusura anche nei confronti di questa lingua… Cmq, se posso esprimere un parere, l’inglese non s’imparara alle superiori o all’università, laggendo libri specialistici o facendo ricerche bibliografiche… queste son le cose che fanno odiare una lingua straniera perchè mettono di fronte ai propri limiti ed incapacità… Perciò forse è meglio esercitarla facendo attività che ci piacciono e che la implicano. Per quanto mi riguarda, per esempio, ascolto musica in Inglese e provo a capire quello che viene detto, guardo film in lingua originale e soprattutto posto su forum inglesi/statunitensi su argomenti di mio interesse… tutto questo mi ha aiutato con l’inglese molto più che 5 anni di scuola superiore, perchè sono cose che ho fatto perchè mi piacevano e non perchè le ho sentite come costrizioni imposte dalla scuola… Il mio consiglio è quindi di provare ad avvicinarsi alla lingua con cose che ci piacciono e che ce la fanno sentire meno ostile… poi le cose non potranno che migliorare!

    (Spero che questo post abbia un senso…)

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